"Per la Bolivia si apre davvero una storia nuova, una storia fatta di uguaglianza, giustizia, equità, pace e giustizia sociale"

"Somos todos Evo"
Evo Morales ha vinto. Una vittoria rotonda, piena, senza ombre. Con oltre il 62% dei voti, otto punti in più del risultato delle presidenziali del 2005, il presidente indio e il suo abilissimo vice, l'intellettuale bianco Alvaro Garcia Linera, la vera anima radicale del governo, sono stati confermati alla guida del Paese. Il referendum revocatorio li ha incoronati di nuovo. Un processo di identificazione totale lega il popolo boliviano al suo Presidente, una connessione sentimentale profonda che si ritrova nei volti di quei contadini che, in lunghissime file davanti ai seggi, hanno aspettato silenziosamente il loro turno per votare, si votare Evo Morales, perchè "Tutti siamo Evo". Evo lo chiamano, usano solo il nome per parlare del Presidente della Repubblica ed ognuno di loro è pronto a raccontare, con minuzie di particolari, quando Evo è andato nel loro villaggio. Questa la bellezza della nuova Bolivia che cresce ogni giorno, con i racconti di questi campesinos e l'efficace semplicità nel descrivere l'impegno del governo per i più poveri e con le pericolose ed allo stesso tempo vergognose false rivendicazioni delle oligarchie imprenditoriali che però "Evo ha cacciato dal potere". Infatti la vergognosa stampa boliviana, controllata dai ricchi latifondisti del Paese, ha agitato gli animi lasciando presagire scontri e violenze e spalleggiando i prefetti delle regioni che rivendicano l'indipendenza dal potere centrale, il popolo boliviano ha dato un grande esempio di partecipazione democratica. Il voto, negli ultimi anni, è diventato sacro: è una conquista recente, perché solo grazie ad Evo l'opinione dei contadini più poveri del Paese è tenuta in grande considerazione fino a diventare espressione del governo. Evo ha trasformato i diseredati della terra in protagonisti del proprio futuro, ha consegnato il potere reale nelle mani di chi non aveva mai percepito di essere importante. Hanno la faccia scavata di chi ha lavorato una vita, la fatica è scritta nelle loro mani e nella loro lentissima andatura. Niente può fermare il popolo boliviano il giorno del voto, in quel 10 agosto che ha rafforzato il prestigio nazionale ed internazionale di Evo Morales, unico presidente nella storia della Bolivia ad avere un consenso superiore al 60%. Nessuno vuole mancare alla "festa" del referendum ed infatti l'83% di affluenza alle urne non è frutto esclusivo dell'obbligatorietà dell'esercizio elettorale ma è emblematico di una voglia reale di partecipazione e di cambiamento. Evo Morales è espressione di questa impresa democratica, di questa straordinaria offensiva politica, sociale e culturale che ha trasformato l'America Latina nel laboratorio più avanzato della sinistra anti-liberista. Tutto ciò mentre le edizioni straordinarie dei telegiornali delle scandalose televisioni private, raccontando di inesistenti frodi e violenze nei seggi, trasmettevano il discorso di Ruben Costas, il prefetto filo-fascista confermato di Santa Cruz, che si lanciava in una invettiva inqualificabile, razzista ed eversiva, contro Evo Morales, parlando di "fondamentalismo Aymara" (Evo Morales è un indios Aymara) e di "terrorismo di Stato" mentre i suoi ricchi seguaci accorsi in piazza con le bandiere indipendentiste di Santa Cruz urlavano come cornacchie spellacchiate "Evo assassino".
"Somos todos Evo"
postato da: skenderback alle ore 18:00 | Permalink | commenti
categoria:politica internazionale, notizie, america latina, girovagando, socialismo, antimperialismo, esseri unici, antifascismo spagnolo, anti multinazionali, rivoluzionando, salviamo gli indios, guerra antimperialista, antixenofobia, futuro comunista, anti capitalismo, no a pascua lama, anti americano, anti globalizzazione
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