lunedì, 15 dicembre 2008
 “Vuoi rendere impossibile per chiunque opprimere un suo simile?  
 Allora, assicurati che nessuno possa possedere il potere” 
 (M. Bakunin) 


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Per affrontare con la massima apertura e disponibilità questa ricerca, occorre innanzitutto abbandonare i vari pregiudizi, chiarirci il più possibile le idee, e cioè partire dall'inizio. Il termine “anarchia” è infatti ancora un po' troppo avvolto nella confusione. Muoviamo allora dalle origini, dal significato della parola “anarchia”. Il termine “an-archia” deriva dal greco “αναρχία”, parola composta dalla radice α-(a-), senza, e dalla radice αρχ- (arch), governo, dominio, e viene solitamente tradotto con le espressioni “senza-comando”, “senza-potere”, “senza-autorità”. “Archi” (archi), primo termine di numerosi composti, deriva dal verbo “archein”, archein, comandare. Così “archia”, archia, da “archos”, archos, “arca”, nelle parole composte dotte significa “governo”, “dominio” (mon-archia, olig-archia) e “an-archos”, an-archos, può essere pertanto tradotto “senza un superiore”. Ma si considera anche, come secondo termine, “arch ”, arché, che unito alla radice α- diviene “an-arch”, an-arché. “Arché” però, prima ancora di “comando”, “potere”, “autorità”, significa “principio”, “origine e fine di tutte le cose”, perciò “anarchia” può anche voler dire “senza principio”, “senza divinità”, “senza dogmi”. Una delle definizioni del pensiero anarchico (in forma sintetica) è infatti “né Dio né padrone”. Sébastien Faure disse: “Chiunque neghi l'autorità e combatta contro di essa è un anarchico”. Definizione molto semplice, e per questo incompleta e alla fine fuorviante. Il pensiero anarchico è in realtà un pensiero complesso, policromo, talvolta contraddittorio. Semplificarlo non aiuta a conoscerlo e a liberarsi dalla confusione cui accennavamo prima. E' un pensiero che ha una sua storia peculiare e un proprio originale nucleo teorico-concettuale, che lo distingue da altre dottrine politiche, come il socialismo o il liberalismo, e che lo rende in un certo senso più ampio di queste, in quanto tende ad occuparsi dell'intera vita umana e non soltanto della gestione politica o di quella economica. Ma ciò che soprattutto lo distingue dalle altre dottrine politiche, è che per l'anarchismo non esiste una “umanità astratta” (di cui invece trattano tanto il liberalismo quanto il socialismo di stato e il comunismo autoritario), ma singoli uomini concreti. Il pensiero anarchico pertanto, diversamente dalle altre dottrine politiche, non ritiene di aver compreso per via filosofica la “natura” dell'uomo, e non si considera legittimato a prescrivere un codice morale e un'etica di comportamento che implichino diritti e doveri uguali per tutti gli uomini. Nell'anarchia è di fondamentale importanza l'autodeterminazione dell'individuo, di ogni singolo individuo, che è unico e diverso da tutti gli altri, e il suo totale e pieno diritto di scelta, di consenso o di rifiuto. Potremmo provare a definirla quindi una filosofia della libertà. Ma anche così otteniamo una definizione in un certo senso riduttiva e vaga al tempo stesso. Quello anarchico non è un pensiero che rimane tale, ma è un pensiero legato strettamente all'azione, dando immediata origine all'”anarchismo”. Precisando meglio, l'anarchismo non deriva da riflessioni astratte di qualche intellettuale o filosofo, ma dalla lotta diretta dei lavoratori contro il capitalismo, dalla ribellione degli oppressi contro i loro oppressori, dai bisogni e dalle necessità di questi uomini e dalle loro aspirazioni di libertà ed eguaglianza. I pensatori anarchici, quindi, come ad esempio Bakunin o Kropotkin, non inventarono l'idea dell'anarchismo, semplicemente la scoprirono nelle masse oppresse e sfruttate e la rafforzarono, la chiarirono e la divulgarono. E' l'azione pertanto che dà origine al pensiero. Il fine ultimo dell'anarchismo è infatti quello di un cambiamento sociale. L'anarchia critica la società esistente, di conseguenza non respinge il potere terreno in base a considerazioni prettamente filosofiche o religiose (come i mistici o gli stoici, ad esempio). Per inciso, si può, senza eccedere in fantasia, tanto per quanto riguarda il pensiero anarchico come per altri pensieri “moderni”, fare accostamenti in alcuni punti con correnti filosofiche più antiche, e in questo caso quindi rilevare alcune somiglianze tra il pensiero anarchico e lo stesso stoicismo, ad esempio, per la sua visione cosmopolita, o ancora meglio lo scetticismo, per il suo rifiuto di ogni dogma, o l'epicureismo, per la sua concezione materialistica e atomistica, per il suo contatto con la realtà concreta, per la scelta della situazione, delle persone e dei fatti che meglio si armonizzano con la costituzione intellettuale dell'individuo, per l'esclusione delle sterili dispute sulle questioni “supreme”, per la pluralità delle ipotesi, per la vita piacevole accompagnata però dalla rinuncia “al più”, quindi la semplicità e non lo spreco, per il suo rifiuto dell’attività politica fine a se stessa, o, ancora, si può accostare il pensiero e il sentire anarchico ad alcuni aspetti del libertinismo, per il suo richiamo alla dignità e all'autonomia della ragione dell'uomo, per il suo volersi emancipare da ogni forma di servitù intellettuale e per la sua ribellione morale alla legge e alla tradizione invecchiata, a tutto ciò che non permette all'uomo di liberare la sua creatività, quindi per quel suo spirito innovativo, scanzonato e ribelle. Portiamo dentro di noi in vari modi l'intera storia del pensiero che ci ha preceduti, che spesso riemerge in forme nuove. Riprendendo il filo del discorso, l'anarchia, come abbiamo osservato, non sogna un mondo ultraterreno. Si occupa di questo, dove ora ci troviamo a vivere. Non si esaurisce in desideri o fughe individuali. Né si è mai considerata un pensiero elitario. E’ un pensiero concreto e radicato nel mondo che lo circonda, aperto a tutti quanti gli uomini. Esistono infatti sia il pensiero anarchico che il movimento anarchico, nelle sue varie fasi, forme ed espressioni. E sono qualcosa di inscindibile. Uno non può esistere senza l'altro. L'anarchia in senso astratto non ha senso per gli anarchici, ciò che essi desiderano è realizzarla concretamente, qui e ora. Le idee da sole non significano nulla, ma vanno messe in pratica nella vita di tutti i giorni, in quella pubblica come in quella privata (per gli anarchici non esiste questa distinzione, così come non esiste distinzione tra i mezzi e il fine che si vuole raggiungere, visto che non si può voler ottenere la libertà, ad esempio, restringendola o negandola), tentando di realizzare in ogni gesto, singolarmente e in comunione con gli altri, quel mondo più umano, più libero, più giusto, che è al centro dell'ideale anarchico.
giovedì, 11 dicembre 2008
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Milano - 12 dicembre 1969
un ordigno contenente sette chili di tritolo esplode alle 16,37, nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Il bilancio delle vittime è di 16 morti e 87 feriti.

http://img136.imageshack.us/img136/4181/piazzafontanatargacensuza6.jpg

http://anarcosolidale.splinder.com/post/15093275

giovedì, 11 dicembre 2008
Nel quartiere Exarchia, prospiciente l'università di Atene, nella notte del 6 dicembre la polizia greca ha sparato su di un gruppo di giovani, che stavano tranquillamente bevendo tra di loro, in un pub della zona. Un quindicenne, Alexis Grigoropulos, è stato barbaramente assassinato.
http://translate.google.com/translate?hl=it&ie=UTF-8&u=http%3A%2F%2Fathens.indymedia.org%2F&sl=el&tl=it&history_state0=


http://athens.indymedia.org/local/webcast/uploads/metafiles/1110zl9qq.jpg

δολοφÏŒνους
Assassini


domenica, 07 dicembre 2008
“Comunista!” ha per interpreti Piergiorgio Cinì e Pierluigi Tortora, con l’ausilio delle voci di Maria Libera Ranaudo, Riccardo Massacci, Stefano De Bernardin e Marco Cortesi. Interventi grafici e video di Alessandro Amaducci. Luci di Massimo Massacci. Regia di Alessandro Perfetti. “Comunista!” è prodotto dalla Provincia di Ascoli Piceno in collaborazione con l’AMAT.

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http://www.scarphrec.org/visionari/comunista!.mp3

In scena si fronteggiano per sessanta minuti, durante un estenuante colloquio di lavoro, un crudele e implacabile selezionatore della grande azienda “Vulcanica” e un aspirante dipendente laureato in antropologia culturale. L’ufficio Risorse Umane della “Vulcanica” è l’arena in cui i due sono costretti a scannarsi, consapevoli che dagli spalti il Sistema li osserva divertito e attende solo di nutrirsi del loro sangue, indifferentemente dell’uno o dell’altro. Le tinte della commedia sono forti, i toni sovrabbondanti, i gesti iperbolici. L’impostazione grottesca della regia, nel prendere le giuste distanze da accadimenti reali, ne esalta il realismo. “Comunista” è una sarcastica, amara rappresentazione del Potere. Un potere gerarchico e manipolatore, il potere atavico e “oggettivo” dell’uomo sull’uomo. Angelo Ferracuti attinge ad un tema a lui caro: il mondo del lavoro, già esplorato nel suo libro-reportage “Le risorse umane” (Feltrinelli, 2006). Come scrive Marco Baliani a proposito dello scrittore marchigiano: “È un teatro spietato, come deve essere il grande teatro spietato di ogni tempo. È un’arte difficile, perché si tratta di sporcarsi le mani, di stare coi piedi nella discarica, perché si tratta di avere occhi e orecchie appuntite e aperti, e questo è sempre doloroso.

Fonte: Radio Onda rossa - Visionari - Radio Teatro 24 -
http://www.ondarossa.info/newsman/art_2008_12_6_0108.html


 
Dal 2 al 31 dicembre 2008
Teatro Vascello
Via G.Carini 72/78, Roma

prodotto da
Flavia Mastrella Antonio Rezza
FOTOFINISH
con Antonio Rezza
e Armando Novara
(mai) scritto da Antonio Rezza
allestimento scenico Flavia Mastrella
assistente alla creazione Massimo camilli
regia Flavia Mastrella Antonio Rezza


E’ la storia di un uomo che si fotografa per sentirsi meno solo.
Apre così uno studio dove si immortala fingendosi ora cliente ora fotografo esperto.
E grazie alla moltiplicazione della sua immagine arriva a credersi un politico che parla alla folla. Una folla che non c’è. Ma che lo galvanizza come tutte le cose che non avremo mai. Tra un comizio e l’altro arriva a proclamarsi costruttore di ospedali ambulanti che si spostano direttamente nelle case dei malati.
Ed all’interno di questi ospedali c’è sempre lui: sotto le vesti del primario, sotto quelle del degente e sotto quelle delle suore cappellone che sostituiscono la medicina con gli strumenti della fede.
Ben presto, grazie all’inflazione della sua immagine, è convinto di non essere più solo. E continua nelle sue scorribande politiche delegando se stesso alla cultura per costruire impossibili cinema dove l’erotismo differisce dalla pornografia solo per qualche traccia labile di dialogo.
Ed ipotizza incendi e sciagure, ipotizza uscite di sicurezza per portare in salvo lo spettatore medio che lui stesso rappresenta.
Di tanto in tanto torna dal fotografo che è per costringersi a scattarsi nuove foto.
Ed impazzisce a poco a poco. Ma mai completamente.
Nel pieno del suo delirio auto presenzialista arriva a farsi donna con tutta la sua nudità camuffata; e a farsi uomo, pensandosi ora l’una ed ora l’altro, immaginando di uscirsi insieme per rientrarsi accanto.
E come politico sblocca ogni piano regolatore per regalarsi una casa ambulante, come gli ospedali, come la disperazione di chi tenta di imbrogliar se stesso.
E solo quando è costretto a mettere un cane a difesa della sua abitazione capisce di esser solo e di essere lui quel cane posto a tutela della proprietà. Ma con un colpo di coda inaspettato torna da cane a politico ed accusa gli elettori di non aver capito. Di non aver capito che nulla è mai esistito. L’unica cosa che esisteva era la sua solitudine. Che non può essere fotografata perché la solitudine è l’assenza di chi non ti è vicino.
SCENA E STRUTTURA

L’allestimento scenico è costituito da Cinque elementi, i TOTEM, sviluppano le braccia e tentano di contenere il circostante, appesi ai totem giacciono sculture e volumi mobili che danno la possibilità di percorrere tutto il palco - sono presenti i quadri di scena mutanti*
Il bianco è il colore dominante, in varie tonalità, con squarci di rossi vivaci verdi e blu.
La sfera bianca, rotola in un spazio del quale ignora completamente le regole, vaga come microcosmo mentale abitativo e definitivo.
Lo sferoide con Antonio ruota tra il pubblico nel corridoio centrale del teatro su un prolungamento del palco illuminato .Il mezzo che porta al nulla munito di ruote rende agili gli spostamenti. Sono previste altre presenze umane in scena con Antonio Un passeggero - Una folla

*i mutanti - sono dei quadri di scena che scivolando dal supporto metallico diventano abito o appendice del corpo. Apparsi la prima volta nell'allestimento di barba e cravatta si sono poi evoluti nel volume con Io

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sabato, 06 dicembre 2008
thyssen2
Fu una "strage premeditata" dai fottuti padroni capitalisti senza scruopoli, questo è il vero nome con cui va chiamato ciò che avvenne nella notte di giovedì 6 dicembre 2007 in quel della ThyssenKrupp di Torino, un ennesimo "incidente sul lavoro" che sconvolse la vita di 7 famiglie proletarie e non solo. Ben 7 operai vennero travolti da un incendio sviluppatosi nel reparto trattamento termico dove i laminati d'acciaio vengono portati ad altissime temperature e poi raffreddati in bagni d'olio per temperarli. Antonio Schiavone,36 anni che morì subito bruciato vivo, Roberto Scola, 32 anni, che aveva il corpo interamente ricoperto di ustioni, morì intorno alle 7 del giorno dopo, mentre alle 17.45 sempre del 7 morì Angelo Laurino, 43 anni, che era stato ricoverato all'ospedale Giovanni Bosco con ustioni su oltre il 90%, Bruno Santino che aveva 26 anni morì anche lui nella tarda serata, era un altro dei feriti gravissimi che non risci a resistere alle gravi ustioni. Un'agonia durata invece dieci giorni, per un peggioramento subito nelle ultime ore riguardò invece Rocco Marzo, 54 anni, che morì all'ospedale Le Molinette.  Rocco stava facendo un giro di controllo, ed aveva in tasca la radio d'emergenza, ma non fece mai in tempo a usarla, aveva riportato ustioni sull'80% del corpo. Rosario Rodinò aveva anche lui ustioni su quasi tutto il corpo, venne mantenuto in coma farmacologico perché non sentisse dolore, ma alla fine morì anche lui nell'ospedale Villa Scassi di Genova dopo tredici giorni di agonia. Giuseppe Demasi che morì per arresto cardiaco all’ospedale Cto di Torino all’età di 26 anni dopo oltre tre settimane di agonia, fu l'ultima vittima, in ordine di tempo, di quella infame strage avvenuta alla thyssenkrupp...Le acciaierie del fuhrer.  Gli operai morti e gravemente ustionati di quei giorni avevano già fatto le loro 8 ore e stavano facendo altre 4 ore di straordinario, per di più notturno, in tutto 12 ore consecutive. Impegnati fino allo stremo in lavorazioni che anche per una sola ora sono massacranti, ed in quella maledetta fabbrica, come in tante altre, chi non accettava di fare gli straordinari veniva cacciato. In soli 200 operai, a "tanti" erano stati ridotti, solo 200 dovevano fare la produzione che fino a luglio scorso era fatta da 385 operai, un suicidio preannunciato. Il ricatto del lavoro è la regola per i fottuti capitalisti che sfruttano al massimo possibile uomini e macchinari, con la manutenzione dei macchinari che è ovviamente e regolarmente in difetto se non assente del tutto. Gli alti signori delle istituzioni e della politica in occasioni come queste sono sempre pronti a spargere le loro lacrime rilasciando dichiarazioni vergognosamente ipocrite di grande preoccupazione per le condizioni di lavoro operaie, ma sanno benissimo che la sicurezza sui posti di lavoro oramai è un'emergenza. Le leggi ci sono, ma vanno rispettate e questo purtroppo invece non avviene, i controlli devono funzionare, ma nessuno fa nulla perchè ciò avvenga, tutti lo sanno ma nessuno fa nulla e chi si lamenta viene mandato a casa con un bel calcio nel culo. E intanto gli operai muoiono nelle fabbriche, nei cantieri, nelle miniere e non ci sono mai capitalisti che paghino salati i loro assassinii! Il modo per obbligare i capitalisti ad applicare le misure di sicurezza sul posto di lavoro c'è, e non è quello seguito fino ad oggi dai cosiddetti uffici competenti, nè quello seguito dai sindacati collaborazionisti, tante chiacchiere, ma fatti reali non se sono mai visti! Quindi è giunta l'ora di dire BASTA, non si può continuare a morire, a mutilarsi, ad invalidarsi per ingrassare i profitti di questi fottuti padroni capitalisti. E' giunta l'ora di riprendere la lotta nelle nostre mani, organizzarci nelle assemblee e nei comitati, nelle azioni di sabotaggio contro questi fottuti padroni e contro questo vile sfruttamento indiscriminato senza scrupoli, combattere strenuamente con ogni mezzo non solo per la difesa delle condizioni di sicurezza sui posti di lavoro e di vita degli operai! Ma anche e soprattutto per far si che siano finalmente gli operai a gestire la fabbrica ed il proprio lavoro, non viceversa. E ad ogni minimo soppruso sul lavoro, avviare subito uno sciopero immediato fino a quando tutte le richieste non siano state esaudite, e senza sospensione della paga. E se muore un operaio sul posto lavoro, sciopero generale, immediato, ad oltranza, con la mobilitazione di tutte le categorie. Perchè quando un operaio perde la vita per colpa dei fottuti padroni capitalisti, tutti i fottuti padroni capitalisti sono egualmente responsabili, così come lo sono le fottute istituzioni che li proteggono, quindi la lotta dovrà colpirli tutti, nessuno escluso !

http://www.eteamz.com/KirklandHeat/images/ThyssenKrupp_logo.jpg
L'acciaio del führer.
Nel 1933 Gustav Krupp, il proprietario delle acciaierie Krupp, finanziava generosamente il partito nazional-socialista tedesco e la sua ascesa al potere. Negli anni successivi la Krupp guida il riarmo della Germania, sviluppando il famigerato cannone antiaereo da 88 cm ed i primi panzer con motore diesel ma soprattutto continua a guadagnare e sguazzare nel terzo reich. Alla fine della II Guerra Mondiale si scoprì poi che Herr Alfried Krupp affittava direttamente dalle SS prigionieri politici a 4 marchi al giorno. I giudici del processo di Norimberga infatti lo condannano per uso ed abuso assassino di lavoro forzato a 12 anni di carcere ed alla cessione del 75% degli averi di famiglia. A riprova ulteriore che i processi siano un mero esercizio di potere, la condanna nei confronti dell’ariano Alfried non viene eseguita e l’ultimo Krupp in ordine di tempo ritorna al comando dell’azienda di famiglia. Nel 1999 il gruppo Krupp si fonde con le acciaierie di un’altra dinastia tedesca di aperti sostenitori della dittatura nazista: i Thyssen.
mercoledì, 03 dicembre 2008
http://ilpotlac.blog.dada.net/img/foto_autoritratto.jpg


L'immane farsa umana
(non mancheranno ragioni per occuparsi
del suo risvolto tragico)
non è affar mio. Pertanto
mi sono rifugiato nella zona intermedia
che può chiamarsi inedia accidia o altro.
Si dirà: sei colui che cadde dal predellino
e disse poco male tanto dovevo scendere.
Ma non è cosi facile distinguere
discesa da caduta, cattiva sorte o mala.
Ho tentato più volte di far nascere
figure umane angeli salvifici
anche se provvisori; e se uno falliva
né si reggeva più sul piedistallo
pronta e immancabile anche la sostituta
adusata alla parte per vocazione innata
di essere il doppio sempre pronto al decollo
alle prime avvisaglie e a volte tale
da onnubilare dell'origine
ciò che conviene al calco più perfetto
di chi sembrò vivente e fu nessuno.

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Chissà se un giorno butteremo le maschere
che portiamo sul volto senza saperlo
Per questo è tanto difficile identificare
gli uomini che incontriamo.
Forse tra i tanti, fra i milioni c'è
Quello in cui viso e maschera coincidono
e lui solo potrebbe dirci la parola
che attendiamo da sempre. Ma è probabile
Ch'egli stesso non sappia del suo privilegio.
Chi l'ha saputo, se uno ne fu mai,
pagò il suo dono con balbuzie o peggio.
Non valeva la pena trovarlo. Il suo nome
fu sempre impronunciabile per cause
non solo di fonetica. La scienza
ha ben altro da fare o da non fare.

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E.Montale -

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categoria:poeticamente, esseri unici