
C'è una lapide sulla facciata della Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte a Via del Portico d'Ottavia, quasi di fronte alla Sinagoga. Ricorda che "qui ebbe inizio la spietata caccia agli ebrei". Qui, in un'alba di ottobre, 64 anni fa, si radunarono i camion e i soldati addetti alla "Judenoperation" nell'area del ghetto, dove ancora abitavano molti ebrei romani. Il centro della storia e della cultura ebraiche a Roma stava per vivere il suo giorno più atroce. Era sabato mattina, festa del Succot, il cielo era di piombo, i nazisti bussarono alle porte, portavano un bigliettino dattiloscritto. Un ordine "per tutti gli ebrei del Ghetto", dovete essere pronti in 20 minuti, portare cibo per 8 giorni, soldi e preziosi, via anche i malati, nel campo dove vi porteranno c’è un’infermeria, questo è l'agghiacciante inizio in quella mattina del 16 ottobre 1943. Infatti alle 5,30 in punto del mattino di sabato 16 ottobre, provvisti degli elenchi con i nomi e gli indirizzi delle famiglie ebree, 300 soldati tedeschi iniziano in contemporanea la caccia per i quartieri di Roma. L'azione è capillare, perché nessun ebreo deve sfuggire alla deportazione, sono ordini indiscutibili. Uomini, donne, bambini, anziani ammalati, perfino neonati, tutti vengono caricati a forza sui camion, verso una destinazione sconosciuta. Alla fine di quel sabato le SS registrano la cattura di 1024 ebrei romani. Quel 16 ottobre, si racconta essere un sabato, giorno di riposo per gli ebrei osservanti. E nel Ghetto i più lo erano, inoltre era il terzo giorno della festa delle Capanne, quindi un sabato speciale, quasi una festa doppia. La grande razzia cominciò alle 5.30. Vi presero parte un centinaio di quei 365 uomini che erano il totale delle forze impiegate per la "Judenoperation". Oltre duecento SS contemporaneamente si irradiavano nelle 26 zone in cui la città era stata divisa per catturare casa per casa gli ebrei che abitavano fuori del vecchio Ghetto. L'antico quartiere ebraico fu l'epicentro di tutta l'operazione. Le SS entrarono di casa in casa arrestando intere famiglie in gran parte sorprese ancora nel sonno e tutte le persone prelevate vennero raccolte provvisoriamente in uno spiazzo che si trova poco più in là del Portico d'Ottavia attorno ai resti del Teatro di Marcello. La maggior parte degli arrestati erano adulti, spesso anziani e assai più spesso vecchi. Molte le donne, i ragazzi, i fanciulli. Non venne fatta nessuna eccezione, né per persone malate o impedite, né per le donne in stato interessante, né per quelle che avevano ancora i bambini al seno. I tedeschi bussarono, poi non avendo ricevuto risposta sfondarono le porte, dietro le quali, impietriti come se posassero per il più spaventosamente surreale dei gruppi di famiglia, stavano in esterrefatta attesa gli abitatori, con gli occhi da ipnotizzati e il cuore fermo in gola.