lunedì, 29 settembre 2008
Sono stati prosciolti nel silenzio generale i due Rom accusati di aver tentato di rapire una bimba davanti all’Auchan di Catania. Nel maggio scorso giornali e tv diedero per scontata, (come al solito in quest'italia preconcetta e razzista) la loro colpevolezza, nel contesto della campagna mediatica sulla sicurezza. Il campo nomadi catanese fu sgomberato, uno degli accusati ha trascorso questi mesi in carcere. Chi li risarcirà, chi avrà almeno il buon gusto di chiedere scusa o semplicemente dare la notizia della sentenza? Nessuno ovviamente, ma i Rom, non erano ladri di bambini. Ma allora, dove sono ora le prime pagine? Da nessuna parte ovviamente Assoluzione: questo è quindi il verdetto emesso dal giudice nei confronti di Viorica Zavache e Sebastian Neculau, i due giovani rom accusati di aver tentato di rapire una bimba all’interno del parcheggio di un noto ipermercato catanese nel maggio scorso. Per Sebastian Neculau l’assoluzione è stata completa; per Viorica Zavache, che ha atteso quest’udienza rinchiusa nel carcere di Agrigento, il Giudice ha deciso l’assoluzione anche per lei per quanto riguarda i capi d’accusa di tentata sottrazione d’incapace e di tentato sequestro. Il pm Migliorini aveva chiesto per entrambi gli accusati una pena di 3 anni, ma il giudice ha deciso il proscioglimento. "Evidentemente non è stata ravvisata nella Zavache l’intenzione di sottrarre la bambina alla madre" ipotizza la difesa, in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza. Ovviamente soddisfatta della decisione l’avvocato Marilisa Gaeta, difensore dei due giovani; "Si capisce che sono capitati nel posto sbagliato al momento sbagliato", ha ribadito facendo riferimento al clima “anti-rom”, che purtroppo affligge vergognosamente da sempre il popolo Rom, ma in quel mese di maggio in particolar modo . La vicenda infatti è accaduta a pochi giorni dagli assalti ai campi rom nel napoletano a seguito dell’altro presunto rapimento di un bambino a opera di una giovane appartenente a questa etnia. Nel giro di poche ore, a livello locale e nazionale, la notizia era stata trattata, come al solito, in maniera sbrigativamente colpevolista dai media, che non hanno esitato a dare per scontata l’equazione “rom-ladri di bambini”, eqazione assolutamente infondata e che non rispecchia in alcun modo la realtà. La conseguenza immediata e più tangibile fu la fuga degli abitanti del campo del quartiere Zia Lisa di Catania, costretti a lasciare la città nonostante i loro figli fossero inseriti all’interno di un progetto locale che permetteva loro di frequentare la scuola. Si attendono ora gli eventuali sviluppi giudiziari della vicenda: escluso il tentato rapimento della bimba, si dovrà vedere se la procura ipotizzerà accuse diverse per il diverbio avvenuto nel parcheggio del supermercato. Intanto, per Viorica Zavache restano quasi cinque mesi di carcere. E il ricordo di essere stata accusata INGIUSTAMENTE da un’intera nazione di essere una ladra di bambini....VERGOGNAAAAA !
domenica, 28 settembre 2008
http://www.chieracostui.com/costui/images/foto/rmzini.jpg

Questa è la storia non di un ragazzo normale, ma di un eroe, un eroe di cui purtroppo si conserva appena una targa, di cui non si scrive una storia, di cui i genitori non hanno fatto clamore e non sono apparsi nei format televisivi e ad oggi non si riesce nemmeno a vederne il viso. Questo ragazzo venne ucciso nel lontano 28 sett. 1978, ma vergognosamente come troppo spesso è avvenuto in questo paese di buffoni, ancora il colpevole non è stato dichiarato in un'aula di tribunale, nonostante tutte le prove lo inchiodassero. Questa è la storia di un eroe senza volto, questa in fondo è la storia di un ragazzo, divenuto un eroe senza volto come tanti, troppi e senza “storia”. Ivo Zini.

I fatti :
Da qualche tempo sono sempre più frequenti le azioni della destra eversiva in quel di Roma. Molti sono firmate dai "NAR" ("Nuclei Armati Rivoluzionari"). La sigla non sottintende la presenza di un vero gruppo costituito, vuole piuttosto essere il contenitore per vecchi e nuovi fascisti più o meno vicini a organizzazioni gravitanti ai margini del MSI (come il FUAN). Il 19 settembre 1978 si registra l'ennesima "gesta" squadristica: nel quartiere di Monteverde Nuovo viene ferito un giovane militante della FGCI, Paolo Lanari. Nove giorni dopo la sigla NAR viene utilizzata nuovamente per rivendicare un attentato dal tragico epilogo. E' sera, poco prima delle dieci, davanti la sezione ancora aperta del PCI di via Appia Nuova, al quartiere Alberone, sostano tre ragazzi; stanno leggendo "L'Unità" che come ogni giorno viene affissa nell'apposita bacheca. In particolare stanno dando uno sguardo alla programmazione prevista nei cinema per quella sera. Il popolare e periferico quartiere non offre tante possibilità e spazi di svago per i giovani, così spesso il cinema rappresenta l'unica alternativa per trascorrere una serata con gli amici. I tre ragazzi presenti sono Vincenzo De Blasio, ventotto anni, Luciano Ludovisi, trent'anni e Ivo Zini, il più giovane, di venticinque anni. All'improvviso si avvicina un "Vespone" bianco da cui scendono due ragazzotti a volto coperto. Sono pochi gli istanti per capire quello che sta per accadere; Luciano accortosi che i due hanno un'arma, non ha neanche il tempo per avvisare gli amici che quelli esplodono quattro colpi di pistola. Questi rimane fortunatamente illeso ma Vincenzo e Ivo giacciono a terra. Da subito le condizioni di quest'ultimo, colpito al torace, sembrano gravissime. Accorre presto un ambulanza chiamata dai militanti che accorrono fuori dalla sezione; Ivo non ce la farà a raggiungere neanche l'ospedale S.Giovanni e morirà poco dopo a bordo dell'autoambulanza. Vincenzo, colpito alla gamba e al polso, è operato d'urgenza, se la caverà. Alle 23:00 circa i NAR rivendicheranno con una telefonata al "Messaggero" la paternità dell'attentato. Ivo si era da poco laureato in scienze politiche, ed era come tanti altri in cerca di un lavoro che gli aprisse una prospettiva di vita migliore. Era simpatizzante del PCI, ma come tanti ne criticava le scelte. L'attentato cade a poco meno di un anno da un altro tragico evento: l'omicidio di Walter Rossi; probabilmente ciò nelle farneticanti intenzioni dei suoi esecutori non era un caso. Si voleva ribadire e perpetuare la stessa campagna di odio. Ma la grande manifestazione con cui Roma rispondeva, ricordando Walter e Ivo, testimoniava la mobilitazione popolare per rafforzare, vigilare e isolare i criminali fascisti. Gli esecutori materiali di quell'"azione" rimangono tutt'oggi ignoti. In una delle sue numerose dichiarazioni il "pentito" Cristiano Fioravanti si è professato totalmente estraneo agli eventi scagionando inoltre i "fondatori" della sigla NAR (Valerio Fioravanti e Alessandro Alibrandi su tutti). Secondo Cristiano Fioravanti gli esecutori sono probabilmente da ricercarsi tra i fascisti che frequentavano a quei tempi la sede del FUAN di via Siena 8. Durante la sua esistenza in esso sono confluite numerose sezioni del MSI come quelle della Montagnola, della Balduina, di via Noto e del rione Prati. Da quest'ultima proviene Mario Corsi detto "Marione" (attualmente "popolare" conduttore di una trasmissione radiofonica sulla A.S.Roma). Egli viene accusato nel 1984 per l'omicidio di Ivo Zini nonché per gli omicidi di Fausto TInelli e Lorenzo "Jaio" Jannucci (18 marzo 1978). Il 2 maggio 1985 Corsi riceve una condanna a nove anni per altri reati minori ma per il delitto Zini viene prosciolto per non aver commesso il fatto. Il 19 aprile c'è il secondo grado. In appello Corsi viene condannato a ventitre anni di carcere. Il 9 aprile 1987, la Cassazione dispone un nuovo processo che si conclude con la sua assoluzione. Nel 1989 la Cassazione ratifica e Corsi viene prosciolto in via definitiva. Da allora dei due esecutori di quel delitto non si saprà più nulla.

Fonte: http://www.reti-invisibili.net/ivozini/
Da leggere anche: http://www.faustoeiaio.org/html/corsi.htm


 

giovedì, 25 settembre 2008

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/files/2008/09/010.JPG

(sul sito troverete tutto l'interrogatorio completo)

Riportiamo qui la testimonianza resa il 16/06/2006 in incidente probatorio dalla testimone oculare Anne Marie Tsegueu al GIP (Giudice Indagini Preliminari), a porte chiuse, consentita la presenza di noi parti civili e dei soli avvocati. L’unico elemento che non viene reso bene dalla trascrizione dell’incidente probatorio e che qui ora riporto integralmente, è la mimica della signora. Si aiutava molto a gesti per esprimere meglio i concetti, ed ha fatto molte volte il gesto di bastonare, attribuito a tutti e 4 “non” solo sulle gambe…Inoltre quando dice “pestare pum pum” faceva il gesto di schiacciare ripetutamente con forza con il tallone.

PUBBLICO MINISTERO - Signora buongiorno, guardi pure il Giudice se si vuoi girare verso il Giudice, così non guarda le parti e.» allora signora lei abita in Via Ippodromo ….?
TSAGUEU ANNE MARIE - Sì.
GIUDICE - Ascolti signora, l’unica cosa che le chiedo e di parlare vicino al microfono o di tenerlo in mano se preferisce, perché dobbiamo registrarlo… perché registra ha capito? Ecco tutto lì.
PUBBLICO MINISTERO - A che piano abita signora?
TSAGUEU ANNE MARIE - Piano rialzato, primo piano.
PUBBLICO MINISTERO - La sua casa da sulla strada di Via Ippodromo? Cioè dalle sue finestre si vede Via Ippodromo?

 TSAGUEU ANNE MARIE - Dal balcone.
PUBBLICO MINISTERO - Dal balcone di quale stanza?
TSAGUEU ANNE MARIE - Della cucina e del soggiorno.
PUBBLICO MINISTERO ” Ecco signora, vuole riferire che cosa lei ha sentito e visto la mattina del 25 settembre 2005, da quando come si è svegliata e che cosa ha fatto, che cosa ha sentito, riferisca, cominci a riferire, poi le faccio qualche domanda specifica.
TSAGUEU ANNE MARIE -Sì. Io ero in camera che stavo dormendo con mio figlio, poi ad un certo punto vedo le luci della macchina dei Poliziotti, le luci lampeggianti blu che lampeggiavano; poi con il sonno cercavo di non svegliarmi, poi le luci… cioè c’erano sempre queste luci che non si spegnevano, ed io mi sono alzata per vedere… perché erano le luci blu, che lampeggiavano come fanno le macchine della Polizia. Mi sono alzata per andare a vedere cosa era, però dal bagno non ho visto niente, poi sono andata verso la cucina ed ho visto attraverso la finestra della cucina, dalla finestra… no prima di arrivare anche alla finestra della cucina ho sentito apri il baule aprilo, e mi sono avvicinato dalla finestra, non dalla porta per andare sul balcone, proprio perché c’è la finestra e’ha la porta del balcone che va sulla strada di Ippodromo, e mi sono avvicinata là. Ho visto questo ragazzo forte, non era un bambino così, ho visto una persona che si avvicinava da giù, venendo… cioè ho visto la macchina dei Poliziotti, ho visto questo ragazzo che veniva verso i Poliziotti, che si avvicinava per andare incontro ai Poliziotti, e questi Poliziotti erano fermi…

PUBBLICO MINISTERO – Erano fermi dove ?

TSAGUEU ANNE MARIE – Vicino alle loro macchine, queste due macchine parcheggiate parallelamente non lo so, molto bene non posso … fermati, fissi. I Poliziotti erano là, fermi fissi, ed il ragazzo si avvicinava verso di loro dicevano apri il baule, aprilo. Io ho sentito queste parole qua, e lui senza capire cosa dicevo o diceva, si è avvicinato verso di loro, è entrato in mezzo a queste due macchine, con una … ha fatto così il ragazzo, e subito questo poliziotto si sono, un attimo li ho visti tutti sopra di lui con il bastone   che lo picchiavano.  Allo stesso tempo l’ho visto per terra questo ragazzo qua, che era già… cioè era una velocità che era già per terra questo ragazzo, e continuando a picchiarlo, questi Poliziotti che continuavano senza fermarsi a picchiarlo quando lui era per terra, si sono… non so come, però visto che c’era una donna … una donna perché una voce non direi donna, perché fino adesso riconoscevo… non è che riconoscevo, sentivo la voce di femmina, una voce femminile, che era di qua sui piedi, l’’altro era sulle ginocchia, l’altro però, l’altro era qua, si sono ripartiti in quattro, però picchiandolo lo stesso questo ragazzo qua.

....Continua sul sito della Mamma di Federico


http://anarcosolidale.splinder.com/post/13994181

mercoledì, 24 settembre 2008
Un ragazzino, rom, di 12 anni è morto bruciato vivo, carbonizzato, ieri notte nell'incendio razzista divampato in un'area abbandonata delle ex-acciaieria Falk, a Sesto S. Giovanni. La zona della vecchia fabbrica è da tempo rifugio di nomadi e vagabondi. Il fuoco si sarebbe sviluppato intorno a mezanotte. Il corpo del ragazzo sarebbe stato intravisto dai vigili del fuoco già durante lo spegnimento, ma l'elevatissima temperatura e le fiamme avrebbero impedito i medici del 118 di intervenire subito. Il cadavere è stato trovato poi completamente arso. Sono in corso gli accertamenti per verificarne l'identità ed eventualmente le particolari ragioni per cui la vittima si trovava sul posto.
Fino a quando si continuerà ad ignorare la persecuzione del popolo Rom in Italia, e non solo? Fino a quando useranno questa vergognosa "prudenza" nel parlare e nello scrivere dei vili roghi dolosi, appiccati da razzisti per uccidere gli "zingari"?
Nonostante le odiose bugie razziste di quel fascista infame di De Corato, la verità deve diffondersi ovunque. Ciprian non era un ragazzino "sfruttato", ma un giovanissimo Rom, che viveva a Sesto San Giovanni presso l'ex area Falk con due fratelli, i genitori e altri parenti. Era il beniamino della comunità di Sesto, amato da tutti. L'infame fuoco del razzismo l'ha assassinato, bisogna evitare che la propaganda copra con il fango della calunnia la memoria struggente di una giovane vita finita tropo presto. Fino a quando eviteranno di contare i bambini Rom che muoiono ogni anno di freddo, fame, infezioni, nei campi e nei micro insediamenti? Fino a quando si ostineranno a credere che le donne, i malati, i deboli "sarebbero morti lo stesso" ma invece ammetteranno che li ha assassinati l'Italia dell'odio razziale? Fino a quando ci lasceremo ancora intimidire dall'arroganza di questi fottuti bastardi razzisti e da questi schifosi personaggi al potere? Fino a quando, in un vergognoso ossequio alle autorità, lasceremo terreno fertile a questa via dell'intolleranza (o della "tolleranza zero", che è la stessa cosa) senza colpo ferire? Fino a quando avremo paura di chiamare (anzi URLARE) l'oppressione del popolo Rom con il suo vero nome, quello di un nuovo Olocausto? Fino a quando continuerete a considerare questi cadaveri "incidenti" e non vittime? Fino a quando ipocritamente vi illuderete di essere innocenti ?

Ieri notte a Milano, un bambino Rom di circa 12 anni è morto bruciato vivo, ora guardate i vostri figli, e pensate se al posto di quel povero bambino ci fosse stato il vostro...ed ora
... VERGOGNATEVI TUTTI !

mercoledì, 24 settembre 2008
immigrati-castelvolturno-2.jpg

IO STO CON LORO !
martedì, 23 settembre 2008


Giovedì 17 Settembre è scoppiata la rivolta nel CPT o CIE o CPSA, (cambia l'acronimo ma sempre un prigione resta,) di Elmas, I rivoltosi, rinchiusi da molte, troppe settimane, hanno devastato gli ultimi due piani dell'edificio-prigione rendendolo (finalmente) inagibile. Gli scontri sono durati tutta la notte, nessun civile è potuto entrare per verificare cosa realmente sia successo agli internati che si sono rivoltati, che (secondo fonti giornalistiche) sarebbero stati tutti trasferiti nei CPT del continente il giorno seguente. Come risposta immediata il pomeriggio del giorno successivo (Venerdi' 18 Settembre) un piccolo gruppo di antirazzisti è riuscito a raggiungere il cancello d'ingresso della zona presidiata (in territorio militare) srotolando striscioni sui reticolati e scandendo slogan al megafono in inglese, francese e italiano, in solidarietà con gli insorti. Successivamente il gruppo dei manifestanti si è spostato, "scortato" da numerose auto di polizia e carabinieri, sino al vicino aeroporto civile, dove hanno srotolato gli striscioni e volantinato mentre le guardie, si "sforzavano" di identificarli (identifica sta fava!). Il testo del volantino lo riportiamo qui sotto. Il campo di prigionia di Elmas non è stato purtroppo completamente distrutto dalla rivolta. I piani bassi sono ancora agibili e vi sono rinchiusi da più di tre mesi oltre un centinaio di richiedenti asilo provenienti da vari paesi in guerra (Somalia, Costa D'Avorio, Sudan, etc.). Deportati a Giugno 2008 direttamente da Lampedusa sono ancora prigionieri in attesa di sapere se diventeranno rifugiati oppure "clandestini". L'esistenza di questo campo di prigionia rimane quindi ancora un problema aperto, da affrontare e quindi eliminare definitavamente nell'immediato futuro.
TESTO DEL VOLANTINO DIFFUSO
La notte di Giovedì, 18 Settembre 2008, i prigionieri del CPA (Centro Prima Accoglienza) di Elmas si sono rivoltati e hanno distrutto la loro galera. Una di meno! "Lo chiamano "Centro di Accoglienza" ma è peggio di una prigione." È accanto a noi ma risulta invisibile, chiuso com'è nella zona militare dell'aeroporto di Elmas, circondato da filo spinato e sorvegliato dai soldati in armi della brigata Sassari. All'interno dell'edificio sbarre alle finestre e telecamere ovunque, nessuno sguardo indiscreto può superare queste barriere per stabilire cosa succede al suo interno. In un'intero piano di una ex caserma trasformata in prigione, un centinaio di esseri umani vivono rinchiusi da settimane, ammassati in grandi cameroni stipati di letti a castello, sani e malati a strettissimo contatto (una settimana fa si sono verificati alcuni casi di tubercolosi tra i prigionieri). A gestire l'accoglienza degli "ospiti" (hanno il coraggio di chiamarli in questo modo) si è incaricata un'azienda privata no-profit, la Connecting People, specializzata nella gestione di campi di prigionia per migranti (gestisce anche quelli di Gorizia e Trapani) che, a livello locale, si appoggia al "Consorzio Solidarietà" per gestire la prigione di Elmas. Gli uomini e donne che si sono ribellati al loro stato di prigionia sono invece migranti, persone che hanno rischiato la vita per attraversare il mediterraneo su piccole barche, dalle coste del nordafrica, con la speranza e la volontà di conquistarsi il diritto ad una esistenza meno misera e opprimente e più libera. Per questa loro giusta aspirazione vengono criminalizzati, definiti "clandestini", imprigionati. Ma le loro aspirazioni sono anche le nostre, se la loro è una colpa siamo tutti colpevoli.



 *SOLIDARIETA, CON TUTTI I MIGRANTI* 
 *PER LA LIBERTA' E LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE  PERSONE* 
 *RIBELLARSI È GIUSTO* 

  Resistenza Antirazzista ! 
sabato, 20 settembre 2008


La fuga dei conigli cacasotto neonazisti che avrebbero dovuto tenere una conferenza stampa alle 11:00 per l'apertura del loro schifoso convegno, a quanto racconta l'unico giornalista che ha assistito alla scena, il corrispondente locale della Tageszeitung, Pascale Beucker, è stata precipitosa ed a gambe levate. La decina di politici e attivisti di Pro-Koeln ha in fretta e furia lasciato Rodenkirchen per salire su un battello sul Reno e dirigersi verso il porto fluviale di Nihl, sei chilometri più a nord. Beucker è l'unico ad aver assistito agli insulti e alla sassaiola degli antifascisti, che ha costretto quelli di Pro-Koeln a mollare gli ormeggi più in fretta che potevano. Pro-Koeln ha chiamato a raccolta una masnada di politici di estrema destra da ogni parte d'Europa: da Jean Marie Le Pena (che ha poi declinato l'invito), a Heinz-Christian Strache, austriaco dell'Fpo (Partito per la libertà), a Filip Devinter del belga Vlaams Belang (Interesse fiammingo), "all'italiano" Mario Borghezio, il cicciabomba della Lega.
Erano tutti attesi nella piazza del mercato, a pochi metri dalla cattedrale oggi alle 11, dove, assieme a un migliaio di neo-nazi, naziskin e varie altre sigle fasciste, avrebbero voluto tenere l'annunciata adunata di piazza. Il problema è che la mobilitazione antifascista è stata talmente rumorosa e imponente (oltre 50 mila persone, nella contro-manifestazione dei movimentisti-antagonisti-antifascisti che, in un tam-tam generale, cercheranno in ogni modo di impedirne lo svolgimento), che neanche la polizia sa più che pesci prendere.


Tensione e proteste a Colonia vietata la manifestazione islamica
Alla fine, giunge notizia che
la manifestazione neonazista
è stata vietata.
domenica, 14 settembre 2008
GENOVA - L'85 per cento delle 252 vittime di Bolzaneto non andava neppure fermato(Anzi Non andava fermato Nessuno) E chissà se i ragazzi torturati - che ci sia stata tortura lo dice la recente sentenza - sono stati 'solo' 252: dagli interrogatori e dalle interviste ne spuntano altri, finora sconosciuti. Arriva in libreria "Bolzaneto. La mattanza della democrazia", un libro sul massacro nella caserma di Genova-Bolzaneto durante il G8 del 2001. Che è parte dalla sentenza del luglio scorso. L'autore, Massimo Calandri di Repubblica, ha raccolto atti in gran parte inediti e ha aggiunto col suo lavoro, ricostruzioni, interviste e racconti. Una documentatissima prefazione di Giuseppe D'Avanzo rende perfettamente il clima e spiega i retroscena. Un lungo filo rosso per capire come mai, oggi, in Italia, possano esistere torturatori e torturati.
 
 
Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B. B. è in piedi. Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: «Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?». S. D. lo percuotono «con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi». A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: «Troia, devi fare pompini a tutti», «ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte». S. P. viene condotto in un’altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e «a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania». J. S. lo ustionano con accendino….

 
domenica, 14 settembre 2008
Ancora vergognose scritte nazifasciste a Piazza Ledro nel quartiere Salario-Trieste a Roma. Sono state imbrattate delle lapidi commemorative per i martiri delle Fosse Ardeatine. Le targhe erano state poste sotto le abitazioni di due vittime del massacro nazista, Luigi Pierantoni e Raffaele Zicconi. Appena scoperte le vergognose scritte apparse sulle lapidi che ricordano le vittime delle Fosse Ardeatine in piazza Ledro, è stato disposto, tramite l'Ufficio decoro urbano, l'immediata ripulitura delle targhe commemorative e della facciata del palazzo. E l´Anpi, l´associazione dei partigiani è durissima: «Purtroppo, esiste sempre quell´anima nera, la stessa che aggredisce (ed uccide) i giovani antifascisti e che oltraggia la memoria di morti innocenti. E´ veramente squallido».

P.s.
Ecco cosa poi si scatena nella mente bacata di queste merde, sentendosi legittimati istituzionalmente, invece di rimanere nelle fogne, loro postazione x natura. Tutto questo grazie alle vergognose parole in difesa di nefasti ideali, del duo fascista "occhiosbieco" La russa e Lupomanno ! Come anche l'aggressione di Milano di quel povero ragazzo brutalmente ucciso, grazie anche alle vergognose politiche discriminatorie attuate dalla Lega Nord & Sorci (ops soci) !


domenica, 14 settembre 2008
Abdul William Guibre, un ragazzo di 19 anni, originario del Burkina Faso e di cittadinanza italiana, è stato assassinato a bastonate da due autotrasportatori al grido "vi ammazziamo negri bastardi". Ora, dopo aver fermato i due aggressori, la polizia si affretta a spiegarci che non è così, che è la degenerazione di una lite nata per "futili motivi", che i "ragazzi avevano rubato dei dolci" (questa evidentemente la versione degli aggressori). Ma avessero preso o meno dei dolci (...!!) è evidente che se due ti aggrediscono a bastonate urlando "vi ammazziamo negri di merda", il razzismo è la matrice fondamentale in cui questa "degenerazione" si è sentita legittimata fino all'epilogo omicida! Ed è vergognoso che ancora una volta la politica che nel nostro paese trae dividendi dal razzismo e dalla xenofobia (perchè è evidente che per simili aggressori un "negro" è sempre uno "straniero" anche se Abdul aveva la cittadinanza italiana, ed anche se non l'avesse avuta sarebbe stato lo stesso) cerchi subito di smarcarsi dal clima che alimenta! Ancora pù insopportabile che la polizia, come la Schutzstaffel ai tempi del nazismo, ogni giorno esegue misure sempre più discriminatorie e arroganti verso gli stranieri, si affretti a spiegarci come dobbiamo interpretare questo delitto, per paura forse che finalmente qualcuno si incazzi...cosa che oramai in italia è alquanto improbabile, a meno che non si tocchino i patrimoni personali. Il ragazzo, 19 anni, di nazionalità italiana si trovava con due amici. Colpito alla testa dai due che urlavano vergognosi epiteti razzisti, è morto qualche ora dopo in ospedale
domenica, 14 settembre 2008

Provatelo con chi vi sta sulle "palle", appunto, vi assicuro che è terapeutico & "distensivo"...personalmente sperimentato e funziona !
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sabato, 13 settembre 2008
 ANTIFASCISTA 
 SEMPRE, OVUNQUE E COMUNQUE ! 
sabato, 13 settembre 2008

 Roma, Casilino 900: Vergognosa azione intimidatoria, discriminatoria, di matrice Razzista e Xenofoba delle "forze dell'ordine" nei confronti dei Rom, in vista dell'ispezione degli eurodeputati. La "Schutzstaffel" Polizia italiana, ha effettuato arresti ed espulsioni senza motivazioni plausibili. "Consigliando" (minacciando) poi agli abitanti del campo di non parlare con nessuno dei fatti accaduti.

Ieri mattina, 11 settembre, un vergognoso blitz delle Forze dell’'Ordine al campo Rom Casilino 900 di Roma ha portato al fermo di oltre 20 abitanti del campo, caricati sui pullman della Polizia senza alcuna motivazione ne spiegazione e "rilasciati" dopo oltre 12 ore di angoscia, a dir poco. "Mio padre è stato fermato inspiegabilmente," ha rivelato un testimone, in attesa del rilascio dei 20 Rom, "siamo preoccupati per lui. Spero che si risolva tutto per il meglio, ma come si fa a vivere così? Siamo piantonati dalla polizia 24 ore al giorno, non abbiamo diritti umani e ci fanno passare per un'organizzazione malavitosa, anche se, in realtà, nel campo vivono solo famiglie in condizioni disperate. E' impossibile lavorare e la cittadinanza ci guarda con sospetto. Sopravvivere è un'impresa quotidiana, sempre più dura, ma è il solo obiettivo che resta, alla gente del Casilino 900". (Chi di voi, domando, sarebbe disposto a dare lavoro ad un/una Rom, o creare una famiglia con una/un Rom? ecco la risposta: NESSUNO ndskb). Questa vergognosa e discriminatoria azione di stampo razzista e xenofobo in pieno stile nazifascista, fa farte di un atto intimidatorio, se non peggio, in vista dell’ispezione al campo Rom, il prossimo 19 settembre, di una delegazione del Parlamento Europeo, annunciata nei giorni scorsi con una lettera ufficiale dal Presidente del comitato Libertà Civili del Parlamento Europeo, Gérard Deprez, al ministro dell’Interno "the dog" Maroni, agli onorevoli Fini e Schifani e al "sindaco" di Roma Gianni Alemanno, (insomma al peggio del peggio). Un’azione che non ha precedenti in Italia, se non dai tempi del nazifascismo, e che dimostra come alcuni di noi sta andando dicendo da mesi, visto che è in corso in questo Paese una vera e propria caccia al Rom, e che ne vuole la sua scomparsa dal territorio nazionale nel più breve tempo possibile, se non peggio, proprio come ai tempi del nazifascismo. Alcuni rappresentanti di gruppi, attivisti che si occupano della situazione dei Rom,  hanno infatti parlato con alcuni testimoni dentro il campo, venendo così a sapere che le autorità hanno già comunicato ai Rom del Casilino che dovranno presentarsi ancora all'ufficio immigrazione, nel prossimo futuro, e che rischiano espulsioni e condanne, senza alcuna motivazione plausibile, ed in piena violazione di ogni diritto umano e legale. Dopo questa azione, proseguono gli attivisti, i Rom del Casilino 900 sono terrorizzati, e ne hanno ben donde visti i vergognosi atti intimidatori perpetrati dalle squadristiche forze dell'ordine italiote. Inoltre nelle scorse settimane, i Rom sono stati più volte ‘invitati’ (sarebbe meglio dire Minacciati) dalle "forze dell'ordine" a non parlare con i giornalisti e i visitatori e a non comunicare, soprattutto con gli attivisti, gli abusi subiti. Ultimamente, inoltre, agenti della "Schutzstaffel" Polizia italiana, impedivano ai Rom del Casilino di avere ospiti e controllavano chiunque entrasse o uscisse dal campo. Una strategia della tensione aveva creato terrore e sospetto all'interno della comunità. La delegazione del Parlamento Europeo avrebbe dovuto effettuare visite a sorpresa nei campi, purtroppo tutti, invece, sanno che il Casilino 900 è uno degli insediamenti che saranno ispezionati venerdì 19 settembre, una sorpresa ben congeniata insomma. Le autorità hanno anche avvertito tutti che più avanti ogni Rom sarà chiamato dalle "forze dell’ordine" e solo chi se lo "meriterà" (????) potrà restare ed evitare problemi con la legge. Le persone fermate non hanno fatto niente, e sono i più attivi testimoni dell'oppressione, infatti dovrebbero essere messi in contatto con la delegazione di parlamentari europei, attesi per il 19, raccontando così a costoro tutto quello che è vergognosamente accaduto. Il campo in cui si sono svolte le azioni squadriste della "schutzstaffel" polizia italiana, come altri nelle stesse condizioni, è quello appunto del Casilino 900 dove vivono famiglie in condizioni di miseria ed emarginazione spaventose. Nonostante numerosi componenti di tali famiglie siano minori, donne e uomini affetti da malattie, da precarietà e socialmente vulnerabili, gran parte della Città di Roma Non ha mai pensato di inviare presso il Casilino 900, come in altri campi, una task force socio-sanitaria, aiuti umanitari o assistenza, ma solo guardie e soldataglia. Ecco le forze messe in campo dall'amministrazione della Capitale, e dal prebenismo ipocrita, per vessare un'umanità dolente, come quella dei Rom appunto, già provata da una atavica persecuzione storica feroce e ingiusta. Sempre e solo per inesistenti motivi di ordine pubblico, legati solo a folli stereotipi magistralmente artefatti da questa vergognosa, falsa ed ipocrita società xenofobo-razzista imperante in questo fottuto paese.

venerdì, 12 settembre 2008
Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza

Venerdì 5 settembre 2008, ore 12
. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale Vittorio Veneto, a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Christian  con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom. Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio dell’associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme». «Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi». La voce si incrina per l’emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti…Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri». Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. «Appena siamo entrati,erano da poco passate le le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte». Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’». Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l’incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo, Sonia e Denis, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Garda per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano [Brescia]. Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre falsamente e vergognosamente «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot.com. La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l’Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.
mercoledì, 10 settembre 2008
Cesare Pavese nacque il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, un piccolo paese situato nelle Langhe, in provincia di Cuneo, nel cascinale di San Sebastiano dove la famiglia trascorreva il periodo estivo. Il padre Eugenio era cancelliere presso il Palazzo di Giustizia di Torino dove risiedeva con la moglie Consolina Mesturini, figlia di commercianti benestanti di Ticineto, e la figlia Maria. Malgrado l'agiatezza economica la prima fanciullezza di Pavese non fu felice: una sorellina che era nata prima di lui era morta di difterite e altri due fratelli erano morti, in seguito, ancora molto piccoli. La madre, fragile di salute, aveva dovuto affidare a balia il piccolo Cesare e quando andò a riprenderlo egli venne allevato più da Vittoria Scaglione che dalla madre. Il 2 gennaio del 1914, quando Cesare aveva solamente sei anni, morì il padre per un cancro al cervello causando nel piccolo Cesare un forte trauma. La madre si sostituì al marito defunto nell'allevare i figli impartendo loro una educazione molto rigorosa contribuendo indirettamente ad accentuare il carattere già introverso e instabile di Cesare. Pavese è uno tra i più grandi scrittori italiani del '900. La sua prosa scarna e scorrevole, ma intensa e poetica, sorprende anche il lettore più esigente. Incredibile è l'intensità del suo "sguardo" sul mondo e sulle epoche della vita ...(Continua)
 
http://www.istitutomazzini.napoli.it/progetti/openday07/cesarepavese.jpg
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest'ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

« ...fa freddo, nell'alba,
e la stretta del tuo corpo sarebbe per me la vita.»


Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
anemone o nube
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.
Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi più non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.
Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora.
Sangue di primavera,
tutta la terra trema
di un antico tremore.
Hai riaperto il dolore.
Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera
come rondine o nube,
e il torrente del cuore
si è ridestato e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose
e le cose, nel cielo e nel cuore
soffrono e si contorcono
nell'attesa di te.
È il mattino, è l'aurora,
sangue di primavera,
tu hai violato la terra.
La speranza si torce,
e ti attende ti chiama.
Sei la vita e la morte.
Il tuo passo è leggero.


« ...come vorrei trovare il coraggio/ per chiederti perdono »