lunedì, 11 agosto 2008
Prendendo spunto direttamente dalle guerre sporche di croati, musulmani bosniaci ed albanesi del Kosovo (internazionalizzare il problema e richiedere l'aiuto occidentale mentre si attaccano gli altri), il presidente georgiano "si è direttamente appellato alla comunità internazionale, affermando che il conflitto riguardava l'America, i valori e la libertà".

http://www.eurasianet.org/resource/georgia/images/georgia_map.jpg

Qualcuno si ricorda del KLA?
http://freebooter.da.ru/
(l'esercito della Cia)

"Saakashvili ha detto che la sua nazione di cinque milioni di abitanti, con il suo comparabilmente piccolo esercito, non ha nessuna possibilità di sconfiggere la potenza della Russia. E' per questo che si è rivolto al mondo esterno perché intervenga e fermi ciò che ha chiamato l'esplicita aggressione di Mosca". Così, anche se Saakashvili è ben consapevole di non potere assolutamente affrontare la Russia, nondimeno attacca ed uccide peacekeeper e civili russi in Ossezia del Sud. Questo potrebbe essere solamente perché sa di poter contare sulla NATO a guida USA per combattere la sua guerra sporca. Proprio come Tudjman, Izetbegovic e Thaci prima di lui. Ora gli Stati Uniti diventeranno fortemente coinvolti nella guerra con la Russia? Ora la NATO bombarderà Mosca? Se sostengono che la Russia è un "aggressore" per cercare di proteggere 75.000 sventurati russi in Ossezia del Sud, quindi dovrebbero provare ad attaccare la Russia come la Serbia, vediamo come va questa... se giungono a sorvolare l'Europa occidentale prima di fracassarsi i denti. O, più probabilmente, faranno "soltanto" marciare la NATO nell'Ossezia del Sud popolata da russi sotto la veste di "peacekeeper", per permettere al Thaci della Georgia di sterminare tutti i russi ed avere quel pezzo strategico di Caucaso sotto i loro stivali, esattamente come la provincia serba del Kosovo e Metohija? Se tutto va bene, i russi saranno più scaltri e meno ingenui dei serbi, ora che sanno bene di come vengono fatte queste cose, dalla ex Jugoslavia e dalla Serbia in particolare.

http://www.clandestinoweb.com/images/stories/mondo/immagini/ossezia_03_280x200.jpg

Un passo indietro....

- La guerra è cominciata
La notte del 7 agosto, le forze georgiane hanno lanciato un attacco su Tskhinvali, che Tbilisi descrive cinicamente come un tentativo per ristabilire l'ordine costituzionale. Appena poche ore prima, Saakashvili ha dichiarato un cessate il fuoco nella zona del conflitto, ma la mossa era solamente una manovra propagandistica che nascondeva il piano di un'offensiva su vasta scala. Il tempismo è stato scelto attentamente, visto che l'attenzione mondiale è concentrata sull'apertura dei giochi olimpici, il Primo Ministro russo V. Putin è a Pechino ed il Presidente russo D. Medvedev è in una breve vacanza. Le forze georgiane si stanno comportando con estrema ferocia. E' stata riferita la devastazione totale del centro di Tskhinvali, che è stata colpita dal fuoco di missili Grad, artiglieria, mortai e mitragliatrici. Dozzine di esplosioni frantumano la città ogni minuto. Decine di veicoli corazzati e migliaia di soldati si sono spostati nella zona del conflitto. Il vice comandante della Forza di pace russa V. Ivanov ha dichiarato che le posizioni dei peacekeeper non erano direttamente prese di mira o colpite e che continuano ad osservare la situazione nella regione. Comunque, la parte ossetina ed i giornalisti russi affermano che il quartier generale dei peacekeeper è stato colpito.

-
Non inaspettatamente, l'amministrazione USA si schiera apertamente con i teppisti di Saakashvili
L'offensiva ha già causato la morte di centinaia se non di migliaia di persone. Tuttavia, pare che l'attività dei peacekeeper rimanga limitata a monitorare la situazione. La loro inerzia aiuta l'aggressore, visto che la parte georgiana dichiara che i peacekeeper russi non stanno intervenendo nel conflitto. L'esercito dell'Ossezia del Sud ha risposto al fuoco, ma non ha nessun potenziale paragonabile a quello delle forze georgiane. Diversi villaggi ossetini sono già stati presi e vi è la possibilità che l'autostrada Zar che collega la repubblica alla Russia verrà bloccata. La dichiarazione resa da Mathew Bryza in collegamento con gli eventi è straordinariamente cinica, appoggiando astutamente la Georgia ed interpretando la posizione di Mosca nel modo di un vero e proprio teppista, ha incolpato l'Ossezia del Sud dell'escalation. Prima a Tbilisi C. Rice ha dichiarato che nel conflitto gli USA erano completamente dalla parte della Georgia, non lasciando così nessun dubbio riguardo alla posizione USA. Il portavoce del Dipartimento di Stato USA Gonzalo Gallegos ha detto che gli USA pretendono che Mosca eserciti pressione sulla leadership della Ossezia del Sud per raggiungere un cessate il fuoco nella zona del conflitto. Allo stesso tempo, la parte georgiana non è più che consigliata ad esercitare limitazione.
lunedì, 28 aprile 2008
28 ottobre 1922 - 28 aprile 2008

http://viaggionellamemoria.interfree.it/Immagini/Persone/021-Villafranca-Marcia%20su%20Roma.jpg

.... "Marcia" Roma !

http://www.luna-nera.co.uk/bgimg.jpg

P.S.
Nella giornata decisiva per la corsa alla poltrona di sindaco del Comune di Roma, il candidato fascista del Pdl, Gianni Alemanno, detto "er celtica", ha indossato, anche se per pochi minuti, la fascia tricolore. Lo ha fatto, dicono, per celebrare il matrimonio dell'esponente, fascista anche lui, del Pdl Marcello De Angelis, in virtù di una delega ricevuta dal commissario al Comune di Roma, Mario Morcone. De Angelis è il fratello di Nanni, militante di Terza Posizione suicidatosi nel carcere di Rebibbia il 5 ottobre del 1980...ed il resto vien da se....NO COMMENT!
domenica, 18 novembre 2007

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Oltre 3000 morti, ma il bilancio è purtroppo destinato a salire. Cosa sta accadendo nel mondo? L'aumento smisurato sia nell'intensità, che nella frequenza di questi uragani o "eventi naturali", sta causando centinaia di migliaia di vittime, e in pochi purtroppo si chiedono se questi eventi siano in verità dovuti ad una pianificazione, fatta da pochi eletti, di speculazione della natura, per diciamo così compiere atti di "pulizia" su coloro che vengono considerati i "poveri scomodi". Migliaia di persone intrappolate sotto le macerie, con i raccolti distrutti e attività economiche in ginocchio. Questo il primo bilancio dei danni provocati dal ciclone SIDR che ha devastato, con la forza dirompente dei suoi 240 km orari, interere zone del sud del Bangladesh e purtroppo, come detto sopra, questo bilancio sembra destinato ad aggravarsi nelle prossime ore. Secondo quanto dichiarato dal responsabile per gli interventi umanitari del governo bengalese, Shekhar Chandra Das, “c’è da aspettarsi che ancora migliaia di morti saranno ritrovati nei prossimi giorni”. Continuo con il dire che purtroppo si tratta solo di un primo bilancio, in quanto, Sidr è per violenza  il ciclone più potente degli ultimi 10 anni. Nel 1991 un ciclone di forza di poco superiore aveva provocato ben 143.000 morti, secondo quanto riportato dalla BBC. Di fronte a questa situazione, che si concentreranno tra i distretti di Khulna e Barishal, a sud ovest della capitale Dacca. Ora sicuramente serviranno cibo, vestiti e soprattutto è necessario ricostruire e rimettere in moto l’economia, per scongiurare ulteriori danni a questo sfortunato paese. Ecco che a questo punto il loro scopo è compiuto, ora ci saranno investimenti e grande attenzione per ciò che riguarda il lato economico della situazione, ma se tutto questo alla fine cesserà, saranno sempre le stesse persone alla fine della fiera, che rimarranno comunque povere, ed ora anche assoggettate a chi a "speso soldi" per loro, cornuti e mazziati si dice in gergo dalle nostre parti, e sempre le solite persone che si arricchiranno sempre e solo a discapito dei più deboli, inconsapevoli attori di questo squallido gioco che il potere dei pochi eletti.

martedì, 13 novembre 2007
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60 anni di carcere per 15 degli antifascisti arrestati l’11 marzo 2006. Due le assoluzioni per non aver commesso il fatto, una condanna a 4 mesi per porto d’arma impropria. Questo il risultato del processo d’appello che si è concluso a Milano dove, in sostanziale continuità con la sentenza di primo grado, viene confermato il reato di devastazione e saccheggio. Un chiaro messaggio a tutti coloro che si erano illusi della possibilità, a due anni dai fatti, di una derubricazione del capo d’imputazione. La linea tenuta dalla magistratura conferma la volontà di colpire duramente, attraverso l’utilizzo del concorso morale in devastazione e saccheggio, le manifestazioni di dissenso e scontro di piazza. Così per Genova, così per Torino, e così sarà d’ora in avanti… Un processo che ha voluto essere fin dall’inizio un processo politico sia nella scelta dei capi di imputazione, che nell’utilizzo indiscriminato della carcerazione preventiva, 4 mesi in galera seguiti poi da 3 mesi di domiciliari e altri di obblighi di firma, e infine nelle motivazioni della sentenza di condanna confermata dalla corte d’appello. Quell’11 marzo, a seguito dell’autorizzazione a sfilare concessa dalle autorità cittadine ai nazifascisti della Fiamma Tricolore scoppiarono scontri tra gli antifascisti, scesi in piazza per impedire la vergognosa manifestazione, e la polizia. Agli arresti e alle condanne si è associato il meccanismo di demonizzazione attraverso i mezzi di informazione, con il consueto atteggiamento da “sbatti il mostro in prima pagina”, cercando così d’isolare gli imputati dal tessuto sociale che li circonda e spezzare la solidarietà. Una solidarietà che va costruita e alimentata per contrapporre la nostra verità a quella processuale e mediatica vilmente perpetrata a Milano come a Genova, altro processo in cui l’accusa chiede condanne esemplari, con un totale di 225 anni di carcere, sempre attraverso l’utilizzo della devastazione e saccheggio. Ma le giornate del luglio 2001 sono un pezzo della nostra storia, della nostra memoria, a cui tocca tornare se vogliamo comprendere l’evoluzione e il consolidamento dei disegni repressivi e delle derive securitarie in atto oggi in Italia e non solo. Mai come nel caso di Genova il sistema calò la maschera, mostrandosi in tutta la sua brutalità, con la violenza in divisa che culminò nella mattanza alla scuola Diaz. Mentre gli artefici e i responsabili dei pestaggi in piazza e delle torture nelle caserme venivano promossi di grado, chi quei giorni era in strada per manifestare si trovava alla sbarra a doversi difendere da accuse pesantissime.
martedì, 13 novembre 2007
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Dei “mercenari” triestini, secondo delle indagini condotte da varie Procure, sarebbero coinvolti in un giro di mercanti d’armi e di armati da mandare in varie parti “calde” del mondo a destabilizzare (o ristabilire l’ordine, a seconda di chi è il committente del lavoro). Zone come le isole Comore, ma anche la Bosnia, il Ruanda, la Birmania. Giri strani, leggendo le vicende di Fabio Leva e di Guido Ghergorina, indagati, e del veronese Franco Nerozzi. Ricordiamo altri traffici e di altri strani personaggi e di giri strani, di coincidenze di città e di vicende, ma andiamo un po’ a casaccio. Mercenari, dunque, ma quello che risulta strano però sono anche molti misteriosi rapimenti, come quello del giornalista free-lance padovano Matteo Toson, che, stando a quanto si disse all’epoca, stava indagando su un pista di traffico d’armi tra Italia, Bosnia e Somalia, che sarebbe stato connesso all’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Per qualche giorno circolò la notizia che Toson era stato ucciso a Sarajevo da estremisti islamici, si parlò addirittura di collegamenti con la mafia del Brenta. Toson fu liberato dopo poco tempo, ma dell’argomento non si sentì più parlare. Nel maggio del 1996, invece, si ebbe un’eco di queste notizie quando il reporter francese Xavier Gautier, fu trovato impiccato a Minorca. La morte venne archiviata come suicidio, ma la famiglia parlò di inchieste condotte da Gautier proprio in merito ad un presunto traffico d’armi e di organi tra la Bosnia e Trieste, che Gautier aveva parlato con un “supertestimone” che era stato capo della sicurezza nei convogli che andavano da Fiume a Sarajevo. Ma continuiamo con un altro dei protagonisti della storia che ruota intorno a Leva e Nerozzi, l’associazione Novecento, che è stata fondata nel 1997 ed il cui portavoce, quello che gestisce le trasmissioni dell’Associazione presso un’emittente privata triestina, è Angelo Lippi, fratello del rappresentante istituzionale di AN Paris Lippi. Angelo Lippi ha avuto comunque esperienze diverse da quelle del fratello: ad esempio nel ‘92 si era candidato nella “Lega delle leghe”, lista elettorale considerata di “disturbo” (ad esempio a Trieste impedì l’elezione del deputato di AN) fondata dal più noto Stefano Delle Chiaie (uno degli esponenti di spicco della strategia della tensione), che nel corso della campagna elettorale aveva sbandierato orgogliosamente il fatto di essere riuscita ad accomunare nelle proprie fila, oltre a persone chiaramente di destra anche fuoriusciti della sinistra. Sia Lippi che la capolista Marina Marzi sono poi rientrati nelle fila della destra di governo, mentre un altro dei nomi noti della lista, Claudio Scarpa, ha continuato a fare riferimento ad una destra più “estrema”, quella della Fiamma tricolore, poi divenuta Fronte Nazionale. Vale forse la pena di trascrivere parte della lettera di commemorazione per Morsello (l’esponente di Terza posizione condannato per associazione sovversiva, che fu latitante per anni in Gran Bretagna assieme al suo camerata Roberto Fiore e con lui fondatore di Forza Nuova, rientrato in Italia nel ‘97 per motivi di salute), scritta da Angelo Lippi ed apparsa sul “Piccolo” del 15.3.2001, nella quale leggiamo, fra l’altro: - Iniziai la mia “attività” a metà circa degli anni Settanta nelle file del Fronte della Gioventù di Trieste, anni così detti di piombo, anni difficili per chi sceglieva la “parte sbagliata” - . Trieste però grazie a uomini come Almerigo Grilz e Paolo Morelli vedeva la vigliacca canea comunista soccombere spesso e volentieri nel confronto politico con la Giovane Destra.
domenica, 11 novembre 2007
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Bisogna aver paura del silenzio, dell’impunità, dell’indifferenza, dei giorni che passano senza che si faccia nulla, dell’oblio, del tirare avanti, dell’egoismo e della mancanza di solidarietà, della distanza che ci sta separando. La notte tra il 13 e il 14 ottobre è stato assassinato, nel Carcere di Capanne a Perugia, Aldo Bianzino, un uomo di 44 anni, arrestato due giorni prima, insieme alla sua compagna Roberta, per possesso di piante di marijuana. Infarto dichiara il primo referto medico, secondo una prassi più che conosciuta, ma la seconda prova medica riscontra sul corpo di Aldo gravi contusioni al cervello, alla milza, al fegato, e diverse costole rotte. E Aldo è morto. Come? Perchè? Chi è Stato? L’accusa è di omissione di soccorso per i poliziotti incaricati di sorvegliare i detenuti quella notte. Si impone una vera chiarezza sui lati oscuri di questa vicenda. Non basta una inchiesta aperta su un omicidio volontario contro ignoti, si impone che nessuna certificazione falsa e nessuna omissione omertosa incida sulla certezza della verità. Ci deve essere una volontà urgente, che la responsabilità della morte di Aldo sia assunta colettivamente, non sia attribuita solo all’istituto penitenziario ma al suo sistema carcerario. Il caso di Aldo è troppo simile a quello di Giuseppe Ales, Federico Aldrovandi, Alberto Mercuriali, Marcello Lonzi, tutti figli di una sorta di "spontaneismo intollerante" che agisce violentemente contro gli stili di vita non omologanti. Inoltre le loro e altre storie di violenze, morti e silenzi di Stato ci raccontano che nessun passo verso verità e giustizia si può fare se tutto viene delegato alle istituzioni. E’ tempo di costituirci in comitato per la verità su Aldo, perchè non ci fidiamo di uno Stato che processa se stesso e che alla fine finisce sempre per autoassolversi o al massimo nel trovare un capro espiatorio che paghi al posto di un sistema che rende normale la violenza istituzionale e la tortura, e quando la tortura non è reato il carcere uccide! Ma occorre anche unire, alla ricerca di questa verità, la denuncia di tutte quelle leggi e quelle istanze politiche volte solo a creare un facile consenso (il recente pacchetto sicurezza, la mai abrogata legge Fini Giovanardi) , dimenticando che la repressione difficilmente si concilia con i diritti umani. E non a caso è proprio la legge sulla tortura, che li dovrebbe salvaguardare, che il Parlamento italiano non riesce ancora ad approvare dopo anni di dibattiti e modifiche.

mercoledì, 31 ottobre 2007
G8 GENOVA 2001 - VERGOGNOSA SENTENZA, NEGATO PROCESSO PER I DELITTI DI STATO -


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E' vergognoso che non si voglia trovare la verità su un fatto che ha stroncato una vita umana, insanguinato le strade di Genova, offeso la sensibilità civile e la moralità di milioni di italiani e fatto emergere pesanti accuse sul comportamento delle istituzioni.
Ma è allucinante che di questo disegno siano complici pezzi della stessa maggioranza che, per opportunismo o per ignavia non hanno condiviso il giusto tentativo di fare chiarezza.
giovedì, 25 ottobre 2007
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E ' vero, vi è una storia delle lotte, dei movimenti, delle persone e una storia del potere. Su questo non vi è dubbio e Genova lo conferma. La storia del potere è spesso scritta per via giudiziaria. I pubblici ministeri che hanno accusato di devastazione e saccheggio 25 manifestanti sintetizzano bene nelle loro requisitorie questa pratica. Riscrivere, modificare, stravolgere ciò che è accaduto per tentare non solo di cambiarne il senso, ma anche per rimuovere quelle anomalie che rappresentano il segno tangibile della crisi di un sistema. Le roboanti parole, scelte con sapienza da questo o quel servitore dello Stato, pronunciate nelle aule di un Tribunale, dovrebbero coprire quello che centinaia di migliaia di persone hanno vissuto, e che in milioni già conoscono. Quelle parole, diventeranno storia ufficiale quando saranno scritte nero su bianco, in calce a condanne ad anni di carcere per chi ha avuto la sfortuna di essere stato scelto come capro espiatorio e la colpa di essere stato a Genova il 19, 20 e 21 luglio del 2001. L'archiviazione dell'omicidio di Carlo Giuliani, è stato il primo capitolo della storia di Genova, scritta per il potere dai tribunali. Tuttavia commetteremmo un grave errore a pensare che la questione si esaurisca così, in maniera semplificata. Nella requisitoria e nella gestione del processo, traspare ben di più che la sola conferma di un vecchio assunto, con cui tutti i movimenti di lotta hanno avuto a che fare. Innanzitutto per un fatto molto semplice: la storia del potere e quella "sociale", non viaggiano parallele, ma si scontrano, confliggono. Ed è la forza con cui avviene questo impatto, che determina il risultato. Il secondo grave errore sarebbe pensare che anche la storia di movimento sia scritta nero su bianco. Non è così. Questa storia è viva. Dopo le giornate di Genova, nessuno di noi, di quelli che in maniere diverse hanno contribuito a costruire quella straordinaria insorgenza, ha saputo riprendere parola con forza. Alcuni perché hanno preferito tornare, o saltare, nel solco della "politica ufficiale", nei parlamenti e nei partiti. Altri perché, a volte, la pratica dei movimenti, ti porta in strade nuove, difficili da sperimentare, piene di dubbi ed incertezze. In generale non siamo stati capaci di assumere i processi contro alcuni di noi come fatto politico fondamentale, e abbiamo troppo spesso permesso quindi, che la nostra storia fosse scritta da altri.

martedì, 09 ottobre 2007
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La classe dirigente degli Stati Uniti è oggi dominata da un gruppo neo-conservatore, con l'obbiettivo comune di imporre sul mondo il "dominio" statunitense. Questo Global Dominance Group (Gruppo per il dominio Globale), in cooperazione con le maggiori industrie di appalti militari, è diventato una potente forza nei processi di unilateralismo militare e nelle faccende politiche americane. Una lunga serie di ricerche sociologiche, documenta l'esistenza di una classe dirigente predominante negli Stati Uniti che stabilisce le linee politiche nazionali e ne determina le priorità. E' stato  documentato come la Seconda Guerra Mondiale abbia condensato una terna di poteri degli Stati Uniti, costituita dalle elite aziendali, militari e governative, in una struttura di potere centralizzata, che agisce all'unisono attraverso "alti circoli" di contatto e consenso. I Neo-conservatori che promuovono il controllo globale, da parte degli Stati Uniti sono adesso nelle posizioni politiche di comando. Il magazine Adbusters ha riassunto le posizioni neo-conservatrici come: "La convinzione che la Democrazia , anche se difettosa, è difesa al meglio da un popolo ignorante gonfiato di nazionalismo e religione. Solo uno stato nazionalista militante può impedire l'aggressione umana. Un tale nazionalismo richiede una minaccia esterna e se questa non c'è la si deve fabbricare." Nel 1992, durante il primo mandato di Bush, Dick Cheney appoggiò Lewis Libby e Paul Wolfowitz che produssero la relazione "Guida alla Pianificazione della Difesa" ("Defense Planning Guidance"), che propugnava il dominio militare degli Stati Uniti sul mondo all'interno di un "nuovo ordine". La relazione chiedeva che gli Stati Uniti accrescessero la superiorità militare e che prevenissero il sorgere di nuovi rivali a sfidarli sul palcoscenico mondiale. Al termine dell'amministrazione Clinton, i propugnatori del dominio globale diedero vita al Progetto per un Nuovo Secolo Americano - Project for a New American Century (PNAC). Tra i fondatori del PNAC c'erano otto persone affiliate con il primo fornitore della difesa, Lockheed-Martin, e altri sette collegati al terzo fornitore, Northrop Grumman. Dei venticinque fondatori del PNAC, dodici furono in seguito nominati a posizioni di alto livello all'interno dell'amministrazione Bush. Nel settembre del 2000, il PNAC produsse una relazione di 76 pagine dal titolo Rebuilding America's Defenses: Strategy, Forces and Resources for a New Century. La relazione, analoga a quella del 1992, richiedeva la protezione della Casa Americana, l'abilità di intraprendere più teatri di guerra simultanei, l'assunzione di ruoli di polizia globali, e il controllo dello spazio e dell'informazione elettronica (cyberspace). Affermava che gli anni '90 erano stati una decade di trascuratezza verso la difesa e che gli USA dovevano aumentare le spese militari per conservare la leadership geopolitica Americana nel ruolo di superpotenza mondiale.

martedì, 09 ottobre 2007
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- Questo avveniva nel 2005 -


Almeno centocinquanta militanti pacifisti, Disobbedienti, Giovani comunisti, Cobas, lavoratori, hanno bloccato le vie di accesso alla fabbrica Simmel Difesa di Colleferro, in provincia di Roma, dove si producono le Cluster-bomb, le micidiali bombe a frammentazione denunciate recentemente dai reportage della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena inviata in Iraq. All'ingresso della strada che porta alla fabbrica, è appeso uno striscione dove i pacifisti hanno scritto a caratteri cubitali: "Blockcluster. Qui si fabbricano bombe a grappolo. Fermiamo la produzione di morte". I manifestanti sventolano bandiere della pace e distribuiscono volantini ai passanti e agli automobilisti. Sul posto polizia e carabinieri, ma finora la protesta si svolge in modo pacifico. Qualche momento di tensione si è registrato quando la polizia ha cercato di aprire il blocco stradale per far passare alcuni dipendenti della Simmel, intento abbandonato dopo pochi minuti. Lungo la strada di accesso alla fabbrica, i manifestanti hanno esposto le foto scattate in Iraq, a Falluja, in cui sono evidenziati gli effetti delle bombe sui bambini. Nella fabbrica, secondo quanto riferiscono i manifestanti, si producono due tipi di bombe: un razzo Medusa da 81 millimetri con sub munizionamento anti uomo e un proiettile di artiglieria da 155 millimetri con 63 sub munizioni antiuomo e anticarro. L'iniziativa rientra nella mobilitazione fissata per sabato, secondo anniversario dell'inizio della guerra in Iraq. Tra i manifestanti il leader dei disobbedienti romani, lanciano pesanti accuse, "E' inaccettabile che in questo Paese si producano ancora ordigni i cui effetti colpiscono le popolazioni civili. Bombe che hanno gli stessi risultati delle mine antiuomo, messe fuori legge dal diritto internazionale. Contro i produttori di queste bombe, tra cui, la Simmel di Colleferro e la Snia-Bpd di Brescia, su cui appunto, sono già state fatte numerose interpellanze parlamentari", in più,  "Le fabbriche di morte devono essere riconvertite ad uso civile".

- Questo è avvenuto oggi 2007 -

Un'esplosione si è verificata all'interno della fabbrica di cluster-bomb e armi di vario tipo, la Simmel Difesa, di Colleferro, vicino Roma. Una persona è morta e quindici operai all'interno sono rimasti feriti, uno di loro in modo grave: è stato portato in elicottero all'ospedale Sant'Eugenio di Roma ed ha ustioni sul 60 per cento del corpo. L'operaio morto, Roberto Pignalberi, aveva 35 anni ed era residente a Serrone, in provincia di Frosinone. Si era sposato da poco ed aveva una bimba di pochi mesi. Al momento dell'incidente stava lavorando con un'impastatrice che assembla materiale esplodente. I prodotti Simmel Difesa nel catalogo, sono munizionamenti convenzionali ed avanzati, spolette meccaniche ed elettroniche, propellenti, esplosivi, teste missilistiche, razzi e sistemi d'arma a razzo. Da anni l'azienda è nel mirino di associazioni pacifiste perché accusata di produrre "cluster bomb".
postato da: skenderback alle ore 20:15 | Permalink | commenti
categoria:notizie, tecnologie, inquinamento globale, anti guerriglia