domenica, 29 giugno 2008
SEMPLICE...UN PAESE DI MERDA !
venerdì, 27 giugno 2008
  LA LEGGE NON È UGUALE PER TUTTI ! 
http://radiocittafujiko.it/home/files/al.jpg
Federico Aldrovandi, Carlo Giuliani
e tanti, TROPPI Altri...
ORA BASTA...
DEVONO PAGARE COME
TUTTI GLI ALTRI CITTADINI !

http://digilander.libero.it/Diavolo.Di.Un.Angelo/Polizia_di_Stato.png http://www4.asmenet.it/opencms/opencms/system/galleries/pics/asmenet_gioiatauro/fiamma_CARABINIERI.gif = ASSASSINI LEGALIZZATI

...E a noi, chi ci protegge dallo Stato Assassino?
giovedì, 26 giugno 2008
http://www.annacostantino.com/index_file/Indagini%20dattiloscopiche_file/image001.gif

" Involuzione digitale. Ecco i nuovi bambini ebrei, le impronte dell’odio e della paura. Della discriminazione. I bambini sono il futuro. E questo è un futuro schedato. Inchiostro per le mani e filo spinato per gli uomini. E’ solo il primo passo. Se fanno questo in tempi di pace cosa farebbero in tempi di guerra? Dopo le impronte digitali i numeri tatuati sull’avanbraccio... Ecco come è trattato, oggi, in Italia, chi meriterebbe il premio Nobel per la pace per non aver fatto la guerra a nessun altro popolo. Lo proponiamo, ancora, con la massima serietà. Premio Nobel al popolo rom. "

Moni Ovadia

VERGOGNATEVI TUTTI,
RAZZISTI DI MERDA !
lunedì, 23 giugno 2008
Immagine...

E' stato tradito dai troppi, dettagliati particolari raccontati nei suoi pezzi Vlado Taneski, 56 anni, giornalista di "Jutarnji list", accusato del rapimento, dello stupro e della morte di tre donne in Macedonia. Secondo quanto riferito da un portavoce della polizia di Kicevo - la città nella quale sono avvenuti i delitti - gli investigatori hanno iniziato a sospettare del giornalista-serial killer quando hanno letto nei suoi articoli particolari degli omicidi noti solo a loro.Tutte le vittime di Taneki - che, dopo averle uccise, le faceva a pezzi per poi nasconderle in sacchi di plastica - assomigliavano alla madre del giornalista, con cui, secondo quanto riferito, l'uomo ha sempre avuto una relazione difficile. Gli omicidi di quello che la stampa di Skopje ha ribattezzato «mostro di Kicevo» sono avvenuti tra il 2003 e il 2008 ed è sempre stato lui a scriverne. Taneski è sospettato anche della morte di una quarta donna.
lunedì, 23 giugno 2008
http://www.dnahelices.com/noreligion/noreligion.jpg

FEMMINISTA IRANIANA, CONDANNATA A 5 ANNI DI CARCERE !

- Una femminista iraniana di 21 anni, Hana Abdi, è stata condannata a cinque anni di reclusione, da scontare in una sperduta località di frontiera, per la sua attività volta a sostenere la riforma delle leggi islamiche che limitano i diritti delle donne. Quella della Abdi, resa nota ieri dal quotidiano Kargozaran, è la più dura condanna finora inflitta ad un'attivista per i diritti delle donne da quando, due anni fa, è stata lanciata nella Repubblica islamica una campagna per raccogliere un milione di firme per chiedere di abrogare le norme discriminatorie, che ha il sostegno di Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace.

DENUNCIÒ MOLESTIE: ARRESTATA !
- Gli studenti dell'Università di Zanjan, ad oltre duecento chilometri da Teheran, sono in agitazione da oltre una settimana per le molestie che una loro compagna avrebbe subito da parte di uno dei vice rettori, incaricato proprio della moralizzazione dell'ateneo. Eppure ieri il portavoce del Tribunale locale ha annunciato l'arresto della studentessa, in base ad accuse non ancora chiare, mentre il vice rettore resta ancora a piede libero e confermato nell'incarico. La studentessa - dopo aver subìto per giorni la richiesta di rapporti sessuali da parte del vice rettore, d'accordo con altri studenti si era presentata nell'ufficio del docente munita di un registratore. Proprio mentre il vice rettore si stava spogliando, gli studenti avevano fatto irruzione nel suo ufficio, sorprendendolo mezzo nudo e allertando la sicurezza dell'ateneo. Il filmato dell'incursione da giorni circola su internet. Sempre ieri il ministro della Scienza, Mohammad Mehdi Zahedi, ha condannato l'irruzione degli studenti nell'ufficio del vice rettore, accusandoli di «diffondere immagini pornografiche», riferendosi al filmato che ritrae il 'moralizzatorè senza camicia. «Questo tipo di azioni - ha detto il ministro - sono contrarie all'etica islamica», ha aggiunto prima di dirsi enormemente «sorpreso per il fatto che la notizia dell'incidente all'università di Zanjan abbia fatto il giro del mondo».
http://evolvefish.com/ShirtImages/ShirtImagesSmall/No-Religion-small.gif
P.S
si consiglia vivamente la visione del film PERSEPOLIS
domenica, 22 giugno 2008

Un "uomo" sui 35 anni, con gli occhiali, che avrebbe chiesto alla madre Gina: «Mi riconosci?». E lei, per paura, ha negato. Poi "l'uomo" si è rivolto al capofamiglia Stelian: "Hai fatto un errore a parlare con i giornalisti, un errore che non devi ripetere", poiché dopo l'aggressione alla figlia, Stelian aveva immediatamente contattato l'associazione di cui fa parte, la Everyone, che ha diramato un comunicato urgente a tutti i mezzi di informazione. A quel punto i quattro agenti si sarebbero infilati i guanti, e Rebecca quei guanti li ha riconosciuti, erano gli stessi che i suoi aggressori avevano indossato prima di perquisirla e picchiarla. Gina, 37 anni, ha visto che il marito Stelian veniva trascinato dietro la baracca mentre Rebecca e il fratellino Jon si erano rintanati dentro le mura di cartone, terrorizzati. A quel punto gli agenti lo avrebbero picchiato selvaggiamente. «Non raccontarlo a nessuno o per te saranno guai ancora peggiori», hanno detto i poliziotti prima di andarsene. Quando è arrivata l'ambulanza Stelian non riusciva a parlare, in evidente stato di choc. Gina è riuscita a prendere il numero di targa di una delle due volanti. Eccolo: E5228. Poiché la baracca dei Covaciu sorge isolata nei pressi della stazione San Cristoforo, nessuno al di fuori della famiglia ha potuto assistere al pestaggio. Ma una ventina di rom che si trovavano in piazza Tirana quella sera ricordano perfettamente di aver visto due volanti della polizia dirigersi verso la dimora dei Covaciu. La Questura di Milano nega che Stelian sia stato picchiato e ricostruisce l'episodio dicendo che effettivamente nella serata di venerdì degli agenti della Polizia Ferroviaria si sono diretti dai Covaciu per allontanarli dalla baracca "vincendo le iniziali resistenze dell'uomo" con metodi che però hanno evitato "conflitto e tensioni". Non finisce qui: la Questura promette di accertare eventuali ipotesi di reato. La Procura di Milano ha avviato una indagine. Ricordiamo bene a tutti che da poche settimane il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha dato il via alla schedatura dei rom e dei sinti presenti sul territorio milanese nei campi regolari e abusivi. Ciò sta accadendo anche a Roma e Napoli, dove a bambini e adulti le guardie infami stanno prendendo le impronte digitali. Non si contano, ormai, le associazioni e gli organismi internazionali che denunciano il clima di razzismo e xenofobia nei confronti degli stranieri e specialmente nei confronti dei rom.
venerdì, 20 giugno 2008
 
DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE
postato da: skenderback alle ore 19:55 | Permalink | commenti
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venerdì, 20 giugno 2008
http://www.mentecritica.net/wp-content/uploads/287762190_33e32f7b9c.jpg

E’ accaduto la mattina del 17 giugno, alle ore 8:00 circa a Milano. La famiglia Covaciu, romena di etnia Rom, già oggetto di continue peregrinazioni per l’Italia a seguito di vessazioni, minacce e sgomberi, stava uscendo dalla tenda in cui da diversi giorni si era stabilita, in un micro insediamento nella zona di Gianbellino, quando è stata brutalmente aggredita da due "italiani" di età compresa fra i 35 e i 40 anni. Rebecca, 12 anni, (è colei che si è aggiudicata in Italia il Premio Unicef, Caffè Shakerato 2008, per le sue doti artistiche applicate alla intercultura) ed il fratellino Ioni, 14 anni, sono stati prima spintonati e poi picchiati, da queste due bestie. I genitori, uno dei quali è Stelian Covaciu, pastore della Chiesa Pentecostale, che assieme al fratello maggiore di Rebecca erano accorsi per difendere i figli, sono stati ricoperti di insulti razzisti, frasi vergognose, minacciati, indotti a lasciare immediatamente l’Italia e subito dopo percossi. I Covaciu a quel punto sono fuggiti verso la stazione di San Cristoforo, in piazza Tirana, e accorgendosi di essere ancora seguiti hanno chiesto aiuto ai passanti, ma Nessuno è intervenuto in loro difesa, NESSUNO (VERGOGNA). Mentre la famiglia si stava avviando verso il parco antistante la stazione, la signora Covaciu, cardiopatica, è stata colta da un malore. Stellian Covaciu ha a quel punto contattato telefonicamente Roberto Malini del Gruppo EveryOne, che ha dato l’allarme facendo inviare sul posto una volante della Squadra Mobile di Milano (dalla padella alla brace) e un’ambulanza. All’arrivo della Polizia, gli aggressori si sono dileguati (Vigliacchi"italiani"). Prima ancora dell'aggressione, l’Unicef aveva manifestato indignazione per la vicenda della piccola Rebecca, simbolo di un'infanzia senza diritti. Questa nuova violenza contro le famiglie Rom è spaventosa e dovrebbe sollevare la protesta della società civile, ma purtroppo siamo in Italia, anzi in Europa, viste le ultime disposizioni prese da Strasburgo in merito. “Quello che è avvenuto a Rebecca e alla sua famiglia è sintomatico del clima, ormai fuori controllo nel nostro Paese, come nel resto d'Europa, di odio e intolleranza nei confronti di tutti i migranti, ma in particolare, come da sempre nella storia, del popolo Rom. Purtroppo non si tratta affatto di un caso isolato, ma dell’ennesimo gravissimo episodio di violenza, ai danni di una famiglia e di un popolo innocente, che rimarrà impunito come sempre e preannuncia, se c'è ne fosse bisogno, di tempi davvero oscuri per l’Italia, come anche in gran parte dell'Europa. Recentemente fu denunciata l'aggressione a Rimini, avvenuta nell'indifferenza generale, di una ragazzina Rom incinta, presa a calci da un "italiano" mentre chiedeva l’elemosina. A Pesaro, qualche giorno fa, Thoma, il membro più anziano della locale comunità Rom, sofferente di un handicap a una gamba e cardiopatico, è stato colpito al capo e umiliato in pieno centro storico. Nella stessa città, i parroci (capaci solo di difendere la pedofilia e di perpretarla nelle loro fottute canoniche) hanno recentemente vietato ai Rom di chiedere l'elemosina davanti alle chiese. Nei giorni precedenti all'aggressione della famiglia Covaciu, sempre più numerosi erano gli episodi di violenza da parte di "italiani" nei confronti di persone di etnia Rom, soprattutto dei più deboli, bambini e donne, e nei confronti dei migranti in generale. L'attuale clima di discriminazione generale e l'atteggiamento ostile delle autorità, fanno sì che le persone aggredite non trovino più il coraggio nemmeno di denunciare i loro aggressori. Inoltre, dichiarazioni Vergognose come quelle del ministro dell’Interno Roberto Maroni (che fa rima con coglioni, come quelli della lega), che predica blaterando la tolleranza zero contro i Rom, la loro schedatura con foto segnaletiche e addirittura il prelievo del DNA e tutte le cazzate che spara lui ed i suoi amichetti di merenda tutti i giorni. Proclami che sconcerterebbero qualunque esponente democratico di un Paese civile, ma che invece in un paese di idioti come l'italia riscuotono pure successo, finiscono per fomentare ancor di più violenze e soprusi ai danni dei più indifesi, forti con i deboli e deboli con i forti. È quindi sempre più viva e reale la preoccupazione per l’episodio,come per altri, effetto ancora una volta dell’odio razziale e xenofobo che imperversa in Italia. Ma come da sempre È e sarà. Sarebbe necessaria una condanna unanime del mondo politico italiano e delle Istituzioni europee, cosa che NON avverra ne ora ne Mai “e sarebbe ormai indispensabile e necessariamente urgent, prendere provvedimenti seri contro chi viola i diritti umani e si fa portatore di violenze e discriminazioni di matrice xenofoba e razzista. Purtroppo siamo in un paese di merda in un continente di merda, formato oramai solo da fascisti, truffatori e xenofobi...quindi c'è solo da aspettarsi il peggio del peggio!
mercoledì, 18 giugno 2008
Aprite gli occhi e parateve er c...!

...e questo è solo l'inizio...della fine !

...Siamo invicivibili, Siamo gli Ignifughi...!
..Lui sa dov'è, Lui sa chi è, Lui sa perchè !

Corrado Guzzanti È un Genio !
lunedì, 16 giugno 2008
http://www.leftyouth.it/wp-content/uploads/2008/05/leftyouth-antifascismo.jpg

La morte di Jolanda Palladino avvenne il 19/20 giugno 1975 in un ospedale a Napoli, ma era il 16 giugno 1975 quando Jolanda Palladino si trovò in quel posto al momento sbagliato. C'erano state le elezioni regionali ed il Pci per la prima volta conquistava la regione Campania , in serata ci fu un corteo di macchine festanti che girava per il centro di Napoli. Jolanda,commessa di negozio e giovane simpatizzante di sinistra, si trovo' nel casino per caso, tornava dal lavoro con la sua auto. Alcuni fascisti dalla locale sezione del msi, tra i cui iscritti c'era anche il boss della camorra giuseppe misso, ancora oggi a capo del clan misso pirozzi operante nel rione sanità, poi tutti identificati ma condannati a pene lievi (tanto che uno di loro anni dopo si arruolò pure lui nei Nar di Fioravanti, Mambro, Corsi, Carminati etc) lanciando delle molotov contro il corteo di macchine festanti ed una penetro' esplodendo nella 500 di Jolanda dal tettuccio aperto. Jolanda Palladino morirà appunto qualche giorno dopo per le gravissime ustioni riportate.

 
domenica, 15 giugno 2008

"Coloro la cui vita rappresenta l'inferno della Società Opulenta sono tenuti a bada con una brutalità che fa rivivere pratiche in atto nel medioevo e all'inizio dell'età moderna. Per gli altri, meno sottoprivilegiati, la società prende cura del bisogno di liberazione soddisfacendo i bisogni che rendono la servitù ben accetta e fors'anche inosservata ..."
Hebert Marcuse, da "L'uomo ad una dimensione"

http://www.insieme.com.br/portal/storage/conteudos/200x145/086b953ad4fd1d5ed7f9efcfc25683ae.jpg 

Giovedì 15 Giugno 2006 in piazza IV Novembre a Quartu (Cagliari) il signor Giuseppe Casu, accanto alla sua ape parcheggiata, come ogni giorno vendeva un poco della frutta e verdura contenuta nel cassone. Nulla di notevole sino a quel momento in una giornata che sembra tranquilla. Poi, in tarda mattinata, il dramma. Tutto avviene molto rapidamente, intervengono i carabinieri con le guardie municipali, spunta fuori anche un'ambulanza. Gli agenti lo afferrano con la forza, di fronte a tutti, lo sbattono a terra, lo immobilizzano. Giuseppe Casu viene caricato, ammanettato, alla barella e portato via. È in atto un ricovero coatto in psichiatria. "Sgombero Forzato: se ne va anche l'ultimo ambulante" titola trionfalmente l'Unione Sarda il giorno dopo, in un pezzo chiaramente ispirato dalla giunta comunale. È falso, Giuseppe Casu non è l'ultimo ambulante, ma è forse il più vulnerabile e viene colpito in maniera esemplare per ottenere il risultato di sgomberare finalmente la piazza dagli abusivi. Perché altrimenti tanta forza e tanta violenza è stata impiegata contro un individuo intento in una attività così pacifica? Per completare il quadro di questa vicenda occorre fare qualche passo indietro. Il fatto è che da qualche tempo la giunta comunale di Quartu ha intrapreso un'energica azione contro i venditori ambulanti privi di licenza, per il ripristino della "legalità", dunque anche i venditori di piazza IV Novembre erano da tempo nel mirino della giunta. Nell'ambito di questa "guerra agli ambulanti" però le guardie municipali di Quartu, per ragioni che andrebbero chiarite, si sono accanite, in maniera assurda e ingiustificabile, quasi esclusivamente contro il signor Giuseppe Casu. Questo accanimento selettivo viene ammesso anche dal vicesindaco di Quartu, Tonio Lai, che nel dibattito in giunta del 6 Settembre 2006 dice: "Siamo a conoscenza di un fatto certo, che la polizia municipale ha emesso numerosi verbali a carico del cittadino, signor Giuseppe Casu. Ne ha emesso soprattutto a partire da Maggio 2005, tantissimi ...". A questa persecuzione il signor Giuseppe Casu, benché preoccupato, ha reagito pagando le multe e continuando ad andare in piazza IV Novembre per vendere. Ma torniamo al giorno prima dell'agguato, il 14 Giugno 2006. I vigili si presentano dal signor Casu. Come sempre gli elevano una contravvenzione, ma questa volta il verbale raggiunge la cifra stratosferica di 5000 euro per la vendita senza licenza di frutta e verdura in strada. Una cifra che, questa volta, il signor Giuseppe Casu non farà a tempo a pagare. Evidentemente nelle stanze dell'amministrazione comunale qualcuno proprio non sopportava l'ostinazione del signor Casu. Pensando ai drammatici fatti dei giorni successivi l'imposizione di questa multa sproporzionata assume l'aspetto sinistro di un avvertimento e di una provocazione. I medici psichiatri, che si son presi l'incarico di risolvere il problema dell'ultimo ambulante resistente di Quartu, sono stati dunque anche responsabili del destino del signor Giuseppe Casu, dalla mattina 15 Giugno sino alla sua morte. A pensarci è una ben strana cosa, visto che formalmente sono dei medici e, in teoria, il loro compito sarebbe quello di curare la gente e non quello di togliere le castagne dal fuoco al comune in lite con gli ambulanti. Il ricovero coatto (Trattamento Sanitario Obbligatorio o TSO) viene giustificato da uno stato di agitazione psicomotoria: il signor Casu dava in escandescenze. Ma il semplice buonsenso ci dice che questo poteva essere casomai inteso come un segno di salute mentale. Vorrei sapere infatti chi di noi non darebbe in escandescenze dopo che, coloro che il giorno prima ti hanno messo 5000 euro di multa, si presentano, ti intimano di andartene, e, al tuo rifiuto, ti mettono altri 5000 euro di multa, poi ti saltano addosso e ti immobilizzano...Cerchiamo di capire cosa hanno fatto davvero questi "medici" per la salute del signor Giuseppe Casu, all'interno del reparto di psichiatria dell'ospedale di Is Mirrionis a Cagliari, nella settimana in cui il paziente è riuscito a sopravvivere ai loro trattamenti. Qualcuno si è preoccupato delle ferite che il signor Giuseppe Casu aveva subito durante le aggressioni di cui era stato vittima? Qualcuno si è preoccupato di quella mano gonfia? Della presenza di sangue nelle urine? O piuttosto la loro unica preoccupazione è stata quella di iniettargli un potente sedativo che spegnesse il suo cervello per qualche giorno, di legarlo al letto, di metterlo in condizioni di non rompere le scatole? I familiari del signor Giuseppe Casu, quando vanno a visitarlo, lo trovano sempre legato al letto, sedato, col panno e privo di coscienza. Nei momenti in cui riprende coscienza chiede di essere slegato. Gli stessi familiari segnalano l'evidente gonfiore ed il colore violaceo della mano destra, ma nessuno si preoccupa del suo stato di salute. Dopo una settimana il signor Giuseppe Casu muore, all'improvviso, sempre legato a quel letto da cui nessuno lo ha ancora liberato. Aveva 60 anni e non soffriva di nessuna malattia che lo potesse portare ad una fine così rapida ed improvvisa. Anche dalla relazione della commissione d'inchiesta della ASL, istituita in seguito ad una denuncia dell'ASARP, risulta che il signor Casu è stato vittima di un 'trattamento inaccettabile': nel reparto di psichiatria lo hanno sedato e immobilizzato, legandolo al letto mani e piedi per sette giorni, dal suo arrivo al momento della sua morte e non gli hanno fatto nessun esame per verificare il suo stato di salute. Nonostante le gravi responsabilità accertate la ASL si rifiuta però di prendere qualsiasi provvedimento. Per noi la morte del signor Casu è la diretta conseguenza di una politica precisa, della prassi violenta delle "forze dell'ordine" e del trattamento pseudo-medico che gli è stato riservato. Lo hanno ammazzato loro. Morti come queste, di solito, sono presto dimenticate. Per la magistratura e gli investigatori non sono certo casi degni di interesse. Familiari ed amici, quando vogliono insistere per accertare la verità e le responsabilità, incontrano difficoltà di ogni tipo. Il più delle volte la gente finisce per rassegnarsi e lasciar perdere. Questo le guardie e gli psichiatri lo sanno bene, anche su questo contano per garantirsi l'impunità. Le loro vittime sono destinate a essere sepolte in fretta e dimenticate. Questo sarebbe stato anche il destino del signor Giuseppe Casu, se non fosse stato per l'insistenza della sua famiglia che non si è rassegnata all'esito della frettolosa autopsia effettuata dai medici dello stesso ospedale il giorno dopo il decesso, e sta cercando di far riaprire il caso. Diverse procedure amministrative e giudiziarie sono attualmente in corso, ma, come spesso accade, queste rischiano semplicemente di fare da anticamera all'oblio. Per questo è assolutamente necessario che l'attenzione su questo terribile caso non venga meno nei prossimi tempi, non deve essere liquidato come normalità della vita di ogni giorno. L'orrore della vicenda, suo malgrado esemplare, del signor Giuseppe Casu non può scivolare via dalla memoria. Verità e giustizia sono dovute a lui e a noi. Non dimentichiamolo, né dimentichiamo che verità e giustizia reali non coincidono con la versione ufficiale dei fatti.

domenica, 15 giugno 2008
http://www.entrerios.gov.ar/msas/images/stories/fotos_prensa/2008/marzo2008/27032008/golpe_militar.jpg

Quando un governo arriva a schierare l’esercito nelle strade è ancora una democrazia? Il "ministro" fascista La Russa è riuscito a inserire nel decreto legge sulla sicurezza (Infatti è il pacchetto sicurezza l'unico e vergognoso vero problema) un emendamento di pretto stampo fascista, militarista e autoritario, che utilizza, i suoi amichetti soldati nei servizi di controllo e pattugliamento del territorio, anche nelle aree metropolitane. Ricordiamo che purtroppo ci sono dei precedenti, come negli anni Settanta, con episodi memorabili come i blindati schierati nelle vie di Bologna in occasione di un famoso meeting internazionale contro la repressione, anche se erano sicuramente altri contesti. Oggi invece si dà per scontato che ci sia un’emergenza sicurezza, e che invece non c'è, ma nata e proliferata solo nelle menti bacate di questi loschi figuri, spalleggiati da una stampa ed informazione televisiva vergognosa, totalmente asservita a questi nuovi, pericolosissimi, fascisti in doppiopetto, che stanno tentando (a mio modestissimo parere) di istituire una nuova forma di dittatura fascista militarista, con il pieno favore istituzionale, da loro stessi rappresentato, da un popolo, quello italiano, completamente amorfo e senza un minimo di spina dorsale, a parte rare eccezioni oramai isolate e tacciate di "terrorismo", e dell'informazione servilistica, che si maschera dietro a questo vergognoso ed ignobile "pacchetto sicurezza". Anche perchè non si dice quale sia veramente il pericolo che i militari nelle strade potrebbero provocare, e dimenticando che con i militari nella storia ci si sono fatti i Golpe, ed infatti, insisto nel dire, che è questo il vero scopo di questa "nuova" destra fascistoide, oramai legittimata e padrona delle istituzioni. Un tempo gli insediamenti Ebrei e Tzigani, oggi solo quelli Rom, visto che gli "ebrei moderni" votano Alemanno, e per i quali furono e sono stati istituiti commissari straordinari. Oggi la loro cosiddetta immigrazione clandestina, indicata come un pricolosissimo fenomeno criminale, è composta prevalentemente da colf, operai, muratori e badanti, dunque ci chiediamo, sarebbero questi i famigerati criminali? Ma poi viene anche da chiederci, in che modo i militari dovrebbero agire? Ovviamente non c’è una “missione” precisa da svolgere, quindi che poteri avranno, come e dove verranno effettivamente dislocati, che cosa vogliono farci veramente di questi esaltati in divisa. È chiaro, ma non lo dirà mai nessuno, che si vogliono mandare i militari in piazza per stabilire e rendere chiaro a tutta la popolazione, una volta per tutte, che viviamo in città e in paese dove la libertà è condizionata. Si profila quindi un regime solo formalmente democratico in cui i diritti sono concessi dalle autorità, e non garantiti a tutti. I militari in piazza servono a intimorire ulteriormente le minoranze, a tenere chiusi in casa gli spaventati autoctoni, che nel nuovo clima di intimidazione di stato saranno sempre più paurosi e pronti a rinunciare alle libertà garantite dalla Costituzione. Il parlamento potrà  davvero accettare un’aberrazione del genere? Gli italiani democratici, antifascisti, pacifisti etc, e tutti coloro che hanno un pò di sale in zucca, quelli insomma che non sono ancora lobotomizzati dai media, non hanno davvero nulla da dire? Io spero di si, altrimenti sarà l'inizio della fine...il 1922 è dietro la porta, se non peggio.
domenica, 15 giugno 2008
http://digilander.libero.it/philosophus/romaSEE%20034.jpg

C'è chi sgombera e chi mette le bombe! Sventato attentato fascista al L.O.A Acrobax Siamo a ridosso di un'appuntamento importante per la città di Roma, la manifestazione del 14 giugno indetta dai movimenti di lotta per la casa, dagli spazi occupati e autogestiti, dalle comunità migranti, dagli studenti e dalle studentesse, dai precari di questa città. Una manifestazione (bellissima e riuscitissima) che ha vissuto già in alcune zone della città la sua preparazione, con iniziative, dibattiti, assemblee in piazza. Una manifestazione che ha rivendicato diritti per tutti, che si è opposta alla cementificazione selvaggia di questa città, e che ha voluto rispondere con forza all'enorme precarietà dettata dai sindaci manager di destra o del PD. Eravamo a ridosso di una giornata di ripresa di parola dell'altra città, che prima di tutto dice con forza che nessuno sgombero, di case occupate o centri sociali, sarà permesso. Sarà proprio per questo, che mentre il Alemanno, neofascistasindaco, lancia anatemi contro occupanti di casa, migranti e centri sociali annunciando sgomberi e legalità, più sicurezza e meno diritti, i fascisti, quelli di sempre, il braccio armato dei poteri forti, i mercenari dei potenti, tentano di far rumore a suon di bombe. E' cosi che alle 2.30 del mattino del 13 giugno, un gruppetto di fascisti ha tentato di piazzare un ordigno esplosivo ad alto potenziale davanti l'entrata del L.O.A Acrobax. Arrivati con una macchina a fari spenti nel parcheggio adiacente si sono diretti verso il cancello dell'entrata tentando di posizionare l'ordigno esplosivo mentre altre due macchine facevano da copertura. Poco prima c'era stata una iniziativa di preparazione e informazione sul corteo del 14 giugno e di sostegno di un free press curato da alcuni precari della città. Dal tetto del L.O.A Acrobax, sempre presidiato da quando i fascisti hanno ucciso Renato Biagetti a Focene, i compagni prontamente hanno reagito, con lancio di bottiglie, sassi e quant'altro fosse loro disponibile, cosi da far fuggire i fascisti che hanno fatto esplodere l'ordigno a qualche centinaio di metri di distanza. Il L.O.A Acrobax è uno spazio socio-abitativo e subito tutti i compagni sono accorsi notando per lo più la presenza di alcune volanti della polizia poco distanti. Questo atto infame, che poteva avere conseguenze tragiche, si inserisce dentro quel clima di svolta autoritaria e securitaria che pervade il paese e che vede i fascisti assumere il ruolo di sempre, quello di braccio armato al soldo dei potenti. Il tentativo di far esplodere una bomba all'ingresso del L.O.A Acrobax, per lo più subito dopo una iniziativa a cui erano presenti centinaia di persone e di preparazione al corteo del 14 giugno, voleva essere un messaggio a quella città che lotta, che difende il diritto alla casa, al reddito, per i diritti sul lavoro, contro le morti da sfruttamento. Voleva essere un segnale a tutta quella città che sabato 14 è stata in piazza e che ha urlato con forza che Ne gli sgomberi di Alemanno, Ne le bombe dei neofascisti potranno cambiare la nostra voglia di lottare. Voleva essere un segnale contro chi in questi anni ha costruito un senso comune di lotta al neofascismo a partire dalla denuncia dell'equidistanza che vuole "rossi" e "neri" comparati sullo stesso piano. Lo diciamo con forza ancora una volta, cosi come lo gridammo quando Renato fu ucciso da due giovani fascisti a Focene che, l'Antifascismo NON si processa, torturatori e liberatori NON saranno mai sullo stesso piano! E lo diciamo con ancora più forza oggi dopo il tentativo di assalto all'università La Sapienza e dopo il vile tentativo di strage nella notte del 13 che solo la prontezza e la continua vigilanza del territorio da parte dei compagni ha evitato mettendo in fuga i fascisti. Diciamo con forza che la direzione presa da questo sindaco vergognoso e fascista, ammantato di legalità, che parla di sgomberi NON ci spaventa. Con altrettanta forza diciamo che NON ci spaventa meno che mai chi tenta di mettere le bombe. Denunciamo con forza il vile tentativo di attentato contro il Loa Acrobax. Cosi come già successo a CasalBertone, quando i neofascisti di Fiamma Tricolore furono respinti da un tentativo di assalto alle case occupate, il 13 giugno al Loa Acrobax abbiamo rivisto la capacità centometrista dei seguaci del libro e moschetto e dello stragista perfetto. Oggi come allora: I FASCISTI NON PASSERANNO !

sabato, 14 giugno 2008
FANTASTICI !
Influenze............ balkan, klezmer, rap, jazz

http://www.amsterdamklezmerband.nl/
sabato, 14 giugno 2008

"Stato Assassino"

E' un film dell'orrore, è uno di quei racconti paradossali, fatti per generare nel pubblico il senso dell'impotenza, dell'ingiustizia, fatti per mostrare l'arroganza spietata di chi comanda e lo strapotere di alcune cosche criminali. E hai la sensazione che non c'è niente da fare: ti rivolgi allo Stato, ma lo Stato sta con i tuoi aguzzini, ti rivolgi alla stampa, ma la stampa sta coi tuoi aguzzini, ti rivolgi ai partiti, ai sindacati, ma anche loro o stanno coi potenti o hanno paura. Sei solo, solo, ti possono massacrare, vali zero, e vale zero la realtà, l'evidenza. Mercoledì 10 operai sono stati uccisi sul lavoro. Dieci persone. Giovedì altri quattro, ieri altri tre. In tutto ci sono stati in tre giorni più morti che nella strage di piazza Fontana (quella famosa, del '69). Ieri il tema dei morti sul lavoro era già scomparso dalle prime pagine dei giornali, soppiantato da due frasi cretine di Bush e da questa noia infame delle intercettazioni. Diciassette morti? E che volete che sia? Vi sembra questo il problema? Ci sono i clandestini da cacciare, ci sono gli accattoni, i rom, la gente seduta a bivaccare per terra, le cartacce! E così, sempre ieri (con tre morti sul campo, e il fatto che dei tre morti, due, più un ferito grave, sono egiziani ) i ministri della Difesa e dell'Interno si sono incontrati e hanno deciso di schierare l'esercito nelle grandi città. L'esercito per impedire gli abusi degli imprenditori e il ripristino della sicurezza sul lavoro? No, l'esercito contro i migranti clandestini (quelli scampati alla morte in cantiere) e i piccoli scippatori. L'emergenza è la strage? No, l'emergenza sono i borseggi. Delle morti sul lavoro non gliene frega un cazzo a nessuno.

Fonte: Liberazione(14-6-08) P.Sansonetti