sabato, 10 maggio 2008
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Purtroppo dopo la legittimazione politica di vergognose e nefaste "ideologie", ci tocca ahinoi ancora leggere di una notizia uscita oggi su Repubblica su di un certo Claudio Marini titolare di un’agenzia pubblicitaria che organizza un concorso di bellezza chiamato “Star of Year”, questo inconsapevole nanetto della moda nonché arrivista della più infima specie, ha invitato quella merda inumana di Erich Priebke, (l’ex capitano delle Ss, MAI pentitosi del genocidio compiuto sessantanni fa, ossia l’eccidio delle Fosse Ardeatine), come presidente di giuria di questo concorso di bellezza. Al naturale, giustificatissimo nonché tristemente solitario sdegno della comunità ebraica romana e non solo, questo “ceffo” ha così risposto :
- “A distanza di 63 anni - spiega Marini - , quest’uomo di 95 anni subisce ancora le conseguenze dell’ultimo conflitto mondiale. Almeno per un giorno sarebbe libero e sarebbe davvero un modo per fare la pace davvero”
non contento continua:
- “Non è per intenti pubblicitari ma per promuovere questo processo di pacificazione di cui tutti parlano”.
Attendendo la reazione ferma delle istituzioni nei confronti di questo atto ignobile ed ingiustificabile e che sicuramente NON ci sarà, visti anche gli ultimi fatti magari la nuova politica farà un plauso a questa ignobile e vergognosa iniziativa ed a questo imbecille di Claudio Marini. Al quale vorrei dire, che quel “processo di pacificazione” di cui lui fa menzione non spetta di certo a uomini della sua "statura" e soprattutto NoN riguarda certamente i criminali nazisti.
venerdì, 25 aprile 2008
24-MARZO-1944

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24-MARZO-2008
venerdì, 25 aprile 2008
La data del 25 aprile rappresenta un giorno fondamentale per la storia della Repubblica Italiana.

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FESTA D'APRILE

I fascisti han capito,
se non son proprio tonti,
che siamo arrivati
alla resa dei conti!
Scendiamo giu' dai monti
a colpi di fucile!
Evviva i Partigiani!
E' festa d'Aprile!
(Canto Partigiano, inizi aprile 1945)

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 E’ l’anniversario della rivolta armata partigiana e popolare
contro le truppe di occupazione naziste tedesche e contro i loro fiancheggiatori fascisti della Repubblica Sociale Italiana.
Il 25 aprile 1945 segna il culmine del risveglio della coscienza nazionale e civile italiana impegnata nella riscossa contro gli invasori e come momento di riscatto morale di una importante parte della popolazione italiana dopo il ventennio di dittatura fascista.

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....Quella luce era speranza di giustizia
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un'alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l'alba nascente fu una luce
fuori dall'eternità dello stile....
Nella storia la giustizia fu coscienza
d'una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.

Pier Paolo Pasolini



E ora tocca a voi battervi
gioventù del mondo;
siate intransigenti
sul dovere di amare.
Ridete di coloro
che vi parleranno di prudenza,
di convenienza,
che vi consiglieranno
di mantenere il giusto equilibrio.
La più grande disgrazia
che vi possa capitare
e' di non essere utili a nessuno,
e che la vostra vita
non serva a niente.
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I NOSTRI OCCHI
SON FISSI ALLA VITTORIA:
NOI INIZIEREMO
LA NOSTRA NUOVA STORIA
C'È UN POPOLO
CHE IN ANSIA ATTENDE
IL PARTIGIANO
CHE IN ARMI LO DIFENDE.
VILE TEDESCO,
SCAPPA BEN LONTANO,
ARRIVA IL QUARTO
BATTAGLIONE ITALIANO.
ROSSA UNA STELLA
SBOCCIATA E' COME UN FIORE
NEL CIELO BIANCO
DEL NOSTRO TRICOLORE.
CANE FASCISTA,
CHE SERVI GLI OPPRESSORI,
PER TE SARANNO
PRESTO GRAN DOLORI!

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venerdì, 11 aprile 2008

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"L'Aquila È un Simbolo Fascista...
...Tale È...chi la Espone"


Forse è stato fatto un errore, e non solo in questa campagna elettorale, sottovalutare la pervicace, rabbiosa, antica e sorda ostilità delle destre italiane per il "quadro democratico". La loro  assoluta, totale, sfacciata in verità, estraneità ai principi base sanciti nella Costituzione è atavica. Quella stessa Costituzione nata nella guerra di Liberazione nazionale dal nazifascismo, quella che si è forgiata nella montagna, grazie ai partigiani, che hanno lottato con la vita, come tanti anarchici, comunisti, democratici, socialisti, azionisti, insomma dalla maggior parte del popolo, quella che è esplosa con la Liberazione il 25 aprile del 1945, e che si è incanalata nella faticosa opera di ricostruzione nazionale e nei governi che si sono succeduti più che altro alle necessità storiche dell’epoca, governi di unità antifascista, detti anche Comitati di Libertà Nazionale o CLN, ed al di fuori dei partiti che vi si riconoscevano, con altri piccoli gruppi partigiani, come i trockijsti di Bandiera Rossa Roma, di cui ben 68 appartenenti vennero fucilati alle Fosse Ardeatine. tra il 1944 e il 1947. Quella che ha festeggiato se stessa, vittoriosa e speranzosa, nel referendum che impose a un Paese piegato dalla guerra, dalla fame, dalle umiliazioni, la vittoria di una nuova Repubblica, dettata dalle sonanti valige americane contro le meno piene dei russi, e che il 2 giugno del 1946 servì solo per eliminare l'oramai obsoleta Monarchia. Quella che, pur sconfitta e minoritaria, non ha mai interrotto la lotta della e per la libertà di tutti, spinta sempre e cmq da un solo e unico obbiettivo comune,  l'antifascismo. Dopo le elezioni del 18 aprile 1948 e anche dopo il tragico attentato a Togliatti del 14 luglio di quell’anno, ha costruito, con il proprio sudore, la propria fatica e il proprio sangue, un Paese libero dalle macerie fasciste, negli anni Cinquanta e anni Sessanta. Esplosa poi in un lungo urlo e moto liberatorio nelle lotte studentesche e operaie degli anni Sessanta e Settanta, che ha difeso l'antifascismo tanto faticosamente conquistato con le unghie e i denti da ogni aggressione e tentativo golpista e stragista, di stato e non, che ha pianto per le tante, troppe vittime uccise dal terrorismo nero e di stato, che ha lottato e sperato in un radicale rinnovamento e cambiamento politico, sociale e culturale attraverso l’avvento delle sedicenti sinistre al governo del Paese. Quella Italia che ha resistito e ancora resiste, all’onda lunga e squassante del riflusso delle ideologie senza neanche più le idee, della modernizzazione senza modernità, della politica senza moralità, del tempo e del Tempio del denaro e del lusso contro la civiltà del fare e del saper fare, del predominio dei pochi e arroganti contro i molti umili. È contro questa Italia, contro questo Paese fatto di donne e uomini, giovani e anziani, lavoratori e disoccupati, militanti e simpatizzanti, ma tutti veri, in carne e ossa, che la destra italiana ha sempre cercato, in questo cinquantennio di fare leva, sugli istinti più sordidi e reconditi del popolino, o del sottoproletariato, si sarebbe detto una volta, come dei ceti alti e altissimi, dei vecchi e nuovi clericali, degli industriali reazionari come dei nuovi ricchi, dei fascisti e dei liberisti travestiti da moderati, dei borghesi. Per sconfiggerla, per ridurla quindi una volta per tutte al silenzio. per umiliarla, per sbeffeggiarla, per vincerla, non basterà un Pd  che “si dimentica      ” di citare la Resistenza nel suo Statuto fondativo, neanche si trattasse di una svista o, forse, di un inutile orpello, e non basterà certo un Veltroni o un Franceschini che svillaneggiano la nostra Costituzione cercando di contrabbandare teorie costituzionali, come la sfida tra due premier come se fossimo negli Usa.  La nostra deve restare una nazione ANTIFASCISTA, la logica del voto utile e di quello inutile, eccetera eccetera, i quotidiani improbabili allarmi di rosse calamità atte a sovvertire l’ordinamento politico e giuridico, questo atteggiamento da povere vittime sacrificali, non sono altro che il miglior terreno di cultura perché le destre facciano la loro opera di “sfondamento”. E non solo quindi si sono pubblicamente dichiarati fascisti dichiarati, sono arrivati a dire, come ha detto Marcello Dell’Utri, che, nel caso vincessero, non solo “non faranno prigionieri”, ma quello lo diceva già Previti.... ma che "riscriveranno i libri di storia               ”, si avete capito bene, proprio i libri di testo, intrisi al dire di Dell'Utri di "retorica partigiana", e poi  come ha detto Berlusconi, che i giudici “devono presentare un certificato di igiene mentale”, o come dice Bossi, che le regole del gioco vanno cambiate, “sennò prendiamo i fucili”, con la "mascellosa" Santanchè che dice di non volerla dare a Berlusconi, ma solo a Storace anche se lurido e incapace. Forse, l’unico errore vero lo abbiamo fatto tutti noi, nel sottovalutare questa gente, che poi è la destra di sempre, appena un po’ ritoccata dal trucco trasformista, ma sempre arrogante, meschina, razzista, ignorante, proterva, insomma fascista. Quindi non solo quella di Storace e della Santanché, ma anche quella di Berlusconi-Fini-Bossi e tutti i loro accoliti, come la nipotina del Duce Alessandra e il fascista mai pentito Ciarrapico, e tanti, tanti altri. Ecco, non solo contro il Pd, ma anche contro questa destra avremmo dovuto agire di più e meglio, ostacolandola e zittendone i fiati, ancora prima di questa campagna elettorale. La speranza, anzi la domanda è.. avremo tempo? Ci sarà ancora permesso di esprimerci liberamente? La vedo dura, molto dura, ma sempre, comunque e ovunque sono sicuro che rimarrà la seria e appassionata opposizione nel corso della quale potremo riscoprire la nostra storia, difenderla e rivendicarla in quanto è la storia di chi è morto per tutto ciò, di chi è morto allora, per noi oggi. Perché è la nostra storia, la storia dell’Italia Antifascista.
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lunedì, 24 marzo 2008

-L'attentato di Via Rasella-


Subito dopo l'8 settembre 1943, nell'Italia occupata, sorgevano, in seno a gruppi e partiti politici o per iniziativa di civili e di militari, delle organizzazioni clandestine a carattere militare, che in proseguo di tempo dovevano svolgere un'azione di particolare importanza, specialmente nella liberazione dell'Italia settentrionale. Le più importanti di esse avevano un comune e superiore organo di coordinamento, la Giunta Militare, che era formata dai capi di sei di quelle organizzazioni (quelle che erano emanazioni dei sei partiti che avevano una più estesa organizzazione ed un più accentuato grado di penetrazione nella popolazione) e costituiva un organo del Comitato di Liberazione Nazionale; altre davano vita a diversi organi di coordinamento, sempre allo scopo di attuare in maniera unitaria e secondo alcune direttive generali una fattiva azione contro i nazi-fascisti. L'azione di queste organizzazioni, che si manifestava con atti di sabotaggio ed attacchi di colonne militari tedesche, era continua fuori dei centri abitati onde rendere difficile ai tedeschi I'opera di assestamento. Anche nella città di Roma si effettuavano, talvolta, azioni di sabotaggio ed attentati contro autocolonne o comandi militari, allo scopo, chiaramente manife sto a mezzo di volantini, di richiamare il nemico all'osservanza della posizione di città aperta della capitale d'Italia. Difatti, malgrado questa posizione interna zionalmente riconosciuta, i principali comandi militari tedeschi si trovavano nell'interno della città aperta ed in questa erano frequenti i passaggi di truppe e di materiale bellico. II 23 marzo 1944 alle ore 15 circa, nell'interno della città aperta, in Via Rasella all'altezza del palazzo Tittoni, mentre passava una compagnia di polizia tedesca del Battaglione "Bolzen", che da quindici giorni era solita percorrere quella strada, scoppiava una bomba che uccideva ventisei militari di quelle compagnia ed altri feriva più o meno gravemente.
Subito dopo lo scoppio della bomba alcuni giovani, che sostavano all'angolo di Via Boccaccio, lanciavano delle bombe a mano contro il resto della compagnia e, quindi, si ritiravano verso Via dei Giardini, allontanandosi immediatamente dalla zona. Elementi della compagnia tedesca sparavano in direzione delle finestre sovrastanti e dai tetti,un po' all'impazzata, poiché in un primo momento credevano che I'attentato fosse stato effettuato con lancio di bombe a mano da una delle case.
 
-L'ECCIDIO DELLE FOSSE ARDEATINE-
 
II mattino successivo, alle nove, il Kappler aveva un colloquio con il Commissario di P.S. Alianello, che pregava di chiedere, con la massima urgenza, al vice capo della polizia Cerruti se la polizia italiana era in grado di fornire cinquanta persone. II Cerruti poco dopo gli comunicava che avrebbe mandato da lui il Questore Caruso perché prendesse accordi in merito alla consegna di cinquanta uomini. Alle 9,45 il Caruso, accompagnato dal Ten. Koch, che in quel tempo svolgeva funzioni di polizia non ben definite, si presentava dal Kappler. Questi spiegava ai due come, per completare una lista di persone da fucilare in conseguenza dell'attentato di Via Rasella, aveva bisogno di cinquanta persone arrestate a disposizione della polizia italiana e spiegava i criteri in base ai quali egli aveva già compilato una lista di 270 persone. A conclusione di questo colloquio si stabiliva che iI Questore Caruso avrebbe fatto pervenire al Kappler per le ore 13 un elenco di cinquanta persone. Nell'elenco compilato dal Kappler con I'aiuto dei suoi collaboratori numerosi erano i detenuti per reati comuni e gli ebrei arrestati per motivi razziali; fra gli altri poi una persona assolta dal Tribunale Militare tedesco e due ragazzi di 15 anni, dei quali uno arrestato perché ebreo. Alle 12 circa I'imputato si recava nell'ufficio del Gen. Maeltzer il quale qualche ora prima gli aveva fatto sapere che I'attendeva per tale ora. Mentre quel generale lo informava che I'ordine della rappresaglia proveniva da Hitler giungeva il Maggiore Dobrik del battaglione "Bozen", che era stato convocato qualche ora prima. II Ten. Col. Kappler informava il generale di aver compilato una lista di persone che gli consegnava. A questa lista, diceva, dovevano aggiungersi i nominativi di cinquanta persone che, per le ore 13, gli sarebbero stati dati Questore Caruso, scelti fra i detenuti che questi aveva a sua disposizione Complessivamente, quindi, si raggiungeva il numero di 320 persone, pari al decuplo dei militari tedeschi che fino a quel momento erano deceduti. II generale Maeltzer, informato dall'imputato dei criteri adottati nella compilazione della Iista, si rivolgeva al Dobrik dicendogli che spettava a lui eseguire la rappresaglia con gli uomini che aveva a sua disposizione Quest'ufficiale esponeva una serie di difficoltà (il fatto che i suoi uomini erano anziani, poco addestrati all'uso delle armi superstizioni, ecc.) con I'evidente scopo di sottrarsi al compito affidatogli. Due giorni dopo, difatti, il ten. col. Kappler riferiva questo episodio al generale Wolf per fare un addebito al maggiore Dobrik. "Dissi - egli afferma parlando di questo colloquio - che Dobrik, al quale sarebbe toccato di eseguire la fucilazione, si era tirato indietro, e con ciò io presentavo ufficialmente le mie lagnanze contro Dobrik a Wolf. Stante le difficoltà poste dal Dobrik, il Gen Maeltzer telefonava al Comando della 14.ma armata e parlava con l'allora Col. Hanser, al quale, dopo aver prospettato quanto detto da quell'ufficiale, chiedeva venisse comandato un reparto di quell'armata per l'esecuzione. L'Hanser rispondeva testualmente:" La polizia è stata colpita, la polizia deve far espiare". Il Gen. Maeltezer ripeteva ai due ufficiali presenti quella frase quindi dava ordine al Kappler di provvedere lui all'esecuzione. Congedatosi dal Gen. Maeltzer, il Kappler si portava nel suo ufficio in Via Tasso. Qui chiamava a rapporto gli ufficiali dipendenti e li informava che fra qualche ora avrebbero dovuto eseguirsi la fucilaione di 320 persone in conseguenza dell'attentato di Via Rasella. Al termine della riunione il Kappler impartiva l'ordine che tra tutti gli uomini del suo comando di nazionalità tedesca, dovessero partecipare all'esecuzione.


Ho fatto una promessa

Ho fatto la promessa di non dimenticare nulla, e di conservare nella memoria tutto il passato;
Non dimenticare, nulla cancellare, alcuna offesa;
Parlarne, parlarne alle generazioni future;
Non darsi pace fino a che una sola traccia dell'inumano crimine ne oscurerà la visione.
Che per noi questo orrore non resti privo di odio
Che oltre l'oblio non ritorni il tempo antico.
Che non ci capiti di dire, mentre ce ne andremo, che questa volta la lezione non rimane viva in noi.


martedì, 11 marzo 2008
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Son passati all'alba
e mi hanno preso,
intontito dal sonno e dal fragore
Buio negli occhi,
colpi sordi allo stomaco
ad ogni momento trascorso
Freddo il mattino,
Freddo il camion
che, impunemente sfrecciava via
Poi la stanza, le risa sguaiate
Frigide le lampade al neon
sullo sporco giaciglio
Topo fra i topi
livido e nudo
come il mattino della mia città
quando urla per la sua Libertà
Alienato disperante
senza alcuna cognizione del tempo
Solamente l'assillo ritmato
del dolore delle percosse
Estinzione della volontà
desiderio della fine
Gettato, lordato, rovesciato
come uno straccio ormai smesso
Infine mischiato con gli altri
tristi destini intrecciati
nella fossa comune delle ossa spezzate
la vita sprangata
per lasciar morire ogni nostro ideale
postato da: skenderback alle ore 23:04 | Permalink | commenti
categoria:pensieri e parole, antifascismo, esseri unici, a mio zio, unico per me, anti nazismo