lunedì, 26 ottobre 2009

Annullato il licenziamento del ferroviere. A carico delle Ferrovie le retribuzioni perse e le spese di giudizio Dante De Angelis ha vinto contro le Ferrovie. Il Giudice del lavoro di Roma ha infatti annullato il licenziamento, risalente all'estate 2008, ordinato l'immediato reintegro e il risarcimento delle retribuzioni perse. Il macchinista fu licenziato perché accusato di "mentire" sulle cause dello "spezzamento" di un treno avvenuto a Milano nel luglio 2008. Secondo De Angelis l'incidente era un problema di sicurezza e controlli. Restano a carico delle Ferrovie le spese del giudizio. Tra due mesi le motivazioni della sentenza. "È finito un incubo – ha commentato Dante De Angelis -. Dopo più un anno d’attesa finalmente mi sento sollevato". Dante De Angelis era in servizio come macchinista del deposito locomotive di Roma-San Lorenzo quando il 14 luglio 2008 a Milano un Etr senza passeggeri si spezzò mentre veniva trasferito dall’officina della Martesana alla stazione centrale. Per il macchinista lo spezzamento era stato un incidente potenzialmente molto pericoloso in quanto era anche un campanello d’allarme che poneva all’attenzione la questione della manutenzione, della progettazione e dei controlli sugli Etr. Queste dichiarazioni erano state giudicate gravi dai vertici delle Fs che decisero per il licenziamento del loro dipendente. De Angelis ha vinto sotto tutti i fronti: licenziamento annullato, immediato ordine di reintegrazione e risarcimento di tutte le retribuzioni perdute. Il macchinista è stato accolto da un centinaio di suoi compagni, in attesa della decisione del giudice davanti agli uffici di viale Giulio Cesare a Roma, che lo hanno accolto con scroscianti applausi. "Tornerò a guidare un treno – commenta con voce pacata De Angelis -. La mia resistenza, quella della mia famiglia e dei miei colleghi è stata messa a dura prova. Resto convinto di aver fatto il mio dovere nell’interesse della sicurezza di tutti, ferrovieri, pendolari e tutti i cittadini". "È una sentenza molto importante – hanno commentato i legali di De Angelis – perché restaura il diritto di espressione e critica da parte dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e respinge la pretesa dell’azienda che voleva limitare questa libertà con l’idea che un eventuale, e in questo caso non esistente, errore nell’esercizio di un importante incarico possa comparare il licenziamento". Soddisfatto anche il sindacato dell’Orsa: "Non si può essere licenziati quando si denuncia insicurezza, ancor meno quando le denunce sono fondate» ha dichiarato la sigla sindacale".

Fonte: Indymedia Lombardia
lunedì, 26 ottobre 2009
 La corrispondenza con il giornalista Checchino Antonini



http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/CHECCHINO.mp3

Aldo Bianzino, morto due anni fa in una prigione di Perugia per cause ancora da chiarire. Marcello Lonzi, ammazzato in una galera livornese nel 2003 da un arresto cardiocircolatorio, ma il suo corpo sfigurato dice tutt'altro, (ma anche Federico Aldrovandi molto simile alla morte di Stefano). Fino a l'altroieri, Ilaria non conosceva i loro nomi, forse nemmeno sapeva quanto fosse lungo il catalogo dei morti di galera. Poi i carabinieri di Torpignattara hanno bussato a casa loro per dire che semplicemente, "Stefano era morto" in ospedale e più precisamente nel reparto penitenziario del Pertini. Ora la famiglia chiede di poter vedere la salma prima che sia ricomposta. Vuole accedere al più presto alle foto dell'autopsia. Perché, finora, le due cose sono state negate. Stefano aveva 31 anni, faceva il geometra in uno studio comune con il padre e la sorella. La notte tra il 15 e il 16 ottobre lo pescano con 20 grammi di sostanze nel vicino quartiere Appio Claudio. Le modalità dell'arresto e del sequestro non sono ancora note alla famiglia. All'una e mezza di notte di notte, il citofono di casa Cucchi segnala l'arrivo di Stefano. Non è solo. Con lui ci sono i militari che lo hanno arrestato. Perquisiranno solo la sua cameretta, senza per latro trovare nulla. Uscendo, uno di loro cerca di rassicurare la madre "Signora non si preoccupi, per così poco è capace che domani sia a casa ai domiciliari". Dettaglio importante: Stefano "era pulito", racconta Ilaria nella sala d'aspetto dell'obitorio. Ossia "camminava sulle sue gambe, non aveva segni sul viso". E ricorda quanto fosse esile suo fratello. Basso e magrissimo. Il mattino appresso suo padre va a Piazzale Clodio all'udienza per direttissima. Stefano aveva il viso livido e gli occhi gonfi. L'udienza è rinviata al 13 novembre. Si torna a Regina Coeli. Il sabato sera, l'indomani, i carabinieri arrivano a casa Cucchi per comunicare il ricovero al Pronto soccorso dell'Isola Tiberina. Si scoprirà, invece, che era stato portato al Pertini. Motivo ufficiale: dolori alla schiena dovuti a una caduta precedente all'arresto di cui in casa nessuno sa nulla. Ma una lastra dirà che aveva due vertebre rotte, una sacrale e una lombare, due vertebre basse. Si può camminare per tre giorni con due vertebre rotte, andare a casa, poi in carcere, quindi al processo e di nuovo in galera? Bisognerebbe sapere quanto siano profonde quelle lesioni. Ma sicuramente il dolore sarebbe stato evidente. E per capire quando si siano verificate ci sarebbe da osservare l'emorragia attorno alle vertebre. Quella sera i genitori di Stefano sono scappati in ospedale ma fu spiegato loro (era la prima volta che si trovavano in quelle condizioni) che era un carcere a tutti gli effetti, quindi non era possibile vederlo, né avere notizie senza una carta del pm. La stessa cosa si sarebbero sentito dire la domenica mattina. Lunedì la carta non è ancora arrivata. "Ma perché è qui?", riescono a domandare a una poliziotta. "Non vi preoccupate, vostro figlio è tranquillo". Mercoledì arriva l'autorizzazione ma vale per il giorno successivo. Ma Stefano muore all'alba. All'ora di pranzo - un bel po' di ore dopo - arrivano i carabinieri a portare il dispositivo per la nomina di un consulente di parte per gli "accertamenti urgenti non ripetibili", l'autopsia. C'è qualcosa che non quadra. Ilaria ha sempre più domande in testa e nessuna risposta. La sera prima una volontaria le aveva telefonato per riferire un messaggio di Stefano. Voleva parlare con suo cognato, il marito di Ilaria, appunto. Il ragazzo cercava aiuto per affidare a qualcuno la sua cagnetta. "Ma quando esco la rivoglio", aveva precisato. La volontaria non ha saputo dire granché delle condizioni fisiche di Stefano. Dice che era sempre sotto il lenzuolo. Dopo un'inutile corsa sotto la pioggia a Piazzale Clodio - "credevamo fosse lì l'autopsia" - Ilaria e i suoi arrivano al Pertini. Una dottoressa conferma la versione della volontaria: pare che Stefano stesse per ore sotto le lenzuola. "Non si voleva nutrire - ha detto - gli portavamo la carne ma lui la lasciava". E avrebbe rifiutato le cure. Suonano beffarde le parole della dottoressa ai genitori che nemmeno hanno potuto assistere un figlio moribondo: "Perché non vi siete rivolti a noi". Dopo un braccio di ferro col posto di polizia, finalmente il pm autorizza i familiari a vedere la salma. Dietro il vetro divisorio, Stefano rivela il viso deformato, nero, "come bruciato". Un'occhio pesto, l'altro fuori dalle orbite, le ossa della mascella spostate. "Per forza non mangiava!", esclama la sorella. Il corpo era nascosto da un lenzuolo. L'autopsia è durata più di cinque ore e stavolta il pm ha negato ai consulenti di parte di effettuare foto. Ci saranno solo quelle del perito del pm. All'uscita dall'obitorio il medico di parte avrà poche parole. Conferma la natura traumatica degli ematomi sul viso ma nega emorragie interne. Insomma, quelle botte non spiegherebbero la morte. Sarebbe evidente una "sofferenza polmonare" ma per capire meglio si dovranno aspettare gli esami istologici, le cartelle cliniche, i rilievi tossicologici. Le domande di Ilaria sono troppe, e sempre più inquietanti, (ma purtroppo ancora senza risposta.)
sabato, 24 ottobre 2009
La Calabria libera, che combatte mafie e apparati massonici, ha convocato una manifestazione nazionale contro il silenzio, le lentezze e l'affossamento delle responsabilità che riguardano l'utilizzo di territori e mari come discarica di veleni provenienti dal Nord Italia e dal nord Europa. Il Mediterraneo è diventato la pattumiera di idustriali e mafiosi, bisogna capire e fermare quest'attentato alla salute di milioni di persone.

in nome del popolo inquinato
Comunicato di convocazione del corteo:

Nella valle del fiume Oliva è stata accertata la presenza di un fortissimo tasso di radioattività; lo confermano i rilievi effettuati dall'Arpacal per conto della Procura di Paola, dai tecnici del Ministero dell'ambiente e dai Carabinieri del NOE. Al largo di Cetraro è stata accertata la presenza di una nave affondata con tutto il suo carico di veleni, quasi certamente scorie tossiche e nucleari trasportate dalla Motonave Cunski, affondata dalla ‘ndrangheta per conto di bande assassine e di chissà quali "servizi" nazionali ed internazionali. A Crotone le scuole, i piazzali, le abitazioni sono inquinate da materiale tossici che stanno avvelenando giorno dopo giorno principalmente i bambini. Questo materiale tossico proviene dalla Pertusola, fabbrica dimessa e mai bonificata, da dove sono partite le 35 mila tonnellate di ferriti di zinco ancora sepolti nella sibaritide. A Praia a Mare e nella fabbrica della morte Marlane sono state accertate 40 morti per tumore ed altri 40 colpiti da varie forme tumorali, mentre attorno alla fabbrica, al centro del paese, sono stati scoperti rifiuti tossici sotterrati. Di fronte a questi disastri ecologici accertati, ed a quanti altri ve ne sono nella nostra terra e nei nostri mari, finora il governo nazionale non si è mosso per come avrebbe dovuto fare convocandosi in forma straordinaria ed urgente e stanziando i fondi necessari. La lentezza delle iniziative governative incomincia a preoccupare ed a far sospettare tentativi di depistaggi programmati e di disinformazione, come è già avvenuto sulla vicenda della Jolly Rosso. Non ci basta che venga misurata la radioattività presente ad Oliva ma vogliamo che vengano scoperti e portati alla luce tutti i materiali inquinanti sepolti in quella valle dell'inferno. Non ci basta qualche prelievo fatto da una nave "ministeriale" al largo di Cetraro ma vogliamo che i fusti sepolti a 480 metri di profondità vengano tutti recuperati ed analizzati. Vogliamo che vengano ricercate anche le altre "navi a perdere" affondate nei nostri mari con i loro carichi mortali. Vogliamo che si faccia presto perché la nostra salute è ad alto rischio e sull'economia vi saranno ricadute negative pesantissime. La mobilitazione della popolazione deve essere massima, continua e forte. Le istituzioni locali e regionali , i politici tutti, che fino a ieri hanno fatto finta di non sapere cosa vi fosse nel fiume Oliva, a Cetraro, a Praia a Mare, oggi devono fare la loro parte e seguire tutti i percorsi necessari a tenere alta la mobilitazione, compreso il compimento di atti eclatanti e formalmente poco ortodossi. I sindaci in particolare devono vigilare uniti contro ogni tentativo di sottostimare il pericolo e di rabbonire le popolazioni senza ragion veduta. Per tutto questo le associazioni ambientaliste, i sindacati , i comitati di base chiedono che venga dichiarato dal governo lo stato d'emergenza in tutto il territorio costiero che va da Maratea ad Amantea e nei siti contaminati come Crotone e la sibaritide - che vengano indennizzati tutti i pescatori della costa e i contadini della valle dell'Olivo e tutte quelle categorie che vivono di turismo - che venga effettuata un analisi epidemiologica in tutta la costa tirrenica e in tutta la regione venga istituito e reso pubblico il registro dei tumori che vengano dati mezzi e risorse alla regione Calabria perchè immediatamente vengano recuperate la nave Cunsky davanti Cetraro e la Yvonne davanti Maratea insieme al loro carico radioattivo e tossico - che venga bonificata tutta la valle dell'Olivo nei luoghi indicati e conosciuti dove risultano sepolti i rifiuti - che vengano bonificati tutti i luoghi inquinati come il Fiume Oliva, Crotone, la sibaritide, Praia a Mare - che venga riaperta l'inchiesta sulla Jolly Rosso e vengano perseguiti i responsabili del tentato affondamento e si scoprano i responsabili del seppellimento dei rifiuti, delle ditte che vi hanno lavorato, di coloro che hanno depistato più volte l'inchiesta - che venga aperta un'inchiesta per fare chiarezza su tutte le morti sospette avvenute in questi anni . (Da laria Alpi in poi).

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"Basta essere furbi, aspettare delle giornate di mare giusto, e chi vuoi che se ne accorga?". "E il mare? Che ne sarà del mare della zona se l'ammorbiamo?". "Ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi che con quelli, il mare andiamo a trovarcelo da un'altra parte...". Questo dialogo tra due boss della 'ndrangheta, agli atti delle indagini, basta per comprendere quale logica abbia mosso le navi dei veleni. Navi che dagli anni Ottanta hanno seminato lungo le coste del Mediterraneo e dell'Africa i loro carichi di rifiuti tossici e radioattivi. Meno facile è capire perché si sia dovuto aspettare vent'anni per seguire una pista che era stata indicata con chiarezza da tante inchieste e tanti pentiti. Mettendo assieme le informazioni raccolte pazientemente dai magistrati di mezza Italia è possibile costruire la mappa dei cimiteri radioattivi dei nostri mari. Un elenco di affondamenti volontari, navi che spariscono nel nulla senza lanciare il may day, troppo lungo per essere citato in versione integrale, ma basta ricordare alcuni casi per avere un'idea di quello che è successo in questi anni. L'importante è oggi dimostrare chiaramente di non aver mai mollato la battaglia per la verità, di aver avuto il coraggio di continuare a tenere in vita la memoria delle tante vittime, altrimenti dimenticate, di tutta questa brutta storia.

sabato, 24 ottobre 2009
Dobbiamo rifiutare il solito ricatto del “o questo o niente” e trattare come merita chi questi ricatti ce li vorrebbe imporre!



Sono centinaia di migliaia i lavoratori che il 23 ottobre hanno manifestato in tutto il Paese con il Patto di Base in occasione dello sciopero generale nazionale di 24 ore proclamato RdB, SdL Intercategoriale e Confederazione Cobas. 150.000 a Roma per la manifestazione nazionale, dove hanno sfilato in corteo da Piazza della Repubblica a San Giovanni i tanti protagonisti delle lotte in corso in tutti i settori del mondo del lavoro: dalle fabbriche mobilitate contro la chiusura, ai dipendenti pubblici contro il decreto Brunetta, dai lavoratori della scuola che contrastano la distruzione dell’istruzione pubblica, ai lavoratori dei trasporti ai tanti precari che, nonostante Tremonti ed ormai immunizzati agli annunci, sono scesi in piazza per rivendicare lavoro vero e reddito per tutti/e. Il corteo è stato aperto dallo striscione unitario del Patto di Base: UNIFICARE LE LOTTE PER NON PAGARE LA CRISI. In testa una “Banda Bassotti”, con tanto di mascherina e refurtiva: Brunetta, Tremonti, Confindustria e Cgil Cisl Uil che portano via nel sacco Salari, Diritti, Dignità e Democrazia. Tanti gli scudi di cartone, con sopra il volto del Ministro del Tesoro e la scritta “Scudo fiscale = condono agli evasori e più tasse ai lavoratori”. Impedita di fatto la partecipazione al corteo dei lavoratori del trasporto aereo i quali, a causa dell’ennesimo intervento da parte del Ministro dei Trasporti che ha ristretto lo sciopero a sole 4 ore (12.00/16.00), hanno organizzato un presidio a Fiumicino. In base alle prime stime, sono circa due milioni i lavoratori che oggi hanno incrociato le braccia. Molte le scuole e gli uffici pubblici rimasti chiusi hanno prodotto pesanti disagi come anche nei trasporti, nonostante il naufragato tentativo di Matteoli di impedire lo sciopero nel settore. Positivamente quindi si è avviato un percorso di unificazione del sindacato di base (a partire dalla nascita del Patto di base), che va nel senso del superamento della frammentazione e del settarismo. Occorre rafforzare questo processo, al fine di costruire un sindacato di classe e di massa, a partire dal coordinamento e l'unità d'azione del sindacalismo di base e dei settori classisti in Cgil. Oggi più che mai - di fronte agli attacchi sempre più pesanti del padronato, di fronte al licenziamento di milioni di lavoratori, di fronte all'inasprimento delle misure repressive nei confronti della classe lavoratrice - è necessario battersi per sottrarre i lavoratori dal peso delle burocrazie sindacali di Cgil, Cisl e Uil e per la costruzione di un sindacato che sia espressione della contrapposizione delle masse lavoratrici contro il capitale (cioè basato sull'indipendenza di classe dalla borghesia, dal suo Stato, dai suoi governi); che faccia della lotta ad oltranza lo strumento privilegiato del suo operare; che miri al rovesciamento degli attuali rapporti di forza, a partire dalla difesa degli interessi della classe lavoratrice.
Vari Audio dalla piazza:

- http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/sciopero23ottobre2009/giangi%20corteo%201.mp3

- http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/sciopero23ottobre2009/giangi%20corteo%202.mp3

- http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/sciopero23ottobre2009/giangi%20corteo%203.mp3

(da Radio Onda Rossa )


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BLITZ AL MINISTERO DELL’ECONOMIA: IL REDDITO NON E’ UNA LOTTERIA
In 300 chiedono a Tremonti incontro su nuovo welfare

Al termine della manifestazione nazionale indetta a Roma per lo sciopero generale, circa 300 fra attivisti di RdB, Cobas, SdL, Blocchi Precari Metropolitani, del movimento di lotta per la casa, dei centri sociali, dei coordinamenti dei migranti e dei disoccupati, si sono recati in corteo davanti al Ministero dell’Economia e Finanze e stanno dando vita ad un’iniziativa per rivendicare un welfare adeguato alle necessità del Paese. Dietro allo striscione “WIN FOR RIGHTS – IL REDDITO NON E’ UNA LOTTERIA”, è stata bloccata via XX Settembre, mentre tende e materassini, definiti come “gli unici ammortizzatori sociali rimasti”, sono stati collocati davanti all’ingresso principale del MEF insieme ad una riproduzione della Ruota della Fortuna ed alla “Misery card”, contro la politica dell’elemosina sociale. “Non è che Tremonti sta difendendo l’unico posto fisso, che è il suo?”, gridano i partecipanti, che chiedono un incontro con il Ministro per un reale confronto su quale tipo di welfare è stato disegnato per il nostro Paese.

PATTO DI BASE PROTESTA DAVANTI AMBASCIATA DI SPAGNA:
LIBERATE SINDACALISTI BASCHI ARRESTATI

A conclusione del corteo nazionale indetto in occasione dell’odierno sciopero generale, un gruppo di esponenti del Patto di Base si è recato davanti alla sede dell’ambasciata di Spagna, in piazza Mignanelli a Roma, e ha dato vita ad un presidio di protesta contro l’irruzione avvenuta nella sede del LAB, il più forte sindacato Basco, e contro l’arresto di 5 esponenti sindacali fra cui lo stesso Segretario Generale, con l’accusa di ricostituzione dell’ETA. Secondo i sindacati di base, si tratta di un intervento provocatorio che interrompe il processo di pace in atto. Per tale ragione, durante il presidio una delegazione ha tentato di consegnare all’Ambasciata di Spagna la richiesta dell’immediata liberazione dei sindacalisti del LAB, richiesta che l’Ambasciata ha rifiutato di accogliere. La richiesta verrà pertanto fatta pervenire nei prossimi giorni in migliaia di copie via posta elettronica al Ministero Interni spagnolo da parte dagli aderenti al Patto di Base.

martedì, 20 ottobre 2009

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia. Sei contenta se un ladro muore, se si arresta una puttana, se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana. Sei soddisfatta dei danni altrui, ti tieni stretti i denari tuoi, assillata dal grande tormento che un giorno se li riprenda il vento. E la domenica vestita a festa, con i capifamiglia in testa, ti raduni nelle tue chiese, in ogni città, in ogni paese. Presti ascolto all'omelia, rinunciando all'osteria, così grigia e così per bene ti porti a spasso le tue catene. Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia. Godi quando gli anormali sono trattati da criminali, chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali. Ami ordine e disciplina, adori la tua polizia tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare. Sai rubare con discrezione, meschinità e moderazione, alterando bilanci e conti, fatture e bolle di commissione. Sai mentire con cortesia, con cinismo e vigliaccheria, hai fatto dell'ipocrisia la tua formula di poesia. Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia. Non sopporti chi fa l'amore più di una volta alla settimana, chi lo fa per più di due ore, chi lo fa in maniera strana. Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista oppure un figlio non commerciante o peggio ancora uno comunista. Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto, sempre li fissa a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto. Sempre pronta a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa, sempre pronta a leccar le ossa al più ricco ed ai suoi cani. Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia, per piccina che tu sia, il vento un giorno ti spazzerà via.
domenica, 18 ottobre 2009
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Il 7 ottobre del 1989 centinaia di migliaia di persone scendevano in piazza a Roma per la prima grande manifestazione contro il razzismo. Il 24 agosto dello stesso anno a Villa Literno, in provincia di Caserta, era stato ucciso un rifugiato sudafricano, Jerry Essan Masslo. A 20 anni di distanza, il razzismo non è stato sconfitto, anzi continua a provocare vittime, (alimentato dalle vergognose politiche del governo di destra razzista e fascista). Il pacchetto sicurezza approvato dalla maggioranza di centro destra risponde ad un intento persecutorio, introducendo il reato di “immigrazione clandestina” e un complesso di norme che peggiorano le condizioni di vita dei migranti, ne ledono la dignità umana e i diritti fondamentali. Questa drammatica situazione sta pericolosamente incoraggiando e legittimando nella società la vera natura italico-razzista, con annesse paura e violenza nei confronti di ogni diversità. Intanto, nel canale di Sicilia, ormai diventato un vero e proprio cimitero marino, continuano a morire centinaia di esseri umani che cercano di raggiungere le nostre coste. E’ il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti di tutte e tutti rifiutando ogni forma di discriminazione e per fermare il dilagare del razzismo.

http://pdcimilena.files.wordpress.com/2009/10/114.jpg
• No al razzismo
• Regolarizzazione generalizzata per tutti
• Abrogazione del pacchetto sicurezza
• Accoglienza e diritti per tutti
• No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono
• Rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
• Diritto di asilo per rifugiati e profughi
• Chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)
• No alla contrapposizione fra italiani e stranieri nell’accesso ai diritti
• Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutte e tutti
• Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro
• Contro ogni forma di discriminazione nei confronti
delle persone gay, lesbiche, transgender.
• A fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici in lotta per la difesa del posto di lavoro

fonte : www.17ottobreantirazzista.org
martedì, 13 ottobre 2009
La Rauca gola del cuore

http://www.arstuavitamea.com/atvm/uploads/2008/05/thumb_locandinabernardi.jpg

http://www.scarphrec.org/visionari/laraucagoladelcuore.mp3
(durata 38)

"Attraverso le liriche di Vladimir Majakovskij (1893-1929), simbolo volontario e involontario della Rivoluzione d’Ottobre e del movimento futurista, la storia dell'individuo che viene strangolato dall’ingranaggio della Storia. Quella del poeta è una voce staccata dai cori che accusa e implora, testimonia e piange sulla polvere di un'umanità affamata e senza bussola, cercando d’orientarsi con la sola luce degli ideali, siano essi amorosi, politici o esistenziali. Forse la parola più sovente nei suoi versi è “io”. Un “io” che implode, dilaga oltre sè stesso diventando inevitabilmente un “noi”. Il 14 aprile 1929 Majakovskij si toglie la vita con un colpo di rivoltella. Gesto premeditato, messo più volte per iscritto, tentato già in occasioni precedenti sia con la parola che con i fatti. Alternando una recitazione grottesca con una più intima, “La rauca gola del cuore - collage Majakovskij” è un percorso nella sua poesia, una scelta di brani concatenati che vanno a toccare i temi fondamentali della vita dell’autore: dio, il potere, la storia, l’amore e la morte"

Fonte: Radio Teatro - Radio OndaRossa

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categoria:arte, spettacoli, teatro, wish you were here, intrattenimento, solo per te
sabato, 10 ottobre 2009



"Certe vorte me pare che...
...Er mondo gira alla rovescia"

A pochi giorni dalla vergognosa assoluzione in primo grado per gianni de gennaro, accusato di induzione alla falsa testimonianza per il blitz alla scuola Diaz, arriva dal tribunale di Genova un’altra sentenza altrettanto Vergognosa.L'allora capo della polizia gianni de gennaro, (oggi promosso, come anche tutti coloro che erano con lui), l'ex dirigente della digos spartaco mortola sono stati quindi vergognosamente assolti nel "processo" celebrato con rito abbreviato dal tribunale di Genova. I due inzialmente, giustamente accusati di aver indotto alla falsa testimonianza,  l'ex questore di Genova francesco colucci per la violenta irruzione della polizia nella scuola Diaz dove si trovavano i "no-global", sono stati assolti per non aver commesso il fatto. Nonostante che le intercettazioni telefoniche avessero fatto presagire ad una sentenza ben diversa. Di contro invece molti imputati falsamente accusati di aver messo a ferro e fuoco la città di Genova durante il G8 nel luglio del 2001 sono stati condannati anche in appello a pene durissime. C'è chi è stato condannato a 15 anni di carcere, chi a 13 anni e 3 mesi, chi a 10 anni e nove mesi, o 12 anni e 3 mesi, a 8 anni, 6 anni e 6 mesi...etc, per una pena complessiva di 98 anni e 9 mesi. Durissima la reazione dei legali dei condannati, che hanno sottolineato come di fronte ai reati [tutti contro cose e nessuno contro persone] le pene siano assolutamente sproporzionate. Tra i 9 assolti c’è anche il ragazzo che nelle riprese del 20 luglio a piazza Alimonda, dove venne ucciso Carlo Giuliani, compare con una trave diretta contro uno dei defender dei carabineri. I giudici per lui hanno decretato il non doversi procedere perché è arrivata la prescrizione. Soprattutto, però, hanno sottolineato come la carica dei carabinieri a via Tolemaide era illegittima, perché avvenuta nel tratto di strada su cui il corteo partito dallo stadio Carlini era autorizzato a passare. Il sostituto procuratore generale Ezio Castaldi aveva chiesto 225 anni di carcere per i 25 imputati, seguendo la richiesta fatta in primo grado dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani. In primo grado, il tribunale condannò poi 24 imputati per un totale di 108 di reclusione; una sola imputata, Nadia Sanna, fu assolta per "non avere commesso il fatto". I pm avevano contestato a tutti il reato di devastazione e saccheggio, ma questa accusa è rimasta per altre 10 delle persone condannate. I giudici della Corte D’Appello oltre a confermare la piena assoluzione per Nadia Sanna, hanno assolto Mauro Degli Innocenti che in primo grado era stato condannato a 6 mesi di reclusione. Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Stefano Caffagnini, Domenico Ceci, Paolo Dammicco, Federico Da Re, Filippo D’Avanzo, Fabricio Araujo Andrade, Angelo Pietro, Antonio Fiandra, Omir Tabar Firouzi, Paolo Putzolu, Francesco Toto. Intanto è arrivato il commento di Giuliano Giuliani sul verdetto della Corte d’Appello di Genova. Dopo aver ricordato la recente assoluzione del capo del Dis ed ex capo della polizia gianni de gennaro, "uno dei principali responsabili del disordine pubblico che le autorità hanno costruito a Genova 8 anni fa – ha dichiarato il padre di Carlo Giuliani – Oggi, per compensare che alcuni imputati hanno dovuto essere assolti per prescrizione, i giudici hanno elevato le pene per altri a livelli direi incompatibili. 15 anni per un manifestante quando 15 anni in Italia non si danno neanche per un omicidio. Mi sembra una sentenza davvero difficile da digerire. Sembra quasi che si debba fare una compensazione perché comunque bisognava superare i 100 anni di galera. Mi sembra una cosa difficilmente comprensibile".


http://www.istitutomajorana.it/images/stories/varie/2-pesi-2-misure.png
mercoledì, 07 ottobre 2009
http://www.istitutodaguirre.it/geografia/sudafrica%20sito/apartheid%20cartello.jpg

Un rastrellamento (raid razzista) in piena regola ha sconvolto ieri pomeriggio la vita di un quartiere multietnico di Roma, il Pigneto. Alle 18,30 numerose volanti e blindati della guardia di finanza hanno circondato l’isola pedonale. Decine di agenti in assetto antisommossa, creando il panico tra i cittadini, hanno violentemente percosso e arrestato chiunque avesse la pelle scura. Le forze del disordine hanno fatto irruzione in alcuni appartamenti, all’angolo tra via del Pigneto e via Campobasso, dove hanno divelto porte, sfondato finestre, sequestrato merci e beni degli abitanti. La retata si è conclusa con 25 arresti di cittadini senegalesi e nigeriani, persone che da anni vivono e lavoro nel quartiere in modo onesto e pacifico, lavoratori immigrati che mai hanno fatto male a nessuno. I fermi sono stati effettuati dalle forze del disordine in modo completamente arbitrario, come denunciato anche da alcuni rappresentanti del Comitato di Quartiere, senza la preventiva richiesta ne di documenti d’identità nei confronti di nessuno degli immigrati. E, fatto ancor più indicativo, abitanti e componenti del Comitato di Quartiere che chiedevano spiegazioni sono stati allontanati ripetutamente ed in maniera brusca. Per la guardia di finanza si è trattato di un “normale controllo economico del territorio contro il fenomeno della contraffazione che rientra nei servizi previsti dal Patto per Roma sicura del sindaco Alemanno” (VERGOGNA), ma per i senegalesi rimasti coinvolti nell'operazione è stata “una vera e propria caccia all'uomo, conclusa con 25 arresti di cittadini senegalesi e nigeriani, persone che da anni vivono e lavorano nel quartiere”. Solo nel tardo pomeriggio una delegazione di cittadini, che fanno parte del CdQ,  sono riusciti ad entrare all’interno dell’Ufficio Immigrazione, nel quale erano detenuti molte delle persone fermate.  È stata anche offerta una tutela legale mettendo a disposizione un avvocato per permettere alle persone poste in stato di fermo di difendere i propri diritti. Inutile nascondere che dietro questa “caccia all’uomo” si nascondono interessi legati al mercato degli immobili in una zona che vive una gravissima emergenza sfratti e dove il prezzo delle case è in costante ascesa. Inoltre, con la scusa della tanto propagandata sicurezza alemanniano-leghista, la città respira ormai da molti mesi, se non di più, un clima di violenta repressione. Blitz contro immigrati, sgomberi di centri sociali e di spazi occupati in risposta all’emergenza abitativa. Operazioni eclatanti che colpiscono unicamente i più deboli, con l’obiettivo di aprire nuovi spazi agli interessi economici che governano la città. Diventa quindi doveroso per tutti coloro che hanno a cuore la difesa dei diritti dei migranti preparare o partecipare insieme alla manifestazione del 17 ottobre contro il vergognoso razzismo istituzionale e contro l'altrettanto vergognoso pacchetto sicurezza.

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lunedì, 05 ottobre 2009
Mercedes Sosa
(San Miguel de Tucumán, 9 luglio 1935 –
Buenos Aires, 4 ottobre 2009)


Sito ufficiale
http://www.mercedessosa.com.ar/marcosmaster.htm

Mercedes Sosa era una popolare cantante argentina,
simbolo della sua terra e della lotta per la pace e i diritti civili
contro la dittatura. Si definiva una cantora popular.
Ed era anche conosciuta con il soprannome di La Negra.
La sua voce e le sue canzoni hanno sempre avuto
 un profondo messaggio di impegno sociale,
ed Il suo innegabile talento, la sua onestà
insieme alle sue profonde convinzioni
 lasciano un'eredità enorme per tutte le generazioni future.
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categoria:notizie, america latina, gli artisti, musika, esseri unici, donne storiche
giovedì, 01 ottobre 2009
 01-10-1949...01-10-2009 

 http://www.newbrigand.it/mao-tse-tung.jpg

http://www.corriereasia.com/_lib/_img/cina/cultura/bandiera_cina_large.gif

La rivoluzione cinese ebbe inizio con la rivolta di Wuchang (1911), durante la quale la maggioranza delle province meridionali della Cina aderirono alla nuova entità statale. La proclamazione della repubblica avvene il 1º gennaio 1912, e Sun Yat-sen fu nominato presidente provvisorio dal Consiglio delle province. Pochi mesi dopo, Sun Yat-Sen, per evitare ulteriori conflitti, rinunciò alla presidenza a favore di Yuan Shikai, generale dell'esercito del nord, che aveva nel frattempo fatto dichiarare la caduta dell'ultimo imperatore della Cina, Aisin-Gioro Pu Yi. Alla caduta della monarchia le province periferiche del Tibet e dello Xinjiang si resero autonome. La Mongolia divenne indipendente perché era un territorio della Corona e, alla dissoluzione della dinastia, non sussistevano ormai più legami con la Cina . Il 12 agosto 1912 fu fondato il Guomindang (partito nazionalista), di cui lo stesso Sun Yat-sen fu acclamato presidente. Nel novembre 1913 Yuan Shikai sciolse il parlamento ed iniziò un processo di accentramento su di sé del potere che lo avrebbe quasi portato, nel 1916, ad essere insediato come imperatore. Il 6 giugno di quello stesso anno però, pur essendo già iniziati i riti di intronizzazione, Yuan Shikai morì lasciando la Cina alla mercé dell'anarchia del governo dei signori locali (i "signori della guerra"). Nel frattempo, nel 1915, il Giappone aveva presentato al debole governo cinese le ventuno richieste, nelle quali si imponeva il riconoscimento degli interessi giapponesi sul territorio cinese, nonché la partecipazione di consiglieri giapponesi alla pubblica amministrazione. Questo episodio fu di ispirazione per il movimento del 4 maggio 1919 che ebbe come uno dei maggiori ispiratori Chen Duxiu (1879-1942). Il movimento si proponeva una rinascita culturale in virtù della scienza e della democrazia, nel rifiuto della cultura tradizionale. Nel luglio 1921 venne fondato a Shanghai il Partito comunista cinese, che ebbe come primo segretario Chen Duxiu. Nello stesso periodo il Guomindang venne riorganizzato come moderno partito di massa da consiglieri sovietici. La prima fase di esistenza del Partito Comunista Cinese (Pcc) viene definita epoca delle "basi rosse" (1927-1934), ed è individuata dalla storiografia quale "prima fase dell'esperimento degli istituti politici e giuridici" su cui si sarebbe fondata la Repubblica Popolare. Nelle "aree liberate" furono adottati importanti atti normativi, tra i cui intenti comparivano la ridistribuzione delle terre, l'ottenimento della parità dei diritti tra uomini e donne, la repressione dell'usura del brigantaggio e della corruzione morale che regnavano nel paese. Il Pcc cercò di sviluppare, nelle basi rivoluzionarie rurali sotto il suo controllo, un proprio sistema giudiziario e di governo. Grazie alla figura predominante di Mao Zedong si giunse, alla fine del 1931, alla fondazione della Repubblica sovietica cinese. La legittimazione legislativa dell'evento fu fornita dalla stesura e, dalla conseguente promulgazione, di una bozza costituzionale che distribuiva tutto il potere nelle mani di operai, contadini, soldati dell' Armata Rossa (il nuovo nome attribuito all'esercito comunista) e chiunque appartenesse ad una classe sociale riconosciuta povera. Essa enunciava per la prima volta il principio di "dittatura del proletariato". Seguirono alcuni anni con un'alternanza al potere repubblicano di alcune "cricche" militari. Il 12 marzo 1925 morì Sun Yat-sen. Seguì l'ascesa del generale Chiang Kai-shek, che eliminò in un primo tempo la componente comunista dall'esercito (1926), ed in un secondo tempo costrinse le forze comuniste alla clandestinità (1927) dando inizio ad una guerra civile che sarebbe terminata solo nel 1950. Da questo momento iniziò il cosiddetto decennio di Nanchino (1927-1937). La crescente aggressività giapponese portò all'invasione della Manciuria (1931) e di Shanghai (1932). Il governo di Chiang Kai-shek preferì però continuare la guerra civile, lasciando campo libero ai giapponesi. I comunisti di Mao Zedong, che nel frattempo avevano istituito la "repubblica sovietica cinese" nel sud del paese, furono costretti ad intraprendere una lunga marcia (1934-1935) per sfuggire all'accerchiamento delle truppe di Chiang. Nel 1936 i generali di quest'ultimo, lo arrestarono a Xi'an costringendolo a parlamentare con i comunisti e a formare un fronte unico antigiapponese. Da parte comunista l'epoca di Yan'An (1935-1945) ossia la seconda fase della "sperimentazione", coincise con la fine della Lunga Marcia e fu caratterizzata dall'uso indiscriminato della legislazione comunista e nazionalista, con l'esclusione dei provvedimenti nazionalisti ritenuti assolutamente incompatibili con l'ideologia e l'etica rivoluzionaria. Con la sconfitta dei paesi dell'Asse nella seconda guerra mondiale, la Cina si ritrovò fra le potenze vincitrici, ottenendo un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. La terza ed ultima fase, l'epoca post-bellica (1946-1949), si sviluppò nell'arco di tempo che va dalla capitolazione del Giappone alla fondazione della Repubblica Popolare. In questo periodo il partito provvide al perfezionamento delle istituzioni che avrebbero amministrato il paese. Nel 1946 riprese la guerra civile, e forze comuniste si assestarono nel nord del paese, mentre quelle nazionaliste arretrarono verso sud. La debolezza dell'esercito nazionalista si dimostrò nell'avanzata quasi incontrastata degli avversari che costrinse infine Chiang Kai-shek a rifugiarsi con le sue ultime truppe sull'isola di Taiwan (luglio 1949). Il 1º ottobre del 1949 avvenne la fondazione della Repubblica Popolare Cinese ad opera del Partito comunista. I comunisti, che non mancarono mai di fare ampio ricorso ai mezzi politici per sostenere l'azione militare, promossero diverse riforme nelle zone sotto il loro controllo anche durante i periodi di guerra civile. Come si è precedentemente detto, il partito aveva provveduto già da un ventennio alla compilazione di una legislazione adatta allo stato che si approntava a governare. La fondazione della Repubblica Popolare Cinese pose le basi per l'instaurazione di un sistema politico socialista e diede vita ad una nuova era nella storia della legislazione cinese. Per concludere il processo di costruzione della base giuridica del futuro governo, pochi mesi prima dell'instaurazione della Repubblica Popolare, il comitato centrale del Partito Comunista Cinese abolì tutta la legislazione nazionalista definita "lo strumento volto a proteggere il potere reazionario dei latifondisti, dei compradores, dei burocrati e dei borghesi e l'arma con la quale opprimere e vessare le masse popolari".
 
  Mao Zedong alla prima Conferenza Nazionale 

 del Partito Comunista Cinese nel 1927 


  Bisognerà ancora e sempre fare la rivoluzione. 
 C'è sempre gente che si sentirà oppressa. 
  ( MAO ZEDONG )