sabato, 31 maggio 2008


Una statua in bronzo, orribilmente realizzata aggiungerei, di Ernesto Che Guevara, sarà inaugurata il prossimo 14 giugno nella città di Rosario, in Argentina, in occasione della commemorazione nella giornata dell’80º anniversario della sua nascita. È stato anche comunicato che la scultura sarà installata nel parco Hipólito Irigoyen, nel quartiere La Tablada, durante la cerimonia centrale per il compleanno del leggendario Comandante.La cerimonia si svolgerà dopo una peregrinazione che percorrerà le strade della città, alla quale parteciperanno i "familiari" del Che e le autorità locali, provinciali e nazionali di vari paesi dell’America Latina, una bella pubblicità insomma. La statua che rappresenta Che Guevara, è opera dell’artista Andrés Zerneri, è sarà trasportata a Buenos Aires mercoledì 28 maggio a bordo di una nave. A Rosario, sarà trasferita nella zona di destinazione, accompagnata da una carovana d’integranti di gruppi di argentini che organizzano azioni in omaggio degli 80 anni del grande Rivoluzionario argentino. Per realizzare la scultura Zerneri ha usato le chiavi di bronzo provenienti da molti paesi raccolte in vari mesi per costruire la statua, che è alta tre metri e mostra il Che in piedi, con il baschetto e l’uniforme di guerrigliero, (una "fantasia" fuori dal comune). Nell’occasione si svolgeranno molteplici attività che includono dibattiti, incontri tra rappresentanti di organizzazioni sociali, politiche e sindacali, che rivendicheranno la sua figura. Inoltre reciteranno molti artisti popolari e lo spettacolo più importante si svolgerà domenica 15 giugno nell’Ippodromo del Parco dell’Indipendenza, con il grande Concerto Internazionale chiamato “Nuestra América le canta al Che”, con il titolo del concerto che non è commentabile...mah !
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sabato, 31 maggio 2008
Le indagini dei PM della Procura di Torino durate oltre tre anni, hanno portato alla luce non solo "mazzette" e "benefit" per ottenere il permesso alla commercializzazione, ma anche mancati e tempestivi controlli sugli effetti indesiderati di farmaci, affinchè "non passassero in maniera rapida informazioni su prodotti che hanno creato situazioni di rischio per la salute, anche mortali". Scoppia così, con la solita "discrezione" e senza tanto clamore lo "scandalo AIFA".

psichiatricocx0
Con la solita discrezione e senza tanto clamore da parte dei media, scoppia lo "scandalo AIFA" , che ha portato all’arresto di oltre sette dirigenti dell’ente pubblico per il controllo della commercializzazione dei farmaci. Le accuse sono di corruzione e concussione, mentre si fa strada la gravissima ipotesi di attentato alla salute pubblica, come grave conseguenza dell’autorizzazione alla messa in commercio di medicinali pericolosi per la vita dei cittadini. Lo spettro delle responsabilità dell’Aifa sembra ampliarsi sempre di più, in considerazione dell’estrema delicatezza della sua funzione e delle implicazioni economiche connesse al mercato dei farmaci generici, nonché di quelli da banco e quelli specialistici. Infatti, le indagini dei PM della Procura di Torino durate oltre tre anni, hanno portato alla luce non solo "mazzette" e "benefit" per ottenere il permesso alla commercializzazione, ma anche mancati e tempestivi controlli sugli effetti indesiderati di farmaci, affinchè "non passassero in maniera rapida informazioni su prodotti che hanno creato situazioni di rischio per la salute, anche mortali". A tal fine sono stati manomessi i "bugiardini" omettendo delle controindicazioni per ottenere più facilmente la licenza di vendita, vendendo farmaci con etichette senza revisione. La semplice informazione dei foglietti illustrativi non può pretendere di preservare la salute del cittadini, che si può così ritenere cosciente di assumere "un veleno" per il semplice fatto che è riportato nella posologia e nelle controindicazioni. A questo occorre aggiungere l’aggravante che il nostro sistema sanitario, governato in tutto e per tutto da aziende farmaceutiche e chimiche, è totalmente basato sulla prescrizione di farmaci per ogni impercettibile sintomo che spesso ha natura biologica, ma ha cause psicologiche. La medicina moderna, dopo aver distrutto ogni genere di malattia di origine virale o batterica, si sta prevalentemente dedicando alla cura dei mali della "infelicità" e dello "stress" prescrivendo per ogni singolo sintomo la terapia che inesorabilmente trasforma la società in malati patologici o in malati dipendenti.
sabato, 31 maggio 2008
conan&lana
Solo, tra tanta gente, solo, in un mondo incosciente,
che mai ascolta chi ha accanto, e non più sorride a chi per lei ha pianto
ma che importa se quel viso è segnato dal dolore?
Ti sei mai chiesta cosa chiederebbe per poter far si che sia?
Forse tutto, forse niente, forse un po' di impegno con la mente,
ma nessun ormai si chiede cosa egli oggi  pensa,
cosa sogna, o cosa spera
se l’amor che gli è negato faccia parte del passato,
se nel cuor lui ancora soffre o se stia male come allora.
Forse gli sbagli del passato, non permettono un futuro
Un silenzio che non è vuoto, ma ricco di parole che nessuno vuol udire,
basta legger tutto intorno per riuscire poi a capire,
che forse ormai è inutile ritentar, vista la fine
ma chi soffre lo si sa che non dirà mai nulla,
così tutto rimarrà chiuso nel suo Io,
finchè al mondo non dirà "ADDIO"
.

sabato, 31 maggio 2008
http://www.3dnworld.com/users/69/images/Night_Street.jpg

E' agghiacciante quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi in questo fottuto paese. I campi Rom di Ponticelli dati criminalmente alle fiamme, l'incostituzionale e vergognoso pacchetto di sicurezza del ministro Maroni, il radicato razzismo e la montante xenofobia, la caccia al diverso, considerato oramai come "pericoloso", la fobia della sicurezza, la follia delle ronde notturne, aggressioni e omicidi fascisti, quasi all'ordine del giorno, offrono una agghiacciante fotografia di questo vergognoso paese, qual'è oggi l'Italia. "Mi vergogno di essere italiano", questa è la considerazione che ognuno dovrebbe fare nel proprio cervello, ma purtroppo la realtà ci dimostra che non è affatto così, ed i veri risultati li vederemo a breve. E' agghiacciante quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi in questo fottuto paese, senza che nessuno faccia nulla, o talmente pochi lo facciano, rischiando come accade, che nonostante il massimo impegno profuso, tutto poi risulti del tutto inutile ed inefficace.  Dall'insediamento della dittatura fascista attuata da questo "governo", si è subito potuto notare un notevole peggioramento, del razzismo e della xenofobia nella "società" italiana, tenuta fin d'ora ben nascosta nell'animo crestiano italico, ed ora istituzionalmente legittimata e quindi pienamente attuata, in tutta la sua follia.Inizialmente cavalcata dalla Lega e incarnata oggi nel governo fascista Berlusconi & So(r)ci. Oggi, quindi, ma già da ieri, doppiamente mi vergogno di essere italiano. Mi vergogno di appartenere ad una società sempre più indisposta verso l'altro, che sia il diverso, la gente di colore o il rom che è diventato, purtroppo ad oggi, ma già da ieri, il nemico per eccellenza, a prescindere. Mi vergogno di appartenere ad un paese il cui governo fascista ha varato un pacchetto-sicurezza dove essere clandestino è uguale aad essere un criminale. Ritengo che non è in nessuna maniera un crimine, migrare, anzi è la strada da percorre secondo me, in quanto è la sola maniera di potersi confrontare con altre culture. Ritengo invece che sia criminale un sistema capitalistico-economico-finanziario mondiale, in cui l'11% della popolazione mondiale consuma l'88% delle risorse. L'Onu prevede che entro il 2050 a causa degli irreversibili cambiamenti climatici, avremo oltre un miliardo di rifugiati climatici (stimati per difetto, d'altronde son pur sempre dati Onu). I ricchi inquinano ed i poveri pagano, la storia parla chiaro, quindi che sorte avranno questo miliardo e passa di persone, cosa deciderà "l'ordine mondiale" per questi poveri allo "sbaraglio"? Questa è la strada che può portare dritti a nuovi Olocausti (ricordiamoci che molti dei morti nei forni dei lager nazisti erano Rom!). Oramai hanno fatto dei Rom il nuovo capro espiatorio a prescindere. Mi vergogno di appartenere ad un popolo che non si ricorda che è stato fino a ieri un popolo di migranti (quando i "rumeni" eravamo noi), dimenticandosi degli oltre sessanta milioni di italiani che vivono oggi all'estero. I nostri migranti sono stati trattati male un po' ovunque e hanno dovuto lottare per i loro diritti.
Mi hanno sempre raccontato, confermato poi nel tempo dai libri di testo, di appartenere ad un paese che ha fatto la sua storia, anche grazie a molti italiani immigrati, almeno quelli "onesti", ed anche io sono stato un immigrato quando ero in germania per lavoro,  e che quindi, servono degli immigrati in un paese civile, che si definisca tale. Ma qui non è così, qui li si rifiuta, li si emargina, li si umilia con linguaggi ed atti da far inorridire. Mi vergogno di appartenere ad un paese che dà la caccia ai Rom come se fossero la feccia della società. Perché ora trattiamo allo stesso modo gli immigrati in mezzo a noi? E la Memoria, Dove'è la Memoria in questo fottuto paese? Cos'è che ci ha fatto perdere la memoria in tempi così brevi? Il benessere? O forse questo paese non l'ha mai voluta avere, la Memoria. Come possiamo criminalizzare il clandestino in mezzo a noi? Come possiamo accettare che migliaia di persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare nel nostro paese?
Mi vergogno di appartenere ad un paese che ancora si ostina a credere ed essere succube di una fede religiosa, che nei fatti provati è solo menzogna, alterazione mentale violenta e insana pornografia, che falsa le coscienze dei più deboli e insicuri, come la peggiore delle droghe sintetiche, rendendo schiavi mentalmente e fisicamente milioni di persone da 2000 anni. Infatti la chiesa non si ribella affatto contro queste tendenze razziste e xenofobe, e proprio come durante la seconda guerra mondiale, se non peggio, oggi lo fa anche sapere, per bocca del papa stesso, che "loro" si trovano perfettamente in sintonia con il nouvo governo, e noi non avevamo dubbi, che fosse così. Bisogna schierarsi dalla parte degli emarginati, degli immigrati, dei Rom dei diversi Tutti, contro ogni tendenza oppressiva e razzista della società e del governo fascista. Rimanere in silenzio oggi, ma già da ieri, vuol dire essere complici e quindi responsabili dei disastri di domani. Non possiamo e Non dobbiamo stare in silenzio, ma dobbiamo Lottare, Gridare, Urlare e anche ben altro. E' in ballo il futuro del nostro paese, ma soprattutto è in ballo la nostra stessa vita !
giovedì, 29 maggio 2008
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La storia recente di questo paese, ma non solo, è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione amorfa culturalmente, coi nervi a fior di pelle risponde, stupidamente, a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori. Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso. Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No, non in questo paese, e della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali, 2 pesi e 2 misure, della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom. Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere. Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le "forze dell'ordine" sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada, così, da un giorno all'altro. E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni e così, tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di "sinistra" gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste, gli omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa, tra le "sicure" mura domestiche, sette volte su dieci la vittima è una donna, e più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno, quindi,  la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto. Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Totalmente Falso, la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.

(ANSA) - MILANO, 29 MAG 2008 - Controlli a tappeto su alcuni mezzi pubblici più affollati, stranieri fatti scendere a gruppi dagli autobus e identificati. E' accaduto oggi a Milano dove la polizia locale ha fatto controlli serrati, in mezzo alla gente, sui clandestini. Alcuni cittadini hanno chiamato le redazioni dei giornali parlando di 'caccia all'immigrato' ma il Comando di Piazza Beccaria ha fatto sapere che sono stati semplicemente intensificati controlli che da tempo si facevano sui mezzi pubblici.

mercoledì, 28 maggio 2008
“Contro la complicità tra stato e
fascisti, sempre banditi, sempre antagonisti”


http://www.indicius.it/torpore/torpore_images/pza_loggia_1.jpg

La mattina del 28 maggio 1974 una bomba esplode sotto i portici di piazza della Loggia a Brescia, mentre è in corso una manifestazione antifascista indetta dai sindacati e dal Comitato antifascista. L’attentato rivendicato da Ordine Nero, provoca otto morti e più di novanta feriti. L'ordigno era stato posto in un cestino portarifiuti e fatto esplodere con un congegno elettronico a distanza. Due istruttorie si susseguono negli anni: la prima porta a processo, nel 1979, diversi esponenti della destra radicale bresciana. In secondo grado, nel 1982, la sentenza di condanna viene annullata. L’assoluzione definitiva per tutti gli imputati arriva con la Cassazione nel 1985. La seconda istruttoria indica come imputati altri esponenti dell’estrema destra fra cui Mario Tuti. Anch’essi saranno prosciolti per insufficienza di prove (1989). Il fascicolo di una terza istruttoria è tuttora pendente presso la Procura di Brescia

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/1e/Brescia_lapide_che_ricorda_la_strage_di_Piazza_Loggia_by_Stefano_Bolognini.JPG

Chi scrive è da tempo impegnato nell’”Unione delle Associazioni delle vittime per stragi”

l’Italia, dopo la Colombia, è il paese con il più alto numero di cittadini, funzionari dello Stato, caduti per atti di terrorismo, stragismo politico e mafioso, omicidi politici. La prima vittima si chiamava Antonio Guarino, fu ucciso in un agguato il 7 marzo del 1946, era il segretario della Camera del lavoro di Burgio in provincia d’Agrigento, si batteva per i diritti dei contadini, con lui morì una passante, Marina Spinelli, ….

Noi siamo il Paese delle Associazioni delle vittime.

Cosa vuol dire che i familiari si riuniscono e si battono per avere giustizia? Vuol dire che senza l’impegno di una parte di società per strappare la verità, è difficile che la verità venga fuori. Vuol dire che c’è una ferita nelle regole della democrazia, nel nostro Paese, talmente profonda che non può essere rimarginata con l’oblio, la rimozione. Vuol dire che c’è una ferita nel concetto di libertà. Vuol dire che c’è una frattura fra libertà e regole. Penso che una regola dovrebbe anche essere quella di garantire la conoscenza della propria storia, della storia del proprio paese. Libertà quindi di scegliere, di formarsi, vuol dire anche sapere, di conoscere, di conoscere senza dimenticare. Forse è questa la via: mostrare come la dimenticanza della storia può favorire il ripetersi delle sue costanti peggiori e degli episodi più oscuri.

mercoledì, 28 maggio 2008
"Luigi era giovane, ma non troppo giovane per capire e battersi per la strada giusta. Non troppo giovane per cadere dalla parte giusta, come i partigiani di trent'anni fa, che erano poco più che ragazzi, come i nuovi partigiani di questi anni: Saltarelli e Mario Lupo, Serantini, Argada, Franceschi, Zibecchi e Varalli e Micciché e Brasili e Pietro Bruno e Mario Salvi".



È il 28 maggio 1976. L'Italia è percorsa in lungo e largo dai molti comizi elettorali che precedono le imminenti elezioni politiche fissate per il successivo 20 giugno. A Sezze Romano, cittadina in provincia di Latina, è previsto il comizio di Sandro Saccucci, importante esponente del Movimento Sociale Italiano. Ex paracadutista e sospettato di aver partecipato al tentato golpe orchestrato nel dicembre del 1970 dal principe Junio Valerio Borghese con l'aiuto di settori «deviati» di istituzioni e servizi segreti, il Saccucci giunge nel centro pontino con un manipolo di fedelissimi. La scelta della città è quanto mai provocatoria, in quanto Sezze è un centro tradizionalmente antifascista. L'adunata è prevista per il tardo pomeriggio e attorno alle 19,30 un corteo di sette o otto auto entra in paese. A bordo degli automezzi, tra gli altri, vi sono fascisti di dichiarata fede come: Pietro Allatta, suo figlio Benito e sua sorella Palma, Ida Veglianti, Mauro Camalieri, Sandro Grasselli, Massimo Gabrielli e un certo Russini, tutti provenienti da Aprilia, Filippo Alviti di Bassiano, Spagnolo e Mangani di Latina, il segretario locale della Cisnal Del Piano; Alessandro Petrianni, Virgilio Grassocci e Antonio Contento di Sezze; Calogero Aronica e Salvatore Trimarchi del Portuense; Gabliele Pirone, segretario della sezione missina della Magliana, Roma. Il manipolo si reca in piazza IV Novembre, luogo per il previsto raduno. Dal palco su cui sale Saccucci, vi sono molti camerati armati di bastoni e pistole. Le forze di polizia presenti non sembrano molto interessate e rimangono in disparte. La tensione è alta: i fascisti vogliono provocatoriamente portare avanti il comizio nonostante si trovino in netta minoranza. Ad un certo punto Saccucci dice: «Noi siamo un partito delle mani pulite!» e quando la piazza risponde con bordate di fischi e canti inneggianti il comunismo, l'ex parà, innervosito, aggiunge: «Non volete sentirmi con le buone, mi sentirete con queste»
ed inizia a sparare. Saccucci si sarebbe poi dato alla fuga dirigendosi con il corteo delle altre auto fuori dal paese esplodendo numerosi colpi. Quando il seguito delle macchine giunge nella zona detta del «Ferro di cavallo», un proiettile, esploso da una «mano» che fuoriesce dall'auto di Saccucci, colpisce alla gamba sinistra il giovane Antonio Spirito, studente-lavoratore militante di Lotta continua. Un altro colpo centra quasi contemporaneamente Luigi Di Rosa. Il ragazzo morirà in ospedale dopo circa due ore di agonia. In realtà, come le indagini balistiche condotte dalla polizia scientifica dimostreranno, Luigi viene investito da due diverse pallottole: la prima, dello stesso calibro di quella che aveva colpito in precedenza Antonio Spirito, gli ferisce la mano; una seconda, di diverso calibro e quindi presumibilmente esplosa da una mano diversa, centrerà Luigi nella zona del basso ventre, causandone la ferita mortale. Di Rosa, padre muratore e madre casalinga, aveva ventuno anni e frequentava l'ultimo anno di un istituto tecnico di Latina. Era un militante, come suo padre, del Pci ed era iscritto alla Fgci.
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categoria:luigi di rosa ucciso dai fascist
mercoledì, 28 maggio 2008
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Massima solidarietà con i due compagni Vergognosamente accusati di rissa e costretti agli arresti domiciliari, messi vergognosamente alla stessa stregua dei veri e soli aggressori fascisti (Mantovano me fai schifo), ma anche massima solidarietà ai/alle compagni/e che hanno saputo respingere l'attacco fascista all'Università!! Dovrebbe essere d'esempio in tutta Italia che contro i fascisti ci si deve difendere in tutti i modi e con ogni mezzo necessario!! In questa dittatura oramai conclamata, da atti inequivocabili, i gruppi nazifascisti hanno carta bianca da sbirri, prefetti, sindaci e istituzioni. Solo l'antifascismo militante è la strada per sbarazzarci da queste Merde oscure rigurgitate dalla storia!!

"...ZAPATA LIBERO..."

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martedì, 27 maggio 2008
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La decisione è stata presa, anche se già la si poteva immaginare visti gli sviluppi politici e sociali degli ultimi tempi. Il Comune di Roma non darà il patrocinio al Gay-Pride del 7 giugno prossimo, lo hanno fatto presente Il sindaco fascista Lupomanno e l'altro fascista "l'hobbit" e assessore alla cultura (ah ah ah ah) U.Croppi, alle associazioni gay presenti al Campidoglio. Si tratta di un ulteriore atto inqualificabile, che getta ancor di più negativamente la situazione per ciò che riguarda i diritti civili di ogni singolo cittadino, e non solo. Questa è la decisione che conferma il clima omofobico, razzista e xenofobo di questi "nuovi" fascisti al potere, e mette in chiara luce, se c'è ne fosse ancora bisogno, le politiche fasciste che verranno adottate d'ora in avanti, non solo nella città di Roma, ma anche nel resto del paese.
martedì, 27 maggio 2008
Nuove gravissime tensioni politiche a Roma. Dopo i fatti del Pigneto, alle ore 13:00 circa c'è stata una nuova gravissima aggressione fascista, in cui alcuni compagni sono rimasti gravemente feriti, ci sono stati anche scontri in via Cesare De Lollis, per la decisiva reazione di altri compagni, che hanno giustamente cercato di difendere i compagni accoltellati dai fascisti, reagendo giustamente a questa ennesima provocazione di stampo prettamente nazifascista, davanti all'università La Sapienza. Un gruppo di studenti è stato aggredito tra via de Lollis e piazzale Aldo Moro, davanti all’università La Sapienza di Roma, mentre stava attaccando i manifesti di indizione di un presidio contro un’iniziativa dell’organizzazione Lotta Universitaria, espressione della formazione neo-fascista Forza Nuova. In via Cesare De Lollis sono arrivate delle auto da cui sono scese alcune persone con spranghe e catene, uno aveva una tshirt «White Power», e un altro una croce celtica tatuata sul polpaccio. "Erano quelli di Forza Nuova che "difendevano" il territorio, alcuni avranno avuto almeno 30 anni», raccontano alcuni studenti presenti durante la vile aggressione nazifascista. Gli aggressori erano armati di coltelli e tirapugni. Due degli studenti che stavano attaccando i manifesti sono stati selvaggiamente accoltellati e portati all’ospedale, dove gli sono state refertate diverse ferite di armi da taglio. Uno dei feriti è stato colpito alla testa con una sedia. Da tutta Roma ci si Deve dirigere verso la città universitaria per solidarizzare con gli aggrediti. Una delle macchine da cui sono scesi e ancora ferma su via De Lollis, danneggiata dalla reazione degli studenti che hanno provato a difendersi.  "È stata un’aggressione nazifascista con cinte, bastoni e coltelli. Avevano delle mazze con lame attaccate, le stesse che avevamo visto nell’aggressione di Villa Ada al concerto della Banda Bassotti", raccontano gli studenti, che chiedono le dimissioni di Guido Pescosolido, preside della facoltà di lettere. "Si deve dimettere dopo aver autorizzato il convegno sulle foibe organizzato da Forza Nuova. Il preside non ha neanche il coraggio di farsi vedere in facoltà in questo momento, ma noi lo attendiamo, deve dimettersi". A creare il tutto era stata l'autorizzazione concessa dal preside della facoltà di Lettere e Filosofia a una conferenza sulle Foibe, alla quale avrebbe partecipato Roberto Fiore, segretario nazionale del movimento di destra Forza Nuova, ma ieri una giustissima protesta fatta al vicario Luigi Frati, da parte dei collettivi universitari di sinistra, lo aveva revocato, come giusto che sia, visto che Nessuna concessione, in Nessuna forma, deve essere data per queste fogne fasciste, ne oggi, ne Mai. Da fascista qual'è, Lupomanno con la celtica al collo, e purtroppo sindaco di Roma, interviene da Palermo, con dichiarazioni folli come "Ci sono in giro degli imbecilli pericolosi che vanno isolati,  i responsabili di questa aggressione devono essere assicurati alla giustizia e messi in condizione di non nuocere", peccato che siano stati legittimati proprio dallo stesso Alemanno e da tutta l'area politica che ora governa questo paese fascista. I fermati, sono in tutto sei, e sono al vaglio della Digos. I fermati sono stati tutti trasferiti in questura, in via Genova. Di questi, due fanno parte dei collettivi universitari di sinistra, che alle 18 hanno lasciato la questura. Gli altri quattro appartengono a movimenti di estrema destra, forza nuova, e tra loro c'è anche Martin Avaro, responsabile della sezione piazza Vescovio e coordinatore provinciale di Forza Nuova. Avaro, tra i protagonisti del film di Claudio Lazzaro "Nazirock", era già stato coinvolto nell'inchiesta sul raid avvenuto nel parco di Villa Ada l'estate scorsa. I fermati sono tutti già noti alle forze dell'ordine.
P.S.
DOMANI È L'ANNIVERSARIO DELL'UCCISIONE NEL '76 DI LUIGI DI ROSA E DELLA STRAGE DI BRESCIA.....NO COMMENT !

http://cua-to.noblogs.org/gallery/3224/70454-4.jpg
lunedì, 26 maggio 2008

 ...Super Skender E.T.Q... 
 (Eroe Tecnico Quotidiano) 

domenica, 25 maggio 2008
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/c/c7/Mussolini_e_Petacci_a_Piazzale_Loreto,_1945.jpg

La vera "epurazione fascista", quanto mai necessaria dopo la 2 guerra mondiale, non è mai avvenuta davvero, visto che come al solito l'esperienza italiana "fu particolare", e per varie ragioni fu la solita inutile "farsa all'italiana". Ma partiamo dalla "fine" della guerra, e sebbene l'Italia fosse una ex potenza dell'asse, gli alleati le concessero, e fu il primo grave errore, di condurre autonomamente processi ed epurazioni. In definitiva si disse, aveva cambiato schieramento nel settembre del 1943, classico voltagabbana all'italiana. Sta di fatto che rimanevano notevoli incertezze su chi dovesse essere processato e per cosa, visto che  in tutti gli altri paesi quasi tutti i collaborazionisti erano bollati come "fascisti", in Italia il termine si applicava a una categoria di persone troppo ampia e indefinibile, essendo stata governata da un regime fascista dal 1922 al 1943. Il paese fu inizialmente liberato dal dominio di mussolini a opera di uno dei suoi marescialli, Pietro Badoglio, il cui primo governo antifascista era in realtà formato in gran parte da ex membri del Partito fascista. Il solo reato quindi perseguibile era la collaborazione con il nemico solo dopo l'8 settembre del 1943 e la successiva invasione tedesca. Di conseguenza la maggior parte di coloro che furono accusati si ebbero nel Nord occupato ed erano connessi al governo fantoccio insediato a salò. Il questionario "Eri un fascista?", la "scheda personale", fatto circolare nel 1944, si concentrava proprio sulla differenza tra i fascisti che avevano aderito alla rep.ca di salò e quelli che non lo avevano fatto, secondo gravissimo errore, che paghiamo ancora oggi. Le punizioni contro i primi si giustificavano in base al decreto numero 159, approvato nel luglio 1944 dall'Assemblea legislativa provvisoria, e che si riferiva ad "atti di perticolare gravità, i quali sebbene non definibili come reati, si considerano contrari alle norme della sobrietà e della decenza politica". Questa "oscura" formulazione legale aveva lo scopo di superare la "difficoltà", ma che invece sarebbe stata necessaria e soprattutto dovuta, di processare un individuo per azioni compiute quando "lavorava" per le autorità nazionale riconosciuta, eh si perchè il fascismo in Italia lo ha voluto gran parte degli stessi italiani, il potere al fascismo non è stato ottenuto con la forza, per certi versi quello dell'uso della forza fu più per il suo mantenimento, il fascismo ottenne l'ampio consenso di molte delle classi sociali borghesi e aristocratiche, ma non solo, anche da quelle religiose dell'italia anni '20, ed è proprio questo che ci deve far riflettere del perchè ancora oggi nel 2008 si parli di fascismo in Italia, anzi è ancora saldamente al potere. Ma torniamo alla storia, dunque dicevamo che la Corte suprema stabilita nel settembre del '44, per processare i più importanti prigionieri, era formata da giudici ed avvocati che, nella maggior parte dei casi, erano ex fascisti, e lo stesso vale anche per i membri della Corte d'assise straordinaria, che doveva giudivare i dipendenti di grado inferiore del regime collaborazionista. In tali circostanze, i processi non furono certo organizzati per poi soddisfare pienamente la popolazione, ma poco importava di questo, anzi non è mai importato. Non sorprende quindi se i risultati non soddisfarono nessuno da entrambe le parti. Al febbraio del 1946 delle indagini svolte su 394.000 funzionari che lavoravano durante il fascismo, soltanto 1580 furono quelli licenziati. La maggior parte delle persone interrogate si appellò al "gattopardismo", sostenendo di avere condotto un sottile "doppio-gioco" di fronte alle pressioni fasciste, cose poi rivelatasi assolutamente infondate. Quindi le promesse "purghe" che il governo e le amministrazioni avrebbero dovuto fare, in realtà si sciolsero nel nulla della solita farsa all'italiana, visto che l'Italia era ed è tutt'ora un paese dove milioni di cittadini, pur non essendo schierati pubblicamante a destra, erano e sono tutt'ora compromessi, dalla loro associazione per subcultura al fascismo, ed oggi ecco il risultato, con in più 60 anni di vergogne che questo paese di buffoni e fascisti dentro è riuscito ad annoverare senza vergogna, perchè questo è un paese senza vergogna, un paese di Merda, senza memoria e quindi senza futuro !
domenica, 25 maggio 2008
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La sera del 25 maggio 1975, alle ore 22.30, Alberto Brasili e la sua fidanzata Lucia Corna furono aggrediti in via Mascagni a Milano da Cinque fascisti, A.Bega, P.Croce, G.Nicolosi, E.Caruso e G.Sciabicco, che li avevano seguiti fin da piazza San Babila perchè erano vestiti da comunisti e avevano osato sfiorare un manifesto del Msi. L'agguato scattò di fronte alla sede provinciale dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia: "Li ho sentiti arrivare quando erano ormai alle nostre spalle, raccontò poi Lucia, e ho visto luccicare le lame dei coltelli. Uno dei cinque mi ha afferrata e ha cominciato a colpirmi mentre gli altri si accanivano su Alberto." Raggiunto da cinque fendenti a organi vitali, Brasili spirò poco dopo il suo arrivo all'ospedale Fatebenefratelli
con il cuore spaccato da una coltellata. E Corna, colpita due volte all'emitorace sinistro, sfuggì alla morte solo perché la lama aveva mancato il suo cuore di pochi centimetri. "Il delitto è tanto più impressionante, venne scritto in quei giorni, in quanto ha chiaramente i connotati dell'azione terroristica. Alberto Brasili non era un compagno conosciuto, era un lavoratore studente che frequentava le scuole serali, l'ultimo anno dell'istituto tecnico industriale Settembrini, e il giorno lavorava per per una ditta di antifurti elettrici. Faceva questa vita dall'età di 14 anni perché in famiglia c'era bisogno di soldi. Brasili, dichiararono preside, professori e studenti del Settembrini, era sicuramente di sinistra e impegnato nelle lotte per il diritto allo studio. Nel 1970 aveva partecipato all'occupazione della sua scuola per l' introduzione del biennio sperimentale ed era anche stato identificato dalla polizia quando il Settembrini fu sgomberato. Non per questo, però, era più conosciuto di altri, e poi di giovani come lui in quegli anni a Milano ce n'erano decine di migliaia. E allora, perché ucciderlo ? "Non è come alcuni giornali hanno tentato di accreditare, un errore di persona, è un delitto fascista che si lega perfettamente al clima che la destra sta preparando in Milano in vista del comizio di giovedi, anniversario della strage di Brescia. Per quel giorno il Msi ha in programma di aprire la campagna elettorale con una manifestazione in piazza degli Affari, a pochi metri da piazza del Duomo. Milano però ha negato tutte le sue piazze ai fascisti per bocca del suo sindaco, il quale dopo l'assassinio di Claudio Varalli aveva preso solennemente questo impegno. Questa uccisione a freddo, di chiara matrice fascista, ha lo stesso impatto psicologico di un attentato dinamitardo". (N.B. corsi e ricorsi storici).

fonte : http://www.reti-invisibili.net/
domenica, 25 maggio 2008
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sabato, 24 maggio 2008

In via Raimondo Montecuccoli, al Pigneto, furono girate alcune tra le più importanti scene del film  "Roma città aperta" (l'uccisione di Anna Magnani di fronte al civico 17 e alcuni interni nel civico 38 ), girata il 17-18 gennaio del 1945 da Rossellini.

ROMA – Pestaggio neonazista a Roma. Aggredito un extracomunitario del Bangladesh nel quartiere del Pigneto. L’uomo, che gestisce un bar, è stato pestato da una banda di giovani, con il volto coperto da foulard con il segno della svastica. I picchiatori sono arrivati improvvisamente correndo con in mano delle assi di legno e si sono scagliati contro l’extracomunitario colpendolo con violenza e urlando. Paura nel quartiere, dove sono molti gli extracomunitari che gestiscono attività commerciali. Tutti sono scappati e molti hanno chiuso le saracinesche dei negozi. La cronista dell’Agi, testimone dell’episodio, ha tentato invano di chiamare il 113, per molti minuti, ma nessuno ha risposto. Dopo pochi minuti, la banda di nazifascisti è scappata, vigliaccamente come sempre, e molti abitanti del quartiere si sono riversati nelle strade e si sono affacciati dalle finestre per capire cosa fosse accaduto. Si tratta di una vera e propria spedizione punitiva, di stile nazifascista .

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In via Fanfulla da Lodi, al Pigneto, furono girate invece alcune scene dell'"Accattone"(1) di Pasolini (1961) e sempre di Pasolini, al Parco Dell'Acquedotto, fu girato "Mamma Roma"(2) (1962).

Nel mirino gli extracomunitari del quartiere Pigneto a Roma, in cui oggi pomeriggio un gruppo di ragazzi, guidati da un uomo, con i volti coperti da foulard con il segno della svastica, ha fatto irruzione in un alcuni negozi di una delle zone più multietniche di Roma. In via Ascoli Piceno i teppisti hanno danneggiato due vetrine e un frigo bar di un negozio di alimentari ed le vetrine di un call center. In via Macerata sono stati assaltati un altro locale di alimentari e la vetrata di un portone di un’abitazione. Un extracomunitario del Bangladesh è stato picchiato dalla banda. I picchiatori sono arrivati improvvisamente correndo con in mano delle assi di legno e si sono scagliati contro l’extracomunitario. Paura nel quartiere, dove sono molti gli extracomunitari che gestiscono attività commerciali. Tutti sono scappati e molti hanno chiuso le saracinesche dei negozi. La cronista dell’Agi, testimone dell’episodio, ha tentato invano di chiamare il 113, per molti minuti, ma nessuno ha risposto. Dopo pochi minuti, la banda è scappata e molti abitanti del quartiere si sono riversati nelle strade e si sono affacciati dalle finestre per capire cosa fosse accaduto. Il Pigneto è un quartiere popolare della Capitale dove si trovano il centro sociale Snia Viscosa, uno dei più grandi e attivi della capitale, il Bar Necci, famoso per essere stato il bar di Pier Paolo Pasolini, e una storica sede dell’Associazione Partigiani Italiani. Il quartiere, a metà anni ‘90, ha conosciuto una rinascita che lo ha portato ad essere luogo di ritrovo di artisti e musicisti. E’ stato proprio in virtù del suo passato di quartiere degradato che molti immigrati, prevalentemente dal Bangladesh, hanno scelto di aprire al Pigneto attività commerciali di vario tipo, bazar e bar in particolare, sfruttando il basso costo dei locali.

...TUTTI I FASCISTI SONO DELLE MERDE......

PS ...se non si leverà forte il nostro grido (e non solo) contro questi sempre più numerosi atti intimidatori fascisti, sarà sempre peggio...anche se peggio di così..mah !