Cesare Pavese nacque il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, un piccolo paese situato nelle Langhe, in provincia di Cuneo, nel cascinale di San Sebastiano dove la famiglia trascorreva il periodo estivo. Il padre Eugenio era cancelliere presso il Palazzo di Giustizia di Torino dove risiedeva con la moglie Consolina Mesturini, figlia di commercianti benestanti di Ticineto, e la figlia Maria. Malgrado l'agiatezza economica la prima fanciullezza di Pavese non fu felice: una sorellina che era nata prima di lui era morta di difterite e altri due fratelli erano morti, in seguito, ancora molto piccoli. La madre, fragile di salute, aveva dovuto affidare a balia il piccolo Cesare e quando andò a riprenderlo egli venne allevato più da Vittoria Scaglione che dalla madre. Il 2 gennaio del 1914, quando Cesare aveva solamente sei anni, morì il padre per un cancro al cervello causando nel piccolo Cesare un forte trauma. La madre si sostituì al marito defunto nell'allevare i figli impartendo loro una educazione molto rigorosa contribuendo indirettamente ad accentuare il carattere già introverso e instabile di Cesare. Pavese è uno tra i più grandi scrittori italiani del '900. La sua prosa scarna e scorrevole, ma intensa e poetica, sorprende anche il lettore più esigente. Incredibile è l'intensità del suo "sguardo" sul mondo e sulle epoche della vita ...(Continua)


Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest'ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.
« ...fa freddo, nell'alba,
e la stretta del tuo corpo sarebbe per me la vita.»
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest'ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.
« ...fa freddo, nell'alba,
e la stretta del tuo corpo sarebbe per me la vita.»
Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
anemone o nube
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.
Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi più non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.
Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora.
Sangue di primavera,
tutta la terra trema
di un antico tremore.
Hai riaperto il dolore.
Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera
come rondine o nube,
e il torrente del cuore
si è ridestato e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose
e le cose, nel cielo e nel cuore
soffrono e si contorcono
nell'attesa di te.
È il mattino, è l'aurora,
sangue di primavera,
tu hai violato la terra.
La speranza si torce,
e ti attende ti chiama.
Sei la vita e la morte.
Il tuo passo è leggero.
« ...come vorrei trovare il coraggio/ per chiederti perdono »
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
anemone o nube
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.
Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi più non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.
Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora.
Sangue di primavera,
tutta la terra trema
di un antico tremore.
Hai riaperto il dolore.
Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera
come rondine o nube,
e il torrente del cuore
si è ridestato e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose
e le cose, nel cielo e nel cuore
soffrono e si contorcono
nell'attesa di te.
È il mattino, è l'aurora,
sangue di primavera,
tu hai violato la terra.
La speranza si torce,
e ti attende ti chiama.
Sei la vita e la morte.
Il tuo passo è leggero.
« ...come vorrei trovare il coraggio/ per chiederti perdono »
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categoria:anniversari, pensieri e parole, notizie, poeticamente, solo per te, vite dimenticate, esseri unici, unico per me, 100 anni di cpavese
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