mercoledì, 01 ottobre 2008
<Caro Spike Lee ecco perché io partigiano sparavo e fuggivo>
Giorgio Bocca

Un "Regista" cinematografico, Spike Lee, in cerca di pubblicità per il suo film sulla strage nazista di Stazzema ripesca i luoghi comuni dell´attesismo e del revisionismo antipartigiano e i giornali disponibili al riflusso neofascista li pubblicano con risalto. Che pena! Val la pena di rispondere al signor Spike Lee? È un dovere storico anche se probabilmente inutile. Spike Lee dice: «Dopo gli attentati i partigiani fuggivano sulle montagne lasciando la popolazione civile esposta alle rappresaglie tedesche». Spike Lee ha una idea sia pur labile di cosa è la guerra partigiana in ogni tempo e in ogni luogo? È, per l´appunto, ricorrere alla sorpresa, evitare di essere agganciati da un nemico superiore in numero e armi, mordere e fuggire al duplice intento di far del male al nemico e di sopravvivere. Questi sono i fondamentali di ogni resistenza armata, l´alternativa è una sola: rinunciare alla lotta di liberazione, accettare l´attesismo che fa comodo all´occupante. Abbiamo dovuto scegliere subito, sul campo fra attesismo e lotta armata. Chi c´era allora, sul campo, scelse la lotta armata perché l´attesismo era una falsa alternativa, se si stava fermi e zitti e buoni vinceva il nemico nazista, vinceva il terrore. Spike Lee dice che fu il maresciallo Kesselring a dettare il codice delle rappresaglie: «Ogni soldato germanico ferito o ucciso verrà vendicato cento volte». Ma non fu Kesselring a stabilire la punizione terroristica, fu il comando della Wehrmacht, fu Hitler. L´attesismo era la resa senza condizione a un nemico che disponeva della vita e della morte di ogni italiano e che procedeva con i suoi "verboten" alla nostra servitù totale: proibito riunirsi, proibito informarsi, proibito avere ospiti, proibito aver piccioni viaggiatori, proibito tutto. Nel film di Spike Lee si sostiene la versione falsa che la strage di Stazzema, le centinaia di donne e bambini trucidati, fu "colpa" di una sentinella partigiana che non aveva avvisato i compagni dell´arrivo delle SS. Spike Lee si scusa dicendo di aver seguito la sceneggiatura di James Mc Bride che a sua volta così si giustifica: «Chiedo scusa se ho urtato la suscettibilità e la sensibilità dei partigiani. Ma la mia storia è una finzione, una versione romanzata che scrissi dopo una visita a Sant´Anna di Stazzema dove nessuno parlava più dell´eccidio». Spike Lee ha aggiunto: «Faccio questo mestiere da ventitré anni, sono un artista che prende i suoi rischi, non è che per delle recensioni negative mi suicidi». Ma una tragedia come quella di Stazzema non la si inventa o non la si cambia per fare un film. Tutti i giornali italiani hanno titolato la notizia riportando le parole di Spike Lee. «I partigiani? Spesso fuggivano, abbandonavano le popolazioni alle rappresaglie». Chi è stato partigiano sarà «suscettibile» ma capisce che il vento è cambiato, che il rispetto e la riconoscenza per chi ha messo a rischio la sua vita per la libertà di tutti, hanno lasciato il campo alla diffamazione e alla ostilità. È un cambiamento sgradevole ma prevedibile. Un giorno della primavera del ´45 ero assieme a Livio Bianco sul monte Tamone in val Grana da cui si vede la pianura e la città di Cuneo. Indovinando il mio pensiero Livio disse: «Andrà già bene se non ci metteranno in galera». I prudenti, i vili, la maggioranza non perdonano alle minoranze di aver avuto coraggio o semplicemente il senso di un dovere civico. Ci sono anche da noi molti antipartigiani semplicemente per una questione anagrafica, di non aver potuto per ragioni di età partecipare alla Resistenza. Ci sono molti antipartigiani che vedono nei partigiani un reducismo privilegiato e fastidioso. Curioso reducismo. Curioso privilegio. Cinque anni dopo la liberazione i carabinieri della val Maira riferivano sul mio conto a un magistrato: «Si ricorda che circolava armato con atteggiamenti spavaldi». E anche io, come dice Spike Lee, sparavo e poi scappavo.

12 agosto 1944-Strage Di S.A.di Stazzema

sannastazzema.jpg (76299 byte)
sabato, 13 settembre 2008
 ANTIFASCISTA 
 SEMPRE, OVUNQUE E COMUNQUE ! 
mercoledì, 13 agosto 2008
pugno
I deboli non combattono.
Quelli piu' forti lottano forse per un'ora.
Quelli ancora piu' forti lottano per molti anni.
Ma quelli fortissimi lottano per tutta la vita.
Costoro sono indispensabili.
(B.Brecht)



domenica, 13 luglio 2008
http://www.rototomsunsplash.com/picture/upload/sun2008_logo_trans.gif

Il Rototom Sunsplash è il più grande
 raduno Reggae d’Europa.
L’edizione 2008 dell’evento si è svolta
dal
3 al 12 luglio 2008
ancora una volta presso
 il
Parco del Rivellino a Osoppo (Udine).


SUN08__Colore_012.jpg SUN08_MP_Camping2_001.jpg SUN08_DAN_ParcoRivellino_008.jpg 

Dal 1994 richiama in Friuli migliaia di giovani da ogni parte del mondo e trasforma il grande Parco di Osoppo in una città multietnica in cui la convivenza tra le persone è fondata sulle grandi utopie della libertà, della pace, del rispetto, della fratellanza. Sono state 150mila le presenze della passata edizione: c’è chi arriva in camper o con la tenda e si sistema nell’area interna riservata al campeggio, e chi invece si prenota in una delle strutture ricettive della provincia (alberghi, campeggi, agriturismo) facendo registrare il “tutto esaurito” nel raggio di 30km. L’originale formula dell’evento coniuga musica ed impegno, divertimento e momenti d’incontro, d’informazione, di riflessione. Per 10 giorni consecutivi accanto ai grandi concerti sono proposte tantissime attività ad ogni ora del giorno e della notte: dibattiti, proiezioni di film e documentari, mostre fotografiche, corsi di percussioni, danza africana, capoeira e didjeridoo, sessioni di meditazione e medicina naturale, incontri sulla musica reggae e sulla cultura rasta. Più che una rassegna musicale, il Rototom Sunsplash assomiglia ad una vera e propria vacanza (e difatti le mie le ho passate proprio lì): durante il giorno chi non segue assiduamente le attività proposte prende il sole, gioca a frisbee o a calcetto, legge, si dondola sulle amache o semplicemente gironzola nel villaggio in cerca di nuovi amici. Al tramonto si accendono le luci sul grande palco dell’area spettacoli e la musica diventa indiscussa protagonista. Sfilano, uno dopo l’altro, le superstar della musica giamaicana, i grossi nomi africani e i campioni del reggae europeo. Al termine dei concerti, tutti a ballare, fino all’alba nella tenda dedicata ai sound system o sotto una delle innumerevoli tende etniche presenti. Sono aperti giorno e notte i bar e gli stand gastronomici che propongono drink e piatti di cucina da tutto il mondo, mentre nell’affollato mercatino dell’artigianato etnico gli stand dei più forniti negozi di dischi reggae d’Italia diffondono musica e buone vibrazioni. Vi è anch e un’area dedicata al no profit, dove gli stand di associazioni e organizzazioni che operano per il miglioramento della qualità della vita sul nostro pianeta presentano le loro iniziative e raccolgono fondi.

 



La criminalizzazione ideologica della marijuana si è sempre scontrata con la scienza, che non può disconoscere i molteplici usi benefici in campo terapeutico. Questa sentenza, che pone l'attenzione anche sul valore liturgico di questa pianta, sottolinea ancora una volta l'enorme differenza che c'è tra questa sostanza e le droghe cosiddette "pesanti" in generale, alcool compreso: mentre le ultime sono pericolose e puntano allo sballo e all'alienazione, la Ganja NON nuoce alla salute...anzi!

Ed in più Aiutiamoli ad Aiutare
http://www.rototomsunsplash.com/index.php?id=142,1878,0,0,1,0
....E Tanto, tanto altro...

http://www.rototomsunsplash.com/

Ci rivediamo Tutti & Tutte dal
2 luglio all'11 luglio 2009
per la prossima edizione !


N.B.
Il festival è stato sublime, fantastico meraviglioso, e chi più ne ha più ne metta, come si suol dire etc etc ....ma per arrivare dentro, ossia il viaggio in prossimità di osoppo ed all'arrivo prima di entrare...è stato allucinante...in quelle zone in particolare la lega di merda imperversa, ed i partecipanti visibilmente rastafari non son affatto graditi, infatti era strapieno di guardie, controlli e del peggio che si possa immagginare....Ci hanno fermato tre volte...ma come sempre, e per tutte e tre le volte se la sono presa nel c....! Da buoni ma vecchi marpioni ci siamo ben tutelati, stop! Purtroppo una volta dentro abbiamo saputo di molti arresti e di perquisizioni a manetta....queste le uniche note molto dolenti di una 5 giorni veramente da paura, bellissimo, eccezionale...un consiglio per tutti...andateci, sia che amiate il reggae sia che non lo amiate...perchè è una esperienza veramente da provare e da vivere !
domenica, 29 giugno 2008
SEMPLICE...UN PAESE DI MERDA !
giovedì, 26 giugno 2008
http://www.annacostantino.com/index_file/Indagini%20dattiloscopiche_file/image001.gif

" Involuzione digitale. Ecco i nuovi bambini ebrei, le impronte dell’odio e della paura. Della discriminazione. I bambini sono il futuro. E questo è un futuro schedato. Inchiostro per le mani e filo spinato per gli uomini. E’ solo il primo passo. Se fanno questo in tempi di pace cosa farebbero in tempi di guerra? Dopo le impronte digitali i numeri tatuati sull’avanbraccio... Ecco come è trattato, oggi, in Italia, chi meriterebbe il premio Nobel per la pace per non aver fatto la guerra a nessun altro popolo. Lo proponiamo, ancora, con la massima serietà. Premio Nobel al popolo rom. "

Moni Ovadia

VERGOGNATEVI TUTTI,
RAZZISTI DI MERDA !
lunedì, 26 maggio 2008

 ...Super Skender E.T.Q... 
 (Eroe Tecnico Quotidiano) 

sabato, 03 maggio 2008
http://www.zai.net/images/user_pages/556.gif

Per punire un alunno di sette anni troppo vivace, prima lo lego' alla sedia e poi lo imbavaglio', lo avrebbe anche schiaffeggiato, adesso a distanza di quattro anni, la maestra e' stata condannata dal Tribunale. E' accaduto a Salemi, piccolo centro del trapanese, dove Adele Sirchia, 35 anni, e' stata condannata, come riporta oggi 'Il Giornale di Sicilia', alla pena di un mese di reclusione e alla sospensione di trenta giorni dalle attivita' lavorative, nonche' al pagamento di 5.000 euro per il risarcimento dei danni morali causati e delle spese processuali. L'accusa era di sequestro di persona, abuso di mezzi di correzione e disciplina. I genitori del bambino si sono costituiti parte civile nel processo.

http://www.oracamminiamoeretti.com/oce/images/uploads/maestra1.gif

P.S
Io personalmente ho sempre avuto il terrore sin da piccolo sia delle maestre e successivamente delle professoresse...possono essere delle creature straordinarie...ma allo stesso tempo se poco poco le contraddici e quindi gli vai "sulle palle", diventano gli esseri più spietati e cinici che io abbia mai conosciuto, di una crudeltà infinita...in confronto Josef Mengele era un medico della mutua...Sarebbero anche capaci di ucciderti... ! 
sabato, 26 aprile 2008

http://www.gusnazionale.it/foto/liberta.bmp

La Corte d’Assise di Cosenza ha respinto tutte le richieste di condanna avanzate dal Pm Domenico Fiordalisi che prevedevano in totale di cinquanta anni di carcere e cinque milioni di euro come indennizzo per i danni subito da parte dello Stato. In particolare pene pesanti erano state chieste per tre imputati. Francesco Caruso, deputato uscente eletto nelle liste di Rifondazione comunista, Luca Casarini e Franco Cirilli, e per ciascuno ben sei anni di carcere e tre di libertà vigilata. Quando la presidente della Corte d’Assise, Maria Antonietta Onorati, ha letto la sentenza, si sono levati applausi da parte del pubblico che assisteva al processo ed attendeva, con ansia ed emozione, il pronunciamento della Corte. Uno degli avvocati difensori dei tredici imputati, Annalisa Senese, ha annunciato che verranno chiesti i danni per il ritardo con la quale è stata riconosciuta l’innocenza degli imputati. In particolar modo per quanto riguarda Caruso la sentenza assolutoria parla di “improcedibilità” per un processo che si è già tenuto a Napoli . Insomma, una clamorosa smentita dell’operato di Domenico Fiordalisi che ha lasciato l’aula della Corte d’assise da una porta secondaria senza rilasciare alcuna dichiarazione. La ricostruzione degli avvenimenti di Genova, nel corso dei quali venne assassinato dai Carabinieri dello Stato Carlo Giuliani, fatta da Fiordalisi è stata smontata pezzo per pezzo. Un primo commento a caldo è venuto proprio da Francesco Caruso il quale sottolinea che la sentenza assolutoria “ è la dimostrazione che si è trattato di un teorema accusatorio costruito ad arte per aggredire e ridurre al silenzio i movimenti”. Sul fronte delle forze politiche il primo commento è quello del ministro uscente Paolo Ferrero ( Rifondazione comunista) che parla di “ una buona notizia”. “ Emerge infatti, afferma, come la protesta sociale e le grandi mobilitazioni di Genova del 2001 non possono essere ridotti a fatti di ordine pubblico. Una sentenza giusta indubbiamente, ma chissa se per mano politica o solo perchè giusto così?

domenica, 10 febbraio 2008

Sono ormai diversi anni che, nel nostro Paese, il calcio è stato affiancato da un altro sport nazionale: il tiro a segno al comunista. Lo straordinario successo di Berlusconi, lungimirante nel capire la fondamentale connessione tra controllo dei mass-media (e, con esso, dei cervelli) e potere politico, ha avuto nell'anticomunismo uno dei suoi cardini. Nel 1994, la sua discesa in campo fu caratterizzata dalla necessità, a suo dire, della difesa del Paese dal "pericolo rosso", ed i suoi attacchi, indipendentemente da chi ne fosse l'obiettivo, sono sempre stati rivolti ai "rossi", le toghe rosse, i giornalisti rossi, la Rai rossa, etc...e negli ultimi 13 anni, in definitiva, è riemerso sempre nei suoi discorsi questo leit-motiv. Ripetuto meccanicamente, ossessivamente, di fronte a qualunque platea e su qualunque tema. Anche in questa scelta, Berlusconi si è rivelato comunicatore furbo ed avveduto. Forse al di là delle sue previsioni, è riuscito a portare tantissimi compagni a convertire il proprio "orgoglio comunista" in vergogna. Questo bombardamento anticomunista si è infatti infilato, come un tarlo, non solo nelle teste dei cittadini, simpatizzanti della falcemartello o indifferenti che fossero, ma ha mutato l'identità politica degli Occhetto, dei Veltroni, dei D'Alema, dei Mussi, dei Pansa, che si sono follemente lanciati in una gara a chi revisiona di più, a "chi è stato meno comunista". Sicuramente è stato questo fattore (e lo è tuttora) decisivo nel tentativo di demolizione di un movimento enorme e meraviglioso com'è stato quello del comunismo italiano, e nella ghettizzazione e marginalizzazione sempre più spinta di chi non ha voluto accettare questa logica. Soffermiamoci ora sul meccanismo grazie al quale la propaganda berlusconiana è riuscita a riportare una vittoria così schiacciante. Ed alla fine di questa analisi, risultarà evidente a tutti come questa incessante reclame manchi completamente di qualsiasi fondamento non solo concreto, ma anche logico, finendo con l'apparire grottesca. La propaganda in questione, che ha avuto come enorme cassa di risonanza non solo le reti Mediaset e l'impero editoriale del Biscione, ma anche le reti Rai controllate dal centrodestra ed i grandi quotidiani come Repubblica e Corriere della Sera, si basa su una serie di equazioni così riassumibile: comunismo = Urss = Stalin = massacri.
Vado ad analizzare i vari passaggi:
1- comunismo = Urss: questo è forse il più ridicolo, eppure è il cardine più tenace della catena. Identificare il comunismo con l'esperienza sovietica o con qualsiasi altra esperienza di socialismo "realizzato" è in primis scorretto etimologicamente. Il comunismo di fatto non è mai esistito sulla faccia della Terra, o almeno in epoca moderna, non per niente nessun Paese che, grossolanamente, viene o veniva indicato come "comunista" si autodefiniva come tale. Urss = Unione delle Repubbliche SOCIALISTE Sovietiche. Chi abbia una conoscenza anche molto parziale o per sentito dire del marxismo sa che il socialismo non è che una fase transitoria della trasformazione della società, che solo sul lungo periodo diventerà effettivamente comunismo. Per intenderci, è come se volendoci riferire al capitalismo parlassimo di feudalesimo, non ha senso. Ma, cosa più importante di tutte, si dimentica che il "comunismo" in sè non è che una dottrina economica, ovvero quella teorizzata da Karl Marx e fondata sul conflitto di classe. Identificare il comunismo tout-court con l'assetto economico di Paesi che tentarono di metterlo in pratica è un'operazione scorretta che confonde i due piani. Mi si consenta (come direbbe lo psiconano) un esempio calcistico, se una squadra che applica il 4-4-2 a zona perdesse 5-0, si potrebbe forse affermare che il 4-4-2 a zona è un modulo perdente? Non credo. E questo al di là della rappresentazione del tutto deformata e caricaturale che sempre viene data del "socialismo realizzato".
2- Urss = Stalin: anche questa equazione è folle e falsa storicamente. E' noto (anche se, guardacaso, poco divulgato) che Lenin in prima persona aveva compreso i limiti di Stalin, pur apprezzandone le capacità organizzative e di lavoro. Riportiamo in proposito un estratto del cosiddetto "Testamento di Lenin" (la sua ultima lettera prima della morte), in cui scrisse "Il compagno Stalin, divenuto segretario generale, ha concentrato nelle sue mani un immenso potere, e io non sono sicuro che egli sappia servirsene sempre con sufficiente prudenza [...] Stalin è troppo grossolano, e questo difetto, del tutto tollerabile nell'ambiente e nel rapporti tra comunisti, diventa intollerabile nella funzione di segretario generale.  Perciò propongo ai compagni di pensare alla maniera di togliere Stalin da questo incarico e di designare a questo posto un altro uomo che, a parte tutti gli altri aspetti, si distingua dal compagno Stalin solo per una migliore qualità, quella cioè di essere più tollerante, più leale, più cortese e più riguardoso verso i compagni, meno capriccioso, ecc. Questa circostanza può apparire una piccolezza insignificante. Ma io penso che, dal punto di vista dell'impedimento di una scissione e di quanto ho scritto sopra sui rapporti tra Stalin e Trotski, non è una piccolezza, ovvero è una piccolezza che può avere un'importanza decisiva." Insomma, Lenin nella sua straordinaria lungimiranza e grazie al suo genio politico, aveva già previsto il corso degli eventi. Stalin si confermerà "uomo d'acciaio" nel bene e, soprattutto, nel male. Ma l'identificazione dell'esperienza sovietica con la figura di Stalin appare demenziale anche, e soprattutto, in considerazione del fatto che subito dopo la sua morte il nuovo Segretario del partito Krushev avviò il famoso processo di "destalinizzazione", condanna del culto della personalità, rifiuto degli eccessi repressivi di quell'epoca, sostanziale "damnatio memoriae" per il georgiano. In parole povere, l'Unione Sovietica comprese e condannò le enormi storture dell'epoca staliniana, ed intraprese un nuovo corso; questo nonostante le gravi conseguenze in politica estera, in primis la rottura con la Cina.
3- Stalin=massacri: ed ecco l'ultimo anello della catena, ovvero quello che identifica l'epoca staliniana con la repressione politica. Non starò qui a ricordare gli innumerevoli aspetti peculiari dell'esperienza, grande e terribile, che l'Unione Sovietica visse con l'industrializzazione e con la II Guerra Mondiale, non basterebbe un libro intero. Ma si può comunque almeno sottolineare l'estrema semplificazione sottesa all'identificazione di Stalin con un malato psicopatico, massacratore e sadico. Il dibattito su Stalin, nella stessa Russia non è ancora sopito, a testimonianza del fatto che fu protagonista non solo di grandi tragedie, ma anche di notevoli successi. Una spia della scarsa serietà con cui i mass-media nostrani affrontano la questione è la mancata citazione di un fatto fondamentale le principali vittime della violenza politica praticata dall'Nkvd vi furono i comunisti, in primis i quadri stessi del Pcus. Insieme ai vari Zinovev, Kamenev e Trotzki, furono annientati quasi tutti i principali rivoluzionari d'Ottobre. Per intenderci, tra i più strenui oppositori del totalitarismo stalinista ci furono i comunisti stessi. Tre semplici passaggi, tre clamorose fandonie ed il gioco è fatto. A stupire non è tanto l'atteggiamento di molti giornalisti ed opinionisti organici a Berlusconi, quanto, non mi stancherò mai di ripeterlo, quello degli intellettuali "liberali" e di "centrosinistra" (radical chic del cazzo), che come i pappagalli, recepiscono e supinamente ripetono queste bestialità, rendendole a lungo andare, nella percezione generale, una verità incontestabile. Non si pongono domande, nemmeno di fronte all'evidenza, nonostante sia proprio questo il compito di ogni professionista corretto ed onesto. Compito dei comunisti, quelli veri, è quello di smascherare queste menzogne, così da far apparire, in tutta la sua incontestabile potenza, la bontà del nostro "messaggio".
mercoledì, 06 febbraio 2008
http://www.luispita.com/uploaded_images/_no_future-704193.jpg
Il contesto è difficile, ci sono i venti recessivi che giungono dagli Usa e l’Italia non può permettersi due mesi di campagna elettorale. Ma c’è dell’altro, dopo aver fatto due anni di profitti d’oro, aver incassato il cuneo fiscale, la riforma del Tfr e del Welfare ora i padroni hanno gli occhi puntati sul tesoretto (stimato fra 7,5 e 12 miliardi di euro). È del tutto ovvio che un governo di larghe intese non potrebbe limitarsi a fare la riforma elettorale e i governi tecnici (come si è visto negli anni ’90 con Amato, Ciampi e Dini) sono il terreno ideale attraverso cui Confindustria può tutelare i propri interessi. Non si tratta solo di soldi, in campo c’è un progetto politico più "complessivo"; la cosiddetta Cosa Bianca, una formazione di centro che nelle intenzioni di Montezemolo (oltre che di Casini, Cesa e Pezzotta) dovrebbe diventare l’ago della bilancia della politica italiana, un partito che elettoralmente non andrebbe oltre il 10-12% dei voti ma che avrebbe una centralità assoluta e a seconda delle contingenze potrebbe governare il paese con il Pd o Forza Italia, tagliando le estreme e mantenendosi al potere senza soluzione di continuità. Il mandato in Confindustria è vicino alla scadenza e risulta evidente che Montezemolo si prepara a scendere nell’arena politica. Il sistema proporzionale con sbarramento (e alleanza dopo le elezioni) è funzionale a questo progetto con il quale la borghesia puntellerebbe il proprio ruolo nella società. Un ruolo che, nonostante la nascita del Pd resta alquanto precario.

- Una borghesia che “implora”: il pianto frutta


Colpisce il termine utilizzato da Montezemolo. Lor signori non dispongono, né determinano ma “implorano” Berlusconi perché si presti a questa operazione. Non è certo una dimostrazione di forza, anzi per certi aspetti sfiora il patetico. Un coacervo di forze (Confindustria, Confcommercio, Vaticano, burocrazie Cgil-Cisl-Uil…) continua la propria martellante campagna a sostegno ognuna solo del proprio tornaconto. Berlusconi, che pure è un rappresentante non secondario della borghesia italiana, non sembra intenzionato a scendere a compromessi, nè lo incantano le sirene di Confindustria. Ha i propri interessi particolari da difendere e si cura poco degli interessi generali della classe dominante. Infatti Napolitano dopo averle provate tutte ha sciolto le Camere rimandando gli italiani al voto, dopo la legislatura più breve che si ricordi, o poco co manca.
Tutta la crisi e l’instabilità del sistema politico italiano è racchiusa in cinque parole: “debolezza strutturale della borghesia italiana”. Una borghesia che è cresciuta sotto l’ombrello delle partecipazioni statali, che ha fatto del parassitismo la propria religione, che non è disposta a mettersi in gioco, nè investire capitali, ma si limita a coltivare le proprie rendite, non poteva che esprimere una classe politica corrotta, incapace e assolutamente parassitaria, fatta a sua immagine e somiglianza. Mastella è un figlio legittimo del sistema, e come lui lo sono il 99,9 % periodico, di tutta la classe politica. Non si lamentino lor signori della classe politica, è precisamente la classe politica che meritano che corrisponde plasticamente al modello di sviluppo (o di sottosviluppo) del capitalismo italiano.

- La borghesia e gli apparati dirigenti della sinistra

Se è vero che la borghesia è riuscita in questa lunga transizione iniziata nel ’92 ad addomesticare i gruppi dirigenti della sinistra, è altrettanto vero che non ha ottenuto l’obiettivo principale, stabilizzare il quadro politico secondo un modello di alternanza borghese come quello esistente negli Usa, è questo il vero scopo. La totale delegittimazione della politica rappresenta un serio problema per la borghesia perché ne indebolisce uno strumento indispensabile. Il rapporto di dipendenza che esiste tra potere economico (struttura) e potere politico (sovrastruttura) non va inteso meccanicamente e sovente può entrare in crisi e persino diventare conflittuale. E quando il conflitto si acutizza si produce grave instabilità. Spesso questo è un segnale che precede le grandi mobilitazioni sociali. La cosiddetta antipolitica, se da una parte potrebbe aprire la strada a soluzioni autoritarie e di tipo semi-bonapartista, anche funzionali agli interessi dominanti, ma sempre difficili da controllare), dall’altra potrebbe essere un preludio all’irrompere improvviso delle masse nella scena politica. L’intreccio di crisi economica, forte peggioramento delle condizioni di vita delle classi popolari e crisi della rappresentanza politica sta accumulando una quantità di materiale esplosivo sotto la superficie. Se da una parte la borghesia si propone di ridimensionare la sinistra radicale, dall’altra non è particolarmente interessata a cancellarla completamente. Il totale annichilimento delle burocrazie riformiste non rappresenta un punto di forza, perché così facendo saltano quelle valvole di sicurezza del sistema, che possono risultare preziose per condizionare le masse quando queste decidono di mettersi sulla strada della lotta di classe. Oggi è evidente che Confindustria vuole Rifondazione Comunista, fuori dal governo, ma non necessariamente punta alla scomparsa del partito e della sua rappresentanza parlamentare. Bertinotti è stato utile in questi due anni e potrebbe tornare utile in futuro.
domenica, 03 febbraio 2008
L'immagine “http://www.centrostudimalfatti.org/images/p191_1_00.png” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Il 3 febbraio 1991, il PCI deliberò il proprio scioglimento, promuovendo contestualmente la costituzione del Partito Democratico della Sinistra (PDS), successore del PCI. Il cambiamento del nome
intendeva sottolineare la differenziazione politica con il partito originario accentuando l'aspetto Democratico. Un'area consistente della componente di sinistra non aderì alla nuova formazione e insieme ad altre formazioni della sinistra italiana (come Democrazia Proletaria) diede vita al Movimento per la Rifondazione Comunista, che poi assunse la denominazione di Partito della Rifondazione Comunista (PRC).
Quel che accadde a Rimini nel '91 è che l'area "ingraiana" si divide sulla separazione dal neonato Pds, che lo stesso Ingrao vi rimane, mentre il Movimento per la rifondazione esso sarà raggiunto da buona parte dei militanti dell'ex II mozione del precedente congresso. Anche per Cossutta il passaggio è travagliato, egli rimarrà favorevole fino all'ultimo ad una prospettiva di "federazione" col nuovo soggetto occhettiano, prospettiva che invece non risuona in un tesissimo intervento nell'assise riminese come quello dell'ingraiano Vendola. Il Partito Comunista Italiano è un caso straordinario nella politica europea. Dagli anni cinquanta fino alla fine ha ottenuto una percentuale di voti tale da configurarlo come il più grande partito comunista d'Europa ed eternamente seconda forza politica italiana, ruolo che in Europa spetta di solito ai partiti socialisti. Il suo massimo storico si ebbe nel 1976 (34,4%). Nel 1984, sull'onda emotiva per la morte di Enrico Berlinguer, il PCI operò il primo, e unico, storico sorpasso sulla Democrazia cristiana alle Elezioni europee, diventando il primo partito italiano con il 33,33% contro il 32,97% della Dc. In diverse occasioni, in particolare nel periodo della collaborazione a sinistra tra PCI e PSI (1975-1985), varie importanti città, specie quelle a vocazione industriale, furono amministrate da sindaci del PCI (Roma, Firenze, Genova, Torino, Napoli), oltre a Bologna che ebbe ininterrottamente sindaci comunisti dal 1946 al 1991.

L'immagine “http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/1/1e/Berlinguer_Ingrao.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori. L'immagine “http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/0/0e/Funerali_Togliatti.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

- La Vergognosa premessa


Il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del muro di Berlino, Achille Occhetto annunciò "grandi cambiamenti" a Bologna in una riunione di ex partigiani e militanti comunisti della sezione Bolognina. Fu questa la cosiddetta "Svolta della Bolognina" nella quale il leader del Partito propose, prendendo da solo la decisione, di aprire un nuovo corso politico che preludeva al superamento del PCI e alla nascita di un nuovo partito della sinistra italiana.
Nel Partito si accese una discussione ed il dissenso, per la prima volta, fu notevole e coinvolse ampi settori della base. Dirigenti nazionali di primaria importanza quali Pietro Ingrao, Alessandro Natta ed Aldo Tortorella, oltre che Armando Cossutta, si opposero in maniera convinta alla svolta.
Il XX Congresso, tenutosi a Rimini nel febbraio del 1991, fu l'ultimo del PCI. Le mozioni che si contrapposero a questo Congresso furono sempre tre, anche se con schieramenti leggermente diversi:
La mozione di Occhetto, D'Alema e molti altri dirigenti, Per il Partito Democratico della Sinistra, che ottenne una larga maggioranza confermando i risultati della precedente assise congressuale. Una mozione intermedia, Per un moderno partito antagonista e riformatore, capeggiata da Bassolino, che ottenne il 5,6% dei consensi. La mozione contraria alla nascita del nuovo partito, Rifondazione comunista, nata dall'accorpamento delle mozioni di Ingrao e Cossutta, ottenne, con circa il 27%, molti meno consensi rispetto alla somma dei voti delle due mozioni presentate al precedente Congresso.
http://www.cgil.cremona.it/archiviostorico/fondi/loghi/Pci.JPG
martedì, 01 gennaio 2008
" Un problema di fondo che ha la classe operaia in lotta in questo momento é la repressione. I padroni hanno deciso che le lotte devono finire. Denunce, arresti, licenziamenti, cariche della polizia, coltellate dei fascisti sono tutti momenti del piano repressivo dei padroni... "




Dedicato a:
Giovanni Arnoldi, Giulio China, Eugenio Corsini, Pietro Dendena, Carlo Gaiani, Calogero Galatioto, Carlo Garavaglia, Paolo Gerli, Vittorio Mocchi, Luigi Meloni, Mario Pasi, Carlo Perego, Oreste Sangalli, Angelo Scaglia, Carlo Silvia, Attilio Valè, Gerolamo Papetti.(p.zza Fontana); Elena Donatini, Nicola Buffi, Herbert Kotriner, Nunzio Russo, Maria Santina Carraro, Marco Russo, Tsugufumi Fukada, Antidio Medaglia, Elena Celli, Raffaella Garosi, Wìlbelmus Jacobus Hanema, Silver Sirotti (Italicus); Giulietta Banzi Bazoli, Clementina Calzari, Livia Bottardi Milani, Euplo Natali, Luigi Pinto, Bartolomeo Talenti, Alberto Trebeschi, Vittorio Zambarda (P.zza della Loggia); ANTONELLA CECI, ANGELA MARINO, LEO LUCA MARINO, DOMENICA MARINO, ERRICA FRIGERIO IN DIOMEDE FRESA, VITO DIOMEDE FRESA, CESARE FRANCESCO, DIOMEDE FRESA, ANNA MARIA BOSIO IN MAURI, CARLO MAURI, LUCA MAURI, ECKHARDT MADER, MARGRET ROHRS IN MADER, KAI MADER, SONIA BURRI, PATRIZIA MESSINEO, SILVANA SERRAVALLI IN BARBERA, MANUELA GALLON, NATALIA AGOSTINI IN GALLON, MARINA ANTONELLA TROLESE, ANNA MARIA SALVAGNINI IN TROLESE, ROBERTO DE MARCHI, ELISABETTA MANEA VED. DE MARCHI, ELEONORA GERACI IN VACCARO, VITTORIO VACCARO, VELIA CARLI IN LAURO, SALVATORE LAURO, PAOLO ZECCHI, VIVIANA BUGAMELLI IN ZECCHI, CATHERINE HELEN MITCHELL, JOHN ANDREW KOLPINSKI, ANGELA FRESU, MARIA FRESU, LOREDANA MOLINA IN SACRATI, ANGELICA TARSI, KATIA BERTASI, MIRELLA FORNASARI, EURIDIA BERGIANTI, NILLA NATALI, FRANCA DALL'OLIO, RITA VERDE, FLAVIA CASADEI, GIUSEPPE PATRUNO, ROSSELLA MARCEDDU, DAVIDE CAPRIOLI, VITO ALES, IWAO SEKIGUCHI, BRIGITTE DROUHARD, ROBERTO PROCELLI, MAURO ALGANON, MARIA ANGELA MARANGON, VERDIANA BIVONA, FRANCESCO GOMEZ MARTINEZ, MAURO DI VITTORIO, SERGIO SECCI, ROBERTO GAIOLA, ANGELO PRIORE, ONOFRIO ZAPPALA, PIO CARMINE REMOLLINO, GAETANO RODA, ANTONINO DI PAOLA, MIRCO CASTELLARO, NAZZARENO BASSO, VINCENZO PETTENI, SALVATORE SEMINARA, CARLA GOZZI, UMBERTO LUGLI, FAUSTO VENTURI, ARGEO BONORA, FRANCESCO BETTI, MARIO SICA, PIER FRANCESCO LAURENTI, PAOLINO BIANCHI, VINCENZINA SALA IN ZANETTI, BERTA EBNER, VINCENZO LANCONELLI, LINA FERRETTI IN MANNOCCI, ROMEO RUOZI, AMORVENO MARZAGALLI, ANTONIO FRANCESCO LASCALA, ROSINA BARBARO IN MONTANI, IRENE BRETON IN BOUDOUBAN, PIETRO GALASSI, LIDIA OLLA IN CARDILLO, MARIA IDRIA AVATI, ANTONIO MONTANARI (Staz.ne di Bologna); Gabriella Bortolon, Giuseppe Panzino, Saida Bertolazzi (Q.ra di Milano); Fabrizio Ceruso, Giuseppe Pinelli, Sergio Adelchi Argada, Luca Mantini, Sergio Romeo, Vittorio Giua, Cesare Pardini, Bruno Labate, Antonio Campanella, Saverio Saltarelli, Domenico Centola, Giuseppe Malacaria, Massimiliano Ferretti, Carmelo Jaconis, Giuseppe Tavecchio, Franco Serantini, Roberto Franceschi, Vincenzo Caporale, Giannino Zibecchi, Tonino Miccichè, Rodolfo Boschi, Gennaro Costantino, Pietro Bruno, Mario Marotta, Mario Salvi, Giorgiana Masi, Walter rossi, Valeri Verbano, Fausto e Iaio, Domenico Congedo, Teresa Ricciardi, Carmine Citro, Franco Scordo, Gianni Aricò, Annalise Borth, Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Lo Celso, etc etc etc......

"Noi"..quelli di sinistra, non solo
siamo una maggioranza numerica nella "federazione della sinistra", così la chiamano oggi, ma lo siamo inconsciamente anche nel resto del paese. Noi siamo quelli che sanno ancora muovere centinaia di migliaia di persone, riuscendole ancora a portarle in piazza. Con sempre maggiore difficoltà, questo è vero. Ma non possiamo negarci una piccola grande forza che ci resta, che è quella del sempre più urgente, coinvolgimento sociale su determinate tematiche. Poi, nessuno lo nega, abbiamo perso la capacità di essere un tessuto politico e sociale al contempo, di compenetrare la vita di tutti i giorni con le nostre politiche. Ed i giovani oggi purtroppo, sono attratti molto più dal calcio e da altre futili attività, piuttosto che dalla lotta sociale o alla politica. Ma questo dovrà essere per noi un ulteriore stimolo per far si di non continuare su questa linea, e quindi di riportare a vivere la gente, cosa oggi sempre più urgente, con quella mentalità di grande spirito di lotta, senza compromessi, che ha animato milioni di persone negli splendidi anni 70, si io li definirei "splendidi". C'è sicuramente anche un problema sociale dietro a tutto questo, c'è una insufficienza della politica, una disperazione diffusa che riguarda i bisogni e una incertezza permanente sul futuro di tutti noi. E' una depressione singola ma anche collettiva che spinge verso l'allontanamento dal ragionare, su ciò che oggi diventa indispensabile, dal cercare i veri  "perché" dei fatti e delle cose accadute, in quegli anni. E così le strumentalizzazioni populistiche diventano terreno fertile su cui far crescere la rabbia repressa di quelle persone che sopravvivono a sè stesse, che non campano se non con un salario precarissimo, finendo lo stipendio già a metà del mese !. Ma questa è anche una nostra responsabilità, come persone di sinistra, quella vera, come coloro che si definiscono e sono comunisti, che risiede anche nella mancata trasmissione di una cultura della politica, alle nuove generazioni e di una politica della cultura. Non è un gioco di parole, compagni, è vero o no che se oggi i simboli storici del comunismo sono, diciamo così, in pericolo è perché i tanto vituperati e rimossi anni Settanta hanno ancora qualcosa da dirci, perché sono stati talmente densi da essere diventati un «buco nero» in cui nessuno ha più voluto rimettere seriamente le mani per timore di venire risucchiato dalla loro spaventosa forza di gravità. Così, oggi si ricordano solo il piombo, gli attentati, il terrorismo, le stragi, che non vanno comunque mai dimenticate, ma proiettando su «tutto» quel periodo solo le tragedie e le lacerazioni che caratterizzarono il suo epilogo, dimenticando che, come sa chiunque li abbia vissuti, quelli furono anni di grande divertimento e di intense esperienze umane e culturali, e con gli anni se n’è persa quasi del tutto la memoria storica, tanto che la stragrande maggioranza degli studenti intervistati per un’inchiesta sociologica ha potuto dichiarare che la strage di piazza Fontana a Milano fu opera delle Brigate Rosse, pensate un pò cosa sono riusciti a fare, anche tramite un revisionismo pressante in questi anni, nella testa delle nuove generazioni. Insomma, come ha detto qualcuno quegli anni vengono giudicati a partire solo dagli effetti e non dalle cause. Perfino la loro ricostruzione storiografica è approssimativa e spesso falsa: ne sono una spia gli articoli scritti in questi decenni dove li descrivono solo come "un decennio totalitariamente invaso dalla violenza, un decennio orribile, di straordinaria cupezza, di irredimibile tristezza privata e pubblica". Cosa assolutamente falsa, e ci avvaliamo di chi ha fatto da contraltare, negl'anni sull’«altro fronte», le decine di libri-testimonianza di brigatisti e non o di appartenenti ad altre «formazioni combattenti», ed in quei libri è ben spiegata di come anche, una realtà marginale di quel movimento, come la lotta armata, fosse non solo maggioritaria, ma l’unico sbocco possibile e quasi inevitabile in quella rivolta, purtroppo vennero sbagliati i metodi applicativi, ed il termine armato, fu più nefasto che mai, ed oggi non più applicabile, ne ammissibile.
sabato, 15 dicembre 2007
Borghese+FangoLa volontà  di annunciare la fine di un'epoca, da parte di molti che si dicono "comunisti", e di lavarsi le mani da ogni responsabilità, quanto meno per il presente e per il futuro, produce molte sintesi affrettate verso nuove metafisiche, che si pongono a filo di lama fra la versione borghese conservatrice del trionfo dell'"individualità contro il collettivismo", con strizzatine d'occhio fin anche alla "nuova destra estrema" e la versione moderna dell'individualismo "eversivo". Così, dopo aver straparlato di materialismo dialettico, si finisce col cambiare cavallo e balzare in groppa all'"individualità liberata". Vizio invero non nuovo della generazione sessantottina che, al posto di parlare di se stessa, per non scoprirsi a sinistra (anzi per "sfondare" a sinistra) deve rappresentarsi come generale, anzi universale. Si conosce l'insofferenza atavica dei sessantottini per l'"ortodossia marxista" ed è meglio perciò rinunciare ad argomentare sulla base degli assunti "classici" sul rapporto "essere-coscienza". Meglio restare piuttosto al terreno delle influenze nefaste e paralizzanti che questi discorsi esercitano sul dibattito rivoluzionario, non tanto o solo sul terreno delle teorie del linguaggio, quanto soprattutto nelle conseguenze politiche. In questi discorsi, che danno le classi già in via di estinzione, sarebbe la individualità, meglio se nella forma trasgressiva e violenta, a giocare il ruolo protagonista. Per cui non ci sarebbe più da rompersi il capo per riuscire a far pendere il piatto della bilancia a favore del proletariato, attraverso l'organizzazione cosciente. Il processo organizzativo o di ricomposizione politica del proletariato non si darebbe più attraverso la negazione della propria sorte privata e la sua identificazione in quella della classe, ma per affinità. Ed in definitiva chi abbia affinità da vendere e individualità forte da imporre, è facile immaginarlo: è l'intellettuale, che a differenza della massa ha il gusto dell'originalità. Bisognerebbe, secondo questi discorsi, farla finita con il "finalismo spersonalizzante" che ci impedirebbe di vivere come soggetti trasformati/trasformanti il nostro presente e, soprattutto, bisognerebbe farla finita con la macchina organizzativa che ci stritola come individualità e con la "politica rivoluzionaria" che cattura e piega i voli della trasgressione alle esigenze della liberazione proletaria. Si assiste insomma a un processo, questo sì all'interno e contro gli interessi del proletariato, di recupero dell'individualismo liberato, che, a differenza di quel che avviene per gli ex "gauchistes" francesi, non è rivendicato come teoria e pratica tollerante di e per "soggetti borghesi", ma da parte degli italiani, piuttosto legittimato come "rivoluzionario e comunista". Questo, invero poco nuovo scenario teorico, è dominato da una notizia a mo' di prefazione, ossia, lo stato borghese ha sconfitto le organizzazioni armate degli anni Settanta, informazione questa davvero poco contestabile sul piano militare, anche se assai più equivoca sul piano politico, e con esse l'intera esperienza di lotta e di organizzazione del proletariato di una intera epoca storica. La prova ne sarebbe per alcuni che la borghesia è più che mai padrona del campo, per altri che non sarebbe neppure più sul campo, obsoleto lo stesso suo concetto. Ma, a nostro avviso, è proprio questo messaggio che si vuol far discendere dalla scarna notizia sulla sconfitta delle organizzazioni armate a mancare di fondamento, al primo esame un po' più attento. Come giudicare se il ruolo storico positivo della borghesia esprima ancora una capacità di conquistare spazi e di manifestarsi secondo una sua propria logica incontrastabile, secondo alcuni perfino producendo i post di se stessa come classe, o invece se la coniugazione di crisi e di antagonismo proletario in atto lo ridimensioni e deformi costantemente, disgregandone la coerenza interna, anche se non vi può essere alcun ragionevole dubbio che la borghesia ha oggi il potere?
postato da: skenderback alle ore 19:11 | Permalink | commenti
categoria:anni 70, orizzonti, autocritiche, ideali perduti, anti radical-chic, rivoluzionando
sabato, 08 dicembre 2007


La 7 ha deciso di sospedere, con effetto immediato ed a partire dalla puntata di stasera (la sesta delle dieci previste) il Decameron di Daniele Luttazzi. La decisione, inaspettata e maldestra, ma fortemente e vergognosamente fascista arriva ufficialmente solo nella serata di oggi con una motivazione a dir poco singolare: una battuta, forte ma volutamente provocatoria e surreale, che aveva come protagonista Giuliano Ferrara.  La 7 non deve essere stata particolarmente vigile visto che la battuta in oggetto ha di fatto aperto la puntata di Sabato 1 Dicembre, regolarmente andata in replica Giovedì senza che nessuno avesse da ridire. Questo è un estratto della nota rilasciata da La 7. Si getta così finalmente la maschera su tutto il disagio che il Decameron di Luttazzi stava provocando nella direzione de La 7 e in Antonio Campo Dall’Orto, visto che in un mese di trasmissioni, non vi è traccia di un comunicato stampa atto a sottolineare il suo successo negli ascolti, e nessuno a La 7 ha mai commentato in alcun modo il programma. Lo stesso Dall’Orto aveva sostenuto che Luttazzi “avrebbe potuto dire quello che voleva“, infatti si è visto, con una totale libertà creativa. Secondo la rete però la battuta su Ferrara denota un uso “irresponsabile” di questa libertà, BUFFONIIIIII. Nella battuta incriminata, Luttazzi risponde ad un’interlocutrice fittizia che gli domanda come si fa a sopportare che Berlusconi a distanza di 4 anni dall’inizio della Guerra in Iraq sostenga che in fondo lui “era contrario al conflitto”, e così Luttazzi applica un metodo per sopportare il tardivo dietrofront dell’ex presidente del consiglio, un metodo che richiama alle più estreme perversioni sessuali: “Pensa a Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta. Va già meglio, no?”. Non particolarmente “forte”, visto il restante panorama televisivo, certamente ed assolutamente non inedita. Già, perché l’intero monologo proposto da Luttazzi nella puntata del 1 Dicembre, nel quale racconta di un suo immaginario viaggio in Iraq organizzato dal Governo per allietare le truppe italiane insieme ad Alena Seredova, Aida Yespica, Giancarlo Giannini, Manuela Arcuri e Raul Bova, era tratto da “Come uccidere causando inutili sofferenze” lo spettacolo teatrale proposto in una lunga tournée nel 2006. Sta di fatto che come sempre si predica bene e si razzola male e questa decisione di La 7 dimostra ancora una volta quanto tutti i Media e l'informazione in genrale siano vergognosamente sottomessi ad ogni sbalzo ormonale del Ferrara di turno.
postato da: skenderback alle ore 17:12 | Permalink | commenti
categoria:notizie, socialmente utile, antifascismo, anti radical-chic, anti censura