Una “Città Aperta” non può e non deve consentire la riproposizione di una "cultura" fascista, vanno quindi adottate da subito misure drastiche per sconfiggere questa subcultura che sfrutta con assoluta demagogia tutte quelle "esigenze" dei cittadini che via via si vengono a creare., strumentalizzando e negando non solo la realtà delle cose, ma la storia. Vanno quindi attuati immediatamente tutti gli interventi possibili...e non, con le necessarie applicazioni sociali tempestive che contrastino efficacemente il proliferare di tutti questi contesti deleteri, agghiaccianti e criminali che ormai operano a piene mani in tutto il territorio urbano ed oltre. La situazione oramai diffusa che si ha oggi a Roma, ma non solo, è quella di una irrefrenabile voglia di “ordine & disciplina” e di una assoluta certezza e consapevolezza del proprio potere, che permetta stavolta di applicarlo realmente, In più questo stato di "malessere" è stata l'occasione per la destra che ora richiederà deportazioni di massa per romeni, rom, etc, persone con disagio e senza tetto, con dichiarazioni che riproporranno “modalità” dei regimi fascisti e nazisti e che hanno rappresentato un “invito” agli interventi squadristici razzisti dei gruppi neofascisti. Ma interpretare il disagio della città solo come lotta tra esclusione e inclusione, significherebbe solo alimentare la cultura dell’ineguaglianza da sempre peculiare del pensiero della destra, istituzionale e neofascista, accompagnata dal principio della difesa della nazionalità da qualsiasi inquinamento etnico. Per la destra l’ineguaglianza è in natura e legittima la caccia al diverso che di volta in volta può essere un qualsiasi come l’omosessuale, il calciatore di colore, la “zecca” comunista, quello a cui piace una musica diversa dalla tua. Ma agli odiosi temi del razzismo e dell’intolleranza, la destra , istituzionale e neofascista, sta affiancando in modo sempre più capillare e sistematico, quelli dell’attacco alla vita democratica del paese, riuscendo a radicare nel disagio sociale del popolo ignorante e nelle difficoltà del vivere della nostra città e del paese. Per trovare spazi la destra si è trasformata, ha cambiato la sua immagine “a cura“ di uomini comunque cresciuti secondo modelli e pensieri del regime fascista e dei protagonisti del neofascismo delle stragi e dei golpe. Una trasformazione evidente nelle formazioni neofasciste, che da gruppi “militari” si ricostituiscono come gruppi “sociali”, sulla base dei principi del primo fascismo, rifacendosi al suo carattere”rivoluzionario” e populista. Un neofascismo che non assume più le forme del terrorismo militarizzato, ma che usa la democrazia come strumento per conquistare quegli spazi sociali che la Costituzione gli ha negato sessanta anni fa, dove la parola popolo è riferita alla folla che omaggia il trionfatore, dove l’oppositore viene intimidito, dove il diverso viene deportato, dove l’uso della forza e della violenza è funzionale all’esercizio del potere.
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