domenica, 15 febbraio 2009


Le nefaste reazioni e le vergognose strumentalizzazioni del mondo politico di destra e non solo, che si stanno susseguendo in queste ore, in seguito alle sempre più frequenti notizie di stupri avvenuti, purtroppo, in questi ultimi tempi, altro non sono che delle vili speculazioni sul dolore di vittime indifese, con il solo chiaro obiettivo di scatenare nei cittadini italiani, già razzisti di loro, ulteriori offensive violentissime di stampo xenofobo e razzista ai danni del migrante in generale e del popolo rom nell'ultimo specifico caso di Roma avvenuto alla Caffarella. Secondo le ricostruzioni, ancora confuse, fatte dalla ragazzina e dal suo fidanzatino, gli aggressori sarebbero stati due, avrebbero avuto un forte accento dell'Est europeo e sarebbero stati armati di pistole e ben vestiti. Quest'ultimo particolare, più di tutti metterebbe in forte dubbio il fatto che fossero di etnia Rom, in quanto i Rom della zona in cui è avvenuto l'aberrante episodio, vivono in condizioni di igiene e povertà tragiche, senza acqua corrente, vestiti di stracci e soprattutto impossibilitati a entrare in possesso armi da fuoco, visto che la questua non consente loro di procurarsi ormai nemmeno un pezzo di pane per sfamarsi. Ricordiamo inoltre che finora mai nessun Rom è stato incriminato per un reato di stupro, visto che Romulus Mailat, condannato peraltro in base alla testimonianza di una donna sofferente di gravi turbe psichiche, era infatti un romeno-tedesco di etnia bunjas e i due presunti stupratori di Guidonia sono Romeni, non Rom. E' comunque incivile e in contrasto con le più elementari norme di diritti umani, attribuire il crimine di singoli a un intero popolo. Un grido che deve urgentemente arrivare come una sorta di allerta  all'eurodeputata ungherese di origine rom Viktoria Mohacsì e i membri della Commissione europea affinché vigilino sin da subito sull'operato delle Istituzioni dei media e delle autorità italiote, che in queste ore fanno a gara nel diffondere ignobili dichiarazioni razziste e xenofobe irresponsabili. Si rende quindi quanto mai necessario che l'Unione europea si renda conto di come il governo italiano e i politici più intolleranti, stiano strumentalizzando l'intera vicenda per creare un pretesto di pulizia etnica, con sgomberi simili a pogrom e la messa in strada di decine di innocenti, tra cui molti bambini e malati gravi, senza alcuna risorsa per poi poter sopravvivere. Di contro nessuno invece ha segnalato un altro tragico evento, contemporaneo agli stupri, ma vergognosamente trascurato dai media, quando la sera del 14 febbraio le autorità romane hanno rinvenuto all'interno di una baracca distrutta dalle fiamme il cadavere carbonizzato di un senza tetto, probabilmente Rom. La macabra scoperta è stata fatta dai vigili del fuoco in via Filippo Tommaso Marinetti, fra Acqua Acetosa Ostiense e Laurentino. Questa tragedia, però, non ha ottenuto spazio sulle prime pagine dei quotidiani né all'interno dei telegiornali, così come sono costantemente ignorate le innumerevoli violenze, anche sessuali, perpetrate da intolleranti sulle ragazze e le donne migranti in generale, o tutti gli stupri e violenze di ogni genere che ogni giorno vengono perpetrate da italiani ai danni delle loro mogli o compagne all'interno delle stesse case, senza che nessuno però dia loro spazio o apertura dei tg o sui giornali.

Contro gli articoli 42 (ex 36) e 50 (ex 44) del decreto 733
con l'approvazione degli articoli 42 e 50 la stragrande maggioranza dei Sinti italiani, ma anche tantissimi altri cittadini italiani perderanno l'iscrizione anagrafica dal loro luogo di residenza e saranno schedati in un registro apposito dal Ministero dell'Interno: il registro dei senza fissa dimora.
lunedì, 29 settembre 2008
Sono stati prosciolti nel silenzio generale i due Rom accusati di aver tentato di rapire una bimba davanti all’Auchan di Catania. Nel maggio scorso giornali e tv diedero per scontata, (come al solito in quest'italia preconcetta e razzista) la loro colpevolezza, nel contesto della campagna mediatica sulla sicurezza. Il campo nomadi catanese fu sgomberato, uno degli accusati ha trascorso questi mesi in carcere. Chi li risarcirà, chi avrà almeno il buon gusto di chiedere scusa o semplicemente dare la notizia della sentenza? Nessuno ovviamente, ma i Rom, non erano ladri di bambini. Ma allora, dove sono ora le prime pagine? Da nessuna parte ovviamente Assoluzione: questo è quindi il verdetto emesso dal giudice nei confronti di Viorica Zavache e Sebastian Neculau, i due giovani rom accusati di aver tentato di rapire una bimba all’interno del parcheggio di un noto ipermercato catanese nel maggio scorso. Per Sebastian Neculau l’assoluzione è stata completa; per Viorica Zavache, che ha atteso quest’udienza rinchiusa nel carcere di Agrigento, il Giudice ha deciso l’assoluzione anche per lei per quanto riguarda i capi d’accusa di tentata sottrazione d’incapace e di tentato sequestro. Il pm Migliorini aveva chiesto per entrambi gli accusati una pena di 3 anni, ma il giudice ha deciso il proscioglimento. "Evidentemente non è stata ravvisata nella Zavache l’intenzione di sottrarre la bambina alla madre" ipotizza la difesa, in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza. Ovviamente soddisfatta della decisione l’avvocato Marilisa Gaeta, difensore dei due giovani; "Si capisce che sono capitati nel posto sbagliato al momento sbagliato", ha ribadito facendo riferimento al clima “anti-rom”, che purtroppo affligge vergognosamente da sempre il popolo Rom, ma in quel mese di maggio in particolar modo . La vicenda infatti è accaduta a pochi giorni dagli assalti ai campi rom nel napoletano a seguito dell’altro presunto rapimento di un bambino a opera di una giovane appartenente a questa etnia. Nel giro di poche ore, a livello locale e nazionale, la notizia era stata trattata, come al solito, in maniera sbrigativamente colpevolista dai media, che non hanno esitato a dare per scontata l’equazione “rom-ladri di bambini”, eqazione assolutamente infondata e che non rispecchia in alcun modo la realtà. La conseguenza immediata e più tangibile fu la fuga degli abitanti del campo del quartiere Zia Lisa di Catania, costretti a lasciare la città nonostante i loro figli fossero inseriti all’interno di un progetto locale che permetteva loro di frequentare la scuola. Si attendono ora gli eventuali sviluppi giudiziari della vicenda: escluso il tentato rapimento della bimba, si dovrà vedere se la procura ipotizzerà accuse diverse per il diverbio avvenuto nel parcheggio del supermercato. Intanto, per Viorica Zavache restano quasi cinque mesi di carcere. E il ricordo di essere stata accusata INGIUSTAMENTE da un’intera nazione di essere una ladra di bambini....VERGOGNAAAAA !
mercoledì, 24 settembre 2008
Un ragazzino, rom, di 12 anni è morto bruciato vivo, carbonizzato, ieri notte nell'incendio razzista divampato in un'area abbandonata delle ex-acciaieria Falk, a Sesto S. Giovanni. La zona della vecchia fabbrica è da tempo rifugio di nomadi e vagabondi. Il fuoco si sarebbe sviluppato intorno a mezanotte. Il corpo del ragazzo sarebbe stato intravisto dai vigili del fuoco già durante lo spegnimento, ma l'elevatissima temperatura e le fiamme avrebbero impedito i medici del 118 di intervenire subito. Il cadavere è stato trovato poi completamente arso. Sono in corso gli accertamenti per verificarne l'identità ed eventualmente le particolari ragioni per cui la vittima si trovava sul posto.
Fino a quando si continuerà ad ignorare la persecuzione del popolo Rom in Italia, e non solo? Fino a quando useranno questa vergognosa "prudenza" nel parlare e nello scrivere dei vili roghi dolosi, appiccati da razzisti per uccidere gli "zingari"?
Nonostante le odiose bugie razziste di quel fascista infame di De Corato, la verità deve diffondersi ovunque. Ciprian non era un ragazzino "sfruttato", ma un giovanissimo Rom, che viveva a Sesto San Giovanni presso l'ex area Falk con due fratelli, i genitori e altri parenti. Era il beniamino della comunità di Sesto, amato da tutti. L'infame fuoco del razzismo l'ha assassinato, bisogna evitare che la propaganda copra con il fango della calunnia la memoria struggente di una giovane vita finita tropo presto. Fino a quando eviteranno di contare i bambini Rom che muoiono ogni anno di freddo, fame, infezioni, nei campi e nei micro insediamenti? Fino a quando si ostineranno a credere che le donne, i malati, i deboli "sarebbero morti lo stesso" ma invece ammetteranno che li ha assassinati l'Italia dell'odio razziale? Fino a quando ci lasceremo ancora intimidire dall'arroganza di questi fottuti bastardi razzisti e da questi schifosi personaggi al potere? Fino a quando, in un vergognoso ossequio alle autorità, lasceremo terreno fertile a questa via dell'intolleranza (o della "tolleranza zero", che è la stessa cosa) senza colpo ferire? Fino a quando avremo paura di chiamare (anzi URLARE) l'oppressione del popolo Rom con il suo vero nome, quello di un nuovo Olocausto? Fino a quando continuerete a considerare questi cadaveri "incidenti" e non vittime? Fino a quando ipocritamente vi illuderete di essere innocenti ?

Ieri notte a Milano, un bambino Rom di circa 12 anni è morto bruciato vivo, ora guardate i vostri figli, e pensate se al posto di quel povero bambino ci fosse stato il vostro...ed ora
... VERGOGNATEVI TUTTI !

mercoledì, 24 settembre 2008
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IO STO CON LORO !
martedì, 23 settembre 2008


Giovedì 17 Settembre è scoppiata la rivolta nel CPT o CIE o CPSA, (cambia l'acronimo ma sempre un prigione resta,) di Elmas, I rivoltosi, rinchiusi da molte, troppe settimane, hanno devastato gli ultimi due piani dell'edificio-prigione rendendolo (finalmente) inagibile. Gli scontri sono durati tutta la notte, nessun civile è potuto entrare per verificare cosa realmente sia successo agli internati che si sono rivoltati, che (secondo fonti giornalistiche) sarebbero stati tutti trasferiti nei CPT del continente il giorno seguente. Come risposta immediata il pomeriggio del giorno successivo (Venerdi' 18 Settembre) un piccolo gruppo di antirazzisti è riuscito a raggiungere il cancello d'ingresso della zona presidiata (in territorio militare) srotolando striscioni sui reticolati e scandendo slogan al megafono in inglese, francese e italiano, in solidarietà con gli insorti. Successivamente il gruppo dei manifestanti si è spostato, "scortato" da numerose auto di polizia e carabinieri, sino al vicino aeroporto civile, dove hanno srotolato gli striscioni e volantinato mentre le guardie, si "sforzavano" di identificarli (identifica sta fava!). Il testo del volantino lo riportiamo qui sotto. Il campo di prigionia di Elmas non è stato purtroppo completamente distrutto dalla rivolta. I piani bassi sono ancora agibili e vi sono rinchiusi da più di tre mesi oltre un centinaio di richiedenti asilo provenienti da vari paesi in guerra (Somalia, Costa D'Avorio, Sudan, etc.). Deportati a Giugno 2008 direttamente da Lampedusa sono ancora prigionieri in attesa di sapere se diventeranno rifugiati oppure "clandestini". L'esistenza di questo campo di prigionia rimane quindi ancora un problema aperto, da affrontare e quindi eliminare definitavamente nell'immediato futuro.
TESTO DEL VOLANTINO DIFFUSO
La notte di Giovedì, 18 Settembre 2008, i prigionieri del CPA (Centro Prima Accoglienza) di Elmas si sono rivoltati e hanno distrutto la loro galera. Una di meno! "Lo chiamano "Centro di Accoglienza" ma è peggio di una prigione." È accanto a noi ma risulta invisibile, chiuso com'è nella zona militare dell'aeroporto di Elmas, circondato da filo spinato e sorvegliato dai soldati in armi della brigata Sassari. All'interno dell'edificio sbarre alle finestre e telecamere ovunque, nessuno sguardo indiscreto può superare queste barriere per stabilire cosa succede al suo interno. In un'intero piano di una ex caserma trasformata in prigione, un centinaio di esseri umani vivono rinchiusi da settimane, ammassati in grandi cameroni stipati di letti a castello, sani e malati a strettissimo contatto (una settimana fa si sono verificati alcuni casi di tubercolosi tra i prigionieri). A gestire l'accoglienza degli "ospiti" (hanno il coraggio di chiamarli in questo modo) si è incaricata un'azienda privata no-profit, la Connecting People, specializzata nella gestione di campi di prigionia per migranti (gestisce anche quelli di Gorizia e Trapani) che, a livello locale, si appoggia al "Consorzio Solidarietà" per gestire la prigione di Elmas. Gli uomini e donne che si sono ribellati al loro stato di prigionia sono invece migranti, persone che hanno rischiato la vita per attraversare il mediterraneo su piccole barche, dalle coste del nordafrica, con la speranza e la volontà di conquistarsi il diritto ad una esistenza meno misera e opprimente e più libera. Per questa loro giusta aspirazione vengono criminalizzati, definiti "clandestini", imprigionati. Ma le loro aspirazioni sono anche le nostre, se la loro è una colpa siamo tutti colpevoli.



 *SOLIDARIETA, CON TUTTI I MIGRANTI* 
 *PER LA LIBERTA' E LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE  PERSONE* 
 *RIBELLARSI È GIUSTO* 

  Resistenza Antirazzista ! 
sabato, 13 settembre 2008

 Roma, Casilino 900: Vergognosa azione intimidatoria, discriminatoria, di matrice Razzista e Xenofoba delle "forze dell'ordine" nei confronti dei Rom, in vista dell'ispezione degli eurodeputati. La "Schutzstaffel" Polizia italiana, ha effettuato arresti ed espulsioni senza motivazioni plausibili. "Consigliando" (minacciando) poi agli abitanti del campo di non parlare con nessuno dei fatti accaduti.

Ieri mattina, 11 settembre, un vergognoso blitz delle Forze dell’'Ordine al campo Rom Casilino 900 di Roma ha portato al fermo di oltre 20 abitanti del campo, caricati sui pullman della Polizia senza alcuna motivazione ne spiegazione e "rilasciati" dopo oltre 12 ore di angoscia, a dir poco. "Mio padre è stato fermato inspiegabilmente," ha rivelato un testimone, in attesa del rilascio dei 20 Rom, "siamo preoccupati per lui. Spero che si risolva tutto per il meglio, ma come si fa a vivere così? Siamo piantonati dalla polizia 24 ore al giorno, non abbiamo diritti umani e ci fanno passare per un'organizzazione malavitosa, anche se, in realtà, nel campo vivono solo famiglie in condizioni disperate. E' impossibile lavorare e la cittadinanza ci guarda con sospetto. Sopravvivere è un'impresa quotidiana, sempre più dura, ma è il solo obiettivo che resta, alla gente del Casilino 900". (Chi di voi, domando, sarebbe disposto a dare lavoro ad un/una Rom, o creare una famiglia con una/un Rom? ecco la risposta: NESSUNO ndskb). Questa vergognosa e discriminatoria azione di stampo razzista e xenofobo in pieno stile nazifascista, fa farte di un atto intimidatorio, se non peggio, in vista dell’ispezione al campo Rom, il prossimo 19 settembre, di una delegazione del Parlamento Europeo, annunciata nei giorni scorsi con una lettera ufficiale dal Presidente del comitato Libertà Civili del Parlamento Europeo, Gérard Deprez, al ministro dell’Interno "the dog" Maroni, agli onorevoli Fini e Schifani e al "sindaco" di Roma Gianni Alemanno, (insomma al peggio del peggio). Un’azione che non ha precedenti in Italia, se non dai tempi del nazifascismo, e che dimostra come alcuni di noi sta andando dicendo da mesi, visto che è in corso in questo Paese una vera e propria caccia al Rom, e che ne vuole la sua scomparsa dal territorio nazionale nel più breve tempo possibile, se non peggio, proprio come ai tempi del nazifascismo. Alcuni rappresentanti di gruppi, attivisti che si occupano della situazione dei Rom,  hanno infatti parlato con alcuni testimoni dentro il campo, venendo così a sapere che le autorità hanno già comunicato ai Rom del Casilino che dovranno presentarsi ancora all'ufficio immigrazione, nel prossimo futuro, e che rischiano espulsioni e condanne, senza alcuna motivazione plausibile, ed in piena violazione di ogni diritto umano e legale. Dopo questa azione, proseguono gli attivisti, i Rom del Casilino 900 sono terrorizzati, e ne hanno ben donde visti i vergognosi atti intimidatori perpetrati dalle squadristiche forze dell'ordine italiote. Inoltre nelle scorse settimane, i Rom sono stati più volte ‘invitati’ (sarebbe meglio dire Minacciati) dalle "forze dell'ordine" a non parlare con i giornalisti e i visitatori e a non comunicare, soprattutto con gli attivisti, gli abusi subiti. Ultimamente, inoltre, agenti della "Schutzstaffel" Polizia italiana, impedivano ai Rom del Casilino di avere ospiti e controllavano chiunque entrasse o uscisse dal campo. Una strategia della tensione aveva creato terrore e sospetto all'interno della comunità. La delegazione del Parlamento Europeo avrebbe dovuto effettuare visite a sorpresa nei campi, purtroppo tutti, invece, sanno che il Casilino 900 è uno degli insediamenti che saranno ispezionati venerdì 19 settembre, una sorpresa ben congeniata insomma. Le autorità hanno anche avvertito tutti che più avanti ogni Rom sarà chiamato dalle "forze dell’ordine" e solo chi se lo "meriterà" (????) potrà restare ed evitare problemi con la legge. Le persone fermate non hanno fatto niente, e sono i più attivi testimoni dell'oppressione, infatti dovrebbero essere messi in contatto con la delegazione di parlamentari europei, attesi per il 19, raccontando così a costoro tutto quello che è vergognosamente accaduto. Il campo in cui si sono svolte le azioni squadriste della "schutzstaffel" polizia italiana, come altri nelle stesse condizioni, è quello appunto del Casilino 900 dove vivono famiglie in condizioni di miseria ed emarginazione spaventose. Nonostante numerosi componenti di tali famiglie siano minori, donne e uomini affetti da malattie, da precarietà e socialmente vulnerabili, gran parte della Città di Roma Non ha mai pensato di inviare presso il Casilino 900, come in altri campi, una task force socio-sanitaria, aiuti umanitari o assistenza, ma solo guardie e soldataglia. Ecco le forze messe in campo dall'amministrazione della Capitale, e dal prebenismo ipocrita, per vessare un'umanità dolente, come quella dei Rom appunto, già provata da una atavica persecuzione storica feroce e ingiusta. Sempre e solo per inesistenti motivi di ordine pubblico, legati solo a folli stereotipi magistralmente artefatti da questa vergognosa, falsa ed ipocrita società xenofobo-razzista imperante in questo fottuto paese.

sabato, 16 agosto 2008
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A sentirla raccontare pare davvero un'epopea manzoniana, ma questa volta il ruolo di don Rodrigo lo hanno la burocrazia italiana, il razzismo delle istituzioni e, non ultimo, il "decreto sicurezza" che ha ulteriormente complicato la situazione. Amelia non aveva nemmeno 25 anni quando è arrivata in Italia, nel gennaio 2006, da una popolosa cittadina della Romania meridionale. Ha lasciato il banco della frutta che teneva nei mercati locali per venire con un'amica a cercare fortuna in Italia. Come tante altre migranti, all'inizio ha fatto infiniti lavoretti per sbarcare il lunario - il lavoro nero in Italia, si sa, è l'opportunità più frequente per chi arriva da altri paesi. Anche Adeniyi, nigeriano, lavorava in nero come muratore dopo aver tentato, invano, di ottenere l'asilo politico nel 2002. Si sono incontrati pochi mesi dopo l'arrivo di Amelia, e si sono innamorati. Un amore vero e tanta voglia di condividere l'esistenza. Ma ben presto Amelia viene espulsa come clandestina e rimandata in Romania. Non perdono i contatti ma, anzi, Adeniyi continua a lavorare in nero nei cantieri nostrani e mette da parte i soldi per pagarle il viaggio che la riporterà qui. Per tutti i sei mesi che "per legge" la tengono lontana dall'Italia fanno il conto alla rovescia poi, finalmente, Amelia ritorna e lo raggiunge in centro Italia. Di lì a breve, si trasferiscono in provincia di Bergamo: la Romania sta per entrare nell'Unione europea e quando scatta l'ora X, nel gennaio 2008, la "neocomunitaria" Amelia viene assunta da una piccola cooperativa del nord est che fa guarnizioni. La paga non è buona, il lavoro più che "a tempo indeterminato", come risulta dal contratto che mi mostra, è in realtà a cottimo: quando c'è bisogno lavora anche 12-13 ore al giorno, con una breve pausa di qualche minuto per mangiarsi un panino, ma quando mancano le richieste Amelia rimane a casa; però grazie a questo contratto ottiene il permesso di soggiorno: è un po' come se pagasse una tangente con la sua forza-lavoro. Per Adeniyi, invece, il lavoro non manca: nell'Italia della cementificazione e delle morti bianche i migranti che lavorano in nero nei cantieri sono un esercito - precario, sfruttato e numeroso. Riescono, così, a pagare i 450 euro mensili per il piccolo monolocale in cui si sono trasferiti nel bergamasco. Conducono una vita di ristrettezze ma, felici di essersi finalmente ritrovati, un giorno decidono di sposarsi. Comincia, così, un'altra odissea: "Questo matrimonio non s'ha da fare", tuonano negli uffici del piccolo comune governato da un sindaco della Margherita. Amelia e il suo "promesso sposo" non si scoraggiano e trovano una soluzione: andare a sposarsi a Quarrata, nel pistoiese, dove lei abitava quando si sono incontrati la prima volta. E finalmente, dopo mesi di burocrazia e di attesa, il 5 luglio scorso riescono a sposarsi. Ma non si tratta di un lieto fine. Da quel momento la situazione si fa sempre più complicata, fino a diventare l'ennesimo dei paradossi e delle ingiustizie che donne e uomini migranti sono costretti a subire in questo paese. Mentre dai pulpiti e dagli scranni parlamentari si blatera tanto di "famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna" i fatti ci mostrano che, nel terzo millennio, in Italia anche la loro è una famiglia inconcepibile. Non lo immaginava il padrone di casa quando, per regolarizzare l'affitto, ha consigliato di procurarsi uno stato di famiglia, né lo immaginavano Amelia e suo marito quando si sono imbattuti nella situazione kafkiana che, per un semplicissimo certificato, il 24 luglio ha portato Adeniyi prima in comune poi, da lì, in questura e, infine, nel "Centro di identificazione ed espulsione" di via Corelli a Milano, dove si trova tutt'ora. Amelia è sconvolta: mi racconta di quel giorno in questura, di suo marito sparito in un ufficio, di un funzionario in borghese che la maltratta anziché darle informazioni; poi le due settimane in attesa del permesso per poter incontrare Adeniyi in un colloquio brevissimo e supervigilato. Amelia è sconvolta ma è anche una donna determinata e sa cosa vuole. La prospettiva di venire ancora una volta separata per forza dal suo compagno la addolora e la rende combattiva al contempo. Non capisce perché la giudice di pace del cpt non abbia dato valore al loro matrimonio e che per suo marito non ci siano alternative all'espulsione dall'Italia. «Siamo sposati, perché non possiamo stare insieme?», mi chiede, ed è una fra le tante domande con cui intercala il racconto delle loro assurde vicissitudini. Vuole capire perché l'Italia sia così ingiusta e "cattiva" con gli stranieri, in particolare con quelli "di pelle nera".
giovedì, 14 agosto 2008
Una "rivoluzione rosa" in Georgia aveva portato Mikhail Saakashvili ed il suo destroso Movimento Nazionale al potere nel 2004. In questi 4 anni la Georgia ha rafforzato i suoi legami con la NATO e con la UE, in forte contrasto quindi con la Russia, che applica un duro embargo nei confronti della Georgia, ma che sostiene le due regioni secessioniste e di fatto fuori del controllo georgiano, quelle della Abkhazia e dell'Ossezia del Sud. La presidenza di Saakashvili non ha manenuto le promesse fatte prima delle elezioni, visto che almeno un terzo della popolazione georgiana vive sotto la soglia di povertà, il tasso di disoccupazione è al 16%, ma in realtà è molto più alto, la pensione è di 16 euro al mese. La legislazione sul lavoro consente oggi il licenziamento senza giusta causa. Il malcontento popolare è esploso in occasione delle elezioni presidenziali dello scorso gennaio indette in seguito alle grandi manifestazioni di protesta del novembre 2007, con la povertà che cresceva insieme alla...crescita economica. Saakashvili ha vinto per la seconda volta, ma ha dovuto reprimere decine di migliaia di manifestanti che nella capitale Tbilisi denunciavano brogli, corruzione, autoritarismo e disastro economico. Cosa importa!! Il controllo strategico della Georgia vale molto di più di come vive la sua popolazione. E quella autonomia di fatto, sotto protezione russa, dell'Ossezia del Sud è un bell'impiccio per gli interessi USA ed europei nell'area. Infatti con il previsto ingresso della Georgia nella NATO, sarebbe giustificata una presenza militare internazionale finalizzata alla protezione ed al controllo dei 2 corridoi di grande importanza stragica per l'occidente. Il famoso BTC (Baku-Tbilisi-Cehyan) che porta petrolio dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo ed il BTE (Baku-Tbilisi-Erzerum) che porta gas dal Mar Caspio alla Turchia e da qui si immetterà nel corridoio TIG (il "Nabucco") che collegherà la Turchia alla Grecia e all'Italia. Ma entrambi gli oleo-gasdotti passano troppo oltraggiosamente a sud della Russia e troppo vicini all'Ossezia. La Russia e la sua Gazprom non se ne stanno certo a guardare, e quindi finchè ci sarà tensione nel Caucaso, non ci sarà spazio per la NATO e l'Europa dovrà fare i conti con la Russia se vuole che le arrivi il gas ed il petrolio dal Mar Caspio. Il ministro degli esteri italiano teme che il conflitto contagi anche l'Abkazia..., ma in realtà i timori sono rivolti agli interessi dell'ENI (quota del 5%) nel BTC e di Edison nel BTE e già offre una presenza militare "di pace" italiana nel Caucaso su mandato europeo. Dove passa la via della seta del XXI secolo, non vale nulla la vita dei 70.000 abitanti dell'Ossezia del Sud ( a cui viene negata quella indipendenza che si concede invece altrimenti al Kòssovo), nè vale quella del popolo georgiano; due popoli apparentemente divisi da conflitti etnici, ma in realtà ostaggio dello scontro inter-imperialistico per il controllo delle materie prime e dei relativi corridoi. Non ci sarà pace, nè stabiltà nel Caucaso finchè i popoli non riacquisteranno piena autonomia ed autodeterminazione sui loro destini e non coopereranno per la produzione e la veicolazione solidale delle materie prime, contro i dittatori e le classi dominanti locali, contro ogni nazionalismo, ogni imperialismo, contro il capitalismo.
mercoledì, 13 agosto 2008

La scena selvaggia di caccia al trans sulla via Prenestina a Roma lo scorso maggio
(fonte foto Liberazione del 12-8-08)


Non appare affatto strano il comportamento delle forze dell’ordine, vista l'atavica omofobia razzista che aleggia in quegli ambienti e nelle "menti" degli stessi, quando il 10 agosto 2008, in quel di Roma, hanno arrestato una transessuale brasiliana clandestina che ha avuto il coraggio, o forse la necessità suo malgrado, di chiamare i Carabinieri perché un "uomo" le stava sfondando la porta di casa sua. Cosa avrebbe dovuto fare per salvarsi? Farsi uccidere così tutti si sarebbero disperati, con le solite lacrime da coccodrillo, anzi magari invece sarebbero stati tutti più contenti, un schifoso trans di meno a romperci i coglioni, avrebbero pensato, visto l'invalso clima omofobico e razzista. Purtroppo si tratta dell’ennesimo episodio di violenza ed emarginazione, che oramai avvolge quasi totalmente in un manto sempre più cupo e nero questa vergognosa società. La scorsa settimana a Milano, un altra transessuale brasiliana, sempre clandestina, che aveva denunciato la scomparsa della sua amica, rapita e poi uccisa da due bestie, ha avuto dalle forze dell’ordine, udite udite, un permesso speciale che le permetterà di rimanere in Italia regolarmente per alcuni mesi, una miracolata insomma. Sarebbe il minimo applicare la stessa formula anche in questo caso. La speranza, che dovrebbe sempre esser l'ultima a morire, ma stentiamo nel credere oramai anche in questo, è che al più presto intervenga qualcuno in sua difesa, e visti i tempi, sarebbe davvero un Evento, per aiutare colei che ha avuto il merito, sempre che sia corretto chiamarlo merito, visto poi l'evolversi dei fatti, magari sarebbe più corretto dire che è stata costretta suo malgrado dagli eventi, a riporre la sua totale fiducia nelle forze dell’ordine e ora infatti la sua fiducia riposta fa si che invece si trovi in prigione. Naturalmente nelle aule dei tribunali continua ad essere esposto l'ipocrita riquadro che dice "La legge è uguale per tutti", io aggiungierei...per tutti coloro che hanno pelle, etnia, sesso, e portafoglio diverso, rispetto a pochi altri.
domenica, 10 agosto 2008


Ronde di razzisti, in questi giorni d'agosto e non solo, ma come da tempo ormai, percorrono i quartieri di Milano e del resto d'italia, alla ricerca di insediamenti Rom e di tutti coloro considerati "diversi". Gli episodi di intolleranza si susseguono, oramai da mesi, se non da anni, ed ora, pienamente legittimati da questo vergognoso governo fascista e xenofobo, anche contro bambini, donne incinte, vecchi e malati, indistintamente. Essere 'zingaro' a Milano, di questi tempi, ma come da sempre anche nel resto d'italia, è assai peggio che essere un cane randagio, perché non vi sono "leghe" da chiamare, se si cerca aiuto, ma solo squadre di violenti e intolleranti da evitare, pena i terribili pogrom con cui le famiglie Rom vengono messe in mezzo alla strada, nonostante Commissione europea, Consiglio d'Europa e Comitato antidiscriminazioni (che sono solo chiacchiere e burocrazia, ma che alla fine poco hanno risolto anche loro) abbiano ammonito l'italia affinché si astenga da violenze e sgomberi senza alternative di alloggio. Ieri una piccola comunità di famiglie Rom romene, circa quaranta persone, fra cui numerosi bambini e alcuni uomini e donne sofferenti di gravi patologie oncologiche e cardiache, è stata sgomberata dal sito in via Console Marcello, dove qualche mese fa aveva costruito una decina baracche con materiali di fortuna, per dare un riparo a malati, minori, donne e uomini in gravi condizioni di salute e povertà. Lo sgombero si è svolto secondo il solito rituale, tutto italiano, quindi in pieno "stile" poliziescofascista, che della brutalità e della violazione di ogni diritto umano e civile, ne ha fatto la regola. Il Presidente di Union Romani, la storica organizzazione di tutela del popolo Rom nell'Unione europea, ha paragonato la persecuzione contro i Rom in Italia ai prodromi dell'Olocausto, (d'altra parte la mentalità istituzionale odierna è la stessa, se non peggio). E quindi come si fa a non essere d'accordo con lui, in attesa, per chissa quanto ancora, affinché l'Unione europea approvi uno Statuto che riconosca per iscritto i diritti del popolo Rom, un popolo che meriterebbe il nobel per la pace, vista la sua storia senza guerre, ma fatta solo e da sempre di persecuzioni e stermini. Intanto però si sono perse le tracce delle famiglie Rom vergognosamente sgomberate dall'insediamento di via Console Marcello. “E' un'emergenza umanitaria davanti alla quale le istituzioni e le autorità milanesi avevano finora semplicemente chiuso gli occhi,” dicono gli attivisti “evitando di prestare assistenza alle famiglie e perseguitandole invece con controlli, perquisizioni, fermi, minacce di espulsione. In due parole, lasciandole morire”.
sabato, 19 luglio 2008
Dagli interrogatori effettuati dai pm di Genova emersero chiaramente le gravi responsabilità dei dirigenti della polizia intervenuti nella scuola durante il G8 del luglio 2001. I celerini romani "risposero" dei 61 feriti gravi, gli alti funzionari anche di falso e calunnia per le false molotov ritrovate, aloro dire, alla Diaz. In un paese "normale" come minimo avrebbebbero dato l'addio alla ps, ma purtroppo siamo in italia. Due vicequestori le portano a Caldarozzi e Luperi, vicecapi dello Sco e dell'antiterrorismo. Gratteri, La Barbera e Murgolo c'erano ma dormivano. E dietro il "pentito" Burgio ed il "Giuda" Troiani si allungò l'ombra del capo dei capi della celere, Valerio Donnini, il padre del nucleo speciale antisommossa.

Nel massacro cileno operato in quel della Diaz dalla FASCISTA polizia italiana, furono sessantuno i feriti tra gente che dormiva, spaccando milze e teste senza pietà. Hanno manipolato le prove, come le due famose bottiglie molotov, per arrestare 93 innocenti. Durante l'inchiesta sull'assalto cileno fascista alla scuola Diaz, che portò i pm ad interrogare come testimone anche Gianni De Gennaro, che poi ha fatto carriere come tanti altri, consegnava allora (nel 2003) questi superpoliziotti che negarono l'evidenza, si contraddissero, calpestarono la procedura penale e finché hanno potuto, scaricando sul reparto mobile romano (ex celere) di Vincenzo Canterini. Nessuno di loro vide alzare un manganello. Da Canterini al prefetto Arnaldo La Barbera entrarono tutti «dopo», «in posizione arretrata», «tra gli ultimi», «quando la situazione era ormai congelata». Ed è incredibile l'atteggiamento tenuto all'epoca da un "big" come Gianni Luperi, numero due dell'antiterrorismo del Viminale (ex Ucigos) e al G8 responsabile della sala internazionale delle polizie. A luglio 2003 Luperi rifiutò di rispondere ai pm, (come 27 dei 29 imputati hanno vergognosamente fatto), comportamento sicuramente garantito ai privati cittadini, ma certo poco opportuno per un dirigente della polizia, o per altri alti funzionari della digos e dei servizi segreti, al quale i magistrati intendevano mostrare il filmato che lo ritraeva chiaramente con la busta delle molotov in mano nel cortile della Diaz. Il vicequestore aggiunse che quella busta la portò, il 37enne Pietro Troiani, reo confesso perché inchiodato da un agente che ha ormai lasciato la ps, il «supertestimone» 34enne Michele Burgio, che rifiutò a sua volta il confronto con il collega al quale dichiarò di aver consegnato gli ordigni, Massimiliano Di Bernardini della squadra mobile romana (36), lo stesso funzionario che dovette anche ammettere di non aver mai subito la famosa «sassaiola», pretesto ufficiale della «perquisizione» della sera del 21 luglio 2001. E ancora, il capo del Servizio centrale operativo (Sco) Franco Gratteri, uomo di punta della lotta alla mafia e pupillo di De Gennaro, fece la figura di quello che c'era ma forse dormiva, tutta colpa dei celerini, disse Gratteri, "perdendo" tempo solo a spiegare della squadretta da lui mandata "per errore" al Media center della scuola di fronte (in cui ci furono computer distrutti, hard disk trafugati etc...) e correggendosi come potè dopo la visione del filmato che lo inquadrava a pochi metri da Gilberto Caldarozzi (suo vice) che confabulava con Luperi con la busta in mano. Conviene sapere cosa raccontarono perché tutti eravamo sicuri di  come sarebbe finita l'inchiesta principale sul G8 del 2001. I sostituti Francesco Albini Cardona, Monica Parentini, Vittorio Ranieri Miniati, Francesco Pinto ed Enrico Zucca dovettero difendere il loro lavoro dal procuratore reggente Francesco Lalla, fin dall'inizio il più "comprensivo" con la ps. e vista l'impossibilità di individuare i singoli picchiatori (al di là dell'appartenenza o meno al nucleo romano) perché quasi tutti a volto coperto, l'incriminazione per lesioni gravi passò per l'articolo 40-II comma del codice penale, che dovrebbe punire il poliziotto per non aver impedito un reato, criterio confortato dalla giurisprudenza ma al quale Lalla fece argine. Del resto i circa cento indagati per lesioni sarebbero stati tutti già assolti se i pm non avessero scoperto la messinscena delle molotov, con la quale poterono aggiungere le ipotesi di falso ideologico e calunnia per i tredici firmatari del verbale d'arresto e gli altri funzionari presenti (diciannove in tutto). Anche per quanto riguarda Donnini, il "generale" fantasma, bisognò partire dalle due molotov, ritrovate (a loro dire) quel pomeriggio durante gli scontri in corso Italia dal vicequestore Pasquale Guaglione, che poi dichiarò ai pm di "riconoscerle". Infatti dal verbale si apprese che Guaglione le consegnò a Valerio Donnini, dirigente superiore del Viminale e predecessore di Canterini alla guida della celere romana, padre del nucleo antisommossa. In omaggio alla vecchia scuola militare qualche poliziotto lo chiama ancora "generale". E al G8 il generale Donnini aveva il coordinamento operativo e logistico dei contingenti dei reparti mobili, dei reparti volo, delle squadre nautiche e delle unità speciali, manco fossero in guerra, ottenuta da una ordinanza del Viminale, pensate un pò che roba. Era insomma il capo dei capi della celere, una specie di "comandante fantasma" per dirla con il manifesto del 12 agosto 2001 che per primo all'epoca pubblicò il suo nome. Donnini, secondo Guaglione, avrebbe detto "queste le prendo io perché sono importanti". Il generale negò, ammettendo però di averle messe sul Magnum, la jeep su cui si spostava con l'autista Burgio. Il ragazzo raccontò di una risposta sgarbata, infatti disse; "Quando arrivò" il dottor Donnini io gli feci presente che c'erano le bottiglie e lui si rivolse a me in modo fortemente alterato - riferì il teste Burgio il 4 luglio 2002 - come se avessi fatto una domanda stupida o che comunque non avrei dovuto fare". Donnini, sempre il 4 luglio, negò, dicendo "Escludo di aver dato ad una sua osservazione che non ricordo affatto una risposta così ambigua e, se mi si consente, anche frutto di una maliziosa illazione, come se io non avessi interesse alla consegna formale. Tale dovere incombeva al Burgio" (complimenti). Burgio faceva l'autista per la struttura logistica, prima scarrozzò Donnini e la sera lo portò da Troiani alla Diaz. Il 10 luglio confermò quanto segue: "Ricordo di aver parlato delle bottiglie al dottor Donnini e questi mi rispose male ed alquanto spazientito", ed anche: "Ero preoccupato per la presenza delle bottiglie. Avrei potuto e dovuto procedere anch'io per la consegna in questura, ma essendo stato abituato, sin da quando prestavo servizio sulle volanti, che per qualsiasi cosa si devono richiedere disposizioni al superiore presente sulla vettura, avendo io chiesto disposizioni prima al dott. Donnini e poi al dott. Troiani e non avendole ricevute, non ho ritenuto di prendere iniziative". L'iniziativa (da solo) la prenderà Troiani. Burgio il "pentito", Troiani il "Giuda", ed alla sera fu lo stesso Donnini infatti a mobilitare il nucleo antisommossa per la sedicente "perquisizione", sia pure condividendo con altri quell'inspiegabile ricorso alla celere, che poi si capirà chiaramente a cosa servì. Le molotov cmq erano ancora sulla jeep, Burgio le spostò solo nel portabagagli. A quel punto entrò in scena Troiani, che si servì dello stesso autista in quanto facente parte della struttura di Donnini (del quale fu peraltro allievo assai riconoscente). Alla Diaz non ci sarebbe neanche dovuto andarci, Troiani. Anzi, nei primi documenti il suo nome non c'era: infatti lo fece il Burgio. Sentito come teste il 1° luglio 2003  Troiani dapprima negò, raccontando che le bottiglie erano state trovate fuori dalla Diaz, dicendo che "Il mio autista Burgio si avvicinò e mi disse che in macchina o nelle immediate vicinanze erano state trovate, non so se da lui o da altri, due bottiglie molotov. (...) Io le ho portai subito a Di Bernardini e poi andai via". Poi, quando il pm gli fece notare che questo contrastava con le dichiarazioni di Di Bernardini, Troiani aggiunse: «Lo so, a Di Bernardini dissi che i miei le avevano trovate nel cortile della scuola o sulla scala d'ingresso" e il pm allora fece rilevare che che nel verbale veniva evidenziata una circostanza ancora diversa sul ritrovamento. (e cmq c'era scritto nella scuola, e non fuori ). Allora Troiani disse: "Mi rendo conto della mia leggerezza, il mio problema era solo liberarmi di quelle bottiglie", ammettendo candidamente che la stessa squadra mobile di Roma cui apparteneva Di Bernardini, notificandogli la convocazione, lo aveva messo in contatto con lui: "La dottoressa Manti mi fornì il numero di telefono del collega, anzi mi fece direttamente il numero lei, poi mi sentii anche con Burgio". Ma a quel punto Troiani venne indagato e per la ps diventò "il traditore": fece infatti pensare a lui il Giuda di Giotto stampato sul frontespizio del rapporto di settembre della Digos genovese.
giovedì, 17 luglio 2008
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Il governo fascista e xenofobo italiota ignora la Risoluzione del Parlamento europeo sul censimento dei Rom e le ammonizioni dell'Alto commissario ai Diritti Umani delle Nazioni unite e dichiara di voler procedere con la schedatura dei Rom, adulti e minori. "La minoranza Rom si è resa colpevole di reati che hanno colpito negativamente l'opinione pubblica e dunque è necessario procedere," ha vergognosamente commentato, il razzista xenofobo ministro del'Interno del fascista governo italiota. Un primo censimento sperimentale, con una nuova scheda che prevede rilievo impronte digitali (anche per i minori) foto segnaletiche di fronte e profilo, indicazione dell'etnia, ma non della religione, inizierà immediatamente da domani in quel di corviale, come anche in alcuni dei più popolosi insediamenti sul Tevere. Ai Rom è stato detto - secondo una testimonianza - che se rifiuteranno la schedatura, saranno espulsi dall'Italia. Per evitare sit-in e manifestazioni di protesta da parte degli antirazzisti e di tutti coloro che non sono d'accordo con le nefaste e vergognose politiche razziste e xenofobe attuate da questi vergognosi politicanti da strapazzo, le schedature saranno effettuate senza preavviso.

P.S.
E dal 2010...seranno invece TUTTI schedati con le impronte ben visibili sulle carte d'identità...una vergognosa messa in scena, per poter così mascherare le razziste e xenofobe leggi delle schedature etniche applicate oggi contro Rom, Sinti e Camminanti...Eccolo qua il "vecchionuovo" regime fascista xenofobo italiota...TUTTI schedati e controllati...ME FATE TUTTI SCHIFO
giovedì, 17 luglio 2008
ME FATE SCHIFO...GUARDIE INFAMI !

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Quindici condanne e trenta assoluzioni. E’ la sentenza del processo sulle violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova nel 2001. Dopo circa 11 ore di Camera di consiglio, il presidente del Tribunale penale di Genova, Renato Delucchi, ha pronunciato la sentenza con cui la Corte genovese ha giudicato 45 imputati (poliziotti, guardie penitenziarie, medici e infermieri) accusati di vari reati tra cui lesioni, maltrattamenti e falso: i giudici non hanno riconosciuto l’aggravante della crudelta’ e dei motivi abietti assimilabili al reato di tortura(non contemplato dal codice). Le condanne, inflitte soprattutto a membri delle forze di polizia, variano tra i cinque mesi e i cinque anni (nessuno, pero’, finira’ in prigione). Sono stati comminati complessivamente 24 anni di carcere( (che non verranno mai scontate da nessuno) contro i 76 anni, 4 mesi e 20 giorni chiesti dai pm genovesi. La condanna piu’ pesante, 5 anni, all’ispettore delle guardie penitenzierie Antonio Biagio Gugliotta, che aveva la responsabilita’ della caserma di Bolzaneto.

252, in gran parte senza ragione, gli arrestati transitati per Bolzaneto. Almeno 209 di loro subirono violenze e vessazioni, ben 155 si sarebbero costituiti parte civile. Sottoposti, secondo la pubblica accusa, a trattamenti inumani e degradanti dal momento in cui scesero dal cellulare fino al momento di essere tradotti in un carcere "normale", tre giorni più tardi. Trattamenti inumani e degradanti, percosse, lesioni, ingiurie, negazione di tutti i diritti, abuso d'ufficio, abuso di autorità e falso ideologico e fase dichiarazioni

ECCOLO QUA...IL VOSTRO "STATO" DI POLIZIA!
Sintesi delle dichiarazioni delle parti lese raccolte dai PM Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati nell'inchiesta sugli abusi di BOLZANETO.


Da leggere anche:
http://g82001.altervista.org/home.htm

http://g82001.altervista.org/testimonianze20.htm (20 luglio 2001)

http://g82001.altervista.org/testimonianze22.htm
(22 luglio 2001)

http://www.repubblica.it/online/politica/gottododici/pestaggi/pestaggi.html


Da vedere anche:
http://g82001.altervista.org/testimonianzelink.htm
 
A. Mauro. Arrestato il 21/7 intorno alle ore 16,30 – preso in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolatolle ore 3,20 circa del giorno 22/7– tradotto all’istitutopenitenziario il 22/7 alle ore 14,10 circa. Arriva a Bolzaneto e viene insultato nel piazzale. In cella deve stare in piedi, faccia contro il muro, gambe divaricate e mani dietro la schiena; ogni tanto entra qualche agente che dà schiaffi e calci nelle gambe; lo prendono per i capelli (che lui porta lunghi) e più volte gli sbattono la testa contro il muro; lo insultano ripetutamente, gli rivolgono le espressioni: «Zecca, comunista di merda, figlio di puttana, bombarolo di merda, devi morire lurido comunista» e lo costringono ad ascoltare la suoneria di un cellulare con un motivo di ispirazione fascista; gli dicono in tono di scherno che lo libereranno quando arriveranno Bertinotti e Manu Chao. Più volte viene spruzzato nella cella spray urticante. Alcuni degli agenti che entrano in cella hanno spray irritanti: uno in particolare gli si avvicina, gli dice: «Crepa comunista di merda e gli ustiona il braccio spruzzandogli lo spray». (...) Un agente della penitenziaria gli dà una ginocchiata nello stomaco; un carabiniere addetto alla vigilanza gli consiglia di non andare in bagno per evitare di essere ulteriormente picchiato. Lo stesso gli offre poi un po’ di acqua, l’unica che potrà bere durante la permanenza a Bolzaneto. In cella con lui c’è un ragazzo di Perugia che compie gli anni quel giorno e per questo viene deriso. Sente gli agenti canticchiare la cantilena: «Un, due, tre evviva Pinochet – quattro, cinque, sei bruciano gli ebrei – sette, otto, nove il negretto non commuove» e poi parole in tedesco che terminano nella rima con «apartheid». Entra un agente che a turno costringe tutti a gridare «Che Guevara, figlio di puttana». (...) In infermeria viene fatto spogliare nudo da un agente, che lo fa appoggiare con il volto contro il muro e quando è in quella posizione gli dice: «Io faccio l’uomo e tu la donna».
A. M. Marco.
Arrestato il 21/7 intorno alle ore 18,00 – preso in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolato alle ore 3,45 del giorno 22/7– tradotto all’istituto penitenziario il 22/7 alle ore 14,10 circa. È a Bolzaneto insieme a C., P., B. e D. C. Lo portano nell’ultima cella sulla sinistra dove deve stare in piedi, faccia al muro, braccia in alto e gambe divaricate; sente C. lamentarsi. Insultano ripetutamente dall’esterno sia lui (particolarmente per la sua statura) che gli altri nella cella, soprattutto le ragazze. Viene spruzzato dello spray dentro alla cella dall’esterno; arrivano due poliziotti, uno molto grosso, con la maschera antigas. Sente la suoneria di un cellulare intonare motivi di ispirazione fascista. Nella notte un poliziotto consente loro di sedersi ma per poco: infatti arriva poco dopo un altro agente, che li fa stare in piedi. In un'altra cella sulla destra, dove fa particolarmente freddo e vi sono delle chiazze di sangue sul pavimento, vede un ragazzo con la scritta «E.L.Z.N.» e una stella rossa sulla maglietta costretto a stare al centro della stanza; anche lui viene costretto nella stessa posizione. Sente un uomo zoppo, che già si era lamentato quando era nella precedente cella, dire che non ce la fa più a stare in piedi e lo vede mostrare la protesi alla gamba; dapprima lo fanno sedere; poi, almeno tre o quattro agenti, entrano nella stanza e lo massacrano di botte.
A. F. Alberto.
Arrestato il 21/7 intorno alle ore 16,00 – preso in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolato alle ore 2,45 circa del giorno 22/7 – tradotto all’istituto penitenziario il 22/7 alle ore 8,00 circa.Arriva a Bolzaneto intorno alle ore 17,00 e subito nel piazzale viene colpito con un pugno nello stomaco da un agente. È nella cella n. 8 deve stare, come gli altri, in piedi faccia al muro e con le mani appoggiate contro il muro; è piantonato dai carabinieri in divisa, dai quali riceve insulti del tipo: «Negro di merda, schifoso,comunista di merda,vinceremo noi,evviva Mussolini». Riceve sputi ed ogni tanto qualcuno entra nella cella e colpisce con calci gi occupanti: anche lui viene scalciato. Verso l’una viene portato al fotosegnalamento; nel percorso lungo il corridoio riceve calci e pugni da parte degli agenti della Polizia penitenziaria; davanti alla palazzina del fotosegnalamento lo fanno mettere in ginocchio peraltro dopo un po’ arriva l’ordine di tirarsi su per l’arrivo del ministro. Verso le ore 3 del mattino viene portato nella cella n. 2 e piantonato dalla Polizia penitenziaria; anche qui è costretto nella solita posizione, prima in mezzo alla cella e poi attaccato al muro. Ad un certo punto un agente della Polizia penitenziaria entra nella cella, prima grida «ordine e disciplina» poi lo colpisce prima di andarsene con un calcio forte sulle gambe, dicendogli: «Questo è il mio saluto». Anche in infermeria agenti della Polizia penitenziaria, presenti anche durante la visita, lo colpiscono con un pugno allo stomaco nell’indifferenza di tutti i presenti, compreso il medico.(...)
A. Luca.
Arrestato il 21/7 intorno alle ore 16,00 – preso in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolato alle ore 2,45 circa de giorno 22/7 – tradotto all’istituto penitenziario il 22/7 alle ore 8,00 circa. A Bolzaneto è con D. e con un altro ragazzo di nome Omar. Sceso dal pullman nel piazzale viene insultato e percosso con calci. Mentre lo conducono nella cella viene percosso e sgambettato anche nel corridoio. Nella cella deve stare in piedi con le gambe divaricate e mani in alto. Ad un certo punto entra un appartenente alle forze dell’ordine con uniforme blu e fregi rossi, il quale li ricopre di insulti del tipo «Comunisti froci», gli dà pugni alla schiena e ai reni, gli fa divaricare le gambe ancora di più appoggiandogli un piede sui testicoli e minacciandolo di sferrare un calcio; riceve anche un colpo al ginocchio con il piede. Un altro con la stessa divisa, che gli sembra un superiore, fa un giro nella celle e, giunto davanti a lui, dice: «Con questa merda non mi sporco le mani». Vede che alcune persone sono costrette a ripetere frasi, quali: «Viva la Polizia, Viva il Duce». (...) Ad un certo punto la situazione migliora leggermente perché si diffonde la notizia dell’arrivo del Ministro ma poi tutto torna come prima.
B. Alessandra.
Arrestata il 21/7 intorno alle ore 16,00 – presa in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolata alle ore 3,45 circa del giorno 22/7 – tradotta all’istituto penitenziario il 22/7 alle ore 9,10 circa.Arriva a Bolzaneto con M. Maria Addolorata. Fa parte del gruppo di Taranto; infatti è arrestata al campeggio di Via Maggio insieme alla M., D. F. Anna, M. Manila, P. Sergio e T. Manuela. Nel cortile in attesa di entrare le fanno entrare in fila indiana con la testa abbassata senza alcuna possibilità di alzare lo sguardo. Le mettono in una cella a metà del corridoio sulla sinistra; all’interno ci sono già erano già due ragazze e due ragazzi di cui uno greco; devono assumere tutti la posizione in piedi con la faccia contro al muro, le braccia alzate e le gambe divaricate, posizione che mantiene per tutto il tempo in cui rimane a Bolzaneto. Vede il ragazzo greco che viene percosso sino a cadere a terra; viene poi prelevato e portato via. Dall’esterno alcune agenti le insultano e le minacciano con epiteti del tipo «Puttane, zecche, comunisti di merda, assassini, siete delle bocchinare, puzzate, entreremo nella cella e dipingeremo i muri con i nostri manganelli dello stesso colore della vostra bandiera». Dall’esterno viene spruzzato dello spray urticante con bombolette e i carabinieri che sono nel corridoio si pongono il fazzoletto sulla bocca; una ragazza si sente male e cade a terra. Ha bisogno degli assorbenti ma le vengono negati, poi le gettano con disprezzo della carta appallottolata sul pavimento e lei si deve arrangiare davanti a tutti, sostituendosi l’assorbente con pezzi di indumenti. Rimane per tutto il tempo senza mangiare e senza bere. Una sola volta chiede di andare in bagno: la donna che l’accompagna è della Polizia penitenziaria ed ha i capelli rossi tinti; le storce le braccia dietro alla schiena e le fa tenere la testa abbassata.
B. Claudio.
Arrestato il 21/7 intorno alle ore 16,15 – preso in carico dall’amministrazione penitenziaria e quindi immatricolato alle ore 3,35 circa del giorno 22/7 – tradotto all’istituto penitenziario il 22/7 alle ore 14,10 circa. Arriva a Bolzaneto insieme ad altri ragazzi, di cui uno di Modena con i capelli lunghi mentre lui può scendere senza problemi dal pullman vede invece che altri vengono letteralmente gettati fuori dal mezzo e che un poliziotto li percuote addirittura con un manganello. È portato in cella e sbattuto contro il muro costretto con le gambe larghe, la faccia appoggiata alla parete, le mani legate dietro la schiena con un filo di plastica. Durante l’attesa per il fotosegnalamento davanti alla palazzina viene insultato ed è colpito con sberle e pedate. È riportato in cella dove è costretto a stare in piedi o in ginocchio con la faccia contro il muro e le mani alzate. Ogni tanto dalle inferriate degli agenti di PS insultano e lanciano spray urticante che chiamano, deridendoli «puzzette»; smettono i lanci solo quando protestano gli addetti alla vigilanza che stanno nel corridoio di fronte alle celle. Viene accompagnato in bagno da un poliziotto che lo fa camminare curvo, quasi piegato a novanta gradi; durante il tragitto viene percosso costantemente dagli agenti presente lungo il corridoio; in particolare un grosso ceffone al viso gli fa perdere l’equilibrio e gli fa sanguinare abbondantemente il naso. I carabinieri davanti alle celle si comportano invece umanamente: infatti lasciano stare per qualche tempo seduti, portano dell’acqua e ogni tanto cercano di confortare qualcuno. Sente che quando qualcuno chiede dell’avvocato gli viene risposto: «Cazzi vostri»; a lui viene risposto che vedeva troppi films americani. Deve stare molte ore in cella in piedi tanto che percepisce il trascorrere delle ore tramite un campanile lontano che segna il tempo. Ogni tanto entra qualcuno in cella che a suon di botte li costringe a ripetere frasi contro il comunismo (del tipo «Che Guevara figlio di puttana», «Adesso vi facciamo pagare i cinque anni di centrosinistra») o inneggianti al fascismo. Contemporaneamente gli viene anche fatta sentire la suoneria di un cellulare, che intona il motivo «Faccetta nera». Ricorda anche agenti con i guanti.(...) Ricorda insulti anche ad altre persone presenti nella cella; in particolare un ragazzo veniva chiamato «nano» ed un altro lo chiamavano «il fotografo» ma si trattava di un cronista di un giornale di centrodestra di Torino. (...)
B. Davide.
Fermato per identificazione il 21/7 – ingresso a Bolzaneto alle ore 15,30 circa – esce dalla caserma alle 21,00 del 21/7.È, se pure per pochi giorni, ancora minorenne; nel cortile a Bolzaneto viene lasciato per parecchio tempo sul mezzo sotto il sole; ricorda una minaccia in danno di una ragazza di Padova. Nell’atrio viene colpito con un forte pugno sullo sterno; viene portato nell’ultima cella in fondo a sinistra che quando entra è vuota; è costretto a stare con la faccia contro il muro e le gambe divaricate; se si sposta da quella posizione viene colpito con calci o pugni. Riceve in particolare un colpo a mano aperta sul rene destro ed un altro al ginocchio destro. Lo costringono a cantare il ritornello: «Un. Due, tre Evviva Pinochet, quattro, cinque sei a morte gli ebrei…», lo insultano con epiteti del tipo «Comunista di merda, minorato (e non minorenne)» e lo minacciano con la frase: «Non vi scorderete della Polizia penitenziaria». Con lui è un ragazzo tedesco che non capisce l’italiano e per punizione viene colpito sulle piante dei piedi. Ricorda con lui un signore di Brescia della Fiom.
lunedì, 07 luglio 2008
http://www.indymedia.org/it/index.shtml
http://japan.indymedia.org/
http://japan.indymedia.org/newswire/index.php
https://ticker.gipfelsoli.org/

E' iniziato ieri nel nord del Giappone, il G8 che riunisce i piccoli del mondo: Gb, Canada, Francia, Germania, Italia, Russia, Usa e Giappone. Dal 5 all'11 luglio, al centro dell'attenzione in quest'edizione blindatissima come le precedenti ci sono i seguenti temi: l'aumento dei prezzi dei cibi di prima necessità e quello del petrolio, lo sviluppo dell'Africa e i cambiamenti climatici.
Ovviamente nessuno si aspetta una discussione che possa portare il minimo dei benefici per le popolazioni mondiali a cui gli arroganti e prepotenti 8 neanche fanno finta di rivolgersi, e l'unica cosa che stanno avendo in cambio i manifestanti giapponesi e non, sono la consueta repressione e gli arresti ingiustificati.
http://linux7.sanpal.co.jp/no-g8/files/images/no_g8_poster_01.jpg
http://tv.g8medianetwork.org/
(vari video sulle dimostrazioni e repressioni in corso in Giappone durante il G8)

http://tv.g8medianetwork.org/?q=ja/node/293

http://tv.g8medianetwork.org/?q=ja/node/301

http://tv.g8medianetwork.org/?q=ja/node/285

P.S
C'è da dire che in un paese storicamente feudatario e dittatoriale qual'è il Giappone, le manifestazioni di dissenso che si stanno svolgendo contro il G8, sono tra le più partecipate e numerose che questo paese aveva mai avuto, ed è appunto un forte segnale di quanto ormai il popolo giapponese, o almeno gran parte di esso, sia contrario non solo a questo vergognoso ed ormai inutile vertice, ma anche a tutta la vergognosa politica attuata nel paese !
lunedì, 23 giugno 2008
http://www.dnahelices.com/noreligion/noreligion.jpg

FEMMINISTA IRANIANA, CONDANNATA A 5 ANNI DI CARCERE !

- Una femminista iraniana di 21 anni, Hana Abdi, è stata condannata a cinque anni di reclusione, da scontare in una sperduta località di frontiera, per la sua attività volta a sostenere la riforma delle leggi islamiche che limitano i diritti delle donne. Quella della Abdi, resa nota ieri dal quotidiano Kargozaran, è la più dura condanna finora inflitta ad un'attivista per i diritti delle donne da quando, due anni fa, è stata lanciata nella Repubblica islamica una campagna per raccogliere un milione di firme per chiedere di abrogare le norme discriminatorie, che ha il sostegno di Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace.

DENUNCIÒ MOLESTIE: ARRESTATA !
- Gli studenti dell'Università di Zanjan, ad oltre duecento chilometri da Teheran, sono in agitazione da oltre una settimana per le molestie che una loro compagna avrebbe subito da parte di uno dei vice rettori, incaricato proprio della moralizzazione dell'ateneo. Eppure ieri il portavoce del Tribunale locale ha annunciato l'arresto della studentessa, in base ad accuse non ancora chiare, mentre il vice rettore resta ancora a piede libero e confermato nell'incarico. La studentessa - dopo aver subìto per giorni la richiesta di rapporti sessuali da parte del vice rettore, d'accordo con altri studenti si era presentata nell'ufficio del docente munita di un registratore. Proprio mentre il vice rettore si stava spogliando, gli studenti avevano fatto irruzione nel suo ufficio, sorprendendolo mezzo nudo e allertando la sicurezza dell'ateneo. Il filmato dell'incursione da giorni circola su internet. Sempre ieri il ministro della Scienza, Mohammad Mehdi Zahedi, ha condannato l'irruzione degli studenti nell'ufficio del vice rettore, accusandoli di «diffondere immagini pornografiche», riferendosi al filmato che ritrae il 'moralizzatorè senza camicia. «Questo tipo di azioni - ha detto il ministro - sono contrarie all'etica islamica», ha aggiunto prima di dirsi enormemente «sorpreso per il fatto che la notizia dell'incidente all'università di Zanjan abbia fatto il giro del mondo».
http://evolvefish.com/ShirtImages/ShirtImagesSmall/No-Religion-small.gif
P.S
si consiglia vivamente la visione del film PERSEPOLIS