martedì, 29 settembre 2009
...Per Far Sì Che NON Si Ripeta MAI PIÙ !

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“Il clima di quello scorcio di settembre del 1977 era a Roma molto teso. Le azioni fasciste contro i militanti della sinistra si susseguono a ritmo serrato. Il 27 due studenti sono feriti a colpi di arma da fuoco all’EUR e la sera del 29 Elena Pacinelli, 19 anni, è colpita da tre proiettili in piazza Igea, luogo di ritrovo dei giovani del movimento. Per venerdì 30 viene organizzato un volantinaggio di protesta nel quartiere della Balduina. In viale medaglie d’oro i compagni di Elena, dopo aver subito un’aggressione con sassi e bottiglie partita dalla vicina sede del MSI, vedono un blindato della polizia avanzare lentamente verso di loro, seguito da un gruppo di fascisti che lo utilizza come scudo. Tra costoro c’è anche Andrea Insabato, autore nel 2000 di un attentato contro “Il Manifesto”. Dopo aver fatto fuoco contro i giovani di sinistra i missini arretrano, mentre gli agenti si scagliano su chi tenta di soccorrere Walter Rossi, 20 anni, militante di Lotta Continua colpito alla nuca. Proseguendo la corsa, il proiettile ferirà lievemente un benzinaio. Walter arriverà privo di vita in ospedale. Cortei e manifestazioni percorrono l’Italia nei giorni successivi, mentre sedi e ritrovi dei fascisti vengono devastati e dati alle fiamme. Durante i funerali 100 mila persone salutano Walter con le note dell’Internazionale.

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Claudio Miccoli, ventenne napoletano pacifista e ambientalista (militava nel WWF, di cui era Consigliere regionale), morì andando incontro, solo e disarmato, a una squadra di neofascisti armati di bastoni e di coltelli che avevano aggredito un giovane pochi minuti prima in una pizzeria a piazza Sannazzaro a Napoli, la sera del 30 settembre 1978. Egli cercava il dialogo: un semplice gesto di pace che, unito alla "colpa" di portare barba e capelli lunghi, bastò a scatenare la furia dei suoi assassini, che gli sfondarono il cranio a bastonate. Morì dopo sei giorni di agonia, il 6 ottobre del 1978, non senza aver prima espresso il desiderio di donare ad altri i suoi organi (oggi due persone vedono grazie a lui).

Ed In Ricordo anche di...



E' sera, poco prima delle dieci. Davanti la sezione ancora aperta del PCI di via Appia Nuova (Roma), al quartiere Alberone, sostano tre ragazzi; stanno leggendo "L'Unità" che come ogni giorno viene affissa nell'apposita bacheca. In particolare stanno dando uno sguardo alla programmazione prevista nei cinema per quella sera. Il popolare e periferico quartiere non offre tante possibilità e spazi di svago per i giovani, così spesso il cinema rappresenta l'unica alternativa per trascorrere una serata con gli amici. I tre ragazzi presenti sono Vincenzo De Blasio, ventotto anni, Luciano Ludovisi, trent'anni e Ivo Zini, il più giovane, di venticinque anni. All'improvviso si avvicina un "Vespone" bianco da cui scendono due ragazzotti a volto coperto. Sono pochi gli istanti per capire quello che sta per accadere; Luciano accortosi che i due hanno un'arma, non ha neanche il tempo per avvisare gli amici che quelli esplodono quattro colpi di pistola. Questi rimane fortunatamente illeso ma Vincenzo e Ivo giacciono a terra. Da subito le condizioni di quest'ultimo, colpito al torace, sembrano gravissime. Accorre presto un ambulanza chiamata dai militanti che accorrono fuori dalla sezione; Ivo non ce la farà a raggiungere neanche l'ospedale S.Giovanni e morirà poco dopo a bordo dell'autoambulanza. Vincenzo, colpito alla gamba e al polso, è operato d'urgenza, se la caverà. Alle 23:00 circa i NAR (nuclei armati rivoluzionari) rivendicheranno con una telefonata al "Messaggero" la paternità dell'attentato.
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Gli anarchici , Angelo, Annalise, Franco e Gianni con coraggio e determinazione raccolgono prove e collegamenti che il deragliamento del treno "Freccia del Sud" è opera di neofascisti con l’aiuto della delinquenza organizzata locale. A Settembre uno degli anarchici telefona a Roma, alla federazione nazionale Anarchica, avvertendoli che dalla loro contro inchiesta scaturiscono compromettenti documenti e fatti. Gianni dirà alla madre qualche tempo dopo "abbiamo scoperto delle cose che faranno tremare l’Italia”. Intanto i ragazzi vengono minacciati con telefonate e atti di violenza come l’aggressione a Franco da parte di un gruppo di neofascisti “venuti da Roma” come dirà lui stesso agli amici. Hanno l’occasione di andare a Roma per manifestare contro Nixon, quindi decidono di anticipare di qualche settimana il loro viaggio nella capitale. Partono da Reggio con la MiniMorris di Gianni, si fermano a Vibo Valentia per partecipare ad una riunione e li danno un passaggio ad un compagno di Cosenza, Luigi Lo Celso, ma a Roma purtroppo non arriveranno mai, visto che sull'A2 nei pressi di Ferentino, a circa 60 Km da Roma, la Mini si schianta sul rimorchio di un autotreno, Angelo, Luigi e Franco muoiono sul colpo , Gianni durante il trasporto all’ospedale mentre Annalise morirà 20 giorni dopo in ospedale. La dinamica dell’incidente appare subito non chiara;
perché la Mini non si è incastrata sotto il rimorchio?
perché i fanalini di coda del rimorchio non sono distrutti?
perché i danni maggiori del rimorchio sono sulla fiancata che sul retro?
La polizia stradale in base alle dichiarazione dei due autisti del camion, e alle verifiche sul posto emetteranno il seguente verdetto” tamponamento con urto violento”. Restano comunque molti dubbi e perplessità mai chiarite.
E il dossier sul deragliamento? Dove è finito? Fu spedito ai compagni di Roma dove non è mai arrivato?

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domenica, 01 marzo 2009
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Il 28 Febbraio del 1978 muore a Roma, vittima di un commando di estrema destra Roberto Scialabba di soli 24 anni. Quel giorno era il terzo anniversario dell'uccisione di M.Mantakas, giovane della destra universitaria di avanguardia nazionale (fuan). Nello stesso periodo furono fondati i NAR, organizzazione clandestina di estrema destra guidata dai fratelli Cristiano e Valerio Fioravanti, insieme con molti altri esponenti di spicco dell'area neofascista (Francesca Mambro, Dario Pedretti, Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini, Stefano Soderini, Franco Anselmi, Massimo Carminati, Claudio e Stefano Bracci, Guido Zappavigna, Mario Corsi detto "Marione", Stefano Tiraboschi, Lino Lai, Paolo Pizzonia, Patrizio Trochei, Walter Sordi, Marco Mario Massimi, Pasquale Belsito, Fiorenzo Trincanato, Andrea Vian, Pasquale Guaglianone, Pierluigi Bragaglia.). I NAR erano convinti, tramite una "soffiata" di un camerata giunta dal carcere di Regina Coeli, che i colpevoli dell'agguato di via Acca Larentia provenissero da uno stabile occupato a Cinecittà. La sera del 28 Febbraio quindi vi si recarono con la chiara intensione di vendicarsi, non sapendo che lo stesso stabile era stato sgomberato dalla polizia il giorno prima. In conseguenza di ciò scatenarono la loro sete di vendetta in un raid omicida nella zona Don Bosco, uccidendo appunto Roberto Scialabba colpito al torace da un proiettile e successivamente freddato da Valerio Fioravanti a bruciapelo, che dopo essergli montato sopra, gli spara ulteriori due colpi alla nuca. Nella sparatoria rimane ferito anche il fratello di Roberto, Nicola, che tuttavia riesce a fuggire e mettersi in salvo poiché i fascisti si allarmano per l'arrivo di una macchina di passaggio. Per quattro anni il delitto non ebbe colpevoli, la stampa vergognosamente parlò a lungo di regolamento di conti fra spacciatori, fino a quando nel 1982 Cristiano Fioravanti racconto come erano andati i fatti.