mercoledì, 27 agosto 2008

PAGHERETE CARO PAGHERETE TUTTO
Sono passati ormai 2 anni da quando , il 27 agosto del 2006, Renato, uscendo da una dance hall reggae sulla spiaggia di Focene, insieme alla sua fidanzata e al suo amico Paolo, furono aggrediti da due giovani scesi dalla loro auto coltelli alla mano. Gli urlarono di tornare a casa, che quello non era il loro territorio. Colpirono Renato che, a 26 anni, morì poche ore dopo in ospedale. Nella disperazione di quei giorni i familiari, gli amici e i compagni si trovano a spiegare una scomoda verità: chi esce di casa armato di coltello per colpire chiunque possa essere considerato diverso, altro, di colore, gay, di sinistra, è un fascista. Solo a Roma, nell’anno precedente c’erano state più di 130 aggressioni di matrice fascista. Oggi, che sono passati quasi 2 anni, si apre il processo per l’imputato minorenne. Il PM sostiene che Renato sia stato ucciso al termine di “banale diverbio degenerato per futili motivi”, se questo accadesse Renato verrebbe ucciso una seconda volta. Mentre chi ha ucciso Renato è sceso da una macchina con il coltello alla mano. E ha mirato direttamente al cuore. Poi ha ferito chi era con lui. La sua ragazza e l'amico di sempre. Erano le 5 del mattino di domenica 27 Agosto 2006. Renato Biagetti aveva 26 anni ed era stato a un concerto reggae, a Focene, piccola frazione di Fiumicino sul litorale romano. Una serata tranquilla, come tante altre. Fino all'alba quando sta per tornare a Roma, nel quartiere di Grotta Perfetta. Proprio fuori dal chiosco, sulla spiaggia, una macchina grigia metallizzata accosta la vettura dove Renato e i suoi amici sono appena saliti. «E' finita la festa?». «Sì? E allora che cazzo c'è state a fa ancora qua, tornatevene a Roma, zecche de merda?!», ha detto uno dei due che era a bordo prima di scendere con la lama tra le dita. Tre colpi al cuore e ai polmoni di Renato. E ferite più lievi per i suoi compagni di sventura. Lei ha trent'anni, l'altro 29. Saranno loro e qualcuno accorso dal chiosco a fornire ai carabinieri le prime notizie sull'accaduto. Poi in serata, quella che sembra una svolta nelle indagini. E, mentre Liberazione va in stampa, una colonna di cronisti si avvia verso la questura di Fiumicino. Ma parlerà coi carabinieri anche Renato. Lo farà al Grassi di Ostia mentre aspetta un paio d'ore, pare, prima di entrare in sala operatoria. E' lì che morirà, intorno a mezzogiorno. «Dopo un'attesa inspiegabile e inaccettabile», scrivono gli amici e le amiche di Acrobax. Perché Renato era un compagno, dei tanti che si riconoscono nelle attività del Laboratorio occupato all'ex Cinodromo di Ponte Marconi. Renato era un ingegnere fresco di laurea e faceva il precario nel rutilante mondo della musica. Tecnico del suono. Un ragazzo come tanti, dolcissimo, amato da tutti. Passava ad Acrobax tutti i giorni. Per amicizia, per politica. Suo fratello Dario, "Darione", è proprio uno degli occupanti e animatore della squadra di rugby, gli All Reds, palla ovale e impegno politico per sfatare il brutto mito che avvolge quello sport, un mito che lo vorrebbe macista e fascisteggiante e non denso di lealtà. socialità, rispetto. Renato, invece, gli stessi principi li applicava nel calcio con la maglia tutta rossa. E gli piaceva la musica, il reggae specialmente. Tutti i suoi compagni che nelle 48 ore successive cercano di capire, di trovare testimoni. Sanno con certezza però che «Non si è trattato di una rissa tra balordi all'uscita di una delle discoteche del litorale ma di uno dei tanti (troppi) episodi che si iscrive dentro un clima sociale, politico e culturale di intolleranza determinato dalle destre in Italia. Non sappiamo chi sono questi delinquenti (uno era figlio di un carabiniere, ma si saprà solo dopo ) ma queste pratiche ci ricordano da vicino le tante aggressioni agli spazi sociali e alle persone che li attraversano che si sono ripetute a Roma e altrove».
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martedì, 19 agosto 2008
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La storia dello "Scudo Stellare" :
 http://www.nenasili.cz/it/806_lo-scudo-stellare

L’installazione di un sistema missilistico di difesa nell’Europa dell’Est è una virtuale dichiarazione di guerra. Immaginiamoci la reazione degli Usa se la Russia, o la Cina, o l’Iran o qualsiasi altra potenza straniera osasse persino pensare di piazzare un sistema missilistico di difesa sul suolo o ai confini dell’America, per non parlare della sua attuazione. In tale inimmaginabile circostanza, una reazione violenta degli Usa non sarebbe soltanto quasi certa, ma comprensibile, per motivi chiari e semplici. Tutti sanno che la cosiddetta difesa missilistica ( leggi scudo stellare ) è prima di tutto un’arma di offesa. Stimati (da loro quindi) analisti militari americani la descrivono come “non un semplice scudo, ma un potenziale trampolino di lancio per azioni di guerra americane”. “Agevolerà di molto l’impiego di forze militari americane all’estero”. “Salvaguardando da possibili rappresaglie il suolo americano, lo scudo stellare garantisce agli Stati Uniti sia la capacità che la volontà di ‘plasmare’ il territorio altrui”. “La difesa missilistica non è veramente intesa alla protezione dell’America, ma uno strumento di dominio globale”. “Lo scudo stellare serve a consolidare il potere dell’America all’estero. Non è per difesa, ma per l’attacco, ed è questo il vero motivo per cui ne abbiamo bisogno”. Tutte le frasi citate sopra sono state pronunciate da autorevoli e rispettate fonti liberali, che sono a favore dell’impiego del sistema missilistico di difesa e alla sua installazione nei più remoti angoli del dominio statunitense globale. La logica è chiara e semplice, un sistema funzionante di difesa missilistica informa i potenziali bersagli che “noi vi attaccheremo quando ci pare e piace, e voi non potrete vendicarvi contro di noi, per cui non potete impedirci di farlo”. Il sistema è “venduto” agli europei come “difesa contro i missili iraniani”, ma anche se l’Iran possedesse armi nucleari e missili ad ampio raggio, le probabilità che ne faccia uso per attaccare l’Europa sono tanto remote quanto lo è la probabilità che l’Europa sia colpita da un asteroide, per cui se la difesa ne è la ragione, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema di difesa contro gli asteroidi. Se l’Iran dovesse anche solo accennare di avere quel tipo di intenzioni, verrebbe vaporizzato. Il sistema è certamente inteso per l’Iran, ma per attaccarlo. Fa parte delle crescenti minacce Usa contro questo Paese, minacce già di per sé illegali e contrarie alla Carta delle Nazioni Unite, anche se non applicabili a stati “fuorilegge”. Quando Gorbachev acconsentì alla Germania unita di aderire ad un’alleanza militare ostile, accettò una grave minaccia alla sicurezza della Russia, ma lo fece per le ragioni che tutti conosciamo. In cambio il governo USA promise solennemente di non allargare la NATO verso l’Est. La promessa fu violata alcuni anni dopo, destando poche critiche all’Ovest, ma aumentando di molto la minaccia di uno scontro militare. La cosiddetta “difesa missilistica” ha accresciuto le probabilità di una nuova guerra. La “difesa” che offre è sintomo premonitore di aggressione nel Medio Oriente, che avrebbe conseguenze incalcolabili, data la minaccia di una guerra nucleare totale. Più di mezzo secolo fa Bertrand Russell e Albert Einstein fecero uno straordinario appello ai popoli del mondo, avvertendoli di trovarsi di fronte ad una scelta “tetra ed ineluttabile, ossia quella di  mettere fine alla razza umana o rinunciare alle guerre”. Accettando il cosiddetto “sistema missilistico di difesa” la scelta è stata fatta a favore della fine della razza umana, forse addirittura in un futuro non molto distante. Complimenti !


http://img166.imageshack.us/img166/933/vaffanculoguerraatomicajk1.jpg

Fuck you yankee came back home
lunedì, 18 agosto 2008
Franco SensiE' morto Franco Sensi. Il presidente della Roma si e' spento all'eta' di 82 anni.
Il presidente della Roma e' scomparso alle ore 23.35 all'ospedale Gemelli di Roma, dove era ricoverato, vicino ai suoi cari, alla moglie Maria, alle figlie Rosella, Cristina e Silvia ed i parenti piu' stretti, che lo hanno assistito tutto il giorno. Domani la famiglia decidera' dove svolgere i funerali, la camera ardente sarà allestita al Campidoglio e non a Trigoria come avrebbe voluto il presidente, ma l'importanza dell'uomo ha imposto delle onoreficenze ufficiali. Franco Sensi da qualche settimana era ricoverato all'ospedale Gemelli per problemi respiratori. Si trovava in terapia intensiva post-operativa, il reparto dotato di speciali macchinari per i pazienti che hanno problemi di quel tipo. C'è sempre stato il massimo riserbo, come giusto che sia, sulle sue condizioni di salute. Franco Sensi verrà sempre ricordato come il presidente del terzo scudetto della Roma, ma no solo, rimarrà sempre nella storia e nei cuori di noi Veri tifosi della Roma come il più grande presidente che questa società abbia mai avuto. Nel maggio del 1993 Sensi ha infatti acquistato, con l'imprenditore Pietro Mezzaroma, il controllo del pacchetto di maggioranza del club giallorosso. L'8 novembre dello stesso anno, e' diventato proprietario unico e 18° presidente nella storia della societa'. Sotto la sua gestione la Roma ha vinto uno scudetto nella stagione 2000/01, due Supercoppe italiane (2001 e 2007) e due Coppe Italia nelle stagioni 2006-2007 e 2007-2008. Il titolo conquistato nel 2000-2001 e' stato il coronamento di un progetto cominciato 8 anni prima. Ma prima che presidente della Roma e tifoso della squadra giallorossa Franco Sensi, nato il 29 luglio del 1926, e' stato un imprenditore nel campo petrolifero (Compagnia Italpetroli Spa), dell'editoria (e' stato proprietario di alcuni quotidiani) e politico (e' stato sindaco di Visso, in provincia di Macerata, nelle liste della Democrazia Cristiana). Per la sua attivita' imprenditoriale Sensi e' stato nominato, il 2 giugno 1995, Cavaliere del lavoro. Il 26 maggio 2008, presso l'Universita' degli Studi di Roma 2-Tor Vergata, il presidente giallorosso e' stato omaggiato con il premio 'Etica nello sport' per la sua attività pluriennale alla guida della A.S. Roma, all'insegna di nuovi e rivoluzionari valori. Il premio e' stato ritirato dalla moglie, Maria Nanni. Ad oggi e' di gran lunga il presidente più vincente nella storia della squadra capitolina ed il più amato dai tifosi giallorossi. Per gestire sul campo la sua prima Roma, il presidente, chiamo' in panchina un tecnico romano, Carlo Mazzone (1993-1996). I risultati, pero', non furono esaltanti. Dopo una stagione interlocutoria, segnata dall'esperimento del tecnico argentino Carlos Bianchi (1996-1997) che non offri' risultati all'altezza, il presidente Sensi si affido' ad un tecnico innovativo quanto scomodo al palazzo: Zdenek Zeman. Il boemo guido' dal 1997 al 1999 una squadra costruita con giocatori come Cafu e Candela, l'affermazione di Tommasi e Delvecchio, nonche' la definitiva consacrazione di Francesco Totti. Ancora una volta, pero', niente vittorie. Nel 1999, Sensi ha dovuto scegliere quindi il tecnico vincente e ben visto dal palazzo, rispetto al molto più bravo Zeman: Fabio Capello. Con l'allenatore di Pieris in panchina, la societa' allesti' un organico di ottimo livello grazie agli arrivi in particolare di Vincenzo Montella e Hidetoshi Nakata. La stagione 2000-2001 ha premiato gli sforzi della societa' e ha regalato ai tifosi il terzo tricolore della storia. Gli acquisti di Gabriel Omar Batistuta e Walter Samuel furono i fiori all'occhiello di una campagna acquisti che consegnò a Capello una squadra da scudetto. E lo scudetto arrivo'. La Roma vinse facendo registrare il record di punti per campionati a 18 squadre, ben 75. Tra i protagonisti dello scudetto Gabriel Batistuta, autore di una stagione esplosiva con 20 reti all'attivo, Vincenzo Montella che entrava a partita in corsa e segnava gol decisivi ed ovviamente Francesco Totti, vero fuoriclasse e leader da sempre della formazione. Era il terzo trionfo e un mare giallorosso si raccoglieva al Circo Massimo per una festa destinata a durare molte settimane. L'ultimo ciclo tecnico e' legato al nome di Luciano Spalletti che ha ricostruito la Roma dandole un nuovo gioco: con l'allenatore toscano in panchina, ma soprattutto con i fuoriclasse cresciuti nelle giovanili e quelli comprati sempre dalla gestione Sensi, la Roma si e' sistemata stabilmente nell'elite del calcio continentale. Nelle ultime 2 stagioni ha alzato 3 trofei, e' arrivata seconda in campionato dietro all'Inter e nei quarti di finale di Champions League, confermandosi una delle 8 squadre piu' forti del continente.
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domenica, 17 agosto 2008
No alla dipendenza dal software commercialeE' risaputo che l'Italia è molto legata, (troppo skb) ai software proprietari in particolare a quei sistemi operativi distribuiti dalla Microsoft ® quali per esempio Windows XP e Windows Vista (vi garantisco che ho faticato immensamente a nominarli) dimostrando sotto questo aspetto di essere addirittura più indietro dell'Africa dove il problema principale sono le infrastrutture ma dove il software libero si sta diffondendo a macchia d'olio. Ma qualcosa, grazie a pochi coraggiosi e intrepidi personaggi, sta cambiando anche in Italia (lo spero skb). Innanzi tutto iniziano a nascere associazioni spontanee di appassionati di Linux e open source che mirano a diffondere i sistemi aperti nelle scuole e nelle Istituzioni. Una di queste alla quale noi di Secondo Protocollo siamo particolarmente legati è Ubuntu Iacta Est che sta portando avanti alcuni progetti mirati alla diffusione del sistema operativo più diffuso nel mondo Linux, Ubuntu. Ma coloro che ci hanno veramente meravigliati (senta nulla togliere agli amici di UIE) sono i ragazzi dell'Istituto Majiorana di Gela. Ma cosa hanno fatto questi scatenatissimi fautori di Linux e dell'open source per farci meravigliare così tanto? A parte tutta una serie di guide davvero utili per rendere più facile e indolore il passaggio da sistemi chiusi (perdonate ma due volte non riesco a nominarlo) a Linux, a parte il continuo impegno nella diffusione di Ubuntu, è l'esempio che stanno dando a tutti gli altri Istituti e Istituzioni a farci gridare alla meraviglia. Quale esempio? Bene, riporto di seguito una parte di un articolo scritto dal prof. Antonio Cantaro. “In questi giorni verranno consegnati, all’Istituto Majorana di Gela, 20 nuovi computer portatili, acquistati con regolare bando di gara, che prevedeva la fornitura dei portatili con installato Linux-Ubuntu 8.04 e collegamento in rete Wi-Fi. “In questi giorni verranno consegnati, all’Istituto Majorana di Gela, 20 nuovi computer portatili, acquistati con regolare bando di gara, che prevedeva la fornitura dei portatili con installato Linux-Ubuntu 8.04 e collegamento in rete Wi-Fi. Nei computer neppure l’ombra di software a pagamento. Tutto funziona, perfettamente, con software libero e gratuito. Non manca nulla, dalla suite per ufficio (Open Office) al CAD (software per il disegno tecnico), al fotoritocco (the Gimp) al programma per masterizzare (Brasero), al gestore fotografie, e tantissimo altro software gratuito, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Non abbiamo installato l’antivirus perché con Linux non serve. Spesa per tutto il software installato: NULLA !!! Abbiamo comprato solo le macchine e null’altro”. Qui l'articolo completo. Avete capito? quanto si è risparmiato con questa operazione? Migliaia e migliaia di euro oltre naturalmente al risparmio in prospettiva che vuol dire nessuna manutenzione, nessun programma di deframmentazione, nessun blocco improvviso con conseguente chiamata del tecnico, nessun virus che possa distruggervi tutto il lavoro. Niente di tutto questo. Per farvelo capire meglio riporto ancora uno stralcio dell'articolo del Prof. Cantaro che evidenzia in particolare quanto le amministrazioni pubbliche potrebbe risparmiare passando a Linux e a programmi open source: “Questo vi lascia immaginare la grande possibilità che hanno oggi le amministrazioni comunali, provinciali ed enti in genere, di risparmiare quelle grandi risorse economiche che spendono per comprare software commerciale e con licenza d’uso (Windows, Office della Microsoft, ecc…). Spesa che si rinnova ogni anno per gli aggiornamenti. Usando software libero, invece, si ritroverebbero a risparmiare, milioni di euro, pur ottenendo le stesse prestazione (e talvolta anche superiori), rispetto ai “programmi” commerciali. Peraltro ormai i tempi sono maturi per tale migrazione. Grazie all’adozione del software libero, l’amministrazione della provincia di Bolzano (che poi è una piccola amministrazione, forse della grandezza dell'amministrazione del comune di Gela), da sola, risparmia più di 1.000.000,00 di euro l’anno. La Camera dei Deputati ha adottato il "Pinguino", ossia Linux al posto di Windows. Per il bilancio significa un risparmio di oltre tre milioni di euro. Anche la Corte dei Conti è passata a Linux. Ma allora, le nostre amministrazioni locali, cosa aspettano?” Va detto che in giro c'è una erronea e maliziosa voce diffusa ad arte dagli untori di quel sistema a pagamento nominato prima (perdonate ancora, non ce la faccio proprio a nominarlo, ma si capisce no?) che dice che Linux è difficile, che Linux è solo per gli esperti e per gli smanettoni (ah ah ah ah bè io un pò "smanettone" lo sono con il pc CMQ NON È VERO CONFERMO -skb-). Niente di più falso. Conosco centinaia di persone che sono passate a Linux senza incontrare alcun problema. Manca solo, la voglia di mettersi in gioco, di non trovare tutta la pappa fatta, una pappa che però costa un sacco di soldoni. Allora, l'esempio portato dall'Istituto Majorana di Gela deve essere pubblicizzato al massimo per fare in modo che venga seguito anche da altre amministrazioni pubbliche. Si parla tanto di sprechi, ecco un esempio di uno spreco facilmente eliminabile. Ringraziamo il Prof. Antonio Cantaro per la bella segnalazione e ringraziamo tutti quanti coloro che vorranno andare ad informarsi presso il sito dell'Istituto Majorana e presso quello dell'Associazione Ubuntu Iacta Est, fratelli di lotta contro lo strapotere e la corruzione dei sistemi a pagamento.

fonte: secondoprotocollo.org
domenica, 17 agosto 2008
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Bisognava guardarla bene per capire che non era una velina d'archivio della propaganda della Guerra Fredda, ma una notizia di cronaca. Dopo la previsione del ritorno dei missili Patriot nel cuore dell'Europa, con la punta rivolta verso Mosca, sull'altro versante il vice capo di stato maggiore russo, il generale Anatoly Nogovotsyn, ha agitato lo spettro del fungo nucleare. In un incontro con la stampa, infatti, ha gelato la platea sostenendo che la dottrina militare di Mosca consente un attacco nucleare contro la Polonia, quando gli Stati Uniti vi avranno dislocato componenti del loro sistema anti missile. Il teorema illustrato dal generale è adamantino e mette i brividi, ma gli Stati Uniti sono impegnati in un sistema di difesa anti missile "per il loro Paese e non per la Polonia", ha detto, e per questo la Polonia, ospitando elementi del sistema, apre la possibilità di un attacco militare contro il suo territorio. "Questo al cento per cento", ha dichiarato Nogovotsyn citato dall'Agenzia di stampa Interfax. Se non fosse bastata la parola, il generale ha presentato le carte, in cui dice "E' scritto con chiarezza - ha minacciato - useremo la forza quando i Paesi sono in possesso di armi nucleari, contro gli alleati di Paesi dotati di armi nucleari se in qualche modo gliene danno l'occasione". Il tutto come se non fosse passato neanche un minuto dal crollo del Muro. Nogovotsyn aggiunge inoltre che "la Polonia diventa un soggetto che e' possibile colpire. Le componenti americane diventano il primo obiettivo da colpire". Chi ha inventato la macchina del tempo è pregato di riportarla in fretta al 2008.
domenica, 17 agosto 2008
Che cos'è il CRM 197
Molti anni addietro è stato dimostrato che la Tossina Difterica esercita una attività antitumorale nei topi e nell'uomo (Cancer Research 1973, 1974, 1982, The Lancet 1974).
Dopo questi studi, tuttavia, rimase da chiarire se tale attività dipendesse solo dalla tossicità della molecola o anche, e forse di più, dalla sua forte proprietà infiammatoria e immunostimolante. Per chiarire questo argomento, rimasto insoluto, in anni recenti sono stati trattati col CRM197 gruppi di pazienti con neoplasie avanzate e sfuggiti alle terapie convenzionali (Proc AACR.NCI.EORTC Inter Conf, 1999; Proc AACR 2002; Cancer Immunology Immunotherapy 2004). Il CRM197 (Cross-Reacting Material 197) rappresenta una mutazione non tossica della Tossina Difterica. La mancanza di tossicità dipende dalla collocazione di un acido glutammico in luogo della glicina in posizione 52. La molecola condivide la proprietà immunostimolante di quella originale e la sua capacità di legarsi all'Heparin Binding Epidermal Growth Factor (HB-EGF), il recettore cellulare specifico per la Tossina Difterica. Tale recettore è spesso molto fitto sulle cellule tumorali e finisce per attrarre su di sé, preferenzialmente, il CRM197. Successivamente i vari componenti del sistema immunitario cercano di distruggere la molecola estranea, che scambiano per la vera tossina, e così facendo distruggono la cellula neoplastica che la regge. L'ultimo trial effettuato col CRM197 in pazienti oncologici molto avanzati (ripetuto inoculo sottocutaneo di quantità variabili da 1.7 a 3.5 mg per volta) ha ottenuto due risposte complete, una parziale e 6 casi di malattia stazionaria per lunghi periodi (36%). Il meccanismo per cui il CRM197 esercita un effetto antitumorale è essenzialmente immunologico. Infatti la molecola può attivare la cascata complementare, può esercitare una potente attrazione sui neutrofili e infine può anche reclutare le cellule Natural Killer e i linfociti. In particolare quelli appartenenti alla categoria Th1.


Intervista al dr. Silvio Buzzi -Ravenna il 23 ottobre 2007-
vedere anche:

http://it.youtube.com/watch?v=VuDN7cX22BQ

La notizia della bufera giudiziaria abbattutasi sull'AIFA non ci lascia certo ammutoliti dallo stupore. Denaro, solo denaro. Non c'è altro interesse, non esiste altro bersaglio. Avide spugne avvolte in un camice bianco decidono se sia più conveniente dal punto di vista economico questo o quel medicinale, decidendo vergognosamente se si guadagni di più a salvare, a tenere a malapena in vita, o addirittura a non curare assolutamente i malati. Una vergognosa, abbietta, schifosa ed agghiacciante realtà, ma che purtroppo rispecchia le dinamiche di azione, che questo mondo in cui è il denaro e quindi gli interssi economici delle multinazionali farmaceutiche legati a braccetto con la politica, a farla da padrone.  E' una storia legata appunto alla tossina anticancro CRM197.  Storia di lobby farmaceutiche ed oncologiche che hanno deciso che no, che la terapia del Dott. Buzzi non conviene, non rientra nel business, non porta ricchezza. E allora morite gente! Morite o assistite inermi alla morte dei vostri cari, alle loro chemio e radioterapie spesso inutili e devastanti, che ve li riducono a scheletri, ad amebe, a esseri irriconoscibili, alieni che viaggiano veloci da questo all'altro mondo. E' il mercato del farmaco, signori. Una storia che in italia si ripete periodicamente. Ogni tanto si scopre che qualcuno ha pagato perchè non si sapesse che questo o quel farmaco non aiuta, non serve, non è il migliore, anzi fa male. Ogni tanto si scopre che qualcuno calpesta il nostro diritto alla salute, quello dei nostri figli, anche quando sono solo bambini. Non ci sono colpevoli senza tre gradi di giudizio, va bene, Ma in una società in cui almeno a parole c'è la libertà di pensiero (ma visti i tempi chissa per quanto ancora), beh, lasciateci liberi di pensare che qualcuno ha trovato del marcio nell'Aifa e nei suoi rapporti con le case farmaceutiche, e lasciateci liberi di credere fermamente che il CRM197 è ignorato, boicottato, eliminato (perlomeno in Italia) da ogni protocollo di sperimentazione onesto e serio, perchè ci sono interessi che sarebbero seriamente danneggiati dalla sua diffusione. No, quale stupore. Ci stupiamo caso mai che qualcuno abbia avuto il coraggio e le palle di denunciare. Ci stupiamo che i media in un modo o nell'altro ne abbiamo parlato almeno una volta. Ci stupiremo senz'altro se qualcuno verrà condannato, se qualche casa farmaceutica pagherà finalmente il fio dei suoi delitti. Il marcio ogni tanto viene a galla, (trppo poco spesso purtroppo) ma i criminali che lo producono pensano che la puzza qui in superficie non si senta, pensano che noi non ci si faccia caso. Ma ogni tanto qualcuno apre la finestra sbarrata e spruzzando un pò di deodorante fa sì che questa immane e vergognosa puzza, si trasformi in un gradevole e giusto profumo di pulizia.
sabato, 16 agosto 2008
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A sentirla raccontare pare davvero un'epopea manzoniana, ma questa volta il ruolo di don Rodrigo lo hanno la burocrazia italiana, il razzismo delle istituzioni e, non ultimo, il "decreto sicurezza" che ha ulteriormente complicato la situazione. Amelia non aveva nemmeno 25 anni quando è arrivata in Italia, nel gennaio 2006, da una popolosa cittadina della Romania meridionale. Ha lasciato il banco della frutta che teneva nei mercati locali per venire con un'amica a cercare fortuna in Italia. Come tante altre migranti, all'inizio ha fatto infiniti lavoretti per sbarcare il lunario - il lavoro nero in Italia, si sa, è l'opportunità più frequente per chi arriva da altri paesi. Anche Adeniyi, nigeriano, lavorava in nero come muratore dopo aver tentato, invano, di ottenere l'asilo politico nel 2002. Si sono incontrati pochi mesi dopo l'arrivo di Amelia, e si sono innamorati. Un amore vero e tanta voglia di condividere l'esistenza. Ma ben presto Amelia viene espulsa come clandestina e rimandata in Romania. Non perdono i contatti ma, anzi, Adeniyi continua a lavorare in nero nei cantieri nostrani e mette da parte i soldi per pagarle il viaggio che la riporterà qui. Per tutti i sei mesi che "per legge" la tengono lontana dall'Italia fanno il conto alla rovescia poi, finalmente, Amelia ritorna e lo raggiunge in centro Italia. Di lì a breve, si trasferiscono in provincia di Bergamo: la Romania sta per entrare nell'Unione europea e quando scatta l'ora X, nel gennaio 2008, la "neocomunitaria" Amelia viene assunta da una piccola cooperativa del nord est che fa guarnizioni. La paga non è buona, il lavoro più che "a tempo indeterminato", come risulta dal contratto che mi mostra, è in realtà a cottimo: quando c'è bisogno lavora anche 12-13 ore al giorno, con una breve pausa di qualche minuto per mangiarsi un panino, ma quando mancano le richieste Amelia rimane a casa; però grazie a questo contratto ottiene il permesso di soggiorno: è un po' come se pagasse una tangente con la sua forza-lavoro. Per Adeniyi, invece, il lavoro non manca: nell'Italia della cementificazione e delle morti bianche i migranti che lavorano in nero nei cantieri sono un esercito - precario, sfruttato e numeroso. Riescono, così, a pagare i 450 euro mensili per il piccolo monolocale in cui si sono trasferiti nel bergamasco. Conducono una vita di ristrettezze ma, felici di essersi finalmente ritrovati, un giorno decidono di sposarsi. Comincia, così, un'altra odissea: "Questo matrimonio non s'ha da fare", tuonano negli uffici del piccolo comune governato da un sindaco della Margherita. Amelia e il suo "promesso sposo" non si scoraggiano e trovano una soluzione: andare a sposarsi a Quarrata, nel pistoiese, dove lei abitava quando si sono incontrati la prima volta. E finalmente, dopo mesi di burocrazia e di attesa, il 5 luglio scorso riescono a sposarsi. Ma non si tratta di un lieto fine. Da quel momento la situazione si fa sempre più complicata, fino a diventare l'ennesimo dei paradossi e delle ingiustizie che donne e uomini migranti sono costretti a subire in questo paese. Mentre dai pulpiti e dagli scranni parlamentari si blatera tanto di "famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna" i fatti ci mostrano che, nel terzo millennio, in Italia anche la loro è una famiglia inconcepibile. Non lo immaginava il padrone di casa quando, per regolarizzare l'affitto, ha consigliato di procurarsi uno stato di famiglia, né lo immaginavano Amelia e suo marito quando si sono imbattuti nella situazione kafkiana che, per un semplicissimo certificato, il 24 luglio ha portato Adeniyi prima in comune poi, da lì, in questura e, infine, nel "Centro di identificazione ed espulsione" di via Corelli a Milano, dove si trova tutt'ora. Amelia è sconvolta: mi racconta di quel giorno in questura, di suo marito sparito in un ufficio, di un funzionario in borghese che la maltratta anziché darle informazioni; poi le due settimane in attesa del permesso per poter incontrare Adeniyi in un colloquio brevissimo e supervigilato. Amelia è sconvolta ma è anche una donna determinata e sa cosa vuole. La prospettiva di venire ancora una volta separata per forza dal suo compagno la addolora e la rende combattiva al contempo. Non capisce perché la giudice di pace del cpt non abbia dato valore al loro matrimonio e che per suo marito non ci siano alternative all'espulsione dall'Italia. «Siamo sposati, perché non possiamo stare insieme?», mi chiede, ed è una fra le tante domande con cui intercala il racconto delle loro assurde vicissitudini. Vuole capire perché l'Italia sia così ingiusta e "cattiva" con gli stranieri, in particolare con quelli "di pelle nera".
sabato, 16 agosto 2008
L
Placanica, possibile che non sappia chi sparò a Carlo?

Haidi Giuliani su Liberazione del 15-08-08
La notizia che Mario Placanica ha denunciato ignoti per omicidio, per l'omicidio di Carlo, mio figlio, me l'ha data l'altra sera per telefono una gentile giornalista di Italia Uno. Mi ha chiesto un commento. Io ho potuto dire solo tre cose. La prima è che Mario Placanica da sette anni offre versioni diverse e altalenanti a proposito dell'uccisione di Carlo e che a questo punto dovrebbe decidersi su qual è la versione più vera. Ha detto - e tutto fa supporre sia anche il senso di questa sua ultima iniziativa con il suo attuale legale, professor Carlo Taormina (quello di Cogne ndskb)- che non è stato lui a sparare. Ma siccome una delle poche cose certe di questa vicenda è che lo sparo è partito dalla camionetta Defender dei carabinieri se non è stato lui dica chi è stato. Denunciare un "ignoto" che era con lui in quel momento è un po' strano. La seconda cosa: Mario Placanica si è affidato a diversi avvocati fino ad oggi. A quanto pare non sa scegliere bene, dovrebbe essere più attento. La terza è che come dice un compagno, un caro amico, il caso di Piazza Alimonda, di Carlo è la rimozione di un omicidio ma rientra nella rimozione più generale dei fatti del G8 2001 di Genova. In realtà, il punto è questo, non si vuole fare chiarezza sulle responsabilità a partire da quelle politiche (vorrei ricordare che chi parla tanto di giustizia, oggi, a suo tempo ha votato contro la commissione di inchiesta alla Camera e negare una commissione di inchiesta non è certo fare giustizia), per continuare con la catena di comando che ha gestito le giornate di Genova e che ha visto massimo responsabile, il signor Gianni De Gennaro, inquisito per istigazione alla falsa testimonianza a latere del procedimento sui fatti alla scuola Diaz e che non si è mai presentato in tribunale, oggi ai vertici dei servizi. Per continuare nella catena fino a vari personaggi che in sette anni hanno fatto carriera all'interno della polizia. Vorrei aggiungere un'ultima osservazione. Come ripete da tempo il padre di Carlo, l'arma dei carabinieri non viene mai indagata, neppure nominata ( come tutte le altre infami guardie nazionali ndskb). Eppure è l'arma dei carabinieri che dà il via alle aggressioni ad un corteo autorizzato il 20 luglio in via Tolemaide, aggressioni che generarono sbagliate violenze su cittadini e manifestanti inermi. Dovrebbe essere materia di riflessione per tutti.

(La voce che si sente nel filmato è quella di Carlo Giuliani)
sabato, 16 agosto 2008
Le forze dell'ordine negano la natura razzista dell'aggressione e minimizzano: "Escludiamo la matrice razzista"
(proprio come avveniva 70 anni fa)

kit sicurezzaOgni giorno, in tutta Italia, le famiglie Rom patiscono ogni tipo di tormento fisico e morale, e psicologico, proprio come 70 anni fa agli ebrei e agli stessi zingari negli anni dell'Olocausto e delle italiche e non solo leggi razziali. Un testimone della Shoah guarda i bambini Rom che giocano nell'erba, due di loro, incuriositi, si avvicinano e lui li abbraccia, li stringe forte, come per proteggerli dall'orrore. Tanti anni fa, racconta appunto Piero Terracina vidi la stessa povertà, la stessa persecuzione, la stessa negazione di ogni diritto umano. Lui si trovava ad Auschwitz, la fabbrica della morte e nello "Zigeunerlager" (il campo degli zingari), i bambini Rom erano simili in tutto e per tutto ai piccoli che adesso abbraccia. Ed il 13 agosto, i "soliti ignoti", e che sicuramente resteranno tali anche dopo le "indagini", vista la "politica" razzista e xenofoba che viene attuata oggi giorno in italia, da questo vergognoso governo fascista, hanno lanciato due razzi "bengala" verso le roulotte e i camper di alcuni Rom, accampati in via Salamanca a Roma, dopo essere stati sgomberati meno di due mesi fa da un insediamento sul lungotevere Testaccio. Come sempre, le "autorità" ed i servizi sociali non avevano previsto alcun sostegno, alcuna alternativa abitativa alle famiglie messe in mezzo alla strada con i loro camper e le loro roulotte, 35 in tutto. "Ci trattano peggio degli animali. Se un cane sta male, lo curano, gli danno da mangiare, lo tengono al riparo finché guarisce. Quando le autorità decidono di occuparsi di noi, ci scacciano senza darci alternative e distruggono tutto ciò che possediamo. Per non lasciarci morire, siamo costretti ad accamparci dove troviamo uno spazio, in attesa di vedere arrivare nuovamente la polizia e di subire lo stesso trattamento. Non vi immaginate neanche cosa succede ai Rom, dopo gli sgomberi". Le vittime dell'aggressione razzista hanno riferito di aver visto gli autori dell'agguato, due persone a bordo di un'auto, che si è fermata sul ciglio della strada e mentre il guidatore è rimasto al volante, un occupante è sceso e ha lanciato i razzi verso l'insediamento. Le esplosioni hanno incendiato sterpaglie vicine ai rifugi in cui abitano i Rom, ma se avessero raggiunto i giacigli all'interno delle roulotte e dei camper, le conseguenze sarebbero state tragiche. Ancora peggiori sarebbero stati gli esiti dell'attacco incendiario se anziché roulotte e camper, le abitazioni dei Rom fossero state baracche in legno e cartone, come nella gran parte dei casi. Gli agenti della polizia municipale, dietro insistenza dei Rom, hanno raccolto i resti dei candelotti esplosi e hanno assicurato di aver inviato un'informativa alla magistratura, ma sarà effettivamente così ?. Di fronte alle testimonianze dei Rom, che chiedevano indagini approfondite finalizzate a identificare gli autori dell'attentato, gli agenti hanno affermato che "stiamo valutando alcune ipotesi, ma escludiamo fin da adesso che si sia trattato di un'aggressione e soprattutto che i razzi siano stati lanciati per motivi di intolleranza razziale". Ecco appunto.

triangoli identificativi nazisti
Gli zingari portavano sul petto un triangolo nero. Ladri briganti e assassini lo portavano verde. Rosa era quello riservato agli omosessuali. I detenuti politici erano contraddistinti da un triangolo rosso. Ai preti, ai testimoni di Geova veniva invece cucito un triangolo viola, agli ebrei veniva imposto il triangolo giallo, così via. In tempi differenti, decisi dalle SS, ognuno di quei simboli significava, per chi lo portava addosso, la morte.
sabato, 16 agosto 2008
Il "Lodo Moro", l'accordo che prevedeva libertà di movimento per i terroristi palestinesi in Italia in cambio di un occhio di riguardo per la sicurezza del nostro Paese da parte dell'Olp, «a questo punto rappresenta una certezza per la nostra politica estera sempre molto attenta all'interesse nazionale, che ci poneva ai limiti estremi dell'ortodossia atlantica». L'avvocato Giovanni Pellegrino (Pd), già presidente della commissione Stragi e ora alla guida della Provincia di Lecce, non ha perso il gusto dell'analisi storica e per questo aggiunge un tassello in più rispetto a quello che Bassam Abu Sharif, ex leader storico del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, ha rivelato nell'intervista a Davide Frattini pubblicata ieri sul Corriere della Sera.
EFFETTI COLLATERALI
Spiega Pellegrino: "Moro ne accenna in una lettera all'ambasciatore Cottafavi del 22 aprile del '78, durante la sua prigionia. "Noi con i palestinesi ci regoliamo in altro modo...". E commentando questa lettera, da ultimo, Miguel Gotor (autore del libro "Lettere dalla prigionia ") ha individuato la genesi del Lodo Moro nell'ottobre del '73 (l'anno della guerra del Kippur). Pellegrino, poi, propone un incastro che spiegherebbe gli effetti collaterali del lodo. Pellegrino dice "L'idea del giudice Mastelloni che indagò su Argo 16 (il 23 novembre 1973 un bimotore dell'Aeronautica militare italiana, Argo 16, precipita a Marghera: i 4 militari dell'equipaggio muoiono, il possibile disastro ecologico viene solo sfiorato.), anche se il processo poi non lo ha confermato, era che vi fosse stata una ritorsione del Mossad per punire l'Italia di avere fatto il patto con i palestinesi ".
INTERMEDIARI CON LE BR 
Il legame tra apparati italiani e palestinesi, dunque, era talmente consolidato che lo stesso Moro spende questa carta quando si tratta di salvare la sua vita, ed in una delle lettere dalla prigionia Moro richiama l'esperienza di Giovannone (capo centro del Sid a Beirut, ndr) dicendo che solo i palestinesi potevano fare da intermediari con le Br. E, ora, Abu Sharif conferma.
STRAGE DI BOLOGNA
Due anni dopo, il 2 agosto del 1980, la strage di Bologna, per la quale verranno condannati i terroristi neri Mambro, Fioravanti e Ciavardini ma che è ancora oggetto di polemiche a causa della pista palestinese secondo la quale uno o più terroristi mediorientali stavano trasportando una bomba che poi sarebbe accidentalmente esplosa, "ma è una pista che fin dall'inizio puzzava di marcio, anche se era doveroso percorrerla. Con la commissione, dopo aver stabilito le modalità per interrogarlo, Carlos fu ambiguo e poi fece saltare deliberatamente l'audizione". Ammesso che nell'80 il Lodo Moro fosse ancora efficace, perché i palestinesi avrebbero dovuto trasportare valigie di esplosivo sui treni italiani? Dall'intervista ad Abu Sharif sembra che loro utilizzassero l'Italia come fronte logistico, quindi può darsi anche per il transito degli esplosivi: dalle notizie che avevamo noi, la pista palestinese descriveva un incidente e non un attentato. E oggi Abu Sharif non esclude questo, ma lo attribuisce a un trucco fatto da altri servizi per poi dare la responsabilità ai palestinesi.

-L'intervista a Bassam Abu Sharif,
leader storico del Fronte popolare-

«Trattai io il lodo Moro.Mani libere a noi palestinesi»
«Trasportavamo armi e l'Italia era immune dai nostri attacchi»

GERICO  L'occhio di Bassam Abu Sharif vaga verso le montagne di roccia rossa che circondano Gerico. L'altro è fisso da oltre trent'anni nello stesso sguardo cristallizzato. «Un regalo del Mossad», dice. Nel 1970, era il portavoce del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, finito sulla copertina di Time come il «volto del terrore», durante i dirottamenti di Dawson's Field. Quel volto viene devastato da un pacco bomba, spedito a Beirut due anni dopo. Con la mano destra mutilata, si sforza di infilare le piccole pile nell'apparecchio acustico.Ora è pronto a ricordare il periodo a fianco di George Habash, nell'ufficio politico del Fronte. E' lui che ha reclutato Ilich Ramirez Sanchez (e lo ha battezzato con il nome di battaglia Carlos), è lui che ha seguito, tra gli anni Settanta e Ottanta, la "politica estera" dell'Fplp, i rapporti internazionali, compresi quelli con l'Italia. Fino alla rottura con il gruppo e al ruolo di consigliere per Yasser Arafat. E' un uomo di 62 anni che, dopo la conversione a sostenitore della pace, ha voglia di raccontare. A volte fatica a ricordare le date, a volte le usa come appiglio per la memoria. Premette di poter parlare della strategia generale, senza dettagli sulle operazioni. "Quello che le dico è la verità, non tutta la verità".
venerdì, 15 agosto 2008
Intervista alle basi di appoggio Zapatiste del presidio per la difesa della Riserva Ecologica Comunitaria “El Huitepec”

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Huitepec, 7 agosto 2008
Il Cerro de Huitepec e´una delle montagne che circonda la citta´di San Cristobal, a nord. E´ricoperta di boschi e di corsi d’acqua. Dal marzo del 2007 la Giunta di Buon Governo della zona Altos, di Oventik, ha istallato un riserva ecologica comunitaria, per difendere una parte della montagna dal tentativo del governo e di privati di sfruttare a fini di lucro le ricchezze che vi si trovano. La riserva comunitaria, di 102 ettari, è vigilata da un presidio di basi di appoggio zapatiste provenienti dalle comunita´della zona Altos. Le basi d’appoggio permangono al presidio con turni di una settimana.
D: Cos’e´il Cerro di Huitepec e quali risorse vi si trovano?
R: Huitepec e´il nome della montagna. Qui si incontrano sorgenti e ruscelli che forniscono l’acqua alle comunità circostanti e ad alcuni quartieri della città di San Cristobal. Ci sono molte specie di piante medicinali, molti alberi, alcuni dei quali hanno 300 o 400 anni. Sono risorse di grande valore. Sulla montagna sembra che ci siano anche dei resti archeologici Maya, ancora sotterrati.
D: Quali interessi ha il governo sulla riserva di Huitepec?
R: Il governo vuole fare affari sulla riserva. Sta espropriando le terre alle comunità ed alle famiglie contadine per venderle ai ricchi. I ricchi, molti dei quali stranieri, hanno cominciato a costruire case di villeggiatura sulle pendici della montagna. Il governo espropria le terre ai contadini senza pagarle il loro vero valore, ma dando solo elemosine. Il governo municipale di San Cristobal ha dato queste elemosine alle famiglie priiste (affiliate al partito del PRI ), per farle tacere dell’espropriazione. Le famiglie zapatiste non accettano questi soldi ma vogliono difendere la riserva. Il governo sta pensando di scavare i resti archeologici perchè vengano i turisti, vuole costruire strade sulla montagna. Il governo vende l’acqua a delle imprese. La cocacola sta prendendo l’acqua da alcuni ruscelli perchè vuole costruire una fabbrica di imbottigliamento. Questi ruscelli fino ad ora rifornivano alcune comunità e alcuni quartieri poveri di San Cristobal. Noi sappiamo che l’acqua è di dio (della terra veramente ndskb), quindi di tutti. Non è del governo nè di un’impresa privata.
D: Perchè avete creato la Riserva Ecologica Comunitaria “El Huitepec” e il Campamento Civil por la Paz (presidio) ?.
R: La riserva Ecologica Comunitaria “El Huitepec”, di 102 ettari, la stiamo difendendo perchè per noi ha un immenso valore. Ci sono tante piante e animali, c'è ossigeno. Per noi la vegetazione è vita. La stiamo difendendo non solo per noi ma per tutti. Sulla montagna di Huitepec vivono alcune comunità indigene che da molti anni sanno proteggendo la riserva. Abbiamo istallato il Campamento Civil por la Paz (presidio) perchè vogliamo difenderla in modo pacifico. Sappiamo che la riserva è di noi indigeni, e da sempre è stata dei nostri antenati.
D: Vivono famiglie zapatiste sulla montagna di Huitepec? Quale e´il rapporto con le altre famiglie?
R: Sulla montagna di Huitepec ci sono alcune famiglie basi di appoggio zapatiste, ma non ci sono comunità interamente zapatiste. Nei primi mesi del presidio le famiglie priiste ci volevano cacciare perchè il governo municipale di San Cristobal li pagava per crearci problemi. Adesso la maggior parte delle famiglie non zapatiste si è resa conto che è importante la difesa della riserva. Anche se non partecipano alla lotta non si oppongono più al presidio. Solo le autorità di alcune comunità sono contro il presidio, ma non più la gente. Queste autorità si comportano così perchè sono pagate dal partito ( PRI ) e dal governo municipale di San cristobal.

"Ringraziamo i compagni e le compagne che sono venuti a portare la loro solidarietà, alcuni da luoghi molto lontani. Ci dà molto coraggio la vostra presenza, e ci dà molto coraggio conoscere che in altre parti del mondo ci siano presidi per la difesa dei territori e attuino anche loro molte lotte che, come la nostra, si battono per costruire un mondo migliore. Dobbiamo organizzarci nei nostri luoghi e dobbiamo unire le nostre lotte.
"

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http://enlacezapatista.ezln.org.mx/comision-sexta/978/
(Audio Originale)
Parole del Subcomandante Insurgente Marcos alla Carovana Nazionale e Internazionale di Osservazione e Solidarietà con le Comunità Zapatiste

Traduzione del discorso del Subcomandante Insurgente Marcos

Buon pomeriggio, buona sera. Il mio nome è Marcos, Subcomandante Insurgente Marcos, e sono qui per presentarvi il Tenente Colonnello Insurgente Moisés. Lui è l’incaricato dell’attività internazionale per la Comandancia Generale dell’EZLN, che noi chiamiamo la Commissione Intergalattica e la Sesta Internazionale, perché, rispetto a tutti noi, lui è l’unico che riesce ad essere paziente con voi.

Parleremo lentamente, per permettere la traduzione. We will speak slowly, for the translation. Nous allons parler doucement, pour la traduction.

Vogliamo ringraziarvi di essere venuti fino qua per conoscere direttamente quello che sta accadendo nel processo zapatista, non solo le aggressioni che stiamo subendo, ma anche quanto si sta realizzando qui in territorio ribelle, in territorio zapatista.

Speriamo che ciò che vedrete e che ascolterete possa essere portato lontano: in Grecia, in Italia, in Francia, in Spagna, nei Paesi Baschi, negli Stati Uniti e nel resto del nostro paese, con i nostri compagni dell’Altra Campagna.

Speriamo non facciate come la cosiddetta Commissione Civile Internazionale di Osservazione dei Diritti Umani, che la sola cosa che ha fatto venendo qua, alcuni mesi fa, è stata lavare le mani del governo perredista del Chiapas, dicendo che le aggressioni che subiscono le nostre comunità non vengono dal governo statale ma dal governo federale.
venerdì, 15 agosto 2008
L'antefatto: tredici anni fa il Consiglio comunale di Verona, caso unico in Europa, rigetta la Risoluzione di Strasburgo, dichiarando l'omosessualità "contro natura". I pochi cittadini che si oppongono, sdraiandosi per protesta sulle strisce pedonali vicino al Municipio, vengono trascinati in caserma e denunciati per blocco del traffico. I politici locali, dal centro alla destra, nel corso del dibattito in aula pronunciano frasi inquietanti contro i gay ("devono cedere gli attributi alla chirurgia per la tranquillità di tutti"), contro l'aborto ("ci dovevano pensare quando hanno aperto le gambe"), contro l'emancipazione femminile ("la donna torni alla sua vocazione naturale, che è di tutti gli animali"). Questa la premessa. Lontana, nel tempo, ma vicinissima, negli umori e nelle idee di una certa classe politica. E a cui, tredici anni dopo, segue la tragedia, qando il primo maggio 2008, sempre a Verona, un gruppo di militanti di estrema destra uccide Nicola Tommasoli, un ragazzo "colpevole" di avere i capelli lunghi. Ed è per raccontare tutto questo, ciò che accaduto nella città scaligera, ma più in generale l'oscurantismo e l'intolleranza in salsa italiana, che uno dei giovani attori italiani, Elio Germano, sta portando in giro per l'Italia uno spettacolo teatrale dal titolo inequivocabile, "Verona caput fasci"(Verona capitale dei fascisti). A suo dire "Un modo per reagire a quelle vicende e a tutto quello che sta succedendo in queste settimane (e se non cambia sarà sempre peggio ndskb), con le aggressioni, e la campagna contro i rom". Ed il risultato è uno show intenso, forte, militante, tutto all'insegna dell'impegno civile. In cui l'attore, che ha meno di 30 anni, reso famoso con il film Mio fratello è figlio unico, recita sul palco solo insieme all'altra bravissima attrice teatrale Elena Vanni, che ha anche scritto il testo insieme a lui. Loro due si presentano la scena in piedi, la scenografia è fatta solo da un paio di sedie che evocano gli scranni del Consiglio comunale veronese in cui quell'incredibile e vergognoso "dibattito" su omosessualità, aborto, ruolo della donna, purtroppo si svolse realmente. Difatti il testo di Germano riporta fedelmente molte di quelle frasi, per dare l'idea ( a chi ottusamente ancora finge di non sapere ndskb) dell'humus culturale, prima che politico, di quella, ma anche dell'attuale classe dirigente che purtroppo governa questo paese. Tra le perle vergognose di quell'inqualificabile e vergognoso consiglio, vi fu l'affermazione secondo cui i gay "bisognerebbe tutti farli capponi", pronunciata da un consigliere della Lega (ma non avremmo cmq avuto nessun dubbio sull'appartenenza politca ndskb). L'opera però da voce anche ai cittadini che si opposero, e che furono denunciati. L'attore poi continua "Tutto è nato così, sull'onda dell'indignazione quando, era maggio, credo, e ascoltando Radio Onda Rossa ( e quale altra poteva essere, se non la mitica ed Unica ROR, che li ha anche ospitati tempo fa, in quel di visionari, in cui fu effettuato uno stralcio del pezzo teatrale ndskb ) ho sentito di quella vicenda. E ho capito che dovevo reagire, che potevo fornire un'occasione per parlare di questa cosa". Indubbiamente metterci la faccia, il tempo, le energie, in un progetto minore, di quelli che non danno visibilità né titoli sui giornali, fa onore ad un attore del suo calibro, che se ne poteva anche sbattere altamente, come tanti troppi fanno oggi giorno. Ed invece dice  "E' che mi sembrava una cosa importante e comunque si tratta di un progetto estemporaneo, non impegnativo dal punto di vista formale, io lo definisco uno spettacolo punk, per dare l'idea della sua immediatezza". Un lavoro che ha comportato una ricerca su quei famosi verbali del Consiglio comunale veronese, ed infatti dice "Contengono frasi agghiaccianti, pronunciate da personaggi appartenenti a diverse forze politiche dell'epoca (e che purtroppo sono oggi al governo ), dai Popolari ad An, alla Lega. Cose tipo che le donne devono stare a casa, o l'equazione omosessualità uguale pedofilia (sono assolutamente vergognose ndskb). Per me questo "viaggio" è stato importante, per capire che l'intolleranza viene da lontano. E che ha generato la morte di ragazzi come Nicola o Renato" e tanti troppi altri (Renato Biagetti è stato ucciso il 27/8/06 a (Focene) Roma, dopo una festa reggae, ed il 29/8/08 ci sarà in quel di Roma al Parco della Basilica di San Paolo in Via Ostiense dalle 18 alle 24  la commemorazione del secondo anniversario dall sua tragica morte ndskb). Lo spettacolo è stato presentato in diverse città. "Andiamo quasi ovunque c'è lo chiedono, spiega lui, o almeno dove sono sicuro che non ci chiamano solo per avere un attore noto ospite di una manifestazione". Un bell'esempio di rigore, da parte di un attore che non si è montato la testa,  e che si spera continui su questo percorso, una perla tra i porci.
giovedì, 14 agosto 2008
Una "rivoluzione rosa" in Georgia aveva portato Mikhail Saakashvili ed il suo destroso Movimento Nazionale al potere nel 2004. In questi 4 anni la Georgia ha rafforzato i suoi legami con la NATO e con la UE, in forte contrasto quindi con la Russia, che applica un duro embargo nei confronti della Georgia, ma che sostiene le due regioni secessioniste e di fatto fuori del controllo georgiano, quelle della Abkhazia e dell'Ossezia del Sud. La presidenza di Saakashvili non ha manenuto le promesse fatte prima delle elezioni, visto che almeno un terzo della popolazione georgiana vive sotto la soglia di povertà, il tasso di disoccupazione è al 16%, ma in realtà è molto più alto, la pensione è di 16 euro al mese. La legislazione sul lavoro consente oggi il licenziamento senza giusta causa. Il malcontento popolare è esploso in occasione delle elezioni presidenziali dello scorso gennaio indette in seguito alle grandi manifestazioni di protesta del novembre 2007, con la povertà che cresceva insieme alla...crescita economica. Saakashvili ha vinto per la seconda volta, ma ha dovuto reprimere decine di migliaia di manifestanti che nella capitale Tbilisi denunciavano brogli, corruzione, autoritarismo e disastro economico. Cosa importa!! Il controllo strategico della Georgia vale molto di più di come vive la sua popolazione. E quella autonomia di fatto, sotto protezione russa, dell'Ossezia del Sud è un bell'impiccio per gli interessi USA ed europei nell'area. Infatti con il previsto ingresso della Georgia nella NATO, sarebbe giustificata una presenza militare internazionale finalizzata alla protezione ed al controllo dei 2 corridoi di grande importanza stragica per l'occidente. Il famoso BTC (Baku-Tbilisi-Cehyan) che porta petrolio dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo ed il BTE (Baku-Tbilisi-Erzerum) che porta gas dal Mar Caspio alla Turchia e da qui si immetterà nel corridoio TIG (il "Nabucco") che collegherà la Turchia alla Grecia e all'Italia. Ma entrambi gli oleo-gasdotti passano troppo oltraggiosamente a sud della Russia e troppo vicini all'Ossezia. La Russia e la sua Gazprom non se ne stanno certo a guardare, e quindi finchè ci sarà tensione nel Caucaso, non ci sarà spazio per la NATO e l'Europa dovrà fare i conti con la Russia se vuole che le arrivi il gas ed il petrolio dal Mar Caspio. Il ministro degli esteri italiano teme che il conflitto contagi anche l'Abkazia..., ma in realtà i timori sono rivolti agli interessi dell'ENI (quota del 5%) nel BTC e di Edison nel BTE e già offre una presenza militare "di pace" italiana nel Caucaso su mandato europeo. Dove passa la via della seta del XXI secolo, non vale nulla la vita dei 70.000 abitanti dell'Ossezia del Sud ( a cui viene negata quella indipendenza che si concede invece altrimenti al Kòssovo), nè vale quella del popolo georgiano; due popoli apparentemente divisi da conflitti etnici, ma in realtà ostaggio dello scontro inter-imperialistico per il controllo delle materie prime e dei relativi corridoi. Non ci sarà pace, nè stabiltà nel Caucaso finchè i popoli non riacquisteranno piena autonomia ed autodeterminazione sui loro destini e non coopereranno per la produzione e la veicolazione solidale delle materie prime, contro i dittatori e le classi dominanti locali, contro ogni nazionalismo, ogni imperialismo, contro il capitalismo.
mercoledì, 13 agosto 2008
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Alì Juguri era un cittadino iracheno, arrestato in Italia per il tentato furto di un telefonino, tentato furto. Detenuto da molti mesi aveva iniziato uno sciopero della fame durissimo, prima il carcere di Vasto, poi carcere dell'Aquila, infine in ospedale. Si dichiarava innocente, ma il tribunale, in primo grado, lo aveva giudicato colpevole e lo aveva condannato a un anno e qualche mese (tentato furto, ricordiamolo). Perché Alì non ha ottenuto la condizionale e la scarcerazione? e invece ottaviano del turco ex psi di craxi e berluscao è già a casa, nonostante accuse molto più gravi ? sarà mica perchè del turco era presidente della regione abbruzzo, mentre invece Alì Juguri un ladruncolo da strapazzo e per giunta extracomunitario? La storia di Alì Juguri è una storia semplice e come tutte le cose veramente semplici è importante. È una storia di carcere, di pena certa, come si dice nell'ambiente, del sistema giudiziario. Ma soprattutto, come avrete capito, è una storia di morte. Già perché Alì è morto, due giorni fa, nell'ospedale de L'Aquila, visto che da tre mesi era ricoverato lì perché aveva deciso di non mangiare più dal momento che non trovava nessun altro modo per proclamare la sua innocenza, per protestare contro le istituzioni e cercare giustizia, perchè lui non era nessuno, perchè lui non era una figura istituzionale del cazzo come l'ex socialista del turco. Noi non sappiamo quasi niente della vita di questo iracheno di 42 anni, sappiamo solo che è entrato in carcere a Milano una decina di mesi fa, per un tentato furto, che non ha avuto nemmeno una buona tutela giudiziaria, visto che gli avvocati (se si possono definire così) che lo hanno "assistito" non hanno provato nemmeno ad ottenere per lui la condizionale, e perché dopo la condanna di primo grado è stato "frullato" via come tanti suoi simili, stranieri, dal carcere milanese, per sovraffollamento, e mandato a Vasto. Da Vasto a l'Aquila poi all'ospedale, da cui purtroppo non è mai più uscito. Ma purtroppo Alì Juguri era solo un ladruncolo da strapazzo e per giunta extracomunitario, che in questo fottuto paese è un reato gravissimo, punibile come si è visto anche con la morte
mercoledì, 13 agosto 2008
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La Filt Cgil di Genova che definisce sproporzionato il provvedimento con il quale sono stati licenziati gli otto dipendenti di Trenitalia, pur riconoscendo che hanno commesso una leggerezza. Il sindacato parla di "effetto Brunetta (il nanoministro), che anche nelle Ferrovie dello Stato ha già fatto i suoi proseliti" e annuncia che i licenziamenti sono stati impugnati davanti al Tribunale del lavoro. A ricostruire la vicenda è Fabrizio Castellani della Filt, accanto agli otto lavoratori dal 14 luglio, quando è cominciato tutto: "Il loro turno iniziava alle 8 e finiva alle 16, ma hanno eseguito una prestazione straordinaria fino alle 18.02, secondo quando risulta dal verbale della riconsegna dei locomotori riparati. Quindi gli emolumenti sarebbero stati comunque riconosciuti loro fino a quell'ora indipendentemente dalla timbratura del cartellino". "Certo la leggerezza è stata commessa - continua Castellani - perché per guadagnare tempo sono andati a lavarsi dando i loro cartellini al collega affinché li timbrasse per tutti. Per una cosa di questo genere il contratto prevede una sanzione che, se applicata con durezza, poteva raggiungere al massimo i cinque, sei giorni di sospensione, e a questo li avevamo preparati quando l'8 agosto sono stati convocati dal responsabile del personale trasporto Regione Liguria. Nessuno di noi avrebbe mai pensato ad un licenziamento senza preavviso".


FANNULLONI SIETE VOI!!!!
Manager incompetenti, dirigenti fatti con le tessere di partito,
ingegneretti, portaborse, lecchini, politicanti e sindacalisti di
stato.
"NON SI GOVERNANO LE FERROVIE
CON LICENZIAMENTI POLITICI"
SCIÒPERO !