martedì, 31 luglio 2007
L'immagine “http://astrocultura.uai.it/tesi/stella2004/Chiara_Donadio/data/img/sistema_solare.jpg†non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Quello che in generale per brevità chiamiamo "Sistema" è un apparato complesso e ramificato. Ha una struttura articolata ed efficace, perfettamente gerarchizzata. Il vertice, diversamente da tutte le epoche della storia conosciuta, non è aristocratico, spirituale, militare o politico, ma costituito da esponenti del mondo della finanza, ossia da chi ha il danaro, l'attuale reale potere moderno. I componenti del primo livello del potere finanziario si considerano un elite, ed in un certo senso lo sono. Perché delle elite hanno un livello di consapevolezza assoluto della realtà, un controllo preciso dei pensieri e delle azioni, la superiore lucidità di chi "conosce" le cose. Controllano la cultura, l'economia e tanto altro ed ovviamente anche la politica. Chi pensa che Prodi, D'Alema, Veltroni o Berlusconi, Fini e Bossi ed i parlamentari tutti, esercitino sulla nostra vita una influenza di primo livello è un illuso, ipnotizzato sottoposto al controllo mentale assoluto  da parte del "Sistema". Fin dalla Rivoluzione francese a difesa del loro controllo sulla realtà hanno inventato il sogno suggestivo ed infantile della democrazia. La democrazia così concepita non era mai esistita nella storia, nemmeno in quella Grecia dalla quale l'hanno illegittimamente presa a prestito. E non è sinonimo di libertà. La libertà è altro e non certo quella dell'Italia e dell'occidente democratico. Questa storia onirica e bambinesca è diventata legge assoluta, voce assordante che tutto copre e tutto influenza. Eserciti di servi pagati garantiscono la apparente perennità di questo inganno: professori universitari, filosofi, storici, giornalisti, politici, scrittori. I più beneficiati, a volte senza neanche saperlo, sono coloro che appaiono critici ed ostili al "Sistema". Il "Sistema" sa che controlla gli uomini e la realtà solo attraverso forme di ipnosi, d'altronde è il "Sistema" che genera l'uso dei psicofarmaci, le frenesie consumistiche, la disgregazione sociale e tanto altro. Sanno bene che non dobbiamo avere tempo e lucidità per pensare, ma sanno anche che qualcosa sfugge.
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martedì, 31 luglio 2007
"Il mio futuro, mi spinge a vedere un futuro nero.
intollerabile ad uno sguardo umanistico, dominato da un neo-imperialismo dalle forme in realtà imprevedibili"
P.Paolo Pasolini
 
Finisce così la “disavventura” di uno skinhead fiero di essere fascista capogruppo della lista civica del sindaco di Verona Flavio Tosi – che il 21 Luglio era stato eletto dalla maggioranza di centrodestra a rappresentare il comune all’assemblea dei soci dell’Istituto veronese per la storia della Resistenza. Resta però come socia all’assemblea dell’Istituto la sua collega Lucia Cametti (An), sempre designata dalla maggioranza, che, appena eletta, aveva manifestato il desiderio di riscrivere la storia e commemorare, magari il 25 aprile, anche i ragazzi di Salò. A lei ha pensato Alberto Giorgetti, deputato e coordinatore regionale di An per il Veneto, che in una nota l’ha invitata a rientrare nello spirito di Fiuggi: «La posizione della Cametti – puntualizza Graziano Perini, capogruppo del Pdci in consiglio comunale, terzo socio eletto dalla minoranza all’assemblea dell’Istituto storico – non sta nelle logiche di An ma in quella di Massimo Mariotti (capogruppo del partito di Fini in consiglio comunale, fu assessore nella giunta Sironi e promotore dei concerti nazirock, ndr) che fa riferimento all’area sociale del partito». L’elezione dei due esponenti della destra – Miglioranzi della Fiamma, ex Veneto Front Skinhead e membro della naziband Gesta Bellica, e Cametti, nota in città per la sua maglietta «Dio, Patria, Famiglia, Onore» – aveva scatenato un putiferio, fino all’intervento di Oscar Luigi Scalfaro, presidente nazionale degli Istituti storici per la Resistenza, pronto a chiedere all’Anpi di organizzare a Verona una manifestazione nazionale antifascista.
n.w. 30/7/07

P.S. antirevisionista
L’antifascismo è stato il movimento di opposizione al regime fascista in Italia. La data dell’inizio del movimento antifascista si può far risalire all’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti (10 giugno 1924). Con le leggi "eccezionalraziali" del 1925-26 Benito Mussolini abolì le libertà politiche e costrinse gli oppositori alla clandestinità o all’emigrazione. Dopo il 1926 ogni forma di opposizione al fascismo fu condannata come un delitto contro lo stato; di conseguenza i membri più rappresentativi dei partiti d’opposizione furono perseguitati o costretti a riparare all’estero come esuli , dove costituirono gruppi e organizzazioni che ebbero soprattutto Parigi come centro principale della battaglia contro il regime.
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domenica, 29 luglio 2007

Era cominciata e finita nel giro di pochi giorni. Una polemica estiva ma di quelle che toccano gli animi: la prevista messa in scena, a Bologna, di uno spettacolo dal titolo «La Madonna piange sperma». Ora, la parola «fine», arrivata dopo poco più di un mese dagli eventi, rischia di riaccendere la miccia: perché a chi gridò alla bestemmia, il procuratore capo di Bologna risponde che così non fu. Il motivo? Tecnicamente, bestemmia solo chi offende una divinità, «e la Madonna non lo è».
Partiamo dall’inizio: a metà giugno nel quartiere San Vitale, compare sui muri delle case il programma di una manifestazione estiva ospitata negli spazi di vicolo Bolognetti. Tra gli spettacoli in cartellone c’è una performance, promossa dall’associazione gay «Carni scelte », dal titolo «La Madonna piange sperma». Scoppia il caso: la curia cittadina parla di «bestemmia abominevole», il sindaco Cofferati di «inaccettabile volgarità che offende credenti e non credenti», l’arcivescovo Carlo Caffarra celebra una messa «riparatrice» nel santuario di San Luca. La polemica cresce — l’evento, tra l’altro, è patrocinato dal ministero delle politiche giovanili, dalla Regione e dal Comune — e non si placa finché gli organizzatori non decidono di cancellare lo spettacolo (previsto in scena per il 29 giugno scorso).

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venerdì, 27 luglio 2007

I segnali, a voler cercare di interpretarli, sono tutt’altro che incoraggianti. La cacofonia mediatica, nelle ultime settimane, ha inondato l’opinione pubblica mondiale con una tale quantità di idiozie da suscitare il sospetto che un tale tambureggiamento di “notizie”, oltre all’evidente scopo di mantenere alta la tensione nella cosiddetta “guerra al terrorismo”, stia in realtà preparando il terreno a drammatici sviluppi. C'e' chi invece, negli stati uniti, malgrado l’ostruzionismo e il palese insabbiamento da parte dei media, sta letteralmente spopolando in Internet grazie alle loro nette prese di posizione contro la guerra in Iraq e la politica dell’attuale amministrazione Bush, nonché alla sua strenua difesa della Costituzione degli Stati Uniti d’America, oltre ad aver pronunciato di fronte al Congresso uno dei più vibranti discorsi che si siano mai ascoltati sul vero significato del patriottismo, ha chiaramente messo in guardia dalla possibilità di un imminente evento in stile 11 settembre, un “incidente del Tonkino” che fornisca il pretesto all’avvio di operazioni militari in Medio Oriente, presumibilmente contro l’Iran. Il fatto che l’indice di gradimento di Bush abbia raggiunto nuovi record negativi, che egli continui imperterrito a porre veti presidenziali alle risoluzioni del Senato relative al disimpegno statunitense dall’Iraq, che inaspettatamente si sia raggiunto un accordo con la Corea del Nord per la chiusura di uno dei suoi impianti nucleari (disimpegnando in tal modo una parte delle risorse militari USA e rendendole disponibili per eventuali interventi altrove, ad esempio l’Iran), e che nel Golfo Persico sia appena giunta una terza squadra navale capitanata dalla portaerei Enterprise, tutto ciò ci porta a prendere in considerazione l’eventualità che qualcosa stia davvero bollendo in pentola…

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venerdì, 27 luglio 2007

Ciack

Lui è tutto là, niente di più!
Per te con maestria fu fuso e fu colato, per te forgiato, prescelto e fidato!
con i tuoi cento libri prediletti fu plasmato.
Concreto come pentola di ghisa.
No... io sono solo di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, astice fuori stagione.
Lui è molto di più.e poi ti è dovuto, 
Non è un esperimento.
E' regola quotidiana imprescindibile.
S'occupa lui poi dei remi
e degli scalmi del canotto,
restituisci il cuore. 
Ridai  libero accesso
al fusibile che rabbiosamente pulsa in lui,
alla jena che in lui trasmuta,
alla sua ferita sepolta
alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa -  
Lui è unico.
È la somma di te e dei tuoi bisogni. 
da montare  come un monumento,
gradino per gradino.
lui è solido.

No, io sono un acquerello.
Mi dissolvo con la prima pioggia!

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categoria:pensieri e parole, girovagando
venerdì, 27 luglio 2007

Dici che ti muovi sul tuo territorio
Ma quando ci penso
Non capisco come tu possa farlo.
Ti senti male, sei a pezzi
E vedo il dolore riflesso nei tuoi occhi
Che dice “tutti stanno cambiando e non so perchè”.
C’è così poco tempo
Cerca di capire che io
Sto tentando di agire in modo da rimanere
In gioco
Cerco di restare sveglio e di ricordare
Il mio nome
Ma tutti stanno cambiando e io non
Mi sento così.
Tu te ne sei andata
Presto scomparirai
Dissolvendoti in una meravigliosa luce
Perché tutti stanno cambiando
E io non mi sento a posto
C’è così poco tempo…
C’è così poco tempo…

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categoria:pensieri e parole, armonie
domenica, 22 luglio 2007

La storia non si processa né si cambia. Questo è e sarà, con buona pace di chi (revisionisti e nostalgici della prima e dell’ultima ora) pensa di poterlo fare solo per aver vinto le elezioni.
Succede a Verona dove il neosindaco leghista Flavio Tosi ha nominato a rappresentare il Comune nell’assemblea dei soci dell’Istituto Veronese per la storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea (di cui il Comune è tra i soci “istituzionali”) tre consilieri comunali: due della maggioranza di destra (Andrea Miglioranzi della Fiamma Tricolore e Lucia Cametti di An) e uno della minoranza di centrosinistra (Graziano Perini dei Comunisti Italiani). Miglioranzi prima di approdare in consiglio comunale all’interno della lista “civica” del neosindaco, ha avuto un lungo passato di naziskin, è stato musicista del gruppo “Gesta Bellica” che va tra la maggiore nelle compilation dell’universo neofascista, è finito in qualche inchiesta della procura di Verona sull’estremismo nero e razzista. “La mia nomina – ha detto – non è una provocazione, ma un cotributo per riesaminare un periodo tragico della nostra storia, dando voce a chi è stato dimenticato per 60 anni. Fascista è un termine di cui sono sempre stato fiero perché non faccio parte dei partiti dell’abiura”. Forse un messaggio nemmeno troppo subliminale alla collega di An, Lucia Cametti che dal canto suo una volta nominata ha definito l’Istituto “anacronistico che va superato e trasformato in un centro studi in vista di una revisione storica perché non è più accettabile che il 25 aprile ci si ricordi solo dei partigiani e neon dei caduti di Salò”. Parole già sentite, che trovano la sponda nel revisionismo nostrano alimentato da una pubblicistica fatta da “libri neri” e da lacrime “dalla parte dei vinti”. “Se hanno qualcosa da dire o contestazioni da fare – dice Maurizio Zangarini, presidente dell’Istituto Veronese per la storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea – liberi di farlo, purchè non lo facciano da un punto di vista ideologico ma con documenti alla mano. Creino alternative storiograficamente accettabili e credibili a ciò che diciamo noi. Da sempre diciamo sì alle riletture, lo abbiamo fatto anche con le nostre ricerche, ma no al revisionismo”. A dispetto di Cametti e Miglioranzi e dei loro “cattivi maestri” la Storia è quella che è, e non la può cambiare nessuno. E la nostra Storia dice che nell’aprile del 1945 hanno vinto la Resistenza e i partigiani che hanno combattuto sui monti e nelle città la guerra di liberazione e che gli sconfitti sono stati i nazisti occupanti e i loro alleati italiani in camicia nera.

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categoria:notizie
domenica, 22 luglio 2007

L'annuncio dell'inasprimento delle pene per i consumatori di cannabis da parte del Primo ministro Gordon Brown e la valanga di confessioni dei membri del suo gabinetto che ha precipitosamente fatto seguito, hanno lasciato spazio alla credenza che la litania sulla cannabis - quella di una volta, quella sì che era buona e innocua, mentre oggi è molto più potente e dannosa di quando la si fumava noi - possa avere un qualche fondamento di verità e costituisca una valida giustificazione alla criminalizzazione dei consumatori. Niente di più falso. È quanto ci ricordano, e non lo si ripeterà mai abbastanza, alcuni articoli apparsi in questi giorni su due importanti organi di informazione britannici, il Guardian e l'Independent.
Per Francis Sedgemore, in «Cannabis: la grande bugia», la Skunk può essere forte, sì, ma non più dell'hashish di alta qualità che è sempre stato fumato in Gran Bretagna. "Si fa un gran parlare di ri-criminalizzare milioni di consumatori di cannabis, ed è tutto basato su una bugia. Vale a dire che politici e medici stanno spacciando dati ingannevoli con l'intento di mostrare che la skunk attualmente sul mercato è almeno 10 volte più potente di qualsiasi cosa il ministro degli Interni abbia potuto fumare quando studiava a Oxford negli anni '80.
È semplicemente falso, e ripetere una bugia ad nauseam non la rende vera". «L'erba è sempre più verde», titolava qualche giorno prima l'articolo di Tom Clark, che - sempre dal sito del Guardian - ricordava come le preoccupazioni sulla cannabis non possano certo giustificare il ritorno a una politica fallimentare. "Uno studio del Lancet dello scorso marzo ha concluso che, ferma restando la pericolosità della cannabis, questa costituisce un problema meno grave dell'alcol e del tabacco.

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categoria:notizie, girovagando
domenica, 22 luglio 2007

Scegliere un look piuttosto che un altro: una cosa che tutti facciamo abitualmente, e a cuor leggero, quando entriamo in un negozio e acquistiamo un abito, un paio di scarpe, uno qualunque dei beni di consumo che ci vengono proposti, quando ordiniamo un oggetto, un libro, un CD via internet. Attenzione – dice Zygmunt Bauman -, questa non è affatto un’operazione innocente. Attraverso scelte che avvengono sempre fra un numero limitato di alternative si realizza la nostra inclusione in quello che il sociologo polacco chiama il “branco” e che si potrebbe definire in termini meno apertamente dispregiativi come il gruppo del quale si desidera far parte. L’adesione alle mode incarna proprio, a suo parere, l’imperativo sociale di adeguarsi al gruppo, pena l’isolamento, senza che venga lasciato al consumatore neppure un briciolo di libertà: tutto è già preselezionato, prestabilito e prescritto. Il mercato regola tutto, gli individui sono ridotti a insetti che fanno parte di uno sciame e dove lo spazio per la libertà di agire appare ridotto a zero. A scegliere i consumatori sono infatti obbligati, anche se nel modo limitato che abbiamo visto, e sono obbligati a farlo continuamente, per non perdere il passo con le mode che cambiano; ma non possono in realtà scegliere niente dal momento che non sono loro a decidere della moda imperante. I consumatori possono, anzi devono, solo adeguarsi: e possono adeguarsi solo scegliendo.

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sabato, 21 luglio 2007

Opera z002

15 anni di carcere. Omicidio volontario.
Finisce così il primo grado di giudizio su Vittorio Emiliani, uno dei due assassini che il 27 agosto scorso ha ucciso Renato sul lungomare di Focene. Nessuna gioia, nessuna “soddisfazione”, nessuna consolazione. Siamo andati via da quel tribunale con la tristezza negli occhi, col sangue al cervello, con tanta rabbia. I compagni, gli amici, la mamma, il fratello di Renato. Come abbiamo sempre ribadito, non è nelle aule di un tribunale che cerchiamo o ci aspettiamo la verità. Nessuna sentenza ci ridarà il sorriso, la gioia, l’intelligenza, la vivida creatività, l’amore e la passione per la vita che tutt@ noi trovavamo ogni giorno negli occhi profondi di Renato. La verità la conoscevamo già, forse anche prima di quella terribile notte. Conoscevamo la violenza cieca e stupida delle aggressioni razziste per strada, conoscevamo le lame fasciste e il sangue dei compagni, dei ragazzi, degli omosessuali, dei migranti vittime dei raid, nei centri sociali, nelle strade, nelle periferie di questa città. Conoscevamo i mandanti, lo sfondo e le motivazioni politiche delle imboscate, la viltà e l’infamità dell’intolleranza che genera mostri, conoscevamo la stupidità e l’arroganza degli autori materiali di raid e aggressioni, conoscevamo i disegni della destra, i doppiopetto in primo piano e le squadracce sullo sfondo nella notte. Quella di Focene non è stata una rissa tra balordi, ma un’aggressione, un omicidio commesso da due fascistelli, giovanissimi ma cresciuti in fretta in un clima dalla lama facile fatto di intolleranza, odio e razzismo.

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categoria:notizie
venerdì, 20 luglio 2007

   

 

CARLO GIULIANI VIVE IN NOI !

Sono passati 7 anni dalla morte di Carlo Giuliani, ammazzato dalle cosiddette forze dell'ordine (l'assassino è il carabiniere Mario Placanica) mentre manifestava la sua protesta per l’ingiustizia sistemica, di questo mondo ingiusto ed intollerante verso chi cerca di cambiarlo. Un'omicidio di stato che va ad aumentare il già tragico elenco degli uccisi da questo Stato Fascista ed Incostituzionale, DOVE LA LEGGE NON È UGUALE PER TUTTI, viste le sentenze dei giorni passate per Bolzaneto e Diaz. Carlo fa parte ahinoi di una "folla" di persone, spesso giovanissime come Carlo appunto era, falciate ed uccise in circostanze simili (ricordiamo Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino e tanti, troppi altri altri). Vittime queste, molte volte sconosciute o del tutto dimenticate, così come spesso, troppo spesso avviene con pesanti maltrattamenti e sevizie inumane praticate nelle strade o nelle fottute caserme di Ps o Cc a danno di fermati a qualunque titolo o scusa, come avvenne ad esempio a Genova 2001 nei violenti e gratuiti pestaggi hai danni dei manifestanti, o come nelle vergognose carceri di stato. Situazioni in pieno contrasto con l'immagine di libertà civile e democrazia che la propaganda di Stato da più di sessant’anni sbandiera, sostituendo poi alla vergognosa realtà i propri stereotipi. Uno Stato autoproclamatosi democratico, ma che da sempre, in barba ai principi enfaticamente proclamati nelle sue stesse carte, apre il fuoco su folle di manifestanti che osano contraddirli chiedendo libertà, lavoro, pace, diritti e giustizia. Uno Stato che addestra i suoi agenti in assassini legalizzati, atti solo a reprimere qualunque esternazione di dissenso risulti fastidiosa, o troppo evidente di fronte l'opinione pubblica, pestando con eguale ferocia (o uccidendoli come fu per Carlo) giovani, uomini, donne, anziani e disabili, usando trattamenti indegni e vergonosi per un paese che si autodefinisce civile, ma che di civile non proprio nulla, fino ad arrivare alla tortura, che sanno poi resterà impunita, riservata a tutti coloro, verranno poi condotti nelle caserme o nelle carceri, coprendo infine ogni delitto ed ogni abuso col silenzio e quando non vi si riesce, con la menzogna.

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categoria:anniversari, memorandum
martedì, 17 luglio 2007

Ricordi, mai sopiti
e di nuovo risvegliati
da quella voce
che viene da lontano,
affilano le spade
e colpiscono quelle ali
e niente più ormai
è più uguale a prima.
il cuore diventa
un campo di battaglia
devastato dai dubbi
dall’indecisione.
come poter scegliere
di vivere il presente
e magari pensare al futuro
quando il passato
ancora t’incatena.
ma il Tempo ricostruirà
nuovamente le sue ali
e con esse avvolgerà
anche quest’Eco
forse allora si potrà… 
e intanto la vita reale
continua il suo corso,
senza accorgersi di nulla!

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categoria:pensieri e parole, armonie
martedì, 17 luglio 2007

 


La notizia della " tragica" scomparsa era subito corsa di bocca in bocca. Anche su alcuni siti d’area la “prematura e assurda morte terrena” di Walter Maggi era stata annunciata, accompagnando il comunicato con una “leben rune”, il simbolo della vita utilizzato un tempo dai nazisti. Silenzio assoluto invece sul motivo, non proprio da “guerrieri”, dell’improvviso decesso: un’overdose di cocaina, si sussurra nel giro. A rendere omaggio al feretro, prima della traslazione della salma al cimitero di Lambrate, dove sarebbe stata cremata, anche Adriano Tilgher, il segretario del Fronte sociale nazionale, giunto appositamente da Roma, e persino Stefano Delle Chiaie, il “grande vecchio” del neofascismo italiano, attorniato da alcuni amici calabresi. Spalla a spalla con Tilgher e Stefano Delle Chiaie: Marco De Rosa e l’italo-argentino Attilio Carelli, storici esponenti della Fiamma tricolore; l’onorevole Paola Frassinetti, deputata di Alleanza nazionale; Marco Clemente e sua moglie, Roberta Capotosti, entrambi dirigenti di An; Fabrizio Fratus, non più tardi di un anno fa ancora segretario dell’onorevole Daniela Santanchè; Roberto Jonghi Lavarini, chiamato il “Barone nero”, già presidente per Alleanza nazionale al Consiglio di zona 3; il nobile Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, segretario della federazione missina fra la fine degli anni Settanta e l’inizio negli anni Ottanta, più volte deputato, e Marco Valle, storico dirigente del Fronte della gioventù, poi nella Fiamma tricolore e nel Movimento sociale europeo, oggi nella commissione di garanzia cittadina di Alleanza nazionale. Stefano Di Martino, vice presidente del Consiglio comunale milanese e dirigente nazionale di An, non potendo intervenire, aveva inviato un suo messaggio, ricordando la lunga militanza in comune con lo scomparso.  Più che un funerale, quasi un’istantanea dell’estrema destra milanese, in bilico tra una miriade di gruppi, Alleanza nazionale, ma anche frange della malavita organizzata.

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lunedì, 16 luglio 2007

Immagine:Zygmunt Bauman.jpg

Secondo Bauman, nella modernità la morale è la regolazione coercitiva dell’agire sociale attraverso la proposta di valori o leggi universali a cui nessun uomo ragionevole (la razionalità è caratteristica della modernità) può sottrarsi. Non si può invece parlare della morale post-moderna, perché la fine delle "grandi narrazioni" del Novecento, cioè le ideologie, ha reso impossibile la pretesa di verità assolute, e quindi ci possono essere tante morali. Baumann propone un tipo di morale: la morale nasce, ed è sostanzialmente, il consegnarsi totalmente dell’io al tu (ovvero di me all’altro). È un fatto assolutamente e totalmente individuale e libero. Poiché non può esistere un terzo che mi dice se la mia azione è morale oppure no, non c’è più società, che necessita sempre di almeno tre persone. Ma come si traduce questa definizione individuale nella concreta pratica sociale? Bauman specifica che questa libertà di donarsi è sempre dentro a certi vincoli e costruzioni dati da una struttura che è, appunto, la società. L’impulso ad essere per l’altro, a donarsi all’altro, indipendentemente da come l’altro si atteggia nei propri confronti (questo impulso è stato formulato da Levinas, filosofo ebreo francese contemporaneo) non è razionale, per questo per Bauman la morale (originata da tale impulso) è del tutto irrazionale. L’origine della morale è sempre un atto individuale, implica necessariamente un io (è la mia decisione), mai un noi (non è un atto collettivo, né l’esito di un accordo, perché è sempre la scelta del singolo di atteggiarsi in un certo modo nei confronti dell’altro). Se non c’è l’io l’atto morale non c’è. La morale quindi è un atto del tutto individuale, ma crea la società.

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lunedì, 16 luglio 2007

Che cos’è la vita liquida? tutto ruota attorno ad una metafora – quella della liquidità appunto – centrale nella sua lettura della postmodernità: il liquefarsi della struttura temporale dell’esistenza, intesa come rapporto e connessione continua tra il passato, il presente e il futuro: la fine dell’esistenza, insomma, come progetto unitario, in grado di rinviare e di connettere la propria dimensione presente a quel fascio di possibilità da costruire (attraverso la politica, il pensiero critico, ecc.) che è stato il futuro solido (e utopico) della modernità. I vari aspetti della società “liquido-moderna”: dalla costruzione dell’identità e delle relazioni personali al rapporto con lo spazio metropolitano, dal declinare della sfera pubblica all’ossessione della cura del corpo, dalla “formazione permanente” al carattere provvisorio delle aggregazioni sociali. Il tratto comune di questi fenomeni è dato dalla «mancanza di fiducia nella solidità del tempo», ovvero da una instabilità permanente che domina ogni aspetto del mondo della vita.
La vita liquida può essere così descritta come una «vita di consumi» che «marchia il mondo e ogni suo frammento, animato e inanimato come oggetti di consumo, vale a dire oggetti che perdono la propria utilità man mano che vengono usati». Da qui, il tratto temporalmente rapsodico della condizione post-moderna, che si risolve «in una successione di nuovi inizi, dove sapersi sbarazzare delle cose diventa più importante che non acquisirle» e dove dimenticare attivamente identità, appartenenze, oggetti e ruoli sociali diventa l’unica strategia di vita possibile.La società liquido-moderna si configura così come una società di produzione di massa di scarti, di oggetti e di vite che portano con sé la propria data di scadenza, dominata dal flusso cangiante, metamorfico e inarrestabile delle merci e della moda.

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