giovedì, 31 gennaio 2008


L'America è in recessione, paga il conto dei suoi squilibri. Sarà inevitabile che la crisi tocchi l'Europa, e in qualche misura anche l'emergente Asia. Le Borse oscillano, le previsioni volgono al peggio, l'inflazione torna a mordere, sospinta da petrolio e alimentari. C'è chi spera in un breve acquazzone e chi teme una lunga stagione di piogge, ma l'incognita è un'altra. Stanno mutando le situazioni globali, la Cina incalza, America ed Europa ondeggiano tra difesa e necessità di trattare. La vera tempesta nascerà qui. Le capitali dell'imperialismo europea sono in allerta, Berlino cerca di dare il passo d'intesa con la Banca centrale europea. Quanto a Roma, dove non è vincolata dalla disciplina europea non può che perdersi nell'irrilevanza. Il governo Prodi si è consumato nella sua stessa congenita debolezza, i venti della contesa mondiale disperderanno ogni "chiacchiera", nessuna difesa di classe potrà venire dall'opportunismo e dalle illusioni parlamentari. Il primo passo indispensabile è una visione del mondo e una chiarezza scientifica che solo il marxismo rivoluzionario può dare

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giovedì, 31 gennaio 2008
Ernst Thälmann (Amburgo, 16 aprile 1886 – Buchenwald, 18 agosto 1944) è stato un politico, operaio e attivista comunista tedesco. La città natale di Thälmann e in cui egli operò politicamente, oltre ad essere, agli inizi del novecento, fra i più importanti poli economici tedeschi, è un centro con forti e radicate tradizioni di libertà politiche, non per nulla vi era stata pubblicata la prima edizione del Capitale di Carlo Marx.

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- L'arresto e l'omicidio di Thälmann

Fino al 1933 la situazione politica in Germania è ancora incerta ma ormai la stragrande maggioranza degli industriali e dei finanzieri tedeschi ha deciso di affidarsi al nazifascismo tedesco, per contrastare le spinte progressiste e rivoluzionarie delle masse, operaie e contadine in primis. La classe operaia è disunita nei suoi partiti ed i socialdemocratici sono indecisi: loro funzionari, già nei gangli delo stato, partecipano talvolta alle repressioni delle manifestazioni operaie. Le classi lavoratrici sono profondamente disorientate perché risentono ancora pesantemente l'influsso dei partiti socialdemocratici e non riescono a capire come alcuni loro rappresentanti possano far causa comune con le forze antidemocratiche e reazionarie. I segnali che il nazionalsocialismo è vincente ci sono già prima della presa del potere con l'assalto alla casa di Karl Liebknecht, sede del Comitato Centrale del KPD e della sede di “Die Rote Fahne”, il giornale spartachista. In quegli anni ha luogo l'incendio del Reichstag, di cui viene incolpato Georgi Dimitrov e la susseguente vittoria elettorale del nazionalsocialismo. In questa situazione i socialdemocratici non accettano la strategia del fronte unito con gli spartachisti e quindi il movimento operaio e progressista è destinato a retrocedere. Incomincia il periodo di terrore verso le forze progressiste, e in particolare verso i comunisti, che successivamente si estenderà anche ai socialdemocratici, a frange di cristiano sociali, e alle organizzazioni cattoliche e religose in genere, come i testimoni di Geova. Thälmann viene subito arrestato dopo la presa di potere di Hitler (3 marzo 1933) e trascorre undici anni e mezzo in varie prigioni fra le queli Berlino, Moabit, Hannover, Bautzen. Viene posto i segregazione, ma né il tormento fisico né quello morale piegano la sua volontà di indomito antifascista come si evince dalle lettere alla moglie Rosa, sposata nel 1915, alla figlia Irma, ed agli amici. A Rosa scrive il 24 aprile 1933: “Un uomo che ha il senso della dignità non rinuncia alle sue azioni. Ci si può accanire, è vero, nel braccare il bene e la verità, ma una volta ch'essi hanno messo radice è impossibile soffocarli per molto tempo.... come fanno molte altre donne, obbligate a vivere in tempi così difficili, lontane da coloro che amano”. A un compagno di prigione Thälmann fa una lucida analisi della situazione del KPD e degli errori commessi ....."un uomo politico deve essere giudicato non soltanto in base a quello che ha fatto, ma anche a quello che voleva fare. Chi vuole dirigere il corso della storia, aprire nuove strade alla sua epoca, condurre il suo popolo verso un avvenire migliore, chi si sente una vocazione del genere e si pone per obiettivo quello di accendere i cuori degli altri con la sua fiamma interiore, costui getta una sfida al mondo dell'incomprensione, della negazione, al mondo ostile. Solo la lotta infatti ha un senso nella vita!”. Il nazionalsocialismo non inscena contro Thälmann un processo propagandistico come quello contro Georgi Dimitrov in quanto già il fallimento di quest'ultimo ha dato risultati negativi per l'immagine del nazionalsocialismo e la situazione è ancora aperta a fermenti rivoluzionari. Ci sono manifestazioni operaie per la liberazione di Thälmann che non sortiscono effetto alcuno e l'uomo politico viene ucciso con un colpo alla nuca dagli uomini delle SS, nel 1944, nel lager di Buchenwald, in gran segreto, quando ormai è evidente la fine del nazionalsocialismo. Al termine della guerra, la moglie e la figlia cercheranno a più riprese di organizzare un processo contro gli assassini di Thälmann, ma la giustizia della Rft, pur avendo tutte le prove necessarie, ha, per lunghissimo tempo, rifiutato di collaborare. A Krefeld, nel 1985, dopo ben 41 anni, inizia il processo contro Wolfgang Otto, l'unico ancora vivo del gruppo che uccise Thälmann. È dichiarato colpevole e condannato a quattro anni di carcere, pena minima, ma indicativa del fatto che la mancata assoluzione, come avviene spesso quando sono giudicati dei criminali di guerra, è dovuta alla forte pressione dell'opinione pubblica e al ricordo di Ernst Thälmann . Una corte americana aveva già condannato a vent'anni Wolfgang Otto per crimini di guerra perpetrati nel lager di Buchenwald. Ne aveva scontati solo quattro e, liberato nel 1952, graziato, ricevette un'indenizzo per danni. Andato in pensione come insegnante, gli fu riconosciuto, ai fini pensionistici, anche il lavoro svolto come aguzzino nel lager di Buchenwald.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/13/Ernst_Thaelmann_Berlin.JPEG

- Il parco berlinese a ricordo di Thälmann

Berlino ha dedicato un parco a Thälmann, per ricordare Ernst Thaelmann, il segretario del partito comunista tedesco, tra le prime vittime del nazismo.
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categoria:ernst thälmann
giovedì, 31 gennaio 2008
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Il momento è molto particolare e la società non può rimanere in silenzio di fronte a quanto sta accadendo, di fronte al regredire su tutti i fronti dell’Italia, sia a livello nazionale, ma anche internazionale. Sono necessarie azioni e decisioni urgenti.
La Campania continua ad annegare nei rifiuti in quello che ormai è sempre più evidentemente una vergogna tutta italiana che ha intaccato in maniera indelebile l’immagine italiana in tutto il mondo, ancora di più di quanto già non fosse intaccata agli occhi del mondo.
Partendo proprio dalla Campania, il problema rifiuti è solo la punta di un grosso iceberg che delinea una situazione amministrativa imbarazzante dove è la Camorra a governare e non lo Stato, dove il diritto non esiste più, anzi dove non è mai esistito, ma viene concesso o negato a secondo del tornaconto, da una struttura delinquenziale. Dove lo Stato non si è mai fatto vivo, neanche quando centinaia di persone erano morte o malate per gli effetti di questo “immondo” traffico che non poteva avvenire senza l’avvallo di una cospicua parte della politica locale e non solo.
Ma la Campania è solo uno dei tanti problemi che affliggono il nostro Paese, la gente non c'è la fa più, e non è una frase fatta, ma la reale situazione. La maggioranza della popolazione non ha i mezzi per vivere in modo dignitoso, mentre le lobby dei pochi hanno troppo. Si è raggiunto il picco massimo di insolvenza verso le banche e verso le finanziarie, e questo perché il piccolo-medio-grande "borghese" si è indebitato fino all'osso, proprio con le stesse banche e finanziarie, che lo hanno sospinto a farlo tramite vere e proprie truffe e raggiri economici. E ad oggi non riesce più a far fronte agli impegni presi, in quanto tutto era già truccato alla fonte, e dovendo così ricorrere a nuovo credito, o allo strozzinaggio, che poi è la stessa cosa. Finendo in un vorticoso giro dal quale non riesce più ad uscire, e tutto questo mentre contemporaneamente aumenta ogni cosa, meno che i salari, ed il potere d’acquisto di un italiano medio oggi è il più basso in Europa.
Ma anche in politica internazionale non siamo messi bene. Mentre si discute se andare o meno alle elezioni o sulla legge elettorale, l’Italia ha ANCORA due contingenti militari in due zone tra le più calde del mondo, il Libano e l’Afghanistan, più altre qua e là sparse, per non si sa bene cosa. Nel caso del Libano la situazione sta ogni giorno di più precipitando mentre in Afghanistan è sempre stata guerra vera, come l'Iraq etc.
Che dire poi dei tanti trattati internazionali che necessitano la firma o la trattativa? Anche in quel caso è imperativo avere un Governo in grado di prendere decisioni importanti?. Non sarebbe ora che le decisioni sul popolo, c'è le cominciassimo a prendere noi, del popolo. Nel nostro piccolo lo vediamo anche noi con alcuni casi che trattiamo, dove l’unico sbocco può arrivare solo da decisioni prese dalla politica, decisioni che da tempo sono ferme e purtroppo, se le cose non cambiano, lo rimarranno ancora per chissà quanto tempo. Sarebbero tante le cose da dire, ma vorrei limitarmi intanto a richiamare la politica alle proprie responsabilità, e a pagarne quindi, anche le eventuali conseguenze.
Il momento è veramente grave e non è il caso di tergiversare oltre. Non voglio dire che bisogna andare subito alle elezioni o che prima occorra fare la nuova legge elettorale, non spetta certo a me dirlo, voglio solo ricordare che la situazione in cui versa il Paese, è davvero drammatica, una situazione che necessita di un radicale rovesciamento, di una scossa interiore, un qualcosa che possa risvegliare le coscienze, ormai di molti assopite e dormienti, sicuramente troppi.
Si faccia quanto necessario, ma lo si faccia subito e senza tergiversare oltre
. Lo si faccia pensando al bene del paese e del popolo soprattutto, contrastando senza tregua anche un ritorno politico al passato che sarebbe di una gravità estrema. Il momento è troppo delicato per tergiversare oltre nelle decisioni, ci vuole coraggio e senso di responsabilità, nella decisione da intraprendere, su di una strada piuttosto che un'altra. Non è più il momento di fare giochetti politici o strane alleanze di comodo, lo abbiamo visto dove ci hanno portato. Per una volta la politica faccia il suo mestiere pensando al popolo, l’Italia non è più nelle condizioni di aspettare.

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mercoledì, 30 gennaio 2008
L' apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952 , n. 645 che all'art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque " fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità " di riorganizzazione del disciolto partito fascista , oppure da chiunque " pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche ".

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"L'Aquila E' il Simbolo Fascista"

Lo dicano i camerati che "rinnegano", anzi "criptano" dietro false ipocrisie, il saluto romano e quelli che lo ripropongono lustrato del denaro berlusconiano.
Abbiano fegato nel dichiararlo i Fini e gli Storace, gli Alemanno e i Buontempo sempre pronti a difendere e definire ragazzotti vivaci i figliocci squadristi, il particolato della destra, che aggrediscono, pugnalano, assassinano. Il commando vigliacco, è un gruppo conosciuto, proveniente dal covo denominato ‘Casa Pound’, che secondo la squallida ma oramai consolidata tradizione fascista dell’almeno sei contro uno, ha aggredito un lavoratore addetto al controllo nella stazione più frequentata del metrò romano. Un covo fascista come ai tempi delle Acca Larenzia romane e via Mancini milanesi. Covi dove riunirsi per farneticare, dicendo di studiare Tolkien e Céline, mentre s’organizzano aggressioni a sfondo omicida.
Agli assassini, tutt’altro che fortuiti perché premeditati, di Dax Cesare e Renato Biagetti, e molti, molti altri, continuano a seguire intimidazioni e pestaggi, parate di simboli dell’orrore, quali croci celtiche e uncinate, fasci littori e teschi, e poi armi improprie che i partiti nostrani ma anche le questure fanno cadere nel vuoto, colluse da sempre nell'ideologia. Scandaloso fu nell’estate scorsa il pestaggio fra la folla durante un concerto a Villa Ada e il dileguarsi senza conseguenze accanto a una caserma dei Carabinieri. Com’è gravissimo che domenica gli uomini della vigilanza preposta dalla società Metro non siano intervenuti di fronte a una palese aggressione d’un lavoratore ch’era stata preceduta da minacce. La politica "democratica", le amministrazioni, e tutte le istituzioni, devono porre un problema di ordine pubblico, rispetto della Costituzione e di leggi come la Mancino che vietano e perseguono qualunque apologia di fascismo.
Le case Pound sparse per l’Italia devono essere chiuse. Gruppi eversivi neofascisti come Forza Nuova, Fiamma Tricolore etc devono essere sciolti. Il Paese non deve tornare a subìre lo stillicidio delle aggressioni squadristiche che tanto sangue hanno sparso sulle strade d’Italia. L'Italia ha già subito, nella storia, gravissimi danni dall'ideologia e dall'operato fascista, è ora di debellare per sempre questo cancro sociale,
come dimostrano le scritte comparse il giorno della memoria a Roma, dove "qualcuno" ha trovato il modo di scrivere «Himmler eroe»  con una svastica e una croce celtica sul muro confinante con il museo della Liberazione di via Tassoe. E confermando quindi, sempre più che queste bestie vanno debellate, come se si trattasse, di un pericolosissimo virus, maligno e mortale per tutto il genere umano.
http://www.inventati.org/latorre/images/stories/immagini/Romaresistentemedio.gif

- Ed ancora..purtroppo...

Un locale di Santo Spirito, sabato prossimo, ospiterà un raduno di naziskin provenienti da tutta Italia. In programma non c´è un incontro politico ma una festa di teste rasate a anfibi lucidi. A esibirsi saranno gruppi musicali xenofobi dai nomi inquietanti provenienti da tutta Italia e dal Sud della Germania. Kriminales, Legittima offesa, Bariviolenta sono solo alcuni dei movimenti dell´ estrema destra che si ritroveranno per fare baldoria la notte di sabato prossimo. L´invito, in forma criptata, è affisso ovunque all´interno dell´università di Bari. Per sapere della festa e poter essere invitati occorre entrare nel sito dell´Apuliaskineads88, un organizzazione politica ben oltre i limiti dell´apologia del fascismo. All´interno dei frequentatissimi forum dell´associazione xenofoba le frange estreme del tifo violento del Barese si lanciano minacce o messaggi di solidarietà. Il movimento, che impone ai suoi iscritti turni di guardia nelle sezioni, dagli anni 90 riunisce a Bari tutti i nostalgici del fascismo. “Nonostante i tanti arresti, le denuncia e le perquisizioni – si può leggere sul sito Internet – il movimento è in forte espansione in tutta la Puglia”. Recentemente, sul web, è comparsa anche radio Bari bandiera nera, formata da ambigui personaggi che si sono conosciuti proprio tramite il web.


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martedì, 29 gennaio 2008
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Per la prima volta, "Die Linke" entra, con oltre il 7% dei suffragi, nel parlamento regionale della Bassa Sassonia e, con oltre il 5%, in quello dell'Assia, sconvolgendo il panorama politico dell'ex Germania Ovest, i cui parlamenti regionali erano riservati finora alle rappresentanze politiche della Cdu (democristiani), della Spd (socialdemocratici) e, in misura minore, della Fdp (liberali) e dei Grünen (Verdi). Risultati contraddittori per la Cdu, che conosce una disfatta senza precedenti in Assia mentre riesce a contenere le perdite in Bassa Sassonia, e per la Spd, che approfitta del tonfo della Cdu in Assia, dove è stata favorita dalla campagna xenofoba e razzista del candidato democristiano Roland Koch, i cui contenuti sono stati nettamente respinti dagli elettori, mentre, con poco più del 30% in Bassa Sassonia, viene severamente sanzionata dal suo elettorato: una contraddizione che rispecchia l'ambiguità della Grosse Koalition che governa il Paese.



Continua dunque il successo di "Die Linke", il nuovo partito della sinistra nato dalla fusione fra gli ex comunisti della Germania Est guidati da Gregor Gysy e Lothar Bisky e gli ex socialdemocratici della Germania Ovest guidati da Oskar Lafontaine, iniziato con la vittoria dello scorso anno alle elezioni regionali di Brema, quando il partito era entrato per la prima volta in un parlamento regionale dell'ex Germania Ovest. Al voto in Bassa Sassonia hanno partecipato solo il 57% degli oltre 6 milioni di elettori, 10% in meno rispetto alle precedenti elezioni regionali: un indice significativo dello scollamento fra eletti ed elettori, fra democrazia formale e democrazia reale ed uno stimolo per quelle forze che, come "Die Linke", lottano per una società diversa.

european left revolution

A questo punto è ormai chiaro che "Die Linke" è una forza politica  la cui presenza si estende a tutto il territorio nazionale, che può porsi l'obbiettivo di entrare in tutti i parlamenti regionali della Repubblica Federale Tedesca con il suo programma basato sulla lotta al neoliberismo, alla perdita del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni, alla "riforma" del Welfare avviata dai governi Schröder e proseguita da quello di Angela Merkel, alla xenofobia ed al razzismo, alle centrali nucleari, alla privatizzazione dei servizi pubblici ed alla partecipazione di contingenti dell'esercito tedesco alla guerra in Afghanistan ed altrove. I tentativi di ricostruire un'identità della sinistra in Italia, dove la caduta del governo Prodi ha evidenziato i limiti dell'alleanza con la "sinistra" moderata ed in Francia, dove le divisioni della sinistra che aveva saputo guidare lo schieramento che nel 2005 aveva affossato il Trattato Costituzionale Europeo hanno spianato la strada alla vittoria di Sarkozy, non possono che essere incoraggiati da un risultato che conferma che la coerenza paga, l'opportunismo no.

Button Hakenkreuz

La battaglia contro il capitalismo, quello presentabile in versione socialdemocratica e quello più aggressivo in versione neoconservatrice, quello strisciante del neocolonialismo economico e quello evidente delle guerre che insanguinano il pianeta, non è ancora vinta: le tesi di quanti predicano l'inutilità della lotta contro l'uno e l'altro non servono che ad incoraggiarli ed a rafforzarli: l'unico metodo per indebolire la reazione interna e internazionale rimane  combatterla.

     fonte: Dazebao.org   

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martedì, 29 gennaio 2008
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Amnesty International ha chiesto ai governi di Israele ed Egitto, all’Autorità palestinese e ad Hamas di garantire i diritti umani fondamentali alla salute e a un adeguato standard di vita della popolazione nella Striscia di Gaza.

“Un milione e mezzo di palestinesi sono virtualmente imprigionati dal giugno 2007. La maggior parte degli abitanti della Striscia di Gaza si trova in condizioni di povertà estrema, a causa dei blocchi israeliani al passaggio di combustibile, cibo e medicine” – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

L’organizzazione per i diritti umani sottolinea che i palestinesi di Gaza hanno diritto a non essere soggetti a punizioni collettive, comprese limitazioni arbitrarie al loro movimento.

“Più di 40 persone sono morte nei mesi scorsi perché, pur necessitando di un trattamento medico urgente non disponibile sul posto, è stato impedito loro di lasciare Gaza” – ha proseguito Smart. “Gli ospedali di Gaza non hanno personale specializzato né apparecchiature sofisticate, devono ricorrere ai generatori per supplire ai tagli alla fornitura di energia elettrica e i blocchi rendono difficile se non impossibile ricevere pezzi di ricambio. Nel frattempo, i cittadini continuano a morire e questo è inaccettabile”.

Amnesty International ha chiesto al governo israeliano di permettere il rapido accesso a trattamenti medici a tutti gli abitanti di Gaza che necessitino di cure urgenti non disponibili all’interno della Striscia. L’organizzazione per i diritti umani ha anche chiesto a Egitto, Giordania e Autorità palestinese di aiutare i pazienti in difficoltà.

Per quanto riguarda la situazione al confine di Rafah, Amnesty International ha esortato il governo egiziano, pur nel rispetto delle sue necessità di sicurezza, a consentire l’ingresso nel suo territorio attraverso procedure normali. “La popolazione di Gaza non può fare affidamento solo su eventi straordinari, come l’abbattimento di un muro, per entrare in territorio egiziano” – ha concluso Smart. Secondo l’organizzazione per i diritti umani, agli abitanti di Gaza non dovrebbe inoltre essere negata la possibilità di rientrare nelle loro case, qualora il confine venisse richiuso mentre si trovano all’estero per ricevere cure mediche.

Nei giorni precedenti, Amnesty International aveva chiesto a Israele, direttamente e per il tramite del Consiglio di sicurezza, di rispettare i propri obblighi di diritto internazionale, abolendo i blocchi imposti al movimento di persone e alle forniture di beni di prima necessità. L’organizzazione per i diritti umani aveva nuovamente sollecitato i gruppi palestinesi a porre fine al lancio di razzi contro i centri abitati israeliani.

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categoria:amnesty
lunedì, 28 gennaio 2008
" Hai mai visto Bormida? Ha l'acqua color del sangue raggrumato, perchè porta via i rifiuti delle fabbriche di Cengio e sulle rive non cresce più un filo d'erba. Un'acqua più porca e avvelenata, che ti mette freddo nel midollo, specie a vederla di notte sotto la luna. "

L'immagine “http://www.ambiente.al.it/multimedia/196/ds_acna2.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Sui tanti momenti di "gorgo" o di "percolato" in cui l'avidità umana, la capacità degli individui di ampliare il significato del termine "collusione", e lo stato con la esse più che minuscola, sanno dare prova del fatto che l'etica (o anche solo la logica) non sono, affatto, costanti.
Ma cos'è il caso ACNA?
E' una di quelle vicende a cui quasi non si può credere. Cengio, 1882. Una delibera autorizza la costruzione di una fabbrica di dinamite. Che, in una zona rurale non particolarmente ricca, per una sequenza di volontà forti e di eventi, negli anni diventerà un polo industriale chimico di rilevanza nazionale e internazionale.
Se uno si fermasse qui a descrivere la situazione sembrerebbe quasi una di quelle storie americane, in cui il piccolo paesino diventa un ricco centro e in cui in molti diventano benestanti e contenti.
Invece questa storia ricorda più Pizarro e gli Inca. E dalla promessa di un lavoro non legato alla terra e alle colture, la gente della zona è passata all'inferno di uno dei più grandi episodi di inquinamento ambientale italiano. Dove, badate, non si parla, solo, di piantine autoctone che magari si sono estinte, ma bensì di gravi malattie respiratorie o con base allergica, e di numerosi MORTI, per tumori (soprattutto alla vescica). Oltre che di disagi concreti e specifici per la popolazione che, negli anni, ha dovuto forzatamente ridisegnare il proprio rapporto operativo con il territorio. Dovendo rinunciare all'acqua del fiume, ai pascoli per gli animali, alle vigne che producevano vino pregiato.
Ma, viene da chiedere, lo stato dov'era? com'è possibile che sia avvenuta una cosa del genere, e si sia protratta per quasi cent'anni senza che lo stato sia intervenuto a difesa dei cittadini? sì, ok, lo so, a rileggerla, questa domanda in effetti sembra un po' stupida anche a me... perciò lasciamo stare.
Anche perché la vicenda non ve la voglio raccontare io. Voglio solo suggerirvi di sentirla, dalla voce di A.Perdicca nel suo monologo "Il Fiume Rubato" tratto dal libro di A.Hellmann "Cent'anni di Veleno - Il caso ACNA - l'ultima guerra civile italiana".


Che tramite una ricerca storica approfondita ha saputo costruire una narrazione perfetta e coinvolgente. Una narrazione che, ha quel forte sapore di tradizione orale, di racconto tra amici, che riesce a presentare le tante situazioni incredibili in modo diretto e comprensibile. Invitando a quel comunque inevitabile sdegno che una storia come questa DEVE suscitare, senza spinte, senza forzature. Semplicemente esponendo i fatti e lasciando che sia appena un'ironia triste a sottolineare le ambiguità più evidenti, le colpe più gravi ascrivibili, per motivi diversi, ai tanti protagonisti.
Un piccolo capolavoro di "tecnica narrativa", che sottolinea la necessità di ricordare che al di là dalla storia prettamente politica di cui si tratta in modo dettagliato nelle antologie ne esiste spesso, purtroppo, un'altra, che non dovrebbe essere dimenticata.


domenica, 27 gennaio 2008
manifesto

L’alleanza strategica tra politica istituzionale e Vaticano, che utilizza la violenza di genere, dentro e fuori la sfera domestica, come strumento di controllo sociale su donne,lesbiche, gay, trans è strumentale alla progressiva sostituzione del welfare con modelli familisti e politiche securitarie che negano i diritti di cittadinanza legittimando campagne persecutorie e razziste.


In modo sinergico sistema neoliberista e gerarchie vaticane - attraverso un processo di revisionismo storico e una costruzione normativa spacciata per naturale - sdoganano fascismi vecchi e nuovi e riattivano violenza e oppressione sui soggetti non conformi.


 Autodeterminazione, laicità, antifascismo sono le nostre pratiche di resistenza e di liberazione.

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http://www.facciamobreccia.org/content/view/169/96/

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DENUNCIAMO:

- le politiche familiste, securitarie e proibizioniste che impongono una visione morale predeterminata nelle politiche sociali, negando l’autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita e mercificando i diritti di cittadinanza;

- il disconoscimento della resistenza e dell’antifascismo, la rilettura ideologica della storia resa evidente dall’ultima enciclica e dalla trasformazione degli aguzzini franchisti e fascisti in martiri;

- gli attacchi all’autodeterminazione e ai percorsi di liberazione di donne, gay, lesbiche, trans, migranti e di tutti i soggetti non conformi attraverso un progetto politico di istigazione all’odio che determina discriminazioni e alimenta squadrismi;

- le connivenze tra la casta politica e quella ecclesiastica nella difesa dei privilegi e nell’arretramento sul piano dei diritti individuali;

- il crescente restringimento degli spazi di laicità e la criminalizzazione dei non credenti e dei movimenti che si oppongono allo strapotere vaticano il progetto di egemonia vaticana alleato col sistema neoliberista e con il dominio patriarcale.

MANIFESTIAMO:

- contro ogni integralismo e fondamentalismo,

- contro gli scambi politici sui corpi e sui diritti,

- per l’autodeterminazione delle donne,

- per i diritti e la piena cittadinanza di lesbiche, trans e gay,

- per l’eliminazione delle leggi ideologiche dettate dal Vaticano e la cancellazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, per una maternità libera e consapevole,

- per l’attivazione di un dispositivo anti-omofobico e anti-discriminatorio slegato dalle logiche securitarie,

- per la libertà di scelta responsabile in ogni aspetto e fase della vita,

- per l'istruzione pubblica e laica, per l'abolizione dell'ora di religione e la cancellazione del sostegno pubblico  alla scuola confessionale,

- per un sistema sanitario veramente pubblico e laico,

- per la difesa di uno stato sociale che risponda alle necessità reali dei soggetti,

- per l'abolizione del Concordato e dei privilegi derivanti (esenzione ICI, otto per mille), difesi a oltranza da governo e opposizione, a vantaggio di un potentato economico.

Per chi non vive a Roma :

 trasporti NO VAT
http://www.facciamobreccia.org/content/view/367/94/

http://www.facciamobreccia.org/component/option,com_frontpage/Itemid,1/
NO VAT! AUTODETERMINAZIONE, LAICITA', ANTIFASCISMO, LIBERAZIONE ROMA 9 FEBBRAIO 2008

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domenica, 27 gennaio 2008
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Nella giornata della memoria, forse sarebbe prudente non parlare. Io non dico la mia, ma riporto solo alcune frasi lette da un testo dello storico Tony Judt, "Dopoguerra" e oggi pubblicate nell'inserto del Sole 24 ore.
L'autore, figlio di genitori ebrei e professore di studi europei alla New York University, davvero non è colui che sostiene lo stato di Israele nel bene e nel male, al punto che l'American Jewish Committe l'ha accusato, di fomentare l'antisemitismo interrogandosi sul diritto di Israele di esistere. La replica di Judt fu: Il link tra antisionismo e antisemitismo è stato ricreato. La combinazione tra i due può diventare tale da far sì che l'unico modo di non essere considerato antisemita diventi difendere la politica di Israele. Ma nel cercare qualcosa di più sull'autore prima di andare ad acquistare il quotidiano e poi chissà, magari domani il suo libro di ben 1075 pagine, navigando su infernet leggo che l'autore a febbraio dell'anno passato sul Foglio, veniva accoppiato a Noam Chomsky, definendo le loro posizioni ultraminoritarie nel mondo ebraico italiano, aggiungendo poi "Si può dire che raccolgano il consenso solo dei pochissimi aderenti all'"Eco" (Ebrei contro l'occupazione), i cui scritti sono spesso ospitati sulle pagine del Manifesto". Forse per alcuni di voi è un'autore che ben conoscete, fa niente, fà parte di una piccola ricerca domenicale di cui vi faccio partecipi dando alcuni spunti di lettura e ri-pensamento,


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- La lobby di Israele e la politica estera americana

Poco più di un anno fà sul Corriere della Sera appariva l'articolo, - Chi odia gli ebrei più degli ebrei? - si chiedeva Henry Miller in Tropico del Cancro. «Tutti gli altri» risponde nel suo nuovo libro The wicked son ( Il figlio malvagio) il premio Pulitzer David Mamet, drammaturgo, sceneggiatore e regista americano di rara belligeranza, oltre che intelligenza e acume linguistico. Il mondo odia gli ebrei, li ha sempre odiati e sempre li odierà, scrive Mamet. Ed è per questo che bisogna stanare e combattere l'antisemitismo ovunque si nasconda. Soprattutto tra gli ebrei stessi, quelli che hanno così interiorizzato l'odio anti semita da autoflagellarsi denigrando le proprie tradizioni e lo stato d'Israele. E venne il 16 aprile del 2007 e l'Espresso scrive: "Il 'caso Judt' ha inizio il 3 ottobre scorso, quando Tony Judt, storico britannico che insegna alla New York University, viene informato con una telefonata che la sua conferenza al consolato polacco di Manhattan è stata annullata. A Judt non vengono fornite spiegazioni plausibili, ma nei giorni successivi l'ambasciatore polacco ammette di avere ricevuto pressioni da parte di numerose organizzazioni ebraiche. Particolarmente attivo è stato Abraham Foxman, direttore dell'Anti Defamation League. Le posizioni di Tony Judt su Israele non sono gradite, e il titolo della conferenza 'La lobby di Israele e la politica estera americana' non viene giudicato opportuno. La polemica assume subito toni molto accesi perché Judt è un intellettuale ebreo di primissimo piano, che nel corso dell'Olocausto perse diversi membri della famiglia e nel 1967 prese parte come volontario alla Guerra dei sei giorni. Ma negli ultimi anni le sue posizioni su Israele si sono fatte più critiche. In un articolo pubblicato nel 2003 dalla 'New York Review of Books' ha sostenuto la necessità di trasformare Israele in uno stato 'binazionale', unica soluzione al conflitto con i palestinesi. E spesso ha accusato la lobby filo-israeliana americana di avere un'influenza eccessiva e negativa sulla politica estera Usa. Posizioni forti, che fanno crescere l'intolleranza nei suoi confronti all'interno della comunità ebraica. Criticare Israele è diventato un tabù? La polemica cresce. La 'New York Review of Books' pubblica una lettera di attacco a Foxman e all'Anti Defamation League firmata da 114 intellettuali che difendeno il diritto di parola di Judt. Alvin Rosenfeld, studioso dell'Olocausto, risponde con un saggio pubblicato dall'American Jewish Committee, dove accusa Judt di essere uno dei promotori "della guerra ebraica contro lo Stato ebraico". Anche il Jerusalem Post, giornale collocato a destra, assai letto negli Stati Uniti, assume posizioni simili: "Nel corso della storia, gli ebrei che odiavano gli ebrei hanno taciuto solo durante l'Olocausto, perché a quell'epoca i nazisti prendevano di mira tutti gli ebrei". Judt si difende attaccando. Sull''Observer' accusa l'Anti Defamation League di usare i metodi simili a quelli dei servizi segreti nelle società comuniste. Sul 'New York Times' descrive così il clima culturale che si è creato: "Gli ebrei sono ridotti al silenzio con l'obbligo di essere solidali verso Israele, i non ebrei con la paura di essere considerati anti-semiti. Così la discussione è chiusa". Al 'Financial Times' rivela di avere ricevuto telefonate minatorie, con minacce di morte ai figli. Un anonimo lasciò questo messaggio: "Dite a Judt che ha telefonato Hitler, e gli fa i complimenti". Judt è in buona compagnia. Jimmy Carter è stato accusato di antisemitismo per il suo ultimo libro, 'Palestina: Pace non Apartheid' che ha venduto 200 mila copie. John Mearsheimer e Stephen Walt (docenti all'Università di Chicago e a Harvard), dopo avere pubblicato 'La lobby di Israele' sulla 'London Review of Books', nel quale accusavano la lobby filo Israele di avere un'influenza nefasta sulla politica estera Usa, sono stati fatti a pezzi. Nel paese della libertà, criticare Israele è diventato difficile e qualche volta, pericoloso.
sabato, 26 gennaio 2008
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La Commissione Giustizia della Camera ha approvato circa due settimane fa le norme contro lo stalking e l’omofobia. Sarà punito con il carcere da 6 mesi a 4 anni chi commette il reato di stalking (sindrome del molestatore assillante), ovvero insegue la sua vittima in modo ossessivo con molestie reiterate e gravi. Le persone perseguitate sono prevalentemente donne e i persecutori sono prevalentemente ex mariti, ex conviventi, ex fidanzati, ma anche conoscenti, colleghi e persino sconosciuti con i quali ci si è spesso imbattuti per caso.
C’era la necessità di un intervento normativo urgente del Parlamento
per colmare un vuoto legislativo a tutela delle vittime, intervento che tutte le forze politiche hanno condiviso decidendo lo stralcio dalla proposta di legge sulla violenza sessuale di quella parte che introduce il reato dello stalking, alla quale per l’appunto si è deciso di dare maggiore velocità di discussione.
Nessuna e nessuno di noi vuole ridurre l'importanza del passaggio in Commissione Giustizia con il riconoscimento del reato di Stalking. Ciò che preme comunque sottolineare è che va riproposto nelle aule parlamentari, con urgenza e determinazione, il tema di una nuova legge sulla violenza sessuale, che aggiorni quella precedente rispondendo in modo più organico, attraverso interventi più articolati a sostegno delle vittime, alla questione della violenza contro le donne come simbolo il più brutale dell’ineguaglianza e del non riconoscimento dei più elementari diritti umani.
Fin qui nessun problema quindi, anzi, la stessa destra plaude al passo avanti compiuto in Commissione Giustizia. Il problema più serio riguarda un altro punto del provvedimento, quello che introduce le norme contro l'omofobia, proprio quelle che hanno messo in forte fibrillazione il Governo nel dicembre scorso. Chi discrimina in base all’orientamento sessuale o alla identità di genere è punito con il carcere fino ad un anno e sei mesi e la multa fino a 6000 euro. A questa parte del testo si oppone una area consistente del centro destra e quell’area di parlamentari cattolici per i quali il riconoscimento del reato di omofobia metterebbe in grave imbarazzo la Chiesa che, come è noto, considera l’omosessualità una pratica contro natura e anche una malattia che si può tentare di curare riportando le persone insidiate alla normalità dei comportamenti sessuali.


L’agenda della Camera
dei prossimi giorni, dunque, dimostrerà se questo è un Parlamento nel quale si pratica per davvero l’autonomia e la libertà della politica o se una parte di questo Parlamento ancora una volta darà di sé una rappresentazione di pesante subalternità agli orientamenti della Chiesa in tema di diritti e libertà di scelta delle persone.
“Laicità è libertà” hanno declamato con enfasi alcuni parlamentari del centro destra nel corso del dibattito sulla visita del Papa all’Università, e con parlamentari e politici sono accorsi in P.zza San Pietro in una sorta di succube-solidarietà al Papa, che però poi voltano le spalle supponenti e arroganti a quelle coppie portatrici di malattie genetiche che vorrebbero poter mettere al mondo un figlio sano tramite la fecondazione assistita, o a quelle coppie che vorrebbero pubblicamente dichiarare al mondo che si assumono una responsabilità nei confronti della persona con la quale vivono e alla quale sono legati da un rapporto d’amore, o a quelle donne che vengono dagli atei devoti alla Giuliano Ferrara accusate di omicidio se decidono di abortire, o a quelle che persone che vorrebbero poter vivere con dignità gli ultimi momenti della loro vita.

Omofobia, riconoscimento delle unioni di fatto, aggiornamento delle linee guida sulla fecondazione assistita per correggerne le parti più vergognose, Dichiarazioni anticipate di trattamento, attacco alla legge 194, sono di stretta attualità politica e anche nell’agenda dei lavori parlamentari parlamentare. E’ su queste questioni che nelle prossime settimane e nei prossime mesi, tenuta del Governo permettendo, si verificherà l'autonomia e la laicità della politica.  Adesso è necessaria una rapida calendarizzazione per la discussione in aula del provvedimento che riguarda l’introduzione nel nostro ordinamento giudiziario del reato di stalking e del reato di omofobia.
Sarà l’occasione per ogni forza politica di assumersi la propria responsabilità in modo trasparente di fronte al Paese. Vediamo chi intenderà imporre posizioni etiche di parte o chi, invece, si eserciterà in una professione di libertà della politica a sostegno della libertà di scelta delle donne e degli uomini di questo paese.

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sabato, 26 gennaio 2008

Intervista ad H.Giuliani (madre di Carlo Giuliani) sulla caduta del gov.no Prodi....

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   una Grande Donna  

Senatrice Giuliani agli occhi di tanti elettori-sostenitori questo Centrosinistra è stato un Calvario, lei come lo giudica?

‘‘Lo è stato ancora di più per noi della sinistra antagonista. Abbiamo sempre avuto le mani legate, siamo stati bloccati, ostacolati. Ci siamo sentiti non in una maggioranza ma in una gabbia. Quest’ultima è una personale emozione ma credo tanti colleghi del mio gruppo parlamentare hanno condiviso tale sofferenza’’. 

Parecchie critiche sono state mosse anche alla Rifondazione di governo, stare nell’Unione ha significato perdere la propria identità?

‘‘Secondo me no. La nostra identità è chiara fra chi è dentro o fuori il partito come me (H.Giuliani è subentrata al Senato a Malabarba come indipendente nell’ottobre 2006). Possiamo dire, e non solo ora che il governo è caduto, che abbiamo commesso un grosso errore di valutazione. Si pensava davvero di poter realizzare il famoso programma pur ciclopico che fosse. Da quando sono stata investita dell’incarico ho cercato di comprendere anche personalmente tutto ciò che si potesse fare. Per quanto occorre riconoscere che su alcuni punti vitali per la nazione questo governo si sia mosso risanando i conti pubblici, che il passato centrodestra aveva saccheggiato, e facendo pagare le tasse agli evasori. E avete visto quanto disappunto s’è creato nei partiti che quell’evasione tollerano o proteggono’’. 

Ora tutti pensano al futuro anche Rifondazione che si smarca dal governo e torna a rivolgere lo sguardo ai movimenti

‘Se Rifondazione ha scontentato qualcuno non è stato per sua volontà (mhm qui non sono  pienamente d'accordo). Il partito non ha mai smesso di prendere posizioni decise, ricordo le scelte sulle guerre in Afghanistan, sulla base di Vicenza che sono costate critiche al governo da parte dell’opposizione. Purtroppo il precedente discorso dell’essere ostaggi in una maggioranza, dove certe forze fanno pesare il loro dirigismo o i loro ricatti, è sotto gli occhi di tutti. Oggi siamo qui vittime di queste tattiche’’. 

Ma i movimenti hanno avuto poco dal partito, il matrimonio non sembra  riuscito

"Il problema è annoso, direi generazionale. E’ difficile tradurre nelle istituzioni spinte che le istituzioni fanno difficoltà ad accettare. Prendiamo l’esempio dei Tav, conciliare le esigenze dei valligiani e il servizio dell’alta velocità ferroviaria già di per sé non è semplice. Se s’aggiungono tensioni e incomprensioni attorno a forme di protesta che vengono giudicate illegali e se le trattative diventano impossibili i due mondi non riescono a comunicare prima che a comprendersi. E su certe questioni i margini di mediazione risultano scarsissimi’’. 

Caso clamoroso il fallimento della commissione parlamentare su Genova, la real politik è prevalsa su tutto il resto

‘‘Si sa da chi siamo stati affossati: dagli stessi alleati dell’Udeur e dell’Italia dei Valori. Che Forza Italia e AN votassero contro era scontato ma quando le componenti amiche con cui s’è cucito un copiosissimo programma, che ha visto la stessa sinistra cedere su molti punti, si mettono di traverso ecco la dimostrazione del fallimento d’un’esperienza come questa del Governo Prodi che ha marciato continuamente claudicando’’. 

Il caos della Legge Elettorale però non lascia spazi alle microformazioni e molti hanno guardato alla mossa di creare la Sinistra-Arcobaleno solo con questo scopo

‘‘Non lo so. E sono la persona meno adatta per esprimere giudizi. Posso però testimoniare che fra il gruppo dei senatori la "Cosa Rossa" è stata una realtà, abbiamo lavorato insieme, in armonia e con sentita coesione. Finché le sinistre autentiche non riusciranno a essere unite ci saranno gli effetti disastrosi che abbiamo davanti in queste ore. Non parlo d’un partito unico, penso a una coalizione di partiti fortemente coerenti su un programma che sia un vero programma da rispettare’’. 

Problemi reali come carovita, precarietà legalizzate dalla Legge 30, morti bianche hanno visto piuttosto assenti sia il PD sia la sinistra radicale

"Stavolta spendo una parola nei confronti del governo appena impallinato: non ne ha avuto il tempo(mhm non ne serei così sicura). Le forze come quelle citate che rappresentavano l’Unione e l’Esecutivo stesso hanno per un anno e mezzo lavorato su risanamento dei conti e fisco, ora doveva iniziare la fase sociale puntando soprattutto sulla sicurezza sul lavoro, che è l’unica sicurezza di cui l’Italia ha bisogno. Era iniziata una rete fitta di controlli, qualcuno ha detto a causa del dramma della Thyssen, ma era iniziata. Con frequenti ispezioni nei luoghi di lavoro a rischio e l’organizzazione di commissioni che avrebbero portato in Parlamento ulteriori ritocchi alle leggi per incrementare le verifiche, rendere più severe le pene, scongiurare le tragedie. Ma non ci hanno fatto lavorare, siamo stati ostaggio della demagogia delle destre. Ha vinto il partito trasversale dei corrotti e dei corruttori’’. 

Ora cosa farà?

‘‘Tornerò a casa, a impegnarmi nuovamente dal basso come ho sempre fatto. Ero venuta qui per aiutare i compagni e con l’ambizione di seguire quella commissione che è stata affossata. Ho un unico rimpianto: dover restituire il tesserino con cui avevo accesso nei luoghi di detenzione e potevo spendere il mio mandato per sostenere le contraddizioni  di quelle strutture’’.


fonte : Dazebao.org del 25/1/08


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categoria:interviste, notizie, esseri unici, donne storiche
sabato, 26 gennaio 2008

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18 marzo 1949  - Alla Camera si vota l'adesione dell'Italia alla Nato. Quando il presidente dell'assemblea Giovanni Gronchi proclama l'esito del voto, il deputato del Pci Giuliano Pajetta (fratello del più noto Giancarlo) si lancia "a catapulta" (come si legge nel resoconto parlamentare) contro un collega, dando inizio a una rissa che vede anche un cassetto volare nell'emiciclo.

1 aprile 1952
Il deputato Dc Albino Stella, coltivatore diretto, si getta contro il monarchico popolare Ettore Viola, agricoltore, colpendolo con un pugno. (Non era un pesce d'aprile!)

29 marzo 1953
La "legge truffa" viene approvata dal Senato ma in aula succede di tutto. In una rissa senza precedenti volano cassetti e banchi, il ministro Randolfo Pacciardi rimane ferito e l'opposizione abbandona compatta l'aula.
 
4 dicembre 1981 - Durante la discussione sullo scioglimento delle associazioni segrete (P2) il radicale Tessari attacca un questore del Pci e scoppia una rissa tra parlamentari dei due gruppi. Vola qualche calcio e i commessi intervengono per separare i contendenti. Il radicale Cicciomessere spicca un salto sul banco del governo ma cade a terra e i commessi riescono a respingere alcuni deputati del Pci, che volevano aggredirlo.

20 novembre 1991 - Mentre la Camera discute i provvedimenti di attuazione del pacchetto per l' Alto Adige, il missino Giuseppe Tatarella si alza e si avvicina all'esponente della Svp Johann Benedikter, che sta parlando, strappandogli di mano i fogli del suo intervento e gettandoli in aria.

16 marzo 1993 - Durante il dibattito sulla questione morale, il leghista Luca Leoni Orsenigo espone in aula un cappio da forca, agitandolo verso i banchi del governo. Alcuni deputati cercano di raggiungere i banchi della Lega Nord e solo un fitto cordone di commessi impedisce il contatto fisico.

19 maggio 1993 - Durante la discussione della riforma Rai, il deputato missino Teodoro Buontempo cerca di parlare in aula con un megafono e, all'ordine di consegnarlo, scappa per le scale dell'emiciclo rincorso dai commessi. Il vicepresidente lo richiama e poi lo espelle insieme al collega di partito Marenco che ha urlato "ladri-ladri" e altro.

21 settembre 1994 - Il progressista Mauro Paissan, relatore del decreto "salva-Rai", è interrotto da un boato di proteste provenienti soprattutto dai banchi di Alleanza Nazionale. Un gruppo di deputati di An travolge il muro di commessi piazzati nell'emiciclo e ad avere la peggio è Francesco Voccoli, Prc, messo ko da un pugno mentre faceva scudo a Paissan. Anche un commesso deve ricorrere alle cure dell'infermeria.

2 agosto 1996 -      - Scambi di insulti e strattoni tra deputati di Polo e Lega nella discussione sul finanziamento dei partiti. Il leghista Cavaliere salta un banco e cerca di raggiungere il deputato Giovine e altri esponenti di Forza Italia. Rotti gli occhiali a Vittorio Sgarbi.

17 novembre 1997 - Rissa alla Camera con fascicoli bruciati, portaceneri rotti, insulti, urla e scontro fisico evitato per pochissimo. Gli incidenti avvengono in Transatlantico tra Enrico Cavaliere, Mario Borghezio e Luciano Dussin della Lega da un lato e Famiano Crucianelli (Comunisti Unitari), Ugo Boghetta e Ramon Mantovani di Prc dall'altro.

29 aprile 1998 - Uno scontro verbale su Juventus-Inter (pensate un pò!) tra il deputato di An Gramazio e l'ex calciatore e deputato Ds Massimo Mauro si trasforma in scontro fisico. Gramazio scatta verso i banchi della maggioranza, Mauro cerca di allontanare con un calcio l'avversario, che intanto lo strattona e cerca di colpirlo. Gran lavoro dei commessi per sedare la rissa.

9 luglio 2003 - Durante la seduta della Camera, alcuni leghisti mostrano t-shirt con la scritta "io non sto con Abele" e "Caino sconti la pena". Il presidente Casini richiama due volte il capogruppo Alessandro Cè, Dario Galli, Luciano Dussin, Andrea Gibelli, Sergio Rossi e Luciano Polledri e poi li espelle. Un esponente del Carroccio si strattona da solo fingendo una sorta di colluttazione con uno dei commessi: "Sì, sto facendo anch'io resistenza. Da qui non mi sposto...".

31 luglio 2004 - Dopo un alterco per alcune battute su Tangentopoli e "nani e ballerine" con alcuni socialisti dei due schieramenti, Davide Caparini (Lega) tenta di sfondare il cordone dei commessi e di avvicinarsi a Roberto Giachetti (Margherita). Per Caparini scatta l'espulsione. Renzo Lusetti (Margherita) finisce in infermeria.

14 giugno 2007 - I deputati leghisti si siedono nei banchi del governo sventolando il titolo della Padania: "Governo fuori dalle balle". Seduta sospesa, poi l'occupazione, per circa un'ora, con i leghisti che urlano slogan e insulti alla maggioranza e quindi la rissa con i deputati del centrosinistra. L'ufficio di presidenza sospende 14 deputati della Lega per dieci sedute. Un record per Montecitorio.

15 novembre 2007 - Un senatore di Forza Italia cerca di prendere a testate un parlamentare del centrosinistra che viene circondato dai colleghi e portato in salvo fuori dall'emiciclo dal presidente della commissione Giustizia Cesare Salvi. Dai banchi di Forza Italia parte anche un sonoro "vaffanculo".

NO COMMENT...
venerdì, 25 gennaio 2008



"Porrajmos", in romanès la lingua dei Rom, si traduce con "annientamento, distruzione, divoramento" degli zingari durante la seconda guerra mondiale. Segnati da un triangolo marrone e dal tatuaggio di una "Z" (zigeuner), essi furono chiusi nei campi di concentramento, usati come cavie e uccisi. Stime attendibili indicano 500.000 morti (250 mila solo nei campi di concentramento), benché il carattere nomade, ancora prevalente all'epoca, abbia reso difficile quantificare il genocidio, infatti si pensa che le vere cifre siano di molto maggiori. Nel 1945 il Tribunale di Norimberga liquidò la questione: gli "zingari" non furono ammessi come parte civile. Solo di recente il governo tedesco ha stanziato risarcimenti per i pochi zingari superstiti dei lager. L'Italia potrebbe presto aggiungersi ai Paesi che riconoscono il Porrajmos. Una proposta di legge è stata inoltrata dal senatore Livio Togni (di etnia Sinta) perché la "Giornata della Memoria", che ricorda lo sterminio del popolo ebraico e degli oppositori del regime nazi-fascista, inserisca tra le vittime anche Rom, Sinti, omosessuali, Testimoni di Geova e disabili. Una proposta per ristabilire la verità storica, tenere desta la memoria e contribuire al superamento delle varie "forme di discriminazione ancora oggi presenti, soprattutto contro i Rom". La Repubblica italiana infatti riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la "Shoah", le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati (art. 1 della Legge N.211, 20 luglio 2000). Ma dei Rom e dei Sinti e di altri non si fa nessuna menzione, come se non fossero mai esistiti, una situazione alquanto imbarazzante nel 2008, quindi e' una legge da integrare ricordando le altre vittime, come giusto che sia. L'informazione è carente sotto questi aspetti, e non solo, anche perché, con le dovute differenze, la situazione di esclusione e di emargina-zione di questo popolo continua anche oggi, anzi non è mai terminata.

- Un pò di Storia a chi non sà e per non dimenticare

Tra il 1939 e il 1945 vennero uccisi oltre 500.000 zingari, vittime del nazionalsocialismo. La storia della deportazione e dello sterminio degli zingari è una storia dimenticata: ancora oggi la documentazione è frammentaria e lacunosa. Eppure la persecuzione degli zingari in epoca nazista è l'unica, oltre a quella ebraica, dettata da motivazioni esclusivamente razziali: proprio come gli ebrei, infatti, gli zingari furono perseguitati e uccisi in quanto « razza inferiore». E anche il regime fascista di Mussolini diede il suo "contributo". La persecuzione in Germania All’epoca dell’avvento al potere del nazismo, un numero imprecisato di zingari viveva in Germania. Di ceppo “Sinti”, la loro presenza risaliva al quindicesimo secolo. Organizzati in tribù si spostavano in carovane. Più tardi arrivarono i “Rom”, più portati a stabilirsi in residenze fisse e a lavorare nelle fabbriche come nei servizi pubblici, a frequentare le scuole e ad assolvere il servizio militare. Considerati comunque tutti vagabondi erano sottoposti, dopo l’emanazione delle Leggi di Norimberga, a sorveglianza della polizia, con un pesante inasprimento di numerosi provvedimenti precedenti alle nuove leggi naziste. Nel 1936, in occasione delle Olimpiadi di Berlino, orribile vetrina della presunta grandezza e del presunto splendore del nazismo, gli zingari vennero rinchiusi nell’apposito campo di raccolta a Mahrzan. Nello stesso anno fu istituito a Berlino un “Istituto di igiene razziale e biologia etnica” che doveva effettuare ricerche e stabilire l’esatta origine degli zingari. E circa 500 vennero deportati nel KL Dachau, dove furono raggiunti nel 1938 da altri 1.500, trasferiti poi al KL Buchenwald. Quando apparve che gli unici, veri “ariani”, la razza pura così cara ai nazisti, erano gli zingari puri, tutti i documenti dell’Istituto sparirono e lo stesso venne chiuso. L’8 dicembre 1938, Heinrich Himmler provvide a promulgare un editto per la “lotta contro la piaga degli zingari”. Nel giugno 1939 più di 2.000 zingari venivano arrestati e deportati: 440 donne a Ravensbrueck e circa 1.500 uomini a Buchenwald. Quando la Germania, l’1 settembre 1939, aggredì la Polonia, le SS delle Einsatzgruppen massacrarono intere popolazioni e moltissimi zingari. Il 21 settembre dello stesso anno venne messo in atto un piano di deportazione di 30.000 zingari dalla Germania in Polonia. Nell’aprile del 1940, 2.500 furono trasferiti nel ghetto di Lodz. Anche in Austria, e in Slovacchia, come in Francia, Olanda, Belgio e Lussemburgo, nazioni occupate dalle armate naziste, gli zingari sono rastrellati ed inviati dapprima in appositi campi di lavoro e poi, dalla primavera del 1941 ad Auschwitz, ove nel marzo 1943 a Birkenau, venne istituito lo speciale settore a loro riservato, denominato Zigeunerlager (32 baracche). In questo lager nel lager, vengono imprigionate intere famiglie in attesa di essere sterminate nelle camere a gas. Non meno di 16.000 persone imprigionate, presenti nella primavera 1943. Nel settembre 1942, molti zingari furono inviati dal ghetto di Varsavia a Treblinka, per esservi sterminati.Un intero trasporto, proveniente da Bialystock – 1.700 donne, bambini e uomini – fu totalmente eliminato all’arrivoad Auschwitz-Birkenau, nel marzo 1943, senza che nemmeno uno di loro avesse avuto la possibilità di entrare nel campo. Il 16 maggio 1944, i nazisti tentano di liquidare lo Zigeunerlager, ma desistono davanti alla rivolta disperata degli zingari prigionieri. Tuttavia l’azione verrà di nuovo organizzata dalle SS nei primi giorni dell’agosto 1944 quando, in una sola notte, 2.897 zingari vengono eliminati nelle camere a gas di Birkenau. Il famigerato dottor Mengele, condusse numerosi ed atroci esperimenti sui bambini zingari che, al loro arrivo, provvedeva personalmente a selezionare come cavie sue preferite, in particolare per le sue efferate ricerche sul nanismo e sul noma, un tumore della pelle, causato dalla denutrizione e largamente presente trai bambini Rom del lager. Le ricerche degli storici fanno stimare in non meno di 500.000 gli zingari sterminati. Ma a questo numero devono essere aggiunti quelli delle vittime delle stragi di massa nei paesi baltici e balcanici, ad opera non solo dei nazisti, ma anche dei collaboratori e fiancheggiatori locali. Basti ricordare i campi degli ustasha croati, quello di Jasenovach in particolare.

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venerdì, 25 gennaio 2008
PER NON DIMENTICARE E FAR SI CHE NON ACCADA MAI PIÙ

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Shoa
(שואה, traslitterato anche Shoah o Sho'ah), che in lingua ebraica significa "distruzione" (o "desolazione", o "calamità", con il senso di una sciagura improvvisa, inaspettata), è un'altra parola utilizzata per riferirsi all'Olocausto. Questo termine viene usato da molti ebrei e da un numero crescente di non ebrei a causa del disagio legato al significato letterale della parola olocausto. Cionondimeno è riconosciuto il fatto che la stragrande maggioranza delle persone che usano il termine olocausto non intendono tali implicazioni. Infine molti Rom usano la parola Porajmos o Porrajmos («grande divoramento»), oppure Samudaripen («genocidio») per descrivere il tentativo nazista di sterminio.

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venerdì, 25 gennaio 2008
http://data4.blog.de/media/468/1810468_2165c61ee1_m.jpeg

Il potere d’acquisto delle retribuzioni, è calato di circa 1.900 euro nel 2007 rispetto al 2002, per gli operai il calo ammonta addirittura a 2.600 euro circa. Sono oltre 14 milioni i lavoratori che vivono con meno di 1.300 euro al mese e 7,3 milioni quelli che guadagnano meno di 1.000 euro al mese. Già i “grandi numeri” appena citati danno un quadro terrificante, ma se scendiamo nei dettagli leggiamo una situazione ancora più drammatica. Un apprendista fino ai 24 anni guadagna in media circa 735 euro al mese, un collaboratore occasionale entro i 34 anni percepisce in media 770 euro al mese e un co.co.co o co.co.pro della stessa età percepisce, senza diritti e con pochissime tutele, circa 890 euro al mese. Le donne sono retribuite mediamente del 17,9% in meno di un lavoratore standard, un lavoratore del sud prende il 13,4% in meno e, in fondo alla scala dei lavoratori più poveri ci sono gli immigrati che sono retribuiti con un salario mediamente inferiore a quello di un dipendente standard del 26,9% e i giovani lavoratori con – 27,1%. Tenendo presente che i dati che si riferiscono ai salari reali, prendono in considerazione un’inflazione ufficiale Istat, per questo periodo, di circa il 2,5% è facile capire quanto questi dati siano assolutamente sottostimati. Anche un bambino sa che i prezzi, da quando è subentrato l’euro, sono cresciuti molto di più del 2,5% l’anno e che i dati ufficiali sull’inflazione sono una barzelletta!
In questa snervante gara a chi è più povero non partecipano imprenditori, lavoratori autonomi e dirigenti. Le prime due categorie vedono crescere il proprio reddito rispetto a cinque anni fa di 12mila euro mentre la retribuzione dei dirigenti, nello stesso periodo, è cresciuta di 6 punti percentuali in più rispetto al lavoro dipendente. In sostanza, nel 2007, ponendo il reddito familiare medio italiano pari a 100, il reddito delle famiglie di operai è pari a 72 mentre quello imprenditori e professionisti è pari a 205. I profitti schizzano alle stelle, ed il modesto aumento della produttività creato negli ultimi 13 anni è andato per il 13% ai salari, per l’87% alle imprese. Secondo il campione di Mediobanca (1.000 imprese con circa un milione di dipendenti), tra il 1995 e il 2006 i salari aumentano in media dello 0,4% annuo, i profitti dell’8,1%: oltre venti volte di più.

- Ma parliamo del contratto truffa

Il testo scritto dai padroni prevede un aumento di 120 euro spalmato su 30 mesi e non più 24. Questo significa che con una manovra mediatica totalmente falsa, dicendo di voler dare più soldi di quanto chiesti dai sindacati, in realtà sono disposti a darne molti meno. Infatti 120 euro in 30 mesi equivalgono a 96 euro su 24; persino meno di quanto informalmente la stessa Federmeccanica aveva proposto solo 2 giorni prima.  In cambio di questa miseria essi esigono di aumentare gli straordinari comandati obbligatori di ben 16 ore passando dalle attuali 32 a 48 ore. Non solo, i padroni pretendono che 2 giorni su 7 di PAR (Permessi annui retribuiti) usati collettivamente per ponti, riduzione d’orario per i turnisti ecc.. possano essere bloccati e usufruiti dal lavoratore individualmente l’anno successivo oppure monetizzati. Per quanto riguarda la parificazione operai impiegati c'è l'introduzione di un vero e proprio salario di ingresso e una decurtazione delle ferie per gli impiegati. Infatti con il passaggio dalla paga oraria a quella mensile gli operai perderebbero ben 11,20 ore di retribuzione annue. I padroni sono disposti a pagare tali ore per gli operai attualmente in forze ma  non per i neo assunti che si vedrebbero decurtato il salario fin da subito. Per quanto riguarda le ferie poi la parificazione operai impiegati è un disastro per entrambe. Infatti mentre col regime attuale gli impiegati maturano dopo 10 anni di servizio, un giorno di ferie in più rispetto agli operai e dopo 18 anni una settimana di ferie in più. La proposta di Federmeccanica prevede da un lato che  ai lavoratori (sia impiegati che operai) che hanno maturato 10 anni di anzianità venga da subito riconosciuto il diritto ad un giorno di ferie in più ma che ai fini del raggiungimento del 18° anno, l’anzianità lavorativa venga valutata la metà di quella reale. In sostanza per maturare i 18 anni di anzianità necessari per avere un ulteriore aumento delle ferie ad oggi un lavoratore deve essere al 36° anno di lavoro!!  Non solo, ma d’ora in avanti al raggiungimento del 18° anno di anzianità non si maturerebbe più una settimana ulteriore di ferie ma solo 3 giorni! Infine, sempre in termini di inquadramento i padroni propongono la re-introduzione del 3°livello ERP (abolito all’inizio degli anni ’70 grazie alle lotte). Una categoria a metà tra il 3° ed il 4° livello che impedirebbe definitivamente ad un operaio di passare di categoria e sarebbe condannato a rimanere di 3° livello fino alla pensione. Sul mercato del lavoro i padroni si limitano a dire che per quanto riguarda il lavoro a tempo determinato, per loro vale la legge, ovvero, come previsto dal testo firmato anche da Cgil-Cisl-Uil del 23 luglio, è possibile rinnovare per due volte un contratto a termine per un totale massimo di 72 mesi! Per quei lavoratori che abbiano avuto sia contratti a tempo determinato che di somministrazione (interinali) potranno essere stabilizzati dopo un lasso di tempo di 44 mesi. In questa proposta non vi è menzione né delle percentuali massime di precariato, né del bacino preferenziale di assunzione per chi da anni lavora come precario. Inoltre con la parificazione operai impiegati, anche per un operaio il periodo di prova passerebbe da 12 giorni a 3 mesi!

P.S.
L’immondizia della politica che opera ormai senza regole, nei corridoi di palazzo, non più in nome e per il popolo ma solo per loro loschi affari mafioso economici e di potere, affonda anche l'attuale governo, ed è così da sassant'anni. Quella stessa politica che ancora oggi, collusa con la camorra sommerge le strade di Napoli e dilaga nel mondo della politica parlamentare e ministeriale, nel resto d'Italia, festeggiando con cannoli freschi di pasticceria. È bastata l’inchiesta che ha colpito la moglie del ministro della Giustizia, che conferma un sistema di gestione clientelare radicato e illegale del "potere", per far saltare il tappo di una crisi lungamente maturata e oramai marcia.