
Noi umani possediamo il linguaggio, strumento capace di operare meraviglie, che ci permette di dare un nome alle cose esistenti, ma anche, ancor più miracolosamente, alle cose che non esistono ancora, alle cose come sono e alle cose come potrebbero essere. Grazie al linguaggio possiamo fare scelte, possiamo respingere certe cose in nome di altre, e possiamo anche parlare e pensare a cose che devono o possono ancora venire. Siamo animali "trasgressivi" e "trascendenti" e non possiamo farne a meno, viviamo in anticipo sul presente. Le nostre rappresentazioni anticipano le nostre percezioni, ed il mondo che abitiamo è sempre un passo, o un chilometro, o un anno luce più avanti rispetto al mondo di cui facciamo esperienza. La parte di mondo che sopravanza la nostra esperienza vissuta viene definita "ideale", gli ideali ci devono guidare in territori per il momento inesplorati e per i quali non esistono mappe. La "bellezza" è uno degli ideali che ci guidano al di là del mondo già esistente. Il suo valore risiede pienamente nel suo potere di guida. Se mai arrivassimo al punto segnato dall'ideale della bellezza, essa perderebbe il suo potere, ed il nostro viaggio giungerebbe al termine. Non ci sarebbe più nulla da trasgredire o da trascendere, e quindi nemmeno umana per come la conosciamo. Ma forse, grazie al linguaggio, e all'immaginazione che il linguaggio rende tanto possibile quanto inevitabile, quel punto non può mai venire raggiunto. Definiamo «belle» molte cose, ma di nessuna cosa che definiamo in questo modo possiamo dire onestamente che non possa conoscere un progresso. La "perfezione" è sempre "non ancora". Uno stato di cose nel quale non sia desiderabile alcun progresso è il sogno solo di coloro che devono progredire molto. Forse il concetto di perfezione costituisce un elogio dell'immobilità, ma compito di tale concetto è impedirci di rimanere immobili, perché l'immobilità si trova nei cimiteri, eppure, paradossalmente è il sogno dell'immobilità a tenerci in vita, e fin tanto che il sogno resta irrealizzato contiamo i giorni, e i giorni contano, abbiamo uno scopo e un lavoro da portare a termine...Non che un compito sempre testardamente e clamorosamente incompiuto sia un bene incondizionato o rechi felicità incontaminata. La condizione del "lavoro incompiuto" possiede molte attrattive ma, come tutte le altre condizioni, è meno che perfetta. La memorabile sentenza di Robert Louis Stevenson, secondo la quale «viaggiare con speranza è meglio che arrivare», non è mai suonata più vera che nel nostro mondo moderno, liquido e fluido. Quando le mete si spostano o perdono di fascino più rapidamente di quanto le gambe riescano a camminare, le auto a muoversi e gli aerei a volare, restare in movimento conta più della meta. «Come fare» sembra più importante e urgente rispetto a «cosa fare». Impedire che tutto quel che facciamo in quest'istante divenga un'abitudine, non farsi vincolare dall'eredità del proprio passato, indossare l'identità attuale come si indossano le magliette, sostituibili quando non servono più o sono fuori moda, respingere gli insegnamenti del passato e abbandonare le competenze del passato senza pudori o pentimenti, tutto ciò sta diventando l'elemento distintivo dell'attuale politica della vita e attributo della razionalità nella modernità liquida. La cultura della modernità liquida non è più una cultura dell'apprendimento e dell'accumulazione, come le culture che conosciamo in base alle descrizioni degli storici e degli etnografi, è invece una cultura del disimpegno, della discontinuità e della dimenticanza. In questo tipo di cultura, e nelle strategie di politica della vita che essa approva e promuove, non c'è molto spazio per gli ideali. Ancor meno spazio c'è per gli ideali che sollecitano uno sforzo sostenuto, di lungo periodo, fatto di piccoli passi compiuti verso obiettivi che, per ammissione di tutti, sono distanti. Né c'è spazio per un ideale di perfezione che derivi tutto il suo fascino dalla promessa di porre termine alla scelta, al cambiamento, al progresso. Per essere più precisi, tale ideale può ancora librarsi sul mondo vitale di uomini e donne della modernità liquida, ma solo come sogno, sogno il cui avveramento nessuno si attende più, sogno notturno che svanisce d'un tratto con la luce del giorno, ed ecco perché la bellezza, nel suo significato ortodosso di ideale per cui combattere e morire, sembra star passando un brutto periodo, in cui il significato della "bellezza" subisce impercettibilmente un cambiamento fatale.