domenica, 30 settembre 2007
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Trent'anni fa Walter Rossi moriva ammazzato dai missini della Balduina. Trent'anni dopo Roma, almeno la parte più sana della città, si ferma, rende omaggio e ricorda uno dei suoi figli migliori. Nel corso di questi anni la città è ancora minacciata e oltraggiata dalla violenza fascista. Dall'omicidio di Renato Biagetti all'assalto di Villa Ada, avvenuto a due passi dalla caserma dei Carabinieri di zona, Roma è ancora un luogo di proselitismo ed azione dei neofascisti militanti.
Proprio per questo, la commemorazione di Walter Rossi, oltre che un'occasione di ricordo, di verità e di giustizia, è anche un occasione per riaffermare la "Liberazione" della città medaglia d'oro della resistenza.
Roma non lo ha mai dimenticato. La sua fotografia, con la bella faccia sorridente e i lunghi capelli ricci, ricompare nei manifesti e nei siti a ogni anniversario. Walter Rossi, non solo il nome di una giovane vita distrutta, ma anche il simbolo cruento della violenza politica e l'esempio di un delitto rimasto senza colpevoli. Uno dei tanti negli anni di piombo. Il teatro è quello "nero" dei fascisti del Msi della Balduina, la cui sezione in via delle Medaglie d'oro fa da centro catalizzatore per tutti i "camerati" della zona nord della capitale. Una sezione forte e famigerata, con molti e anche giovanissimi facinorosi in seno, abbondantemente all'opera. Con incidenti e provocazioni contro sedi e militanti di sinistra, comunisti, ma soprattutto Lotta continua, movimento studentesco. Un clima di tensione con episodi di intolleranza, pestaggi, vandalismi, aggressioni, che si susseguivano a ripetizione. Era la Balduina "cuore nero". Ma anche nel resto d'Italia saranno numerosi, al nord e al sud gli episodi di violenza, quasi uno stillicidio quotidiano. Compaiono le spranghe, le fionde, i sassi ma anche le P38, con la polizia pronta ad attaccare in formazione anti guerriglia. A Bologna in marzo, durante una manifestazione è ucciso da un carabiniere lo studente di Lotta continua Francesco Lorusso. In maggio a Roma la polizia, con l'ausilio di agenti travestiti, spara e colpisce a morte Giorgiana Masi. E a Milano sempre nello stesso mese, nello scontro tra sinistra extraparlamentare e polizia, resta ucciso il brigadiere Antonino Custrà. E anche le Brigate rosse sono in azione.
Kossiga arriva a sospendere le garanzie costituzionali e impone un divieto di manifestazione per due mesi. E, il 7 novembre, all'alba, su ordine del ministero dell'interno, un plotone di militi viene inviato alla sede dell'Autonomia romana, quella famosa di via dei Volsci 6, dove vengono messi i sigilli, causa "associazione sovversiva". Un centinaio di militanti è denunciato. Giorni "che valgono anni", ma per la morte del ragazzo comunista Walter Rossi nessuno finora ha pagato.
E ancora oggi a Roma la violenza neofascista non ha smesso di colpire ed aggredire nei luoghi di ritrovo dei giovani di sinistra e persino durante le iniziative culturali del Comune di Roma. La violenza neofascista ha prodotto inoltre l'efferato e vigliacco assassinio a Focene del giovane Renato Biagetti nella notte del 26 agosto 2006, mentre questo usciva in compagnia della sua ragazza da uno stabilimento balneare dove si era concluso un concerto di musica reggae».
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domenica, 30 settembre 2007
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Occupare una fabbrica per impedire ai traslocatori, assoldati dal padrone che delocalizza, di portare via i macchinari; sradicare le piante geneticamente modificate per tutelare la salute di tutti; far sposare una coppia di omosessuali; sedere in silenzio in una assemblea o occupare pacificamente la strada durante un sit-in, sono azioni spesso associate all'idea di «disobbedienza civile». Gesti più che condivisibili, ma di antiche radici, visto che nel luglio 1846, a Concord (Massachusetts ) Henry David Thoreau incontra Samuel Staples, un vigile comunale che esige il pagamento delle sue tasse e si offre persino di anticipare il denaro necessario perché egli possa saldare il suo debito. Thoreau, che da quasi due anni vive in una capanna nel cuore della foresta di Wallden e che viene in città per recuperare le scarpe dal calzolaio, rimane un po' sconcertato. Risponde che, per principio, egli rifiuta di versare soldi allo Stato dal momento che disapprova la sua politica e che non vuole in alcun modo dare il proprio contributo alla guerra contro il Messico. Viene fermato e passa la notte in guardina, anche se una «misteriosa» donna paga le tasse in questione. Assai popolare in questo borgo aperto alle idee innovatrici di Ralph Emerson e degli intellettuali della sua cerchia, riuniti nella rivista The Dial, David Thoreau sente l'esigenza di raccontare questa sua esperienza e di spiegare il suo atteggiamento. Presenta un suo scritto su «Il legame tra l'individuo e lo stato», durante una conferenza a Concord nel gennaio 1848. Elizabeth Peabody, cognata dello scrittore Nathaniel Hawthorne, lo pubblica nella sua rivista Aesthetic Papers, nel maggio 1849 con il titolo «Resistenza al Governo civile» che, nelle Opere complete di Thoreau uscite dopo la sua morte, nel 1862, diventerà La disobbedienza civile. A dire il vero questo testo polemico fu presto dimenticato e lo stesso Thoreau non lo ha mai citato. Fu Tolstoi che, non si sa come, lo lesse e invitò gli americani, in una lettera pubblicata dalla North American Review all'inizio del XX secolo, a recuperare l'atteggiamento coraggioso ed esemplare di un individuo che osa affrontare lo stato che sbaglia. Poco prima, uno studente indiano dell'università di Oxford, Mohandas K. Gandhi, vegetariano, si unisce con altri vegetariani, tra cui Henry S. Salt, biografo di Thoreau, che gli presta quel libricino. Gandhi si entusiasma e, una volta diventato avvocato nell'Africa del Sud, lo pubblica nella sua rivista Indian Opinion, il 26 ottobre 1907. In seguito, e fino al giorno in cui verrà assassinato, nel 1948, non smetterà mai di raccomandare la disobbedienza civile, che associa alla pratica della non violenza. Thoreau è rimasto colpito da Bronson Alcott, un cittadino di Concord dipinto dalla figlia Louisa May sotto le sembianze del dottor March in Little Women, che dichiarava pubblicamente che non avrebbe pagato le tasse finché il suo governo non avesse chiuso con l'indegna politica schiavista. Si racconta che il squire Samuel Hoar pagò il conto, ma la cosa essenziale è un'altra ossia l'idea che un cittadino, consapevole delle proprie responsabilità, potesse da solo ergersi contro il suo governo, per sentirsi in accordo con i principi costitutivi del suo Stato. Ed è questa l'idea che David Thoreau avrebbe a sua volta rivendicato. Di che si tratta? Nelle prime righe del suo libello, egli segnala quanto la presenza di un qualsiasi governo corrisponda a una mancata consapevolezza presso i cittadini. «L'unico obbligo che mi spetti, giustamente, consiste nell'agire in ogni momento in conformità con l'idea che mi faccio del bene».
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domenica, 30 settembre 2007
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Immaginate come potrebbe essere oggi Walter Rossi, uno splendido cinquantenne come molti dei ragazzi dei Settanta sanno ancora essere. Con qualche naturale biancore, qualche sciatalgia ma uno spirito mai domo. Nonostante repressione, droghe prime, droghe seconde, rampantismo, italia da bere e da rubare, politica come carriera, seconda repubblica e fascisti postfascisti a governare lo Stato nato dalla Resistenza. Come sarebbe oggi Walter Rossi. In una Italia che ha accantonato i valori antifascisti da quell'Italia che aveva fatto libera, nonostante l'anno successivo allo strazio di Rossi un altro uomo simbolo della Resistenza qual era Pertini diventasse Presidente. Eccola l'Italia passata e presente, l'Italia di facciata e di sostanza, dei passi oscuri compiuti, di fatto serva d'un realismo politico da far paura. Non scomodiamo la Storia per ripetere cose notissime, di come il fascismo nel Belpaese non sia mai morto. Addirittura con la creazione d'un partito nostalgico coacervo di criminali di guerra e giovani fanatici, ma soprattutto mai morto negli apparati statali e nello spirito di quanti sedevano sotto altre sigle sugli scranni del Potere. Naturalmente c'è stata un'altra Italia, quella ideologica e passionale che non si svendeva, non comprendeva l'amnistia Togliatti e più tardi il compromesso storico, scendeva in strada e lasciava morti a Reggio Emilia, insorgeva a piazza De Ferraris. Dall'epoca delle stragi di stato, che sottoponevano i cittadini a un clima sudamericano con bombe seminatrici di morte e una destra militare che fremeva per il golpe, l'altra Italia riprese a cacciare i fascisti dalle sedi da dove partivano raid assassini. All'inizio dei Settanta l'antifascismo militante fu un modo per resistere alla politica dell'assassinio che vedeva il fascismo di Stato armare la mano degli squadristi di Almirante, Fini e Rauti mentre costoro sedevano in Parlamento. Una petizione popolare per la messa fuorilegge del Msi raccolse centinaia di migliaia di firme e venne pesantemente boicottata a sinistra dal Pci. Accanto a essa c'era la difesa di cortei, comizi, propaganda, iniziative di lotta al carovita come occupazioni di case e autoriduzioni delle utenze. Un amplissimo movimento di popolo che del piombo era solo bersaglio. Piombo fascista e poliziesco.
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giovedì, 27 settembre 2007
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Non è reato occupare una casa
se ci si trova in stato di povertà estrema, perché avere un'abitazione rientra tra i diritti primari delle persone. E' quanto ha stabilito oggi la Cassazione accogliendo il ricorso presentato da una donna che era stata condannata per aver occupato abusivamente un appartamento dell'Iacp mentre versava in condizioni di grave indigenza. La corte d'appello l'aveva condannata al pagamento di una multa di 600 euro per occupazione abusiva, ma la decisione della Cassazione ha ribaltato il verdetto, stabilendo che il diritto a garantirsi un alloggio rientra nel cosiddetto "stato di necessità" che, secondo il codice penale, esime dalla configurazione di certi reati. "Rientrano nel concetto di danno grave alla persona non solo la lesione della vita o dell'integrità fisica, ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona...tra i quali deve essere ricompreso il diritto all'abitazione, in quanto l'esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona", si legge nelle motivazione della sentenza depositata dalla Cassazione.
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giovedì, 27 settembre 2007
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Una nuova vicenda di persecuzione politica ai danni di una forza comunista nel cuore dell’Europa. Dopo la messa fuorilegge del KSM (l’organizzazione dei giovani comunisti della Repubblica Ceca), colpevole di aver inserito testi di Marx e Lenin nel proprio sito internet e proclamato il concetto di “abolizione privata dei mezzi di produzione” nel proprio programma, ora tocca al Munkaspart (Partito Comunista dei Lavoratori d’Ungheria), accusato di “diffamazione pubblica”. E così secondo il Codice Penale Ungherese il presidente del partito Gyula Thürmer ed altri sei membri del Presidium del Munkaspart rischiano fino ad un massimo di due anni di carcere. Anche in questo caso i capi d’accusa sono davvero sorprendenti: quello che la magistratura ungherese considera “diffamazione pubblica”, consiste in una semplice dichiarazione del gruppo dirigente del Munkaspart fatta durante una conferenza stampa, secondo cui la decisione del Tribunale di Budapest di invalidare una loro risoluzione, con la quale si espellevano alcuni membri dal partito, somigliava più ad una sentenza politica che giuridica. È bastato questo per far partire una causa intentata a tutto il gruppo dirigente magiaro che rischia così l’arresto. Se ciò avvenisse, non solo sarebbe in aperta violazione con l’art. 61 della Costituzione ungherese, che concede a chiunque la libertà di esprimere la propria opinione, ma rappresenterebbe un grave "vulnus" democratico nel cuore dell’Europa. L’ennesimo, viste la messa fuori legge dell’Unione della Gioventù Comunista nella Repubblica Ceca, la profanazione della tomba dell’ex leader comunista Janos Kadar a Budapest, la rimozione del monumento agli eroi sovietici a Tallin e la risoluzione anticomunista presentata nel Consiglio d’Europa lo scorso anno. Tutti segnali che parlano di un crescente imbarbarimento che sta attraversando tutta Europa, non solo sul piano culturale (è quanto mai emblematica la recente equiparazione di comunismo e nazismo) ma soprattutto su quello politico, dove si vogliono colpire i partiti, gli uomini, addirittura i simboli, di chi non è stato ancora “normalizzato” e si batte con forza per una società più giusta. È infatti del tutto sorprendente la concomitanza tra i partiti oggetto di indagini giudiziarie, con motivazioni tutte legate alle loro opinioni politiche o al loro orientamento ideologico, con il fatto che questi ultimi si siano battuti contro decisioni giudicate importanti dell’establishment nazionale o europeo. Capita così che il Ksm viene messo fuorilegge dopo essersi distinto, insieme a tutto il PC Ceco-Moravo, nella battaglia contro l’istallazione di una base radar statunitense sul proprio territorio, mentre il Munkaspart viene colpito dopo essersi reso protagonista, negli ultimi anni, di una sorprendente battaglia contro la privatizzazione del sistema sanitario, arrivando ad indire una referendum in cui 2milioni di cittadini si sono espressi contro questa scelta voluta dal governo ungherese, in linea coi dettami dell’Unione Europea. Colpisce pure la strana coincidenza che vede le azioni giudiziarie prendere corso a pochi mesi dalle elezioni. I dirigenti del Munkaspart hanno deciso di appellarsi all’articolo 61 della Costituzione per difendersi dalle accuse di “pubblica diffamazione” ed intanto hanno richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica del loro Paese su questo atto persecutorio nei loro confronti. Centinaia di cittadini di Szekesfehervar, la città dove si sta dando luogo al processo, si sono riuniti davanti alla sede della corte per manifestare solidarietà ai dirigenti comunisti.



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categoria:notizie, girovagando, antifascismo, verità negate
mercoledì, 26 settembre 2007

http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/ladri_biciclette.jpg

Oggi giorno i quotidiani
sembran scritti da Marziani:
tutti i giorni, due su tre
tiran fuori dei dossier
che qualcuno ha compilato
con lo scopo dichiarato
di provar che i trasformisti
transitati da apprendisti
(e poi da controfigure)
dentro le Botteghe Oscure
non si son fatti passare
l’abitudine a imbrogliare.
Dice il Silvio nazionale:
“Non è niente di Speciale”...
Però il clima s’arroventa:
Pier Fassino si lamenta;
Max D’Alema (in barca a vela)
già minaccia una querela;
e non è escluso che sbotti
anche Fausto Bertinotti.
“Cosa vi mettete in testa?
Siamo tutti gente onesta
sembran dire (inascoltati)
i marxisti smarxistati
Questa è solo spazzatura
per guastarci la figura!”
Sarà vero? La sentenza
lascio ai posteri e alla scienza
(se qualcosa ci dirà
con il test del DNA);
però penso, già da molto,
che otterrebbero più ascolto
se gridassero, eccitati,
d’esser ladri patentati.
Perchè il popolo di santi,
vati, eroi e naviganti
che dimora nel paese
si rispecchia nelle imprese
d’ogni tipo d’imbroglione
che ha gabbato la nazione

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categoria:pensieri e parole, intrattenimento, rime baciate
martedì, 25 settembre 2007
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È la notte del 26 settembre 1970, quando, quattro ragazzi anarchici di origine calabrese, e una giovanissima tedesca,
GIOVANNI ARICO', ANGELO CASILE, LUIGI LO CELSO, FRANCO SCORDO, ANNELISE BORTH, muoiono in un incidente stradale alle porte di Roma. Erano partiti poche ore prima da Vibo Valentia ed erano diretti verso la capitale: scopo del viaggio, partecipare ad una manifestazione contro la visita del presidente americano Nixon, ma non solo. Ad attenderli a Roma ci sono anche alcuni compagni anarchici e l'avvocato Edoardo Di Giovanni, al quale i cinque devono consegnare alcuni documenti. Sono mesi cruciali per il Paese, ed i ragazzi muoiono in un'Italia che, appena nove mesi prima, ha conosciuto l'orrore di piazza Fontana, dopo un'intensa stagione di scontri sociali, essi, muoiono in un paese confuso, mentre il "mostro" Valpreda è ancora in carcere e in altre stanze pare si stia preparando, di lì a poco, un colpo di stato. Due mesi prima, a Gioia Tauro, il deragliamento di un treno aveva provocato la morte di sei persone, e le prime indagini, frettolose e farraginose, avevano stabilito che si trattava solo di un incidente ma le cose in realtà erano molto diverse. Gli anarchici reggini avevano lavorato a lungo sulla vicenda, scoprendo un intreccio tra destra eversiva e 'ndrangheta, e il loro collegamento aveva portato dritto a Junio Valerio Borghese, il principe nero. La verità sulla strage di Gioia Tauro, per i tribunali, arriverà solo nel 2001(31 anni dopo ), quando la Corte d'Assise di Palmi, dopo le rivelazioni del pentito Giacomo Ubaldo Lauro, stabilirà che la tesi dei cinque anarchici era corretta, e che la tragedia non era da imputare ad una fatalità, ma all'esplosivo che era stato collocato sui binari prima del passaggio del treno. Mandanti ed esecutori, però, restano ignoti o sono morti, e la giustizia italiana deve fermarsi qui. Si fermano invece a Ferentino (35 anni fa), anche i documenti dei ragazzi, quando la loro Mini si incastra sotto al rimorchio di un autotreno. Incidente, come sostiene la procura di Frosinone, o omicidio, come ripetono i compagni e le famiglie? "In Italia va di moda l'incidente" scriveva Camilla Cederna raccontando come nei mesi successivi la strage di piazza Fontana numerosi testimoni o persone in qualche modo legate alla vicenda avevano perso la vita in misteriosi scontri d'auto. Nella storia dei cinque ragazzi le prime coincidenze riguardano la figura di Borghese, che appare in maniera inquietante sullo sfondo in più occasioni. I fratelli Aniello , alla guida del Tir contro il quale impatta l'auto,risultano essere suoi dipendenti; in secondo luogo l'incidente avviene in vista del castello di Artena, di proprietà del principe Borghese. Nello stesso punto, otto anni prima, era morta in un incidente d'auto la moglie del comandante della Decima Mas, la nobile russa Daria Osluscieff, e nella stessa occasione era rimasto ucciso Ferruccio Troiani, il giornalista che l'accompagnava, stesso incidente d'auto nello stesso punto. Ancora più inquietanti appaiono però le dichiarazioni del pentito Giuseppe Albanese: "L'avvocato Barbalace di Pizzo Calabro, durante la comune detenzione nel carcere di Lecce, ebbe a confidarmi che i giovani anarchici erano stati uccisi da una squadra che era alle dipendenze del principe Borghese. Aggiunse che quello stesso sistema era stato utilizzato per eliminare una parente scomoda dello stesso Borghese", e ancora, i rapporti dell'incidente della polizia stradale sono firmati da Crescenzio Mezzana, che pochi mesi più tardi si precipiterà a Roma per partecipare al fallito golpe. Inoltre, dieci giorni prima dell'incidente di Ferentino, viene ucciso a Palermo il giornalista Mauro De Mauro, marò della X Mas, e tra le molte ipotesi sulla sua scomparsa c'è chi ha sostenuto che fosse a conoscenza delle collusioni tra la mafia siciliana e i piani di realizzazione del colpo di stato diretto da Borghese. Dalla tessera ferroviaria di Casile risulta che il ragazzo aveva compiuto nell'estate 1970 numerosi viaggi proprio a Palermo. E' possibile che anche l'anarchico stesse seguendo una traccia simile a quella di De Mauro? Cosa stava accadendo a Palermo in quei mesi tanto da richiamare tutta questa attenzione? Infine, esiste un'informativa del controspionaggio su quello che è successo a Ferentino, il documento però, contro ogni logica, è compilato dal controspionaggio di Palermo, diretto nel settembre 1970 dal colonnello Bonaventura, braccio destro del generale Miceli, accusato di aver partecipato ad alcune riunioni a Roma come referente dei servizi deviati siciliani. Nel novembre 2001 Aldo Giannuli, consulente della commissione stragi, consegna una relazione al tribunale di Brescia, in cui, sostiene di avere identificato una nuova struttura clandestina parallela ai servizi segreti, attiva dal secondo dopoguerra fino agli anni Settanta, denominata come "Noto servizio".
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categoria:anniversari, anni 70, antifascismo, memorandum, verità negate
martedì, 25 settembre 2007



All’alba del 25 settembre 2005 il diciottenne Federico Aldrovandi muore ammanettato (per soffocamento) a faccia in giù, in una pozza di sangue durante un controllo di polizia (durante un pestaggio di stato). Federico era solo, disarmato e incensurato. La Questura di Ferrara all’indomani dei fatti fornisce diverse versioni (falsificando i verbali), ambigue e contraddittorie. Federico viene descritto come un tossicodipendente , un autolesionista, un violento (le perizie dimostreranno il contrario), infatti nessuna delle tre definizioni corrisponde al vero. Dopo alcuni mesi di estenuante attesa, la madre di Federico decide di aprire un blog, per trovare le risposte che la Questura non aveva ancora dato. Da quando la vicenda diventa nota, attraverso i giornali ed Internet, in Italia e all’estero, le versioni contrastanti crollano una dopo l’altra. In Parlamento si ammette che due manganelli sono andati rotti durante la colluttazione (ma che coincidenza). Vengono rese pubbliche le foto di Federico dopo la morte che dimostrano inequivocabilmente la violenza da lui subita. Parte finalmente una vera e propria inchiesta e i quattro agenti coinvolti vengono iscritti nel registro degli indagati (pagheranno davvero?). Le peggiori ipotesi di pestaggio suscitate dalle fotografie sembrano trovare conferma nei racconti dettagliati di testimoni oculari.

Dopo due anni dalla morte di Federico:

Pretendiamo verità e giustizia
Perché si arrivi rapidamente alla vera verità
Perché finalmente sia fatto un giusto processo
Per difendere la memoria di Federico, a lungo infangata
Perché non accada mai più un fatto simile nelle città d’Italia e non solo
Perché eventuali abusi di potere non vengano mai più insabbiati
Perché finalmente sia fatta chiarezza su altri casi analoghi

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categoria:anniversari, memorandum, verità negate
domenica, 23 settembre 2007
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Considerando gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico, spesso ci troviamo di fronte a dati dispersi e talora apparentemente contraddittori. Occorre quindi rivisitare ogni concetto che utilizziamo in modo tale da poterlo inserire in modo giustificato all’interno di un modello concettuale complessivo. Innanzitutto il
particolato: che è uno degli inquinanti che sono legati ad effetti importanti sulla salute, infatti il particolato atmosferico è in realtà costituito da due componenti. La prima, di dimensioni più grosse, deriva dalla erosione del suolo e degli edifici, ed è costituita da materiale inerte e probabilmente non esercita effetti importanti sulla salute. La seconda, di dimensioni notevolmente inferiori, è invece costituita dalla condensazione nell’atmosfera, specie a basse temperature, di numerose sostanze che derivano nelle aree urbane principalmente dai processi di combustione. Dal punto di vista dei meccanismi potenziali di azione, questa componente del particolato è un buon candidato ad essere un determinante di effetti negativi sulla salute. Infatti è di dimensioni talmente piccole da poter penetrare sino alle parti più profonde dell’albero respiratorio. Non solo, ma la sua composizione è ricca di sostanze biologicamente attive. Contiene infatti sostanze cancerogene (idrocarburi policiclici aromatici), metalli pesanti, solfati e nitrati che possono avere una azione irritante, è errato quindi il termine “polveri sottili”“micropolveri”, perché questi termini ci evocano l’immagine della polvere inerte che osserviamo sulle superfici non pulite,ma invece è appropriato il termine “particolato”. Dobbiamo infatti tenere presente che questo particolato è in realtà in gran parte costituito da aerosol, quindi da sostanze liquide che si sono condensate, come una nebbia, nebbia che nei centri urbani riusciamo anche a percepire quando non riusciamo a vedere nitidi gli oggetti a distanza (edifici, alberi). Il pensarlo come condensato di sostanze dannose è un primo passo per comprendere perché sia così pericoloso e anche perché in inverno, quando le temperature sono più basse, la presenza di questa sostanza aumenti in modo notevole. Il che quindi, crea i meccanismi alla base della associazione che troviamo tra livelli di inquinamento dell’aria ed eventi respiratori e cardiovascolari. Sino ad anni recenti in Italia il particolato è stato misurato come particolato totale (PTS: particolato totale sospeso). La diminuzione di questo è anche stata interpretata come un miglioramento della qualità dell’aria.
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categoria:notizie, inquinamento globale
sabato, 22 settembre 2007


"Io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono", così cantava il signor G, in una delle sue ultime canzoni..e ad oggi, visto il vergognoso ma sempre più dilagante razzismo, è una frase che mi sento di voler, anzi dover gridare, con tutta la forza ed il fiato che ho nella gola. Si perché vorrei gridare a tutti voi piccoli borghesucci da quattro soldi, lo schifo che provo per questa società ipocrita, crestianoborghese, razzista, ma soprattutto ignorante ed ipocrita, che invece di preoccuparsi di combattere chi sta al potere, che mangia a sbafo e viaggia contromano, sicuro che esibendo un tesserino anche scaduto la passerà liscia, si scaglia contro i lavavetri, contro i rom, contro ciò che non capisce, perché ottusamente ignorante, senza un briciolo, ne di cultura ne di memoria storica. Ci si dimentica infatti, tra le tante cose, che il popolo italiano sin da inizio secolo è stato ed è ancor oggi un popolo di migranti, anch'esso, visto che tutti i continenti del mondo hanno vissuto l'immigrazione degli italiani, in cerca di qualcosa di meglio di ciò che in quel momento, poteva offrire il paese natio. Ma purtoppo nessuno ricorda più nulla al giorno d'oggi, o meglio, si ricorda solo ciò che può tornare utile o che non si accetta, a prescindere e senza nemmeno, uno stralcio di volontà, nel capire cosa si ha veramente davanti o quale sia veramente il problema da combattere. Tutto avviene per partito preso o peggio ancora perché lo ha detto la televisione, maledetto il giorno in cui fu inventata, dico io. Ma come, ci stanno spremendo come agrumi, sfrutteranno anche la buccia a bisogno, si lavora per nulla, anzi solo per loro, continuano a prenderci per i fondelli da 60 anni. Ci sfruttano sino all'osso, che poi daranno in pasto ai loro cani, ci girano e rigirano a loro piacimento, mentre loro, i porci al potere, con le loro falsità pre-elettorali, si fanno i porci comodi loro, senza mai pagare dazio, con la loro demagogia rivisitata e aggiornata, sempre nuova e pronta all'uso in qualsiasi momento si renda utile o necessaria. E chi si azzarda solo ad accennare un minimo di protesta viene senza mezzi termini, realmente e rapidamente spazzato via, sepolto vivo, nel più lontano, angusto ed isolato anfratto, murato vivo senza ne se e ne ma. Anche con la piena ragione non ci si può permettere di ostacolarli in alcun modo, e la gente che fa, invece di scendere in piazza, tutti insieme, finalmente uniti in un comune intento, per andarli a prendere uno per uno, per chiedere appunto "spiegazioni", una volta per tutte, di cosa cavolo stiano combinando dentro quel transatlantico, la gente che fà? Se la prende con chi centra poco o nulla, e come pecore ammaestrate, tutti a belare contro il primo lavavetri di turno che per sfamare la propria famiglia, lontana, tenta la fortuna in un paese totalmente diverso dal proprio, umiliandosi ai semafori, pur di non darla vinta a chi , laggiù al suo paese, lo giudicherebbe un fallito se non riuscisse nell'intento. Senza nemmeno porsi il benché minimo problema di perché lo faccia o cosa possa realmente spingere un essere umano in tali umilianti attività, ma al momento, tristemente necessarie per poter sopravvivere. Vergogna, si, solo vergogna è quello che dovreste provare, per i vostri comportamenti, visto che ormai siete diventati un popolo di ignoranti lobotomizzati, che non ha più un briciolo di socialità, ne il benché minimo rispetto di altre culture, migliori, il più delle volte della nostra, e che a mio modo di vedere meriterebbero  molta più attenzione di tanti viziati, ottusi, cafoni e ignoranti italiani.
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categoria:pensieri e parole, girovagando, and no religion too
martedì, 18 settembre 2007
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- Tessuti polmonari
Riparare i tessuti polmonari lesionati grazie alle cellule staminali. Per la prima volta l’esperimento, condotti su topi, è riuscito ad un gruppo di scienziati dell’Imperial College di Londra, che hanno presentato i risultati del loro studio al Congresso dell’Ers in corso a Stoccolma. Finora le malattie respiratorie non avevano tratto grosse speranze dalla ricerca di frontiera sulle cellule ‘bambine’. I polmoni, ha spiegato Sile Lane, che ha presentato i dati nella capitale svedese, rappresentano un terreno difficile per l’ingegneria dei tessuti, poiché sono organi notoriamente complessi. Riuniscono cioè un gran numero di cellule differenti, soggette per di più a un rinnovamento molto molto lento. Da qui le difficoltà e i dubbi degli esperti del settore, benché la prospettiva di ‘riparare’ i polmoni rigenerando i tessuti danneggiati prometta un impatto determinante sulla salute di milioni di persone in tutto il pianeta. I ricercatori hanno coltivato in laboratorio staminali embrionali, differenziandole in modo che queste avessero alcune caratteristiche delle cellule che formano i polmoni. Le hanno poi “marcate” con una sostanza fluorescente, per identificarle una volta iniettate nei topi. Gli animali sono stati dunque divisi in due gruppi: uno composto da topi sani, l’altro da animali con un danno all’epitelio polmonare. Dopo due giorni i ricercatori, grazie al marcatore fluorescente, hanno potuto vedere la strada percorsa dalle cellule trapiantate. E i risultati sono stati “esattamente quelli in cui confidavamo”, spiega Lane. Le cellule “colorate” erano andate a posizionarsi esattamente nei polmoni dei topolini. E negli animali che avevano l’epitelio polmonare danneggiato, la ‘colonizzazione’ era avvenuta soprattutto nell’area lesionata. Nessuna cellula era andata invece a posizionarsi negli altri organi degli animali: tutte erano rimaste fedelmente circoscritte nell’area dei polmoni. La sperimentazione sull’uomo costituisce “il prossimo passo, seppure ancora lontano”, promettono ora i ricercatori. Prima, però, “bisognerà determinare con esattezza la funzionalità e la longevità delle cellule che verrebbero trapiantate.

- Diabete tipo 1 e 2
Le cellule staminali embrionali umane possono essere trasformate in cellule del pancreas che producono insulina e potenzialmente curano il diabete. La scoperta arriva da un’azienda biotecnologica californiana, la Geron, che ha lavorato a fianco di un team di scienziati canadesi specializzati in una tecnica di trapianto chiamata Protocollo Edmonton, capace di ripristinare le cellule produttrici di insulina nei pazienti affetti da diabete di tipo 1. I risultati raggiunti dalla Geron proverebbero che effettivamente le cellule staminali embrionali possono servire a curare il diabete di tipo 2, come prefigurato da tanti esperti. Ora l’azienda si dedicherà al perfezionamento delle cellule pancreatiche ottenute e alla sperimentazione del loro corretto funzionamento negli animali. Finora, infatti, le cellule ottenute sono state create in laboratorio, dove si sono dimostrate capaci di produrre insulina, glucagone e somatostatina, i tre ormoni principali prodotti dalle cellule insulari del pancreas. L’insulina è stata prodotta dalle cellule in laboratorio quando trattate con elevati livelli di glucosio, secondo lo stesso meccanismo che dovrebbe verificarsi nel corpo umano.
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martedì, 18 settembre 2007
http://tn3-2.deviantart.com/fs4/300W/i/2004/257/3/b/La_Vida_Es_Sueno_by_Misantropia.jpg

le persone più false
 son sempre quelle
 alle quali tieni di più
 o quelle alle quali hai voluto più bene !


L'eterna domanda senza l'eterna risposta! Non lo so. Non è importante. Vita solitaria di una solitaria esistenza, mi hanno insegnato e convinto che devo rimanere un animale solitario. Ci s'incontra, ci si ama?, ci si odia?, ci si dimentica, tutto nella più triste e isolata indifferenza. E' esattamente quello che provo, una grande e consapevole indifferenza per voi, per il vostro dolore, per la vostra finta amicizia, ma non per me stesso. Vi guardo, sempre più come una massa indistinta e febbricitante che arranca nella stessa direzione, senza fantasia, senza vita. Semplici decorazioni lungo il vostro penoso cammino della vita. Ho conosciuto anche gente in gamba che è morta troppo in fretta per lasciare qualcosa, di contro ho conosciuto tanta gente che si spacciava per unica, ma che poi a conti fatti era come , se non peggio, di altri. Ho conosciuto uomini che brillavano dopo un litro di vino e alzavano la mano al cielo in segno di sfida. Ma nulla di loro è rimasto, ho conosciuto donne bellissime solo dentro o solo fuori, che fingevano amore, amicizia, ma erano solo rapidi flussi di una consapevole, artificiosa menzogna perpetrata nel tempo, offensiva. Ora solo freddi ricordi e fiori secchi sulle loro tombe. Amo la solitudine, perché la gente comune, quella di tutti i giorni mi annoia, accecata ed occupata dai mali quotidiani credendo essere esistenza. Parlo solo con me stesso, unico e solo di cui mi fidi e non sempre. Trascorro il mio prezioso tempo con uno straccio di lavoro, poi scrivo, penso, mi sconvolgo, sogno e realizzo, ma sempre felice della mia sana solitudine, perché è questo che alla fine voglio, ho scelto. Nel mio "ghetto" mi trovo a mio agio e al sicuro, in una piccola stanza affittata, che sa più di uno scantinato, che di casa, l'umidità e l'odore di pulito di vestiti ad asciugare, ma senza mai farsi assalire dalla depressione, perché è così che voglio ed è questa la mia scelta. Nessun quattrino. Nessun posto dove andare. Nessuno da chiamare. Domani? Spero non troppo diverso da quello che ho avuto oggi, se l'oggi mi è piaciuto, completamente diverso nel caso contrario. Si in tutta franchezza e dopo le ultime esperienze, io amo questa mia sana solitudine, felice di camminare solo per le vie della città eremita alla vita, guardo e studio le piazze, con i  palazzi che fluiscono veloci, vedo proiettate immagini che mi rendono felice, come lo  scivolare tra gli altri a mo di presenza diafana. Una danza quotidiana, oramai perfettamente eseguita dalla nascita, vedendo nella gente una strana falsa pietà, una tristezza riflessa, ma ormai di essi non mi curo più, avendo tentato in tutte le maniere, ma capendo che nulla posso fare, in quanto nulla mi è stato permesso fare. Vedo creature dipinte in brutte tinte, che si ostinano ad apparire splendenti,  osservo la strada che mi precede scorrere viva,  e volentieri mi lascio condurre, la vedo scivolare lenta sui miei passi e la vedo cambiare, mutare. Non credo vi sia fine, in questo avanzare, nessun orizzonte da abbracciare, nulla da donare, perché nulla mi è richiesto e là in fondo per caso un senso per spiegare. Asfalti e prati di un mondo da calpestare, con il solo destino a garantire per me, e della mia amata solitudine la compagnia.


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domenica, 16 settembre 2007


Sabra e Chatila, giovedì 16/9/1982, secondo la testimonianza di alcuni soldati israeliani : dalle ore 17 i massacratori penetrano nei campi da due direttrici, da sud e da sud-ovest; alla testa della spedizione : Elias Hobeika comandante delle milizie falangiste libanesi al soldo di Israele. Dalla testimonianza di Selma sfuggita al massacro : “…eravamo in cinque, mio padre, mia madre, mio fratello, la nonna ed io. Rimango soltanto io.. Eravamo nascosti da ore in un rifugio e siamo usciti perché non potevamo più respirare. I falangisti scendevano dalle dune…la mia gente è corsa loro incontro agitando fazzoletti bianchi e gridando di non sparare. Loro hanno cominciato a far fuoco sugli uomini. Poi sulle donne ed i bambini. Mi sono nascosta in un gabinetto e da lì ho visto ammazzare la mia famiglia e quasi tutti i miei vicini. Il quartiere veniva rastrellato casa per casa. Gli uomini venivano uccisi subito, le donne ed i bambini venivano portati in uno spiazzo…mio cugino di nove mesi piangeva. Un falangista ha gridato “ Perché piange ? Mi ha stufato “ e gli ha sparato in una spalla…poi lo ha afferrato per una gamba e con la baionetta lo ha ucciso… Al mattino sono arrivati camion e furgoni per portare via i cadaveri…ci hanno condotti allo stadio fino a sabato 18 settembre, nella mattinata i falangisti se ne sono andati, allora sono scappata…alla domenica sera sono tornata al campo per cercare qualcuno dalla mia famiglia…ho trovato mio zio Feisal che avevo lasciato come unico sopravvissuto…ma prima di andarsene avevano ammazzato anche lui…” “…vivere o morire per noi è la stessa cosa, perché questa non si può chiamare vita. E’ come se fossimo già morti. Diciamo che siamo in vita perché camminiamo. Ci uccidono cento volte al giorno…Cos’è questa vita. Negli scontri c’è solo qualche metro tra i palestinesi ed i soldati, vuol dire che non abbiamo paura. La vita e la morte sono la medesima cosa per noi. Ma ci rimane la speranza, non dimentichiamo mai la speranza, forse per questo continuiamo a vivere” (Na’el 25anni) La carneficina dura sino alle 10 del mattino di sabato 19 settembre, con uccisioni, bulldozer che demoliscono case, preparano le fosse comuni da riempire per tutta la mattinata, gruppi di uomini e giovani vengono portati via e scompaiono su grossi camion e di loro nessuno saprà mai più nulla. Alle 10 il silenzio della morte cala sui campi Sabra e Chatila, tutto è immobile, come pietrificato, l’unico segno reale sono colonne di fumo che s’alzano verso il cielo e lo svolazzare di nugoli di mosche sopra il fetore soffocante dei cadaveri e del sangue.
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categoria:anniversari, notizie, memorandum, and no religion too, verità negate
domenica, 16 settembre 2007
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Per secoli è stato una chimera, una morsa di ghiaccio e mistero capace di inghiottire uomini e navi. L'imbuto di strettoie e canali, isole rocciose e scogli, la vasta coltre bianca che si richiude dopo il passaggio cancellando ogni traccia. Tanti, dopo la scoperta dell'America, cercarono invano un varco nella rotta leggendaria, quel Passaggio a Nord Ovest sopra il continente americano capace di accorciare la via d'acqua tra Europa e Asia di oltre 4mila chilometri. Qualcuno tornò, senza successo. Molti non tornarono più, alimentando un mito che dai viaggi cinquecenteschi di Hernàn Cortés, John Davis e Harry Hudson arriva fino alla tragico epilogo della spedizione di Sir John Franklin, il nobile e avventuriero britannico che nel 1847 si lanciò con 150 uomini e due navi, moderne e ben equipaggiate, verso i ghiacci artici canadesi della Baia di Baffin. Voleva aprire un passaggio attraverso la calotta per sfociare nel mare di Beaufort, finì intrappolato nella ragnatela montante della banchisa invernale, dai cinque ai dieci metri di spessore. Le tracce trovate in seguito testimoniarono un odissea di fame e freddo; Franlkin e i suoi resistettero un anno, ma non riuscirono a districare le navi neppure in estate, finendo le provviste e morendo, dal primo all'ultimo, di fame e malattie. Solo cinquanta anni dopo, nel 1906, il norvegese R.Amundsen risece finalmente a passare. Con i creditori alle calcagna e un peschereccio per le aringhe Amundsen raggiunge dopo mesi il porto di Circle, in Alaska, ma la rotta aperta non è pratica, le acque poco profonde e insidiose, il tempo ancora troppo lungo e il ghiaccio è un pericolo mortale. La via più breve viene aperta invece nel '44 da una motovedetta della Guardia Costiera canadese, il cui equipaggio all'arrivo però consiglia di lasciar perdere: «per le navi non è cosa». E così la corsa degli esploratori finì, mentre il passaggio a Nord Ovest rimase lassù tra i ghiacci, incartato nel suo labirinto geologico e nel freddo perenne. Fino all'effetto serra. Perché oggi, ora che le emissioni umane e i gas di scaricano stanno surriscaldando e desertificando il pianeta, il ghiaccio è sempre meno perenne. La banchina sta diventando mare e il passaggio a Nord Ovest si è aperto. Il satellite Envisat, che nel 1978 ha iniziato il monitoraggio della zona per conto dell'Agenzia Spaziale Europea, ha infatti registrato i livelli minimi di presenza di ghiaccio da quando iniziarono i rilevamenti. Il passaggio a NordOvest si è riaperto ha spiegato Leif Toudal Pedersen del Danish Space Center. In questi giorni il ghiaccio si è ridotto di circa 3 milioni di chilometri quadrati ossia circa un milione di chilometri quadrati in più rispetto al 2005, anno di riduzione record dei ghiacci artici. Ora, mediamente dal 1980, i ghiacci si riducono al ritmo approssimativo di 100mila km quadrati ogni anno, ma negli ultimi due anni la riduzione è stata un milione di chilometri quadrati. Un enormità, che non solo segna un nuovo record del disastro che sta investendo il pianeta, ma che rischia davvero di rappresentare l'inizio della fine per i poli come li abbiamo conosciuti. Che le zone artiche siano da sempre quelle più esposte ai cambiamenti climatici e all'effetto serra è noto, così come è previsto che l'innalzamento del livello del mare che segue lo scioglimento dei ghiacci sia destinato a spazzare via fette di continenti emersi.
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categoria:notizie, girovagando, orizzonti
domenica, 16 settembre 2007
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La grande minaccia che mette a rischio oggi l'umanità è l'ipertrofia e la mole impressionante di informazioni. Siamo letteralmente inondati, basta digitare una parola su Google e immediatamente appaiono decine di migliaia di risposte, ma la domanda è, quanto sono di utilità alle nostre questioni? Il problema oggi non è l'assenza di conoscenza, bensì la difficoltà di muoverci in questo immenso cumulo di informazioni, molte delle quali sono spazzatura. Per il 99 per cento quella mole di informazione è ingannevole o, comunque, non fa al caso nostro, non ci aiuta a risolvere le nostre domande. Non abbiamo criteri per discernere e distinguere le informazioni che davvero riguardano i problemi più urgenti del mondo contemporaneo, quelle che sono importanti da quelle che non lo sono. Non ne abbiamo né il tempo né gli strumenti. Ecco perché rischiamo d'avere una visione caotica, appannata, sfocata. In questa situazione facilmente possono prendere piede campagne sulla sicurezza e allarmismi sociali - come quella sugli immigrati e i lavavetri, che funzionano come vere e proprie valvole di sfogo delle nostre inquietudini, alla nostra insicurezza, del nostro disagio verso i problemi autentici. Il sociologo tedesco Ulrich Beck ha detto che il nostro è un tipo di società in cui i problemi possono venire inventati oppure messi sotto silenzio. Non riusciremo mai a sapere del tutto ciò che è vero e ciò che non è vero. Per sapere s'intende spesso una conoscenza neutra. Non rischiamo di restare prigionieri di posizioni idealistiche se non evidenziamo che dal sapere nascono anche le ideologie? L'ideologia è stata sempre considerata una forma di conoscenza inferiore rispetto agli altri saperi, a partire da quello scientifico. Soprattutto la credenza è stata scartata, messa ai margini e considerata non degna di essere studiata.
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