
Eluana è in fin di vita, dichiarano i medici, le sue condizioni hanno subito un drastico peggioramento nel tardo pomeriggio di ieri. Ma la verità è che Eluana Englaro è in fin di vita dal 18 gennaio del 1992, giorno in cui la sua auto si è schiantata contro un muro nei pressi di Lecco. Da quel triste momento in poi la giovane donna è stata costretta, suo malgrado, a rimanere sospesa in uno stato di coma vegetativo irreversibile per 16 lunghissimi anni. Un'agonia vergognosamente imposta e che, in breve tempo, è divenuta l'ignobile bandiera degli altrettanto ignobili "difensori della vita" di casa nostra che hanno, sempre più ignobilmente, sfruttato e cavalcato la siutazione di fronte all'ipocrita e lobotomizzata "opinione pubblica". Le ripetute e giuste richieste del padre di Eluana, il Signor Giuseppe Englaro, di interrompere questo lungo è inutile supplizio, come un vero e proprio attentato al diritto di vivere o di morire. Una battaglia feroce e senza esclusione di colpi che non sembra dover mai cessare, neanche davanti alle ultime sentenze, favorevoli alla cessazione della non-vita di Eluana e neanche in queste ore in cui ancor di più dovrebbe prevalere il silenzio ed il rispetto. "Confidiamo nella bontà divina e nell'angelo custode (no dico ve rendete conto questi che dicono ndsb) di Eluana che la porti in cielo, se è il suo tempo, prima che stasera in Clinica il circolo mortifero riprenda la marcia funebre verso l'eutanasia", queste le aberranti, vergognose, ipocrite ed improbabili parole, tra le tante pronunciate in 16 anni di imposta agonia, degli ignobili personaggi che si ergono, senza nessuna "autorizzazione" a "difensori della vita e della morte". Dall'altra parte, fortunatamente, ben diverso risulta l'atteggiamento della gran parte dei medici italiani, anche se purtroppo non tutti, consapevoli del fatto che Eluana non ha mai avuto alcuna speranza da quel nefasto giorno dell'incidente, ed infatti uno di loro dichiara che "L'accanimento terapeutico c'è stato, ma adesso è ora di mettere fine al calvario di Eluana Englaro. Visto che adesso la situazione non da nessuna possibilità alternativa, risultando così necessario assecondare la decisione e la volontà espresse dalla stessa Eluana" (dichiarazioni di Francesco Cognetti, ocologo dell'Ass.ne Italiana di Oncologia Medica), anche se io aggiungo invece che non è da adesso che si rende necessaria l'interruzione, ma che tutto questo andava fatto già da molti anni. In effetti, la prima richiesta di sospendere l'alimentazione artificiale che ha tenuto in vita Eluana, il Signor Englaro l'ha presentata nel lontano 1999. Di lì in poi una lunga e dolorosa attesa che ha esposto il Signor Englaro alle accuse più dure ed infamanti, da parte degli stessi vergognosi personaggi di cui sopra. La prima sentenza è del tribunale di Lecco che nel 1999 respinse vergognosamente la giusta richiesta di sospendere l'alimentazione. Lo stesso anno la Corte d'appello di Milano respinge il ricorso del padre di Eluana. Nel 2003 la richiesta viene ripresentata e di nuovo, prima il tribunale di Lecco e poi la Corte d'appello di Milano lo respingono. Stessa cosa nel 2006. Il trattamento medico, dice la vergognosa ed ingiusta sentenza, non può essere interrotto perché non rappresenta un accanimento terapeutico, mentre si evince dalle dichiarazioni mediche di cui sopra, che l'accanimento terapeutico e non solo, c'è stato eccome. Ad aprile del 2005 anche la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del padre. Secondo la Cassazione, il papà di Eluana non ha formalmente e giuridicamente i requisiti necessari per chiedere il distacco del sondino che alimenta la figlia. Il 16 ottobre 2007 una nuova sentenza della Cassazione rinvia la decisione alla Corte d'appello di Milano. Finalmente per la Suprema corte, il giudice può, su istanza del tutore, autorizzare l'interruzione in presenza di due circostanze concorrenti: la condizione di stato vegetativo del paziente apprezzata clinicamente come irreversibile e l'accertamento, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento. La sentenza provoca le proteste dell'Osservatore Romano. Il 25 giugno il caso di Eluana torna all'esame della Corte d'appello di Milano. Alla vigilia della prima udienza, la Consulta di Bioetica chiede di rispettare la volontà espressa dalla ragazza. Ad oggi, anzi da ieri, per quanto riguarda il quadro clinico di Eluana, nella giornata di ieri i medici hanno registrato improvvisi ed imprevisti peggioramenti, dovuti per la gran parte ad una emorragia interna. Nel corso della serata di ieri l'emorragia si è poi fermata. Il neurologo dell'ospedole ha confermato che Eluana ha sofferto di una emorragia uterina molto abbondante, non individuandone però le cause. Ha poi spiegato che per la prima volta c'è stato un accordo tra la famiglia, il medico e la clinica a non adottare ulteriori misure salvavita. Misure che potevano essere utili in una condizione normale, ma totalmente inutili ed alquanto inoopportune in questa situazione. Qualsiasi intervento non avrebbe infatti portato e non porterebbe mai anche in futuro alcun miglioramento, di nessun tipo, nella oramai non-vita di Eluana. Lasciatela in pace questa povera ragazza...Lasciatela libera di morire in pace come sicuramente anche lei, se avesse avuto possibilità di "autogiudicarsi" avrebbe voluto che fosse, invece di vedersi ridotta ad un vegetale inerme, senza nessuna possibiltà di risoluzione alcuna.
postato da: skenderback alle ore 13:37 | Permalink | commenti (3)
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