venerdì, 27 aprile 2007

Christo and Jeanne-Claude: 13,000 Oil Barrels, Indoor Installation and Exhibition, Gasometer, Oberhausen, Germany 1999

Il Muro di Berlino era la notizia quotidiana. Dalla mattina alla notte

leggevamo, vedevamo, ascoltavamo: il Muro della Vergogna, il Muro

dell'Infamia, la Cortina di Ferro...

Finalmente, quel muro, che meritava di cadere, cadde. Ma altri muri sono

germogliati, continuano a germogliare, nel mondo, ed anche se sono molto più

grandi di quello di Berlino, ma di loro si parla poco o niente.

Poco si parla del muro che gli Stati Uniti stanno innalzando alla frontiera

messicana e poco si parla dei reticolati di Ceuta e Mellilla.

Quasi niente si parla del Muro in Cisgiordania che perpetua l'occupazione

israeliana di terre palestinesi e di qui a poco sarà 15 volte più lungo del

Muro di Berlino.

E niente, niente di niente, si parla del Muro del Marocco che perpetua

l'occupazione marocchina del Sahara occidentale da 20 anni. Questo muro,

minato dall'inizio alla fine, vigilato per migliaia di soldati, misura 60

volte più del Muro di Berlino.

Perché sarà che ci sono muri tanto altisonanti e muri tanto muti? Sarà per i

muri dell'incomunicabilità che i grandi mezzi di comunicazione costruiscono

ogni giorno?

Nel luglio 2004, la Corte Internazionale di Giustizia di L'Aia condannò il

Muro in Cisgiordania, violava il diritto internazionale, e comandò che si

demolisse. Ma finora, Israele non l'ha saputo.

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categoria:notizie, girovagando
venerdì, 27 aprile 2007

Alcuni ricercatori hanno usato uno screening genomico per identificare i geni che proteggono le cellule del cancro ai polmoni dal Taxol (il paclitaxel), un agente comunemente usato nella chemioterapia. Senza la protezione di tali geni, le cellule cancerose potrebbero essere annientate da dosi di farmaco 10 mila volte inferiori rispetto alla norma. I risultati dello studio potrebbero condurre all’elaborazione di cocktail di farmaci capaci di combattere i tumori in dosi minori e con meno effetti collaterali.
La ricerca, condotta dagli esperti del Southwestern Medical Center della University of Texas, è una delle prime a utilizzare la tecnica di silenziamento dei geni denominata interferenza Rna per studiare la sensibilità ai farmaci sull’arco dell’intero genoma. Il team, guidato dal biologo cellulare Michael White, ha utilizzato un archivio di Rna silenziatori per bloccare l’espressione di ogni gene conosciuto del genoma umano – che ne contiene circa ventunomila – in sole sei settimane.
I ricercatori della University of Texas hanno scoperto 87 geni che sembrano controllare la sensibilità del cancro agli agenti chemioterapici. Farmaci e prodotti naturali in grado di interferire con alcuni di questi geni esistono già, spiega White, e adesso gli studiosi possono verificare se il combinare queste sostanze con il Taxol induca una risposta migliore.
La ricerca punta a individuare “un modo più efficace di elaborare i mix di farmaci”, spiega Tito Fojo, esperto del Center for Cancer Research del National Cancer Institute, per quanto avverte che ci sarà ancora bisogno di procedere per un po’ per “tentativi ed errori”.
La reazione dei malati di cancro agli agenti chemioterapici come il Taxol variano moltissimo e in maniera pressoché imprevedibile. Alcuni non migliorano; altri sì, ma vanno soggetti a ricadute via via che il tumore sviluppa una resistenza al farmaco. “Il nostro scopo è identificare le basi molecolari della capacità delle cellule cancerose di rispondere a determinate sostanze”, spiega White. Il Taxol viene somministrato alla maggior parte degli individui affetti da tumore ai polmoni, ed è anche un trattamento comunemente utilizzato nella cura del cancro alla mammella e all’utero. Come tutte le forme di chemioterapia, causa degli effetti collaterali come crampi, nausea e formicolii. Un mix di agenti adeguato consentirebbe di somministrarlo in dosi molto inferiori, rendendo la chemioterapia meno aggressiva e pesante per il paziente. Per identificare i geni target, i ricercatori hanno fatto ricorso a un archivio di interferenze Rna reso disponibile a pagamento solo nell’ultimo anno e mezzo. Il database ha consentito loro di silenziare in maniera affidabile tutti i geni umani.
L’analisi su larga scala ha sorprendentemente evidenziato il ruolo di alcuni geni nella protezione dal Taxol delle cellule cancerose. Il farmaco agisce impedendo la divisione cellulare, ma molti dei geni oggetto dello scrrening della University of Texas, come quello che codifica una proteina generalmente presente nelle cellule delle ovaie, non vengono coinvolti in questo processo.
Lo studio ha anche individuato altri geni che al contrario sembrano rendere le cellule tumorali più vulnerabili al Taxol rispetto a quelle normali, ma Fojo avverte che questo non porterà per forza di cose allo sviluppo di nuove terapie, a meno che che non vengano elaborati farmaci più efficaci, in grado di trarre vantaggio da tali vulnerabilità. “Più capiamo il funzionamento dei farmaci, meglio è”, conclude. “In questo settore vedremo sempre più applicazioni della tecnica dell’interferenza Rna”.

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categoria:notizie, girovagando
venerdì, 27 aprile 2007

Dammi....Passione
anche se il mondo non ci vuole bene
anche se siamo stretti da catene
e carne da crocifissione
Presto noi sogneremo
distesi al sole
di mille primavere
senza il ricordo di questa prigione
di un tempo lontano ormai
Abbracciami e non lasciarmi qui
lontano da te
abbracciami e fammi eludere
che importa se questo è il momento
in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però
siamo in un soffio di vento che già se ne va
c'erano le parole
c'erano stelle
che ho smesso di contare
perso nei giorni
senza una ragione
nei viaggi senza ritornare
Ora tu non spiegare
tanto lo sento
dove vuoi dolore
quando la notte
tirera il mio nome
nessuno ricorderà
Abbracciami e non lasciarmi qui
lontano da te
abbracciami e fammi rivivere
che importa se questo è il momento
in cui tutto comincia e finisce
giuriamo per sempre però
siamo in un soffio di vento che già se ne va

Caro mio...
Nei prossimi giorni parto con mia mamma e le mie sorelle per andare da mio padre a Skopie. Mio padre è stato mandato via dall'ospedale, ma io penso che lui stia ancora male. Purtroppo la Mamma non sa guidare e nemmeno  io, così andiamo con .... a Skopie dove c'é anche mia nonna.

Mi dispiace tanto partire e lasciarti solo, mi mancherai amore mio ma so anche che se sarò li non è  per una vacanza ed sarà tutto più brutto senza di te e sò già che quasi tutti giorni ci sarà qualcuno che verrà sicuramente a trovare papà che mi raccontavano i cugini, l'altro giorno ha anche rotto i vetri e la porta della roulotte di un amico dalla rabbia perchè lui odia star male ed essere impotente davanti a certe cose...
Spero che a Skopie non c'é "la guerra" e così forse  posso tornare a comprere qualcosa in giro anche se sarà sicuramente più  brutto senza te 
Quando sono a Skopie ti scrivo e ti dico come è....mi manchi.
Ciao , saluti a......

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categoria:pensieri e parole, armonie
giovedì, 26 aprile 2007

L'invasione americana dell'Iraq ha costretto l'Iran a dotarsi di un deterrente nucleare. In Medio Oriente solo due paesi non si sono piegati alle pretese di Washington: Iran e Siria.
E quindi sono diventati due nemici. Fra i due, il più importante è l'Iran. 
E come accadeva durante la guerra fredda, gli Stati Uniti giustificano il ricorso alla forza come reazione all'influenza nefasta del nemico principale, spesso con pretesti inconsistenti.
Non sorprende, dunque, che proprio quando Bush decide l'invio di altre truppe nel pantano iracheno, comincino a circolare notizie su presunte ingerenze iraniane in Iraq, come se a Baghdad non ci fosse nessun'altra interferenza straniera. Il presupposto implicito in questo modo di vedere le cose è che l'America domina il mondo. Nella mentalità da guerra fredda che oggi regna a Washington, Teheran viene dipinta come il vertice della cosiddetta mezzaluna sciita, che si estende dall'Iran fino al Libano degli hezbollah, passando per il sud iracheno sciita e la Siria.
Per gli Stati Uniti il problema principale del Medio Oriente è il controllo delle enormi risorse energetiche della regione, che è considerato uno strumento di dominio globale. Il controllo statunitense è messo in discussione dall'influenza dell'Iran nella mezzaluna sciita. Per un caso della geografia, i giacimenti petroliferi più abbondanti del mondo si trovano nelle zone del Medio Oriente a maggioranza sciita: il sud dell'Iraq e alcune regioni adiacenti dell'Arabia Saudita e dell'Iran. Il peggior incubo di Washington sarebbe un'alleanza fra tutti gli sciiti, in grado di controllare la maggior parte del petrolio del mondo e indipendente dagli Stati Uniti. Una simile alleanza potrebbe perfino entrare nella "griglia di sicurezza energetica asiatica" guidata dalla Cina, e l'Iran potrebbe diventarne il fulcro. Quindi se Bush e i suoi provocassero una reazione di questo tipo, comprometterebbero il potere degli Stati Uniti nel mondo.

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categoria:pensieri e parole, notizie
mercoledì, 25 aprile 2007

Rappresentazione artistica del pianeta OGLE-2005-BLG-390Lb

La rivista britannica Nature ha pubblicato oggi un articolo firmato da 73 scienziati di 12 stati diversi, sotto la direzione di Jean-Philippe Beaulieu, del CNRS, il centro nazionale per la ricerca francese, che parla della scoperta di un pianeta, comparabile alla Terra, in un altro sistema solare. Il pianeta è stato battezzato OGLE-2005-BLG-390Lb, dato che è il secondo della stella OGLE-2005-BLG-390L.
Son passati 10 anni dalla scoperta del primo pianeta all'esterno del nostro sistema solare, un gigante gassoso, ma questo è un pianeta terrestre, cioè composto da rocce. Benché si tratti della 172esima scoperta di un pianeta extra-solare, è la prima di questa natura. Il pianeta si trova a circa 22.000 anni luce dalla Terra, verso il centro della Via Lattea.
Secondo le informazioni raccolte, il pianeta orbita attorno ad una stella molto vecchia. La sua temperatura deve essere molto bassa, circa -223°C, a causa della grande distanza che la separa dalla stella in questione, 2,6 UA (Unità Atomica), cioè 2,6 volte la distanza Terra-Sole. È tuttavia possibile che sia presente dell'acqua allo stato liquido, a causa della forte radioattività interna. Il diametro stimato è circa una volta e mezzo quello della Terra, avente una massa cinque volte superiore. Il corpo celeste al quale si avvicina più è Europa, una delle lune di Giove.
La scoperta non è ovviamente dovuta all'osservazione diretta, bensì all'utilizzo di una tecnica chiamata micro-lente gravitazionale, che sfrutta il fatto che la gravità delle stelle piega i raggi luminosi, secondo teoria della relatività. Allineando molte stelle, si possono misurare le differenze tra la posizione attesa e quella effettivamente misurata quando un pianeta passa nel campo, permettendo di dedurne la presenza.
La Probing Lensing Anomalies Network (PLANET), costituita da 5 telescopi situati nell'emisfero australe, è stata realizzata nel 2002 proprio a questo scopo. Questa rete di telescopi misura la luce di 20 milioni di stelle ogni notte. I dati riguardanti la scoperta di questo pianeta sono stati raccolti nel luglio del 2005. Dopo l'individuazione della lente gravitazionale, l'Osservatorio Europeo Australe della Silla, in Cile, l'ha osservato per 10 ore consecutive anche attraverso i dati trasmessi da altri 3 telescopi dell'osservatorio di Perth, in Australia.

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categoria:notizie, girovagando
martedì, 24 aprile 2007

  

La maggior parte del popolo italiano ha vissuto recentemente, dal 1943 al 1945, da Napoli a Torino, una grande e tragica esperienza insurrezionale, dalla quale esso ha direttamente imparato che l'insurrezione non e un giuoco di pochi cospiratori; l'insurrezione per noi è cosa molto seria, è mobilitazione e lotta di milioni e milioni di cittadini, è anzitutto un grande movimento politico di masse che trascina la maggioranza dei lavoratori in una lotta alle sorti della quale è affidato l'avvenire del paese.
Gli attesisti, democristiani, liberali e altri,  proclamavano l'inutilità della lotta, la necessità di restare tranquilli fino all'arrivo degli alleati, l'opportunità di limitare l'opera della Resistenza a una attività di assistenza agli sbandati e di informazioni agli alleati. La questione, che assumeva a volte un aspetto di tecnica militare, era in realtà schiettamente politica, e investiva direttamente il carattere e la base politica del movimento di liberazione. Infatti gli attendisti temevano la mobilitazione del popolo, necessaria per condurre avanti seriamente la guerra di liberazione, temevano che il popolo risvegliato da questa partecipazione alla grande lotta liberatrice potesse all'indomani della liberazione imporre la sua volontà di rinnovamento politico e sociale del paese. Essi si opponevano perciò allo sviluppo delle azioni di guerra contro i nazi-fascisti.

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categoria:anniversari, memorandum
martedì, 24 aprile 2007

O ragazza dalle guance di pesca
o ragazza dalle guance d'aurora
io spero che a narrarti riesca
la mia vita all'età che tu hai ora.
-Coprifuoco, la truppa tedesca
la città dominava, siam pronti:
chi non vuole chinare la testa
con noi prenda la strada dei monti.
-Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
-Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.
-Silenziosa sugli aghi di pino
su spinosi ricci di castagna
una squadra nel buio mattino
discendeva l'oscura montagna.
-La speranza era nostra compagna
a assaltar caposaldi nemici
conquistandoci l'armi in battaglia
scalzi e laceri eppure felici.
-Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
-Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.
-Non è detto che fossimo santi
l'eroismo non è sovrumano
corri, abbassati, dai corri avanti!
ogni passo che fai non è vano.
-Vedevamo a portata di mano
oltre il tronco il cespuglio il canneto
l'avvenire di un giorno più umano
e più giusto più libero e lieto.
-Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
-Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.
-Ormai tutti han famiglia hanno figli
che non sanno la storia di ieri
io son solo e passeggio fra i tigli
con te cara che allora non c'eri.
-E vorrei che quei nostri pensieri
quelle nostre speranze di allora
rivivessero in quel che tu speri
o ragazza color dell'aurora.
-Avevamo vent'anni e oltre il ponte
oltre il ponte ch'è in mano nemica
vedevam l'altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte.
-Tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent'anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l'amore.

Italo Calvino

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categoria:anniversari, armonie
martedì, 24 aprile 2007

Il fondamento della critica alla religione é: è l’uomo che fa la religione, e non è la religione che fa l’uomo. Infatti, la religione è la coscienza di sè e il sentimento di sè dell’uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma l’uomo non è un'entità astratta posta fuori del mondo. L’uomo è il mondo dell’uomo, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo punto d’onore spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il suo universale fondamento di consolazione e di giustificazione. Essa è la realizzazione fantastica dell’essenza umana, poiché l’essenza umana non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque, mediatamente, la lotta contro quel mondo, del quale la religione è l’aroma spirituale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, è l'anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo. Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigere la filicità reale.  L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione approda alla teoria che l'uomo è per l'uomo l'essere supremo.


p.s.
Dopo il Giudizio Universale Dio incontra Karl Marx: " Ah, tu sei quello che mi ha dato tutte quelle preoccupazioni nel XX secolo. Visto che hai sempre detto che io non ci sono, sarai condannato a farmi da portinaio. E quando non vorro' essere disturbato sei autorizzato a dire: Dio non c'e' ".



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categoria:pensieri e parole
domenica, 22 aprile 2007

"La religione è il sospiro della creatura oppressa, è l'anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo."

"Come nella religione, le attività proprie della fantasia umana, del cervello umano e del cuore umano influiscono sull'individuo indipendentemente dall'individuo, come attività estranee, divine e demoniache, così l'attività dell'operaio non è la sua propria attività. Essa appartiene ad un altro: è la perdita di sé."

"Il fondamento della critica alla religione consiste propriamente in ciò: è l'uomo che fa la religione, non la religione che fa l'uomo."

"Nella società borghese il capitale è indipendente e personale, mentre l'individuo che lavora è dipendente e spersonalizzato."

"La borghesia ha strappato dalla famiglia il velo di tenero sentimentalismo che l'avvolgeva e ha ridotto i rapporti familiari a un semplice rapporto di denaro."

"Abolizione della famiglia! Persino i più avanzati fra i radicali si scandalizzano di questa infame intenzione. Su che cosa si basa la famiglia odierna, la famiglia borghese? Sul capitale, sul guadagno privato. La famiglia odierna completamente sviluppata esiste soltanto per la borghesia: ma essa trova il suo completamento nella forzata mancanza di famiglia e nella prostituzione pubblica."

"Il lavoro non crea soltanto le merci; esso crea se stesso e il lavoratore come una merce, precisamente nella misura in cui esso crea merci in genere."

"Né l'ungherese, né il polacco, né l'italiano possono essere liberi fino a che rimane schiavo l'operaio!".

"L'utilità di una cosa ne fa un valore d'uso. Ma questa utilità non aleggia nell'aria. E' un portato del corpo delle qualità della merce e non esiste senza di esso. Il corpo della merce, come il ferro, il grano, il diamante, ecc. è, quindi, un valore d'uso, ossia un bene."

"Ciò che l'operaio vende non è direttamente il suo lavoro, ma la sua forza-lavoro, che egli mette temporaneamente a disposizione del capitalista."

"Apparirà allora chiaro come da tempo il mondo possieda il sogno di una cosa della quale non ha che da possedere la coscienza per possederla realmente. Apparirà chiaro come non si tratti di tracciare un trattino fra passato e futuro, bensì di realizzare i pensieri del passato."

"Al posto della vecchia società borghese con le sue classi e i suoi antagonismi di classe sorgerà un'associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno sarà la condizione per il libero sviluppo di tutti."

E comunque, una nazione, un popolo, sono liberi se nel loro codice genetico è scritta una semplice grande parola: libertà. La libertà è una condizione necessaria per operare una trasformazione in senso anticapitalista del contesto sociale: il passo successivo è la creazione dell'opposto di quanto vi era prima.

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categoria:pensieri e parole
venerdì, 20 aprile 2007

 

Daniele Ganser, professore di storia contemporanea all’università di Basilea e presidente dell’ Aspo-Svizzera, ha pubblicato un libro "sugli eserciti segreti della NATO". Secondo lui, gli Stati Uniti hanno organizzato in Europa dell’Ovest durante gli ultimi 50 anni attentati che sono stati attribuiti alla sinistra e alla sinistra estrema per screditarli agli occhi dei loro elettori. Questa strategia dura ancora oggi per suscitare il timore dell’islam e giustificare le guerre per il petrolio.

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Il suo lavoro dedicato agli eserciti segreti della NATO , spiega come la strategia della tensione e le operazioni “False Flag” - operazioni "false bandiere", è l’espressione usata per descrivere atti terroristici, portati avanti segretamente da governi o organizzazioni, per essere poi imputate ad altri) implicano dei grandi pericoli. Spiega come la NATO, durante la guerra fredda - in coordinamento con i servizi di informazioni dei paesi dell’Europa occidentale ed il Pentagono - si è servito di eserciti segreti, ha reclutato spie negli ambienti di estrema destra, ed ha organizzato atti terroristici attribuiti poi alla sinistra estrema. Apprendendo ciò, ci si può interrogare su quello che può passare a nostra insaputa.
Daniele Ganser: È molto importante comprendere ciò che la strategia della tensione rappresenta realmente e come ha funzionato durante questo periodo. Ciò può aiutarci ad illuminare il presente ed a vedere meglio in quale misura è sempre in azione. Poca gente sa ciò che l’espressione “strategia della tensione” vuole dire. È molto importante parlarne, spiegarlo. È una tattica che consiste nel commettere degli attentati criminali ed attribuirli a qualcuno di altro. Con il termine tensione ci si riferisce alla tensione emozionale, a ciò che crea una sensazione di timore, di paura. Con il termine strategia, ci si riferisce a chi alimenta le paure della gente riguardo ad un gruppo determinato. Queste strutture segrete della NATO erano state equipaggiate, finanziate e addestrate dalla CIA, in coordinamento con l’MI6 (i servizi segreti britannici), a combattere le forze armate dell’Unione sovietica in caso di guerra, ma anche, secondo le informazioni di cui disponiamo oggi, per commettere attentati terroristici in diversi paesi.
Così, fin dagli anni 70, i servizi segreti italiani hanno utilizzato queste armate segrete per fomentare attentati terroristici con lo scopo di causare la paura in seno alla popolazione e, in seguito, accusare i comunisti di essere gli autori. Era il periodo dove la parte comunista aveva un potere legislativo importante al Parlamento. La strategia della tensione doveva servire a screditarlo, indebolirlo, per impedirgli di accedere all’esecutivo.

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categoria:notizie, girovagando
venerdì, 20 aprile 2007

Khalid Sheikh Mohammed, catturato ed imprigionato a Guantanamo già da più di quattro anni, ha infine confessato di essere la mente che ha ideato ed organizzato gli attentati dell’undici settembre 2001 e quelli del 1993 contro le stesse torri, oltre ad altri 27 crimini di cui sarebbe stato la mente...
Khalid Sheikh Mohammed, catturato ed imprigionato a Guantanamo già da più di quattro anni, ha infine confessato di essere la mente che ha ideato ed organizzato gli attentati dell’undici settembre 2001 e quelli del 1993 contro le stesse torri, oltre ad altri 27 crimini di cui sarebbe stato la mente.
La confessione è stata rilanciata su tutti i media, finalmente il mandante dell’11/9 confessa. Quello che forse pochi hanno notato è che la confessione è stata resa a Guantanamo, sotto la tortura dell’annegamento ("Water Boarding"), di certo non ne hanno fatto accenno nei tg. Khalid addirittura, secondo quanto dichiarato dagli stessi ufficiali C.I.A. avrebbe resistito un "tempo record di due minuti e mezzo circa alla tortura del Water Boarding prima di iniziare a confessare". Quello che Luogocomune.net sottolinea con prova di buona memoria storica è che il reo confesso di essere la mente dell’undici settembre in realtà c’era già, infatti la confessione era già stata estorta con la tortura nel lontano 2003 allo stesso Khalid. Va anche ricordato che l’attentato del 1993, che lui ha "confessato", venne effettuato da una cellula che era stata infiltrata e finanziata dall’FBI, la quale aveva anche autorizzato l’attentato, come provarono delle registrazioni pubblicate sul New York Times. A questa notizia si aggiunge il ricordo della presunta infermità mentale di Mohammed Atta (il "ventesimo attentatore" condannato per il dirottamento che non sarebbe riuscito a commettere), costretto a non difendersi da solo proprio in virtù di tale follia, della quale non ha dato nessun segno nè prima, nè durante, nè dopo il processo. Dopo queste notizie lo stile d’indagine dell’amministrazione USA non può non ricordare quello della Russia sovietica, in cui i criminali confessavano crimini di cui erano innocenti, e chi era contro la verità ufficiale veniva spesso internato in manicomio.
Un’altra notizia vecchia quanto ignorata da chi sceglie quali far conoscere al pubblico e quali no: secondo la rivista New Statesmen, il governo americano ha offerto al governo pakistano una sostanziosa taglia per ogni "combattente nemico" che gli fosse stato consegnato generando così il rastrellamento sommario di circa 689 individui venduti senza neppure che li si sospettasse di alcun legame con il terrorismo. Il quotidiano La Jornada quantifica che il 95% dei prigionieri di Guantanamo sia stato comprato in questa maniera.
Ma cosa spinge la C.I.A. a fare tutto questo? Riflettiamoci, che senso ha subire le proteste di tutto il mondo per le atroci torture inflitte a persone che sono state comprate al mercato delle taglie, senza che possano avere oggettivamente delle informazioni utili? Che beneficio possono sperare di trarne i generali a stelle e strisce dalla spesa di milioni di dollari solo per acquistare inutili riempitivi per celle e di altri milioni di dollari per estorcergli infornazioni che non hanno? Forse si potrebbe trattare di un’elaborata mess’inscena per far si che si possano loro imboccare le confessioni giuste? Per quanto abbiano fatto anche questo ciò non basta a spiegare un simile sforzo politico ed economico. Inoltre perchè creare Guantanamo e le altre prigioni extraterritoriali della tortura per qualcosa che avrebbero potuto fare con comodo in una qualsiasi struttura militare?
No, il motivo deve essere ben più profondo. Il motivo è più probabilmente che questi teocrati della violenza hanno voluto creare dei luoghi in cui potessero infrangere ogni legge ed ogni regola morale, una dimostrazione di potere assoluto e arbitrario, ma anche dei luoghi di totale impunità, luoghi che garantiscono un grande potere. Il motivo è anche che se li si accusa di eccessivo zelo nel perseguire i terroristi non li si può accusare nè dell’averli creati, nè dell’essere i veri organizzatori e realizzatori degli attentati stessi, e neppure di aver scatenato una guerra senza motivo.
Motivi quindi sia tattici che propagandistici, di un tentativo di eversione dell’ordine democratico e costituzionale delle grandi nazioni industrializzate in cui il cittadino è ancora libero di dissentire oggi un pò meno di ieri, ma ancora un pò più di domani.

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mercoledì, 18 aprile 2007

 

"Riscoprire nell'ottica dell'anarchismo la pagina di storia della Rivoluzione messicana ha un duplice rilievo: storico, in quanto si tratta della prima rivoluzione del sec. XX che, senza un'influenza anarchica sarebbe stata in qualche modo diversa, e che ha posto le premesse, ad es., per l'azione successiva di un Augusto César Sandino in Nicaragua, o di un Farabundo Martí nel Salvador; e politico attuale, giacché alle sue istanze si collegano direttamente il fenomeno zapatista dell'Ezln nel Chiapas di oggi, il moderno indigenismo "magonista" in varie regioni messicane fra cui in primis Oaxaca, mentre, per estensione, i suoi fermenti possono essere proiettati sulla ripresa di dinamismo da parte dell'anarchismo comunista latinoamericano in questi anni.
La Rivoluzione messicana è stata a lungo considerata in Europa come una specie di folklorica e confusa jacquerie indio-meticcio, di scarsa valenza politica e ideologica, con un ruolo secondario, in definitiva, nella storia del mondo occidentalizzato. Ma questa valutazione è certamente riduttiva per un evento che a tutt'oggi ha un posto di rilievo nell'immaginario collettivo latinoamericano.
"

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lunedì, 16 aprile 2007

"più giungiamo a trasferire la nostra emozione e la novità delle nostre visioni nei vocaboli, e più i vocaboli giungono a valersi di una musica che sarà la prima rivelazione della loro profondità poetica oltre ogni limite di significato."

Giuseppe Ungaretti

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categoria:armonie
lunedì, 16 aprile 2007

A Kinshasa c´è già. E anche a Medellin, in Colombia. C´è pure a Kiev, in Ucraina. Solo per l´Italia il WiMAX sembrava un sogno impossibile. Fino a due giorni fa, quando dopo un braccio di ferro durato anni, i militari hanno finalmente accettato di liberare un po´ delle frequenze che occupano da sempre. Un accordo tra il ministro della Difesa e quello delle Comunicazioni ha sbloccato una imbarazzante impasse e messo in movimento un volano che potrebbe far partire molte cose. Non a caso Prodi ne ha parlato anche nella conferenza stampa di fine d'anno. È un po' come lo sbarco di Armstrong sulla Luna, «un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l'umanità». Perché, fuori di retorica, il WiMAX promette di essere l'anello mancante per giungere all'uomo wired, in rete, sempre connesso, sempre capace di interagire in remoto con l'ufficio, la casa, i passatempi. Il WiMAX, che non è un prodotto, né una tecnologia, ma piuttosto una serie di norme per la creazione di reti senza fili, nasce dall'idea di trovare un sostituto a basso costo per il cosiddetto «ultimo miglio». Quel pezzo di cavo fondamentale per portarvi a casa, oltre al telefono e connessi, anche la cosiddetta banda larga, l'Internet veloce. L'ultimo miglio, ai tempi della liberalizzazione, è diventato un terreno di scontro feroce tra i vecchi monopolisti delle telecomunicazioni (leggi Telecom Italia e omologhi nel resto del mondo)e le new entry (leggi le varie Tele2, Infostrada eccetera). Chi possiede il doppino che porta la banda larga dalla centrale telefonica alle case o alle imprese ha in mano il mercato. Il WiMAX promette di far dimenticare tutto ciò. Sulle onde radio, Internet, e non solo, può arrivare nelle case e nelle aziende dove oggi la banda larga è solo un miraggio: nelle valli delle Alpi piuttosto che in qualche paese dell'Appennino. Ma anche nelle città, dove chiunque (ammesso che abbia comperato la licenza dal Governo) potrà offrirvi l'equivalente di una Adsl senza fili. Una sola antenna può servire un´area vasta decine di chilometri quadrati. Con una qualità, si dice, simile a quella del cavo. Incubo o sogno, fate voi. Il WiMAX è qui per restare. E presto - diciamo all'orizzonte del prossimo quinquennio - potrebbe essere così pervasivamente dentro le nostre vite da chiederci come potevamo fare prima. Avete presente il telefonino? Dal nulla all'indispensabile. Il WiMAX potrebbe ripetere la storia e farcelo dimenticare, più in fretta di quanto non lo abbiamo desiderato. Ma proprio perché il WiMAX non è una tecnologia, non è un hardware specifico, ma un cappello sotto cui ci possono stare molte cose anche diverse, le possibilità di sviluppo sono limitate solo dall'immaginazione. D'altronde le avvisaglie ci sono già oggi. Per un po' Vodafone vi ha proposto di «staccare la spina» e di mettere il vostro numero di casa sul cellulare. Ha smesso perché Telecom le ha fatto causa. Ma la strada è quella. Il WiMAX, che ha bisogno di pochi trasmettitori e dunque ha costi di gestione relativamente bassi potrà arrivare nelle case, ma anche direttamente sul vostro computer, in macchina o in ufficio, o sul successore del telefono-telefonino. Ma sarà anche una straordinaria occasione per superare quel digital divide, quel fossato digitale che separa chi ce l´ha da chi non ce l´ha, la banda larga. Non solo da noi (adesso ben il 20% degli italiani non può avere Internet veloce) ma soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Ecco perché a Kinshasa c´è, a Roma non ancora.

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lunedì, 16 aprile 2007

Un nuovo scenario da incubo si sta preparando in Medio Oriente l’attacco militare contro l’Iran.
Che Stati Uniti, Israele e Gran Bretagna intendessero quadrare il cerchio dell’arco di crisi del Grande Medio Oriente non c’erano dubbi. E’ sufficiente guardare una carta geografica per vedere come l’Iran stia proprio in mezzo a questo arco di crisi. Intorno ha l’Iraq e l’Afghanistan già oggetti della guerra preventiva (e del relativo impantanamento USA), la Turchia (fedele alla NATO e candidata all’ingresso nell’Unione Europea) e una Russia in crescente tensione con gli USA. Tutti  noi in questi anni siamo stati testimoni della disinformazione strategica che ha preceduto le aggressioni alla Jugoslavia, all’Afghanistan, all’Iraq e quando il governo britannico nella vicenda dello sconfinamento pianificato dei suoi marines invoca i confini delle acque internazionali, la memoria non può che andare alla “geometria assai variabile” dei criteri USA sul Golfo della Sirte che portarono al bombardamento della Libia negli anni Ottanta.
Ma quello che sorprende e deve allarmare è la consapevole ignavia delle forze politiche che in questi mesi e anni addietro hanno dimostrato, dando vita ad un teatrino sulle vicende delle missioni militari e della guerra in Afghanistan. Sono state avanzate ipotesi di conferenze, disattese petizioni di principio, introdotte nuove categorie di pensiero sulla pace, sulla guerra, sulla politica e sull’antipolitica, ma non sono sfuggiti alla tentazione di essere come i passeggeri che ballavano sul Titanic mentre la nave stava per affondare trascinandoli nel gorgo.
I castelli di carte costruiti in questi mesi, saranno spazzati via come fuscelli nel momento in cui i bombardieri e i missili statunitensi, israeliani e britannici si abbatteranno sulle città, le infrastrutture e gli impianti nucleari e industriali dell’Iran. A nessuno sfugge che l’attacco contro l’Iran non potrà che essere qualitativamente diverso da tutti gli altri. Tant’è che di fronte a tale prospettiva molti sembrano voler infilare la testa sotto la terra come struzzi piuttosto che attivarsi per impedire con ogni mezzo necessario che si realizzi il primo “attacco nucleare tattico” nella storia dell’umanità nel dopoguerra, in più è ormai evidente come il problema non sia più se sarà attaccato l’Iran...ma quando.
Sono numerosi gli osservatori e gli analisti che confermano a breve tale scenario, ma di questo non si discute nel vuoto pneumatico dei palazzi della comunità politica e si discute ancora troppo poco anche nelle realtà del movimento contro la guerra.
Si percepisce così la sensazione tra tante compagne e compagni, di tanti democratici e pacifisti che evitando di guardare in faccia l’incubo questo possa dissolversi da solo. Sopravvive così la speranza di una sorta di razionalità nell’escalation della guerra preventiva e permanente avviatasi anni addietro. Lo scetticismo e l’incredulità sul fatto che l’amministrazione Bush, il governo israeliano e quello britannico possano scientemente scatenare la guerra l’Iran sembra prevalere sul pessimismo della ragione che richiede invece attivazione e capacità di giudizio.
I “Signori della guerra preventiva” non possono permettersi di fare le cose a metà perché sarebbe il riconoscimento del declino della loro egemonia sul mondo. Sono ormai quindici anni (dal 1992) che gli autori del Progetto per il Nuovo Secolo Americano lottano con ogni mezzo per impedire il declino USA e l’affermarsi di potenze rivali. A tale scopo hanno concepito, elaborato e realizzato la guerra preventiva. Fermarsi adesso sarebbe per loro un suicidio politico e dunque non possono che alzare la posta e il livello di deterrenza strategica verso ogni possibile o potenziale competitore globale o regionale, a cominciare dall’Iran.
Quindi è chiaro che l'Iran diviene adesso il prossimo target della guerra preventiva e permanente e non è affatto certo che il nostro paese rimanga estraneo a questa nuova escalation. Non solo sul piano delle conseguenze economiche, politiche, ambientali, democratiche ma anche sul coinvolgimento diretto o indiretto. Tutti noi abbiamo ormai verificato come l’Italia si sia spesso trovata coinvolta nelle guerre ancora prima di esserne consapevole, mettendo a disposizione le basi militari sul nostro territorio per le operazioni di guerra statunitensi, inviando i bombardieri a bombardare mettendo il parlamento e l’opinione pubblica davanti al fatto compiuto, aderendo già da mesi allo scudo missilistico statunitense, senza che nessuna forza politica sapesse o dicesse qualcosa a proposito.
A fronte di questo scenario, il movimento contro la guerra appare per un verso disorientato e appagato di quello che è riuscito a fare contando solo sulle proprie forze oggi limitate dal “tradimento della politica, dall’altro si attarda su un pacifismo coerente con i principi ma oggi troppo inadeguato per cogliere la natura e la dinamica dei processi reali che determinano e gestiscono la guerra e che hanno molto a che fare con l’imperialismo.
Diventa quindi urgente che sull'escalation contro l’Iran ci si attivi tutti da ora per evitare scenari già tristemente noti. Cercando così di coinvolgere tutte le personalità e le forze che appaiono consapevoli della posta in gioco di questo nuovo devastante passaggio della guerra preventiva.

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