mercoledì, 31 ottobre 2007
G8 GENOVA 2001 - VERGOGNOSA SENTENZA, NEGATO PROCESSO PER I DELITTI DI STATO -


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E' vergognoso che non si voglia trovare la verità su un fatto che ha stroncato una vita umana, insanguinato le strade di Genova, offeso la sensibilità civile e la moralità di milioni di italiani e fatto emergere pesanti accuse sul comportamento delle istituzioni.
Ma è allucinante che di questo disegno siano complici pezzi della stessa maggioranza che, per opportunismo o per ignavia non hanno condiviso il giusto tentativo di fare chiarezza.
lunedì, 29 ottobre 2007
http://www.montecassino-memorial.com/bilder/schlegel/3.jpg

Città del Vaticano è il più piccolo stato del mondo, ma anche il più rispettato. Si tratta, caso davvero unico, di una "monarchia assoluta" elettiva. Grazie al carisma del Papa, all'organizzazione piramidale e non democratica ed all'esercizio delle attività di apostolato e di beneficenza, la Santa Sede amministra i suoi beni e le sue società in tutto il mondo. I suoi beni immobili (beni ecclesiastici) situati in altri Stati, godono in numerose nazioni, tra le quali l'Italia, di regimi privilegiati ed in alcuni casi di extraterritorialità che consentono l'esonero da imposizione di tasse. Per questi regimi speciali, che valgono anche in tema di commerci, di contratti e di donazioni, nonché per l'opacità della sua finanza, Città del Vaticano, pur con le debite differenze, è stata spesso paragonata alle “giurisdizioni offshore” (paradisi fiscali).
In Italia in particolare si intrecciano proprietà immobiliari, attività bancarie e di credito, imprese industriali, finanziamenti diretti e indiretti a carico del bilancio dello Stato Italiano e di Enti pubblici. Ciò crea una posizione di quasi monopolio del vasto mondo dell'assistenza, una presenza costante in tutte le iniziative a favore della gioventù, della gestione di cliniche e di enti ospedalieri. Con il condizionamento operato dalla Chiesa sul Parlamento nella produzione legislativa, necessaria a creare una indispensabile cornice istituzionale e strutturale e soprattutto un confacente regime di privilegio tributario. Attraverso i Patti Lateranensi del 1929 e successivo accordo, che hanno regolato i rapporti tra Stato italiano e Chiesa, e poi con la nascita della Repubblica e dei governi democristiani, lentamente l'Italia divenne la sede temporale del potere ecclesiastico, penetrato per delega nei governi, negli enti pubblici, nelle leggi, nella costituzione materiale. Per mantenere indenne il potere temporale della Chiesa, il Sacro Soglio e le sue propaggini diocesane, non scomunicarono mai le malversazioni e la pubblica corruttela che avveniva sotto gli occhi di tutti fino a diventare sistema di governo e di sottogoverno. «Non è mistero per nessuno ed anzi ormai storicamente accertato, che l'episcopato italiano fu cieco e sordo di fronte al sistema della pubblica corruttela del quale era perfettamente consapevole e spesso direttamente beneficiario. Come accadde, tanto per ricordare un macroscopico esempio, in occasione del vero e proprio "sacco di Roma", che durò dagli anni Cinquanta a tutti i Settanta nel corso dei quali, appalti, piani regolatori, aree verdi o di destinazione estensiva, furono manipolati per favorire Ordini religiosi, grandi famiglie papaline, dignitari della Santa Sede, società immobiliari e palazzinare, dentro una rete di compiacenza di marca vaticana che spolparono la città come si spolpano le ossa di un pollo». Così il Vaticano ha potuto conservare e moltiplicare in Italia immense ricchezze. Gli innumerevoli immobili situati in tutto il territorio italiano e soprattutto a Roma, sono anch'essi favoriti da un regime fiscale che ha del ridicolo. Le chiese sono semivuote ma le casse sono piene. Un fiume inesauribile di denaro affluisce in Vaticano dall'Italia e da tutte le nazioni e comunità dove vi sia una maggioranza cattolica: offerte, donazioni, eredità, quote di imposte. Soltanto una piccola parte di tali ricchezze finisce direttamente in progetti umanitari. Il resto va alla catechesi nelle parrocchie, all'edilizia di culto, al sostentamento del clero (circa 50.000 preti in Italia), ma anche alle banche amiche e da qui la liquidità si ricicla e si moltiplica in investimenti, in titoli, in immobili, in businnes disinvolti, in azioni di industrie e quant'altro. Non per niente spesso il Vaticano, sempre per quanto concerne lo Stato Italiano, è rimasto implicato in vicende strane mai completamente chiarite, dal forte legame con il nazismo ed il fascismo, durante la seconda guerra mondiale, alla pedofilia dei giorni d'oggi, passando per il caso Calvi, il banchiere di Dio, la vicenda del Banco Ambrosiano e dell'assassino di Marco Ambrosoli, il sinistro ruolo dello IOR attraverso il misterioso Marcinkus ed altri faccendieri di alto bordo tra i quali Michele Sindona, il caso Moro etc etc. Il Vaticano ebbe rapporti anche con la banda della Magliana, e curiosa appare la vicenda di Enrico De Pedis, boss della famigerata banda, che riposa tsanquillamente nella cripta della basilica di sant'apollinare,  un privilegio che, secondo il diritto canonico, spetta soltanto al Sommo Pontefice, ai cardinali ed ai vescovi.

 

domenica, 28 ottobre 2007
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Nelle pagine di un quotidiano nazionale, si è letto qualche giorno fà un titolo: “Il ministero boccia la setta anti-cancro”. forse un messaggio contro la “Libertà di scelta terapeutica” ...chissà?. Il tema centrale dell'articolo è sempre il solito, ossia un attacco sistemico e sistematico, ovviamente preordinato, a tutto quello che esce dal paradigma ufficiale, che può mettere in seria crisi l’establishment medico-scientifico e soprattutto le lobbies del farmaco. L’ordine di scuderia è il seguente: abbattere tutto quello che può far “svegliare le coscienze”! Vengono così dissacrati tutti quei Medici che in Scienza e Coscienza portano avanti la vera e unica arte medica, “il medico, con il consenso informato del paziente, deve essere libero di usare mezzi preventivi, diagnostici e terapeutici non provati o nuovi, se a giudizio del medico essi offrono speranza di salvare la vita, ristabilire la salute o alleviare la sofferenza”. Sempre secondo l'articolo del quotidiano, questi ‘stregoni della psiche’ o ‘sciamani delle case popolari’, che contemplano nella malattia non solo il corpo fisico ma anche gli aspetti più intimi dell’essere umano, come la psiche e la mente, sono pericolosi, e sapete perché? Lo dice in apertura sul pezzo giornalistico, che in Europa sono 140 i morti, di cui 11 solo in Italia, finora. Tutti si curavano con metodi alternativi!. Dopo aver sottolineato che in Italia sono ben 11 le morti, si "dimenticano" però di dire quante sono le persone che ogni anno muoiono, sempre in Italia, a seguito dei trattamenti ufficiali per il cancro, quali radio, chemioterapia e chirurgia. Come mai questo vuoto informativo? Forse perché se comparava le 11 morti in Italia con le 150.000 ufficiali, e le 140 in Europa, l'articolo avrebbe perso di efficacia? L’obiettivo si sfuocava? Nonostante la tristissima realtà delle cure ufficiali - nemmeno sfiorata nell'articolo - ci si sofferma solo sulle 11 morti e tutte comunque da verificare singolarmente, causate da percorsi terapeutici non ortodossi e quindi esecrabili a priori. anche se la persona ha scelto di sua spontanea volontà, firmando il consenso informato. Come detto quindi, tutto ciò che può mettere in crisi il Sistema va bandito, screditato, attaccato mediaticamente, e i giornali lo sanno fare molto bene. Il Sistema in questo caso è molto complesso, perché comprende non solo le carriere baronali delle università e le immancabili lobbies del farmaco (un solo ciclo di chemio costa circa 500 dollari. Una singola fiala di cisplatinum per fare un solo esempio, costava 1 milione di vecchie lire!), ma anche tutto l’enorme indotto che spazia dagli istituti di cura, alle cliniche private, alle visite, ecc. Un giro di affari difficilmente calcolabile.
domenica, 28 ottobre 2007
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Ad oggi non ci sono più le istituzioni al servizio del popolo, ma al contrario, ci sono formazioni rigide e autoritarie, con una struttura piramidale di potere. Chi sta al vertice prende le decisioni più importanti e le impone in virtù del principio di autorità, curandosi che tale assetto possa essere accettato grazie alla fascinazione ideologica. In armonia con le caratteristiche del sistema nel suo complesso, che vede il prevalere del più "ricco". Anche se cambiano nome o logo, rimangono sostanzialmente gli stessi perché le persone che li controllano non cambiano. Il sistema partitico, ad esempio, impedisce ai cittadini la libera scelta dei propri candidati politici, imponendoli dall'alto e ostacolando la candidatura di troppe persone oneste o incorruttibili (ne bastano pochissime di queste, tanto per dare una buona parvenza). Tutto questo ha, come scopo principale, di sottrarre la sovranità al popolo, facendogli credere di averla. Si tratta di un metodo che ad oggi ha avuto una certa efficacia grazie a tecniche di manipolazione mentale. La loro vera natura viene accuratamente nascosta grazie a meccanismi sofisticati di propaganda. Da molto tempo chi detiene il potere si cura anche di accrescere le proprie conoscenze per manipolare la mente. I trucchi risalgono all'età antica, ma le tecniche sofisticate di persuasione, e il potere di incidere sulla psiche senza che la vittima ne abbia la consapevolezza, sono acquisizioni recenti, dovute allo sviluppo delle conoscenze psicologiche e sociologiche e dei mezzi di comunicazione di massa. Molti sanno dell'esistenza di ricerche finalizzate ad acquisire maggiore conoscenza dei meccanismi utili al controllo del comportamento umano. Ad esempio, a Londra, in qualche istituto, venivano messe a punto tecniche di manipolazione mentale. All'inizio degli anni sessanta, durante una conferenza alla Scuola Medica di San Francisco, qualcuno disse, "Occorre produrre una sorta di campo di concentramento indolore per intere società, in modo che la gente sarà privata delle proprie libertà, ma sarà felice di ciò, perché sarà dissuasa da ogni desiderio di ribellarsi, attraverso la propaganda, o il lavaggio del cervello", ed anche "Se conosci i meccanismi e le logiche che regolano il comportamento di un gruppo puoi controllare e irreggimentare le masse a tuo piacimento e a loro insaputa".
giovedì, 25 ottobre 2007
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E ' vero, vi è una storia delle lotte, dei movimenti, delle persone e una storia del potere. Su questo non vi è dubbio e Genova lo conferma. La storia del potere è spesso scritta per via giudiziaria. I pubblici ministeri che hanno accusato di devastazione e saccheggio 25 manifestanti sintetizzano bene nelle loro requisitorie questa pratica. Riscrivere, modificare, stravolgere ciò che è accaduto per tentare non solo di cambiarne il senso, ma anche per rimuovere quelle anomalie che rappresentano il segno tangibile della crisi di un sistema. Le roboanti parole, scelte con sapienza da questo o quel servitore dello Stato, pronunciate nelle aule di un Tribunale, dovrebbero coprire quello che centinaia di migliaia di persone hanno vissuto, e che in milioni già conoscono. Quelle parole, diventeranno storia ufficiale quando saranno scritte nero su bianco, in calce a condanne ad anni di carcere per chi ha avuto la sfortuna di essere stato scelto come capro espiatorio e la colpa di essere stato a Genova il 19, 20 e 21 luglio del 2001. L'archiviazione dell'omicidio di Carlo Giuliani, è stato il primo capitolo della storia di Genova, scritta per il potere dai tribunali. Tuttavia commetteremmo un grave errore a pensare che la questione si esaurisca così, in maniera semplificata. Nella requisitoria e nella gestione del processo, traspare ben di più che la sola conferma di un vecchio assunto, con cui tutti i movimenti di lotta hanno avuto a che fare. Innanzitutto per un fatto molto semplice: la storia del potere e quella "sociale", non viaggiano parallele, ma si scontrano, confliggono. Ed è la forza con cui avviene questo impatto, che determina il risultato. Il secondo grave errore sarebbe pensare che anche la storia di movimento sia scritta nero su bianco. Non è così. Questa storia è viva. Dopo le giornate di Genova, nessuno di noi, di quelli che in maniere diverse hanno contribuito a costruire quella straordinaria insorgenza, ha saputo riprendere parola con forza. Alcuni perché hanno preferito tornare, o saltare, nel solco della "politica ufficiale", nei parlamenti e nei partiti. Altri perché, a volte, la pratica dei movimenti, ti porta in strade nuove, difficili da sperimentare, piene di dubbi ed incertezze. In generale non siamo stati capaci di assumere i processi contro alcuni di noi come fatto politico fondamentale, e abbiamo troppo spesso permesso quindi, che la nostra storia fosse scritta da altri.

mercoledì, 24 ottobre 2007

Lo sapete come se dice cor(l)pevole in americano?... Guirty...se dice guirty. sona mejo no. e a me me piacerebbe essere considerato più guirty che corpevole. E' diverso. è.... Mejo. Le parole so' importanti. no..non so' un corpevole no, so' guirty, sembra un pregio!.. L'americani so' potenti co le parole. Dove te mannano? in galera? No! in a jail!... uno ce va più volentieri... jail... ammazza, gaiardo pare er nome da 'na discoteca. Dove è stato tu fijo nell'urtimi tempi?: in a jail. Che soddisfazione pe 'na madre! C'hanno fregato, co' le parole. Se so' scerte le mijori. c'hanno lasciato le più terribili: ergastolo, fedina penale sporca, patteggiamento, boia..ecco Boia per esempio, in americano se dice hangman. E' mejo. Vai sulla sedia elettrica co' più piacere. Sò le parole che fanno la persona.

Se fossi 'n guirty sarei più bello in vorto
Se 'nvece de spaccià fossi dedito ar pushing
Potrei vende' an prezzo più arto
Signore, signore me scusi
Sarei venuto qui per il lavoro
"Sì, certo, ma lei da dove viene?"
Vengo… da tower beautiful monk
tower beautiful monk cioè tor bella monaca
Se me chiamassi Charles Manson e no Romoletto
Penserebbero che fossi n'attore e no un pataccaro
Se er processo se chiamasse trial
Direi con orgojio che quest'anno ho fatto 12 trial
Se le manette se chiamassero silver rings
Le mostrerei a mi fijo con meno vergogna
Se m'avessero chiamato repeat man
E non recidivo
L'amore mio non me avrebbe lasciato


Colle parole è diverso, colle parole fai tutto, colle parole condanni, apri le celle, dici ti amo. Colle parole perdoni. Le parole mie so' state tutte sbajate. Che m’è rimasto. Solo parole.


Potrei dirti che sei na shit
Ma in verità sei 'na stronza
Potrei dirti che ti sei comportata
 da rotten confidential woman
Ma hai fatto l'infame
Potrei chiosare con un death yours
Ma li mortacci tua !
...a parola giusta pe ditte
...che t'amo ancora.

lunedì, 22 ottobre 2007
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Domenica 28 ottobre 2007, anniversario della marcia su Roma, saranno beatificati in San Pietro 498 franchisti, si avete letto bene, saranno beatificati perché, secondo i prelati spagnoli, sono “martiri della Repubblica”. Sarà la più numerosa delle beatificazioni mai realizzate, è prevista una folla di fedeli filofranchisti dalla Spagna e il battage pubblicitario, come sempre, delle grandi occasioni sui media italiani. La gerarchia vaticana con questa "azione di massa" entra violentemente nel dibattito politico spagnolo, e non solo. Il governo Zapatero sta per varare una legge sulla memoria che condanni il franchismo e la chiesa cattolica spagnola, supportata da Ratzinger, prende posizione in questo modo. Ma d’altro canto, attraverso questa iniziativa, le gerarchie vaticane continuano a fare politica in supporto al fronte clerico fascista, e la scelta della data della marcia su Roma allarga il significato dell’operazione, collocandola nel tentativo sempre più visibile di sdoganamento e legittimazione del fascismo, tentativo operato dall’integralista Ratzinger per affermare un modello di società chiuso e reazionario, patriarcale, omofobico e razzista. La beatificazione di 498 franchisti presentati come martiri è un esempio vergognoso di revisionismo storico, la strategia vaticana è ancora il vittimismo, così si costruisce un’iniziativa per mostrare il clero come vittima di sanguinari comunisti quando la realtà storica racconta che la chiesa fu parte di una reazione fascista che portò in Spagna e non solo, alla guerra civile e all’instaurazione della dittatura. D’altra parte in Italia conosciamo bene questa tattica vaticana, infatti negli ultimi mesi si cerca di far passare la chiesa cattolica, gli esponenti del clero e persino i politici che dichiaratamente ne supportano le istanze come vittime di una campagna anticlericale, quando, al contrario, da sempre ormai, la chiesa cattolica condiziona  la vita culturale, politica e sociale del nostro paese e
mai come oggi, in modo sempre più palese, conducendo una campagna di istigazione all’odio e alla violenza contro donne, omosessuali, progresso scientifico etc, producendo così aggressioni, stupri, omicidi e diffusa intolleranza. Dall’operazione revisionista che verrà celebrata domenica 28 ottobre esce rafforzata la marcia del dissolvimento della laicità, fortemente voluto dal Vaticano e operato dalla politica istituzionale, e la creazione di una sempre più forte cultura fascista nella società, basata sulla creazione della paura e sulla caccia alle streghe dello scontro di civiltà.
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categoria:notizie, antifascismo, and no religion too, ideali nefasti, anti razzismo
domenica, 21 ottobre 2007
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Alcune, anzi molte donne dell'era moderna soffrono di una inconscia frigidità, artificiosamente profonda, perché legata a motivazioni rigide, difficili da demolire, perché le sue radici affondano in una personalità egotista, che ha di sé un vero e proprio culto, un compiacimento narcisistico e raffinato delle proprie qualità, il che è ben diverso dall'egoismo e dall'egocentrismo. Questo tipologia di donna, è notoriamente quella che "resta fredda" indifferente, senza provare alcun piacere, sia nei preliminari del rapporto, sia nel congiungimento carnale in tutte le sue fasi sensoriali. Manca il desiderio sessuale, manca la capacità di risposta erotica allo stimolo sessuale. Troviamo indifferenza, apatia, repulsione, rifiuto nevrotico della femminilità sessuale. Non è un sintomo a sé stante, atteggiamento di fredda superiorità alieno-sdegnosa nei confronti degli uomini, superiorità legata sogno del Principe Azzurro, unico degno di servirla, ma porta con sé un pesante corredo di altri sintomi fastidiosi e indisponenti, l'irritabilità, la svogliatezza nelle occupazioni anche ordinarie, la stanchezza anche riposando. Tutto ciò conferma che questa donna spesso è calda, reattiva e passionale. Tutto questo può essere attribuito a molti fattori legati al contorno sociale, ma anche familiare, ad esempio l'eccessivo attaccamento alle figure maschili familiari (padre, fratelli), in una bambina che, divenuta donna, sarà bloccata affettivamente verso un estraneo, o l'eccessivo attaccamento alla madre, simbolo di sicurezza e rifugio, ed un partner maschile verrà sempre considerato un "intruso" nel rapporto madre-figlia. Nel contesto sociale ad esempio, quando vi è una forte rivalità verso le altre donne, percepite come più esperte e più capaci di lei nel soddisfare l'uomo, donde un complesso inconscio di umiliante inferiorità sessuale, o anche il timore di non riuscire a soddisfare l'uomo sessualmente, e quindi di essere privata lei stessa a poter provare piacere, specialmente quando il partner la delude essendosi rivelato un eiaculatore precoce abituale. Quindi, arrivando presto al proprio orgasmo, la deruba del proprio orgasmo, inserendo in lei, o la sensazione di non valere niente sessualmente, o viceversa che gli si sta negando anche a lei di provare piacere. La soluzione è impossibile da trovare, in quanto è lei, la donna in questione, l'unica che ha o potrebbe avere la risposta.
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categoria:pensieri e parole, socialmente utile, universo femminile
domenica, 21 ottobre 2007
Nella sequenza, il vandalo che ha gettato dell'anilina colorando l'acqua della Fontana di Trevi di rosso in azione (BenvegnĂą-Guaitoli)

 
Nel testo della rivendicazione, lungo una trentina di righe, Azione Futurista 2007 annuncia “Noi precari, disoccupati, anziani, malati, studenti, lavoratori, stiamo arrivando con il vermiglio per colorare il vostro grigiore”, e poi: “Voi solo un tappeto rosso, noi una città intera color rosso vermiglio: rieccoci”. Il riferimento alla Festa del Cinema di Roma è chiaro e viene ribadito più sotto nel documento, quando viene sintetizzata in 15 milioni di euro scialacquati, 2,5 milioni di euro solo per pagare il conto degli alberghi. “Quattro cortigiane, una vecchia gallinaccia e un puffo, questo è il Cinema di Roma”, si legge ancora sul necrologio fascista. Un po’ come fece Umberto Boccioni nel 1910, quando nel suo Manifesto dei pittori futuristi dichiarò guerra alla “religione fanatica, incosciente e snobbistica del passato, alimentata dall’esistenza nefasta dei musei”. Il Futurismo, movimento artistico che deve il nome al poeta futur-fascista Filippo Tommaso Marinetti, in cui si disprezzava infatti le idee del passato, con speciale riguardo per le tradizioni politiche ed artistiche. Marinetti e gli altri sposarono l’amore per la velocità, la tecnologia e la violenza, l’automobile, l’aereo, la città industriale avevano tutte un carattere mitico per i futuristi, perché rappresentavano il trionfo tecnologico dell’uomo sulla natura.  Ma il volantino della Ftm tocca anche altri temi. E dopo aver annunciato “per noi futuristi un nuovo millennio, una nuova adesione alle evolute tecniche e ai nuovi mezzi espressivi, interpretando un rinnovamento totale” Il necrologio futur-fascista si chiude al grido di “Eja! Marciare per non marcire, lottare per non morire”. E sul retro del volantino la frase: “Una macchia di colore vi tumulera”. I futur-fascisti i che rivendiano di aver “arrossato” l’acqua della storica fontana romana, d’altronde, erano già stati lambiti dalle cronache nazionali in occasione dell’affissione abusiva dei manifesti di Gianfranco Fini che fa il saluto romano, e sotto la scritta “garanzia ideale e politica”.
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categoria:notizie, antifascismo, veritĂ  negate, ideali nefasti, anti razzismo
domenica, 21 ottobre 2007

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categoria:armonie, girovagando, intrattenimento, peace and love
martedì, 16 ottobre 2007
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Questi emeriti buffoni dei nostri "governanti", non solo ci mancano continuamente di rispetto offendendo la nostra intelligenza, ma violano il mandato elettorale che gli abbiamo assegnato, (con la speranza che al più presto ci toglieremo il brutto vizio di andarli a votare), contravvenendo ad un patto siglato con chi li ha deputati in Parlamento. Ormai è fin troppo chiaro che i  nuovi democristiani del Pd (mai sigla fu più appropriata), ci hanno elegantemente raggirato, sfruttando il nostro voto solo per scalare il potere, facendoci credere di salvare l'Italia e la povera democrazia italica dall'insidia costituita dal "cavaliere nero", che non è Zorro, il giustiziere dei poveri, bensì un bandito mascherato che vive ad Arcore e fa il giustiziere dei ricchi, ma soprattutto tutela e persegue i propri interessi di arcimiliardario. Non certo in funzione antiberlusconiana, ma in chiave antioperaia ed anticomunista va interpretata e spiegata la caduta e la (finta) crisi del governo Prodi, avvenuta il giorno delle Ceneri, data di inizio della Quaresima. Ebbene, in questo dettaglio temporale, non casuale, si ravvisa un segnale e un messaggio ben preciso proveniente dalla curia vaticana, alleatasi con i vertici confindustriali e l'establishment militare filoamericano. Ho usato l'espressione "finta crisi" non per caso, né per errore, bensì perché si è trattato di un'imboscata tesa dai poteri forti (Vaticano, Confindustria, NATO) ai danni della cosiddetta "Sinistra radicale" presente nella coalizione filogovernativa, per indebolirla e marginalizzarla ulteriormente, così come puntualmente è accaduto. Così ora, i vecchi Dc hanno finalmente trovato i loro degni eredi in Parlamento. E che eredi! Si direbbe che gli allievi abbiano superato i maestri. Non appena hanno preso le redini del governo, soprattutto grazie al nostro voto, i nuovi democrancristiani ci hanno preso in giro, contraddicendo le promesse e gli accordi concessi in campagna elettorale.
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categoria:pensieri e parole, notizie, orizzonti, antimperialismo, guerra totale globale
martedì, 16 ottobre 2007
L'immagine “http://www.comune.palermo.it/Eventi/Cantieri%20Culturali%20alla%20Zisa/Fughe%20e%20ritorni/Giulio%20D'Anna,%20Aeroplano%201932.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Viviamo nell'epoca delle sfumature, dei confini indistinti fra diversi generi letterari e sempre più spesso ci imbattiamo in libri che è difficile definire, e tante pagine sono intrise di poesia. E anche la poesia approfitta, utilizza, l'esperienza di un reporter. Leggiamo poesia per molti motivi, per me è un grande tesoro, è la massima espressione del linguaggio e finché vivrà la poesia vivrà la lingua in cui è stata scritta, e quando sarà morta la poesia sarà morta anche la letteratura, quando sarà morta la letteratura morirà anche la cultura. Ed è per questo che è così importante che la letteratura esista e si continui a leggerla. Scrivere è sempre un mistero, un mistero che non si è mai capaci di definire, perché non sappiamo mai come nasce, come si forma, un'immagine letteraria. Sappiamo soltanto che quando compare una certa immagine compare contemporaneamente un sentimento, una certa emozione. Ma da dove venga e come si sia cristallizzata una determinata immagine non sappiamo definirlo. Noi siamo capaci di indicare quel momento, ma non sappiamo indicare la fonte.
postato da: skenderback alle ore 22:11 | Permalink | commenti
categoria:pensieri e parole, arte, armonie, intrattenimento
martedì, 16 ottobre 2007

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C'è una lapide sulla facciata della Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte a Via del Portico d'Ottavia, quasi di fronte alla Sinagoga. Ricorda che "qui ebbe inizio la spietata caccia agli ebrei". Qui, in un'alba di ottobre, 64 anni fa, si radunarono i camion e i soldati addetti alla "Judenoperation" nell'area del ghetto, dove ancora abitavano molti ebrei romani. Il centro della storia e della cultura ebraiche a Roma stava per vivere il suo giorno più atroce. Era sabato mattina, festa del Succot, il cielo era di piombo, i nazisti bussarono alle porte, portavano un bigliettino dattiloscritto. Un ordine "per tutti gli ebrei del Ghetto", dovete essere pronti in 20 minuti, portare cibo per 8 giorni, soldi e preziosi, via anche i malati, nel campo dove vi porteranno c’è un’infermeria, questo è l'agghiacciante inizio in quella mattina del 16 ottobre 1943. Infatti alle 5,30 in punto del mattino di sabato 16 ottobre, provvisti degli elenchi con i nomi e gli indirizzi delle famiglie ebree, 300 soldati tedeschi iniziano in contemporanea la caccia per i quartieri di Roma. L'azione è capillare, perché nessun ebreo deve sfuggire alla deportazione, sono ordini indiscutibili. Uomini, donne, bambini, anziani ammalati, perfino neonati, tutti vengono caricati a forza sui camion, verso una destinazione sconosciuta. Alla fine di quel sabato le SS registrano la cattura di 1024 ebrei romani. Quel 16 ottobre, si racconta essere un sabato, giorno di riposo per gli ebrei osservanti. E nel Ghetto i più lo erano, inoltre era il terzo giorno della festa delle Capanne, quindi un sabato speciale, quasi una festa doppia. La grande razzia cominciò alle 5.30. Vi presero parte un centinaio di quei 365 uomini che erano il totale delle forze impiegate per la "Judenoperation". Oltre duecento SS contemporaneamente si irradiavano nelle 26 zone in cui la città era stata divisa per catturare casa per casa gli ebrei che abitavano fuori del vecchio Ghetto. L'antico quartiere ebraico fu l'epicentro di tutta l'operazione. Le SS entrarono di casa in casa arrestando intere famiglie in gran parte sorprese ancora nel sonno e tutte le persone prelevate vennero raccolte provvisoriamente in uno spiazzo che si trova poco più in là del Portico d'Ottavia attorno ai resti del Teatro di Marcello. La maggior parte degli arrestati erano adulti, spesso anziani e assai più spesso vecchi. Molte le donne, i ragazzi, i fanciulli. Non venne fatta nessuna eccezione, né per persone malate o impedite, né per le donne in stato interessante, né per quelle che avevano ancora i bambini al seno. I tedeschi bussarono, poi non avendo ricevuto risposta sfondarono le porte, dietro le quali, impietriti come se posassero per il più spaventosamente surreale dei gruppi di famiglia, stavano in esterrefatta attesa gli abitatori, con gli occhi da ipnotizzati e il cuore fermo in gola.

domenica, 14 ottobre 2007
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Anche se ancora poco conosciuta, in Nepal e' in atto una lotta che coinvolge milioni di persone che sta trasformando il paese nel modo più radicale immaginabile. Una trasformazione che sta portando il Nepal da essere uno dei più poveri arretrati paesi della terra a proporsi come prima linea del cambiamento e avanzamento sociale nel pianeta. In Nepal una rivoluzione popolare sta scrivendo la storia della fine dell'imperialismo! Per un secolo la cricca che domina il paese al servizio dell'imperialismo britannico e USA e dell'espansionismo indiano ha imposto lo sfruttamento delle masse e il saccheggio delle risorse naturali del paese. Capeggiati da un monarca feudale, hanno violentemente represso la resistenza di operai, contadini, studenti e intellettuali hanno contro sfruttamento e oppressione. La vecchia e marcia società, una prigione per le diverse nazionalità e un inferno per le donne, si è retta grazie alle potenze straniere, allo stato reazionario e al suo bastone, l'esercito e la polizia. Nel 1990 un movimento popolare costrinse la monarchia a rinunciare al potere assoluto e introdurre un sistema politico parlamentare multipartitico con uno dei più vasti archi di diversi partiti al mondo. Il popolo nepalese si aspettava cibo, acqua potabile e condizioni igieniche per i poveri, nuove case, assistenza sanitaria e istruzione. Si aspettavano l'abolizione della discriminazione per casta e per sesso, della subordinazione delle minoranze nazionali, la fine di corruzione, ruberie, nepotismo e corruzione a tutti i livelli dello stato. invece i tanti mali della vecchia società sono peggiorarono ancora, frustrando amaramente le speranze e aspettative del popolo. Fu in questa situazione, il Partito Comunista del Nepal (Maoista) assunse la decisione di lanciare quella che i maoisti chiamano la guerra popolare. Nel febbraio del 1996, iniziando con un pugno di uomini e donne organizzati e con poche semplici armi, spesso artigianali, ma con il sostegno politico di milioni di persone, furono in tutto il paese. realizzati una serie di attacchi contro obiettivi statali combinati con altre azioni di massa cui parteciparono migliaia di persone. Scopo di questa lotta non era imporre solo alcune riforme o raggiungere un accordo per una "spartizione del potere", ma la fine della dominazione straniera, lo sradicamento delle strutture feudali che dominano la società nepalese a tutti i livelli e la radicale trasformazione dei rapporti sociali in tutti i campi.
Il PCN(M) ha affermato che sta dirigendo questa lotta come parte cosciente del processo della rivoluzione mondiale di cui sono partecipi. La guerra popolare iniziata nel febbraio 1996 è finora avanzata con una velocità sorprendente. Con l'80% del territorio nepalese, la maggioranza della popolazione vive in regioni sotto il controllo dei rivoluzionari, mentre il regime del re è confinato nella capitale e nelle altre città.
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domenica, 14 ottobre 2007
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Il principio più importante su cui si costruisce molta dell'offensiva culturale e politica della destra moderna è la confusione. Una confusione scientifica tutta mirata a mistificare concetti tutto sommato semplici, ma che con un ragionevole impegno dialettico possano essere vòlti ai propri fini. Sempre più spesso violenza e sicurezza diventano binomi inscindibili: più sicurezza, meno violenza; più violenza, meno sicurezza. Basta una pennellata al contorno per far diventare la sicurezza non quella di una vita dignitosa e della propria libertà, ma quella dell'esercizio arbitrario dei poteri di repressione e di controllo, nell'illusione che alimentare la pressione in una pentola sigillata non la faccia esplodere ma ne dissipi il potenziale distruttivo. E la violenza diventa quella rappresentata delle curve dello stadio o di una piazza in cui brucia una piccola barricata. Puntare i fari in quest'ultimo caso è facile e fa spettacolo, malgrado i protagonisti, e consente di dimenticare la violenza che ogni giorno ci priva di un pezzetto di dignità, quella che rende possibile al datore di lavoro delle nostre madri di metterle in una scrivania faccia al muro dopo 40 anni di lavoro. L'immagine è tutto, e manipolare i termini del tessuto sociale è un elemento primario nella possibilità di dominarlo. La destra l'ha capito subito e se da un lato si è attrezzata con un impero mediatico, dall'altra ha lavorato ai fianchi le menti delle periferie, convincendole che la loro vita quotidiana era sbagliata, e che dovevano fare di tutto per sconfiggere il nemico, senza specificare quale. Così ritrovi ex banditi che al bar invocano l'intervento della polizia contro i rom e i barboni, oppure gente che contrabbanda qualsiasi cosa che si lamenta dei criminali, come se non fossero loro, come se non fossimo noi. Come se il problema non stesse da un'altra parte, nella barbarie della vita moderna e dei suoi interpreti principali. La sinistra su questo terreno parte in ritardo, e negli ultimi anni la corsa a fare la fotocopia sbiadita della destra è qualcosa che fa sorgere sempre un sentimento a metà tra la compassione e il ribrezzo.
postato da: skenderback alle ore 19:44 | Permalink | commenti
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