domenica, 06 dicembre 2009

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Un anno fa prese il via la rivolta greca seguita all'omicidio ad Atene di Alexandros Grigoropoulos, 15enne colpito a morte dalla pallottola di un poliziotto. In occasione del primo anniversario dalla sua uccisione il movimento greco ha annunciato manifestazioni in tutto il paese e constestualmente è partita la macchina repressiva del governo greco. Da ieri oltre diecimila agenti di polizia sono schierati ad Atene, e ieri sera 163 persone sono state fermate in una serie di retate al centro e alla periferia di Atene alla vigilia delle grandi manifestazioni previste per oggi. 75 persone, tra le quali cinque italiani, sono state poste in stato di arresto. La retate sono avvenute dopo scontri con la polizia avvenuti nel quartiere di Exarchia, al centro di Atene, al termine di un presidio e dopo una irruzione in uno spazio occupato. Tre auto della polizia sono state date alle fiamme. Il movimento studentesco si è mobilitato da alcuni giorni all'insegna dello slogan "Un anno dopo non dimentichiamo". Da venerdì sono occupate centinaia di scuole e facoltà universitarie nella capitale, a Salonicco e in tutto il paese.
giovedì, 12 novembre 2009
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Sono Maria Ciuffi, la mamma di Marcello Lonzi. Purtroppo vengo a sapere solo adesso che il venerdì non è un giorno lavorativo al Parlamento, quindi mi recherò in Piazza Montecitorio giovedì 12 novembre dalle 9.00 in poi. Mio figlio è morto a 29 anni nel carcere di Livorno l'11 luglio del 2003. Dopo il decesso il corpo di Marcello presentava numerose ferite ed ecchimosi come è facile constatare dalle fotografie facilmente reperibili su internet. Nonostante questo il referto dell'autopsia indicava che mio figlio era morto per "cause naturali". In questi sei anni e mezzo ho tentato di tutto per sapere finalmente la verità sulla morte di Marcello, ma ad oggi non c'è ancora nessun indagato. Dopo il caso di Stefano Cucchi, che presenta numerose analogie con quello di mio figlio, ho inviato una lettera al ministro Alfano per chiedere che oltre al caso di Stefano si occupi anche della morte di Marcello e di tutte le altre morti 'sospette', ma non ho ricevuto nessuna risposta. Per questo giovedì 12 novembre mi recherò a Roma davanti al Parlamento, dalle 9.00 in poi, per mostrare le foto di Marcello per chiedere se è possibile che un ragazzo ridotto in quelle condizioni possa essere morto per "cause naturali" e che finalmente, dopo sei anni e mezzo di lotte e di battaglie, sia fatta luce sulla morte di mio figlio visto che a breve si prospetta l'ennesima richiesta di archiviazione del caso. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini e mi hanno sostenuto in questi anni e mi auguro che possano essere al mio fianco anche venerdì. Maria Ciuffi

Il caso di Marcello Lonzi  http://www.ainfos.ca/04/jul/ainfos00213.html

lunedì, 02 novembre 2009
VITE VIOLATE Crimini sessuali nella chiesa cattolica

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- http://www.scarphrec.org/visionari/viteviolate.mp3 -

 (Radio Teatro su Radio Onda Rossa)
Di Fabio Croce con Lorenzo Profita, Fernando Cormick, Elisa Carucci regia Paolo Orlandelli: - Una serie di testimonianze di persone che sono state abusate da sacerdoti, con un apparato di informazioni utili a conoscere più da vicino il problema dei preti predatori. Dal caso di Marcial Maciel Degollado, fondatore de I Legionari di Cristo, ai casi italiani, fino allo sconvolgente Rapporto Ferns, che ha dato lo spunto per il noto documentario 'Sex Crimes and the Vatican', poche emblematiche storie danno voce alla moltitudine di individui che hanno subito violenze da coloro nei quali riponevano assoluta fiducia. Nessun espediente viene utilizzato per sottolineare l’atrocità e la miseria morale di queste storie, la parola nuda è il mezzo che ci è parso più potente per rimuovere il velo di omertà e d’ipocrisia che occulta uno dei crimini più abominevoli della nostra società. Cosa accade a chi subisce un abuso e cosa accade a chi lo commette, quando il reo è un ecclesiastico: questo ci proponiamo di raccontare
Info http://www.teatrodidocumenti.it/ (27 Ottobre – 15 Novembre)
lunedì, 26 ottobre 2009

Annullato il licenziamento del ferroviere. A carico delle Ferrovie le retribuzioni perse e le spese di giudizio Dante De Angelis ha vinto contro le Ferrovie. Il Giudice del lavoro di Roma ha infatti annullato il licenziamento, risalente all'estate 2008, ordinato l'immediato reintegro e il risarcimento delle retribuzioni perse. Il macchinista fu licenziato perché accusato di "mentire" sulle cause dello "spezzamento" di un treno avvenuto a Milano nel luglio 2008. Secondo De Angelis l'incidente era un problema di sicurezza e controlli. Restano a carico delle Ferrovie le spese del giudizio. Tra due mesi le motivazioni della sentenza. "È finito un incubo – ha commentato Dante De Angelis -. Dopo più un anno d’attesa finalmente mi sento sollevato". Dante De Angelis era in servizio come macchinista del deposito locomotive di Roma-San Lorenzo quando il 14 luglio 2008 a Milano un Etr senza passeggeri si spezzò mentre veniva trasferito dall’officina della Martesana alla stazione centrale. Per il macchinista lo spezzamento era stato un incidente potenzialmente molto pericoloso in quanto era anche un campanello d’allarme che poneva all’attenzione la questione della manutenzione, della progettazione e dei controlli sugli Etr. Queste dichiarazioni erano state giudicate gravi dai vertici delle Fs che decisero per il licenziamento del loro dipendente. De Angelis ha vinto sotto tutti i fronti: licenziamento annullato, immediato ordine di reintegrazione e risarcimento di tutte le retribuzioni perdute. Il macchinista è stato accolto da un centinaio di suoi compagni, in attesa della decisione del giudice davanti agli uffici di viale Giulio Cesare a Roma, che lo hanno accolto con scroscianti applausi. "Tornerò a guidare un treno – commenta con voce pacata De Angelis -. La mia resistenza, quella della mia famiglia e dei miei colleghi è stata messa a dura prova. Resto convinto di aver fatto il mio dovere nell’interesse della sicurezza di tutti, ferrovieri, pendolari e tutti i cittadini". "È una sentenza molto importante – hanno commentato i legali di De Angelis – perché restaura il diritto di espressione e critica da parte dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e respinge la pretesa dell’azienda che voleva limitare questa libertà con l’idea che un eventuale, e in questo caso non esistente, errore nell’esercizio di un importante incarico possa comparare il licenziamento". Soddisfatto anche il sindacato dell’Orsa: "Non si può essere licenziati quando si denuncia insicurezza, ancor meno quando le denunce sono fondate» ha dichiarato la sigla sindacale".

Fonte: Indymedia Lombardia
lunedì, 26 ottobre 2009
 La corrispondenza con il giornalista Checchino Antonini



http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/CHECCHINO.mp3

Aldo Bianzino, morto due anni fa in una prigione di Perugia per cause ancora da chiarire. Marcello Lonzi, ammazzato in una galera livornese nel 2003 da un arresto cardiocircolatorio, ma il suo corpo sfigurato dice tutt'altro, (ma anche Federico Aldrovandi molto simile alla morte di Stefano). Fino a l'altroieri, Ilaria non conosceva i loro nomi, forse nemmeno sapeva quanto fosse lungo il catalogo dei morti di galera. Poi i carabinieri di Torpignattara hanno bussato a casa loro per dire che semplicemente, "Stefano era morto" in ospedale e più precisamente nel reparto penitenziario del Pertini. Ora la famiglia chiede di poter vedere la salma prima che sia ricomposta. Vuole accedere al più presto alle foto dell'autopsia. Perché, finora, le due cose sono state negate. Stefano aveva 31 anni, faceva il geometra in uno studio comune con il padre e la sorella. La notte tra il 15 e il 16 ottobre lo pescano con 20 grammi di sostanze nel vicino quartiere Appio Claudio. Le modalità dell'arresto e del sequestro non sono ancora note alla famiglia. All'una e mezza di notte di notte, il citofono di casa Cucchi segnala l'arrivo di Stefano. Non è solo. Con lui ci sono i militari che lo hanno arrestato. Perquisiranno solo la sua cameretta, senza per latro trovare nulla. Uscendo, uno di loro cerca di rassicurare la madre "Signora non si preoccupi, per così poco è capace che domani sia a casa ai domiciliari". Dettaglio importante: Stefano "era pulito", racconta Ilaria nella sala d'aspetto dell'obitorio. Ossia "camminava sulle sue gambe, non aveva segni sul viso". E ricorda quanto fosse esile suo fratello. Basso e magrissimo. Il mattino appresso suo padre va a Piazzale Clodio all'udienza per direttissima. Stefano aveva il viso livido e gli occhi gonfi. L'udienza è rinviata al 13 novembre. Si torna a Regina Coeli. Il sabato sera, l'indomani, i carabinieri arrivano a casa Cucchi per comunicare il ricovero al Pronto soccorso dell'Isola Tiberina. Si scoprirà, invece, che era stato portato al Pertini. Motivo ufficiale: dolori alla schiena dovuti a una caduta precedente all'arresto di cui in casa nessuno sa nulla. Ma una lastra dirà che aveva due vertebre rotte, una sacrale e una lombare, due vertebre basse. Si può camminare per tre giorni con due vertebre rotte, andare a casa, poi in carcere, quindi al processo e di nuovo in galera? Bisognerebbe sapere quanto siano profonde quelle lesioni. Ma sicuramente il dolore sarebbe stato evidente. E per capire quando si siano verificate ci sarebbe da osservare l'emorragia attorno alle vertebre. Quella sera i genitori di Stefano sono scappati in ospedale ma fu spiegato loro (era la prima volta che si trovavano in quelle condizioni) che era un carcere a tutti gli effetti, quindi non era possibile vederlo, né avere notizie senza una carta del pm. La stessa cosa si sarebbero sentito dire la domenica mattina. Lunedì la carta non è ancora arrivata. "Ma perché è qui?", riescono a domandare a una poliziotta. "Non vi preoccupate, vostro figlio è tranquillo". Mercoledì arriva l'autorizzazione ma vale per il giorno successivo. Ma Stefano muore all'alba. All'ora di pranzo - un bel po' di ore dopo - arrivano i carabinieri a portare il dispositivo per la nomina di un consulente di parte per gli "accertamenti urgenti non ripetibili", l'autopsia. C'è qualcosa che non quadra. Ilaria ha sempre più domande in testa e nessuna risposta. La sera prima una volontaria le aveva telefonato per riferire un messaggio di Stefano. Voleva parlare con suo cognato, il marito di Ilaria, appunto. Il ragazzo cercava aiuto per affidare a qualcuno la sua cagnetta. "Ma quando esco la rivoglio", aveva precisato. La volontaria non ha saputo dire granché delle condizioni fisiche di Stefano. Dice che era sempre sotto il lenzuolo. Dopo un'inutile corsa sotto la pioggia a Piazzale Clodio - "credevamo fosse lì l'autopsia" - Ilaria e i suoi arrivano al Pertini. Una dottoressa conferma la versione della volontaria: pare che Stefano stesse per ore sotto le lenzuola. "Non si voleva nutrire - ha detto - gli portavamo la carne ma lui la lasciava". E avrebbe rifiutato le cure. Suonano beffarde le parole della dottoressa ai genitori che nemmeno hanno potuto assistere un figlio moribondo: "Perché non vi siete rivolti a noi". Dopo un braccio di ferro col posto di polizia, finalmente il pm autorizza i familiari a vedere la salma. Dietro il vetro divisorio, Stefano rivela il viso deformato, nero, "come bruciato". Un'occhio pesto, l'altro fuori dalle orbite, le ossa della mascella spostate. "Per forza non mangiava!", esclama la sorella. Il corpo era nascosto da un lenzuolo. L'autopsia è durata più di cinque ore e stavolta il pm ha negato ai consulenti di parte di effettuare foto. Ci saranno solo quelle del perito del pm. All'uscita dall'obitorio il medico di parte avrà poche parole. Conferma la natura traumatica degli ematomi sul viso ma nega emorragie interne. Insomma, quelle botte non spiegherebbero la morte. Sarebbe evidente una "sofferenza polmonare" ma per capire meglio si dovranno aspettare gli esami istologici, le cartelle cliniche, i rilievi tossicologici. Le domande di Ilaria sono troppe, e sempre più inquietanti, (ma purtroppo ancora senza risposta.)
martedì, 20 ottobre 2009

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia. Sei contenta se un ladro muore, se si arresta una puttana, se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana. Sei soddisfatta dei danni altrui, ti tieni stretti i denari tuoi, assillata dal grande tormento che un giorno se li riprenda il vento. E la domenica vestita a festa, con i capifamiglia in testa, ti raduni nelle tue chiese, in ogni città, in ogni paese. Presti ascolto all'omelia, rinunciando all'osteria, così grigia e così per bene ti porti a spasso le tue catene. Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia. Godi quando gli anormali sono trattati da criminali, chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali. Ami ordine e disciplina, adori la tua polizia tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare. Sai rubare con discrezione, meschinità e moderazione, alterando bilanci e conti, fatture e bolle di commissione. Sai mentire con cortesia, con cinismo e vigliaccheria, hai fatto dell'ipocrisia la tua formula di poesia. Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia. Non sopporti chi fa l'amore più di una volta alla settimana, chi lo fa per più di due ore, chi lo fa in maniera strana. Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista oppure un figlio non commerciante o peggio ancora uno comunista. Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto, sempre li fissa a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto. Sempre pronta a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa, sempre pronta a leccar le ossa al più ricco ed ai suoi cani. Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia, per piccina che tu sia, il vento un giorno ti spazzerà via.
sabato, 10 ottobre 2009



"Certe vorte me pare che...
...Er mondo gira alla rovescia"

A pochi giorni dalla vergognosa assoluzione in primo grado per gianni de gennaro, accusato di induzione alla falsa testimonianza per il blitz alla scuola Diaz, arriva dal tribunale di Genova un’altra sentenza altrettanto Vergognosa.L'allora capo della polizia gianni de gennaro, (oggi promosso, come anche tutti coloro che erano con lui), l'ex dirigente della digos spartaco mortola sono stati quindi vergognosamente assolti nel "processo" celebrato con rito abbreviato dal tribunale di Genova. I due inzialmente, giustamente accusati di aver indotto alla falsa testimonianza,  l'ex questore di Genova francesco colucci per la violenta irruzione della polizia nella scuola Diaz dove si trovavano i "no-global", sono stati assolti per non aver commesso il fatto. Nonostante che le intercettazioni telefoniche avessero fatto presagire ad una sentenza ben diversa. Di contro invece molti imputati falsamente accusati di aver messo a ferro e fuoco la città di Genova durante il G8 nel luglio del 2001 sono stati condannati anche in appello a pene durissime. C'è chi è stato condannato a 15 anni di carcere, chi a 13 anni e 3 mesi, chi a 10 anni e nove mesi, o 12 anni e 3 mesi, a 8 anni, 6 anni e 6 mesi...etc, per una pena complessiva di 98 anni e 9 mesi. Durissima la reazione dei legali dei condannati, che hanno sottolineato come di fronte ai reati [tutti contro cose e nessuno contro persone] le pene siano assolutamente sproporzionate. Tra i 9 assolti c’è anche il ragazzo che nelle riprese del 20 luglio a piazza Alimonda, dove venne ucciso Carlo Giuliani, compare con una trave diretta contro uno dei defender dei carabineri. I giudici per lui hanno decretato il non doversi procedere perché è arrivata la prescrizione. Soprattutto, però, hanno sottolineato come la carica dei carabinieri a via Tolemaide era illegittima, perché avvenuta nel tratto di strada su cui il corteo partito dallo stadio Carlini era autorizzato a passare. Il sostituto procuratore generale Ezio Castaldi aveva chiesto 225 anni di carcere per i 25 imputati, seguendo la richiesta fatta in primo grado dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani. In primo grado, il tribunale condannò poi 24 imputati per un totale di 108 di reclusione; una sola imputata, Nadia Sanna, fu assolta per "non avere commesso il fatto". I pm avevano contestato a tutti il reato di devastazione e saccheggio, ma questa accusa è rimasta per altre 10 delle persone condannate. I giudici della Corte D’Appello oltre a confermare la piena assoluzione per Nadia Sanna, hanno assolto Mauro Degli Innocenti che in primo grado era stato condannato a 6 mesi di reclusione. Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Stefano Caffagnini, Domenico Ceci, Paolo Dammicco, Federico Da Re, Filippo D’Avanzo, Fabricio Araujo Andrade, Angelo Pietro, Antonio Fiandra, Omir Tabar Firouzi, Paolo Putzolu, Francesco Toto. Intanto è arrivato il commento di Giuliano Giuliani sul verdetto della Corte d’Appello di Genova. Dopo aver ricordato la recente assoluzione del capo del Dis ed ex capo della polizia gianni de gennaro, "uno dei principali responsabili del disordine pubblico che le autorità hanno costruito a Genova 8 anni fa – ha dichiarato il padre di Carlo Giuliani – Oggi, per compensare che alcuni imputati hanno dovuto essere assolti per prescrizione, i giudici hanno elevato le pene per altri a livelli direi incompatibili. 15 anni per un manifestante quando 15 anni in Italia non si danno neanche per un omicidio. Mi sembra una sentenza davvero difficile da digerire. Sembra quasi che si debba fare una compensazione perché comunque bisognava superare i 100 anni di galera. Mi sembra una cosa difficilmente comprensibile".


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venerdì, 14 agosto 2009
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Estate calda. Cosa di meglio di un bel tormentone clericale, per distrarre gli animi da problemi più seri e infiammare le coscienze? Dopo anni di ingerenze clericali, tra gli ultimi paesi in Europa, l’AIFA finalmente ha dato il "via libera" in Italia alla RU 486 (l’OMS lo ha fatto nel 2003). Che la diga vaticana abbia ceduto ha gettato nello sgomento persino l’onorevole Cuffaro, improvvisamente preoccupato per la salute delle donne: 29 morte nel mondo dal 1986, per quanto riconducibili a un protocollo differente da quello ora adottato, dovrebbero far riflettere! Se si fanno i paragoni con le centinaia di migliaia che ogni anno nel mondo muoiono per aborti clandestini o in mancanza di sicurezza igienica, o con le donne che muoiono di parto o dopo aver partorito perché sottoposte a operazioni di mutilazione genitale…di certo i conti non tornano. A noi ad esempio preoccupano di più le oltre 80 donne uccise, sul territorio italiano e nel solo 2008, da maschi più o meno nostrani, mariti, ex, fidanzati e conviventi, in uno stillicidio su cui leggi fintamente repressive non possono incidere finché si mantiene un modello sessista di società e di vita. In effetti nel merito appare evidente come la polemica innescata sulla RU486 è del tutto strumentale e non riguarda di certo la salute fisica delle donne. Dopo decenni di utilizzo i dati del farmaco sono assolutamente chiari: riduce il rischio di salute per la donna evitando l’intervento chirurgico, riduce la possibilità di portare la decisione e quindi l’intervento alle ultime settimane consentite dalla Legge, quindi favorisce una interruzione di gravidanza che avviene nei primissimi stadi di divisione cellulare dell’ovulo fecondato. Anche chi fa notare l’aspetto commerciale dietro l’immissione in commercio della RU486 tace, evidentemente per eccesso di carità, di fronte allo scandalo del vaccino contro l’influenza suina, appaltato a suon di milioni di euro e, quello sì, non sappiamo quanto inutile e quanto dannoso, visto la fase più importante della sperimentazione clinica avverrà direttamente sulla popolazione dopo la commercializzazione. Tornando alla RU486, il secondo problema sembra la salute psicologica delle donne, e infatti la più seria controindicazione appare già nella Genesi 3.16 (Tu donna partorirai- dunque abortirai- nel dolore). Una pasticca no, è troppo semplice, si dice, quasi si parlasse di un farmaco da banco e non di uno che va utilizzato sotto stretta vigilanza per le sue caratteristiche particolari . Pochi rischi, poco dolore? Tanto giustifica una minaccia di scomunica, tutta italiana, allargata a chi venderà, prescriverà, utilizzerà l’RU 486. Minaccia che probabilmente non fermerà nessuno, visto che persino tanti legislatori, strenui difensori della Chiesa e dei valori cristiani, tecnicamente sono fuori dal consesso cattolico da tempo, amando di solito tanto la famiglia da averne almeno un paio. Poche voci di buonsenso ricordano che in Italia è in vigore una Legge che regola l’interruzione di gravidanza, che la pillola permette di evitare un aborto prima delle fasi di costituzione dell’embrione, rimarcano la ragionevolezza di una decisione semmai tardiva, che va nella direzione di evitare il peggio, e, anche, di risparmiare in termini di interventi chirurgici e quindi anche razionalizzare la spesa sanitaria. Noi abbiamo smesso da tempo di chiederci perché la Chiesa Cattolica non se la prende per la mancata ricerca su farmaci mirati contro le malattie che nel sud del mondo uccidono milioni di persone, perché non interviene con vigore sulla carenza di farmaci per i neonati e i bambini piccoli, che sono sottoposti a cure troppo spesso sperimentate e quindi validate solo su adulti: sappiamo che le interessa salvare più le anime dei corpi. Non ci fa nemmeno strano che politici di varie levature usino le donne e la loro salute come offerte sacrificali nella speranza di aumentare il proprio peso su una bilancia politica sempre più squilibrata. Ci basta, ci serve, che queste polemiche sterili e, perché no, un po’ offensive restino nei talkshow e nel circuito mediatico delle chiacchiere, e non ricadano nella vita reale, non si trasformino nella negazione dei servizi sanitari a chi li richiede, nella penalizzazione degli operatori e operatrici sanitarie che hanno a cuore la salute . Ci basta, ci serve, che gli uomini e le donne di questo paese rispondano e si conservino spazi di libertà.

 F.d.C.A.-Commissione di genere www.fdca.it
lunedì, 10 agosto 2009


"Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come "pacchetto sicurezza", e' contenuta una misura, quella di cui all'art. 3, commi 40-44, istitutiva delle cosiddette "ronde", che palesemente configura il favoreggiamento dello squadrismo (attivita' che integra varie fattispecie di reato), anche alla luce di pregresse inquietanti esternazioni ed iniziative di dirigenti rappresentativi del partito politico cui appartiene il Ministro dell'Interno e di altri soggetti che non hanno fatto mistero ed anzi hanno dato prova di voler far uso di tale istituto a fini di violenza privata, intimidazione e persecuzione, con palese violazione della legalita' e finanche intento di sovvertimento di caratteri e guarentigie fondamentali dell'ordinamento giuridico vigente. "
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"Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come "pacchetto sicurezza", sono contenute varie misure, particolarmente all'art. 1 e passim, che configurano varie fattispecie di reato con specifico riferimento a:
a) violazioni dei diritti umani e delle garanzie di essi sancite dalla Costituzione della Repubblica Italiana;
b) violazione dei diritti dei bambini;
c) persecuzione di persone non per condotte illecite, ma per mera condizione esistenziale;
d) violazione dell'obbligo di soccorso ed accoglienza delle persone di cui all'art. 10 Cost.;
e) violazione del principio dell'eguaglianza dinanzi alla legge."
...etc etc etc
domenica, 02 agosto 2009
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Una verità comunque esiste.
Quella strage, fu una strage fascista. E non ci riferiamo al probabile attentatore ma alle modalità. Luogo, tempo, e finalità sono fasciste. Rispetto a questo concetto poco cambia se la mano è quella dei Nar, dei servizi segreti, della Cia o altro. Tempo, luoghi e modalità: Sabato 2 agosto milioni di lavoratori e proletari sono in transito su treni e autostrade di tutta Italia per le ferie estive. Ore 10,25 una bomba esplose nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. Lo scoppio fu violentissimo, provocò il crollo delle strutture sovrastanti le sale d'aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli uffici dell'azienda di ristorazione Cigar e di circa 30 metri di pensilina. L'esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario. Il soffio arroventato prodotto da una miscela di tritolo e T4 tranciò i destini di persone provenienti da 50 città diverse italiane e straniere. Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti.  Finalità: La strage ha l'obiettivo di continuare la Strategia della Tensione iniziata nei decenni precedenti e conclusasi il 23 dicembre 1984, antivigilia di Natale, con l'attentato al treno rapido 904 in cui 17 persone persero la vita e oltre 260 rimasero ferite.  Per cui tempi, modalità e finalità è inutile ripeterlo sono certamente fasciste e da questa unica certezza dobbiamo continuare a costruire una memoria della strage. Perché il problema che si apre adesso è quello del ricordo e della memoria.
(...tratto da Indymedia Toscana)



   INTANTO AD OGGI 2009....
giusva fioravanti, fondatore dei Nar, cinque ergastoli tra cui anche per la strage di Bologna è libero (come anche la mambro sua gentil consorte e "collega" ), ma anche riabilitato, cioè con pieni diritti civili, anche quello di essere candidato ed eletto. Infatti vista la vergognosa sfacciataggine di questo paese di merda, non è da escludere che , possa nel prossimo futuro tentare anche la carriera politica. Fioravanti compirà 52 anni il prossimo 28 marzo, ed ha ancora davanti anni importanti della vita.
sabato, 18 luglio 2009
        
   ...  
lunedì, 16 marzo 2009
L'immagine “http://www.osservatoriodemocratico.org/public/dax.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Nella notte fra il 16 e il 17 marzo 2003 moriva Davide “Dax” Cesare, militante del Centro Sociale O.R.So (“Officina di Resistenza Sociale”) di Milano. Era da poco uscito, assieme ad alcuni compagni, da un bar del quartiere ticinese. Fuori, ad aspettare i ragazzi, un paio di neofascisti armati di coltelli, spalleggiati da un terzo elemento più anziano. Si scoprirà solo in seguito che i due giovani sono fratelli e che l’uomo è il loro padre; si tratta rispettivamente di Federico, Mattia e Giorgio Morbi (28,17 e 54 anni all’epoca del fatto). L’aggressione dei neofascisti è rapida e particolarmente violenta. Numerose coltellate vengono inferte in punti vitali: Davide non giungerà vivo all’ospedale; altri due ragazzi sono feriti (uno in modo grave, ma si salverà).

domenica, 01 marzo 2009
      ...AGUZZATE LA VISTA !    
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È oramai chiaro e lampante, anche se sembrerebbe purtroppo che quasi nessuno se ne renda realmente e seriamente conto, che in questo vergognoso paese senza un briciolo di memoria storica e senza più nessuna cultura, si stia ripiombando letteralmente dentro ad uno dei periodi più oscuri che la nostra storia recente ricordi, quell’epoca tragica e nefasta della dittatura clericlfascista. Anzi si sta molto velocemente facendo in modo di "riproporla" pari pari, se non peggio, senza purtroppo che nessuna forza politica di opposizione o presunta tale, ponga il benche minimo ostacolo a questa nefasta riproposizione che quel triste periodo storico ha portato in questo paese come anche in altri. Questa maggioranza parlamentare, quantomai vergognosa, illiberale, xenofobo, omofoba, dittatoriale e clericlfascista, come mai ancora nessun'altra in passato lo fosse mai stata, sta forsennatamente approvando, senza alcun rispetto costituzionale ne ostacolo alcuno, delle misure a dir poco impressionanti, atte solo a spazzar via anni e anni di lotte, conquiste sociali, rinnovamenti culturali, a cui molti diedero addirittura la vita per far si che che le stesse venissero applicate. Costoro oltraggiando non solo i diritti umani, sociali, di autodeterminazione e libertà e quant'altro le stesse lotte in passato avevano faticosamente ottenuto, continuano imperterriti nella loro opera distruttiva, senza alcun freno inibitorio, anzi sempre più legittimati da una compiacenza mediatico popolar istituzionale che spaventa sempre di più, ogni giorno che passa. Basti guardare ad esempio ciò che è successo in quel di Bergamo ieri, con la questura dell'infame Rotondi, che ha chiaramente dimostrato quali sono le direttive per la gestione dell’ordine pubblico e del dissenso, con i fascisti di forza nuova che sono stati fatti tranquillamente sfilare (nonostante non avessero chiesto nemmeno l’autorizzazione per il corteo), con tutto il loro infame e vergognoso armamentario da apologia del fascismo, comprensivo di caschi e spranghe bene in vista. E con le forze dell’ordine, da sempre loro compiacenti alleate, ideologicamente e "culturalmente", che hanno attaccato deliberatamente e gratuitamente, con scene già viste al G8 di Genova, da mattanza cilena, invece che i fascisti come vorrebbe la costituzione, tutti quei manifestanti che si erano opposti all’apertura della sede di FN. Con il questore e suoi servi, che alla fine di una riuscita e determinata manifestazione antifascista ha condotto una vera e propria “caccia all’uomo” verso i manifestanti che si stavano disperdendo, guidando la celere verso atti brutali nei confronti di chiunque capitasse a tiro, giornalisti compresi. Atti ignobili, infami e vergognosi già visti e rivisti ultimamente purtroppo in tanti altri luoghi, con persone prese e sbattute a terra, tenute e colpite a terra ad anfibiate e picchiate ripetutamente, con le precise indicazioni a celerini e carabinieri di rastrellare, a fine manifestazione, più manifestanti possibili. O proseguendo a ritroso con l'atavica quanto mai inopportuna caccia ai Rom o migranti in generale, o anche con l'abolizione della norma che vietava la denuncia di persone senza regolare permesso di soggiorno che si fossero presentate in strutture di assistenza per farsi curare, contravvenendo tra l'altro oltre che al diritto di ogni cittadino italiano o straniero che sia di essere curato, anche al giuramento di Ippocrate, che testualmente dice:...Di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica. In più tra questi “clandestini” vi sono centinaia di migliaia di badanti che si occupano della cura dei nostri anziani in sostituzione del sistema sanitario nazionale e dal momento che la clandestinità è divenuta reato, il medico che non denuncerà il migrante irregolare commetterà a sua volta un reato, un bel paradosso degno solo di governanti incompetenti e xenofobi quali sono quelli attualmente al potere in questo paese. O anche con la sempre più massiccia, quantomai inutile ed inquitante presenza sul territorio italiano dei militari a presidiare non si sa bene cosa, invece di smantellarne in tutto e per tutto la costosa inoperosità in tempo di pace, o l'istituzione delle ronde di privati cittadini a supporto, anzi come sostitutivo visto il taglio dei fondi alle forze di polizia e che avranno facoltà di segnalare alle forze dell'ordine situazioni di "grave disagio sociale" o di "pericolo per la sicurezza pubblica" e che solo per un puro caso si è evitato che queste ronde potessero essere anche armate. Anche se poi qualcuno per non smentirsi e in piena coerenza ideologica ha voluto dare anche un nome alle suddette ronde, intitolandole "casualmente" a Ettore Muti, che molti di noi tristemente ricordano, ma che visti i tempi e le ideologie imperanti non sembrerebbe più esser così ..."tristemente" ricordato. Le misure restrittive approvate nei giorni scorsi non solo sulle questioni dell’immigrazione, ma anche sul diritto allo sciopero, che contrariamente a quanto sbandierato dai servi dell'informazione, erano già molto restrittive in se, o quelle inerenti al divieto di bere o mangiare dopo le due di notte, in pieno stile coprifuoco nazifascista, sono gli ultimi inequivocabili segnali, se ancora ce ne fosse stato bisogno, del livello di squadrismo, controllo e dittatura sociale, di quel barbaro degrado mentale e morale raggiunto da coloro che governano questo paese, sempre più lobotomizzato e perverso, sempre più diretto verso un baratro oscuro e oscurantista.
lunedì, 23 febbraio 2009

ROMA - Nella giornata di ieri un cittadino romeno di 31 anni, residente a Roma, operaio in una ditta di Capena, vicino a Roma, è morto dopo essere stato investito da un'auto guidata da un giovane italiano, ubriaco, poi denunciato dai carabinieri. E' successo ieri sera lungo la strada provinciale 51/B che dalla Tiberina conduce a Capena. Il cittadino romeno è stato investito da un'autovettura Citroen C2 che viaggiava a forte velocità verso il centro abitato di Capena condotta da un ragazzo italiano di 24 anni residente a Castelnuovo di Porto (Rm). Il conducente dopo l'urto ha continuato la marcia fino alla propria abitazione. Successivamente con i militari è ritornato sul punto dell'incidente e a margine della strada, tra la vegetazione bassa, è stato trovato il corpo del cittadino romeno. Il conducente del veicolo sottoposto al test dell'etilometro è risultato positivo con tassi di alcool nel sangue superiori a 1,5 g/l e successivamente è risultato positivo anche ai test clinici per accertare l'uso di sostanze stupefacenti che evidenziavano tracce di cocaina. Il giovane italiano dovrà rispondere al Tribunale di Tivoli di omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza alcolica nonchè sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. L'autovettura è stata sequestrata.

P.s.
Qualcuno di voi ha sentito qualche tg che ha dato o aperto con questa notizia?
domenica, 22 febbraio 2009


Sono trascorsi quasi 30 anni da quel barbaro crimine di matrice fascista. E gli infami vigliacchi assassini di Valerio, i fascisti dei Nar, rimangono purtroppo ancora vergognosamente anonimi ed impuniti. Aldilà delle inchieste, congetture, omissioni, insabbiamenti etc...dell’instancabile impegno di mamma Carla, donna di un coraggio e di una forza senza pari...Ancora nessuna verità è stata fatta, o voluta fare sulla tragica morte di Valerio. Si rende quanto mai necessario ricordare, necessario per NON dimenticare, MAI ! Ma si rende anche quantomai necessario inorridire, e indignarsi senza però mai smettere di lottare difronte al tempo passato senza aver dato la Verità ad una mamma che da sempre lotta per far si che ciò avvenga ! Le storie oggi sono peggiorate. Peggiorate a causa del degrado morale e materiale del ceto politico che ahinoi si nutre degli stessi nefasti ideali di chi allora uccise Valerio Verbano, magari commilitone degli stessi, e che ha fatto ad oggi, tramite un vergognoso revisionismo storico, la chiave di volta per autolegittimarsi e dedicarsi così esclusivamente alla loro carriera politica e all’affarismo. Non fa piacere, anzi fa ribrezzo, udire le bocche "istituzionali" di Fini e Alemanno dichiarare “di essere antifascisti”, o come il secondo permettersi solo di pensare di voler partecipare al corteo per Valerio, sapendo quanta ipocrisia e calcolo c’è in questo atteggiarsi revisionista, mentre nei fatti continuano a dimostrarsi fascisti con i centri sociali e solidali invece con chi aggredisce i Rom, i Migranti, i Diversi etc. C’è sempre una buona scusante, un’esimente, per il truce comportamento dei vari clan nazifascisti. C’è il placet alle scorrerie, ai pogrom, alle ronde, all’uso diffuso della violenza e dell’esercito. Aggiungiamoci lo scenario di fondo, quel clima generale di smobilitazione dei valori della Resistenza, il decadimento dei partiti ed il totale fallimento delle istituzioni che hanno da sempre tradito un popolo troppo spesso compiacente a questo decadimento annunciato.  Ecco così che rispunta prepotente la cultura nazifascista che si pensava oramai sepolta per sempre, in cui l’addestramento ad offendere, a colpire, ad uccidere diventa la norma. Le lame, soprattutto i famigerati coltelli a serramanico portati-branditi-usati, diventano ancora una volta la triste e torva divisa del fascista, la mentalità dell’agire fascistoide che alligna sempre più e a cui si modellano i membri del branco, la "coatteria" di molte curve e periferie. In questo mutato orizzonte si inquadrano le centinaia di coltellate già esercitate “contro i nemici” in gran parte d’Italia. Scatenate da motivi banali, uno sguardo di troppo, la sigaretta negata, l’occhiata alla donna, un sorpasso maldestro, se non deliberatamente contro comunisti o "zecche", contro gli anarchici, contro i gay. Ma tutte sempre e solo riconducibili a quella matrice fascista devastante e a cultura-zero, quella mentalità bacata, deviata, invasata, che ha armato le mani che hanno assassinato compagni come Valerio appunto, ma anche Dax, Renato, Nicola, altri Giovani, Donne, Rom e Migranti. L’antifascismo, è il riconoscere che il pericolo fascista è tutt'oggi ancora presente nella società, guai se non fosse così. Che persiste in quanto la società in cui viviamo, dal dopoguerra alle attuali mutazioni, non ha voluto fare fino in fondo i conti con la propria storia, fino a cancellare alla radice l’impronta del ventennio e dello stato autoritario. Permangono infatti come iperboli ed abissi, il Codice Rocco e il Tulps, norme razziste, leggi corporative, Ordini professionali , caste,gerarchie, concordato, scuola selettiva , residui coloniali, le stele e i monumenti fascisti, i tombini con i fasci littori e tanto troppo altro che invece sarebbe stato più salutare distruggere o cancellare per sempre. Se il pericolo c’è, l’antifascismo non può essere solo “la ragion dell’anima”, ma va praticato, reso militante, a significare il tratto distintivo di una formazione della personalità tesa ad acquisire e a respirare “uguaglianza, fraternità, solidarietà”. E’ una sfida al sistema di potere, tesa a realizzare la nuova società attraverso la riappropriazione dei bisogni negati e dei diritti universali. Il sacrificio di Valerio Verbano è inscritto in questa vicissitudine. Non si può capire la profondità del suo arguto impegno se non si inquadrano i terribili avvenimenti che caratterizzarono il paese dal ’68, durante la lunga stagione stragista iniziata con la Strage di P.za Fontana, passando per i moti del ’77 e la resistenza contro lo Stato e le bande armate fasciste. Quando, a quella generazione insorgente che voleva rivoluzionare l’Italia e il mondo, già nel ‘69 si contrappose lo Stragismo di Stato e la manovalanza fascista, con bombe mortali nelle banche-piazze-treni-stazioni, con assassini di compagni ed anarchici (Pinelli, Varalli, Zibecchi, Serantini, Lupo...), con torture e prigionia (Valpreda e centinaia di antifascisti). Successivamente, dal ’77 all’81 le leggi emergenziali e le bande armate di Kossiga (Gladio compresa), quelle della nuova destra, misero in atto disegni criminosi ai danni del moto popolare che ebbe come protagonisti il Movimento ’77 e l’autonomia operaia. L’antifascismo militante e il prezioso lavoro di controinformazione realizzato da giovani come Valerio, ebbe la meglio e mise a tacere il nuovo squadrismo (si arresero). In questa resistenziale impresa persero la vita numerosi compagni a cui perennemente rendiamo memoria e tributo : Walter Rossi, Roberto Scialabba, Benedetto Petrone, Ivo Zini, Valerio Verbano e tanti altri….Lo smascheramento dello stragismo dei NAR, le loro relazioni con la grande criminalità (banda della Magliana, Loggia P2, mafia), le protezioni di cui godevano in ambienti borghesi, nei partiti, nella magistratura e apparati dello stato, fu un lavorone di Valerio e compagni. Il Dossier che i Nar (e non solo) cercavano da Valerio, era tanto prezioso da causarne la morte! Copia del Dossier (sequestrato dalla Digos il 20/4/79 nella perquisizione- arresto, Valerio si fece 7 mesi di carcere per detenzione di una pistola), la stessa pistola che poi lo uccise, il passamontagna e un guinzaglio lasciati dai Killer, "Il faldone portante” (uno dei 2 dell’Istruttoria), sono presto spariti dall’Ufficio Corpi di Reato e dall’Archivio del Tribunale, a testimonianza degli intrighi intorno alla verità su Valerio, gli stessi di cui abbiamo parlato sulle Stragi di Stato. Il popolo italiano "sovrano" non deve sapere come in verità sono andate le cose dal ’68 ad oggi. Al tempo dell’assassinio di Valerio, il giudice romano Mario Amato era giunto a buon punto nelle indagini incrociate su quegli intrighi (utilizzando anche il Dossier), tanto da rendere necessaria la sua eliminazione, che puntualmente avvenne sempre per mano dei Nar il 23/6/1980. Aldilà della scontata rivendicazione Nar dell’assassinio di Valerio, rimangono vergognosamente introvabili esecutori e mandanti, per il solo fatto che quando ci sono di mezzo anche i servizi e la malavita, “diventa impossibile“ poter o voler risolvere i casi. Cadrebbero presto le argomentazioni sul presunto “spontaneismo armato“ dei Nar e di altre infami bande fasciste, la scomoda verità rivelerebbe ancora una volta le trame imbastite dallo “stato parallelo” (con l’utilizzo dei fascisti in chiave anticomunista) ai danni della sinistra e della trasformazione della società. La verità storica e popolare ha già condannato per le Stragi, fascisti-DC-apparati dello Stato. Così come ha attribuito l’assassinio materiale di Valerio ai Nar, aldilà di altri possibili mandanti. Per tutte le generazioni presenti e a venire, Valerio rimane il simbolo amatissimo dell’antifascismo militante, di quei nuovi partigiani che dal ’68 in poi sacrificarono la loro gioventù ed anche la vita per sconfiggere lo stragismo e per impedire che potesse riprodursi in forme più subdole e atroci. Per la riconoscenza e l’amore grande verso quel giovane di 19 anni che si è sacrificato per valori universali, da quel tempo e ancora in futuro, tutto questo non dovrà MAI essere dimenticato, per far si non solo di ottenere quella giustizia e quella verità da troppo tempo negata, ma soprattutto per far si che la morte di Valerio come quella di altri non sia stata vana.

valerio vive