martedì, 12 agosto 2008
"Per la Bolivia si apre davvero una storia nuova, una storia fatta di uguaglianza, giustizia, equità, pace e giustizia sociale"

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"Somos todos Evo"

Evo Morales ha vinto. Una vittoria rotonda, piena, senza ombre. Con oltre il 62% dei voti, otto punti in più del risultato delle presidenziali del 2005, il presidente indio e il suo abilissimo vice, l'intellettuale bianco Alvaro Garcia Linera, la vera anima radicale del governo, sono stati confermati alla guida del Paese. Il referendum revocatorio li ha incoronati di nuovo. Un processo di identificazione totale lega il popolo boliviano al suo Presidente, una connessione sentimentale profonda che si ritrova nei volti di quei contadini che, in lunghissime file davanti ai seggi, hanno aspettato silenziosamente il loro turno per votare, si votare Evo Morales, perchè "Tutti siamo Evo". Evo lo chiamano, usano solo il nome per parlare del Presidente della Repubblica ed ognuno di loro è pronto a raccontare, con minuzie di particolari, quando Evo è andato nel loro villaggio. Questa la bellezza della nuova Bolivia che cresce ogni giorno, con i racconti di questi campesinos e l'efficace semplicità nel descrivere l'impegno del governo per i più poveri e con le pericolose ed allo stesso tempo vergognose false rivendicazioni delle oligarchie imprenditoriali che però  "Evo ha cacciato dal potere". Infatti la vergognosa stampa boliviana, controllata dai ricchi latifondisti del Paese, ha agitato gli animi lasciando presagire scontri e violenze e spalleggiando i prefetti delle regioni che rivendicano l'indipendenza dal potere centrale, il popolo boliviano ha dato un grande esempio di partecipazione democratica. Il voto, negli ultimi anni, è diventato sacro: è una conquista recente, perché solo grazie ad Evo l'opinione dei contadini più poveri del Paese è tenuta in grande considerazione fino a diventare espressione del governo. Evo ha trasformato i diseredati della terra in protagonisti del proprio futuro, ha consegnato il potere reale nelle mani di chi non aveva mai percepito di essere importante. Hanno la faccia scavata di chi ha lavorato una vita, la fatica è scritta nelle loro mani e nella loro lentissima andatura. Niente può fermare il popolo boliviano il giorno del voto, in quel 10 agosto che ha rafforzato il prestigio nazionale ed internazionale di Evo Morales, unico presidente nella storia della Bolivia ad avere un consenso superiore al 60%. Nessuno vuole mancare alla "festa" del referendum ed infatti l'83% di affluenza alle urne non è frutto esclusivo dell'obbligatorietà dell'esercizio elettorale ma è emblematico di una voglia reale di partecipazione e di cambiamento. Evo Morales è espressione di questa impresa democratica, di questa straordinaria offensiva politica, sociale e culturale che ha trasformato l'America Latina nel laboratorio più avanzato della sinistra anti-liberista. Tutto ciò mentre le edizioni straordinarie dei telegiornali delle scandalose televisioni private, raccontando di inesistenti frodi e violenze nei seggi, trasmettevano il discorso di Ruben Costas, il prefetto filo-fascista confermato di Santa Cruz, che si lanciava in una invettiva inqualificabile, razzista ed eversiva, contro Evo Morales, parlando di "fondamentalismo Aymara" (Evo Morales è un indios Aymara) e di "terrorismo di Stato" mentre i suoi ricchi seguaci accorsi in piazza con le bandiere indipendentiste di Santa Cruz urlavano come cornacchie spellacchiate "Evo assassino".
domenica, 18 novembre 2007
pulsioni di sangue

Nei giorni scorsi a Madrid un giovane antifascista di 16 anni e’ stato accoltellato a morte da un neonazista, nella metro della capitale spagnola, durante la manifestazione del Partito della “Democracia Nacional”. Il tutto si e’ svolto mentre i giovani raggiungevano un presidio antifascista, convocato in risposta alla manifestazione neonazista. Il giovane sarebbe stato attaccato, mentre si trovava con altri compagni nel sottopassaggio della metro, con un coltello da caccia lungo 25 cm. Un altro ragazzo e’ ferito in modo grave,mentre altri 2 hanno subito “solo” lievi ferite. Nel frattempo gli attivisti nella contro-manifestazione antifascista hanno subito cariche con lacrimogeni e pallottole di gomma mentre tranquillamente si svolgeva la parata nazista. I manifestanti hanno in seguito cercato di bloccare le strade prinicipali di Madrid, la polizia ha reagito con cariche.
Quando nella stazione infatti sono arrivati altri antifascisti è intervenuta pesantemente la polizia che ha percosso i manifestanti e ha bloccato lungamente gli ingressi, causando un rallentamento dei soccorsi nei confronti degli aggrediti. Si moltiplicano così, nella totale impunità, le aggressioni compiute da esponenti di diverse organizzazioni dell'estrema destra nei confronti dei giovani dei centri sociali, di immigrati, di omosessuali, di baschi, con i giornali ed i media spagnoli che parlano per lo più di "scontri tra bande" per giustificare una presunta equidistanza che in realtà concede campo libero alle aggressioni contro dissidenti politici e "diversi". In questi giorni successivi al vile assassinio, ci sono state manifestazioni antifasciste che sono state portate avanti praticamente in tutte le maggiori città dello Stato Spagnolo. A Madrid hanno manifestato migliaia da persone, e tanti altri manifestanti poi la sera dell'accaduto, hanno bloccato alcune vie del centro storico, a poche centinaia di metri dalla Puerta del Sol al grido di “No Pasaran” e di “Asesinos” hanno presidiato il centro della città. Le forze di sicurezza, come detto sopra, sopraggiunte poco dopo hanno duramente caricato i manifestanti producendo alcuni feriti che sono stati ricoverati negli ospedali della città.