domenica, 12 ottobre 2008
http://files.splinder.com/82cb4b0beddee84558a81d0f6dd8ac7c.jpeg

Eluana è in fin di vita, dichiarano i medici, le sue condizioni hanno subito un drastico peggioramento nel tardo pomeriggio di ieri. Ma la verità è che Eluana Englaro è in fin di vita dal 18 gennaio del 1992, giorno in cui la sua auto si è schiantata contro un muro nei pressi di Lecco. Da quel triste momento in poi la giovane donna è stata costretta, suo malgrado, a rimanere sospesa in uno stato di coma vegetativo irreversibile per 16 lunghissimi anni.  Un'agonia vergognosamente imposta e che, in breve tempo, è divenuta l'ignobile bandiera degli altrettanto ignobili "difensori della vita" di casa nostra che hanno, sempre più ignobilmente, sfruttato e cavalcato la siutazione di fronte all'ipocrita e lobotomizzata "opinione pubblica". Le ripetute e giuste richieste del padre di Eluana, il Signor Giuseppe Englaro, di interrompere questo lungo è inutile supplizio, come un vero e proprio attentato al diritto di vivere o di morire. Una battaglia feroce e senza esclusione di colpi che non sembra dover mai cessare, neanche davanti alle ultime sentenze, favorevoli alla cessazione della non-vita di Eluana e neanche in queste ore in cui ancor di più dovrebbe prevalere il silenzio ed il rispetto. "Confidiamo nella bontà divina e nell'angelo custode (no dico ve rendete conto questi che dicono ndsb) di Eluana che la porti in cielo, se è il suo tempo, prima che stasera in Clinica il circolo mortifero riprenda la marcia funebre verso l'eutanasia", queste le aberranti, vergognose, ipocrite ed improbabili parole, tra le tante pronunciate in 16 anni di imposta agonia,  degli ignobili personaggi che si ergono, senza nessuna "autorizzazione" a "difensori della vita e della morte". Dall'altra parte, fortunatamente, ben diverso risulta l'atteggiamento della gran parte dei medici italiani, anche se purtroppo non tutti, consapevoli del fatto che Eluana non ha mai avuto alcuna speranza da quel nefasto giorno dell'incidente, ed infatti uno di loro dichiara che "L'accanimento terapeutico c'è stato, ma adesso è ora di mettere fine al calvario di Eluana Englaro. Visto che adesso la situazione non da nessuna possibilità alternativa, risultando così necessario assecondare la decisione e la volontà espresse dalla stessa Eluana" (dichiarazioni di Francesco Cognetti, ocologo dell'Ass.ne Italiana di Oncologia Medica), anche se io aggiungo invece che non è da adesso che si rende necessaria l'interruzione, ma che tutto questo andava fatto già da molti anni. In effetti, la prima richiesta di sospendere l'alimentazione artificiale che ha tenuto in vita Eluana, il Signor Englaro l'ha presentata nel lontano 1999. Di lì in poi una lunga e dolorosa attesa che ha esposto il Signor Englaro alle accuse più dure ed infamanti, da parte degli stessi vergognosi personaggi di cui sopra. La prima sentenza è del tribunale di Lecco che nel 1999 respinse vergognosamente la giusta richiesta di sospendere l'alimentazione. Lo stesso anno la Corte d'appello di Milano respinge il ricorso del padre di Eluana. Nel 2003 la richiesta viene ripresentata e di nuovo, prima il tribunale di Lecco e poi la Corte d'appello di Milano lo respingono. Stessa cosa nel 2006. Il trattamento medico, dice la vergognosa ed ingiusta sentenza, non può essere interrotto perché non rappresenta un accanimento terapeutico, mentre si evince dalle dichiarazioni mediche di cui sopra, che l'accanimento terapeutico e non solo, c'è stato eccome. Ad aprile del 2005 anche la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del padre. Secondo la Cassazione, il papà di Eluana non ha formalmente e giuridicamente i requisiti necessari per chiedere il distacco del sondino che alimenta la figlia. Il 16 ottobre 2007 una nuova sentenza della Cassazione rinvia la decisione alla Corte d'appello di Milano. Finalmente per la Suprema corte, il giudice può, su istanza del tutore, autorizzare l'interruzione in presenza di due circostanze concorrenti: la condizione di stato vegetativo del paziente apprezzata clinicamente come irreversibile e l'accertamento, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento. La sentenza provoca le proteste dell'Osservatore Romano. Il 25 giugno il caso di Eluana torna all'esame della Corte d'appello di Milano. Alla vigilia della prima udienza, la Consulta di Bioetica chiede di rispettare la volontà espressa dalla ragazza. Ad oggi, anzi da ieri, per quanto riguarda il quadro clinico di Eluana,  nella giornata di ieri i medici hanno registrato improvvisi ed imprevisti peggioramenti, dovuti per la gran parte ad una emorragia interna. Nel corso della serata di ieri l'emorragia si è poi fermata. Il neurologo dell'ospedole ha confermato che Eluana ha sofferto di una emorragia uterina molto abbondante, non
individuandone però le cause. Ha poi spiegato che per la prima volta c'è stato un accordo tra la famiglia, il medico e la clinica a non adottare ulteriori misure salvavita. Misure che potevano essere utili in una condizione normale, ma totalmente inutili ed alquanto inoopportune in questa situazione. Qualsiasi intervento non avrebbe infatti portato e non porterebbe mai anche in futuro alcun miglioramento, di nessun tipo, nella oramai non-vita di Eluana. Lasciatela in pace questa povera ragazza...Lasciatela libera di morire in pace come sicuramente anche lei, se avesse avuto possibilità di "autogiudicarsi" avrebbe voluto che fosse, invece di vedersi ridotta ad un vegetale inerme, senza nessuna possibiltà di risoluzione alcuna.
giovedì, 09 ottobre 2008
Noi siamo realisti...
...esigiamo l'impossibile !



41 anni fa Ernesto Guevara de la Sierna, detto "El Che" veniva barbaramente ucciso da militari e agenti della CIA americana sulle montagne della Bolivia, moriva così la speranza di una diversa visione dell'America Latina (che oggi sembra però riproporsi in tutta la sua forza e determinazione) e moriva anche il sogno di una unificazione del continente Sud Americano con cui poter contrastare lo strapotere economico e non solo dei fottuti yankee Nord americani, e non solo. Il sogno di Guevara e di generazioni intere, venne in quel momento sopito, ma non spento definitivamente, perchè ad oggi il mito di Guevara rivive in milioni di persone e non solo. Ed è proprio da quella entusiasmante esperienza che Guevara cercò di attuare, riuscendoci solo parzialmente, che oggi in quasi tutta l'Amarica Latina, i suoi insegnamenti sono di monito e ripresi da molti governi stufi della prepotenza e dello sfruttamento imposto dal fottuto yankee americano.
Medico argentino, "El Che" fu l'ultimo idealista, a partire da Simon Bolivar, cercando di applicare le proprie idee, il suo spirito di sacrificio, il suo rigore ed onestà intellettuale sono e saranno sempre fonte d’ispirazione per tutti coloro che credano tutto ciò ancora possibile !
mercoledì, 08 ottobre 2008
http://img264.imageshack.us/img264/7792/candelere0.jpg

A San Rossore, esattamente 70 anni fa, fu scritta una delle pagine più vergognose e nere della storia italiana del Novecento. Infatti ci fu la firma dei provvedimenti razziali che cancellarono tutti i diritti dei cittadini ebrei, e non solo. Ma nonostante ricorra, in questo  2008, il 70° anniversario di quella vergogna nazionale, NON ci sarà affatto  l’occasione per ribaltare la storia. Ma anzi ad oggi , e quindi a distanza di ben 70 anni, le nefaste e devastanti ideologie di allora, che sarebbero dovute essere dimenticate e sepolte, sono invece ancora oggi, sempre più legittimate e vive proprio grazie a questi schiofosi personaggi , che alloggiano le "istituzioni". Ma anche e soprattutto, ahinoi, sempre più radicate, e forse mai abbandonate, dalle mentalità degli italioti "moderni". E si cerca, sempre più impunemente, di riportare indietro l'orologio temporale, a tempi bui della storia italiana, che ripeto invece dovrebbero essere dimenticati e sopolti per sempre. Ne sono piena dimostrazione tutti questi atti di stampo razzista accaduti, e non solo nei giorni scorsi, e tutte le indegne situazioni che di giorno in giorno vengono perpetrate ai danni di tutti quei cittadini considerati "diversi" o non di nazionalità italiana. Tutto questo tramite, appunto, i sempre più frequenti atti di discriminazione raziale, attuate grazie alle nefaste e vergognose ideologie che oramai la fanno da padrone nei palazzi istituzionali e nelle bacate menti di molti, troppi italioti lobotomizzati. A San Rossore, 70 anni fa, dove quelle leggi furono firmate, quelle stesse leggi dovrebbero essere ristrappate e sepolte per sempre, come anche in tutta italia, ed in tutto il mondo intero. In italia si dovrebbe sempre più diffondere la memoria storica delle stragi nazifasciste, della persecuzione razziale, delle deportazioni. Qui, in questo paese senza più mempria, il “giorno della memoria” dovrebbe appunto durare 365 giorni l’anno. In tutta italia dovrebbero essere organizzate centinaia di attività per conservare il ricordo e far si che quello che è accaduto non si ripeta MAI più, ma invece sta avvenendo l'esatto contrario. Molti, troppi italioti di oggi, avrebbero un gran bisogno di toccare con mano cosa fu veramente l’orrore dei campi di concentramento Nazifascisti, cosa veramente furono e che cosa provocarono in seguito, la firma delle leggi razziali. Ricordare cosa fu veramente la persecuzione e attualizzare sempre più quella memoria per concentrare ad oggi una ferma e ferrea lotta ad ogni forma di violenza, razzismo ed intolleranza, verso chiunque. Il ricordo della memoria si rende sempre più necessario, per attuare oggi proposte concrete, per capire quanto dobbiamo e possiamo ancora fare perché quello che è avvenuto sotto il nazifascismo, o in america, ma poi anche in Sudafrica, ed in tante altre parti del mondo nel corso della storia, non si ripeta MAI più. A San Rossore Il 5 settembre 1938, dove si trovava per un periodo di vacanza, il Re Vittorio Emanuele III appose la sua firma al Regio Decreto n.1390 “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista” Anche se non divenne mai legge, perché fu integrato più tardi nel testo della legge del 17 Novembre 1938 “Provvedimenti per la razza italiana”, quel decreto fu il primo a dare l’avvio alle Vergognose leggi razziali in Italia. Al suo interno si sosteneva “la necessità assoluta e urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana”, e si decise così di procedere alla “sospensione” di alunni, docenti, e tutto il personale di “razza ebraica” da tutte le scuole “di ogni ordine e grado” del regno, ma non solo. Venne anche specificato che doveva essere “considerato di razza ebraica chiunque sia nato da genitori entrambi di razza ebraica anche se egli professi un’altra religione”. Sempre a San Rossore, nello stesso mese di settembre, vennero firmati anche i “Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri” (il 7 settembre) e il decreto per l’ “istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica” (23 settembre). Negli anni successivi (luglio 1939, settembre 1940, ottobre 1942) Vittorio Emanuele III firmò anche i provvedimenti che impedivano agli ebrei di esercitare qualsiasi professione, essere arruolati nell’esercito, possedere beni immobili. Quelle leggi erano l’appoggio giuridico per fare degli ebrei una “nazione nemica”, degli stranieri in patria. Fu così che iniziarono i rastrellamenti, le stragi, le deportazioni. Gli ebrei italiani vittime dell’olocausto furono oltre 7000.
http://www.agneseginocchio.it/FotoNotizieGiorn/Giornata%20memoria.jpg

- Cronologia delle leggi razziali in Italia
14 Luglio 1938 Manifesto sulla purezza della razza Italiana redatto da 10 "scienziati"
25 Luglio 1938 Comunicato della Segreteria del PNF sulla Razza Italiana
5 Settembre 1938 Regio Decreto per la difesa della razza nella scuola
7 Settembre 1938 Regio Decreto sugli Ebrei stranieri
6 Ottobre 1938 Dichiarazione sulla razza votata dal Gran Consiglio del Fascismo
15 Novembre 1938 Regio Decreto sull'integrazione in testo unico delle norme già emanate per la difesa della razza nella scuola italiana
17 Novembre 1938 Regio Decreto per la difesa della razza Italiana
29 Giugno 1939 Regio Decreto sulla disciplina dell'esercizio delle professioni da parte di cittadini di razza Ebraica

Una delle prime conseguenze della promulgazione delle leggi razziali fu l’istituzione di scuole ebraiche, dove furono destinati alunni e insegnanti ebrei, esclusi dalle scuole dello Stato.

Vorrei infine raccontare appunto la storia di Enrica Calabresi, la cui vicenda umana e professionale è simbolica, anche se poco conosciuta, del livello di aberrazione a cui si arrivò negli anni dell’Italia fascista. Enrica Calabresi era nata a Ferrara nel 1891. Trasferitasi con la famiglia a Firenze, si laureò nel 1914 in Scienze Naturali. Ancora prima della laurea venne assunta come presso il Gabinetto di zoologia dell’Università di Firenze. Nel 1924 le venne conferito il diploma di abilitazione alla docenza e nell'arco degli anni trenta le vennero riconosciute varie abilitazioni all'insegnamento (l'Astronoma Margherita Hack è stata sua allieva al Liceo classico “Galileo” di Firenze) e diversi riconoscimenti accademici. Il 14 dicembre 1938 fu dichiarata decaduta dall'abilitazione alla libera docenza di zoologia perché "appartenente alla razza ebraica". Nonostante le voci sempre peggiori che arrivavano dalla Germania sulle persecuzioni inflitte agli ebrei, scelse di restare a Firenze (la maggior parte della sua famiglia, rifugiata in Svizzera, riuscì a salvarsi) e dal 1939 al 1943 riuscì a sopravvivere insegnando scienze nelle classi superiori della Scuola ebraica. Nel gennaio del 1944 venne arrestata dalla Gestapo nella sua abitazione e trasferita al carcere fiorentino di Santa Verdiana. Il 20 dello stesso mese si suicidò ingerendo del veleno, per non finire deportata in un campo di concentramento tedesco. Scrisse le sue ultime volontà su un ritaglio di carta, che consegnò alle suore del carcere: “Prego con tutta l’anima la Madre Superiora di prendere in consegna tutti gli oggetti che mi appartengono e di non lasciarli andare nelle mani dei tedeschi. Voglia a suo tempo destinarli a opere di bene. Dio mi perdoni. Enrica Calabresi 18.1.1944”.
giovedì, 02 ottobre 2008
   PARMA 1  
http://www.affaritaliani.it/static/upl/emm/emmanuelbonsu_da_crimeblog.jpg

    PARMA 2   


 ...VERGOGNA !  FATE SCHIFO   
 LURIDI, PORCI, BASTARDI 
 RAZZISTI DI MERDA ! 
mercoledì, 01 ottobre 2008
<Caro Spike Lee ecco perché io partigiano sparavo e fuggivo>
Giorgio Bocca

Un "Regista" cinematografico, Spike Lee, in cerca di pubblicità per il suo film sulla strage nazista di Stazzema ripesca i luoghi comuni dell´attesismo e del revisionismo antipartigiano e i giornali disponibili al riflusso neofascista li pubblicano con risalto. Che pena! Val la pena di rispondere al signor Spike Lee? È un dovere storico anche se probabilmente inutile. Spike Lee dice: «Dopo gli attentati i partigiani fuggivano sulle montagne lasciando la popolazione civile esposta alle rappresaglie tedesche». Spike Lee ha una idea sia pur labile di cosa è la guerra partigiana in ogni tempo e in ogni luogo? È, per l´appunto, ricorrere alla sorpresa, evitare di essere agganciati da un nemico superiore in numero e armi, mordere e fuggire al duplice intento di far del male al nemico e di sopravvivere. Questi sono i fondamentali di ogni resistenza armata, l´alternativa è una sola: rinunciare alla lotta di liberazione, accettare l´attesismo che fa comodo all´occupante. Abbiamo dovuto scegliere subito, sul campo fra attesismo e lotta armata. Chi c´era allora, sul campo, scelse la lotta armata perché l´attesismo era una falsa alternativa, se si stava fermi e zitti e buoni vinceva il nemico nazista, vinceva il terrore. Spike Lee dice che fu il maresciallo Kesselring a dettare il codice delle rappresaglie: «Ogni soldato germanico ferito o ucciso verrà vendicato cento volte». Ma non fu Kesselring a stabilire la punizione terroristica, fu il comando della Wehrmacht, fu Hitler. L´attesismo era la resa senza condizione a un nemico che disponeva della vita e della morte di ogni italiano e che procedeva con i suoi "verboten" alla nostra servitù totale: proibito riunirsi, proibito informarsi, proibito avere ospiti, proibito aver piccioni viaggiatori, proibito tutto. Nel film di Spike Lee si sostiene la versione falsa che la strage di Stazzema, le centinaia di donne e bambini trucidati, fu "colpa" di una sentinella partigiana che non aveva avvisato i compagni dell´arrivo delle SS. Spike Lee si scusa dicendo di aver seguito la sceneggiatura di James Mc Bride che a sua volta così si giustifica: «Chiedo scusa se ho urtato la suscettibilità e la sensibilità dei partigiani. Ma la mia storia è una finzione, una versione romanzata che scrissi dopo una visita a Sant´Anna di Stazzema dove nessuno parlava più dell´eccidio». Spike Lee ha aggiunto: «Faccio questo mestiere da ventitré anni, sono un artista che prende i suoi rischi, non è che per delle recensioni negative mi suicidi». Ma una tragedia come quella di Stazzema non la si inventa o non la si cambia per fare un film. Tutti i giornali italiani hanno titolato la notizia riportando le parole di Spike Lee. «I partigiani? Spesso fuggivano, abbandonavano le popolazioni alle rappresaglie». Chi è stato partigiano sarà «suscettibile» ma capisce che il vento è cambiato, che il rispetto e la riconoscenza per chi ha messo a rischio la sua vita per la libertà di tutti, hanno lasciato il campo alla diffamazione e alla ostilità. È un cambiamento sgradevole ma prevedibile. Un giorno della primavera del ´45 ero assieme a Livio Bianco sul monte Tamone in val Grana da cui si vede la pianura e la città di Cuneo. Indovinando il mio pensiero Livio disse: «Andrà già bene se non ci metteranno in galera». I prudenti, i vili, la maggioranza non perdonano alle minoranze di aver avuto coraggio o semplicemente il senso di un dovere civico. Ci sono anche da noi molti antipartigiani semplicemente per una questione anagrafica, di non aver potuto per ragioni di età partecipare alla Resistenza. Ci sono molti antipartigiani che vedono nei partigiani un reducismo privilegiato e fastidioso. Curioso reducismo. Curioso privilegio. Cinque anni dopo la liberazione i carabinieri della val Maira riferivano sul mio conto a un magistrato: «Si ricorda che circolava armato con atteggiamenti spavaldi». E anche io, come dice Spike Lee, sparavo e poi scappavo.

12 agosto 1944-Strage Di S.A.di Stazzema

sannastazzema.jpg (76299 byte)
mercoledì, 01 ottobre 2008
http://isole.ecn.org/antifa/images/88.jpg

La storia di Walter Rossi, giovane romano di venti anni assassinato in un agguato coordinato tra polizia e fascisti, fa parte del lungo elenco di tragedie politiche che hanno caratterizzato e marcato indelebilmente sessanta anni di "democrazia" repubblicana. Tragici eventi che hanno visto protagonisti servizi segreti civili e militari, forze dell’ordine, fascisti, gruppi stranieri, organizzazioni più o meno segrete, l’Alleanza Atlantica, le basi americane presenti in Italia, il tutto coperto e protetto dalla magistratura e dalla classe politica. Come tutti sanno, di gran parte di questi fatti di sangue non si conoscono (o non si vuole che si conoscano ndskb) mandanti ed esecutori, di molti altri  ne è stata (vergognosamente ndskb) garantita l’impunità. La morte di Walter non è stata ritenuta degna neanche di un processo nonostante siano stati individuati i responsabili materiali, i mandanti e le coperture che questi hanno avuto e ricevono tuttora dalle istituzioni. Il suo assassino, Cristiano Fioravanti, vive libero sotto falso nome, stipendiato dallo Stato, i fascisti che hanno spalleggiato l’assassino non sono mai stati condannati, i poliziotti che erano presenti all’omicidio non sono mai stati giudicati, così come i responsabili delle sedi missine coinvolte nella preparazione e attuazione dell’omicidio, come i dirigenti di polizia presenti da ore sul luogo della tragedia. Un fatto come tanti di giustizia negata che ha marcato ulteriormente la vita di migliaia di cittadini di questo paese subendo oltre allo strazio di una perdita violenta, l’insulto infame della negazione della verità, arrivando oggi all’imposizione del silenzio, dell’oblio, sotto la logica dell’"equidistanza" tra vittime e carnefici, della pari dignità tra valori di libertà, uguaglianza e solidarietà con quelli di oppressione, disprezzo per i deboli, eliminazione del dissenso. Le associazioni che da più di quaranta anni combattono con la sola arma della memoria i crimini di questa repubblica, si sono purtroppo moltiplicate, anche se sempre più isolate, tentano di riportare anno dopo anno la questione della giustizia nelle piazze, nelle scuole, nei quartieri, nelle istituzioni. A lungo si è richiesta giustizia per Walter come per le vittime delle stragi e assassini ai danni di cittadini ignari, di giovani, di operai, di contadini, scontrandosi inevitabilmente con il muro di gomma dello Stato fatto di coperture, insabbiamenti, menzogne, processi farsa e assoluzioni a priori per assassini in divisa, omertà nei confronti di organizzazioni segrete eversive, cosche massoniche e mafiose.

http://isole.ecn.org/antifa/images/89.jpg

- Manifestazione Antifascista in memoria di W.Rossi (Roma 30-9-08)
Nel ricordo di Walter Rossi, e per rimarcare i valori dell'antifascismo si è svolta in quel di Roma, zona Balduina- Medaglie d'oro, una riuscitissima e molto numerosa manifestazione per far si che la memoria su questo, ed altri tragici avvenimenti non venga mai meno, come invece vorrebbero molte delle istituzioni assassine e fasciste. Alla manifestazione di oggi 30-9-2008 hanno partecipato quasi 2000 persone che hanno sfilato lungo il percorso che si snodava per il quartiere, con striscioni antifascisti ed in ricordo del compagno Walter Rossi. Davanti alla lapide in memoria di Walter, si sono svolti anche discorsi sui temi dell'antifascismo, ma non solo, tenuti da alcuni dei partecipanti alla Riuscitissima e molto partecipata manifestazione antifascista.