giovedì, 12 novembre 2009
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Sono Maria Ciuffi, la mamma di Marcello Lonzi. Purtroppo vengo a sapere solo adesso che il venerdì non è un giorno lavorativo al Parlamento, quindi mi recherò in Piazza Montecitorio giovedì 12 novembre dalle 9.00 in poi. Mio figlio è morto a 29 anni nel carcere di Livorno l'11 luglio del 2003. Dopo il decesso il corpo di Marcello presentava numerose ferite ed ecchimosi come è facile constatare dalle fotografie facilmente reperibili su internet. Nonostante questo il referto dell'autopsia indicava che mio figlio era morto per "cause naturali". In questi sei anni e mezzo ho tentato di tutto per sapere finalmente la verità sulla morte di Marcello, ma ad oggi non c'è ancora nessun indagato. Dopo il caso di Stefano Cucchi, che presenta numerose analogie con quello di mio figlio, ho inviato una lettera al ministro Alfano per chiedere che oltre al caso di Stefano si occupi anche della morte di Marcello e di tutte le altre morti 'sospette', ma non ho ricevuto nessuna risposta. Per questo giovedì 12 novembre mi recherò a Roma davanti al Parlamento, dalle 9.00 in poi, per mostrare le foto di Marcello per chiedere se è possibile che un ragazzo ridotto in quelle condizioni possa essere morto per "cause naturali" e che finalmente, dopo sei anni e mezzo di lotte e di battaglie, sia fatta luce sulla morte di mio figlio visto che a breve si prospetta l'ennesima richiesta di archiviazione del caso. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini e mi hanno sostenuto in questi anni e mi auguro che possano essere al mio fianco anche venerdì. Maria Ciuffi

Il caso di Marcello Lonzi  http://www.ainfos.ca/04/jul/ainfos00213.html

lunedì, 26 ottobre 2009
 La corrispondenza con il giornalista Checchino Antonini



http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/CHECCHINO.mp3

Aldo Bianzino, morto due anni fa in una prigione di Perugia per cause ancora da chiarire. Marcello Lonzi, ammazzato in una galera livornese nel 2003 da un arresto cardiocircolatorio, ma il suo corpo sfigurato dice tutt'altro, (ma anche Federico Aldrovandi molto simile alla morte di Stefano). Fino a l'altroieri, Ilaria non conosceva i loro nomi, forse nemmeno sapeva quanto fosse lungo il catalogo dei morti di galera. Poi i carabinieri di Torpignattara hanno bussato a casa loro per dire che semplicemente, "Stefano era morto" in ospedale e più precisamente nel reparto penitenziario del Pertini. Ora la famiglia chiede di poter vedere la salma prima che sia ricomposta. Vuole accedere al più presto alle foto dell'autopsia. Perché, finora, le due cose sono state negate. Stefano aveva 31 anni, faceva il geometra in uno studio comune con il padre e la sorella. La notte tra il 15 e il 16 ottobre lo pescano con 20 grammi di sostanze nel vicino quartiere Appio Claudio. Le modalità dell'arresto e del sequestro non sono ancora note alla famiglia. All'una e mezza di notte di notte, il citofono di casa Cucchi segnala l'arrivo di Stefano. Non è solo. Con lui ci sono i militari che lo hanno arrestato. Perquisiranno solo la sua cameretta, senza per latro trovare nulla. Uscendo, uno di loro cerca di rassicurare la madre "Signora non si preoccupi, per così poco è capace che domani sia a casa ai domiciliari". Dettaglio importante: Stefano "era pulito", racconta Ilaria nella sala d'aspetto dell'obitorio. Ossia "camminava sulle sue gambe, non aveva segni sul viso". E ricorda quanto fosse esile suo fratello. Basso e magrissimo. Il mattino appresso suo padre va a Piazzale Clodio all'udienza per direttissima. Stefano aveva il viso livido e gli occhi gonfi. L'udienza è rinviata al 13 novembre. Si torna a Regina Coeli. Il sabato sera, l'indomani, i carabinieri arrivano a casa Cucchi per comunicare il ricovero al Pronto soccorso dell'Isola Tiberina. Si scoprirà, invece, che era stato portato al Pertini. Motivo ufficiale: dolori alla schiena dovuti a una caduta precedente all'arresto di cui in casa nessuno sa nulla. Ma una lastra dirà che aveva due vertebre rotte, una sacrale e una lombare, due vertebre basse. Si può camminare per tre giorni con due vertebre rotte, andare a casa, poi in carcere, quindi al processo e di nuovo in galera? Bisognerebbe sapere quanto siano profonde quelle lesioni. Ma sicuramente il dolore sarebbe stato evidente. E per capire quando si siano verificate ci sarebbe da osservare l'emorragia attorno alle vertebre. Quella sera i genitori di Stefano sono scappati in ospedale ma fu spiegato loro (era la prima volta che si trovavano in quelle condizioni) che era un carcere a tutti gli effetti, quindi non era possibile vederlo, né avere notizie senza una carta del pm. La stessa cosa si sarebbero sentito dire la domenica mattina. Lunedì la carta non è ancora arrivata. "Ma perché è qui?", riescono a domandare a una poliziotta. "Non vi preoccupate, vostro figlio è tranquillo". Mercoledì arriva l'autorizzazione ma vale per il giorno successivo. Ma Stefano muore all'alba. All'ora di pranzo - un bel po' di ore dopo - arrivano i carabinieri a portare il dispositivo per la nomina di un consulente di parte per gli "accertamenti urgenti non ripetibili", l'autopsia. C'è qualcosa che non quadra. Ilaria ha sempre più domande in testa e nessuna risposta. La sera prima una volontaria le aveva telefonato per riferire un messaggio di Stefano. Voleva parlare con suo cognato, il marito di Ilaria, appunto. Il ragazzo cercava aiuto per affidare a qualcuno la sua cagnetta. "Ma quando esco la rivoglio", aveva precisato. La volontaria non ha saputo dire granché delle condizioni fisiche di Stefano. Dice che era sempre sotto il lenzuolo. Dopo un'inutile corsa sotto la pioggia a Piazzale Clodio - "credevamo fosse lì l'autopsia" - Ilaria e i suoi arrivano al Pertini. Una dottoressa conferma la versione della volontaria: pare che Stefano stesse per ore sotto le lenzuola. "Non si voleva nutrire - ha detto - gli portavamo la carne ma lui la lasciava". E avrebbe rifiutato le cure. Suonano beffarde le parole della dottoressa ai genitori che nemmeno hanno potuto assistere un figlio moribondo: "Perché non vi siete rivolti a noi". Dopo un braccio di ferro col posto di polizia, finalmente il pm autorizza i familiari a vedere la salma. Dietro il vetro divisorio, Stefano rivela il viso deformato, nero, "come bruciato". Un'occhio pesto, l'altro fuori dalle orbite, le ossa della mascella spostate. "Per forza non mangiava!", esclama la sorella. Il corpo era nascosto da un lenzuolo. L'autopsia è durata più di cinque ore e stavolta il pm ha negato ai consulenti di parte di effettuare foto. Ci saranno solo quelle del perito del pm. All'uscita dall'obitorio il medico di parte avrà poche parole. Conferma la natura traumatica degli ematomi sul viso ma nega emorragie interne. Insomma, quelle botte non spiegherebbero la morte. Sarebbe evidente una "sofferenza polmonare" ma per capire meglio si dovranno aspettare gli esami istologici, le cartelle cliniche, i rilievi tossicologici. Le domande di Ilaria sono troppe, e sempre più inquietanti, (ma purtroppo ancora senza risposta.)
sabato, 18 luglio 2009
        
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giovedì, 25 settembre 2008

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/files/2008/09/010.JPG

(sul sito troverete tutto l'interrogatorio completo)

Riportiamo qui la testimonianza resa il 16/06/2006 in incidente probatorio dalla testimone oculare Anne Marie Tsegueu al GIP (Giudice Indagini Preliminari), a porte chiuse, consentita la presenza di noi parti civili e dei soli avvocati. L’unico elemento che non viene reso bene dalla trascrizione dell’incidente probatorio e che qui ora riporto integralmente, è la mimica della signora. Si aiutava molto a gesti per esprimere meglio i concetti, ed ha fatto molte volte il gesto di bastonare, attribuito a tutti e 4 “non” solo sulle gambe…Inoltre quando dice “pestare pum pum” faceva il gesto di schiacciare ripetutamente con forza con il tallone.

PUBBLICO MINISTERO - Signora buongiorno, guardi pure il Giudice se si vuoi girare verso il Giudice, così non guarda le parti e.» allora signora lei abita in Via Ippodromo ….?
TSAGUEU ANNE MARIE - Sì.
GIUDICE - Ascolti signora, l’unica cosa che le chiedo e di parlare vicino al microfono o di tenerlo in mano se preferisce, perché dobbiamo registrarlo… perché registra ha capito? Ecco tutto lì.
PUBBLICO MINISTERO - A che piano abita signora?
TSAGUEU ANNE MARIE - Piano rialzato, primo piano.
PUBBLICO MINISTERO - La sua casa da sulla strada di Via Ippodromo? Cioè dalle sue finestre si vede Via Ippodromo?

 TSAGUEU ANNE MARIE - Dal balcone.
PUBBLICO MINISTERO - Dal balcone di quale stanza?
TSAGUEU ANNE MARIE - Della cucina e del soggiorno.
PUBBLICO MINISTERO ” Ecco signora, vuole riferire che cosa lei ha sentito e visto la mattina del 25 settembre 2005, da quando come si è svegliata e che cosa ha fatto, che cosa ha sentito, riferisca, cominci a riferire, poi le faccio qualche domanda specifica.
TSAGUEU ANNE MARIE -Sì. Io ero in camera che stavo dormendo con mio figlio, poi ad un certo punto vedo le luci della macchina dei Poliziotti, le luci lampeggianti blu che lampeggiavano; poi con il sonno cercavo di non svegliarmi, poi le luci… cioè c’erano sempre queste luci che non si spegnevano, ed io mi sono alzata per vedere… perché erano le luci blu, che lampeggiavano come fanno le macchine della Polizia. Mi sono alzata per andare a vedere cosa era, però dal bagno non ho visto niente, poi sono andata verso la cucina ed ho visto attraverso la finestra della cucina, dalla finestra… no prima di arrivare anche alla finestra della cucina ho sentito apri il baule aprilo, e mi sono avvicinato dalla finestra, non dalla porta per andare sul balcone, proprio perché c’è la finestra e’ha la porta del balcone che va sulla strada di Ippodromo, e mi sono avvicinata là. Ho visto questo ragazzo forte, non era un bambino così, ho visto una persona che si avvicinava da giù, venendo… cioè ho visto la macchina dei Poliziotti, ho visto questo ragazzo che veniva verso i Poliziotti, che si avvicinava per andare incontro ai Poliziotti, e questi Poliziotti erano fermi…

PUBBLICO MINISTERO – Erano fermi dove ?

TSAGUEU ANNE MARIE – Vicino alle loro macchine, queste due macchine parcheggiate parallelamente non lo so, molto bene non posso … fermati, fissi. I Poliziotti erano là, fermi fissi, ed il ragazzo si avvicinava verso di loro dicevano apri il baule, aprilo. Io ho sentito queste parole qua, e lui senza capire cosa dicevo o diceva, si è avvicinato verso di loro, è entrato in mezzo a queste due macchine, con una … ha fatto così il ragazzo, e subito questo poliziotto si sono, un attimo li ho visti tutti sopra di lui con il bastone   che lo picchiavano.  Allo stesso tempo l’ho visto per terra questo ragazzo qua, che era già… cioè era una velocità che era già per terra questo ragazzo, e continuando a picchiarlo, questi Poliziotti che continuavano senza fermarsi a picchiarlo quando lui era per terra, si sono… non so come, però visto che c’era una donna … una donna perché una voce non direi donna, perché fino adesso riconoscevo… non è che riconoscevo, sentivo la voce di femmina, una voce femminile, che era di qua sui piedi, l’’altro era sulle ginocchia, l’altro però, l’altro era qua, si sono ripartiti in quattro, però picchiandolo lo stesso questo ragazzo qua.

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