sabato, 31 marzo 2007
La notizia è apparsa su internet ed è stata ripresa da Libero. Leggendo la scheda di presentazione del sito, il nuovo PFR fa riferimento alla tragica e nefasta esperienza mussoliniana, sposandone l’ideologia complessiva

         

Da fonti internet (www.partitofascistarepubblicano.it) si apprende che è in via di ricostituzione il Partito Fascista Repubblicano (PFR), sciolto nel 1943, la cui riorganizzazione è espressamente vietata dalla nostra Carta Costituzione Repubblicana. La notizia finora non ha ancora trovato spazio né sui giornali (solo il quotidiano “Libero” ne ha parlato) e né sugli altri organi di informazione. Tale sedicente partito, secondo quanto si legge nella scheda di presentazione del sito, fa dichiaratamente riferimento alla tragica e nefasta esperienza mussoliniana, sposandone in tutto e per tutto l’ideologia complessiva. Il programma, accanto a formali dichiarazioni di rispetto della legge e della democrazia politica – oltre a prevedere, tra i suoi obiettivi, il ripristino del corporativismo in economia e dei lavori forzati in ambito giudiziario e oltre a varie ‘proposte’ di chiara matrice oscurantista e antidemocratica – chiede specificatamente l’abolizione della dodicesima norma transitoria contro la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista. Il sito, inoltre, alla voce ‘contatti’, indica un recapito telefonico di un cellulare e una posta elettronica, cui fare riferimento per le adesioni. Sull’argomento è stata presentata dal Presidente dei deputati del PdCI alla Camera un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, con la quale viene chiesto di adoperarsi, presso i soggetti interessati, per una rigorosa applicazione della legge Mancino, che, per inciso, vieta, sotto qualunque forma, la rinascita di organizzazioni di stampo fascista, provvedendo quindi all’immediato scioglimento della suddetta organizzazione e alla sollecita individuazione delle responsabilità singole e collettive. E’ preoccupante che, in uno dei momenti più delicati della vita politica nazionale, rifioriscano, sotto mentite spoglie o apertamente, gruppi e organizzazione di chiara matrice fascista. Gli ultimi fatti riguardanti la violenza negli stadi, dove e in più occasioni un manipolo di tifosi non ha avuto alcun pudore nel mostrare pubblicamente vessilli e icone del ventennio fascista, ne sono stati una prima avvisaglia. Non solo: la formazione di estrema destra, omofoba e razzista, “Forza Nuova” sta ramificando la propria struttura in importanti città del Paese, anche in zone di provata e consolidata tradizione democratica e antifascista. Basti pensare alla città di Firenze, dove tra polemiche infuocate, è stata inaugurata una nuova sede di tale movimento. Tutto ciò rende bene l’idea del pericoloso crinale che sta attraversando l’attuale situazione politica. Ad aumentare lo sconcerto e la preoccupazione interviene, adesso, questa vicenda, che, in qualche modo, possiamo considerare l’ultimo e più evidente segno di rigurgito fascista che sta germogliando nelle pieghe della nostra società. Di fronte a questi rischi di involuzione del sistema culturale e politico, il governo non può far finta di niente e girarsi dall’altra parte. Gli strumenti per contrastare questi fenomeni basta ricercarli nella nostra Costituzione, la cui scrupolosa applicazione, per quanto concerne il divieto di ricostituzione del partito fascista, pone così fine allo schiaffo alla storia e alla memoria antifascista del nostro paese. Senza memoria non c’è futuro. La tragedia della dittatura fascista ha insegnato moltissimo: il valore della libertà, la necessità continua di giustizia sociale e tanto, tanto altro, valori inviolabili ed indimenticabili, che non vanno per nessun motivo MAI dimenticati, come non vanno mai dimenticati tutti i morti e tutti coloro che nel passato si sono adoperati anche a prezzo della vita, ed ancora si adoperano, affinchè certe nefaste situazioni non abbiano più a ripetersi. Quei valori sono nel nostro Dna. E’ ora che si facciano rispettare e che non si infanghino.

LA MEMORIA NON SI CANCELLA...E' SEMPRE 25 APRILE

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giovedì, 29 marzo 2007

La parola eutanasia proviene dal Greco: eu = buono, thanatos = morte. Definita come 'Buona morte', è un termine che si è evoluto e adesso fa riferimento all'atto di concludere la vita di un'altra persona, dietro sua richiesta, allo scopo di diminuirne le sofferenze.

Eutanasia passiva : questo è un termine usato a sproposito dai mezzi di comunicazione. L'unica cosa a cui si riferisce è la morte naturale, quando cioè viene sospeso l'uso degli strumenti vitali o delle medicine in modo che si verifichi una morte completamente naturale, che non contrasti le leggi della natura.

Eutanasia attiva : questo termine si riferisce alla morte che viene procurata allo scopo di alleviare il dolore del paziente.

I dibattiti che vengono generalmente fatti sull'eutanasia sono influenzati di pregiudizi morali, religiosi, condizionali, e tanto altro. Ma, senza porre in discussione punti di vista differenti, la domanda da farsi e':
Una persona in totali cattive condizioni di salute, fortemente convinta che la pura vita non e' ragione sufficiente per sopportare un
dolore non lenibile, per sopportare la perdita della dignita' o di alcune facolta', decisa al suicidio, cosciente e che non finga uno stato di depressione, puo' essere sottoposta ad eutanasia o a suicidio assistito?

Nel discutere sull'eutanasia non si deve dibattere se un malato terminale debba o no chiedere l'eutanasia, che e' una sua scelta personale, ma, piuttosto, se la gente in generale possa scegliere di vederla applicata. Non si deve dibattere se si debba legalizzare il suicidio. Molte giurisdizioni da sempre considerano il suicidio un atto criminale. Non si deve dibattere se una persona in buona salute, soggetta a temporanea depressione, possa essere aiutata al suicidio. La risposta e' evidentemente negativa. Non si deve dibattere se un familiare chiede di essere sottoposto ad eutanasia, deve trattarsi di un paziente terminale. In definitiva, l'eutanasia e' una scelta. Una persona puo' aver il controllo del proprio corpo? Io penso che tutti coloro che sono contrari all'aborto sono contrari altresi' all'eutanasia. In più i gruppi religiosi conservativi sono contro la liberta' di decisione sul proprio corpo, e le associazioni medicali, dedicate a prolungare le vite e a trarre da tale sforzo la loro ragione di esistere. Cito ad esempio, Michel de Montaigne, che fu il primo famoso dissidente fra gli scrittori europei. Scrisse 5 saggi che toccarono l'argomento del suicidio, concludendo che l'eutanasia è una decisione personale, e alquanto razionale in alcune circostanze. Una grande percentuale di pazienti terminali soffre di dolore intrattabile e/o avverte un'intollerabilità verso la propria difficile qualità di vita. Questi preferirebbero quindi che la loro vita finisse piuttosto che continuarla fino alla morte naturale. Si deve dare a questi pazienti assistenza medica? Il suicidio è  un "atto legale" che teoricamente chiunque può praticare, ma i malati terminali che sono in un ospedale non possono esercitare questa opzione. In effetti, questi sono discriminati. Dobbiamo dar loro le stesse possibilità di suicidio che la gente sana ha fuori dall'ospedale? Molti gruppi religiosi, come i cristiani o gl'ebrei ad esempio, pensano che Dio dia la vita e dunque soltanto lui dovrebbe porvi fine, ill suicidio sarebbe dunque considerato come un rifiuto della sovranità di Dio e del suo programma di amore. Queste religioni pensano che noi siamo custodi delle nostre vite ed il suicidio non dovrebbe mai essere praticato, questo è un fattore importante per una persona che considera la possibilità di praticare l'eutanasia ed è contemporaneamente membro di uno di questi gruppi religiosi. Tuttavia, sembra fondamentalmente ingiusto usare una discussione religiosa per una decisione di interesse collettivo. C'è un numero considerevole di adulti con credenze religiose che considerano l'eutanasia come una scelta accettabile in alcuni casi e ci sono di contro molti secularisti, atei, agnostici e tanti altri, che non concordano con questi argomenti religiosi.

 

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domenica, 25 marzo 2007

-Come negli anni '70 è partita la campagna di criminalizzazione dell'erba. Per spianare la strada all'eroina allora, come alla cocaina oggi


Alcol, Italia: 30.000 morti all'anno, 3.000 in incidenti stradali (molti, lavoratori). Tabacco, sigarette: 90.000 morti. Decessi totali alcol e tabacco: 120.000 morti. Due stadi olimpici di morti. Marijuana, Italia: zero morti l'anno. Totale morti alcol e tabacco Italia in 40 anni: 4 milioni e 800 mila. Totale morti marijuana: zero. Morti in Italia di eroina, negli ultimi 30 anni: 20.000. Erano 15.000 dieci anni fa, quando l'allora vice-presidente del Consiglio Walter Veltroni disse, di fronte a questa cifra: è il nostro Vietnam. Ma se l'eroina era/è il nostro Vietnam (15.000 morti), alcol e tabacco - quattro milioni di morti - cosa sono? La terza guerra mondiale?
E' criminale la tesi di chi dice che la cannabis è una droga come le altre: tra la marijuana e l'eroina c'è un abisso. Tra le droghe leggere e le droghe pesanti come alcol e tabacco c'è una voragine. All'inizio degli anni '70, una colossale campagna di stampa promosse la confusione fra droghe leggere e pesanti, aprendo la porta all'eroina, che stava arrivando, ma il cui consumo era limitato a poche centinaia di persone. Con un enorme lavoro di comunicazione siamo riusciti a contenere l'abuso di eroina: se non si fosse fatto quel lavoro, gli eroinomani oggi sarebbero un milione, invece da vent'anni sono fermi a 300 mila.
Da 5 anni è scattata una campagna per ricriminalizzare la marijuana in Italia, presentandola come una droga diventata pesante, come eroina e cocaina. Va detto che questa operazione è stata condotta in prima persona da uno dei massimi leader del centrodestra Gianfranco Fini. E anche Casini gli ha dato un assoluto appoggio. E va detto che invece non sono scesi in campo, con forza comparabile, i principali leader del centrosinistra. Per 5 anni, Fini e i suoi, hanno bombardato in centinaia di ore di trasmissioni radio e tv, con il concetto «la marijuana è diventata una droga pesante». Questo mentre, strutturalmente, per esigenze di consumo e mercato andava allargandosi l'uso di cocaina. La campagna anti-cannabis spalanca la porta (come verso l'eroina negli anni '70) all'imporsi della coca: 4 milioni di persone usano marijuana, altri milioni l'assaggiano e l'assaggeranno. Può piacergli o non piacergli, ma certo verificano di persona che non succede niente di grave. Mezza Italia dà credibilità alle idee di Fini. Dunque, per questi consumatori o potenziali assaggiatori influenzati da questa campagna, anche la cocaina apparirà come qualcosa di poco pericoloso. «No coca, no party». Ed ecco il boom.
Il cavallo di troia della campagna anti-marijuana è stato la teoria della nuova cannabis «pesante», a cui ho dedicato un intero capitolo del mio ultimo libro «Marihuana. Uno scandalo internazionale» (Einaudi). Per l'Osservatorio Europeo nei 25 paesi membri solo il 5% della canapa circolante ha una potenza un po' superiore a quella normale. L'Independent on Sunday di domenica scorsa era disinformato. Dunque, ancora una volta, a distanza di 60 anni dalla geniale campagna del Direttore del Narcotic Bureau Usa sulla «marijuana assassina» (sesso e delitti), c'è ancora nei media chi cade nella diabolica trappola. E' il proibizionismo, bellezza. Una macchina che continua a funzionare. Per un oscuro farmacologo del Sussex la fama è assicurata se sforna uno studiolino, per quanto abborracciato, da cui emerge che la canapa rende ciechi. Tv a gò gò all'esperto improvvisato che sposa tesi finiane. Un posticino all'Onu, una ricerchina da 200.000 (euro) al prof. Sulla base anche degli ultimi dati siamo pronti, da subito, per una grande campagna di comunicazione e prevenzione che faccia piazza pulita di tutte le sciocchezze e dia a giovani e adulti iinformazioni pulite (non drogate) su tutto: skunk e coca, smart drugs e canne. Jack Daniel's e Marlboro.


Guido Blumir da Il Manifesto del 24_3_07

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domenica, 25 marzo 2007

63° ANNIVERSARIO DELL'ECCIDIO ALLE FOSSE ARDEATINE

24-03-1944 / 24-03-2007

 

Il massacro fu organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, all'epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto di Roma nell'ottobre del 1943 e delle torture contro i partigiani detenuti nel carcere di via Tasso.

L'ordine di esecuzione riguardò 320 persone, poiché inizialmente erano morti 32 soldati tedeschi. Durante la notte successiva all'attacco di via Rasella morì un altro soldato tedesco e Kappler, di sua iniziativa, decise di uccidere altre 10 persone. Erroneamente furono aggiunte 5 persone in più ed i tedeschi, per eliminare scomodi testimoni, uccisero anche loro.
I tedeschi,dopo aver compiuto l'atroce massacro, infierendo con tale rabbia sulle povere vittime, fecero esplodere numerose mine, per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere o meglio rendere più difficoltosa la scoperta di tale eccidio.
I sopravvissuti del Polizeiregiment "Bozen", si rifiutarono di vendicare i propri compagni uccisi.

Un falso artatamente costruito per cercare di suscitare ostilità nei confronti della Resistenza e definitivamente dimostrato dagli studi storici, fu quello del manifesto affisso sui muri di Roma (a strage avvenuta) in cui si prometteva di non dar corso alla decimazione in caso di consegna degli autori dell'attentato di via Rasella.

Lista dei martiri delle Fosse Ardeatine

  1. Agnini Ferdinando - Studente di medicina.
  2. Ajroldi Antonio - Maggiore del Regio Esercito.
  3. Albanese Teodato - Avvocato.
  4. Albertelli Pilo - Professore di filosofia.
  5. Amoretti Ivanoe - Sottotenente in servizio permanente effettivo.
  6. Angelai Aldo - Macellaio.
  7. Angeli Virgilio - Pittore.
  8. Angelini Paolo - Autista.
  9. Angelucci Giovanni - Macellaio.
  10. Annarumi Bruno - Stagnino.
  11. Anticoli Lazzaro - Venditore ambulante.
  12. Artale Vito - Tenente Generale d'artiglieria.
  13. Astrologo Cesare - Lucidatore.
  14. Aversa Raffaele - Capitano dei Carabinieri Reali.
  15. Avolio Carlo - Impiegato (S.A.L.B.)
  16. Azzarita Manfredi - Capitano di cavalleria.
  17. Baglivo Ugo - Avvocato.
  18. Ballina Giovanni - Contadino.
  19. Banzi Aldo - Impiegato.
  20. Barbieri Silvio - Architetto.
  21. Benati Nino - Banchista.
  22. Bendicenti Donato - Avvocato.
  23. Berardi Lallo - Manovale.
  24. Bernabei Elio - Ingegnere delle Ferrovie dello Stato.
  25. Bernardini - Commerciante.
  26. Bernardini Tito - Magazziniere.
  27. Berolsheimer Aldo - Commesso.
  28. Blumstein Giorgio Leone - Banchiere.
  29. Bolgia Michele - Ferroviere.
  30. Bonanni Luigi - Autista.
  31. Bordoni Manlio - Impiegato.
  32. Bruno Dl Belmonte Luigi - Proprietario.
  33. Bucchi Marcello - Geometra.
  34. Bucci Bruno - Disegnatore.
  35. Bucci Umberto - Impiegato.
  36. Bucciano Francesco - Impiegato.
  37. Bussi Armando - Impiegato delle Ferrovie dello Stato.
  38. Butera Gaetano - Pittore.
  39. Buttaroni Vittorio - Autista.
  40. Butticé Leonardo - Meccanico.
  41. Calderari Giuseppe - Contadino.
  42. Camisotti Carlo - Asfaltista.
  43. Campanile Silvio - Commerciante.
  44. Canacci Ilario - Cameriere.
  45. Canalis Salvatore - Professore di lettere.
  46. Cantalamessa Renato - Falegname.
  47. Capecci Alfredo - Meccanico.
  48. Capozio Ottavio - Impiegato postale.
  49. Caputo Ferruccio - Studente.
  50. Caracciolo Emanuele- Regista e tecnico cinematografico.
  51. Carioli Francesco - Fruttivendolo.
  52. Carola Federico - Capitano d'aviazione.
  53. Carola Mario - Capitano di fanteria.
  54. Casadei Andrea - Falegname.
  55. Caviglia Adolfo - Impiegato.
  56. Celani Giuseppe - Ispettore capo dei servizi annonari.
  57. Cerroni Oreste - Tipografo.
  58. Checchi Egidio - Meccanico.
  59. Chiesa Romualdo - Studente.
  60. Chiricozzi Aldo Francesco - Impiegato.
  61. Ciavarella Francesco - Marinaio.
  62. Cibei Duilio - Falegname.
  63. Cibei Gino - Meccanico.
  64. Cinelli Francesco - Impiegato.
  65. Cinelli Giuseppe - Portatore ai mercati generali.
  66. Cocco Pasquale - Studente.
  67. Coen Saverio - Commerciante.
  68. Conti Giorgio - Ingegnere.
  69. Corsi Orazio - Falegname
  70. Costanzi Guido - Impiegato.
  71. Cozzi Alberto - Meccanico.
  72. D'Amico Cosimo - Amministratore teatrale.
  73. D'Amico Giuseppe - Impiegato.
  74. D'Andrea Mario - Ferrovie.
  75. D'Aspro Arturo - Ragioniere.
  76. De Angelis Gerardo - Regista cinematografico.
  77. De Carolis Ugo - Maggiore dei Carabinieri Reali
  78. De Giorgio Carlo - Impiegato.
  79. De Grenet Filippo - Impiegato.
  80. Della Torre Odoardo - Avvocato.
  81. Del Monte Giuseppe - Impiegato.
  82. De Marchi Raoul - Impiegato.
  83. De Nicolo Gastone - Studente.
  84. De Simoni Fidardo - Operaio.
  85. Di Capua Zaccaria - Autista.
  86. Di Castro Angelo - Commesso.
  87. Di Consiglio Cesare - Venditore ambulante.
  88. Di Consiglio Franco - Macellaio.
  89. Dl Consiglio Marco - Macellaio.
  90. Di Consiglio Mosè - Commerciante.
  91. Di Consiglio Salomone - Venditore ambulante.
  92. Di Consiglio Santoro - Macellaio.
  93. Di Nepi Alberto - Commerciante.
  94. Di Nepi Giorgio - Viaggiatore.
  95. Di Nepi Samuele - Commerciante.
  96. Di Nola Ugo - Rappresentante di commercio.
  97. Diociajuti Pier Domenico - Commerciante.
  98. Di Peppe Otello - Falegname ebanista.
  99. Di Porto Angelo - Commesso.
  100. Di Porto Giacomo - Venditore ambulante.
  101. Di Porto Giacomo - Venditore ambulante.
  102. Di Salvo Gioacchino - Impiegato.
  103. Di Segni Armando - Commerciante.
  104. Di Segni Pacifico - Venditore ambulante.
  105. Di Veroli Attilio - Commerciante.
  106. Di Veroli Michele - Collaboratore del padre commerciante.
  107. Drucker Salomone - Pellicciaio.
  108. Duranti Lido - Operaio.
  109. Efrati Marco - Commerciante.
  110. Elena Fernando - Artista.
  111. Eluisi Aldo - Pittore.
  112. Ercolani Giorgio - Tenente Colonnello del Regio Esercito.
  113. Ercoli Aldo - Pittore.
  114. Fabri Renato - Commerciante.
  115. Fabrini Antonio - Stagnino.
  116. Fano Giorgio - Dottore in scienze commerciali.
  117. Fantacone Alberto - Dottore in legge.
  118. Fantini Vittorio - Farmacista.
  119. Fatucci Sabato Amadio - Venditore ambulante.
  120. Felicioli Mario - Elettrotecnico.
  121. Fenulli Dardano - Maggior Generale
  122. Ferola Enrico - Fabbro.
  123. Finamonti Loreto - Commerciante.
  124. Finocchiaro Arnaldo - Elettricista.
  125. Finzi Aldo - Politico.
  126. Fiorentini Valerio - Autista meccanico.
  127. Fiorini Fiorino - Maestro musica.
  128. Fochetti Angelo - Impiegato.
  129. Fondi Edmondo - Impiegato commerciante.
  130. Fontana Genserico -Tenente dei Carabinieri Reali, dottore in giurisprudenza.
  131. Fornari Raffaele - Commerciante.
  132. Fornaro Leone - Venditore ambulante.
  133. Forte Gaetano - Commerciante.
  134. Foschi Carlo - Commerciante.
  135. Frasca Celestino - Muratore.
  136. Frascà Paolo - Impiegato.
  137. Frascati Angelo - Commerciante.
  138. Frignani Giovanni - Tenente Colonnello dei Carabinieri Reali
  139. Funaro Alberto - Commerciante.
  140. Funaro Mosè - Commerciante.
  141. Funaro Pacifico - Autista.
  142. Funaro Settimio - Venditore ambulante.
  143. Galafati Angelo - Pontarolo.
  144. Gallarello Antonio - Falegname ebanista.
  145. Gavioli Luigi - Impiegato.
  146. Gelsomini Manlio - Medico.
  147. Gesmundo Gioacchino - Professore di lettere.
  148. Giacchini Alberto - Assicuratore.
  149. Giglio Maurizio - Dottore in legge.
  150. Gigliozzi Romolo - Autista.
  151. Giordano Calcedonio - Corazziere.
  152. Giorgi Giorgio - Ragioniere.
  153. Giorgini Renzo - Industriale.
  154. Giustiniani Antonio - Cameriere.
  155. Gorgolini Giorgio - Ragioniere.
  156. Gori Gastone - Muratore.
  157. Govoni Aladino - Capitano dei granatieri.
  158. Grani Umberto - Tenente Colonnello Regia Aeronautica.
  159. Grieco Ennio - Elettromeccanico.
  160. Guidoni Unico - Studente.
  161. Haipel Mario - Maresciallo del Regio Esercito.
  162. Iaforte Domenico - Calzolaio.
  163. Ialuna Sebastiano - Agricoltore.
  164. Imperiali Costantino - Rappresentante di vini.
  165. Intreccialagli Mario - Calzolaio.
  166. Kereszti Sandor - Ufficiale.
  167. Landesman Boris - Commerciante.
  168. La Vecchia Gaetano - Ebanista.
  169. Leonardi Ornello - Commesso.
  170. Leonelli Cesare - Avvocato.
  171. Liberi Epidemio - Industriale.
  172. Lioonnici Amedeo - Industriale.
  173. Limentani Davide - Commerciante.
  174. Limentani Giovanni - Commerciante.
  175. Limentani Settimio - Commerciante.
  176. Lombardi Ezio - Impiegato.
  177. Lopresti Giuseppe - Dottore in legge.
  178. Lordi Roberto - Generale della Regia Aeronautica.
  179. Lotti Giuseppe - Stuccatore.
  180. Lucarelli Armando - Tipografo.
  181. Luchetti Carlo - Stagnaro.
  182. Luna Gavino - Impiegato delle Regie Poste.
  183. Lungaro Pietro Ermelindo - Sottufficiale di Pubblica Sicurezza.
  184. Lunghi Ambrogio - Asfaltista.
  185. Lusena Umberto - Maggiore del Regio Esercito.
  186. Luzzi Everardo - Metallurgico.
  187. Magri Mario - Capitano d'artiglieria.
  188. Manca Candido - Brigadiere dei Carabinieri Reali.
  189. Mancini Enrico - Commerciante.
  190. Marchesi Alberto - Commerciante.
  191. Marchetti Duilio - Autista.
  192. Margioni Antonio - Falegname.
  193. Marimpietri Vittorio - Impiegato.
  194. Marino Angelo - Piazzista.
  195. Martella Angelo
  196. Martelli Castaldi Sabato - Generale della Regia Aeronautica.
  197. Martini Placido - Avvocato.
  198. Mastrangeli Fulvio - Impiegato.
  199. Mastrogiacomo Luigi - Custode del ministero delle Finanza.
  200. Medas Giuseppe - Avvocato.
  201. Menasci Umberto - Commerciante.
  202. Micheli Ernesto - Imbianchino.
  203. Micozzi Emidio - Commerciante.
  204. Mieli Cesare - Venditore ambulante.
  205. Mieli Mario - Negoziante.
  206. Mieli Renato - Negoziante.
  207. Milano Raffaele - Viaggiatore.
  208. Milano Tullio - Impiegato.
  209. Milano Ugo - Impiegato.
  210. Mocci Sisinnio
  211. Montezemolo Giuseppe - Colonnello dei Carabinieri Reali.
  212. Moretti Augusto
  213. Moretti Pio - Contadino.
  214. Morgano Santo - Elettromeccanico.
  215. Mosca Alfredo - Elettrotecnico.
  216. Moscati Emanuele - Piazzista.
  217. Moscati Pace - Venditore ambulante.
  218. Moscati Vito - Elettricista.
  219. Mosciatti Carlo - Impiegato.
  220. Napoleone Agostino - Sottotenente di vascello della Regia Marina.
  221. Natali Celestino - Commerciante.
  222. Natili Mariano - Commerciante.
  223. Navarra Giuseppe - Contadino.
  224. Ninci Sestilio - Tramviere.
  225. Nobili Edoardo - Meccanico.
  226. Norma Fernando - Ebanista.
  227. Orlandi Posti Orlando - Studente.
  228. Ottaviano Armando - Dottore in lettere.
  229. Paliani Attilio - Commerciante.
  230. Pappagallo Pietro - Sacerdote.
  231. Pasqualucci Alfredo - Calzolaio.
  232. Passarella Mario - Falegname.
  233. Pelliccia Ulderico - Carpentiere.
  234. Pensuti Renzo - Studente.
  235. Pepicelli Francesco - Maresciallo dei Carabinieri Reali.
  236. Perpetua Remo - Rigattiere.
  237. Perugia Angelo - Venditore ambulante.
  238. Petocchi Amedeo
  239. Petrucci Paolo - Professore di lettere.
  240. Pettorini Ambrogio - Agricoltore.
  241. Piasco Renzo - Ferroviere.
  242. Piattelli Cesare - Venditore ambulante.
  243. Piattelli Franco - Commesso.
  244. Piattelli Giacomo - Piazzista.
  245. Pierantoni Luigi - Medico.
  246. Pierleoni Romolo - Fabbro.
  247. Pignotti Angelo - Negoziante.
  248. Pignotti Umberto - Impiegato.
  249. Piperno Claudio - Commerciante.
  250. Piras Ignazio - Contadino.
  251. Pirozzi Vincenzo - Ragioniere.
  252. Pisino Antonio - Ufficiale di marina.
  253. Pistonesi Antonio - Cameriere.
  254. Pitrelli Rosario - Meccanico.
  255. Polli Domenico - Costruttore edile.
  256. Portieri Alessandro - Meccanico.
  257. Portinari Erminio - Geometra.
  258. Primavera Pietro - Impiegato.
  259. Prosperi Antonio - Impiegato.
  260. Pula Italo - Fabbro.
  261. Pula Spartaco - Verniciatore.
  262. Raffaeli Beniamino - Carpentiere.
  263. Rampulla Giovanni - Tenente Colonnello.
  264. Rendina Roberto - Tenente Colonnello d'artiglieria.
  265. Renzi Egidio - Operaio.
  266. Renzini Augusto - Carabiniere.
  267. Ricci Domenico - Impiegato.
  268. Rindone Nunzio - Pastore.
  269. Rizzo Ottorino - Maggiore del Regio Esercito.
  270. Roazzi Antonio - Autista.
  271. Rocchi Filippo - Commerciante.
  272. Rodella Bruno - Studente.
  273. Rodriguez Pereira Romeo - Tenente dei Carabinieri Reali.
  274. Romagnoli Goffredo - Ferroviere.
  275. Roncacci Giulio - Commerciante.
  276. Ronconi Ettore - Contadino.
  277. Saccotelli Vincenzo - Falegname.
  278. Salemme Felice - Impiegato.
  279. Salvatori Giovanni - Impiegato.
  280. Sansolini Adolfo - Commerciante.
  281. Sansolini Alfredo - Commerciante.
  282. Savelli Francesco - Ingegnere.
  283. Scarioli Ivano - Bracciante.
  284. Scattoni Umberto - Pittore.
  285. Sciunnach Dattilo - Commerciante.
  286. Semini Fiorenzo - Sottotenente di vascello della Regia Marina.
  287. Senesi Giovanni - Esattore istituto di assicurazioni.
  288. Sepe Gaetano - Sarto.
  289. Sergi Gerardo - Sottotenente dei Carabinieri Reali.
  290. Sermoneta Benedetto - Venditore ambulante.
  291. Silvestri Sebastiano - Agricoltore.
  292. Simoni Simone - Generale.
  293. Sonnino Angelo - Commerciante.
  294. Sonnino Gabriele - Commesso.
  295. Sonnino Mosè - Venditore ambulante.
  296. Sonnino Pacifico - Commerciante.
  297. Spunticchia Antonino - Meccanico.
  298. Stame Nicola Ugo - Artista lirico.
  299. Talamo Manfredi - Tenente Colonnello dei Carabinieri Reali.
  300. Tapparelli Mario - Commerciante.
  301. Tedesco Cesare - Commesso.
  302. Terracina Sergio - Commesso.
  303. Testa Settimio - Contadino.
  304. Trentini Giulio - Arrotino.
  305. Troiani Eusebio - Mediatore.
  306. Troiani Pietro - Venditore ambulante.
  307. Ugolini Nino - Elettromeccanico.
  308. Unghetti Antonio - Manovale.
  309. Valesani Otello - Calzolaio.
  310. Vercillo Giovanni - Impiegato.
  311. Villoresi Renato - Capitano del Regio Esercito.
  312. Viotti Pietro - Commerciante
  313. Vivanti Angelo - Commerciante.
  314. Vivanti Giacomo - Commerciante.
  315. Vivenzio Gennaro
  316. Volponi Guido - Impiegato.
  317. Wald Pesach Paul
  318. Wald Schra
  319. Zaccagnini Carlo - Avvocato.
  320. Zambelli Ilario - Telegrafista
  321. Zarfati Alessandro - Commerciante.
  322. Zicconi Raffaele - Impiegato.
  323. Zironi Augusto - Sottotenente di vascello della Regia Marina.

Le salme identificate sono state 322, le vittime 335. Dei tredici, tuttora non identificati, si conoscono i seguenti nomi:

  1. De Micco Cosimo compreso nell'elenco Caruso.
  2. Lodolo Danilo di cui i familiari avrebbero riconosciuto una scarpa

La promessa

Ho fatto il voto di non dimenticare nulla, e di conservare nella memoria tutto il passato;
Non dimenticare, nulla cancellare, alcuna offesa;
Parlarne, parlarne alle generazioni future;
Non darsi pace fino a che una sola traccia dell'inumano crimine ne oscurerà la visione.
Che per noi questo orrore non resti privo di odio
Che oltre l'oblio non ritorni il tempo antico.
Che non ci capiti di dire, mentre ce ne andremo, che questa volta la lezione non rimane viva in noi.

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categoria:anniversari, memorandum
giovedì, 22 marzo 2007

 

Uova, noci, riso, patate, pane, mele, biscotti, latte e soprattutto salsicce, sono gli alimenti per i quali Friedrich Nietzsche ebbe una particolare predilezione. Potrebbe sembrare apparentemente alquanto poco usuale che, l’ideatore del Superuomo avesse anche una passione travolgente per il cibo e per alcuni prodotti in modo particolare. Eppure è così. Certo, il suo modo di cibarsi non era particolarmente ordinato e forse neanche dieteticamente equilibrato. Basti pensare che, nel suo ultimo anno di lucidità, il 1888, spesso accostava “bistecca, omelette, prosciutto e tuorli d’uovo crudi con pane”. La sua dieta, come si evince, era tutt’altro che “in bianco”. L’alimento, però, per il quale aveva una vera e propria forma di attrazione erano le salsicce, che si faceva inviare regolarmente per posta dalla madre. Infatti, nell’anno 1880, la quasi totalità della sua corrispondenza con la propria madre, era costituita da una serie interminabile di ordinazioni di prosciutti e salsicce; che egli appendeva delicatamente e con cura, tramite una cordicella, alla parete. Stranamente, come bevanda non amava né l’alcol, né la birra. Al contrario, ebbe parole d’elogio verso la buona acqua, per bere la quale, portava sempre con sé un bicchiere. Nell’anno trascorso a Torino, Nietzsche apprezza molto l’atmosfera che vi si respira. Non manca di parlarne, nella sua fitta corrispondenza, con la sorella, con Peter Gast e con Franz Overbeck. A Torino, era spesso di ottimo umore e raccomandava agli amici di prevedere un soggiorno nella città subalpina. Che cosa lo esaltava particolarmente? Il clima allegro delle persone che incontrava quotidianamente, dalla fruttivendola ai librai, dal gelataio al signor Fino, l’edicolante che gli affittava una stanza in Via Carlo Alberto. Ma soprattutto amava sostare nelle osterie e mangiare i piatti poveri ma molto nutrienti della cucina piemontese. “La cucina piemontese è la mia preferita”, scrive in Ecce homo, la sua autobiografia.
Sappiamo invece (e non è un pettegolezzo) che, sempre a Torino, Jean-Jacques Rousseau rubò in diverse occasioni… i famosi grissini torinesi, dei quali andava ghiotto.
La ben nota scrupolosità di Immanuel Kant trovò anche in sede alimentare un suo campo d’applicabilità: il filosofo tedesco fu sicuramente quello che definiremmo oggi una “buona forchetta”. In particolare, quando assaggiava qualcosa di nuovo che gli piaceva, non mancava di farsi dare la ricetta. Tra le sue abitudini alimentari più bizzarre ricordiamo che, quando mangiava la carne, la masticava a lungo in modo da ricavarne il succo, che poi ingoiava, mentre la parte solida non veniva ingoiata. Non era di suo gradimento la cucina particolarmente sofisticata: preferiva quella semplice e alla buona. A differenza delle abitudini moderne, tutti i suoi pasti duravano molto, poiché non mangiava velocemente e non gli piaceva alzarsi dalla tavola subito dopo aver finito il pasto. Non mangiava mai da solo, poiché sosteneva che mangiare da soli è nocivo e che c’è sempre bisogno di una buona compagnia, alla quale faceva recapitare sin dal mattino l’invito a pranzo. Preferiva che i commensali fossero da tre a nove: “non meno delle Grazie e non più delle Muse”. Un aneddoto racconta che, un giorno, ritrovandosi da solo, disse al proprio cameriere di invitare il primo passante a pranzare con lui. Solamente i suoi pranzi erano particolarmente lunghi ed elaborati; la sua colazione, invece, che consumava alla cinque del mattino, consisteva soltanto in una o due tazze di tè. Durante le stagioni calde, sembra che Kant avesse l’abitudine di mangiare con la finestra che si affacciava sul giardino aperta, in modo che l’aria profumata stimolasse il suo appetito e la sua digestione. Si può allora dire che Kant non si cibava solo di quelle idee che sconvolsero il pensiero filosofico a partire dal 1700... Pare aggiungesse la senape ad ogni alimento e andasse matto per il baccalà e per il formaggio olandese. Dal canto suo, Ludwig Wittgenstein al cibo non s’interessava affatto: l’importante era che in tavola trovasse sempre lo stesso piatto… Karl Marx sembrava invece attento al bere più che al mangiare: in particolare, egli era un gran bevitore di birra, specie nei suoi anni universitari.
Anche Hegel pare che non disdegnasse il bere, preferendo però il vino alla birra: addirittura, per render conto del passaggio dalla religione alla filosofia all’interno del suo sistema, egli spiega che è un po’ come con lo champagne, quando nel calice la schiume si fonde con vino…
Il più materialista dei materialisti, l’ateo illuminista La Mettrie, pare amasse gozzovigliare e fare pasti pantagruelici: a tal punto che sarebbe morto per un indigestione di patè di fagiano, di cui era davvero ghiotto (forse troppo…).
E Arthur Schopenhauer, dal canto suo, consumava i suoi pasti generalmente al “Ristorante Inglese”: cominciando a mangiare, metteva sulla tavola, dinanzi a se, una moneta d’oro, che riponeva in tasca a pasto finito. Un cameriere, senza dubbio indignato, gli chiese alla fine il significato di quell’invariabile cerimonia. Schopenhauer rispose di aver promesso a se stesso di lasciar cadere la moneta nella cassetta dei poveri il primo giorno in cui avesse udito gli ufficiali inglesi, che pranzavano nel ristorante, discorrere di qualche cosa che non fosse di cavalli o di donne o di cani…
Con un’immagine alquanto efficace, Ernst Bloch dice che “l’uomo non vive di solo pane, specialmente quando non ne ha”: fuor di metafora, è nei momenti più desolati e difficili (le carestie, le guerre, ecc) che si fa sentire con più forza la spinta a trascendere il presente e a sperare in un futuro migliore.

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categoria:notizie, girovagando, intrattenimento
domenica, 18 marzo 2007

http://www.youtube.com/watch?v=G_S6ormBwrs
 
LA PENA DI MORTE E' COME LO STUPRO
 
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LA GUERRA E' COME LA CACCIA!**************
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categoria:intrattenimento
domenica, 18 marzo 2007
Prima avamposto del movimento operaio e poi centro sociale, situato nel mezzo del quartiere alternativo Nørrebro, l’Ungdomshuset è da un quarto di secolo l’epicentro della contestazione giovanile e della protesta sociale a Copenhagen. Oggi la Casa dei Giovani di Copenhagen non esiste più. L’hanno sgomberata e poi demolita senza pietà. Attivisti e simpatizzanti hanno allora deciso di riprendersi le strade della città. Con rabbia.

- Demolire la storia

Il palazzo del 1897 al centro della rivolta di Copenhagen si chiamava originariamente chiamato Folkets Hus (Casa del Popolo) e venne eretto dal movimento operaio internazionale. Fu lì che nel 1910 la Seconda Internazionale e Clara Zetkin proclamarono l’8 marzo la giornata internazionale di lotta delle donne. Anche Vladimir Lenin e Rosa Luxemburg tennero conferenze nella Casa e la grande manifestazione del 1918 contro la disoccupazione che giunse a occupare la borsa danese partì proprio da lì. Dopo la seconda guerra mondiale, la Casa fu usata per ospitare profughi tedeschi, ma a mano a mano che il tessuto socialista mutava, venne sempre più lasciata a se stessa fino a essere definitivamente abbandonata negli anni ’60. Rimase chiusa fino a che l’ondata punk non portò un gruppo di giovani squatter del quartiere a occuparla all’interno della campagna per ottenere un centro sociale giovanile autogestito a Copenhagen. Nel 1982, l’allora sindaco di Copenhagen Egon Weidekamp destinò la casa a uso giovanile e l’edificio venne ribattezzato Ungdomshuset (Casa dei Giovani): "Loro si prendono la casa, e noi otteniamo un po’ di pace," dichiarò il sindaco prima di consegnare le chiavi. Queste parole avrebbero assunto il loro vero significato 25 anni più tardi. Per più di due decenni, Ungdomshuset ha svolto la funzione di tempio dell’underground danese e di rifugio per tutti quei ragazzi che non si sentivano accettati altrove. Lenin e Luxemburg lasciarono presto il posto al punk rock e a visioni politiche libertarie che contestavano la minaccia nucleare e rifiutavano la vecchia sinistra in toto. Ungdomshuset era comunque soprattutto giovane. Generazioni di giovanissimi hanno fatto le loro prime esperienze politiche, imparato l’etica del "do it yourself", oppure a suonare la batteria, negli spazi della Ungdomshuset. La lista di icone pop che hanno fatto concerti alla Casa dei Giovani è lunga. Björk e Nick Cave ci hanno suonato prima ancora che nessuno conoscesse chi fossero. E nel 1991 un gruppo teenage punk americano chiamato Green Day suonò nella Casa prima di schizzare nell’orbita del successo mondiale. Ma la Casa rimaneva una spina del fianco di molti politici locali di destra; i giovani rimanevano fuori controllo e molte azioni e manifestazioni politiche partivano dalla Ungdomshuset. Per anni le grida stridule dei conservatori hanno chiesto lo sgombero della Casa, ma dato che il municipio di Copenhagen è ininterrottamente socialdemocratico da 106 anni, ci voleva un socialdemocratico per riuscire a raggiungere l’obiettivo.

- "Il prezzo è basso, ma ci sbarazziamo di un problema"
Nel 1999 i socialdemocratici decisero di votare assieme alla destra e di mettere la Casa in vendita. La ragione ufficiale per la vendita è cambiata in continuazione. L’edificio fu messo in vendita a un prezzo notevolmente basso. Come un assessore commentò: "Il prezzo che chiediamo è basso, ma ci stiamo sbarazzando di un problema. "Pochi però erano disposti all’acquisto, e l’offerta di una setta cristiana fondamentalista chiamata Faderhuset (Casa del Padre) fu declinata perché la maggioranza in municipio la considerava "un acquirente poco serio". D’un tratto però spuntò l’offerta di una società per azioni fino allora ignota chiamata Human A/S.
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categoria:notizie, girovagando