giovedì, 31 luglio 2008

http://img73.imageshack.us/img73/5382/antifa20italiano20lz.jpg

http://www.assalti-frontali.com/

Qualcuno è uscito nella strada col coltello in tasca senza cultura per la strada cosa vuoi che nasca? Chi accetta di portarla, accetta il sangue hai mai assaggiato il suo sapore nelle tue scorribande? Se nulla è dentro di te puoi correre quanto ti pare, nulla corre con te, quanto sei cresciuto male. Tu vuoi dare insaccagnate, è il tuo linguaggio, pensi che la forza è questa ma non sai cos'è il coraggio. Ehi li senti? questi sono li eventi è come ritrovarsi in mezzo ai piedi serpenti. Non mi piace niente de sti tipi una generazione di fascisti cresciuti impuniti. Ed è una nota appicicosa d'estate lungo i marcapiedi, tavolate apparecchiate, quanta musica a noi ci aspetta nelle strade la vita è bella certo stanotte voi che fate? C'è chi va al concerto c'è chi va alla spiaggia dai ci vediamo lì che c'è un'aria selvaggia che ci piace. Appuntamento al centro sociale noi siamo liberi di andare dove ci pare ma ogni azioni comporta conseguenze, questa notte non si torna indietro, alcune sono immense, c'è chi farà male al prossimo come bere una birra chi verserà il suo sangue e adesso quel sangue strilla:

Fascio giù le lame (giù)
Giù il coltello infame!
Fascio giù le lame, giù le lame
Chi è quel cane che va accoltellare nel sociale.
Oh, E' tutto vero,
è tutto vero
Al posto del cervello quello c'ha un buco nero
è tutto vero, è tutto qua vicino, c'ha la molletta insanguinata nel cerchino
Noi ce ne stiamo in ciabatte ci godiamo la serata con figli, amici, una bella fidanzata. Gli Oliva, Cinesi fuori sede, Calabresi, Dredlocks e pirati mai arresi, fratelli e diversi alla città che verrà, la forza è questa e che c'è che non va. Ci sono anche i rom qualcuno ruba è vero ma non c'è mai un banchiere che ruba di meno. Adesso andiamo dai che si è fatto tardi, mentre usciamo noto i tipi, guerra di sguardi, io ho girato un po' ho visto di tutti i colori so che succede lì fuori, sento sassi e scarponi. Ma a nessuno permettiamo che ci faccia male, la tua lama in fondo è piccola anche se è letale, che sguardo scemo hai col coltello in mano non lo trovi mai il rispetto vero di un essere umano e sento un freddo cane mi sento sanguinare, pugnalato anch'io perchè so quanto un fratello vale, e noi vogliamo altro ma quelli hanno il veleno, le asce di guerra le disoterreremo
Fascio giù le lame (giù)
Giù il coltello infame!
Fascio giù le lame, giù le lame
Chi è quel cane che va accoltellare nel sociale.
Oh, E' tutto vero,
è tutto vero
Al posto del cervello quello c'ha un buco nero
è tutto vero è tutto qua vicino c'ha la molletta insanguinata nel cerchino
La bestia è ancora qui e non si può sapere striscia lungo i muri e strade di quartiere.

L'ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA
ORA E SEMPRE
RESISTENZA !


mercoledì, 30 luglio 2008
Diaframma

Anima sensibile ascoltami
insieme a tutto quello che fai
c'è tutto quello che credi
e tutto quello che vedi
Anima sensibile credimi
il messaggio passa anche se tu
non dici niente di serio
o mi dimostri il contrario
Anima sensibile ascoltami
i tuoi occhi son la strada che porta
dietro ai tuoi pensieri
almeno a quelli più veri
Essi sono nel tempo
e col tempo si misurano
cose che durano più di un anno
e poi in un giorno ti catturano
Ma io
vivevo nella pioggia io
nel vento dei pensieri io
disastrato quanto basta per
non fare programmi proprio mai
e non voltarmi indietro proprio mai
io da giovane ero un tipo che
non vedeva niente avanti a sé
e il futuro non sapeva che cos'è
vivevo nella pioggia io
nel vento dei pensieri io
e il futuro era una storia a sé
era solo un tentativo
Anima sensibile ascoltami
pensavo a certi amici ai tuoi
tu li credevi i più forti
ma sembravate dei morti
ai miei occhi
però siete riusciti a sorprendermi
la vita che scorreva ordinata aveva un grande vantaggio
non vi serviva il coraggio
Anima sensibile credimi
le stanze che avevate eran belle, calde e illuminate
e non ve le ho mai invidiate
A niente servoni i rimpianti ormai
e troppo strano io sembravo a voi
ero già scomodo e orgoglioso io
e poi io zitto non ci stavo mai !

lunedì, 21 luglio 2008
Sono almeno 5 mila le parti lese che sono state al centro dei dossier illegali che sarebbero stati commissionati dagli ex vertici della security di Pirelli e Telecom e dei quali ora la Procura di Milano, ma contestualmente alla notifica della chiusura dell'inchiesta per 34 persone si chiederà al gip Giuseppe Gennari la distruzione?. Da quanto si è saputo, in attesa che la Consulta decida sull'eccezione di legittimità costituzionale sollevata nei confronti della legge varata due anni fa quando esplose lo scandalo, sono moltissime le pratiche che dovrebbero andare al macero, sempre che ciò avverrà. Tra le persone destinatarie dell'avviso di conclusione delle indagini ci sono ex vertici della security e della sicurezza informatica, compreso il comparto brasiliano, hacker, investigatori privati, tra cui anche un ex uomo della Cia, un funzionario del Sismi e un ufficiale di collegamento tra i servizi segreti italiani e francesi, ex uomini della polizia, dei carabinieri e della gdf e un giornalista (complimenti). La notifica del corposo documento, pare circa 350 pagine, da quanto "trapelato" verrà notificato nelle prossime ore. Oltre a Giuliano Tavaroli e Pieluigi Iezzi, ex responsabili della sicurezza delle due aziende, Fabio Ghioni, capo del Tiger Team, Marco Mancini, ex dirigente Sismi, e i detective Emanuele Cipriani e Marco Bernardini (l'infiltrato dei volsci). Tra le accuse contestate a vario titolo ci sono l'associazione per delinquere, la corruzione, l'appropriazione indebita, l'accesso abusivo al sistema informatico,la rivelazione di notizie coperte dal segreto d'ufficio e dalla privacy o concernenti la sicurezza dello Stato (aricomplimenti). La società risulta indagata in base alla legge 231 (responsabilità legale d'impresa), ma anche parte offesa per il reato di appropriazione indebita contestato agli indagati e, in particolare, all ex capo della security, Tavaroli. Lo ha annunciato la stessa società in una nota, in cui si spiega che "si costituirà parte civile contro gli indagati in tale procedimento e, inoltre, procederà nei confronti di chiunque le abbia arrecato danno".

<B>"Aziende, giornalisti e politici<br>così spiavo per conto della Pirelli"</B>
Marco Bernardini

- Il Sisde infiltrato nei Volsci
La "normalità di spiare" e di avere due facce e due vite.
È questo che racconta un saggio non comune, perché per la prima volta una spia italiana vuota il sacco. Si chiama Marco Bernardini, ha cinquant´anni, la pancetta, le spalle da lottatore, lo sguardo poco rassicurante. Come detective privato è entrato di recente nelle cronache, in quanto costruiva alcuni dei dossier emersi poi nelle indagini sulla security Telecom. Ma Bernardini era nato, investigativamente parlando, con il Sisde, i servizi segreti non militari. In primo piano nel libro ("Una vita da spia" di Emilio Randacio edito da Bur) ci sono dodici anni di "carriera". Cominciata a metà degli anni Ottanta, quando viene infiltrato tra i "rossi", nel collettivo di Medicina di via dei Volsci. All´apparenza si mostra come un compagno duro e puro, invece è un ex picchiatore di destra, che ha fatto anche arti marziali, lavora come buttafuori in un locale jazz. Lascia il look da pariolino, mette la kefiah, diventa la "fonte Brigida". Non hanno fretta dei risultati, i suoi capi all´inizio lo pagano infilando 300mila lire in una busta gialla. Come base, gli mostrano il vero ufficio operativo, una pensione a una stella, non lontana dal Tevere. Chiusa ai turisti, ma la porta è sempre aperta per agenti e infiltrati. Come ogni spy story che si rispetti, il libro in questione parla di storie e vicende che superano i confini nazionali. Nel rispondere alle domande del giornalista, Bernardini racconta non solo di essere riuscito nella sua missione di infiltrato «interno», ma di essere cresciuto nella stima dei compagni al punto tale da finire a Cuba, per due volte, per corsi di addestramento. A leggere alcune pagine c´è da strabuzzare gli occhi, l´agente Sisde, che si fa passare per marxista, si ritrova in compagnia di una dozzina di autonomi italiani. Uno dei loro istruttori si chiama Israel. Parla bene l´italiano, spiega come «adeguarsi al modo di fare delle persone del posto», consiglia di «portare sempre la barba e i capelli più lunghi. In caso si finisse sulla lista dei ricercati, tagliarli sarà più facile che farli crescere». Esplosivi, armi, cortei, attentati, mentre gli istruttori insegnano le varie tecniche e tattiche, Bernardini studia anche «i compagni di Bologna, Vicenza, Milano, le loro abitudini». Una notte a Varadero, per di più, vince la paura e se ne va in esplorazione da solo, vuole tracciare la mappa del campo d´istruzione cubano, un´informazione che sarà passata poi agli americani. Sono tanti gli scenari che questo libro mette in luce, forse con qualche reticenza dello «spione» per evitare i guai più grossi, ma con un´abbondanza di dettagli e ricordi. Riecco Bernardini in Nicaragua, a Parigi, a Cipro, a Gerusalemme, in Serbia, in mezzo a fuoriusciti italiani e criminali di guerra, a faccendieri e politici. Sempre con questa sua vita all´insegna del doppio, svolge un lavoro che sembra fatto in un certo modo, ma alla fine il suo vero compito è fare rapporto al Sisde, elencare dettagli, fatti, persone. Alcune di queste, facilmente riconoscibili, ci resteranno male, come ci restò male una compagna di via dei Volsci. Era passato del tempo, dagli anni dell´università quando, al volante della sua Jaguar, Bernardini andò a fare benzina, la benzinaia romana non credeva ai suoi occhi, vedendo il «compagno Marco così cambiato». Ma, in fondo, chi può dire qual è il vero volto di una spia?
domenica, 20 luglio 2008

http://nadir.org/nadir/initiativ/agp/free/genova/images/carlo.jpg   

(la voce che si ascolta nel filmato mentre legge le lettere dei partigiani condannati a morte è quella di Carlo Giuliani)

CARLO GIULIANI VIVE IN NOI !

Sono passati 8 anni dalla morte di Carlo Giuliani, ammazzato dalle cosiddette forze dell'ordine (l'assassino è il carabiniere Mario Placanica) mentre manifestava giustamente e con suo pieno diritto nel farlo, verso tutte le ingiustizie perpetrate quotidianamente in e da questo vergognoso mondo globalizzato, ingiusto, intollerante, e assai poco solidale con i più deboli, etc. Un Omicidio di Stato in "piena regola" che va ad aumentare il già tragico elenco di tutti coloro uccisi da questo vergognoso stato di polizia, dittatoriale-fascista-catto-borghese, in cui chi sta dalla parte di Carlo paga, tutto e subito, anche senza avere colpe, e chi sta dall'altra NO, anzi viene promosso a pieni gradi e fa carriera istituzionale. Uno Stato di Merda, questo, DOVE LA LEGGE NON È UGUALE PER TUTTI, come si evince dalle sentenze dei giorni passati per Bolzaneto e Diaz, e come da tante altre in passato. Carlo fa parte ahinoi di una "folla" di persone, spesso giovanissime, come appunto Egli era, falciate ed uccise in circostanze simili (ricordiamo Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino e tanti, troppi altri), vittime queste, molte volte sconosciute alle cronache e del tutto dimenticate, come spesso, troppo spesso avviene, e che dopo aver subito pesanti maltrattamenti ingiustificati o sevizie inumane gratuite praticate sia nelle strade, sia soprattutto dopo nelle loro fottute caserme di Ps o Cc, non potranno nemmeno sporgere denuncia o avere giustizia, perchè o non ne usciranno vivi o chi si "salva" sà che tanto le "merde di stato" resteranno cmq impunite, visto che loro sono il potere, loro sono lo stato. Anzi chi si azzarda a rivelare le loro malefatte, verrà poi impunemente perseguitato e minacciato di tutto e di più. Arresti, torture ingiustificate ed incostituzionali  senza alcun motivo legale o attuate con un qualche artefatta scusa, come avvenne appunto in quel di Genova 2001 nei violenti e gratuiti pestaggi ai danni di TUTTI i manifestanti, senza nessuna distinzione di età e di sesso o come nelle vergognose vicende, rimaste ovviamente impunite, della scuola Diaz e nella caserma lager di Bolzaneto. Situazioni in pieno contrasto con l'immagine di libertà civile e democratica che questo fottuto paese dovrebbe avere, e che la propaganda di Stato cercò di sbandierare in quei giorni come ormai impunemente fa da più di sessant’anni,  sostituendo sempre e cmq alla realtà dei fatti ed alle inconfutabili prove di colpevolezza, una vergognosa trama di falsità e depistaggi di stato, collusioni mafiose e delinquenziali di ogni tipo o attraverso i loro classici stereotipi mediatici e televisivi. Uno Stato autoproclamatosi democratico, ma che da sempre, in barba ai principi enfaticamente proclamati nelle loro stesse carte costituzionali, apre il fuoco su folle di manifestanti che osano contraddirlo, cercando o chiedendo libertà, lavoro, pace, diritti e giustizia. Uno Stato che addestra, con i nostri soldi, i suoi agenti in assassini legalizzati, pronti solo a reprimere qualunque esternazione di dissenso risulti a Lui fastidiosa, o troppo evidente di fronte all'opinione pubblica, pestando con eguale ferocia (o uccidendoli come fu per Carlo ed altri) giovani, uomini, donne, anziani e disabili. Arrivando ad usare spesso e volentieri, trattamenti indegni e vergognosi per un paese che si autodefinisce civile, ma che di civile non ha proprio nulla. Costoro arrivano senza problemi anche alla tortura, che sanno tanto poi resterà impunita, perpetrata in piena tranquillità a tutti coloro, verranno poi condotti nelle caserme o nelle carceri e coprendo ogni delitto ed ogni abuso con il silenzio e quando non vi si riesce, con la menzogna. Tornando ai fatti di Genova 2001 l’unica forma di "democrazia" dimostrata da questi assasini di Stato verso i manifestanti, sta nella "parità di trattamento" evidenziato appunto nei pestaggi ed altre vergognose nequizie cui sono stati sottoposti i giovani massacrati nella scuola Diaz e chi ebbe la disgrazia di passare per Bolzaneto. Non dimentichiamoci comunque che queste pratiche violente e discriminatorie non sono affatto nuove per questi assassini di stato, ricordando anche ciò che venne fatto ai danni di operai, contadini che nella storia manifestarono reclamando i loro diritti quali lavoro, salario, e perfino l’acqua, o tutti quei militanti di sinistra, che a loro dire, storicamente hanno arrecato "fastidio" allo Stato, e che quindi solo perchè si era "contro il sistema" andavano severamente puniti, se non peggio. Purtroppo in questo fottuto paese, dove ricordiamo, LA LEGGE NON È UGUALE PER TUTTI, mai nessun funzionario di polizia, ufficiale dell’esercito o dei carabinieri, semplice agente o milite, ha mai riportato una condanna penale significativa, né ha mai varcato la soglia di un carcere per aver ucciso, tanto meno per aver pestato o torturato un normale cittadin*. E quando, anche dinanzi alla evidenza dei fatti ed alle schiaccianti prove, la magistratura ha dovuto suo malgrado procedere contro questi assassini di stato alle cosiddette forze di sicurezza, ha pronunciato poi sempre e cmq la sentenza più iniqua, o come in certi casi, non la ha pronunciata affatto, dimostrando e sentenziando quindi la più offensiva e vergognosa soluzione sia per l* vittim* in questione, sia per chi tristemente rimane a piangere i propri cari senza un colpevole e senza nessuna giustizia.

L

http://farm2.static.flickr.com/1025/1449424413_c3bab112f5.jpg?v=0

E lo stesso è accaduto nei casi di questi giorni, come anche in tutti quei casi di uccisione di cittadini in "operazioni di ordine pubblico" di tipo diverso, in virtù delle leggi che ripetiamo NON SONO UGUALI PER TUTTI, dove "inciampamenti", "errori", "tragiche fatalità", chiamateli come cazzo vi pare,  sono sempre venuti incontro e sono sempre stati portati in soccorso di questi fottuti assassini di stato. Tutte condanne virtuali che neanche poi furono registrate nel certificato penale perché cancellati dalla non menzione, in aggiunta alla condizionale eccetera, ed oggi con le nuove leggi del nano ex-pelato (blocca processi etc) e della sua cricca di repubblichini e xenofobi è ancora peggio. Questi sono stati il maggior prezzo pagato da questi fottuti assassini di stato, a spese sempre e comunque della vita dei cittadini di questo paese di merda chiamato Italia.


domenica, 20 luglio 2008

Dal 15 al 20 luglio viene celebrata a Sydney, in Australia, la Giornata Mondiale della Gioventù, uno degli eventi mediatici lanciati da Wojtyla (l'anticomunista polacchiano) e mantenuti da "pinocchietto" Ratzinger (l'omofobo nazista). Le due giornate clou sono state sabato 19 e oggi domenica 20. Il 19 c'è stata una veglia di preghiera in cui hanno confluito i “pellegrini” con una specie di p(f)rocessione lungo le vie della città. A differenza delle precedenti GMG (come Montreal o Colonia…) la grancassa mediatica italica sembrerebbe un po’ attutita. Non certo per minor deferenza nei confronti del Vaticano, ma proprio per riguardo (il solito vergognoso appecoronamento clericale dei media italioti)  di natzingher che, agli antipodi, sta riscuotendo fischi anziché applausi (come giusto che sia in un paese laico e libero dalla mannaia clericale). Infatti, se in Italia c’è Facciamo Breccia e No Vat, in Australia è nata per l’occasione la "No to Pope Coalition", un coordinamento analogo al nostro che va sostenuto nell’ambito di un reciproco riconoscimento. Facciamo Breccia aderisce alle manifestazioni “NO POPE” che in Australia accolgono "pinocchietto" Natzinger, anche con il nostro cupolone barrato (NoVat). Come noi facciamo in Italia la “No to Pope Coalition” riconosce e denuncia la pesante ingerenza del piccolo stato assoluto e del suo sovrano nella vita degli uomini e delle donne di tutto il mondo, contribuendo ad appesantire le condizioni di sopravvivenza, già difficili, della parte più povera del mondo, che meno dispone di mezzi per difendersi dalla più grande multinazionale addetta al controllo dei corpi e delle menti. Ieri Sabato 19 luglio Facciamo Breccia ha sfilato simbolicamente accanto alla “No to Pope Coalition”, a cui aderisce, per le vie di Sydney.

bandiera NO VAT

Approfondimenti dal sito di Facciamo breccia:
http://www.facciamobreccia.org/content/view/417/94/

Ed anche dal sito "No to Pope Coalition" (in inglese)
http://www.notopope.com/news.php

sabato, 19 luglio 2008
Dagli interrogatori effettuati dai pm di Genova emersero chiaramente le gravi responsabilità dei dirigenti della polizia intervenuti nella scuola durante il G8 del luglio 2001. I celerini romani "risposero" dei 61 feriti gravi, gli alti funzionari anche di falso e calunnia per le false molotov ritrovate, aloro dire, alla Diaz. In un paese "normale" come minimo avrebbebbero dato l'addio alla ps, ma purtroppo siamo in italia. Due vicequestori le portano a Caldarozzi e Luperi, vicecapi dello Sco e dell'antiterrorismo. Gratteri, La Barbera e Murgolo c'erano ma dormivano. E dietro il "pentito" Burgio ed il "Giuda" Troiani si allungò l'ombra del capo dei capi della celere, Valerio Donnini, il padre del nucleo speciale antisommossa.

Nel massacro cileno operato in quel della Diaz dalla FASCISTA polizia italiana, furono sessantuno i feriti tra gente che dormiva, spaccando milze e teste senza pietà. Hanno manipolato le prove, come le due famose bottiglie molotov, per arrestare 93 innocenti. Durante l'inchiesta sull'assalto cileno fascista alla scuola Diaz, che portò i pm ad interrogare come testimone anche Gianni De Gennaro, che poi ha fatto carriere come tanti altri, consegnava allora (nel 2003) questi superpoliziotti che negarono l'evidenza, si contraddissero, calpestarono la procedura penale e finché hanno potuto, scaricando sul reparto mobile romano (ex celere) di Vincenzo Canterini. Nessuno di loro vide alzare un manganello. Da Canterini al prefetto Arnaldo La Barbera entrarono tutti «dopo», «in posizione arretrata», «tra gli ultimi», «quando la situazione era ormai congelata». Ed è incredibile l'atteggiamento tenuto all'epoca da un "big" come Gianni Luperi, numero due dell'antiterrorismo del Viminale (ex Ucigos) e al G8 responsabile della sala internazionale delle polizie. A luglio 2003 Luperi rifiutò di rispondere ai pm, (come 27 dei 29 imputati hanno vergognosamente fatto), comportamento sicuramente garantito ai privati cittadini, ma certo poco opportuno per un dirigente della polizia, o per altri alti funzionari della digos e dei servizi segreti, al quale i magistrati intendevano mostrare il filmato che lo ritraeva chiaramente con la busta delle molotov in mano nel cortile della Diaz. Il vicequestore aggiunse che quella busta la portò, il 37enne Pietro Troiani, reo confesso perché inchiodato da un agente che ha ormai lasciato la ps, il «supertestimone» 34enne Michele Burgio, che rifiutò a sua volta il confronto con il collega al quale dichiarò di aver consegnato gli ordigni, Massimiliano Di Bernardini della squadra mobile romana (36), lo stesso funzionario che dovette anche ammettere di non aver mai subito la famosa «sassaiola», pretesto ufficiale della «perquisizione» della sera del 21 luglio 2001. E ancora, il capo del Servizio centrale operativo (Sco) Franco Gratteri, uomo di punta della lotta alla mafia e pupillo di De Gennaro, fece la figura di quello che c'era ma forse dormiva, tutta colpa dei celerini, disse Gratteri, "perdendo" tempo solo a spiegare della squadretta da lui mandata "per errore" al Media center della scuola di fronte (in cui ci furono computer distrutti, hard disk trafugati etc...) e correggendosi come potè dopo la visione del filmato che lo inquadrava a pochi metri da Gilberto Caldarozzi (suo vice) che confabulava con Luperi con la busta in mano. Conviene sapere cosa raccontarono perché tutti eravamo sicuri di  come sarebbe finita l'inchiesta principale sul G8 del 2001. I sostituti Francesco Albini Cardona, Monica Parentini, Vittorio Ranieri Miniati, Francesco Pinto ed Enrico Zucca dovettero difendere il loro lavoro dal procuratore reggente Francesco Lalla, fin dall'inizio il più "comprensivo" con la ps. e vista l'impossibilità di individuare i singoli picchiatori (al di là dell'appartenenza o meno al nucleo romano) perché quasi tutti a volto coperto, l'incriminazione per lesioni gravi passò per l'articolo 40-II comma del codice penale, che dovrebbe punire il poliziotto per non aver impedito un reato, criterio confortato dalla giurisprudenza ma al quale Lalla fece argine. Del resto i circa cento indagati per lesioni sarebbero stati tutti già assolti se i pm non avessero scoperto la messinscena delle molotov, con la quale poterono aggiungere le ipotesi di falso ideologico e calunnia per i tredici firmatari del verbale d'arresto e gli altri funzionari presenti (diciannove in tutto). Anche per quanto riguarda Donnini, il "generale" fantasma, bisognò partire dalle due molotov, ritrovate (a loro dire) quel pomeriggio durante gli scontri in corso Italia dal vicequestore Pasquale Guaglione, che poi dichiarò ai pm di "riconoscerle". Infatti dal verbale si apprese che Guaglione le consegnò a Valerio Donnini, dirigente superiore del Viminale e predecessore di Canterini alla guida della celere romana, padre del nucleo antisommossa. In omaggio alla vecchia scuola militare qualche poliziotto lo chiama ancora "generale". E al G8 il generale Donnini aveva il coordinamento operativo e logistico dei contingenti dei reparti mobili, dei reparti volo, delle squadre nautiche e delle unità speciali, manco fossero in guerra, ottenuta da una ordinanza del Viminale, pensate un pò che roba. Era insomma il capo dei capi della celere, una specie di "comandante fantasma" per dirla con il manifesto del 12 agosto 2001 che per primo all'epoca pubblicò il suo nome. Donnini, secondo Guaglione, avrebbe detto "queste le prendo io perché sono importanti". Il generale negò, ammettendo però di averle messe sul Magnum, la jeep su cui si spostava con l'autista Burgio. Il ragazzo raccontò di una risposta sgarbata, infatti disse; "Quando arrivò" il dottor Donnini io gli feci presente che c'erano le bottiglie e lui si rivolse a me in modo fortemente alterato - riferì il teste Burgio il 4 luglio 2002 - come se avessi fatto una domanda stupida o che comunque non avrei dovuto fare". Donnini, sempre il 4 luglio, negò, dicendo "Escludo di aver dato ad una sua osservazione che non ricordo affatto una risposta così ambigua e, se mi si consente, anche frutto di una maliziosa illazione, come se io non avessi interesse alla consegna formale. Tale dovere incombeva al Burgio" (complimenti). Burgio faceva l'autista per la struttura logistica, prima scarrozzò Donnini e la sera lo portò da Troiani alla Diaz. Il 10 luglio confermò quanto segue: "Ricordo di aver parlato delle bottiglie al dottor Donnini e questi mi rispose male ed alquanto spazientito", ed anche: "Ero preoccupato per la presenza delle bottiglie. Avrei potuto e dovuto procedere anch'io per la consegna in questura, ma essendo stato abituato, sin da quando prestavo servizio sulle volanti, che per qualsiasi cosa si devono richiedere disposizioni al superiore presente sulla vettura, avendo io chiesto disposizioni prima al dott. Donnini e poi al dott. Troiani e non avendole ricevute, non ho ritenuto di prendere iniziative". L'iniziativa (da solo) la prenderà Troiani. Burgio il "pentito", Troiani il "Giuda", ed alla sera fu lo stesso Donnini infatti a mobilitare il nucleo antisommossa per la sedicente "perquisizione", sia pure condividendo con altri quell'inspiegabile ricorso alla celere, che poi si capirà chiaramente a cosa servì. Le molotov cmq erano ancora sulla jeep, Burgio le spostò solo nel portabagagli. A quel punto entrò in scena Troiani, che si servì dello stesso autista in quanto facente parte della struttura di Donnini (del quale fu peraltro allievo assai riconoscente). Alla Diaz non ci sarebbe neanche dovuto andarci, Troiani. Anzi, nei primi documenti il suo nome non c'era: infatti lo fece il Burgio. Sentito come teste il 1° luglio 2003  Troiani dapprima negò, raccontando che le bottiglie erano state trovate fuori dalla Diaz, dicendo che "Il mio autista Burgio si avvicinò e mi disse che in macchina o nelle immediate vicinanze erano state trovate, non so se da lui o da altri, due bottiglie molotov. (...) Io le ho portai subito a Di Bernardini e poi andai via". Poi, quando il pm gli fece notare che questo contrastava con le dichiarazioni di Di Bernardini, Troiani aggiunse: «Lo so, a Di Bernardini dissi che i miei le avevano trovate nel cortile della scuola o sulla scala d'ingresso" e il pm allora fece rilevare che che nel verbale veniva evidenziata una circostanza ancora diversa sul ritrovamento. (e cmq c'era scritto nella scuola, e non fuori ). Allora Troiani disse: "Mi rendo conto della mia leggerezza, il mio problema era solo liberarmi di quelle bottiglie", ammettendo candidamente che la stessa squadra mobile di Roma cui apparteneva Di Bernardini, notificandogli la convocazione, lo aveva messo in contatto con lui: "La dottoressa Manti mi fornì il numero di telefono del collega, anzi mi fece direttamente il numero lei, poi mi sentii anche con Burgio". Ma a quel punto Troiani venne indagato e per la ps diventò "il traditore": fece infatti pensare a lui il Giuda di Giotto stampato sul frontespizio del rapporto di settembre della Digos genovese.
giovedì, 17 luglio 2008
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Il governo fascista e xenofobo italiota ignora la Risoluzione del Parlamento europeo sul censimento dei Rom e le ammonizioni dell'Alto commissario ai Diritti Umani delle Nazioni unite e dichiara di voler procedere con la schedatura dei Rom, adulti e minori. "La minoranza Rom si è resa colpevole di reati che hanno colpito negativamente l'opinione pubblica e dunque è necessario procedere," ha vergognosamente commentato, il razzista xenofobo ministro del'Interno del fascista governo italiota. Un primo censimento sperimentale, con una nuova scheda che prevede rilievo impronte digitali (anche per i minori) foto segnaletiche di fronte e profilo, indicazione dell'etnia, ma non della religione, inizierà immediatamente da domani in quel di corviale, come anche in alcuni dei più popolosi insediamenti sul Tevere. Ai Rom è stato detto - secondo una testimonianza - che se rifiuteranno la schedatura, saranno espulsi dall'Italia. Per evitare sit-in e manifestazioni di protesta da parte degli antirazzisti e di tutti coloro che non sono d'accordo con le nefaste e vergognose politiche razziste e xenofobe attuate da questi vergognosi politicanti da strapazzo, le schedature saranno effettuate senza preavviso.

P.S.
E dal 2010...seranno invece TUTTI schedati con le impronte ben visibili sulle carte d'identità...una vergognosa messa in scena, per poter così mascherare le razziste e xenofobe leggi delle schedature etniche applicate oggi contro Rom, Sinti e Camminanti...Eccolo qua il "vecchionuovo" regime fascista xenofobo italiota...TUTTI schedati e controllati...ME FATE TUTTI SCHIFO
giovedì, 17 luglio 2008
"Sono ateo, e non credo che la mia esistenza mi sia stata donata, prestata o venduta: se scoprissi che è così, sarei nei guai perché avrei ricevuto qualcosa che per me ha avuto valore - oggi ne ha molto di meno - da uno sconosciuto, e mia madre mi ha ripetuto ad libìtum, quando ero bambino, di non accettare regali dagli sconosciuti. Sono ateo e sono convinto che il giorno della mia morte lascerò il mio corpo per sempre, e non per andare da qualche parte, la mia storia finisce lì. Ma se in quel corpo resterà un frammento di vita biologica, il mio desiderio è che venga lasciata spegnere naturalmente e, se possibile, nel più breve tempo possibile. E' in gioco la mia dignità, e per favore non mi spiegate cosa significa questa parola, ognuno ha il diritto di darle il significato che crede. Per me si tratta di una sorta di cenestesi dello spirito, e se mi invitate a cena vi spiegherò cosa voglio dire"

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E sì che la comunità scientifica internazionale non affronta il problema da un punto di vista ideologico - come invece fa D'Agostino - ma si limita a ricordarci che in realtà non si tratta di acqua e cibo, ma di composti chimici, di soluzioni e di preparati che implicano procedure tecnologiche e saperi scientifici. Usare il linguaggio evocativo che i cattolici stanno utilizzando sull'argomento equivale a un infantile ricatto psicologico che consiste unicamente nel mettere in campo emozioni coinvolgenti: "se sei cattivo la mamma morirà di dolore", se ti tocchi Gesù piangerà. Siamo seri: alimentare e idratare un corpo in stato vegetativo persistente non ha il minimo significato "simbolico e sociale di sollecitudine per l'altro", l'altro non abita più lì, quel corpo è vuoto. E comunque se valessero questi principi dovrebbero essere tenuti nello stesso conto altri trattamenti (ad esempio la respirazione artificiale), poiché se si accetta questa interpretazione dell'etica della cura non si può accettare come discriminante la natura più o meno tecnologica dei trattamenti. E trovo aberrante e anche un po' ridicolo abbellire con parole poetiche atti medici niente affatto gradevoli, farli passare come inviti a cena sollecitati dal desiderio di compassione e di solidarietà: dimenticando di dire che poi il commensale viene nutrito con un clistere quotidiano, che gli si fa un bel buco nello stomaco per facilitare l'esecuzione dei nostri affettuosi atti simbolici. Né si può sorvolare sul fatto che l'idratazione e l'alimentazione artificiali non si trasformano mai in una forma di accanimento terapeutico, anche se in molti casi possono diventare forme di puro e semplice accanimento: questi corpi hanno una ridotta capacità di assimilazione, ma non è mai possibile indicare in astratto la soglia al di sotto della quale questa capacità diventa insufficiente e i nutrienti artificialmente somministrati non sono più in grado di modificare favorevolmente i parametri bio-umorali. In realtà l'unico tema evocato dai cattolici che non abbia più o meno a che fare con la sacralità della vita è quello statistico, un po' miserabile ma per alcuni impressionante, relativo alle probabilità di risveglio. Proviamo a fare un inchiesta tra gli esperti e vediamo quanti di loro ritengano che per Eluana esista ancora un possibilità, una - diciamo - su un miliardo. O forse vogliamo chiamare in causa i miracoli? Non scherziamo. Per quanto mi sembra di capire, poi, neppure D'Agostino, campione cattolico di razionalismo, riesce a nascondere la vera ragione di questa incivile battaglia, la sacralità della vita, il principio della vita donata (prestata?) da Dio. Trovo veramente peculiare l'innocenza con la quale a partire da un postulato non dimostrabile - l'esistenza di Dio - le religioni ci ammanniscono una serie di conclusioni che vengono fatte passare come verità assolute e non discutibili e che tutti dovremmo accettare supinamente, indifferenti a quanto esse possano essere pregiudizievoli per la nostra libertà, i nostri principi, le nostre idee, la nostra dignità. Vorrei essere molto esplicito, penso di essere giustificato da questa serie infinita di insopportabili provocazioni. Sono ateo, e non credo che la mia esistenza mi sia stata donata, prestata o venduta: se scoprissi che è così, sarei nei guai perché avrei ricevuto qualcosa che per me ha avuto valore - oggi ne ha molto di meno - da uno sconosciuto, e mia madre mi ha ripetuto ad libìtum, quando ero bambino, di non accettare regali dagli sconosciuti. Sono ateo e sono convinto che il giorno della mia morte lascerò il mio corpo per sempre, e non per andare da qualche parte, la mia storia finisce lì. Ma se in quel corpo resterà un frammento di vita biologica, il mio desiderio è che venga lasciata spegnere naturalmente e, se possibile, nel più breve tempo possibile. E' in gioco la mia dignità, e per favore non mi spiegate cosa significa questa parola, ognuno ha il diritto di darle il significato che crede. Per me si tratta di una sorta di cenestesi dello spirito, e se mi invitate a cena vi spiegherò cosa voglio dire. In ogni caso la mia dignità esige che il mio corpo, pur vuotato di ogni contenuto importante, sia trattato con il rispetto che si deve a tutte le cose che hanno un valore simbolico: non posso immaginare che mia moglie debba assistere a queste forme di oscena violenza e che quando si ricordi di me veda sovrapposte al ricordo del compagno della sua vita le immagine tristi e sgradevoli di un corpo in sfacelo che è solo in grado di vegetare e che, se qualcuno non intervenisse, si decomporrebbe tristemente tra le sue feci e le sue urine. E' vero che, in base a qualche assurda credenza metafisica, potete impormi questa sgradevole fine; è anche vero che, se lo fate, io vi maledirò. Chissà. Potrebbe anche essere una minaccia reale, che ne sapete?
Carlo Flamigni Liberazione del 15/7/08

giovedì, 17 luglio 2008
ME FATE SCHIFO...GUARDIE INFAMI !

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Quindici condanne e trenta assoluzioni. E’ la sentenza del processo sulle violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova nel 2001. Dopo circa 11 ore di Camera di consiglio, il presidente del Tribunale penale di Genova, Renato Delucchi, ha pronunciato la sentenza con cui la Corte genovese ha giudicato 45 imputati (poliziotti, guardie penitenziarie, medici e infermieri) accusati di vari reati tra cui lesioni, maltrattamenti e falso: i giudici non hanno riconosciuto l’aggravante della crudelta’ e dei motivi abietti assimilabili al reato di tortura(non contemplato dal codice). Le condanne, inflitte soprattutto a membri delle forze di polizia, variano tra i cinque mesi e i cinque anni (nessuno, pero’, finira’ in prigione). Sono stati comminati complessivamente 24 anni di carcere( (che non verranno mai scontate da nessuno) contro i 76 anni, 4 mesi e 20 giorni chiesti dai pm genovesi. La condanna piu’ pesante, 5 anni, all’ispettore delle guardie penitenzierie Antonio Biagio Gugliotta, che aveva la responsabilita’ della caserma di Bolzaneto.

252, in gran parte senza ragione, gli arrestati transitati per Bolzaneto. Almeno 209 di loro subirono violenze e vessazioni, ben 155 si sarebbero costituiti parte civile. Sottoposti, secondo la pubblica accusa, a trattamenti inumani e degradanti dal momento in cui scesero dal cellulare fino al momento di essere tradotti in un carcere "normale", tre giorni più tardi. Trattamenti inumani e degradanti, percosse, lesioni, ingiurie, negazione di tutti i diritti, abuso d'ufficio, abuso di autorità e falso ideologico e fase dichiarazioni

ECCOLO QUA...IL VOSTRO "STATO" DI POLIZIA!
Sintesi delle dichiarazioni delle parti lese raccolte dai PM Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati nell'inchiesta sugli abusi di BOLZANETO.


Da leggere anche:
http://g82001.altervista.org/home.htm

http://g82001.altervista.org/testimonianze20.htm (20 luglio 2001)

http://g82001.altervista.org/testimonianze22.htm
(22 luglio 2001)

http://www.repubblica.it/online/politica/gottododici/pestaggi/pestaggi.html


Da vedere anche:
http://g82001.altervista.org/testimonianzelink.htm
 
A. Mauro. Arrestato il 21/7 intorno alle ore 16,30 – preso in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolatolle ore 3,20 circa del giorno 22/7– tradotto all’istitutopenitenziario il 22/7 alle ore 14,10 circa. Arriva a Bolzaneto e viene insultato nel piazzale. In cella deve stare in piedi, faccia contro il muro, gambe divaricate e mani dietro la schiena; ogni tanto entra qualche agente che dà schiaffi e calci nelle gambe; lo prendono per i capelli (che lui porta lunghi) e più volte gli sbattono la testa contro il muro; lo insultano ripetutamente, gli rivolgono le espressioni: «Zecca, comunista di merda, figlio di puttana, bombarolo di merda, devi morire lurido comunista» e lo costringono ad ascoltare la suoneria di un cellulare con un motivo di ispirazione fascista; gli dicono in tono di scherno che lo libereranno quando arriveranno Bertinotti e Manu Chao. Più volte viene spruzzato nella cella spray urticante. Alcuni degli agenti che entrano in cella hanno spray irritanti: uno in particolare gli si avvicina, gli dice: «Crepa comunista di merda e gli ustiona il braccio spruzzandogli lo spray». (...) Un agente della penitenziaria gli dà una ginocchiata nello stomaco; un carabiniere addetto alla vigilanza gli consiglia di non andare in bagno per evitare di essere ulteriormente picchiato. Lo stesso gli offre poi un po’ di acqua, l’unica che potrà bere durante la permanenza a Bolzaneto. In cella con lui c’è un ragazzo di Perugia che compie gli anni quel giorno e per questo viene deriso. Sente gli agenti canticchiare la cantilena: «Un, due, tre evviva Pinochet – quattro, cinque, sei bruciano gli ebrei – sette, otto, nove il negretto non commuove» e poi parole in tedesco che terminano nella rima con «apartheid». Entra un agente che a turno costringe tutti a gridare «Che Guevara, figlio di puttana». (...) In infermeria viene fatto spogliare nudo da un agente, che lo fa appoggiare con il volto contro il muro e quando è in quella posizione gli dice: «Io faccio l’uomo e tu la donna».
A. M. Marco.
Arrestato il 21/7 intorno alle ore 18,00 – preso in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolato alle ore 3,45 del giorno 22/7– tradotto all’istituto penitenziario il 22/7 alle ore 14,10 circa. È a Bolzaneto insieme a C., P., B. e D. C. Lo portano nell’ultima cella sulla sinistra dove deve stare in piedi, faccia al muro, braccia in alto e gambe divaricate; sente C. lamentarsi. Insultano ripetutamente dall’esterno sia lui (particolarmente per la sua statura) che gli altri nella cella, soprattutto le ragazze. Viene spruzzato dello spray dentro alla cella dall’esterno; arrivano due poliziotti, uno molto grosso, con la maschera antigas. Sente la suoneria di un cellulare intonare motivi di ispirazione fascista. Nella notte un poliziotto consente loro di sedersi ma per poco: infatti arriva poco dopo un altro agente, che li fa stare in piedi. In un'altra cella sulla destra, dove fa particolarmente freddo e vi sono delle chiazze di sangue sul pavimento, vede un ragazzo con la scritta «E.L.Z.N.» e una stella rossa sulla maglietta costretto a stare al centro della stanza; anche lui viene costretto nella stessa posizione. Sente un uomo zoppo, che già si era lamentato quando era nella precedente cella, dire che non ce la fa più a stare in piedi e lo vede mostrare la protesi alla gamba; dapprima lo fanno sedere; poi, almeno tre o quattro agenti, entrano nella stanza e lo massacrano di botte.
A. F. Alberto.
Arrestato il 21/7 intorno alle ore 16,00 – preso in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolato alle ore 2,45 circa del giorno 22/7 – tradotto all’istituto penitenziario il 22/7 alle ore 8,00 circa.Arriva a Bolzaneto intorno alle ore 17,00 e subito nel piazzale viene colpito con un pugno nello stomaco da un agente. È nella cella n. 8 deve stare, come gli altri, in piedi faccia al muro e con le mani appoggiate contro il muro; è piantonato dai carabinieri in divisa, dai quali riceve insulti del tipo: «Negro di merda, schifoso,comunista di merda,vinceremo noi,evviva Mussolini». Riceve sputi ed ogni tanto qualcuno entra nella cella e colpisce con calci gi occupanti: anche lui viene scalciato. Verso l’una viene portato al fotosegnalamento; nel percorso lungo il corridoio riceve calci e pugni da parte degli agenti della Polizia penitenziaria; davanti alla palazzina del fotosegnalamento lo fanno mettere in ginocchio peraltro dopo un po’ arriva l’ordine di tirarsi su per l’arrivo del ministro. Verso le ore 3 del mattino viene portato nella cella n. 2 e piantonato dalla Polizia penitenziaria; anche qui è costretto nella solita posizione, prima in mezzo alla cella e poi attaccato al muro. Ad un certo punto un agente della Polizia penitenziaria entra nella cella, prima grida «ordine e disciplina» poi lo colpisce prima di andarsene con un calcio forte sulle gambe, dicendogli: «Questo è il mio saluto». Anche in infermeria agenti della Polizia penitenziaria, presenti anche durante la visita, lo colpiscono con un pugno allo stomaco nell’indifferenza di tutti i presenti, compreso il medico.(...)
A. Luca.
Arrestato il 21/7 intorno alle ore 16,00 – preso in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolato alle ore 2,45 circa de giorno 22/7 – tradotto all’istituto penitenziario il 22/7 alle ore 8,00 circa. A Bolzaneto è con D. e con un altro ragazzo di nome Omar. Sceso dal pullman nel piazzale viene insultato e percosso con calci. Mentre lo conducono nella cella viene percosso e sgambettato anche nel corridoio. Nella cella deve stare in piedi con le gambe divaricate e mani in alto. Ad un certo punto entra un appartenente alle forze dell’ordine con uniforme blu e fregi rossi, il quale li ricopre di insulti del tipo «Comunisti froci», gli dà pugni alla schiena e ai reni, gli fa divaricare le gambe ancora di più appoggiandogli un piede sui testicoli e minacciandolo di sferrare un calcio; riceve anche un colpo al ginocchio con il piede. Un altro con la stessa divisa, che gli sembra un superiore, fa un giro nella celle e, giunto davanti a lui, dice: «Con questa merda non mi sporco le mani». Vede che alcune persone sono costrette a ripetere frasi, quali: «Viva la Polizia, Viva il Duce». (...) Ad un certo punto la situazione migliora leggermente perché si diffonde la notizia dell’arrivo del Ministro ma poi tutto torna come prima.
B. Alessandra.
Arrestata il 21/7 intorno alle ore 16,00 – presa in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolata alle ore 3,45 circa del giorno 22/7 – tradotta all’istituto penitenziario il 22/7 alle ore 9,10 circa.Arriva a Bolzaneto con M. Maria Addolorata. Fa parte del gruppo di Taranto; infatti è arrestata al campeggio di Via Maggio insieme alla M., D. F. Anna, M. Manila, P. Sergio e T. Manuela. Nel cortile in attesa di entrare le fanno entrare in fila indiana con la testa abbassata senza alcuna possibilità di alzare lo sguardo. Le mettono in una cella a metà del corridoio sulla sinistra; all’interno ci sono già erano già due ragazze e due ragazzi di cui uno greco; devono assumere tutti la posizione in piedi con la faccia contro al muro, le braccia alzate e le gambe divaricate, posizione che mantiene per tutto il tempo in cui rimane a Bolzaneto. Vede il ragazzo greco che viene percosso sino a cadere a terra; viene poi prelevato e portato via. Dall’esterno alcune agenti le insultano e le minacciano con epiteti del tipo «Puttane, zecche, comunisti di merda, assassini, siete delle bocchinare, puzzate, entreremo nella cella e dipingeremo i muri con i nostri manganelli dello stesso colore della vostra bandiera». Dall’esterno viene spruzzato dello spray urticante con bombolette e i carabinieri che sono nel corridoio si pongono il fazzoletto sulla bocca; una ragazza si sente male e cade a terra. Ha bisogno degli assorbenti ma le vengono negati, poi le gettano con disprezzo della carta appallottolata sul pavimento e lei si deve arrangiare davanti a tutti, sostituendosi l’assorbente con pezzi di indumenti. Rimane per tutto il tempo senza mangiare e senza bere. Una sola volta chiede di andare in bagno: la donna che l’accompagna è della Polizia penitenziaria ed ha i capelli rossi tinti; le storce le braccia dietro alla schiena e le fa tenere la testa abbassata.
B. Claudio.
Arrestato il 21/7 intorno alle ore 16,15 – preso in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolato alle ore 3,35 circa del giorno 22/7 – tradotto all’istituto penitenziario il 22/7 alle ore 14,10 circa. Arriva a Bolzaneto insieme ad altri ragazzi, di cui uno di Modena con i capelli lunghi mentre lui può scendere senza problemi dal pullman vede invece che altri vengono letteralmente gettati fuori dal mezzo e che un poliziotto li percuote addirittura con un manganello. È portato in cella e sbattuto contro il muro costretto con le gambe larghe, la faccia appoggiata alla parete, le mani legate dietro la schiena con un filo di plastica. Durante l’attesa per il fotosegnalamento davanti alla palazzina viene insultato ed è colpito con sberle e pedate. È riportato in cella dove è costretto a stare in piedi o in ginocchio con la faccia contro il muro e le mani alzate. Ogni tanto dalle inferriate degli agenti di PS insultano e lanciano spray urticante che chiamano, deridendoli «puzzette»; smettono i lanci solo quando protestano gli addetti alla vigilanza che stanno nel corridoio di fronte alle celle. Viene accompagnato in bagno da un poliziotto che lo fa camminare curvo, quasi piegato a novanta gradi; durante il tragitto viene percosso costantemente dagli agenti presente lungo il corridoio; in particolare un grosso ceffone al viso gli fa perdere l’equilibrio e gli fa sanguinare abbondantemente il naso. I carabinieri davanti alle celle si comportano invece umanamente: infatti lasciano stare per qualche tempo seduti, portano dell’acqua e ogni tanto cercano di confortare qualcuno. Sente che quando qualcuno chiede dell’avvocato gli viene risposto: «Cazzi vostri»; a lui viene risposto che vedeva troppi films americani. Deve stare molte ore in cella in piedi tanto che percepisce il trascorrere delle ore tramite un campanile lontano che segna il tempo. Ogni tanto entra qualcuno in cella che a suon di botte li costringe a ripetere frasi contro il comunismo (del tipo «Che Guevara figlio di puttana», «Adesso vi facciamo pagare i cinque anni di centrosinistra») o inneggianti al fascismo. Contemporaneamente gli viene anche fatta sentire la suoneria di un cellulare, che intona il motivo «Faccetta nera». Ricorda anche agenti con i guanti.(...) Ricorda insulti anche ad altre persone presenti nella cella; in particolare un ragazzo veniva chiamato «nano» ed un altro lo chiamavano «il fotografo» ma si trattava di un cronista di un giornale di centrodestra di Torino. (...)
B. Davide.
Fermato per identificazione il 21/7 – ingresso a Bolzaneto alle ore 15,30 circa – esce dalla caserma alle 21,00 del 21/7.È, se pure per pochi giorni, ancora minorenne; nel cortile a Bolzaneto viene lasciato per parecchio tempo sul mezzo sotto il sole; ricorda una minaccia in danno di una ragazza di Padova. Nell’atrio viene colpito con un forte pugno sullo sterno; viene portato nell’ultima cella in fondo a sinistra che quando entra è vuota; è costretto a stare con la faccia contro il muro e le gambe divaricate; se si sposta da quella posizione viene colpito con calci o pugni. Riceve in particolare un colpo a mano aperta sul rene destro ed un altro al ginocchio destro. Lo costringono a cantare il ritornello: «Un. Due, tre Evviva Pinochet, quattro, cinque sei a morte gli ebrei…», lo insultano con epiteti del tipo «Comunista di merda, minorato (e non minorenne)» e lo minacciano con la frase: «Non vi scorderete della Polizia penitenziaria». Con lui è un ragazzo tedesco che non capisce l’italiano e per punizione viene colpito sulle piante dei piedi. Ricorda con lui un signore di Brescia della Fiom.
martedì, 15 luglio 2008

Il razzismo fascista non "fu all'acqua di rose". le leggi razziali del fascismo furono una vergogna e una infamia imperdonabile. Quelle leggi, infatti, portarono alla morte migliaia di ebrei e provocarono sofferenze indicibili, paura, terrore, angoscia e miseria. Le leggi razziali furono emanate nel 1938: esattamente il 14 luglio con la pubblicazione del famoso "Manifesto del razzismo italiano" poi trasformato in decreto, il 15 novembre dello stesso anno, con tanto di firma di Vittorio Emanuele III di Savoia, Re d'Italia e imperatore d'Etiopia "per grazia di Dio e per volontà della nazione". Il 25 luglio, il ministro della cultura popolare Dino Alfieri e il segretario del partito fascista Achille Starace si erano premurati di ricevere "un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane che avevano, sotto l'egida del ministero della cultura popolare, redatto il manifesto che gettava le basi del razzismo fascista". Con il manifesto e con le leggi successive, agli ebrei venne proibito, tra l'altro, di prestare servizio militare, esercitare l'ufficio di tutore, essere proprietari di aziende, essere proprietari di terreni e di fabbricati, avere domestici "ariani". Gli ebrei venivano anche licenziati dalle amministrazioni militari e civili, dagli enti provinciali e comunali, dagli enti parastatali, dalle banche, dalle assicurazioni e dall'insegnamento nelle scuole di qualunque ordine e grado. Infine, i ragazzi ebrei non potevano più essere accolti nelle scuole statali. Insomma una vera e propria tragedia per migliaia di persone, magari con alle spalle anni ed anni di onoratissimo lavoro o carriera. Le colpe del regime di Mussolini furono gravissime, ma la tendenza generale è, ancora oggi, quella di addossare tutto alla "follia" nazista.


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Cominciò proprio con un censimento etnico, nel mezzo dell’estate di settant’anni fa, la vergognosa storia delle leggi razziali italiane, mai morte nelle menti fasciste e xenofobe di tanti troppi italioti di ieri e purtroppo di oggi. Alle prefetture fu diramata una circolare, disponendo una "esatta rilevazione degli ebrei residenti nelle provincie del regno", da compiersi "con celerità, precisione e massimo riserbo". La schedatura fu completata in una decina di giorni. Furono 47.825 gli ebrei censiti sul territorio del regno, di cui 8.713 stranieri e nei confronti dei quali fu immediatamente decretata l’espulsione, tale e quale come ad oggi. Il censimento quindi fu destinato più a sottomettere che a conoscere, più a dimostrare che a valutare. Naturalmente, di fronte alle proteste dei malcapitati cittadini fatti oggetto di quelle schedature etniche fu risposto che essa non aveva carattere persecutorio, anzi, sarebbe servita a proteggerli, proprio come ad oggi vengono giudicate le impronte che si vorrebbero far prendere ai bambini rom, con le stesse quindi, identiche dinamiche e condizioni storiche, politiche e sociali. Si tratta, come ci insegna la storia, del  solito artifizio ipocrita e retorico adoperato più volte nella storia appunto da parte dei fautori di misure altamente discriminatorie, "Lo facciamo per il loro bene", vanno da sempre dicendo questi loschi personaggi. Ma poi, a sostenere la raccolta delle impronte sono gli stessi che inneggiano allo sgombero delle baracche, anche là dove si lasciano in mezzo alla strada donne incinte e bambini, tanto che importa, il popolo è con noi ! Noi siamo il potere, ed il popolo fa quello che diciamo noi, sennò son botte per tutti, e mai più azzeccata è l'analogia fra l’Italia del '38 e l’Italia 2008. Eppure dovrebbero suonare familiari alle nostre orecchie contemporanee certi argomenti escogitati allora come oggi dalla propaganda fascista e razzista, circa le "tendenze" del popolo ebraico, allora, come ad oggi del popolo Rom. C'è da dire che come allora, guarda caso, discriminato per primo veniva sempre il nomadismo, che ci impone di ricordare per l’ennesima volta che negli ultimi vent’anni non è stato mai dimostrato il sequestro di un bambino ad opera degli zingari. Un’opinione pubblica comunque sempre più aizzata a temere i Rom più della camorra (con cui invece lo stato da tempo immemore gestisce  i suoi loschi affari se non peggio), un opinione pubblica totalmente lobotomizzata e desensibilizzata di fronte al sopruso e all’ingiustizia perpetrata quotidianamente su una minoranza. Tale è purtroppo la reale situazione in cui si è costretti a vivere, grazie appunto ad una vergognosa informazione totalmente asservita al potere, con l’abitudine a considerare oramai gli zingari come popolo criminale. Il censimento etnico del 1938, destinato proprio come ad oggi, più a sottomettere che a conoscere, più a dimostrare che a valutare, non è molto per nulla dissimile dal censimento dei non meglio precisati "campi nomadi" del 2008. In conversazioni private lo confidano gli stessi funzionari prefettizi incaricati di eseguirlo e quasi dappertutto le schedature, a loro dire non necessarie, erano già state effettuate da tempo. L’iniziativa in corso non riveste dunque un carattere dimostrativo, ma esecutivo. E i responsabili delle forze dell’ordine procedono sempre più in fretta, non aspettando altro, che di dare libero sfogo alle loro da sempre poco nascoste "doti" violente e repressive, accontentando così le folli richieste dei loro ancor pù folli padrini politici. Prendere le impronte digitali anche ai minori non punibili, evacuazione totale dei campi abusivi e di quelli autorizzati ma a loro dire fuori norma, espulsione immediata dei nomadi extracomunitari e dopo un soggiorno di tre mesi, anche dei nomadi comunitari, si tratta del mantenimento, anzi peggio, di tutte le nefande promesse elettorali che in tutto e per tutto, stanno per essere rispettate appieno, anche se la loro applicazione implicasse uno sforzo organizzativo e politico difficilmente sostenibile. Poco importa a queste bestie fasciste e xenofobe dove mandare queste persone, poco importa il fatto che tanta di questa povera gente, e non tutti Rom, non tutti stranieri, vivano fra i topi e l’immondizia, grazie alle loro nefaste politiche, l'importante e lo sanno benissimo,  è "l'eliminazione del problema" proprio come allora sfociato poi nella deportazione e nello sterminio. Nessun leader politico italiano direbbe apertamente di essere favorevole alla "soluzione finale", ma dentro di loro lo pensano eccome, e la deroga governativa al principio universalistico dei diritti di cittadinanza, sostenuta da molti, troppi, giornali compresi, non fanno altro che confermare un linguaggio, ormai divenuto comune e legittimato, degno appunto de "La Difesa della razza", che apre ancora una volta un enorme varco all’inciviltà futura, ed al razzismo xenofobo di massa. Negli anni scorsi fu purtroppo facile preconizzare la deriva razzista in atto, ma possiamo anche ricordare a tutti, ad esempio, che quando i figli degli italiani poveri venivano venduti per fare i mendicanti nelle strade di Londra, qualcuno si dedicò alla loro istruzione, e non a raccogliere le loro impronte digitali. L’ipocrisia di schedarli "per il loro bene" serve solo a confermare una prassi sistematica, e non eccezionale. Dopo le impronte, quale sarà la prossima tappa simbolica, e siccome a loro dire i Rom non sono come noi, l’unico modo di salvare i loro figli è portarglieli via, purtroppo è così che si "ragiona" nel paese che liquida l’"integrazione" come utopia buonista. In ultimo a proposito del sempre più diffuso impiego dispregiativo della parola "buonismo", vale la pena rievocare un’altra reminescenza dell’estate 1938, in cui chi ebbe il coraggio di criticare le leggi razziali fu allora tacciato di "pietismo". Ed allora evviva il "pietismo" ed abbasso il fascismo ed il razzismo atavico e moderno.
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ANTIFASCISTI ED ANTIRAZZISTI SEMPRE...
...VIVA IL POPOLO ROM E TUTTE LE MINORANZE !


domenica, 13 luglio 2008
http://www.rototomsunsplash.com/picture/upload/sun2008_logo_trans.gif

Il Rototom Sunsplash è il più grande
 raduno Reggae d’Europa.
L’edizione 2008 dell’evento si è svolta
dal
3 al 12 luglio 2008
ancora una volta presso
 il
Parco del Rivellino a Osoppo (Udine).


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Dal 1994 richiama in Friuli migliaia di giovani da ogni parte del mondo e trasforma il grande Parco di Osoppo in una città multietnica in cui la convivenza tra le persone è fondata sulle grandi utopie della libertà, della pace, del rispetto, della fratellanza. Sono state 150mila le presenze della passata edizione: c’è chi arriva in camper o con la tenda e si sistema nell’area interna riservata al campeggio, e chi invece si prenota in una delle strutture ricettive della provincia (alberghi, campeggi, agriturismo) facendo registrare il “tutto esaurito” nel raggio di 30km. L’originale formula dell’evento coniuga musica ed impegno, divertimento e momenti d’incontro, d’informazione, di riflessione. Per 10 giorni consecutivi accanto ai grandi concerti sono proposte tantissime attività ad ogni ora del giorno e della notte: dibattiti, proiezioni di film e documentari, mostre fotografiche, corsi di percussioni, danza africana, capoeira e didjeridoo, sessioni di meditazione e medicina naturale, incontri sulla musica reggae e sulla cultura rasta. Più che una rassegna musicale, il Rototom Sunsplash assomiglia ad una vera e propria vacanza (e difatti le mie le ho passate proprio lì): durante il giorno chi non segue assiduamente le attività proposte prende il sole, gioca a frisbee o a calcetto, legge, si dondola sulle amache o semplicemente gironzola nel villaggio in cerca di nuovi amici. Al tramonto si accendono le luci sul grande palco dell’area spettacoli e la musica diventa indiscussa protagonista. Sfilano, uno dopo l’altro, le superstar della musica giamaicana, i grossi nomi africani e i campioni del reggae europeo. Al termine dei concerti, tutti a ballare, fino all’alba nella tenda dedicata ai sound system o sotto una delle innumerevoli tende etniche presenti. Sono aperti giorno e notte i bar e gli stand gastronomici che propongono drink e piatti di cucina da tutto il mondo, mentre nell’affollato mercatino dell’artigianato etnico gli stand dei più forniti negozi di dischi reggae d’Italia diffondono musica e buone vibrazioni. Vi è anch e un’area dedicata al no profit, dove gli stand di associazioni e organizzazioni che operano per il miglioramento della qualità della vita sul nostro pianeta presentano le loro iniziative e raccolgono fondi.

 



La criminalizzazione ideologica della marijuana si è sempre scontrata con la scienza, che non può disconoscere i molteplici usi benefici in campo terapeutico. Questa sentenza, che pone l'attenzione anche sul valore liturgico di questa pianta, sottolinea ancora una volta l'enorme differenza che c'è tra questa sostanza e le droghe cosiddette "pesanti" in generale, alcool compreso: mentre le ultime sono pericolose e puntano allo sballo e all'alienazione, la Ganja NON nuoce alla salute...anzi!

Ed in più Aiutiamoli ad Aiutare
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....E Tanto, tanto altro...

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Ci rivediamo Tutti & Tutte dal
2 luglio all'11 luglio 2009
per la prossima edizione !


N.B.
Il festival è stato sublime, fantastico meraviglioso, e chi più ne ha più ne metta, come si suol dire etc etc ....ma per arrivare dentro, ossia il viaggio in prossimità di osoppo ed all'arrivo prima di entrare...è stato allucinante...in quelle zone in particolare la lega di merda imperversa, ed i partecipanti visibilmente rastafari non son affatto graditi, infatti era strapieno di guardie, controlli e del peggio che si possa immagginare....Ci hanno fermato tre volte...ma come sempre, e per tutte e tre le volte se la sono presa nel c....! Da buoni ma vecchi marpioni ci siamo ben tutelati, stop! Purtroppo una volta dentro abbiamo saputo di molti arresti e di perquisizioni a manetta....queste le uniche note molto dolenti di una 5 giorni veramente da paura, bellissimo, eccezionale...un consiglio per tutti...andateci, sia che amiate il reggae sia che non lo amiate...perchè è una esperienza veramente da provare e da vivere !
lunedì, 07 luglio 2008
http://www.indymedia.org/it/index.shtml
http://japan.indymedia.org/
http://japan.indymedia.org/newswire/index.php
https://ticker.gipfelsoli.org/

E' iniziato ieri nel nord del Giappone, il G8 che riunisce i piccoli del mondo: Gb, Canada, Francia, Germania, Italia, Russia, Usa e Giappone. Dal 5 all'11 luglio, al centro dell'attenzione in quest'edizione blindatissima come le precedenti ci sono i seguenti temi: l'aumento dei prezzi dei cibi di prima necessità e quello del petrolio, lo sviluppo dell'Africa e i cambiamenti climatici.
Ovviamente nessuno si aspetta una discussione che possa portare il minimo dei benefici per le popolazioni mondiali a cui gli arroganti e prepotenti 8 neanche fanno finta di rivolgersi, e l'unica cosa che stanno avendo in cambio i manifestanti giapponesi e non, sono la consueta repressione e gli arresti ingiustificati.
http://linux7.sanpal.co.jp/no-g8/files/images/no_g8_poster_01.jpg
http://tv.g8medianetwork.org/
(vari video sulle dimostrazioni e repressioni in corso in Giappone durante il G8)

http://tv.g8medianetwork.org/?q=ja/node/293

http://tv.g8medianetwork.org/?q=ja/node/301

http://tv.g8medianetwork.org/?q=ja/node/285

P.S
C'è da dire che in un paese storicamente feudatario e dittatoriale qual'è il Giappone, le manifestazioni di dissenso che si stanno svolgendo contro il G8, sono tra le più partecipate e numerose che questo paese aveva mai avuto, ed è appunto un forte segnale di quanto ormai il popolo giapponese, o almeno gran parte di esso, sia contrario non solo a questo vergognoso ed ormai inutile vertice, ma anche a tutta la vergognosa politica attuata nel paese !
lunedì, 07 luglio 2008
"Devi lavorare oppure devi tornare a casa tua". Il giovane Rom gli ha giustamente risposto che nessuno, finora, gli aveva offerto un'opportunità professionale e che chiedeva la carità per avere qualcosa da mangiare, "Altrimenti non potrei vivere" gli ha detto, "Sai cosa dovresti fare?" gli ha risposto il sedicente "italiano", gli ha detto che "Dovresti ammazzarti", a quel punto il ragazzo, giustamente, gli ha chiesto di essere lasciato in pace, allora l'aggressore l'ha minacciato, dicendogli  "Aspettami qui. Torno fra dieci minuti e ti sparo". Per fortuna Nico G. si è allontanato, evitando che le minacce potessero avere un seguito tragico.


Il 4/7/08 si sono verificati altri due gravi episodi di intolleranza razziale a Pesaro e Fano, nelle Marche. A Pesaro Victor C., un ragazzo 17enne romeno di etnia Rom, è stato insultato, schiaffeggiato con violenza e costretto ad abbandonare la città sotto minaccia di un pestaggio ben più grave da due italiani di età compresa fra i 35 e i 40 anni. Contemporaneamente, a Fano, all'uscita del centro commerciale Auchan, Nico G., Rom romeno di 20 anni, promessa della canzone tradizionale Rom del genere "Manele", già impegnato in concerti contro il razzismo, è stato oggetto di offese razziste e minacciato di morte da un "italiano". Sono due episodi inquietanti, avvenuti simultaneamente in città confinanti, in coincidenza con l'uscita di articoli di propaganda razzista su quotidiani locali. E' bastato che una donna Rom si sottoponesse a una visita medica presso l'Ospedale San Salvatore di Pesaro, servendosi successivamente dei bagni dell'Istituto, perché alcuni giornalisti di regime lanciassero un immotivato allarme, scrivendo addirittura di un'invasione del nosocomio da parte degli zingari. I due episodi di incivile razzismo rendono la già preoccupante situazione italiana, sempre più preoccupate. Il pubblico lobotomizzato legge sui giornali di regime e ascolta dal piccolo schermo notizie prive di fondamento riguardanti i Rom, presentati come una tentacolare associazione per delinquere e non come un popolo emarginato, perseguitato, ridotto all'indigenza più tragica, costrtti a vivere in ghetti-lager detti campi nomadi. Il pubblico apprende del programma del ministro "The Dog" Maroni, che prevede la schedatura etnica con rilievo delle impronte digitali di tutti i Rom che vivono in Italia, compresi i bambini. E' una vera e propria propaganda razziale, denunciata da politici, intellettuali, esponenti delle Comunità ebraiche e sopravvissuti alla Shoah, una campagna razziale che istiga il popolo italiano, già razzista di suo, a rifiutare l'integrazione dei Rom, a ignorare che l'accattonaggio di adulti e minori è solo la conseguenza dell'oppressione che ha ridotto i 'nomadi' in gravi condizioni. Così si scatena una violenza irrazionale, un'isteria di massa distruttiva, un impulso alla purga etnica simile a quello che scatenò, nel passato, pogrom e genocidi. Il ragazzino Rom maltrattato e intimidito a Pesaro ha abbandonato la regione Marche in stato di grave shock e ha deciso di tornare in Romania, nonostante fosse fuggito da povertà ed esclusione sociale, augurandosi di ottenere un'opportunità di vita in Italia. Riguardo a Nico G., Malini, è un giovane Rom che sopravvive fra mille difficoltà, insieme alla sua famiglia, ed è anche un cantautore di valore, impegnato contro il razzismo e per i diritti del suo popolo. Fra qualche giorno si esibirà a Milano con il suo gruppo 'Manele Manele' nell'ambito di un meeting contro la ziganofobia, ed infatti anche lui il 4/7/08 si trovava a Fano, dove chiedeva l'elemosina, quando è stato avvicinato e apostrofato da un "uomo", forse un neonazista, anzi senza il forse, che gli ha gridato "Devi lavorare oppure devi tornare a casa tua". Il giovane Rom gli ha giustamente risposto che nessuno, finora, gli aveva offerto un'opportunità professionale e che chiedeva la carità per avere qualcosa da mangiare, "Altrimenti non potrei vivere" gli ha detto, "Sai cosa dovresti fare?" gli ha risposto il sedicente "italiano", gli ha detto che "Dovresti ammazzarti", a quel punto il ragazzo, giustamente, gli ha chiesto di essere lasciato in pace, allora l'aggressore l'ha minacciato, dicendogli  "Aspettami qui. Torno fra dieci minuti e ti sparo". Per fortuna Nico G. si è allontanato, evitando che le minacce potessero avere un seguito tragico. Il Gruppo EveryOne sta raccogliendo in un dossier per la Commissione europea e la Corte Europea dei Diritti Umani le segnalazioni di violenze e abusi di varia natura perpetrati nel nostro Paese contro i Rom. "E' un documento che rivela dettagli sconcertanti", precisa EveryOne "violazioni di ogni diritto umano e civile, orrori e crudeltà che rinvigoriscono gli oscuri fantasmi del Samudaripen, l'Olocausto dei Rom.

"Ma quante sono le menti umane capaci di resistere alla lenta, feroce, incessante, impercettibile forza di penetrazione dei luoghi comuni?"
Primo Levi
domenica, 06 luglio 2008


ASCANIO CELESTINI : FABBRICA "iniz."

P.S.
Io ho visto te ma tu non vedesti me!

venerdì, 04 luglio 2008

Associazione Culturale L’Archimandrita – Teatro Furio Camillo

presenta:

L’ASSOLUZIONE

- dialogo tra due intellettuali intorno

a Giulio Andreotti, Tomasino Buscetta

e altri boss della mafia

di e con

Gianluca Riggi e Roberta Castelluzzo

http://www.teatrofuriocamillo.it/blog/?page_id=86

Da un format già studiato e sperimentato in occasione dello spettacolo Aracnofobia, che teatralizzava in maniera semplice ed immediata gli atti parlamentari della legge 4198 anno 2003, trasformando la lettura in evento teatrale e dando alla stessa una motivazione, si è deciso di portare avanti la sperimentazione applicandola agli atti processuali riguardanti famosi ed importanti uomini politici italiani, con particolare attenzione al “Processo del Secolo” che ha avuto come protagonista l’onorevole Giulio Andreotti.

La comicità è insita nelle parole dei testimoni appartenenti alla “Famiglia”, nella difesa dell’onorevole, ormai senatore a vita, e divino Giulio, non v’è bisogno di aggiungere, basta riportare fedelmente i testi trascritti dagli stenotipisti, cucirli tra loro senza operare alcun adattamento, se non taglio, vista la mole di documenti a disposizione, per avere un testo teatrale di stampo eduardiano, e per fornire i mezzi agli spettatori di giudicare e dare una inevitabile ASSOLUZIONE!

Purtroppo la storia giudiziaria del nostro paese in questi ultimi anni si presta alla più brechtiana delle operazioni …

La storia della mafia, di Cosa Nostra, è purtroppo la storia del nostro stesso paese, ogni omicidio eccellente può essere legato alla mafia, direttamente o indirettamente, è uno stato nello stato, ma è questo secondo stato ad aver governato realmente le sorti del nostro paese, tutti coloro che hanno pensato di poter utilizzare la mafia ed i suoi soldi per i propri fini sono rimasti schiacciati dalla mafia stessa, da Sindona a Berlusconi, da Salvatore Giuliano a Giulio Andreotti. Perché la mafia, Cosa Nostra, è fedele solo a se stessa, e nei decenni ha mirato solo alla propria salvaguardia e sopravvivenza, concedendo al carcere anche uomini eccellenti, Riina, Brusca, Calò, Provenzano, pur di poter garantire la propria continuità.

E’ un lavoro basato su una teatralità essenziale e spoglia carica di significati, non solo di cronaca giudiziaria come potrebbe sembrare a parlarne in un comunicato, la parola ed il corpo dell’attore esaminati nelle differenti dinamiche in contatto con gli spettatori, perché tutto il teatro dell’Archimandrita si è sempre definito sul rapporto continuo con il pubblico che entra nello spettacolo, talvolta sul palcoscenico, talvolta diviene egli stesso attore, ma mai è chiamato solo ad assistere, sempre e comunque è prevista per lo meno la partecipazione emotiva.

La messa in scena è in continuo divenire e aggiornamento, gli eventi politici e la quotidianità superano periodicamente ogni più spregiudicata fantasia.

 (Gianluca Riggi)

P.S.
Da non perdere...Bellissimo !


Fonte: http://www.teatrofuriocamillo.it