domenica, 06 dicembre 2009

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Un anno fa prese il via la rivolta greca seguita all'omicidio ad Atene di Alexandros Grigoropoulos, 15enne colpito a morte dalla pallottola di un poliziotto. In occasione del primo anniversario dalla sua uccisione il movimento greco ha annunciato manifestazioni in tutto il paese e constestualmente è partita la macchina repressiva del governo greco. Da ieri oltre diecimila agenti di polizia sono schierati ad Atene, e ieri sera 163 persone sono state fermate in una serie di retate al centro e alla periferia di Atene alla vigilia delle grandi manifestazioni previste per oggi. 75 persone, tra le quali cinque italiani, sono state poste in stato di arresto. La retate sono avvenute dopo scontri con la polizia avvenuti nel quartiere di Exarchia, al centro di Atene, al termine di un presidio e dopo una irruzione in uno spazio occupato. Tre auto della polizia sono state date alle fiamme. Il movimento studentesco si è mobilitato da alcuni giorni all'insegna dello slogan "Un anno dopo non dimentichiamo". Da venerdì sono occupate centinaia di scuole e facoltà universitarie nella capitale, a Salonicco e in tutto il paese.
giovedì, 12 novembre 2009
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Sono Maria Ciuffi, la mamma di Marcello Lonzi. Purtroppo vengo a sapere solo adesso che il venerdì non è un giorno lavorativo al Parlamento, quindi mi recherò in Piazza Montecitorio giovedì 12 novembre dalle 9.00 in poi. Mio figlio è morto a 29 anni nel carcere di Livorno l'11 luglio del 2003. Dopo il decesso il corpo di Marcello presentava numerose ferite ed ecchimosi come è facile constatare dalle fotografie facilmente reperibili su internet. Nonostante questo il referto dell'autopsia indicava che mio figlio era morto per "cause naturali". In questi sei anni e mezzo ho tentato di tutto per sapere finalmente la verità sulla morte di Marcello, ma ad oggi non c'è ancora nessun indagato. Dopo il caso di Stefano Cucchi, che presenta numerose analogie con quello di mio figlio, ho inviato una lettera al ministro Alfano per chiedere che oltre al caso di Stefano si occupi anche della morte di Marcello e di tutte le altre morti 'sospette', ma non ho ricevuto nessuna risposta. Per questo giovedì 12 novembre mi recherò a Roma davanti al Parlamento, dalle 9.00 in poi, per mostrare le foto di Marcello per chiedere se è possibile che un ragazzo ridotto in quelle condizioni possa essere morto per "cause naturali" e che finalmente, dopo sei anni e mezzo di lotte e di battaglie, sia fatta luce sulla morte di mio figlio visto che a breve si prospetta l'ennesima richiesta di archiviazione del caso. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini e mi hanno sostenuto in questi anni e mi auguro che possano essere al mio fianco anche venerdì. Maria Ciuffi

Il caso di Marcello Lonzi  http://www.ainfos.ca/04/jul/ainfos00213.html

lunedì, 26 ottobre 2009
 La corrispondenza con il giornalista Checchino Antonini



http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/CHECCHINO.mp3

Aldo Bianzino, morto due anni fa in una prigione di Perugia per cause ancora da chiarire. Marcello Lonzi, ammazzato in una galera livornese nel 2003 da un arresto cardiocircolatorio, ma il suo corpo sfigurato dice tutt'altro, (ma anche Federico Aldrovandi molto simile alla morte di Stefano). Fino a l'altroieri, Ilaria non conosceva i loro nomi, forse nemmeno sapeva quanto fosse lungo il catalogo dei morti di galera. Poi i carabinieri di Torpignattara hanno bussato a casa loro per dire che semplicemente, "Stefano era morto" in ospedale e più precisamente nel reparto penitenziario del Pertini. Ora la famiglia chiede di poter vedere la salma prima che sia ricomposta. Vuole accedere al più presto alle foto dell'autopsia. Perché, finora, le due cose sono state negate. Stefano aveva 31 anni, faceva il geometra in uno studio comune con il padre e la sorella. La notte tra il 15 e il 16 ottobre lo pescano con 20 grammi di sostanze nel vicino quartiere Appio Claudio. Le modalità dell'arresto e del sequestro non sono ancora note alla famiglia. All'una e mezza di notte di notte, il citofono di casa Cucchi segnala l'arrivo di Stefano. Non è solo. Con lui ci sono i militari che lo hanno arrestato. Perquisiranno solo la sua cameretta, senza per latro trovare nulla. Uscendo, uno di loro cerca di rassicurare la madre "Signora non si preoccupi, per così poco è capace che domani sia a casa ai domiciliari". Dettaglio importante: Stefano "era pulito", racconta Ilaria nella sala d'aspetto dell'obitorio. Ossia "camminava sulle sue gambe, non aveva segni sul viso". E ricorda quanto fosse esile suo fratello. Basso e magrissimo. Il mattino appresso suo padre va a Piazzale Clodio all'udienza per direttissima. Stefano aveva il viso livido e gli occhi gonfi. L'udienza è rinviata al 13 novembre. Si torna a Regina Coeli. Il sabato sera, l'indomani, i carabinieri arrivano a casa Cucchi per comunicare il ricovero al Pronto soccorso dell'Isola Tiberina. Si scoprirà, invece, che era stato portato al Pertini. Motivo ufficiale: dolori alla schiena dovuti a una caduta precedente all'arresto di cui in casa nessuno sa nulla. Ma una lastra dirà che aveva due vertebre rotte, una sacrale e una lombare, due vertebre basse. Si può camminare per tre giorni con due vertebre rotte, andare a casa, poi in carcere, quindi al processo e di nuovo in galera? Bisognerebbe sapere quanto siano profonde quelle lesioni. Ma sicuramente il dolore sarebbe stato evidente. E per capire quando si siano verificate ci sarebbe da osservare l'emorragia attorno alle vertebre. Quella sera i genitori di Stefano sono scappati in ospedale ma fu spiegato loro (era la prima volta che si trovavano in quelle condizioni) che era un carcere a tutti gli effetti, quindi non era possibile vederlo, né avere notizie senza una carta del pm. La stessa cosa si sarebbero sentito dire la domenica mattina. Lunedì la carta non è ancora arrivata. "Ma perché è qui?", riescono a domandare a una poliziotta. "Non vi preoccupate, vostro figlio è tranquillo". Mercoledì arriva l'autorizzazione ma vale per il giorno successivo. Ma Stefano muore all'alba. All'ora di pranzo - un bel po' di ore dopo - arrivano i carabinieri a portare il dispositivo per la nomina di un consulente di parte per gli "accertamenti urgenti non ripetibili", l'autopsia. C'è qualcosa che non quadra. Ilaria ha sempre più domande in testa e nessuna risposta. La sera prima una volontaria le aveva telefonato per riferire un messaggio di Stefano. Voleva parlare con suo cognato, il marito di Ilaria, appunto. Il ragazzo cercava aiuto per affidare a qualcuno la sua cagnetta. "Ma quando esco la rivoglio", aveva precisato. La volontaria non ha saputo dire granché delle condizioni fisiche di Stefano. Dice che era sempre sotto il lenzuolo. Dopo un'inutile corsa sotto la pioggia a Piazzale Clodio - "credevamo fosse lì l'autopsia" - Ilaria e i suoi arrivano al Pertini. Una dottoressa conferma la versione della volontaria: pare che Stefano stesse per ore sotto le lenzuola. "Non si voleva nutrire - ha detto - gli portavamo la carne ma lui la lasciava". E avrebbe rifiutato le cure. Suonano beffarde le parole della dottoressa ai genitori che nemmeno hanno potuto assistere un figlio moribondo: "Perché non vi siete rivolti a noi". Dopo un braccio di ferro col posto di polizia, finalmente il pm autorizza i familiari a vedere la salma. Dietro il vetro divisorio, Stefano rivela il viso deformato, nero, "come bruciato". Un'occhio pesto, l'altro fuori dalle orbite, le ossa della mascella spostate. "Per forza non mangiava!", esclama la sorella. Il corpo era nascosto da un lenzuolo. L'autopsia è durata più di cinque ore e stavolta il pm ha negato ai consulenti di parte di effettuare foto. Ci saranno solo quelle del perito del pm. All'uscita dall'obitorio il medico di parte avrà poche parole. Conferma la natura traumatica degli ematomi sul viso ma nega emorragie interne. Insomma, quelle botte non spiegherebbero la morte. Sarebbe evidente una "sofferenza polmonare" ma per capire meglio si dovranno aspettare gli esami istologici, le cartelle cliniche, i rilievi tossicologici. Le domande di Ilaria sono troppe, e sempre più inquietanti, (ma purtroppo ancora senza risposta.)
lunedì, 20 luglio 2009
giovedì, 11 dicembre 2008
Nel quartiere Exarchia, prospiciente l'università di Atene, nella notte del 6 dicembre la polizia greca ha sparato su di un gruppo di giovani, che stavano tranquillamente bevendo tra di loro, in un pub della zona. Un quindicenne, Alexis Grigoropulos, è stato barbaramente assassinato.
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δολοφĎŚνους
Assassini