lunedì, 31 dicembre 2007
Alcuni consigli dei Veterinari ai possessori di animali per superare indenni i botti di capodanno

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Per i nostri amici animali sta per arrivare la notte più lunga e pericolosa dell'anno: la notte di San Silvestro. Il fortissimo rumore dei botti di mezzanotte può anche ucciderli.
Al cane che è in grado di udire frequenze superiori alle 80 mila vibrazioni al secondo e la cui sensibilità uditiva è altissima i botti causano un vero e proprio dolore, bisogna quindi riservargli molta attenzione. Innanzitutto, se possibile, evitiamo di lasciarli soli organizzandoci in modo da trascorrere la serata di festa insieme ad amici che hanno il nostro stesso problema ma, se proprio è necessario uscire è opportuno assicurargli un ambiente riparato dal rumore degli scoppi, dove non ci siano finestre da cui possa lanciarsi nel vuoto o, se ci sono provvedere ad abbassare le tapparelle coprendo i vetri con più fogli di giornale per evitare che possa ferirsi in quei momenti di particolare stress. Un'altra accortezza da seguire è quella di eliminare dalla stanza mobili spigolosi e soprammobili, poi lasciamogli vicino qualcosa che ci appartiene. E' bene anche infilargli dei batuffoli di cotone nelle orecchie per attutire il rumore esterno. Quando poi il cane viene portato in passeggiata, evitiamo di sguinzagliarlo poiché se un petardo scoppia nelle vicinanze, può fuggire in modo incontrollato con possibili serie conseguenze soprattutto nei pressi di strade trafficate.
I gradi di stress da paura sono diversi da animale ad animale: c'è chi si limita a tremare e lamentarsi, quello che corre a nascondersi, fino ad arrivare a casi drammatici di collasso con arresto cardiocircolatorio.
Per i casi più gravi si può ricorre alla somministrazione di sedativi che però va sempre concordata con il veterinario il quale, conoscendo il carattere dell'animale, può decidere il tipo di farmaco e le dosi giuste da usare. È invece pericolosissimo il fai da te farmacologico
Possiamo comunque aiutare i nostri piccoli amici con dei rimedi naturali come i fiori di Bach: Cerato, Aspen, Rock Rose in soluzione alcolica (30 ml 4 gocce 4 volte al dì) aumentando la frequenza delle somministrazioni se necessario o aggiungere Rescue Remedy (4 gocce al bisogno o più ) nell'arco della giornata soprattutto del 31 dicembre e, se i nostri piccoli amici non gradiscono le gocce alcoliche, queste possono essere diluite in un po' d'acqua.
Per una notte, è opportuno ospitare in casa anche quegli animali che solitamente vivono in spazi aperti come giardino o balcone e mai lasciarli legati alla catena: potrebbero strangolarsi!
Ricordiamoci infine che anche gli altri animali subiscono un forte choc in quei momenti e non trascuriamo nemmeno gatti, coniglietti, criceti, uccellini che in gabbia potrebbero avere attacchi suicidi.   
Nelle strade, per gli animali, la situazione è molto più pericolosa: nei ripari improvvisati in cui si rifugiano, vengono spaventati dai fortissimi scoppi e rischiano continuamente di essere colpiti dai petardi. Gli uccelli, terrorizzati dagli spari, perdono i loro punti di riferimento e iniziano a volare vorticosamente mentre luci e fuochi d'artificio li colpiscono senza sosta.
Un po' di attenzione ma soprattutto di rispetto e amore verso chi ci riempie la vita col proprio affetto eviteranno che il 1° gennaio e i giorni successivi i centralini delle "forze dell'ordine", canili, veterinari e associazioni animaliste, siano invasi da decine e decine di telefonate disperate di proprietari che cercano il loro cane.
Per finire ricordiamoci che cani e gatti spaventati dai fuochi possono, presi dal panico, compiere gesti inconsulti: gettarsi dalla finestra, tentare di sfondare porte a vetri, infilarsi sotto i mobili e tirarseli addosso e, se stanno per strada, correre all'impazzata rischiando di finire sotto un'auto o in qualche dirupo ma anche causare incidenti mortali per l'uomo !.

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categoria:notizie, socialmente utile, amici animali
domenica, 30 dicembre 2007
Si è spenta una delle voci più importanti della Barbagia. Peppino Marotto, sindacalista, poeta, scrittore e cantante, conosciuto e amato in tutta la Sardegna, membro fondatore dei 'Tenores Supramonte di Orgosolo', è stato ucciso questa mattina in un agguato proprio nella sua Orgosolo, il paese dei 'Murales'. Marotto, 82 anni, è stato freddato mentre, intorno alle 10.30 di ieri, come d'abitudine, comprava i giornali all'edicola del paese in pieno centro, in Corso Garibaldi: sei colpi di pistola lo hanno raggiunto alla schiena e per lui non c'è stato più niente da fare.  Con tutta probabilità il killer di Marotto era solo e conosceva molto bene le sue abitudini. Ha aspettato la vittima in un vicolo adiacente alla chiesa e quando lo ha visto arrivare l'ha raggiunta e gli ha sparato alle spalle poco prima che entrasse nell'edicola. Successivamente sarebbe scappato/a a piedi riuscendo a far perdere le proprie tracce. In ogni caso è giallo sul movente, anche se l'impegno sociale e politico di P.Marotto era ben nota a tutti, amici e nemici.
La cosa a cui non si riesce a non pensare, perché altro non si riesce a pensare di fronte a questa uccisione orgolese senza senso, apparentemente, visto l'impegno sociale e politico noto a tutti, Amici & Nemici di Peppino Marotto. A Nuoro, qualche decennio fa, non so più in che occasione pubblica, alla Biblioteca Satta oppure all'ISRE. Marotto ce l'aveva con qualcuno delle sue parti, non importa chi e perché, tanto non me lo ricordo. Denunciava con forza una qualche malefatta. E quest'altro che gli dice di lasciare perdere, che quelli sono gente pericolosa, non ci mettono molto a cercare sangue: «Peppi', semper bucca manna ses!».
E lui, che ancora vecchio non era, in tutta calma dice: «Un favore mi fanno, a morire per qualcosa, se morire si deve!».
Per che cosa è morto ammazzato Peppino Marotto? È probabile che non importi, quello che forse gli inquirenti stabiliranno essere il movente di quei colpi di pistola alla schiena, movente abietto e futile sicuramente, che importa solo all'assassino.
A noi importa altro, lasciandoci il beneficio d'inventario di ciò che ci lascia, Peppino Marotto Bucca Manna, che ha cantato le transumanze dei pastori in marine e campidani, in Carsi e agriturismi, fuggendo «da su mere e da sa mal'annada», che ha detto e fatto, e che alla fine come il poeta di Pedru Mura «l'ana mortu cantande chin sa cantone in bucca».
L'ultima volta che ha cantato, in pubblico, ha cantato per Antonio Gramsci. A quella sua bocca noi continueremo a dare voce. Chssà se il suo assassino ha mai pensato che gli stava facendo un favore.



Sa Brigata Sassaresa


Cussos de sa brigata sassaresa
c'hana vattu sa gherra europea
còntana ancora s'intrepida impresa;

Comente vin trattàdoso in trincea,
sena iscarpas, bestìrese, aliméntoso
affrantos de sa bellicosa idae;
furibùndoso in sos cumbattiméntoso,
sena connoscher bene sa resòne
d'inumanos massacros, tradiméntoso;
e Lenìn, cun sa Rivoluzione,
c'haìad fattu sa gherra vinire
in d'una gherradore Nazione.

Si domandaini: a chie obedire?
comente si devìan cumportare?
cale vin sos nemigos de bocchire?
It'est su chi podìan balanzare
sos pòveros pastores de Sardigna
da cussu orrendu iscuntru militare?

Lis han finas promissu sa cunsigna
de sas terra c'haìana tancadu
chent'annos prima sa zente maligna;
ma cand0hana sa gherra terminadu
cun s'isconfitta 'e sos Astros-Ungàroso,
nen tribagliu nen terra lis gan dadu;
sos riccos fin prus riccos prus avàroso,
ca bendìana s'anzenu sudore
-male pagadu- a prezios càroso;

naràini a su sordadu pastore
chi sa curpa 'e sa sua povertade
vi s'isciopero 'e su tribagliadore;
e lon hana mandàdoso in cittade
pro vagher gherra a sos iscioperantes
chi pedìana paghe e libertade.

Ma Gramsci narada a soso militantes
de sa classe operaia: sos sordados
sardos s'annan cun sos tribagliantes;
cand'ischin chie sus sos isfruttàdoso
e chie sune sos isfruttadòrese,
si pentin cussos chi los han mandàdoso.

Infattis, chene gloria e onores,
dae Torinu los han trasferidos,
ca no hanu obbedidu a sos signores.
Sos operaios tantu agguerridos
su noighentosvinti hana occupadu
sas fàbbricas, cumpattòso e unìdos;

Torinu viada su puntu avanzadu
in sa lotta de s'occupazione,
ca vi da Gramsci bene organizzadu;
ma pro sa vera liberazione
dae s'insfruttamentu padronale
bi gherìad sa rivoluzione;
e no han decretadu in generale
s'isciopero, sos capos riformistas,
pr'imponner sa giustizia sociale.

Dae Torinu sos Ordinovistas
naraina: Custu est su monumentu
de abbolire sos capitalistas,
sinono ha a leare supravventu
su capitale cun sa prepotenzia,
seminende terrore e ispaventu;

unu sistema de delinquenzia
pro tantu tempu hada a cancellare
de su socialismu s'esistenzia.
E Gramsci non podìada isbagliare.
 
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categoria:notizie, esseri unici, il poeta della barbagia
domenica, 30 dicembre 2007
"Considerando l’uomo come in balia di fattori ambientali o di una struttura socioeconomica sulla quale non può avere alcuna influenza, non solo si riduce ogni scienza dell’uomo alla semplice descrizione e categorizzazione delle modalità con cui egli è plasmato dal suo intorno sociale, ma si rende illegittima, o perlomeno inutile, l’esistenza stessa della psicologia dinamica. Infatti, a ben poco servirebbero gli sforzi della psicoanalisi nel modificare la struttura psichica del paziente, se si assumesse che questa, così come il suo comportamento, è comunque determinata da circostanze esterne."
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Amo la Vita
nella felicita' che ricevo,
nel dolore che sento.
Amo la Vita
quando il sole mi brilla negli occhi
e tutto risplende di colori
Amo la Vita
quando passeggio nei boschi
e Lei colma il mio mondo di fantasia.
Amo la Vita
quando Lei mi regala un turbine di idee.
Dopo, qualcosa di nuovo ne nasce.
Amo la Vita
quando il cielo diventa tempestoso
e l'angoscia e la paura ghiacciano il cuore.
Amo la Vita
quando il soffrire sommerge la mente.
Dopo, mi riscopro e sono arricchito,
più nuovi i sentimenti,
più profonde le emozioni,
più lucida la comprensione,
Amo la Vita,
perchè una volta ero svuotato e senza più visione,
ogni atto era inane, ogni decisione
raggiungeva la stessa conclusione.
Ero pronto a tradirLa.
Dopo, ho sentito che la Vita
mi riempiva di ricchezze.
Amo la Vita
Lei mi ha fatto scoprire coloro che io amo,
Lei mi ha fatto creare colui che io adoro.
Il mio mondo si espande al contatto con gli altri
e il mio domani mi diventa infinito.
La Vita mi riempie di ricchezze.
Amo la Vita
la Vita mi e' amica.

sabato, 29 dicembre 2007




Il 25 dicembre 1977 si spegneva in Svizzera, sua terra d'adozione e luogo in cui trascorse la vecchiaia, Charles Spencer Chaplin. All'inizio fu Charlot, con la sua famosa bombetta in testa e ai piedi delle scarpe enormi che gli conferivano, nell'andatura, l'impareggiabile camminata a papera. Descriveva l'incontro con il suo personaggio come una casualità, una sorta di favola natalizia. Entrato in un magazzino di vestiti come uomo dalla normale apparenza, con un guizzo di fantasia, ne era uscito come The little trump, e da allora fino ai primi anni quaranta fu riconosciuto come tale. "La mia immagine agli occhi dell'uomo della strada? Una figura patetica, malvestita, la bombetta ammaccata, i calzoni con la vita alle ascelle, le scarpe lunghe lunghe e una canna da passeggio: riassume tutta la mia filosofia...Quando le sue speranze, i suoi sogni e le sue aspirazioni si dissolvono nella futilità e nel nulla, lui si stringe nelle spalle e gira i tacchi.Ciò dimostra come tra il riso e le lacrime il passo sia breve, e viceversa ". È stato il primo clown cinematografico, nei suoi occhi celava l'arte di fondersi con il mondo e lasciava che il mondo fuori si fondesse con lui. Era emblema del tutto, catalizzatore del sentimento umano, portatore dei vizi e dei tic della gente. Nei film che Chaplin diresse e interpretò dopo gli anni quaranta, da Il grande dittatore a Un re a New York, la ricerca che continuava ad animarlo era di mostrare l'uomo così com'è. Con lo sguardo di un bambino che si nutre di realtà, riuscì a manifestare chiaramente l'essere viziato della società contemporanea, analizzandola con un'ottica critica ma giocosa, ridicolizzando se stesso per annullare ciò che di marcio c'è nel mondo al di fuori di lui. Non si adeguò mai completamente all'introduzione del sonoro, e con il muto morì anche Charlot. Il piccolo omino si tolse le scarpe, attaccò al chiodo berretto e bastone ma mantenne i baffetti ben allineati per interpretare il ruolo di un dittatore passa guai, sulla ironica falsa riga di un altro purtroppo noto dittatore tedesco. Se il mondo dovesse soffermarsi per un istante su un'immagine che possa rappresentare Charles Spencer Chaplin, tutti, probabilmente, si soffermerebbero sulla sua grazia, forse malinconica, ma trasmessa da due occhi di ghiaccio che hanno sempre fatto sussultare ed emozionare per il magnetismo e la decisa forza accusatrice.
venerdì, 28 dicembre 2007

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Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle 'i'
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

 Pablo Neruda
postato da: skenderback alle ore 13:50 | Permalink | commenti
categoria:pensieri e parole, ode alla vita
martedì, 18 dicembre 2007
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L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha detto SI alla moratoria universale sulla pena di morte. I voti a favore sono stati 104, quelli contrari 54, le astensioni 29.
Il governo italiano, che ha sostenuto con forza l’iniziativa all’Onu, era rappresentato al Palazzo di Vetro dal ministro degli Esteri e vicepremier Massimo D'Alema. (anche se il vero merito spetterebbe ad altri). Proprio D’Alema in mattinata si era detto ottimista e aveva parlato di «risoluzione di portata storica».
La moratoria è stata approvata alle 11,45 ora di New York, le 17,45 in Italia, dopo le dichiarazioni di voto contrarie di Antigua e Barbuda, Barbados, Singapore e Nigeria e quella favorevole del rappresentante del Messico.
Alla fine i voti a favore sono stati cinque in più rispetto a quanto pronosticabile nelle migliori previsioni. E, soprattutto, è stata superata agevolmente la soglia «psicologica» dei cento sì che dà al provvedimento maggiore forza e consistenza.
Il 15 novembre, forte di 99 voti, la Terza Commissione dell'Assemblea Generale dell'Onu aveva approvato la risoluzione al termine di un dibattito che aveva visto schierato contro la proposta un fronte composito, che metteva insieme gli Stati Uniti e alcuni loro avversari storici come Iran, Sudan e Cina. Nelle ultime ore prima del voto definitivo quattro Paesi - Guinea Bissau, Repubblica Democratica del Congo, Kiribati e Palau - avevano sciolto la riserva decidendo di schierarsi per il sì.
L'approvazione della risoluzione per la moratoria sulla pena di morte, che di fatto significa un invito alla «sospensione» di tutte le esecuzioni già programmate e il divieto di infliggerne di nuove da parte dei tribunali dà l'opportunità di aprire un dibattito «anche in vista dell'abolizione». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, pochi istanti dopo il sì dell'Onu alla moratoria sulla pena capitale. D'Alema ha parlato anche di «grande soddisfazione» e di «risultato al di là delle aspettative».
Anche il premier Romano Prodi ha accolto con grande entusiasmo la notizia del voto favorevole dell'Assemblea: «E' un giorno storico - ha detto - la commozione è intensa». Il capo del Governo ha sottolineato che «l’orgoglio dell’Italia è di aver promosso per prima un’iniziativa progressivamente trasformata in una grande coalizione intesa a favorire i diritti dell’uomo». In questo modo, ha sottolineato, «l’Italia ha molto contribuito alla diffusione della pace e giustizia nel mondo»

L'immagine “http://www.dissenzoo.com/striscione_pena.gif” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Fonte : http://www.nessunotocchicaino.it/

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postato da: Anarkika77 alle ore 23:55 | Permalink | commenti
categoria:notizie, nessuno tocchi caino
martedì, 18 dicembre 2007


" Nel vallone di Scammacca

i carrettieri ogni tanto
lasciavano i loro bisogni
e i mosconi ci volavano sopra
andavamo a caccia di lucertole
il vagone della Circumetnea
i saggi ginnici, il Nabucco
la scuola sta finendo. "
Man mano che passano i giorni
questa febbre mi entra nelle ossa
Anche se fuori c'è la guerra
mi sento una stranezza d'amore
l'amore
E quando ti incontro per strada
mi viene una scossa nel cuore
e anche se fuori si muore
non muore questa stranezza d'amore
d'amore
E quando ti incontro per strada
mi viene una scossa nel cuore
e anche se fuori si muore
non muore questa stranezza d'amore
l'amore
Man mano che passano i giorni
questa febbre mi entra nelle ossa
Anche se fuori c'è la guerra
mi sento una stranezza d'amore
l'amore.

postato da: skenderback alle ore 22:17 | Permalink | commenti
categoria:pensieri e parole, solo per te, peace and love, stranezza d amore
sabato, 15 dicembre 2007
Borghese+FangoLa volontà  di annunciare la fine di un'epoca, da parte di molti che si dicono "comunisti", e di lavarsi le mani da ogni responsabilità, quanto meno per il presente e per il futuro, produce molte sintesi affrettate verso nuove metafisiche, che si pongono a filo di lama fra la versione borghese conservatrice del trionfo dell'"individualità contro il collettivismo", con strizzatine d'occhio fin anche alla "nuova destra estrema" e la versione moderna dell'individualismo "eversivo". Così, dopo aver straparlato di materialismo dialettico, si finisce col cambiare cavallo e balzare in groppa all'"individualità liberata". Vizio invero non nuovo della generazione sessantottina che, al posto di parlare di se stessa, per non scoprirsi a sinistra (anzi per "sfondare" a sinistra) deve rappresentarsi come generale, anzi universale. Si conosce l'insofferenza atavica dei sessantottini per l'"ortodossia marxista" ed è meglio perciò rinunciare ad argomentare sulla base degli assunti "classici" sul rapporto "essere-coscienza". Meglio restare piuttosto al terreno delle influenze nefaste e paralizzanti che questi discorsi esercitano sul dibattito rivoluzionario, non tanto o solo sul terreno delle teorie del linguaggio, quanto soprattutto nelle conseguenze politiche. In questi discorsi, che danno le classi già in via di estinzione, sarebbe la individualità, meglio se nella forma trasgressiva e violenta, a giocare il ruolo protagonista. Per cui non ci sarebbe più da rompersi il capo per riuscire a far pendere il piatto della bilancia a favore del proletariato, attraverso l'organizzazione cosciente. Il processo organizzativo o di ricomposizione politica del proletariato non si darebbe più attraverso la negazione della propria sorte privata e la sua identificazione in quella della classe, ma per affinità. Ed in definitiva chi abbia affinità da vendere e individualità forte da imporre, è facile immaginarlo: è l'intellettuale, che a differenza della massa ha il gusto dell'originalità. Bisognerebbe, secondo questi discorsi, farla finita con il "finalismo spersonalizzante" che ci impedirebbe di vivere come soggetti trasformati/trasformanti il nostro presente e, soprattutto, bisognerebbe farla finita con la macchina organizzativa che ci stritola come individualità e con la "politica rivoluzionaria" che cattura e piega i voli della trasgressione alle esigenze della liberazione proletaria. Si assiste insomma a un processo, questo sì all'interno e contro gli interessi del proletariato, di recupero dell'individualismo liberato, che, a differenza di quel che avviene per gli ex "gauchistes" francesi, non è rivendicato come teoria e pratica tollerante di e per "soggetti borghesi", ma da parte degli italiani, piuttosto legittimato come "rivoluzionario e comunista". Questo, invero poco nuovo scenario teorico, è dominato da una notizia a mo' di prefazione, ossia, lo stato borghese ha sconfitto le organizzazioni armate degli anni Settanta, informazione questa davvero poco contestabile sul piano militare, anche se assai più equivoca sul piano politico, e con esse l'intera esperienza di lotta e di organizzazione del proletariato di una intera epoca storica. La prova ne sarebbe per alcuni che la borghesia è più che mai padrona del campo, per altri che non sarebbe neppure più sul campo, obsoleto lo stesso suo concetto. Ma, a nostro avviso, è proprio questo messaggio che si vuol far discendere dalla scarna notizia sulla sconfitta delle organizzazioni armate a mancare di fondamento, al primo esame un po' più attento. Come giudicare se il ruolo storico positivo della borghesia esprima ancora una capacità di conquistare spazi e di manifestarsi secondo una sua propria logica incontrastabile, secondo alcuni perfino producendo i post di se stessa come classe, o invece se la coniugazione di crisi e di antagonismo proletario in atto lo ridimensioni e deformi costantemente, disgregandone la coerenza interna, anche se non vi può essere alcun ragionevole dubbio che la borghesia ha oggi il potere?
postato da: skenderback alle ore 19:11 | Permalink | commenti
categoria:anni 70, orizzonti, autocritiche, ideali perduti, anti radical-chic, rivoluzionando
martedì, 11 dicembre 2007

L'immagine “http://www.chieracostui.com/costui/images/foto/pinelli.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/66/DSC03235_-_Milano_-_Piazza_Fontana_-_Lapide_per_vittime_attentato_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_10-feb-2007.jpg/300px-DSC03235_-_Milano_-_Piazza_Fontana_-_Lapide_per_vittime_attentato_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_10-feb-2007.jpg

La sentenza di appello per la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969) non è scandalosa come molti hanno detto e scritto, ma è la regola. Ripristinata. Dopo poche anomalie. Piccole e parziali. I fatti, Il 12 marzo la corte d'appello di Milano ha assolto dal reato di strage (ergastolo) Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni quali responsabili dell'attentato che più di 34 anni fa causò 16 (più uno) morti e 84 feriti nella Banca nazionale dell'agricoltura. Nel giugno 2001 i tre erano stati condannati all'ergastolo. In più Stefano Tringali si era beccato tre anni per favoreggiamento. Ironia della sorte: è l'unico colpevole con una pena ridotta a un anno. Ma se non ci sono colpevoli per chi ha fatto favoreggiamento? Misteri della giustizia italiana. O meglio non ci sono misteri, c'è soltanto la volontà di "chiudere" una pagina che vede lo stato italiano come colpevole di complotti e stragi. Perché è la regola in questo criminale affare? Molto semplice. Perché fin dallo scoppio di quelle bombe (una a Milano e due a Roma) gli apparati dello stato hanno fatto di tutto per depistare e occultare la verità. Ricordate? All'inizio il mostro che aveva messo la bomba era un anarchico, Pietro Valpreda, ma non solo anarchico anche ballerino, quindi uno spostato, un diverso con la bramosia del sangue e della rivoluzione. E da lì una campagna (ossessivamente orchestrata, neppure troppo intelligentemente, ma mediaticamente martellante) contro gli anarchici e la sinistra "rivoluzionaria". Con un contorno altrettanto drammatico: il "volo" di un anarchico milanese, Giuseppe Pinelli, dal quarto piano della questura di Milano. Ebbene quella montatura aveva funzionato per poco tempo, poi un oscuro giudice veneto di Treviso, Giancarlo Stiz se ne era uscito con un mandato di cattura contro due neonazisti: Franco Freda e Giovanni Ventura. Per Stiz erano loro i responsabili, non Valpreda, di quella strage. Prima anomalia. Che contraddiceva l'istruttoria "istituzionale" dei magistrati romani Ernesto Cudillo e Vittorio Occorsio. I due avevano puntato subito (e come mai?) su Valpreda e sui suoi compagni del circolo 22 marzo. Da lì una sequenza di processi che definire ridicoli è poca cosa. Il 23 febbraio inizia il processo per la strage che vede sul banco degli imputati sia gli anarchici Valpreda e i suoi compagni (con un'aggiunta di Mario Merlino, nazista infiltrato nel gruppo 22 marzo) sia i nazisti Freda e Ventura. Tutti insieme appassionatamente per confondere le acque (la consunta, ma sempre sbandierata teoria degli "opposti estremismi") e non far capire che cosa è veramente successo. Ma il 6 marzo i magistrati romani (responsabili della montatura, ricordiamoli: Occorsio e Cudillo) capiscono che non ce la faranno ad andare avanti. Il processo viene così spostato a Milano: il luogo della strage. Il luogo dove, secondo le leggi dello stato italiano, si sarebbe dovuto tenere fin dall'inizio il processo. Ma che succede? Il procuratore generale del capoluogo lombardo, Enrico De Peppo, sostiene che Milano è una città in mano ai "rossi": legittima suspicione. Il processo viene dirottato (esiliato?) a Catanzaro. Ma bisognerà aspettare quasi dieci anni dalla strage (23 febbraio 1979 per arrivare alla prima sentenza. Freda e Ventura vengono condannati all'ergastolo per strage, Valpreda e compagni assolti (insufficienza di prove), ma condannati per associazione a delinquere. C'è però una postilla interessante. I giudici di Catanzaro rinviano a Milano gli atti che riguardano gli ex presidenti del consiglio Giulio Andreotti e Mariano Rumor e gli ex ministri Mario Tanassi, difesa, e Mario Zagari, giustizia. Dire che i quattro uomini politici escono quasi subito dal processo è come raccontare una di quelle vecchie barzellette che tutti conoscono. E infatti finisce come tutti già si aspettavano: "Scusate il disturbo".

lunedì, 10 dicembre 2007
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Lei
- avanti il prossimo
Lui - ( ansima)..sono vivo.. per sbaglio, ..ma quando due persone si accoppiano..smettono... di ragionare non sono certo io.. il frutto dell'amore....io, ..così sgraziato, così... convenzionale
Lei - Mhhhmmmmm
Lui - Vieterei alle persone di accoppiarsi se distanti dalla concezione di bello....non trovo pregi in me, o forse uno...l'autocritica...una forte e distruttiva autocritica
Lei - ....Pensi mai al suicidio
Lui - Noooo...troppa personalità...Noo
Lei - Tieni...(porge una pistola)...Prego !
Lui - Noo...Nooo....Noooo
Lei - (spara)

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domenica, 09 dicembre 2007
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Vi siete mai fermati a leggere un articolo di un giornale che parla di sostanze con nomi illeggibili o addirittura indecifrabili? Ad esempio E951, E221, E513. . . no, non sto dando i numeri, ma sto elencando solamente alcuni “codici” che potreste trovare sull’etichetta di qualche prodotto che si consuma abitualmente non sapendo che lo stesso, potrebbe danneggiare gravemente la salute. Cercheremo qui di spiegare al meglio che bisogna fare attenzione a ciò che mangiamo e soprattutto a ciò che diamo da mangiare a chi ci sta affianco. Il primo codice cifrato di cui sopra è E951, così a vederlo sembrerebbe innocuo, ma entriamo nel dettaglio: Aspartame oppure L.alpha.aspartyl.L.phenylalanine. methylester Dolcificante presente nel 90% dei prodotti con dicitura Light o senza zucchero. Questa dicitura viene collocata sulla confezione con orgoglio, a caratteri cubitali in modo che tutti possano vederlo, ben pochi però, dopo che sono stati attratti dalla “leggerezza” del prodotto vanno a verificare qual’è la componente che ha sostituito il vecchio e caro zucchero. L’Aspartame è il dolcificante maggiormente usato nelle bustine che al bar moltissimi usano per dolcificare il caffè, è il dolcificante presente in quasi tutte le gomme da masticare presenti sul mercato, è presente persino nello sciroppo per la tosse. L’Aspartame è costituito da fenilalanina, acido aspartico e metanolo. Il metanolo, componente dell’aspartame, viene liberato nell’intestino e si trasforma in acido formico e in formaldeide, entrambi questi metaboliti sono tossici. La fenilalanina e l’acido aspartico costituiscono il 90% dell’aspartame e questi aminoacidi, se assunti con l’alimentazione, vengono usati normalmente dal nostro organismo per processi biochimici vitali. Ma quando non sono accompagnati dagli altri amminoacidi diventano neurotossine. L’aspartame si converte cioè in sottoprodotti pericolosi per i quali non esistono contromisure naturali. La quantità di metanolo ingerita grazie all’aspartame è senza precedenti nella storia umana, e nel corso degli anni l’aspartame è stato dimostrato essere dannoso da centinaia di studi, è stato collegato a cecità, problemi neurologici e vascolari, tumori, leucemie, difetti nei neonati e, secondo uno studio recente effettuato dallo scienziato Guadalupe Garcia dell’Università di Queretaro, l’aspartame aumenta notevolmente anche il rischio di aborto. I risultati della ricerca dimostrano che l’aspartame è cancerogeno anche usato in piccole dosi, causa un aumento significativo di linfomi, leucemie e tumori maligni. A questo punto credo che l’unica domanda da farsi sia perchè questo dolcificante è ancora sul mercato? La risposta credo che sia risaputa, come per tanti altri prodotti nocivi immessi sul mercato, solo per profitto, il vile denaro anche a costo della vita, e come ben sappiamo gli interessi economici delle multinazionali sono ben più importanti della nostra vita.
domenica, 09 dicembre 2007
http://www.caughtintimephotography.com/IMG_0458-copy-2.jpg                                                                          Imparai la noia
La noia è il peggior nemico dell'uomo
Ti è fedele e non ti abbandona mai
Con lei non sei mai solo
Che fare contro la noia?
Un film, una cena, un bel niente.
Nulla. Non c'è noia che non sia eterna
La noia è mortale
La noia è come Dio e in più esiste.
Tutto riesce ad annoiare
Specialmente la fantasia
Nessuno annoia come le persone imprevedibili
Sai già in anticipo
che faranno qualcosa che non ti aspetti
E ci stanca ad essere stupiti

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Il nostro organismo non è fatto per la sorpresa
"Voglio divertirmi a sentirti dire
quello che non c'è la faccio più a sentire"
Divertimi con il mio tormento
Fammi impazzire con quello che conosco
Ma soprattutto spogliati
Sulle spalle non meriti che carezze
E sul collo neanche quelle
E sui seni lo sguardo
E sulla schiena la mia indifferenza
Ma soprattutto spogliami
E abbracciami mentre ti abbraccio
fai quel che faccio,
e dimmi che nulla fermerà questa passione
Parliamone domani
Ora è già notte
Oggi è già domani
E oggi non ti amo
Nulla è per sempre, salvo la noia
E la noia è lo sperpero di chi si crede immortale.

A.Rezza - Credo in un solo Oblio -
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categoria:imparai la noia
sabato, 08 dicembre 2007

http://scirocco.amisnet.org/files/2007/10/247.jpg

Dopo giorgio bettio, consigliere comunale di Treviso che aveva suggerito metodi da SS per gli immigrati, arriva un altro affondo dal segretario del Pne mariangelo foggiato (ex segretario provinciale della Lega nord di Treviso) che durante la trasmissione televisiva ‘Hinterland’ trasmessa da Telenordest, mercoledì sera ha dichiarato, testualmente “Discutiamo di ragione e sentimento e il sentimento è genuino e schietto. La madre minacciata merita anche più di dieci a uno. E lo dico senza paura di essere denunciato. Non ho nessun problema a sostenere che anche nelle misure più drastiche applicate dal Nazismo e dal Fascismo ci fosse qualcosa di buono”. Eh si...rileggetelo pure se non credete ai vostri occhi, ma ha detto proprio così. La notizia viene oggi riportata dai principali quotidiani locali (Corriere del Veneto, il Mattino di Padova, il Gazzettino), ed è un’altra bufera che si abbatte sul Veneto e sui suoi rappresentanti politici, ma che finirà purtroppo come sempre senza nessun serio provvedimento. Durante la trasmissione di Telenordest la conduttrice invita l’esponente del Pne a placare i toni perché osserva che le dichiarazioni possono configurare “un’apologia del nazismo”. foggiato non si ferma e prosegue sostenendo che “se qualcuno vuole inquisirmi per questo io sono qui. La mia è una formazione a trecentosessanta gradi, riporta il virgolettato il Corriere del Veneto, che cerca, udite udite, di capire sempre se c’è qualcosa di buono, anche se fosse solo il 2% in una cosa giudicata dalla storia crudele. "Una volta in un compito in classe paragonai Papa Giovanni a Hitler" dice sempre il foggiato, e su questo magari, a mio modo di vedere, se ne potrebbe anche dicutere, ma poi continua asserendo che "non faccio apologia di nessun tipo ma è iprocita non considerare la bontà di alcune proposte bocciate dalla storia. In tutte le cose conclude il segretario del Pne c’è del buono, nel Nazismo così come nel Comunismo e nello Stalinismo”. Ma dove hanno studiato ci viene da chiederci, se mai lo avessero fatto, questa tipologia di esseri viventi, è questa la domanda da porsi, oltre al trovare, il più presto possibile, un metodo sicuro che possa zittirli definitivamente. La polemica è ormai accesa e dopo l’appello di chi denunciava in un documento atteggiamenti razzisti e xenofobi di esponenti politici del Veneto, anche il deputato dei Comunisti italiani Severino Galante, si è rivolto con una interrogazione al ministro Giuliano Amato, che non sò quanto possa essere utile, e al ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni denunciando “un altro episodio di apologia di fascismo e incitamento all’odio razziale” riferendosi appunto alla trasmissione Hinterland di mercoledì sera su Telenordest con Mariangelo Foggiato, consigliere regionale e segretario del Pne.
sabato, 08 dicembre 2007
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La famiglia Krupp, è una importante dinastia tedesca con più di 400 anni di storia, originaria di Essen, che divenne famosa per la produzione di acciaio e per le fabbriche di munizioni e armamenti. L'azienda di famiglia, meglio nota come Friedrich Krupp AG Hoesch-Krupp nel 1999 si è fusa con la Thyssen AG dando vita alla ThyssenKrupp AG, (una conglomerata industriale). Krupp, nel lessico tedesco, è diventato sinonimo di forte (in riferimento alla qualità dell'acciaio). Durante la I guerra mondiale alcuni criticarono la politica della Krupp di vendita di cannoni alla Triplice Intesa, oltre che alle Potenze Centrali, politica che generò alti profitti. Dopo che Hitler prese il potere in Germania nel 1933, la Krupp divenne il centro del riarmo tedesco. Nel 1943, per ordine speciale di Hitler, la compagnia divenne una holding familiare e Alfried Krupp von Bohlen und Halbach, figlio di Gustav Krupp, ne assunse la gestione. Dopo la sconfitta tedesca, quando Gustav si dimostrò incapace di andare a processo, il Tribunale militare di Norimberga condannò Alfred come criminale di guerra, nel cosiddetto "Processo Krupp", per l'uso del lavoro schiavistico da parte dell'azienda. Venne condannato a 12 anni di carcere e costretto a vendere il 75% dei suoi averi. Nel 1951, con lo svilupparsi della Guerra Fredda e dato che nessun acquirente si faceva avanti, le autorità lo rilasciarono, e nel 1953 riprese il controllo dell'azienda. Nel 1999 il Gruppo Krupp si fuse con il suo principale concorrente, la Thyssen AG; la compagnia che ne risultò, la ThyssenKrupp AG, divenne la quinta azienda tedesca per dimensioni e uno dei principali produttori di acciaio al mondo... in ultimo si osservi bene il logo e ci si ragioni sopra, poi ognuno tragga le proprie conclusioni !
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categoria:notizie, antimperialismo, veritĂ  negate, ideali nefasti, fabbriche di morte
sabato, 08 dicembre 2007


La 7 ha deciso di sospedere, con effetto immediato ed a partire dalla puntata di stasera (la sesta delle dieci previste) il Decameron di Daniele Luttazzi. La decisione, inaspettata e maldestra, ma fortemente e vergognosamente fascista arriva ufficialmente solo nella serata di oggi con una motivazione a dir poco singolare: una battuta, forte ma volutamente provocatoria e surreale, che aveva come protagonista Giuliano Ferrara.  La 7 non deve essere stata particolarmente vigile visto che la battuta in oggetto ha di fatto aperto la puntata di Sabato 1 Dicembre, regolarmente andata in replica Giovedì senza che nessuno avesse da ridire. Questo è un estratto della nota rilasciata da La 7. Si getta così finalmente la maschera su tutto il disagio che il Decameron di Luttazzi stava provocando nella direzione de La 7 e in Antonio Campo Dall’Orto, visto che in un mese di trasmissioni, non vi è traccia di un comunicato stampa atto a sottolineare il suo successo negli ascolti, e nessuno a La 7 ha mai commentato in alcun modo il programma. Lo stesso Dall’Orto aveva sostenuto che Luttazzi “avrebbe potuto dire quello che voleva“, infatti si è visto, con una totale libertà creativa. Secondo la rete però la battuta su Ferrara denota un uso “irresponsabile” di questa libertà, BUFFONIIIIII. Nella battuta incriminata, Luttazzi risponde ad un’interlocutrice fittizia che gli domanda come si fa a sopportare che Berlusconi a distanza di 4 anni dall’inizio della Guerra in Iraq sostenga che in fondo lui “era contrario al conflitto”, e così Luttazzi applica un metodo per sopportare il tardivo dietrofront dell’ex presidente del consiglio, un metodo che richiama alle più estreme perversioni sessuali: “Pensa a Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta. Va già meglio, no?”. Non particolarmente “forte”, visto il restante panorama televisivo, certamente ed assolutamente non inedita. Già, perché l’intero monologo proposto da Luttazzi nella puntata del 1 Dicembre, nel quale racconta di un suo immaginario viaggio in Iraq organizzato dal Governo per allietare le truppe italiane insieme ad Alena Seredova, Aida Yespica, Giancarlo Giannini, Manuela Arcuri e Raul Bova, era tratto da “Come uccidere causando inutili sofferenze” lo spettacolo teatrale proposto in una lunga tournée nel 2006. Sta di fatto che come sempre si predica bene e si razzola male e questa decisione di La 7 dimostra ancora una volta quanto tutti i Media e l'informazione in genrale siano vergognosamente sottomessi ad ogni sbalzo ormonale del Ferrara di turno.
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categoria:notizie, socialmente utile, antifascismo, anti radical-chic, anti censura