domenica, 15 novembre 2009


Quello che è accaduto a Roma il 13 di questo mese del 2009, nel campo denominato "Casilino 700" ha un solo nome: purga etnica. Purga etnica, come ognuna delle centinaia di operazioni di sgombero etnico avvenute negli ultimi anni. La giurisprudenza definisce la purga etnica, che è uno dei più efferati crimini contro l'umanità, come una serie di azioni mirate a rimuovere da un territorio la popolazione di un dato gruppo o sottogruppo etnico-culturale. Nelle sue manifestazioni meno violente, è simile all'assimilazione forzata e alla deportazione di massa, mentre nelle sue forme più gravi conduce a lutti, abbassamento della speranza di vita media, tragedie umanitarie. Le operazioni di "purga etnica" dipendono sempre da precise scelte politiche di governi e autorità, sulla base di discriminazioni etnico-linguistiche, religiose e ideologiche e su considerazioni di ordine politico e strategico, in particolar modo riguardo a un concetto distorto di sicurezza. Le più gravi forme di pulizia etnica avvengono quando i governi fanno dipendere le loro politiche dai comparti di maggioranza delle popolazioni, ovvero alla percentuale di cittadini sufficiente a ottenere il successo alle elezioni politiche o amministrative. Ci si può opporre alle politiche di pulizia etnica solo rispettando le Carte dei Diritti Umani, che tutelano le minoranze. Senza tale rispetto, che dovrebbe essere obbligatorio, la democrazia si trasforma in un regime persecutorio e spesso gli eventi di pulizia etnica non vengono avvertiti fuori dai confini dello Stato divenuto regime razziale. Il caso dell'Italia è oggi emblematico, perché in nome di una maggioranza dell'elettorato definita dai politici italiani "popolo sovrano" si sono via via cancellati i diritti fondamentali di persone e popoli e le conquiste civili. Chi governa, a livello nazionale o locale, decide che si possono deportare impunemente i profughi, che distruggere insediamenti di Rom in crisi umanitaria, mettendo famiglie inermi in mezzo alla strada diventa lecito, che nei Cie come nelle carceri sia tollerabile torturare, umiliare e a volte uccidere i detenuti, che una legge italiana può equiparare il rifugiato a un criminale (soggetto a persecuzione, arresto, trattamenti inumani e deportazione), che gli attivisti possono essere intimiditi o minacciati, che gli assassini etnici hanno diritto a una protezione di fatto, che stampa e tv sono libere di diffondere odio e calunnie razziali, che personalità politiche o comunque pubbliche possono lanciare invettive contro etnie di minoranza. Come nel Terzo Reich. Se si considerano poi i legami strettissimi e ormai fuori controllo fra criminalità organizzata e politica (per comprenderne la portata è sufficiente ricercare su di un qualsiasi motore di ricerca, associando nome e cognome di deputati, senatori, ministri e alte cariche istituzionali alle parole "mafia", "pentiti", "collusione", "favoreggiamento"), se si considera tale inquietante realtà, si comprenderà come faccia comodo a chi gestisce affari illeciti per miliardi di euro concentrare il lavoro delle forze dell'ordine contro 'zingarelli' scalzi, senzatetto e poveracci rifugiatisi in Italia dall'Africa o dall'Afghanistan. E adesso torniamo al Casilino 700. Le operazioni di sgombero, iniziate all'alba, sono state metodiche e spietate. Donne, bambini e malati (con casi di gravi patologie oncologiche e cardiache) si sono trovati sulla strada, mentre le ruspe distruggevano le baracche e i beni dei Rom colpiti dalla purga. Oltre 500 Rom sono stati evacuati. Decine sono stati caricati su pullman e condotti nell'inferno dei Cie. Decine espulsi e "costretti" con l'inganno a tornare in Romania, dove nessuna speranza di sussistenza li attende. Moltissimi malati che ricevevano cure mediche essenziali si troveranno presto in grave pericolo di vita. Grazie all'aiuto dei Blocchi precari metropolitani e all'intervento della Croce Rossa presso le autorità, è stato occupato l'ex deposito Heineken di via dei Gordiani. Cento bambini andranno ancora a scuola, perché i genitori vogliono che sia riconosciuto questo loro diritto basilare, ma non si sa per quanto potranno continuare a sedersi ai banchi, accanto ai "fortunati" bambini italiani. Quasi duecento persone, con giovani donne incinte, in preda al panico si sono allontanate, facendo perdere le tracce. Vi è notizia, da confermare, di un aborto spontaneo e diversi casi di malori causati al freddo e dal disagio di vivere senza riparo. Si cerca poi di rintracciare le famiglie che hanno intrapreso l'ennesimo calvario per i quartieri romani. Verso le dieci del mattino, abbiamo inviato un messaggio urgente a Istituzioni, associazioni, attivisti e autorità, chiedendo assistenza umanitaria immediata per le famiglie ridotte sul lastrico. Dopo un contatto che descriveva la situazione sul campo, intervenivano alcuni gruppi per un'azione di sostegno alle famiglie, identificando alcuni dei soggetti in cattive condizioni di salute e fornendo loro assistenza. Contemporaneamente, avvalendosi di una piccola rete virtuosa, riuscivano a fornire coperte e generi di prima necessità a una parte degli sfollati, nonché a collaborare alla creazione di condizioni di vita minime presso la ex Heinken. Con un intervento "disperato", siamo riusciti a evitare che il dramma umanitario colpisse tutti e 500 i Rom, ma il futuro delle famiglie ricoverate in via Gordiani non durerà molto, che infatti verrà vergognosamente sgomberata il giorno dopo. Bisognerà invece attivare interventi di solidarietà per le comunità Rom fino ad oggi perseguitate in modo barbaro e iniquo, cercando anche così di evitare che la crisi dei Diritti Umani nel nostro Paese si aggravi ulteriormente, con conseguenze sempre più catastrofiche. Ma è ormai impensabile che il solo dialogo con le Istituzioni, malate incurabilmente di razzismo e xenofobia, possa limitare le politiche persecutorie, l'orgia di crudeltà e odio che inebria le autorità italiane. E' necessario sollecitare interventi da fuori, da parte di Istituzioni che ancora servono i valori della democrazia e le leggi che nei Paesi civili proteggono le minoranze e i poveri.
giovedì, 12 novembre 2009
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Sono Maria Ciuffi, la mamma di Marcello Lonzi. Purtroppo vengo a sapere solo adesso che il venerdì non è un giorno lavorativo al Parlamento, quindi mi recherò in Piazza Montecitorio giovedì 12 novembre dalle 9.00 in poi. Mio figlio è morto a 29 anni nel carcere di Livorno l'11 luglio del 2003. Dopo il decesso il corpo di Marcello presentava numerose ferite ed ecchimosi come è facile constatare dalle fotografie facilmente reperibili su internet. Nonostante questo il referto dell'autopsia indicava che mio figlio era morto per "cause naturali". In questi sei anni e mezzo ho tentato di tutto per sapere finalmente la verità sulla morte di Marcello, ma ad oggi non c'è ancora nessun indagato. Dopo il caso di Stefano Cucchi, che presenta numerose analogie con quello di mio figlio, ho inviato una lettera al ministro Alfano per chiedere che oltre al caso di Stefano si occupi anche della morte di Marcello e di tutte le altre morti 'sospette', ma non ho ricevuto nessuna risposta. Per questo giovedì 12 novembre mi recherò a Roma davanti al Parlamento, dalle 9.00 in poi, per mostrare le foto di Marcello per chiedere se è possibile che un ragazzo ridotto in quelle condizioni possa essere morto per "cause naturali" e che finalmente, dopo sei anni e mezzo di lotte e di battaglie, sia fatta luce sulla morte di mio figlio visto che a breve si prospetta l'ennesima richiesta di archiviazione del caso. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini e mi hanno sostenuto in questi anni e mi auguro che possano essere al mio fianco anche venerdì. Maria Ciuffi

Il caso di Marcello Lonzi  http://www.ainfos.ca/04/jul/ainfos00213.html

domenica, 08 novembre 2009
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92° anniversario della Rivoluzione d'Ottobre

La borghesia è riuscita ad uccidere in molti lavoratori la fiducia di essere capaci di conoscere la verità e la fiducia di essere capaci di cambiare il mondo, di costruire un mondo a misura dei loro bisogni, delle loro migliori aspirazioni e dei loro migliori sentimenti. Ma non è riuscita a ucciderla in tutti. Milioni di lavoratori conservano quella fiducia e gli altri, quelli in cui la fiducia è morta, hanno bisogno che il nostro contagio la rianimi, perché è l'unico modo in cui possono uscire dal marasma e dall'incubo in cui la borghesia li ha cacciati e ogni giorno di più li affonda. La lotta per far fronte agli effetti devastanti delle contraddizioni del capitalismo, rese nuovamente laceranti in tutti i paesi dal procedere della sua seconda crisi generale, in ogni angolo del mondo dovrà essere una priorità assoluta, per tutti. Il 9 novembre 1989 padroni e Vaticano hanno annunciato al mondo che il crollo del muro di Berlino segnava la morte del comunismo e il trionfo del capitalismo con cui avrebbe avuto inizio un epoca di pace e democrazia. Negli ultimi 20 anni l'enfasi dei loro proclami è aumentata tanto quanto è diminuita, man mano, la certezza che ciò fosse vero. Senza i vincoli posti dal movimento comunista, i capitalisti hanno dispiegato liberamente la loro attività in tutto il mondo: il risultato è il disastro in cui siamo immersi. A 20 anni dal crollo del Muro del revisionismo, milioni di operai, lavoratori, donne, giovani, in ogni angolo della terra salutano il 92° anniversario della Rivoluzione d'Ottobre come l'alba di una nuova civiltà che si affaccia al mondo, la soluzione della crisi che genera morte, miseria, abbrutimento, devastazione ambientale e oppressione. 92 anni fa gli operai e le masse popolari russe, guidate dal Partito Comunista, mostrarono ai lavoratori del mondo intero che rovesciare il potere feudale, cacciare gli imperialisti e costruire uno stato governato e diretto dai lavoratori e dalle masse popolari era possibile. Facendo fronte alle aggressioni degli imperialisti, ai sabotaggi, alzarono più in alto la bandiera che la classe operaia aveva già issato con la Comune di Parigi e crearono per la prima volta nella storia dell'umanità un paese socialista: collettivizzazione dei mezzi di produzione, abolizione della proprietà privata, collettivizzazione delle terre, alfabetizzazione di massa, autodeterminazione dei popoli oppressi e delle minoranze, emancipazione delle donne. In pochi decenni l'Unione Sovietica ha mostrato che, libera dai vincoli dello sfruttamento e del profitto, l'umanità ha di fronte a sé un futuro di sviluppo, emancipazione, solidarietà e prosperità. Sulla spinta della Rivoluzione d'Ottobre si è sviluppata la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale che ha cambiato la faccia del mondo: ha orientato la lotta vittoriosa contro i nazisti e i fascisti che, sostenuti più o meno apertamente dagli imperialisti, avevano il mandato di cancellare dalla storia l'Unione Sovietica, ha aperto la strada alla costruzione di altri paesi socialisti che sono arrivati a comprendere un terzo dell'umanità, ha contribuito in modo determinante alle conquiste di civiltà e benessere ottenute con le lotte delle masse popolari dei paesi imperialisti e ha alimentato le lotte di liberazione nazionale nei paesi coloniali. Oggi la crisi del capitalismo è entrata nella fase acuta e irreversibile e anche le fanfare delle celebrazioni della caduta del muro di Berlino e della morte del comunismo sono confuse fra le grida dei borghesi, dei vescovi e degli imperialisti: alcuni gridano alla fine del mondo (e hanno ragione... è la fine del loro mondo!), altri si affannano per convincere che la crisi è finita, mentre cercano di salvare il salvabile delle loro ricchezze e del loro potere. La loro società cade a pezzi, le loro aziende chiudono, il degrado e l'abbrutimento morale e materiale dilagano, come la corruzione; i loro appelli alla mobilitazione reazionaria delle masse popolari e alla guerra fra poveri cadono nel vuoto, o comunque non raccolgono e non intruppano la maggioranza dei lavoratori e delle masse popolari. Non hanno nessuna soluzione credibile, plausibile, realistica e costruttiva per le masse popolari per uscire dalla crisi. La mobilitazione popolare cresce, crescono le lotte contro i licenziamenti, per difendere le conquiste e i diritti, per difendere la dignità e il livello di civiltà e moralità raggiunto dalle masse popolari con le lotte dei decenni passati. Centinaia di migliaia di lavoratori, donne, giovani cercano una strada per non pagare la crisi dei padroni, perché non si rassegnano ad essere carne da macello o da cannone per la borghesia. L'Unione Sovietica e gli altri paesi sono crollati, ma perché una parte dei "comunisti" hanno volutamente commesso degli errori: il risultato è che i partiti comunisti, gli organismi statali e produttivi sono stati presi in mano da chi sosteneva che l'importante non era sviluppare e rafforzare sempre più la direzione dei lavoratori e delle masse in ogni campo, ma solo produrre di più e meglio, e diventare una grande potenza imperialista, più "forte" ancora dei paesi imperialisti. Lì sono iniziati i guai per le masse dei paesi socialisti, è così che i borghesi vecchi e nuovi hanno ripreso via via potere e libertà, è così che hanno iniziato a restaurare gradualmente il capitalismo. E gli orrori sono arrivati quando i criminali e i nuovi zar sino a Putin oggi, degni compari dei potenti nostrani e del mondo, hanno iniziato a imporre su grande scala e con ogni mezzo le "delizie" del capitalismo. La lezione è che dobbiamo imparare dai nostri errori per fare meglio, per andare più avanti! E come gli uomini sono passati dalle caverne a viaggiare nello spazio! Noi metteremo fine una volta per tutte al vergognoso sistema capitalistico, allo sfruttamento economico, all'oppressione politica e all'arretratezza culturale,  e tanto altro..! Un altro mondo è possibile e la sua costruzione incomincia dal mettere alla direzione della nostra società individui e organismi che misurano il loro successo e spingono ognuno di noi a misurare il proprio successo dal numero di uomini e donne, di bambini e vecchi che si liberano dal bisogno, affrontano con serenità la vita, trovano un posto e un ruolo dignitoso nella società, esprimono il meglio che le loro caratteristiche individuali permettono e guardano con fiducia e speranza al loro avvenire.

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martedì, 03 novembre 2009
Grande successo per la laicità:
l’Europa dice «no» ai crocifissi in classe
(...era ora !)

ph_croce-gmg-sanlorenzo-450_grLa presenza dei crocefissi nelle aule è "una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni"
e una violazione alla "libertà di religione degli alunni".


La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha detto no ai crocifissi in classe, pronunciandosi sul ricorso di una cittadina italiana. L’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti ha infatti promosso, sostenuto e curato tecnicamente tutto l’iter giuridico, che era già passato da Tar del Veneto, Corte Costituzionale eConsiglio di Stato. Quest’ultimo aveva stabilito la legittimità della presenza del crocifisso in classe, adottando per di più la formula del "crocifisso quale simbolo della laicità dello Stato": una linea chiaramente sconfessata da Strasburgo. "È un grande giorno per la laicità italiana. - sostiene Raffaele Carcano, segretario nazionale dell’Uaar - Siamo dovuti ricorrere all’Europa per avere ragione, ma finalmente la laicità dello Stato italiano, affermata da tutti a parole, trova conferma in un provvedimento epocale. Gli alunni potranno finalmente studiare in una classe priva di simboli religiosi.- prosegue Carcano – Perché la scuola è laica, cioè di tutti: credenti e non credenti. Ed è assurdo che bambini anche di pochi anni siano costretti a subire l’inevitabile condizionamento indotto dalla presenza del simbolo di una sola confessione religiosa".

Crocifissi agrodolci: Coppoli sospeso

Il prof. Franco Coppoli ci ha comunicato di essere stato sospeso (docenza e stipendio) per un mese per non aver voluto tenere lezione in presenza del crocifisso nell’istituto di Terni dove insegna. Il tema continua dunque a rimanere caldissimo, e senza che si riesca ad arrivare ad alcun punto fermo. Ricordiamo che le iniziative legali UAAR sono attualmente all’attenzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Fonte: http://www.uaar.it
lunedì, 02 novembre 2009
VITE VIOLATE Crimini sessuali nella chiesa cattolica

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- http://www.scarphrec.org/visionari/viteviolate.mp3 -

 (Radio Teatro su Radio Onda Rossa)
Di Fabio Croce con Lorenzo Profita, Fernando Cormick, Elisa Carucci regia Paolo Orlandelli: - Una serie di testimonianze di persone che sono state abusate da sacerdoti, con un apparato di informazioni utili a conoscere più da vicino il problema dei preti predatori. Dal caso di Marcial Maciel Degollado, fondatore de I Legionari di Cristo, ai casi italiani, fino allo sconvolgente Rapporto Ferns, che ha dato lo spunto per il noto documentario 'Sex Crimes and the Vatican', poche emblematiche storie danno voce alla moltitudine di individui che hanno subito violenze da coloro nei quali riponevano assoluta fiducia. Nessun espediente viene utilizzato per sottolineare l’atrocità e la miseria morale di queste storie, la parola nuda è il mezzo che ci è parso più potente per rimuovere il velo di omertà e d’ipocrisia che occulta uno dei crimini più abominevoli della nostra società. Cosa accade a chi subisce un abuso e cosa accade a chi lo commette, quando il reo è un ecclesiastico: questo ci proponiamo di raccontare
Info http://www.teatrodidocumenti.it/ (27 Ottobre – 15 Novembre)
domenica, 01 novembre 2009
Honduras, centro America, uno dei paesi più poveri del continente, più di sette milioni di abitanti. A fine giugno, all'avvicinarsi delle elezioni, Manuel Zelaya, leader "progressista" viene prelevato con la forza dall'esercito e portato in Costa Rica. I golpisti impongono come capo di Stato Roberto Micheletti, già presidente del Congresso. Il colpo di Stato e le proteste che ogni giorno si susseguono in tutto l'Honduras hanno provocato numerose sparizioni, morti e violazioni gravi. Secondo i dati del Comitato dei Familiari dei Detenuti e Desaparecidos in Honduras (COFADEH), sarebbero 17 le persone morte a causa della violenza scatenata dalle forze repressive dopo il 28 giugno. Si contano centinaia di feriti e quasi un centinaio di cittadini sono sotto accusa per sedizione, in quanto hanno difeso l'ordine costituzionale interrotto dal colpo di Stato. Il 21 settembre Zelaya riesce a ritornare nel paese, rifugiandosi nell'ambasciata brasiliana della capitale Tegucigalpa. Il governo di Roberto Micheletti, ormai privo di supporti esterni e in crisi sul fronte interno, il 27 settembre ha decretato la restrizione di tutte le garanzie individuali per 45 giorni. I negoziati tra Zelaya e il golpista Micheletti sono a un punto di stallo; ad ogni modo Zelaya ha deciso di non includere tra i punti dell'accordo la creazione di una nuova Assemblea nazionale costituente. Qui un'accurata cronologia della situazione in Honduras. http://www.carmillaonline.com/archives/2009/10/003212.html Proponiamo qui due articoli: il primo è un'analisi degli anarchici della regione, sintesi da alcuni articoli di due tra i principali mezzi di comunicazione libertari, il secondo è un documento del Consiglio delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell'Honduras, che dimostra la vivace e ferma resistenza dei popoli nativi, sebbene sottintenda una visione che ancora nutre speranze in uno Stato modificabile e migliorabile. Di questo potremmo essere critici, con alle spalle una esperienza storica radicata e inossidabile, che è e potrebbe essere un contributo ad una visione del mondo, della vita, delle relazioni sociali e della natura, che con quei popoli, tutti i popoli, ci accomuna.
- Fonte: Umanità Nova -


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- Analisi Anarchica del colpo di stato in Honduras.- 
Come in tutte le parti del mondo, la classe dominante è divisa in fazioni rivali che si contendono l'egemonia per imporre ognuna la propria modalità di capitalismo; per la classe lavoratrice la differenza tra un capitalismo "troglodita" e uno "riformista" può significare alcuni vantaggi o miglioramenti parziali e momentanei, nulla più; in un caso come nell'altro continuerà a essere sfruttata dalla classe capitalista. In termini generali la divisione della borghesia in fazioni opposte non è che il riflesso stesso della società: è l'influenza delle imprese all'interno del sistema delle imprese, le loro rivalità e la concorrenza tra loro all'interno di questo sistema sostanziano la relazione sociale capitalista. Questa continua conflittualità non rappresenta delle opportunità per le classi lavoratrici anzi rafforza il controllo e la loro sudditanza economica; la rivalità tra bande borghesi permette di perpetuare il loro controllo politico sopra il proletariato. Non sono le crisi che nascono all'interno della borghesia ad aiutare il proletariato a riconoscere i propri diritti e interessi. Piuttosto è lo sviluppo del proletariato come forza sociale che in determinati momenti obbliga le fazioni borghesi a entrare in conflitto aperto disputandosi il dominio in una situazione instabile. Evidentemente la proposta di Zelaya di indire una consulta popolare, tra l'altro non vincolante, non è stata particolarmente gradita da una parte della borghesia honduregna, che ha preferito agire come meglio sa: con il colpo di stato. Un golpe che probabilmente ha le sue radici nei timidi e innocui tentativi di riforma avanzati da Zelaya che, in nome della trasparenza, dell'onestà, della libertà di espressione ha tentato di agire, politicamente in maniera coerente, con quei movimenti e politici "progressisti" che oggi fanno apparire l'America latina come un continente di sinistra o centro-sinistra. La borghesia internazionale più conservatrice e oscurantista e che ha nel clero un solido alleato, come quella honduregna, è timorosa anche delle miti riforme portate avanti per porre un freno a quei processi sociali che si sviluppano alla base: ha paura del riformismo. Ecco quindi alcune delle domande che si sta ponendo la borghesia mondiale e non solo sudamericana. Quello honduregno è un esperimento? Come si intende un golpe nel secolo XXI secolo? Quanto connessi e solidali tra loro sono i popoli latino americani? Permettono un golpe nel XXI secolo? Quale è la loro velocità di reazione? Fino a che punto sono disposti ad impedirlo? Inoltre: potremmo tentarlo in un altro paese? Stando ai media ufficiali sembra che la lotta sia solo tra Zelaya e Micheletti. Non giungono invece informazioni sui rastrellamenti notturni casa per casa con lo scopo di annichilire, impaurire e rendere muta una resistenza che agisce, manifesta e si organizza. Sussistono interessanti analogie con quanto successo nell'aprile del 2002 in Venezuela con il golpe padronale e militare contro Chavez quando tentarono di fermare i processi sociali in corso. In Honduras, con questo golpe, stanno tentando di fermare una consultazione, una sorta di assemblea costituente. Il risultato di questi goffi intenti in Venezuela è stato quello di dare maggiore impulso alla azione sociale della popolazione; allo stesso modo in Honduras si sta sviluppando il rafforzamento del movimento popolare; questi tentativi di limitare processi sociali pacifici hanno ottenuto così di rafforzare le forze e le reti sociali: si creano gruppi che si auto organizzano, si forgiano tramite la lotta nelle strade e danno una risposta agguerrita al progetto golpista. Il popolo honduregno subisce lo stesso golpe di sempre, solo un poco più raffinato: tagliano la luce e telefono per evitare la risposta popolare, scende in strada l'esercito prima che lo possa fare il popolo, un ibrido dei golpe tipici dell'America latina, con il sequestro presidenziale allo stile di Aristide e con il golpe mediatico stile Venezuela, con un però. Il ruolo svolto da Telesur - tutta l'America latina guarda Telesur - la televisione di stato venezuelana, ha agito sbugiardando apertamente la CNN che inizialmente ha chiamato il golpe "successione forzata", un altro parallelismo con il Venezuela quando all'epoca si era parlato di "vuoto di potere". Telesur (tramite canale 8 venezuelano) ha mostrato le immagini e commentato chiaramente: "golpe de estado en Honduras!" Nessun governo per destrorso che sia dice di riconoscere il dittatore Micheletti. Se la cosiddetta comunità internazionale ha guardato con favore al Partito di Unificazione Democratica di Zelaya è solo perché una dittatura militare, sotto l'egida del Partito Nazionale, non è sostenibile nel lungo periodo. La finalità dei diversi modelli di dominio borghese non è tanto che questi siano duraturi, ma soprattutto che diano buoni risultati. Il problema per la borghesia mondiale è che oggi una dittatura militare in Honduras non può garantire il controllo delle forze proletarie del paese né che il capitale si sviluppi senza contrattempi. Zelaya con le riforme e la sua assemblea costituente può garantire ciò, così come Chavez in Venezuela, Castro a Cuba, Morales in Bolivia, Lula in Brasile, i Tupamaros al governo in Uruguay, Kirkner in Argentina, Bachelet in Cile. La borghesia mondiale supporta la sinistra in Honduras, per le stesse ragioni per cui ha favorito uno sviluppo della sinistra in Bolivia e Venezuela: perché è consapevole che, nel gioco delle parti, solo la sua componente di sinistra è nella condizione di assicurare la continuità del capitalismo in questi paesi. Se oggi la comunità internazionale ha appoggiato Zaleya contro i golpisti si deve semplicemente al fatto che il golpe di Micheletti ha interrotto prematuramente una strategia di dominazione che prometteva buoni risultati.