- "La mia storia ! Quale storia? "
- "La sua... Lei ha perso una persona cara in piazza Fontana..."
- "Piazza Fontana? E cos'è successo a piazza Fontana?"
- "Non starà mica scherzando? La bomba nella banca dell'agricoltura...12 dicembre 1969, diciotto morti, (Giovanni Arnoldi, Giulio China, Eugenio Corsini, Pietro Dendena, Carlo Gaiani, Calogero Galatioto, Carlo Garavaglia, Paolo Gerli, Vittorio Mocchi, Luigi Meloni, Mario Pasi, Carlo Perego, Oreste Sangalli, Angelo Scaglia, Carlo Silvia, Attilio Valè, Gerolamo Papetti, Giuseppe Pinelli) decine di feriti..."
- "Sto scherzando, io...? Lo stato ha detto che non esiste un colpevole, dunque nessuno ha messo la bomba, dunque non c'è stata nessuna strage, dunque io non ho una storia da raccontarvi. Per favore, mi lasci in pace! Non è successo niente, ma proprio niente, il 12 dicembre 1969."

Era il maggio del 2005 quando parlammo per telefono con il familiare di una delle vittime della strage avvenuta nella filiale della banca dell'agricoltura, a Milano. Diciotto morti, ottantotto feriti. E a trentacinque anni di distanza, proprio in quel mese di maggio, la magistratura aveva appena emesso una sentenza definitiva di innocenza per tutti gli imputati e condannando invece i sopravvissuti e i parenti dei caduti al pagamento delle spese processuali. Dopo il danno la beffa, ancora più atroce delle conseguenze della bomba. Perché quella sentenza era un macigno infilato nella bocca alle vittime, un colpo di spugna che cancellava persino la memoria del fatto. Oggi sono le vittime a chiedere ancora che le carte siano rimesse a posto. Chiedono giustizia, perchè loro sanno che hanno subito una giustizia incompleta, lacunosa, falsata da tanti omissis che li ha lasciati con l'amara senzazione di essere stati colpiti due volte. Chi sono i mandanti veri ed i responsabili materiali della strage di piazza Fontana, ma anche di Portella della Ginestre in avanti sino a piazza della Loggia, dell'Italicus etc etc....? Come è possibile che ancora si parli di errore giudiziario per la strage di Bologna?. Non un solo caso di quelli esaminati, appare senza ombre. Eppure si continua a scrivere che tutto è stato chiarito, che non c'è più nulla su cui indagare. Ed insieme al bisogno di giustizia, emerge nettamente il bisogno di verità. Non c'è stata piena giustizia perchè non c'è stata piena verità. Giustizia e verità rappresentano un binomio imprenscindibile. Per cui tutti coloro che vogliono sapere la vera verità, chiedono insieme con i parenti delle vittime che sia abolita l'eternità del segreto di stato (in nessun paese democratico la sua durata è illimitata), che siano declassificati i documenti e resi accessibili agli studiosi. Ma anche che si scavi nelle pieghe del non detto, del taciuto, e quindi non accontentarsi della falsa verità di stato, trincerata dietro a presunte verità di comodo. In passato il segreto di stato -l'abuso del segreto di stato- ha chiuso troppe bocche per troppo tempo. Rimuoverlo è il passaggio obbligato per uscire dall'anomalia italiana. Quella di un paese in fase di eterna rimozione. Di un paese che si barrica in posizioni di autodifesa per non affrontare una realtà ritenuta,(spesso per antichi vizi culturali o per un radicato riflesso psicologico), pericolosa e destabilizzante, se non peggio. Un paese immaturo che non sa fare i conti con gli errori e gli orrori della propria storia. E finito il periodo dello stragismo, il cercare a tutti i costi di rimuoverlo completamente dalla memoria, non è stata davvero la scelta migliore. Perchè, cessato il pericolo, scomparso il "nemico", sono rimaste intatte una cultura, una psicologia, un costume di quell'epoca. Resiste un sottofondo di illegalità diffusa, difficile da arginare e destinato a tornare a galla costantemente. Tangentopoli, Calciopoli, Intercettopoli etc. Nel doppiofondo del nostro paese c'è sempre un sottosuolo carsico di illeicità e scorrettezza che sprofonda o raffiora a seconda dei momenti e delle contingenze, ma che iperturbabilmente permane e che ad oggi però risulta solo come una melma maleodorante che più prima che poi ci travolgerà, se si continuerà a cancellare anche la memoria del nostro recente passato.

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