domenica, 01 marzo 2009
      ...AGUZZATE LA VISTA !    
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È oramai chiaro e lampante, anche se sembrerebbe purtroppo che quasi nessuno se ne renda realmente e seriamente conto, che in questo vergognoso paese senza un briciolo di memoria storica e senza più nessuna cultura, si stia ripiombando letteralmente dentro ad uno dei periodi più oscuri che la nostra storia recente ricordi, quell’epoca tragica e nefasta della dittatura clericlfascista. Anzi si sta molto velocemente facendo in modo di "riproporla" pari pari, se non peggio, senza purtroppo che nessuna forza politica di opposizione o presunta tale, ponga il benche minimo ostacolo a questa nefasta riproposizione che quel triste periodo storico ha portato in questo paese come anche in altri. Questa maggioranza parlamentare, quantomai vergognosa, illiberale, xenofobo, omofoba, dittatoriale e clericlfascista, come mai ancora nessun'altra in passato lo fosse mai stata, sta forsennatamente approvando, senza alcun rispetto costituzionale ne ostacolo alcuno, delle misure a dir poco impressionanti, atte solo a spazzar via anni e anni di lotte, conquiste sociali, rinnovamenti culturali, a cui molti diedero addirittura la vita per far si che che le stesse venissero applicate. Costoro oltraggiando non solo i diritti umani, sociali, di autodeterminazione e libertà e quant'altro le stesse lotte in passato avevano faticosamente ottenuto, continuano imperterriti nella loro opera distruttiva, senza alcun freno inibitorio, anzi sempre più legittimati da una compiacenza mediatico popolar istituzionale che spaventa sempre di più, ogni giorno che passa. Basti guardare ad esempio ciò che è successo in quel di Bergamo ieri, con la questura dell'infame Rotondi, che ha chiaramente dimostrato quali sono le direttive per la gestione dell’ordine pubblico e del dissenso, con i fascisti di forza nuova che sono stati fatti tranquillamente sfilare (nonostante non avessero chiesto nemmeno l’autorizzazione per il corteo), con tutto il loro infame e vergognoso armamentario da apologia del fascismo, comprensivo di caschi e spranghe bene in vista. E con le forze dell’ordine, da sempre loro compiacenti alleate, ideologicamente e "culturalmente", che hanno attaccato deliberatamente e gratuitamente, con scene già viste al G8 di Genova, da mattanza cilena, invece che i fascisti come vorrebbe la costituzione, tutti quei manifestanti che si erano opposti all’apertura della sede di FN. Con il questore e suoi servi, che alla fine di una riuscita e determinata manifestazione antifascista ha condotto una vera e propria “caccia all’uomo” verso i manifestanti che si stavano disperdendo, guidando la celere verso atti brutali nei confronti di chiunque capitasse a tiro, giornalisti compresi. Atti ignobili, infami e vergognosi già visti e rivisti ultimamente purtroppo in tanti altri luoghi, con persone prese e sbattute a terra, tenute e colpite a terra ad anfibiate e picchiate ripetutamente, con le precise indicazioni a celerini e carabinieri di rastrellare, a fine manifestazione, più manifestanti possibili. O proseguendo a ritroso con l'atavica quanto mai inopportuna caccia ai Rom o migranti in generale, o anche con l'abolizione della norma che vietava la denuncia di persone senza regolare permesso di soggiorno che si fossero presentate in strutture di assistenza per farsi curare, contravvenendo tra l'altro oltre che al diritto di ogni cittadino italiano o straniero che sia di essere curato, anche al giuramento di Ippocrate, che testualmente dice:...Di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica. In più tra questi “clandestini” vi sono centinaia di migliaia di badanti che si occupano della cura dei nostri anziani in sostituzione del sistema sanitario nazionale e dal momento che la clandestinità è divenuta reato, il medico che non denuncerà il migrante irregolare commetterà a sua volta un reato, un bel paradosso degno solo di governanti incompetenti e xenofobi quali sono quelli attualmente al potere in questo paese. O anche con la sempre più massiccia, quantomai inutile ed inquitante presenza sul territorio italiano dei militari a presidiare non si sa bene cosa, invece di smantellarne in tutto e per tutto la costosa inoperosità in tempo di pace, o l'istituzione delle ronde di privati cittadini a supporto, anzi come sostitutivo visto il taglio dei fondi alle forze di polizia e che avranno facoltà di segnalare alle forze dell'ordine situazioni di "grave disagio sociale" o di "pericolo per la sicurezza pubblica" e che solo per un puro caso si è evitato che queste ronde potessero essere anche armate. Anche se poi qualcuno per non smentirsi e in piena coerenza ideologica ha voluto dare anche un nome alle suddette ronde, intitolandole "casualmente" a Ettore Muti, che molti di noi tristemente ricordano, ma che visti i tempi e le ideologie imperanti non sembrerebbe più esser così ..."tristemente" ricordato. Le misure restrittive approvate nei giorni scorsi non solo sulle questioni dell’immigrazione, ma anche sul diritto allo sciopero, che contrariamente a quanto sbandierato dai servi dell'informazione, erano già molto restrittive in se, o quelle inerenti al divieto di bere o mangiare dopo le due di notte, in pieno stile coprifuoco nazifascista, sono gli ultimi inequivocabili segnali, se ancora ce ne fosse stato bisogno, del livello di squadrismo, controllo e dittatura sociale, di quel barbaro degrado mentale e morale raggiunto da coloro che governano questo paese, sempre più lobotomizzato e perverso, sempre più diretto verso un baratro oscuro e oscurantista.
giovedì, 22 gennaio 2009
israel-barcode
 ASSASSINI-MURDERERS 
lunedì, 15 dicembre 2008
 “Vuoi rendere impossibile per chiunque opprimere un suo simile?  
 Allora, assicurati che nessuno possa possedere il potere” 
 (M. Bakunin) 


http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/ca/Anarchist_flag_with_A_symbol_2.svg/450px-Anarchist_flag_with_A_symbol_2.svg.png

Per affrontare con la massima apertura e disponibilità questa ricerca, occorre innanzitutto abbandonare i vari pregiudizi, chiarirci il più possibile le idee, e cioè partire dall'inizio. Il termine “anarchia” è infatti ancora un po' troppo avvolto nella confusione. Muoviamo allora dalle origini, dal significato della parola “anarchia”. Il termine “an-archia” deriva dal greco “αναρχία”, parola composta dalla radice α-(a-), senza, e dalla radice αρχ- (arch), governo, dominio, e viene solitamente tradotto con le espressioni “senza-comando”, “senza-potere”, “senza-autorità”. “Archi” (archi), primo termine di numerosi composti, deriva dal verbo “archein”, archein, comandare. Così “archia”, archia, da “archos”, archos, “arca”, nelle parole composte dotte significa “governo”, “dominio” (mon-archia, olig-archia) e “an-archos”, an-archos, può essere pertanto tradotto “senza un superiore”. Ma si considera anche, come secondo termine, “arch ”, arché, che unito alla radice α- diviene “an-arch”, an-arché. “Arché” però, prima ancora di “comando”, “potere”, “autorità”, significa “principio”, “origine e fine di tutte le cose”, perciò “anarchia” può anche voler dire “senza principio”, “senza divinità”, “senza dogmi”. Una delle definizioni del pensiero anarchico (in forma sintetica) è infatti “né Dio né padrone”. Sébastien Faure disse: “Chiunque neghi l'autorità e combatta contro di essa è un anarchico”. Definizione molto semplice, e per questo incompleta e alla fine fuorviante. Il pensiero anarchico è in realtà un pensiero complesso, policromo, talvolta contraddittorio. Semplificarlo non aiuta a conoscerlo e a liberarsi dalla confusione cui accennavamo prima. E' un pensiero che ha una sua storia peculiare e un proprio originale nucleo teorico-concettuale, che lo distingue da altre dottrine politiche, come il socialismo o il liberalismo, e che lo rende in un certo senso più ampio di queste, in quanto tende ad occuparsi dell'intera vita umana e non soltanto della gestione politica o di quella economica. Ma ciò che soprattutto lo distingue dalle altre dottrine politiche, è che per l'anarchismo non esiste una “umanità astratta” (di cui invece trattano tanto il liberalismo quanto il socialismo di stato e il comunismo autoritario), ma singoli uomini concreti. Il pensiero anarchico pertanto, diversamente dalle altre dottrine politiche, non ritiene di aver compreso per via filosofica la “natura” dell'uomo, e non si considera legittimato a prescrivere un codice morale e un'etica di comportamento che implichino diritti e doveri uguali per tutti gli uomini. Nell'anarchia è di fondamentale importanza l'autodeterminazione dell'individuo, di ogni singolo individuo, che è unico e diverso da tutti gli altri, e il suo totale e pieno diritto di scelta, di consenso o di rifiuto. Potremmo provare a definirla quindi una filosofia della libertà. Ma anche così otteniamo una definizione in un certo senso riduttiva e vaga al tempo stesso. Quello anarchico non è un pensiero che rimane tale, ma è un pensiero legato strettamente all'azione, dando immediata origine all'”anarchismo”. Precisando meglio, l'anarchismo non deriva da riflessioni astratte di qualche intellettuale o filosofo, ma dalla lotta diretta dei lavoratori contro il capitalismo, dalla ribellione degli oppressi contro i loro oppressori, dai bisogni e dalle necessità di questi uomini e dalle loro aspirazioni di libertà ed eguaglianza. I pensatori anarchici, quindi, come ad esempio Bakunin o Kropotkin, non inventarono l'idea dell'anarchismo, semplicemente la scoprirono nelle masse oppresse e sfruttate e la rafforzarono, la chiarirono e la divulgarono. E' l'azione pertanto che dà origine al pensiero. Il fine ultimo dell'anarchismo è infatti quello di un cambiamento sociale. L'anarchia critica la società esistente, di conseguenza non respinge il potere terreno in base a considerazioni prettamente filosofiche o religiose (come i mistici o gli stoici, ad esempio). Per inciso, si può, senza eccedere in fantasia, tanto per quanto riguarda il pensiero anarchico come per altri pensieri “moderni”, fare accostamenti in alcuni punti con correnti filosofiche più antiche, e in questo caso quindi rilevare alcune somiglianze tra il pensiero anarchico e lo stesso stoicismo, ad esempio, per la sua visione cosmopolita, o ancora meglio lo scetticismo, per il suo rifiuto di ogni dogma, o l'epicureismo, per la sua concezione materialistica e atomistica, per il suo contatto con la realtà concreta, per la scelta della situazione, delle persone e dei fatti che meglio si armonizzano con la costituzione intellettuale dell'individuo, per l'esclusione delle sterili dispute sulle questioni “supreme”, per la pluralità delle ipotesi, per la vita piacevole accompagnata però dalla rinuncia “al più”, quindi la semplicità e non lo spreco, per il suo rifiuto dell’attività politica fine a se stessa, o, ancora, si può accostare il pensiero e il sentire anarchico ad alcuni aspetti del libertinismo, per il suo richiamo alla dignità e all'autonomia della ragione dell'uomo, per il suo volersi emancipare da ogni forma di servitù intellettuale e per la sua ribellione morale alla legge e alla tradizione invecchiata, a tutto ciò che non permette all'uomo di liberare la sua creatività, quindi per quel suo spirito innovativo, scanzonato e ribelle. Portiamo dentro di noi in vari modi l'intera storia del pensiero che ci ha preceduti, che spesso riemerge in forme nuove. Riprendendo il filo del discorso, l'anarchia, come abbiamo osservato, non sogna un mondo ultraterreno. Si occupa di questo, dove ora ci troviamo a vivere. Non si esaurisce in desideri o fughe individuali. Né si è mai considerata un pensiero elitario. E’ un pensiero concreto e radicato nel mondo che lo circonda, aperto a tutti quanti gli uomini. Esistono infatti sia il pensiero anarchico che il movimento anarchico, nelle sue varie fasi, forme ed espressioni. E sono qualcosa di inscindibile. Uno non può esistere senza l'altro. L'anarchia in senso astratto non ha senso per gli anarchici, ciò che essi desiderano è realizzarla concretamente, qui e ora. Le idee da sole non significano nulla, ma vanno messe in pratica nella vita di tutti i giorni, in quella pubblica come in quella privata (per gli anarchici non esiste questa distinzione, così come non esiste distinzione tra i mezzi e il fine che si vuole raggiungere, visto che non si può voler ottenere la libertà, ad esempio, restringendola o negandola), tentando di realizzare in ogni gesto, singolarmente e in comunione con gli altri, quel mondo più umano, più libero, più giusto, che è al centro dell'ideale anarchico.
martedì, 23 settembre 2008


Giovedì 17 Settembre è scoppiata la rivolta nel CPT o CIE o CPSA, (cambia l'acronimo ma sempre un prigione resta,) di Elmas, I rivoltosi, rinchiusi da molte, troppe settimane, hanno devastato gli ultimi due piani dell'edificio-prigione rendendolo (finalmente) inagibile. Gli scontri sono durati tutta la notte, nessun civile è potuto entrare per verificare cosa realmente sia successo agli internati che si sono rivoltati, che (secondo fonti giornalistiche) sarebbero stati tutti trasferiti nei CPT del continente il giorno seguente. Come risposta immediata il pomeriggio del giorno successivo (Venerdi' 18 Settembre) un piccolo gruppo di antirazzisti è riuscito a raggiungere il cancello d'ingresso della zona presidiata (in territorio militare) srotolando striscioni sui reticolati e scandendo slogan al megafono in inglese, francese e italiano, in solidarietà con gli insorti. Successivamente il gruppo dei manifestanti si è spostato, "scortato" da numerose auto di polizia e carabinieri, sino al vicino aeroporto civile, dove hanno srotolato gli striscioni e volantinato mentre le guardie, si "sforzavano" di identificarli (identifica sta fava!). Il testo del volantino lo riportiamo qui sotto. Il campo di prigionia di Elmas non è stato purtroppo completamente distrutto dalla rivolta. I piani bassi sono ancora agibili e vi sono rinchiusi da più di tre mesi oltre un centinaio di richiedenti asilo provenienti da vari paesi in guerra (Somalia, Costa D'Avorio, Sudan, etc.). Deportati a Giugno 2008 direttamente da Lampedusa sono ancora prigionieri in attesa di sapere se diventeranno rifugiati oppure "clandestini". L'esistenza di questo campo di prigionia rimane quindi ancora un problema aperto, da affrontare e quindi eliminare definitavamente nell'immediato futuro.
TESTO DEL VOLANTINO DIFFUSO
La notte di Giovedì, 18 Settembre 2008, i prigionieri del CPA (Centro Prima Accoglienza) di Elmas si sono rivoltati e hanno distrutto la loro galera. Una di meno! "Lo chiamano "Centro di Accoglienza" ma è peggio di una prigione." È accanto a noi ma risulta invisibile, chiuso com'è nella zona militare dell'aeroporto di Elmas, circondato da filo spinato e sorvegliato dai soldati in armi della brigata Sassari. All'interno dell'edificio sbarre alle finestre e telecamere ovunque, nessuno sguardo indiscreto può superare queste barriere per stabilire cosa succede al suo interno. In un'intero piano di una ex caserma trasformata in prigione, un centinaio di esseri umani vivono rinchiusi da settimane, ammassati in grandi cameroni stipati di letti a castello, sani e malati a strettissimo contatto (una settimana fa si sono verificati alcuni casi di tubercolosi tra i prigionieri). A gestire l'accoglienza degli "ospiti" (hanno il coraggio di chiamarli in questo modo) si è incaricata un'azienda privata no-profit, la Connecting People, specializzata nella gestione di campi di prigionia per migranti (gestisce anche quelli di Gorizia e Trapani) che, a livello locale, si appoggia al "Consorzio Solidarietà" per gestire la prigione di Elmas. Gli uomini e donne che si sono ribellati al loro stato di prigionia sono invece migranti, persone che hanno rischiato la vita per attraversare il mediterraneo su piccole barche, dalle coste del nordafrica, con la speranza e la volontà di conquistarsi il diritto ad una esistenza meno misera e opprimente e più libera. Per questa loro giusta aspirazione vengono criminalizzati, definiti "clandestini", imprigionati. Ma le loro aspirazioni sono anche le nostre, se la loro è una colpa siamo tutti colpevoli.



 *SOLIDARIETA, CON TUTTI I MIGRANTI* 
 *PER LA LIBERTA' E LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE  PERSONE* 
 *RIBELLARSI È GIUSTO* 

  Resistenza Antirazzista ! 
martedì, 19 agosto 2008
http://www.mda.mil/mdalink/images/CannotCatchRussian.jpg

La storia dello "Scudo Stellare" :
 http://www.nenasili.cz/it/806_lo-scudo-stellare

L’installazione di un sistema missilistico di difesa nell’Europa dell’Est è una virtuale dichiarazione di guerra. Immaginiamoci la reazione degli Usa se la Russia, o la Cina, o l’Iran o qualsiasi altra potenza straniera osasse persino pensare di piazzare un sistema missilistico di difesa sul suolo o ai confini dell’America, per non parlare della sua attuazione. In tale inimmaginabile circostanza, una reazione violenta degli Usa non sarebbe soltanto quasi certa, ma comprensibile, per motivi chiari e semplici. Tutti sanno che la cosiddetta difesa missilistica ( leggi scudo stellare ) è prima di tutto un’arma di offesa. Stimati (da loro quindi) analisti militari americani la descrivono come “non un semplice scudo, ma un potenziale trampolino di lancio per azioni di guerra americane”. “Agevolerà di molto l’impiego di forze militari americane all’estero”. “Salvaguardando da possibili rappresaglie il suolo americano, lo scudo stellare garantisce agli Stati Uniti sia la capacità che la volontà di ‘plasmare’ il territorio altrui”. “La difesa missilistica non è veramente intesa alla protezione dell’America, ma uno strumento di dominio globale”. “Lo scudo stellare serve a consolidare il potere dell’America all’estero. Non è per difesa, ma per l’attacco, ed è questo il vero motivo per cui ne abbiamo bisogno”. Tutte le frasi citate sopra sono state pronunciate da autorevoli e rispettate fonti liberali, che sono a favore dell’impiego del sistema missilistico di difesa e alla sua installazione nei più remoti angoli del dominio statunitense globale. La logica è chiara e semplice, un sistema funzionante di difesa missilistica informa i potenziali bersagli che “noi vi attaccheremo quando ci pare e piace, e voi non potrete vendicarvi contro di noi, per cui non potete impedirci di farlo”. Il sistema è “venduto” agli europei come “difesa contro i missili iraniani”, ma anche se l’Iran possedesse armi nucleari e missili ad ampio raggio, le probabilità che ne faccia uso per attaccare l’Europa sono tanto remote quanto lo è la probabilità che l’Europa sia colpita da un asteroide, per cui se la difesa ne è la ragione, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema di difesa contro gli asteroidi. Se l’Iran dovesse anche solo accennare di avere quel tipo di intenzioni, verrebbe vaporizzato. Il sistema è certamente inteso per l’Iran, ma per attaccarlo. Fa parte delle crescenti minacce Usa contro questo Paese, minacce già di per sé illegali e contrarie alla Carta delle Nazioni Unite, anche se non applicabili a stati “fuorilegge”. Quando Gorbachev acconsentì alla Germania unita di aderire ad un’alleanza militare ostile, accettò una grave minaccia alla sicurezza della Russia, ma lo fece per le ragioni che tutti conosciamo. In cambio il governo USA promise solennemente di non allargare la NATO verso l’Est. La promessa fu violata alcuni anni dopo, destando poche critiche all’Ovest, ma aumentando di molto la minaccia di uno scontro militare. La cosiddetta “difesa missilistica” ha accresciuto le probabilità di una nuova guerra. La “difesa” che offre è sintomo premonitore di aggressione nel Medio Oriente, che avrebbe conseguenze incalcolabili, data la minaccia di una guerra nucleare totale. Più di mezzo secolo fa Bertrand Russell e Albert Einstein fecero uno straordinario appello ai popoli del mondo, avvertendoli di trovarsi di fronte ad una scelta “tetra ed ineluttabile, ossia quella di  mettere fine alla razza umana o rinunciare alle guerre”. Accettando il cosiddetto “sistema missilistico di difesa” la scelta è stata fatta a favore della fine della razza umana, forse addirittura in un futuro non molto distante. Complimenti !


http://img166.imageshack.us/img166/933/vaffanculoguerraatomicajk1.jpg

Fuck you yankee came back home
domenica, 17 agosto 2008
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Bisognava guardarla bene per capire che non era una velina d'archivio della propaganda della Guerra Fredda, ma una notizia di cronaca. Dopo la previsione del ritorno dei missili Patriot nel cuore dell'Europa, con la punta rivolta verso Mosca, sull'altro versante il vice capo di stato maggiore russo, il generale Anatoly Nogovotsyn, ha agitato lo spettro del fungo nucleare. In un incontro con la stampa, infatti, ha gelato la platea sostenendo che la dottrina militare di Mosca consente un attacco nucleare contro la Polonia, quando gli Stati Uniti vi avranno dislocato componenti del loro sistema anti missile. Il teorema illustrato dal generale è adamantino e mette i brividi, ma gli Stati Uniti sono impegnati in un sistema di difesa anti missile "per il loro Paese e non per la Polonia", ha detto, e per questo la Polonia, ospitando elementi del sistema, apre la possibilità di un attacco militare contro il suo territorio. "Questo al cento per cento", ha dichiarato Nogovotsyn citato dall'Agenzia di stampa Interfax. Se non fosse bastata la parola, il generale ha presentato le carte, in cui dice "E' scritto con chiarezza - ha minacciato - useremo la forza quando i Paesi sono in possesso di armi nucleari, contro gli alleati di Paesi dotati di armi nucleari se in qualche modo gliene danno l'occasione". Il tutto come se non fosse passato neanche un minuto dal crollo del Muro. Nogovotsyn aggiunge inoltre che "la Polonia diventa un soggetto che e' possibile colpire. Le componenti americane diventano il primo obiettivo da colpire". Chi ha inventato la macchina del tempo è pregato di riportarla in fretta al 2008.
sabato, 16 agosto 2008
L
Placanica, possibile che non sappia chi sparò a Carlo?

Haidi Giuliani su Liberazione del 15-08-08
La notizia che Mario Placanica ha denunciato ignoti per omicidio, per l'omicidio di Carlo, mio figlio, me l'ha data l'altra sera per telefono una gentile giornalista di Italia Uno. Mi ha chiesto un commento. Io ho potuto dire solo tre cose. La prima è che Mario Placanica da sette anni offre versioni diverse e altalenanti a proposito dell'uccisione di Carlo e che a questo punto dovrebbe decidersi su qual è la versione più vera. Ha detto - e tutto fa supporre sia anche il senso di questa sua ultima iniziativa con il suo attuale legale, professor Carlo Taormina (quello di Cogne ndskb)- che non è stato lui a sparare. Ma siccome una delle poche cose certe di questa vicenda è che lo sparo è partito dalla camionetta Defender dei carabinieri se non è stato lui dica chi è stato. Denunciare un "ignoto" che era con lui in quel momento è un po' strano. La seconda cosa: Mario Placanica si è affidato a diversi avvocati fino ad oggi. A quanto pare non sa scegliere bene, dovrebbe essere più attento. La terza è che come dice un compagno, un caro amico, il caso di Piazza Alimonda, di Carlo è la rimozione di un omicidio ma rientra nella rimozione più generale dei fatti del G8 2001 di Genova. In realtà, il punto è questo, non si vuole fare chiarezza sulle responsabilità a partire da quelle politiche (vorrei ricordare che chi parla tanto di giustizia, oggi, a suo tempo ha votato contro la commissione di inchiesta alla Camera e negare una commissione di inchiesta non è certo fare giustizia), per continuare con la catena di comando che ha gestito le giornate di Genova e che ha visto massimo responsabile, il signor Gianni De Gennaro, inquisito per istigazione alla falsa testimonianza a latere del procedimento sui fatti alla scuola Diaz e che non si è mai presentato in tribunale, oggi ai vertici dei servizi. Per continuare nella catena fino a vari personaggi che in sette anni hanno fatto carriera all'interno della polizia. Vorrei aggiungere un'ultima osservazione. Come ripete da tempo il padre di Carlo, l'arma dei carabinieri non viene mai indagata, neppure nominata ( come tutte le altre infami guardie nazionali ndskb). Eppure è l'arma dei carabinieri che dà il via alle aggressioni ad un corteo autorizzato il 20 luglio in via Tolemaide, aggressioni che generarono sbagliate violenze su cittadini e manifestanti inermi. Dovrebbe essere materia di riflessione per tutti.

(La voce che si sente nel filmato è quella di Carlo Giuliani)
giovedì, 14 agosto 2008
Una "rivoluzione rosa" in Georgia aveva portato Mikhail Saakashvili ed il suo destroso Movimento Nazionale al potere nel 2004. In questi 4 anni la Georgia ha rafforzato i suoi legami con la NATO e con la UE, in forte contrasto quindi con la Russia, che applica un duro embargo nei confronti della Georgia, ma che sostiene le due regioni secessioniste e di fatto fuori del controllo georgiano, quelle della Abkhazia e dell'Ossezia del Sud. La presidenza di Saakashvili non ha manenuto le promesse fatte prima delle elezioni, visto che almeno un terzo della popolazione georgiana vive sotto la soglia di povertà, il tasso di disoccupazione è al 16%, ma in realtà è molto più alto, la pensione è di 16 euro al mese. La legislazione sul lavoro consente oggi il licenziamento senza giusta causa. Il malcontento popolare è esploso in occasione delle elezioni presidenziali dello scorso gennaio indette in seguito alle grandi manifestazioni di protesta del novembre 2007, con la povertà che cresceva insieme alla...crescita economica. Saakashvili ha vinto per la seconda volta, ma ha dovuto reprimere decine di migliaia di manifestanti che nella capitale Tbilisi denunciavano brogli, corruzione, autoritarismo e disastro economico. Cosa importa!! Il controllo strategico della Georgia vale molto di più di come vive la sua popolazione. E quella autonomia di fatto, sotto protezione russa, dell'Ossezia del Sud è un bell'impiccio per gli interessi USA ed europei nell'area. Infatti con il previsto ingresso della Georgia nella NATO, sarebbe giustificata una presenza militare internazionale finalizzata alla protezione ed al controllo dei 2 corridoi di grande importanza stragica per l'occidente. Il famoso BTC (Baku-Tbilisi-Cehyan) che porta petrolio dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo ed il BTE (Baku-Tbilisi-Erzerum) che porta gas dal Mar Caspio alla Turchia e da qui si immetterà nel corridoio TIG (il "Nabucco") che collegherà la Turchia alla Grecia e all'Italia. Ma entrambi gli oleo-gasdotti passano troppo oltraggiosamente a sud della Russia e troppo vicini all'Ossezia. La Russia e la sua Gazprom non se ne stanno certo a guardare, e quindi finchè ci sarà tensione nel Caucaso, non ci sarà spazio per la NATO e l'Europa dovrà fare i conti con la Russia se vuole che le arrivi il gas ed il petrolio dal Mar Caspio. Il ministro degli esteri italiano teme che il conflitto contagi anche l'Abkazia..., ma in realtà i timori sono rivolti agli interessi dell'ENI (quota del 5%) nel BTC e di Edison nel BTE e già offre una presenza militare "di pace" italiana nel Caucaso su mandato europeo. Dove passa la via della seta del XXI secolo, non vale nulla la vita dei 70.000 abitanti dell'Ossezia del Sud ( a cui viene negata quella indipendenza che si concede invece altrimenti al Kòssovo), nè vale quella del popolo georgiano; due popoli apparentemente divisi da conflitti etnici, ma in realtà ostaggio dello scontro inter-imperialistico per il controllo delle materie prime e dei relativi corridoi. Non ci sarà pace, nè stabiltà nel Caucaso finchè i popoli non riacquisteranno piena autonomia ed autodeterminazione sui loro destini e non coopereranno per la produzione e la veicolazione solidale delle materie prime, contro i dittatori e le classi dominanti locali, contro ogni nazionalismo, ogni imperialismo, contro il capitalismo.
mercoledì, 13 agosto 2008
pugno
I deboli non combattono.
Quelli piu' forti lottano forse per un'ora.
Quelli ancora piu' forti lottano per molti anni.
Ma quelli fortissimi lottano per tutta la vita.
Costoro sono indispensabili.
(B.Brecht)



lunedì, 11 agosto 2008
Prendendo spunto direttamente dalle guerre sporche di croati, musulmani bosniaci ed albanesi del Kosovo (internazionalizzare il problema e richiedere l'aiuto occidentale mentre si attaccano gli altri), il presidente georgiano "si è direttamente appellato alla comunità internazionale, affermando che il conflitto riguardava l'America, i valori e la libertà".

http://www.eurasianet.org/resource/georgia/images/georgia_map.jpg

Qualcuno si ricorda del KLA?
http://freebooter.da.ru/
(l'esercito della Cia)

"Saakashvili ha detto che la sua nazione di cinque milioni di abitanti, con il suo comparabilmente piccolo esercito, non ha nessuna possibilità di sconfiggere la potenza della Russia. E' per questo che si è rivolto al mondo esterno perché intervenga e fermi ciò che ha chiamato l'esplicita aggressione di Mosca". Così, anche se Saakashvili è ben consapevole di non potere assolutamente affrontare la Russia, nondimeno attacca ed uccide peacekeeper e civili russi in Ossezia del Sud. Questo potrebbe essere solamente perché sa di poter contare sulla NATO a guida USA per combattere la sua guerra sporca. Proprio come Tudjman, Izetbegovic e Thaci prima di lui. Ora gli Stati Uniti diventeranno fortemente coinvolti nella guerra con la Russia? Ora la NATO bombarderà Mosca? Se sostengono che la Russia è un "aggressore" per cercare di proteggere 75.000 sventurati russi in Ossezia del Sud, quindi dovrebbero provare ad attaccare la Russia come la Serbia, vediamo come va questa... se giungono a sorvolare l'Europa occidentale prima di fracassarsi i denti. O, più probabilmente, faranno "soltanto" marciare la NATO nell'Ossezia del Sud popolata da russi sotto la veste di "peacekeeper", per permettere al Thaci della Georgia di sterminare tutti i russi ed avere quel pezzo strategico di Caucaso sotto i loro stivali, esattamente come la provincia serba del Kosovo e Metohija? Se tutto va bene, i russi saranno più scaltri e meno ingenui dei serbi, ora che sanno bene di come vengono fatte queste cose, dalla ex Jugoslavia e dalla Serbia in particolare.

http://www.clandestinoweb.com/images/stories/mondo/immagini/ossezia_03_280x200.jpg

Un passo indietro....

- La guerra è cominciata
La notte del 7 agosto, le forze georgiane hanno lanciato un attacco su Tskhinvali, che Tbilisi descrive cinicamente come un tentativo per ristabilire l'ordine costituzionale. Appena poche ore prima, Saakashvili ha dichiarato un cessate il fuoco nella zona del conflitto, ma la mossa era solamente una manovra propagandistica che nascondeva il piano di un'offensiva su vasta scala. Il tempismo è stato scelto attentamente, visto che l'attenzione mondiale è concentrata sull'apertura dei giochi olimpici, il Primo Ministro russo V. Putin è a Pechino ed il Presidente russo D. Medvedev è in una breve vacanza. Le forze georgiane si stanno comportando con estrema ferocia. E' stata riferita la devastazione totale del centro di Tskhinvali, che è stata colpita dal fuoco di missili Grad, artiglieria, mortai e mitragliatrici. Dozzine di esplosioni frantumano la città ogni minuto. Decine di veicoli corazzati e migliaia di soldati si sono spostati nella zona del conflitto. Il vice comandante della Forza di pace russa V. Ivanov ha dichiarato che le posizioni dei peacekeeper non erano direttamente prese di mira o colpite e che continuano ad osservare la situazione nella regione. Comunque, la parte ossetina ed i giornalisti russi affermano che il quartier generale dei peacekeeper è stato colpito.

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Non inaspettatamente, l'amministrazione USA si schiera apertamente con i teppisti di Saakashvili
L'offensiva ha già causato la morte di centinaia se non di migliaia di persone. Tuttavia, pare che l'attività dei peacekeeper rimanga limitata a monitorare la situazione. La loro inerzia aiuta l'aggressore, visto che la parte georgiana dichiara che i peacekeeper russi non stanno intervenendo nel conflitto. L'esercito dell'Ossezia del Sud ha risposto al fuoco, ma non ha nessun potenziale paragonabile a quello delle forze georgiane. Diversi villaggi ossetini sono già stati presi e vi è la possibilità che l'autostrada Zar che collega la repubblica alla Russia verrà bloccata. La dichiarazione resa da Mathew Bryza in collegamento con gli eventi è straordinariamente cinica, appoggiando astutamente la Georgia ed interpretando la posizione di Mosca nel modo di un vero e proprio teppista, ha incolpato l'Ossezia del Sud dell'escalation. Prima a Tbilisi C. Rice ha dichiarato che nel conflitto gli USA erano completamente dalla parte della Georgia, non lasciando così nessun dubbio riguardo alla posizione USA. Il portavoce del Dipartimento di Stato USA Gonzalo Gallegos ha detto che gli USA pretendono che Mosca eserciti pressione sulla leadership della Ossezia del Sud per raggiungere un cessate il fuoco nella zona del conflitto. Allo stesso tempo, la parte georgiana non è più che consigliata ad esercitare limitazione.
domenica, 03 agosto 2008

Noi che sapevamo e stringendoci
nelle spalle dicemmo: "figurarsi!"
senza voler credere alla pazzia
e continuammo ognuno i propri affari
intenti fino al crepuscolo del giorno
e distrattamente leggendo ogni mattina
le notizie dell’orrore a venire
come cosa che non ci riguardasse
alla stregua di una catastrofe
remota sulle mappe dell’Africa
o della scomparsa di rettili alati
e che dalle statistiche tuttavia
venivamo esattamente informati
dell’aumento percentuale del tasso
del profitto nell’industria di guerra
e pensammo: "cose troppo complicate:
ci basta combinare pranzo e cena"
e preferimmo intanto nei segni astrali
decifrare il destino e la scommessa
e che mentre si moltiplicavano
gli indizi e la voce da più parti
metteva in guardia eravamo occupati
a disquisire se le dive usassero
o meno indossare le mutande e anzi
infastiditi corremmo a chiuderci
le orecchie con cuffie e con canzoni
ma fummo i primi a consolarsi quando
compiaciuti dei muscoli esibiti
ci sentimmo sicuri col più forte
e che solo borbottammo: "affari loro"
vedendo bombe e missili cadere
su altri come noi con braccia e gambe
e tranquilli dell’alba e del tramonto
tornammo ad affollarci per le strade
e continuammo a camminare in tondo
camminare in tondo camminare in tondo
fin che poi non vi fu più nulla


http://www.contattoradio.info/public/fotonews/antimilitarismo.gif

Esercito a pattugliare le strade delle grandi città. Ma solo per pochi mesi? Manovra iniziale di una fututra e più ampia dittatura dell'attuale governo neo fascista e xenofobo o naturale conseguenza di piani decisi da oltre dieci anni da alcuni paesi della NATO? Questa affermazione non è l’ennesimo tentativo maldestro di voler accollare a carico dell’Alleanza militare occidentale oscuri disegni di militarizzazione della nostra società, bensì il frutto di specifiche ricerche su alcuni progetti, condotti sotto la guida del Pentagono e riguardanti l’uso degli eserciti nelle megalopoli del futuro. Si tratta del lavoro di esperti NATO UO 2020 nel gruppo di studio SAS 30 Urban Operation in the year 2020 , al quale partecipano dal 1998 esperti di sette Nazioni della NATO ( Italia, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Stati Uniti d’America ) e che ha gettato le basi per l’evoluzione dell’impiego dello strumento militare nello scenario più probabile del prossimo futuro.

LO STUDIO NATO UO ( Urban operations) 2020
Questo studio ,ultimato negli ultimi mesi del 2002 e reso pubblico nei primi mesi del 2003, prima della guerra in Iraq , rende esplicito come in maniera omogenea il nocciolo duro del militarismo mondiale ritiene più che probabile le città del futuro come campo della "Battaglia Finale", quella per la sopravvivenza del sistema capitalista ed in cui il ruolo dello strumento militare avrà un carattere dominante anche in quelle che sembrerebbero essere "normali" operazioni di polizia urbana. E’ l’ambiente urbanizzato che si qualifica come il contesto nel quale l’Umanità del ventunesimo secolo condurrà una difficile vita: le sterminate megalopoli abitate da decine, se non centinaia ,di milioni di esseri umani concentreranno nel loro interno tutte le contraddizioni della società capitalista allo stadio supremo. Differenze di classe e azzeramento dei servizi sociali capaci di attutire il senso diffuso di ingiustizia, degradamento delle complesse regole di interazione tra diversi strati della popolazione, scarsità di cibo e di lavoro genereranno forti conflitti tra diversi strati sociali, coinvolgendo il sistema statale locale e/o organismi e attività multinazionali. In questo contesto che le "normali" forze di polizia non saranno in grado di condurre operazioni tra folle “ostili” o semplicemente “complici” dei nemici da colpire e neutralizzare senza il rischio di forti perdite o addirittura ritirate catastrofiche da banlieus in fiamme. Rischi di effetto domino su scala mondiale con scene di folle tumultuanti, affamate e disperate che assaltano (giustamente) centri commerciali, quartieri dell’alta borghesia e centri di potere provocherebbe il panico nell’intero sistema capitalistico. L’invio dell’esercito condotto con armi tradizionali e all’ultimo momento potrebbe essere addirittura controproducente scatenando ancor più le folle e i partiti di opposizione. Per questo motivo nello studio UO2020 si consiglia così di iniziare gradatamente in base alle necessità ad utilizzare l’esercito in funzione di ordine pubblico man mano che la crisi mondiale quella che è ipotizzata per il 2020, si avvicina. Nel frattempo ogni paese aderente a questo gruppo compresa l’Italia deve finalizzare reparti appositi che si specializzino per condurre le operazioni di contenimento delle folle e di controllo del territorio compresi i rastrellamenti a caccia di sovversivi ed agitatori nei quartieri.

http://www.kaichang.net/images/peace_flag_1.jpg

IL RUOLO ITALIANO NELLA COSTITUZIONE DELL’ESERCITO INTERNAZIONALE ANTISOMMOSSA

L’Italia in questo campo ha proposto la possibilità di sviluppare nuove specializzazioni e di preparare personale addestrato a muoversi e combattere negli ambienti urbani ove occorre isolare quartieri, edifici , abitazioni, ma anche padroneggiare gli impianti di comunicazioni e distribuzione dell’energia e dell’acqua. In effetti l’Italia è considerata da USA e Gran Bretagna come uno di migliori fornitori di personale addestrato ad operazioni antisommossa a partire dai reparti dei Carabinieri che sono inquadrati , principalmente nell’area balcanica nelle MSU. Da quando l’Italia si è impegnata a fornire personale nelle guerre umanitarie, aree militari sono state attrezzate per ricostruire ambienti urbani e rurali dove si addestrano carabinieri, parà, assaltatori e bersaglieri che vanno ad operare all’estero, mentre gli stessi reparti di polizia militare sono addestrati realmente , nell’ambiente metropolitano, con l’impiego di ordine pubblico quotidiano sul territorio nazionale e sono gli stessi che presto grazie al nuovo decreto sulla sicurezza del governo berlusconi vedremo operare nelle grandi città e a guardia di siti di rilevevanza nazionale: discariche centrali nucleari in costruzione, termovalorizzatori ecc. Addestramenti sul territorio nazionale sono stati condotti da tempo come per esempio quello del 28 febbraio 2003 che si concludeva presso il Centro di Addestramento alle CRO (Crises Response Operation/ Operazioni di risposta alle crisi) di Cesano con la certificazione del 2° Corso per Istruttori della Forza Armata di “Controllo della folla” . Corso svolto alle porte della capitale dal 17 al 28 febbraio condotto da istruttori della 2a Brigata mobile dei Carabinieri a cui hanno preso parte 7 Ufficiali, 19 Sottufficiali e 3 Vfb. E in cui a far da comparse nel ruolo dei sovversivi tumultuanti c’erano 50 Volontari in Ferma annuale del 7° Reggimento Bersaglieri. La ricerca ossessiva di sistemi di controllo della popolazione ha nello studio NATO UO2020 alcune parziali risposte di natura tecnologica.
sabato, 02 agosto 2008

Nei giorni scorsi da Herat, in Afghanistan, due elicotteristi italiani sono stati rimpatriati, in quanto si sarebbero, giustamente rifiutati di sparare, durante uno scontro a fuoco in cui erano coinvolti anche militari italiani, in quanto sulla linea di tiro c’erano anche civili. Un gesto sublime, che fa onore a questi due ragazzi e che dimostra di come ci si possa e ci si debba comportare in situazioni che nulla hanno a che vedere con quella che da sempre viene sbandierata come una missione di pace, ma che di pacifico non ha nulla, anzi è una vera e propria guerra, con tutti i consequenziali devastanti effetti. Una grande dimostrazione che dovrebbe far riflettere i più, e che dovrebbe essere di esempio, per tutti gli idioti in mimetica e scarponi,  ed a cui sarebbe dovuta seguire, per loro si,  un meritatissimo encomio se non anche una medaglia. Un gesto il loro più unico che raro, vista la teppaglia idiota che imperversa, da sempre in tutte le forze armate, e non solo. Cosa che puntualmente non è avvenuta, anzi, secondo fonti militari e non, sarebbe invece stata disposta un vergognosa misura, in cui i due sarebbero stati rimpatriati, «esclusivamente per motivi sanitari», in seguito alla situazione di stress psico-fisico diagnosticata a cui i due soldati sarebbero stati esposti durante un impegnativo ciclo operativo, CAZZATA ENORME. «Nei loro confronti - è stato spiegato - non è stato adottato alcun provvedimento»( e ci mancherebbe pure, cornuti e mazziati ). Una vicenda diversa, ma che ha avuto come protagonisti sempre degli elicotteristi italiani in missione all’estero, si verificò in Iraq alla fine del 2003, pochi giorni dopo la strage di Nassiriya, quando quattro piloti dell’Esercito si rifiutarono di salire sui loro CH47, sostenendo che i velivoli avevano «carenze» nei sistemi di protezione. I quattro furono rimpatriati, sospesi dall’attività di volo e indagati dalla Procura militare, prima per ammutinamento e poi per codardia, ma furono assolti con formula piena nel corso dell’udienza preliminare.

domenica, 20 luglio 2008

http://nadir.org/nadir/initiativ/agp/free/genova/images/carlo.jpg   

(la voce che si ascolta nel filmato mentre legge le lettere dei partigiani condannati a morte è quella di Carlo Giuliani)

CARLO GIULIANI VIVE IN NOI !

Sono passati 8 anni dalla morte di Carlo Giuliani, ammazzato dalle cosiddette forze dell'ordine (l'assassino è il carabiniere Mario Placanica) mentre manifestava giustamente e con suo pieno diritto nel farlo, verso tutte le ingiustizie perpetrate quotidianamente in e da questo vergognoso mondo globalizzato, ingiusto, intollerante, e assai poco solidale con i più deboli, etc. Un Omicidio di Stato in "piena regola" che va ad aumentare il già tragico elenco di tutti coloro uccisi da questo vergognoso stato di polizia, dittatoriale-fascista-catto-borghese, in cui chi sta dalla parte di Carlo paga, tutto e subito, anche senza avere colpe, e chi sta dall'altra NO, anzi viene promosso a pieni gradi e fa carriera istituzionale. Uno Stato di Merda, questo, DOVE LA LEGGE NON È UGUALE PER TUTTI, come si evince dalle sentenze dei giorni passati per Bolzaneto e Diaz, e come da tante altre in passato. Carlo fa parte ahinoi di una "folla" di persone, spesso giovanissime, come appunto Egli era, falciate ed uccise in circostanze simili (ricordiamo Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino e tanti, troppi altri), vittime queste, molte volte sconosciute alle cronache e del tutto dimenticate, come spesso, troppo spesso avviene, e che dopo aver subito pesanti maltrattamenti ingiustificati o sevizie inumane gratuite praticate sia nelle strade, sia soprattutto dopo nelle loro fottute caserme di Ps o Cc, non potranno nemmeno sporgere denuncia o avere giustizia, perchè o non ne usciranno vivi o chi si "salva" sà che tanto le "merde di stato" resteranno cmq impunite, visto che loro sono il potere, loro sono lo stato. Anzi chi si azzarda a rivelare le loro malefatte, verrà poi impunemente perseguitato e minacciato di tutto e di più. Arresti, torture ingiustificate ed incostituzionali  senza alcun motivo legale o attuate con un qualche artefatta scusa, come avvenne appunto in quel di Genova 2001 nei violenti e gratuiti pestaggi ai danni di TUTTI i manifestanti, senza nessuna distinzione di età e di sesso o come nelle vergognose vicende, rimaste ovviamente impunite, della scuola Diaz e nella caserma lager di Bolzaneto. Situazioni in pieno contrasto con l'immagine di libertà civile e democratica che questo fottuto paese dovrebbe avere, e che la propaganda di Stato cercò di sbandierare in quei giorni come ormai impunemente fa da più di sessant’anni,  sostituendo sempre e cmq alla realtà dei fatti ed alle inconfutabili prove di colpevolezza, una vergognosa trama di falsità e depistaggi di stato, collusioni mafiose e delinquenziali di ogni tipo o attraverso i loro classici stereotipi mediatici e televisivi. Uno Stato autoproclamatosi democratico, ma che da sempre, in barba ai principi enfaticamente proclamati nelle loro stesse carte costituzionali, apre il fuoco su folle di manifestanti che osano contraddirlo, cercando o chiedendo libertà, lavoro, pace, diritti e giustizia. Uno Stato che addestra, con i nostri soldi, i suoi agenti in assassini legalizzati, pronti solo a reprimere qualunque esternazione di dissenso risulti a Lui fastidiosa, o troppo evidente di fronte all'opinione pubblica, pestando con eguale ferocia (o uccidendoli come fu per Carlo ed altri) giovani, uomini, donne, anziani e disabili. Arrivando ad usare spesso e volentieri, trattamenti indegni e vergognosi per un paese che si autodefinisce civile, ma che di civile non ha proprio nulla. Costoro arrivano senza problemi anche alla tortura, che sanno tanto poi resterà impunita, perpetrata in piena tranquillità a tutti coloro, verranno poi condotti nelle caserme o nelle carceri e coprendo ogni delitto ed ogni abuso con il silenzio e quando non vi si riesce, con la menzogna. Tornando ai fatti di Genova 2001 l’unica forma di "democrazia" dimostrata da questi assasini di Stato verso i manifestanti, sta nella "parità di trattamento" evidenziato appunto nei pestaggi ed altre vergognose nequizie cui sono stati sottoposti i giovani massacrati nella scuola Diaz e chi ebbe la disgrazia di passare per Bolzaneto. Non dimentichiamoci comunque che queste pratiche violente e discriminatorie non sono affatto nuove per questi assassini di stato, ricordando anche ciò che venne fatto ai danni di operai, contadini che nella storia manifestarono reclamando i loro diritti quali lavoro, salario, e perfino l’acqua, o tutti quei militanti di sinistra, che a loro dire, storicamente hanno arrecato "fastidio" allo Stato, e che quindi solo perchè si era "contro il sistema" andavano severamente puniti, se non peggio. Purtroppo in questo fottuto paese, dove ricordiamo, LA LEGGE NON È UGUALE PER TUTTI, mai nessun funzionario di polizia, ufficiale dell’esercito o dei carabinieri, semplice agente o milite, ha mai riportato una condanna penale significativa, né ha mai varcato la soglia di un carcere per aver ucciso, tanto meno per aver pestato o torturato un normale cittadin*. E quando, anche dinanzi alla evidenza dei fatti ed alle schiaccianti prove, la magistratura ha dovuto suo malgrado procedere contro questi assassini di stato alle cosiddette forze di sicurezza, ha pronunciato poi sempre e cmq la sentenza più iniqua, o come in certi casi, non la ha pronunciata affatto, dimostrando e sentenziando quindi la più offensiva e vergognosa soluzione sia per l* vittim* in questione, sia per chi tristemente rimane a piangere i propri cari senza un colpevole e senza nessuna giustizia.

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E lo stesso è accaduto nei casi di questi giorni, come anche in tutti quei casi di uccisione di cittadini in "operazioni di ordine pubblico" di tipo diverso, in virtù delle leggi che ripetiamo NON SONO UGUALI PER TUTTI, dove "inciampamenti", "errori", "tragiche fatalità", chiamateli come cazzo vi pare,  sono sempre venuti incontro e sono sempre stati portati in soccorso di questi fottuti assassini di stato. Tutte condanne virtuali che neanche poi furono registrate nel certificato penale perché cancellati dalla non menzione, in aggiunta alla condizionale eccetera, ed oggi con le nuove leggi del nano ex-pelato (blocca processi etc) e della sua cricca di repubblichini e xenofobi è ancora peggio. Questi sono stati il maggior prezzo pagato da questi fottuti assassini di stato, a spese sempre e comunque della vita dei cittadini di questo paese di merda chiamato Italia.


sabato, 19 luglio 2008
Dagli interrogatori effettuati dai pm di Genova emersero chiaramente le gravi responsabilità dei dirigenti della polizia intervenuti nella scuola durante il G8 del luglio 2001. I celerini romani "risposero" dei 61 feriti gravi, gli alti funzionari anche di falso e calunnia per le false molotov ritrovate, aloro dire, alla Diaz. In un paese "normale" come minimo avrebbebbero dato l'addio alla ps, ma purtroppo siamo in italia. Due vicequestori le portano a Caldarozzi e Luperi, vicecapi dello Sco e dell'antiterrorismo. Gratteri, La Barbera e Murgolo c'erano ma dormivano. E dietro il "pentito" Burgio ed il "Giuda" Troiani si allungò l'ombra del capo dei capi della celere, Valerio Donnini, il padre del nucleo speciale antisommossa.

Nel massacro cileno operato in quel della Diaz dalla FASCISTA polizia italiana, furono sessantuno i feriti tra gente che dormiva, spaccando milze e teste senza pietà. Hanno manipolato le prove, come le due famose bottiglie molotov, per arrestare 93 innocenti. Durante l'inchiesta sull'assalto cileno fascista alla scuola Diaz, che portò i pm ad interrogare come testimone anche Gianni De Gennaro, che poi ha fatto carriere come tanti altri, consegnava allora (nel 2003) questi superpoliziotti che negarono l'evidenza, si contraddissero, calpestarono la procedura penale e finché hanno potuto, scaricando sul reparto mobile romano (ex celere) di Vincenzo Canterini. Nessuno di loro vide alzare un manganello. Da Canterini al prefetto Arnaldo La Barbera entrarono tutti «dopo», «in posizione arretrata», «tra gli ultimi», «quando la situazione era ormai congelata». Ed è incredibile l'atteggiamento tenuto all'epoca da un "big" come Gianni Luperi, numero due dell'antiterrorismo del Viminale (ex Ucigos) e al G8 responsabile della sala internazionale delle polizie. A luglio 2003 Luperi rifiutò di rispondere ai pm, (come 27 dei 29 imputati hanno vergognosamente fatto), comportamento sicuramente garantito ai privati cittadini, ma certo poco opportuno per un dirigente della polizia, o per altri alti funzionari della digos e dei servizi segreti, al quale i magistrati intendevano mostrare il filmato che lo ritraeva chiaramente con la busta delle molotov in mano nel cortile della Diaz. Il vicequestore aggiunse che quella busta la portò, il 37enne Pietro Troiani, reo confesso perché inchiodato da un agente che ha ormai lasciato la ps, il «supertestimone» 34enne Michele Burgio, che rifiutò a sua volta il confronto con il collega al quale dichiarò di aver consegnato gli ordigni, Massimiliano Di Bernardini della squadra mobile romana (36), lo stesso funzionario che dovette anche ammettere di non aver mai subito la famosa «sassaiola», pretesto ufficiale della «perquisizione» della sera del 21 luglio 2001. E ancora, il capo del Servizio centrale operativo (Sco) Franco Gratteri, uomo di punta della lotta alla mafia e pupillo di De Gennaro, fece la figura di quello che c'era ma forse dormiva, tutta colpa dei celerini, disse Gratteri, "perdendo" tempo solo a spiegare della squadretta da lui mandata "per errore" al Media center della scuola di fronte (in cui ci furono computer distrutti, hard disk trafugati etc...) e correggendosi come potè dopo la visione del filmato che lo inquadrava a pochi metri da Gilberto Caldarozzi (suo vice) che confabulava con Luperi con la busta in mano. Conviene sapere cosa raccontarono perché tutti eravamo sicuri di  come sarebbe finita l'inchiesta principale sul G8 del 2001. I sostituti Francesco Albini Cardona, Monica Parentini, Vittorio Ranieri Miniati, Francesco Pinto ed Enrico Zucca dovettero difendere il loro lavoro dal procuratore reggente Francesco Lalla, fin dall'inizio il più "comprensivo" con la ps. e vista l'impossibilità di individuare i singoli picchiatori (al di là dell'appartenenza o meno al nucleo romano) perché quasi tutti a volto coperto, l'incriminazione per lesioni gravi passò per l'articolo 40-II comma del codice penale, che dovrebbe punire il poliziotto per non aver impedito un reato, criterio confortato dalla giurisprudenza ma al quale Lalla fece argine. Del resto i circa cento indagati per lesioni sarebbero stati tutti già assolti se i pm non avessero scoperto la messinscena delle molotov, con la quale poterono aggiungere le ipotesi di falso ideologico e calunnia per i tredici firmatari del verbale d'arresto e gli altri funzionari presenti (diciannove in tutto). Anche per quanto riguarda Donnini, il "generale" fantasma, bisognò partire dalle due molotov, ritrovate (a loro dire) quel pomeriggio durante gli scontri in corso Italia dal vicequestore Pasquale Guaglione, che poi dichiarò ai pm di "riconoscerle". Infatti dal verbale si apprese che Guaglione le consegnò a Valerio Donnini, dirigente superiore del Viminale e predecessore di Canterini alla guida della celere romana, padre del nucleo antisommossa. In omaggio alla vecchia scuola militare qualche poliziotto lo chiama ancora "generale". E al G8 il generale Donnini aveva il coordinamento operativo e logistico dei contingenti dei reparti mobili, dei reparti volo, delle squadre nautiche e delle unità speciali, manco fossero in guerra, ottenuta da una ordinanza del Viminale, pensate un pò che roba. Era insomma il capo dei capi della celere, una specie di "comandante fantasma" per dirla con il manifesto del 12 agosto 2001 che per primo all'epoca pubblicò il suo nome. Donnini, secondo Guaglione, avrebbe detto "queste le prendo io perché sono importanti". Il generale negò, ammettendo però di averle messe sul Magnum, la jeep su cui si spostava con l'autista Burgio. Il ragazzo raccontò di una risposta sgarbata, infatti disse; "Quando arrivò" il dottor Donnini io gli feci presente che c'erano le bottiglie e lui si rivolse a me in modo fortemente alterato - riferì il teste Burgio il 4 luglio 2002 - come se avessi fatto una domanda stupida o che comunque non avrei dovuto fare". Donnini, sempre il 4 luglio, negò, dicendo "Escludo di aver dato ad una sua osservazione che non ricordo affatto una risposta così ambigua e, se mi si consente, anche frutto di una maliziosa illazione, come se io non avessi interesse alla consegna formale. Tale dovere incombeva al Burgio" (complimenti). Burgio faceva l'autista per la struttura logistica, prima scarrozzò Donnini e la sera lo portò da Troiani alla Diaz. Il 10 luglio confermò quanto segue: "Ricordo di aver parlato delle bottiglie al dottor Donnini e questi mi rispose male ed alquanto spazientito", ed anche: "Ero preoccupato per la presenza delle bottiglie. Avrei potuto e dovuto procedere anch'io per la consegna in questura, ma essendo stato abituato, sin da quando prestavo servizio sulle volanti, che per qualsiasi cosa si devono richiedere disposizioni al superiore presente sulla vettura, avendo io chiesto disposizioni prima al dott. Donnini e poi al dott. Troiani e non avendole ricevute, non ho ritenuto di prendere iniziative". L'iniziativa (da solo) la prenderà Troiani. Burgio il "pentito", Troiani il "Giuda", ed alla sera fu lo stesso Donnini infatti a mobilitare il nucleo antisommossa per la sedicente "perquisizione", sia pure condividendo con altri quell'inspiegabile ricorso alla celere, che poi si capirà chiaramente a cosa servì. Le molotov cmq erano ancora sulla jeep, Burgio le spostò solo nel portabagagli. A quel punto entrò in scena Troiani, che si servì dello stesso autista in quanto facente parte della struttura di Donnini (del quale fu peraltro allievo assai riconoscente). Alla Diaz non ci sarebbe neanche dovuto andarci, Troiani. Anzi, nei primi documenti il suo nome non c'era: infatti lo fece il Burgio. Sentito come teste il 1° luglio 2003  Troiani dapprima negò, raccontando che le bottiglie erano state trovate fuori dalla Diaz, dicendo che "Il mio autista Burgio si avvicinò e mi disse che in macchina o nelle immediate vicinanze erano state trovate, non so se da lui o da altri, due bottiglie molotov. (...) Io le ho portai subito a Di Bernardini e poi andai via". Poi, quando il pm gli fece notare che questo contrastava con le dichiarazioni di Di Bernardini, Troiani aggiunse: «Lo so, a Di Bernardini dissi che i miei le avevano trovate nel cortile della scuola o sulla scala d'ingresso" e il pm allora fece rilevare che che nel verbale veniva evidenziata una circostanza ancora diversa sul ritrovamento. (e cmq c'era scritto nella scuola, e non fuori ). Allora Troiani disse: "Mi rendo conto della mia leggerezza, il mio problema era solo liberarmi di quelle bottiglie", ammettendo candidamente che la stessa squadra mobile di Roma cui apparteneva Di Bernardini, notificandogli la convocazione, lo aveva messo in contatto con lui: "La dottoressa Manti mi fornì il numero di telefono del collega, anzi mi fece direttamente il numero lei, poi mi sentii anche con Burgio". Ma a quel punto Troiani venne indagato e per la ps diventò "il traditore": fece infatti pensare a lui il Giuda di Giotto stampato sul frontespizio del rapporto di settembre della Digos genovese.
martedì, 01 luglio 2008
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A sette anni di distanza dalle giornate del G8 di Genova, le verità storicamente acquisite ed ampiamente documentate sulle violenze e le torture praticate dalle forze dell'ordine nella caserma-lager di Bolzaneto e la "macelleria messicana" della scuola Diaz dovrebbero assumere l'ufficialità di verità giudiziaria con l'emissione delle sentenze contro i "tutori" dell'ordine sotto processo. E' d'obbligo l'uso del condizionale poiché gli ultimi provvedimenti posti in essere dall'attuale governo dittatoriale fascista e xenofobo, lo stesso che si rese artefice nel 2001 delle più gravi violazioni ai diritti civili della storia repubblicana, porteranno al blocco totale di 100.000 procedimenti in corso tra cui appunto quelli relativi ai fatti di Genova, che vedono coinvolti, in veste d'imputati, dirigenti, funzionari, medici e semplici agenti responsabili dell'efferato piano di sospensione dei diritti costituzionali e dello stato di diritto. La militarizzazione della città, la violenza cieca contro i manifestanti e la criminalizzazione indiscriminata furono i mezzi con cui lo "stato" tentò di stroncare (continuando a farlo impunemente a tutt'oggi), l'opposizione sociale alle catastrofiche e nefaste politiche neo-liberiste dei grandi della Terra. Sette anni di lotte e di conflitto hanno invece prodotto movimenti fortemente radicati e determinati nella difesa ad oltranza dei territori e delle risorse comuni. Da parte sua lo stato risponde istituzionalizzando la militarizzazione permanente delle città e dei territori "a rischio" (i 2500 militari in strada con funzioni di "ordine" pubblico nelle grandi città, i vari folli pacchetti sicurezza, i razzisti rastrellamenti contro i migranti, le xenofobe ed Incostituzionali  impronte digitali ai bimbi rom, la vergognosa norma della clandestinità come reato penale), inasprendo le normative repressive di una legislazione definita emergenziale ormai da trent'anni. Insieme a questo "razzismo-fascismo" istituzionale viene tollerato, se non alimentato, un "razzismo-fascismo" sociale che ha prodotto veri e propri pogrom contro i migranti e i rom, aggressioni e spedizioni punitive contro gli spazi autogestiti o ragazzi con il look "non confacente", e gli attacchi ai diritti verso gay, lesbiche e trans. Sempre più gli eventi di oggi ci convincono che il clima cileno del G8 2001 fosse null'altro che una prova generale di come gli stati nazionali, in generale con quello italiano in testa, declinino la teoria della guerra globale permanente ad uso interno di controllo sociale e di repressione del conflitto. Ripensare a Genova, preparandoci TUTTI per contestare il G8 di La Maddalena 2009, vuole dire capire e disvelare la folle corsa distruttiva di un capitalismo in decomposizione che ha costantemente bisogno di milioni di vittime per sopravvivere e un sistema di potere/comando che ha come obiettivo prioritario la distruzione del conflitto sociale, se non l'eliminazione fisica di chi, come a Genova, vi si oppose.