domenica, 08 novembre 2009
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92° anniversario della Rivoluzione d'Ottobre

La borghesia è riuscita ad uccidere in molti lavoratori la fiducia di essere capaci di conoscere la verità e la fiducia di essere capaci di cambiare il mondo, di costruire un mondo a misura dei loro bisogni, delle loro migliori aspirazioni e dei loro migliori sentimenti. Ma non è riuscita a ucciderla in tutti. Milioni di lavoratori conservano quella fiducia e gli altri, quelli in cui la fiducia è morta, hanno bisogno che il nostro contagio la rianimi, perché è l'unico modo in cui possono uscire dal marasma e dall'incubo in cui la borghesia li ha cacciati e ogni giorno di più li affonda. La lotta per far fronte agli effetti devastanti delle contraddizioni del capitalismo, rese nuovamente laceranti in tutti i paesi dal procedere della sua seconda crisi generale, in ogni angolo del mondo dovrà essere una priorità assoluta, per tutti. Il 9 novembre 1989 padroni e Vaticano hanno annunciato al mondo che il crollo del muro di Berlino segnava la morte del comunismo e il trionfo del capitalismo con cui avrebbe avuto inizio un epoca di pace e democrazia. Negli ultimi 20 anni l'enfasi dei loro proclami è aumentata tanto quanto è diminuita, man mano, la certezza che ciò fosse vero. Senza i vincoli posti dal movimento comunista, i capitalisti hanno dispiegato liberamente la loro attività in tutto il mondo: il risultato è il disastro in cui siamo immersi. A 20 anni dal crollo del Muro del revisionismo, milioni di operai, lavoratori, donne, giovani, in ogni angolo della terra salutano il 92° anniversario della Rivoluzione d'Ottobre come l'alba di una nuova civiltà che si affaccia al mondo, la soluzione della crisi che genera morte, miseria, abbrutimento, devastazione ambientale e oppressione. 92 anni fa gli operai e le masse popolari russe, guidate dal Partito Comunista, mostrarono ai lavoratori del mondo intero che rovesciare il potere feudale, cacciare gli imperialisti e costruire uno stato governato e diretto dai lavoratori e dalle masse popolari era possibile. Facendo fronte alle aggressioni degli imperialisti, ai sabotaggi, alzarono più in alto la bandiera che la classe operaia aveva già issato con la Comune di Parigi e crearono per la prima volta nella storia dell'umanità un paese socialista: collettivizzazione dei mezzi di produzione, abolizione della proprietà privata, collettivizzazione delle terre, alfabetizzazione di massa, autodeterminazione dei popoli oppressi e delle minoranze, emancipazione delle donne. In pochi decenni l'Unione Sovietica ha mostrato che, libera dai vincoli dello sfruttamento e del profitto, l'umanità ha di fronte a sé un futuro di sviluppo, emancipazione, solidarietà e prosperità. Sulla spinta della Rivoluzione d'Ottobre si è sviluppata la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale che ha cambiato la faccia del mondo: ha orientato la lotta vittoriosa contro i nazisti e i fascisti che, sostenuti più o meno apertamente dagli imperialisti, avevano il mandato di cancellare dalla storia l'Unione Sovietica, ha aperto la strada alla costruzione di altri paesi socialisti che sono arrivati a comprendere un terzo dell'umanità, ha contribuito in modo determinante alle conquiste di civiltà e benessere ottenute con le lotte delle masse popolari dei paesi imperialisti e ha alimentato le lotte di liberazione nazionale nei paesi coloniali. Oggi la crisi del capitalismo è entrata nella fase acuta e irreversibile e anche le fanfare delle celebrazioni della caduta del muro di Berlino e della morte del comunismo sono confuse fra le grida dei borghesi, dei vescovi e degli imperialisti: alcuni gridano alla fine del mondo (e hanno ragione... è la fine del loro mondo!), altri si affannano per convincere che la crisi è finita, mentre cercano di salvare il salvabile delle loro ricchezze e del loro potere. La loro società cade a pezzi, le loro aziende chiudono, il degrado e l'abbrutimento morale e materiale dilagano, come la corruzione; i loro appelli alla mobilitazione reazionaria delle masse popolari e alla guerra fra poveri cadono nel vuoto, o comunque non raccolgono e non intruppano la maggioranza dei lavoratori e delle masse popolari. Non hanno nessuna soluzione credibile, plausibile, realistica e costruttiva per le masse popolari per uscire dalla crisi. La mobilitazione popolare cresce, crescono le lotte contro i licenziamenti, per difendere le conquiste e i diritti, per difendere la dignità e il livello di civiltà e moralità raggiunto dalle masse popolari con le lotte dei decenni passati. Centinaia di migliaia di lavoratori, donne, giovani cercano una strada per non pagare la crisi dei padroni, perché non si rassegnano ad essere carne da macello o da cannone per la borghesia. L'Unione Sovietica e gli altri paesi sono crollati, ma perché una parte dei "comunisti" hanno volutamente commesso degli errori: il risultato è che i partiti comunisti, gli organismi statali e produttivi sono stati presi in mano da chi sosteneva che l'importante non era sviluppare e rafforzare sempre più la direzione dei lavoratori e delle masse in ogni campo, ma solo produrre di più e meglio, e diventare una grande potenza imperialista, più "forte" ancora dei paesi imperialisti. Lì sono iniziati i guai per le masse dei paesi socialisti, è così che i borghesi vecchi e nuovi hanno ripreso via via potere e libertà, è così che hanno iniziato a restaurare gradualmente il capitalismo. E gli orrori sono arrivati quando i criminali e i nuovi zar sino a Putin oggi, degni compari dei potenti nostrani e del mondo, hanno iniziato a imporre su grande scala e con ogni mezzo le "delizie" del capitalismo. La lezione è che dobbiamo imparare dai nostri errori per fare meglio, per andare più avanti! E come gli uomini sono passati dalle caverne a viaggiare nello spazio! Noi metteremo fine una volta per tutte al vergognoso sistema capitalistico, allo sfruttamento economico, all'oppressione politica e all'arretratezza culturale,  e tanto altro..! Un altro mondo è possibile e la sua costruzione incomincia dal mettere alla direzione della nostra società individui e organismi che misurano il loro successo e spingono ognuno di noi a misurare il proprio successo dal numero di uomini e donne, di bambini e vecchi che si liberano dal bisogno, affrontano con serenità la vita, trovano un posto e un ruolo dignitoso nella società, esprimono il meglio che le loro caratteristiche individuali permettono e guardano con fiducia e speranza al loro avvenire.

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sabato, 24 ottobre 2009
Dobbiamo rifiutare il solito ricatto del “o questo o niente” e trattare come merita chi questi ricatti ce li vorrebbe imporre!



Sono centinaia di migliaia i lavoratori che il 23 ottobre hanno manifestato in tutto il Paese con il Patto di Base in occasione dello sciopero generale nazionale di 24 ore proclamato RdB, SdL Intercategoriale e Confederazione Cobas. 150.000 a Roma per la manifestazione nazionale, dove hanno sfilato in corteo da Piazza della Repubblica a San Giovanni i tanti protagonisti delle lotte in corso in tutti i settori del mondo del lavoro: dalle fabbriche mobilitate contro la chiusura, ai dipendenti pubblici contro il decreto Brunetta, dai lavoratori della scuola che contrastano la distruzione dell’istruzione pubblica, ai lavoratori dei trasporti ai tanti precari che, nonostante Tremonti ed ormai immunizzati agli annunci, sono scesi in piazza per rivendicare lavoro vero e reddito per tutti/e. Il corteo è stato aperto dallo striscione unitario del Patto di Base: UNIFICARE LE LOTTE PER NON PAGARE LA CRISI. In testa una “Banda Bassotti”, con tanto di mascherina e refurtiva: Brunetta, Tremonti, Confindustria e Cgil Cisl Uil che portano via nel sacco Salari, Diritti, Dignità e Democrazia. Tanti gli scudi di cartone, con sopra il volto del Ministro del Tesoro e la scritta “Scudo fiscale = condono agli evasori e più tasse ai lavoratori”. Impedita di fatto la partecipazione al corteo dei lavoratori del trasporto aereo i quali, a causa dell’ennesimo intervento da parte del Ministro dei Trasporti che ha ristretto lo sciopero a sole 4 ore (12.00/16.00), hanno organizzato un presidio a Fiumicino. In base alle prime stime, sono circa due milioni i lavoratori che oggi hanno incrociato le braccia. Molte le scuole e gli uffici pubblici rimasti chiusi hanno prodotto pesanti disagi come anche nei trasporti, nonostante il naufragato tentativo di Matteoli di impedire lo sciopero nel settore. Positivamente quindi si è avviato un percorso di unificazione del sindacato di base (a partire dalla nascita del Patto di base), che va nel senso del superamento della frammentazione e del settarismo. Occorre rafforzare questo processo, al fine di costruire un sindacato di classe e di massa, a partire dal coordinamento e l'unità d'azione del sindacalismo di base e dei settori classisti in Cgil. Oggi più che mai - di fronte agli attacchi sempre più pesanti del padronato, di fronte al licenziamento di milioni di lavoratori, di fronte all'inasprimento delle misure repressive nei confronti della classe lavoratrice - è necessario battersi per sottrarre i lavoratori dal peso delle burocrazie sindacali di Cgil, Cisl e Uil e per la costruzione di un sindacato che sia espressione della contrapposizione delle masse lavoratrici contro il capitale (cioè basato sull'indipendenza di classe dalla borghesia, dal suo Stato, dai suoi governi); che faccia della lotta ad oltranza lo strumento privilegiato del suo operare; che miri al rovesciamento degli attuali rapporti di forza, a partire dalla difesa degli interessi della classe lavoratrice.
Vari Audio dalla piazza:

- http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/sciopero23ottobre2009/giangi%20corteo%201.mp3

- http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/sciopero23ottobre2009/giangi%20corteo%202.mp3

- http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/sciopero23ottobre2009/giangi%20corteo%203.mp3

(da Radio Onda Rossa )


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BLITZ AL MINISTERO DELL’ECONOMIA: IL REDDITO NON E’ UNA LOTTERIA
In 300 chiedono a Tremonti incontro su nuovo welfare

Al termine della manifestazione nazionale indetta a Roma per lo sciopero generale, circa 300 fra attivisti di RdB, Cobas, SdL, Blocchi Precari Metropolitani, del movimento di lotta per la casa, dei centri sociali, dei coordinamenti dei migranti e dei disoccupati, si sono recati in corteo davanti al Ministero dell’Economia e Finanze e stanno dando vita ad un’iniziativa per rivendicare un welfare adeguato alle necessità del Paese. Dietro allo striscione “WIN FOR RIGHTS – IL REDDITO NON E’ UNA LOTTERIA”, è stata bloccata via XX Settembre, mentre tende e materassini, definiti come “gli unici ammortizzatori sociali rimasti”, sono stati collocati davanti all’ingresso principale del MEF insieme ad una riproduzione della Ruota della Fortuna ed alla “Misery card”, contro la politica dell’elemosina sociale. “Non è che Tremonti sta difendendo l’unico posto fisso, che è il suo?”, gridano i partecipanti, che chiedono un incontro con il Ministro per un reale confronto su quale tipo di welfare è stato disegnato per il nostro Paese.

PATTO DI BASE PROTESTA DAVANTI AMBASCIATA DI SPAGNA:
LIBERATE SINDACALISTI BASCHI ARRESTATI

A conclusione del corteo nazionale indetto in occasione dell’odierno sciopero generale, un gruppo di esponenti del Patto di Base si è recato davanti alla sede dell’ambasciata di Spagna, in piazza Mignanelli a Roma, e ha dato vita ad un presidio di protesta contro l’irruzione avvenuta nella sede del LAB, il più forte sindacato Basco, e contro l’arresto di 5 esponenti sindacali fra cui lo stesso Segretario Generale, con l’accusa di ricostituzione dell’ETA. Secondo i sindacati di base, si tratta di un intervento provocatorio che interrompe il processo di pace in atto. Per tale ragione, durante il presidio una delegazione ha tentato di consegnare all’Ambasciata di Spagna la richiesta dell’immediata liberazione dei sindacalisti del LAB, richiesta che l’Ambasciata ha rifiutato di accogliere. La richiesta verrà pertanto fatta pervenire nei prossimi giorni in migliaia di copie via posta elettronica al Ministero Interni spagnolo da parte dagli aderenti al Patto di Base.

martedì, 20 ottobre 2009

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia. Sei contenta se un ladro muore, se si arresta una puttana, se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana. Sei soddisfatta dei danni altrui, ti tieni stretti i denari tuoi, assillata dal grande tormento che un giorno se li riprenda il vento. E la domenica vestita a festa, con i capifamiglia in testa, ti raduni nelle tue chiese, in ogni città, in ogni paese. Presti ascolto all'omelia, rinunciando all'osteria, così grigia e così per bene ti porti a spasso le tue catene. Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia. Godi quando gli anormali sono trattati da criminali, chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali. Ami ordine e disciplina, adori la tua polizia tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare. Sai rubare con discrezione, meschinità e moderazione, alterando bilanci e conti, fatture e bolle di commissione. Sai mentire con cortesia, con cinismo e vigliaccheria, hai fatto dell'ipocrisia la tua formula di poesia. Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia. Non sopporti chi fa l'amore più di una volta alla settimana, chi lo fa per più di due ore, chi lo fa in maniera strana. Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista oppure un figlio non commerciante o peggio ancora uno comunista. Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto, sempre li fissa a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto. Sempre pronta a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa, sempre pronta a leccar le ossa al più ricco ed ai suoi cani. Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia, per piccina che tu sia, il vento un giorno ti spazzerà via.
martedì, 11 agosto 2009
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"L'odierno sistema di produzione capitalistico ha per presupposto l'esistenza di due classi sociali: da una parte i capitalisti che posseggono i mezzi di produzione e di sussistenza, dall'altra i proletari che sono esclusi da questo possesso, non hanno che un'unica merce da vendere, la loro forza-lavoro, e devono perciò vendere questa loro forza-lavoro per venire in possesso di mezzi di sussistenza. Il valore di una merce viene però determinato dalla quantità di lavoro socialmente necessaria incorporata nella sua produzione e dunque anche nella sua riproduzione, il valore della forza-lavoro di un uomo normale durante un giorno, un mese, un anno viene dunque determinato dalla quantità di lavoro incorporata nella quantità dei mezzi di sussistenza necessari per il mantenimento di questa forza-lavoro durante un giorno, un mese, un anno. Supponiamo che i mezzi di sussistenza dell'operaio per un giorno abbiano richiesto sei ore di lavoro per la loro produzione ovvero, ciò che è lo stesso, il lavoro contenuto in essi rappresenti una quantità di lavoro di sei ore; in questo caso il valore della forza-lavoro per un giorno si esprimerà in una somma di denaro la quale incorpora in sé pure sei ore di lavoro. Supponiamo inoltre che il capitalista che impiega il nostro operaio gli paghi per il suo lavoro questa somma, l'intero valore dunque della sua forza-lavoro. Se ora l'operaio lavora sei ore del giorno per il capitalista, egli lo ha interamente risarcito delle sue spese: sei ore di lavoro, per sei ore di lavoro. E' vero che in questo modo al capitalista non rimarrebbe nulla e perciò questi considera la cosa in un modo del tutto diverso: Io, dice, ho comperato la forza-lavoro di questo operaio non per sei ore, bensì per un'intera giornata, e per conseguenza egli fa lavorare l'operaio, secondo le circostanze, otto, dieci, dodici, quattordici e più ore, così che il prodotto della settima, dell'ottava e delle successive ore è un prodotto di un lavoro non pagato e passa intanto nelle tasche del capitalista. In questo modo l'operaio riproduce al servizio del capitalista non soltanto il valore della sua forza-lavoro che gli viene pagato, ma egli produce oltre a questo anche un plusvalore, di cui in un primo momento il capitalista si appropria e che in seguito viene ripartito in base a determinate leggi economiche tra l'intera classe capitalista e forma il nucleo fondamentale dal quale scaturiscono la rendita fondiaria, il profitto, l'accumulazione del capitale, in breve tutte le ricchezze consumate o accumulate dalle classi non lavoratrici. Con ciò era stato dimostrato che l'arricchimento dei capitalisti odierni consiste nell'appropriazione del lavoro altrui non pagato, esattamente come avveniva con l'arricchimento dei proprietari di schiavi o dei signori feudali che sfruttavano il lavoro servile, e che tutte queste forme di sfruttamento si distinguono unicamente per la diversa maniera con cui avviene l'appropriazione del lavoro non pagato. Ma con ciò veniva tolta anche l'ultima base a tutte le ipocrite frasi delle classi possidenti, che affermavano esservi nell'attuale ordinamento sociale diritto e giustizia, uguaglianza dei diritti e dei doveri e una generale armonia degli interessi, e veniva smascherata l'attuale società borghese non meno di quelle precedenti, come una istituzione grandiosa per lo sfruttamento dell'enorme maggioranza del popolo ad opera di una piccola minoranza sempre decrescente."

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lunedì, 02 febbraio 2009



 Perchè lo schiavo non è quello 
 che ha la catena al piede 
 ...ma chi non è più capace 
 di immaginarsi la libertà ! 

lunedì, 15 dicembre 2008
 “Vuoi rendere impossibile per chiunque opprimere un suo simile?  
 Allora, assicurati che nessuno possa possedere il potere” 
 (M. Bakunin) 


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Per affrontare con la massima apertura e disponibilità questa ricerca, occorre innanzitutto abbandonare i vari pregiudizi, chiarirci il più possibile le idee, e cioè partire dall'inizio. Il termine “anarchia” è infatti ancora un po' troppo avvolto nella confusione. Muoviamo allora dalle origini, dal significato della parola “anarchia”. Il termine “an-archia” deriva dal greco “αναρχία”, parola composta dalla radice α-(a-), senza, e dalla radice αρχ- (arch), governo, dominio, e viene solitamente tradotto con le espressioni “senza-comando”, “senza-potere”, “senza-autorità”. “Archi” (archi), primo termine di numerosi composti, deriva dal verbo “archein”, archein, comandare. Così “archia”, archia, da “archos”, archos, “arca”, nelle parole composte dotte significa “governo”, “dominio” (mon-archia, olig-archia) e “an-archos”, an-archos, può essere pertanto tradotto “senza un superiore”. Ma si considera anche, come secondo termine, “arch ”, arché, che unito alla radice α- diviene “an-arch”, an-arché. “Arché” però, prima ancora di “comando”, “potere”, “autorità”, significa “principio”, “origine e fine di tutte le cose”, perciò “anarchia” può anche voler dire “senza principio”, “senza divinità”, “senza dogmi”. Una delle definizioni del pensiero anarchico (in forma sintetica) è infatti “né Dio né padrone”. Sébastien Faure disse: “Chiunque neghi l'autorità e combatta contro di essa è un anarchico”. Definizione molto semplice, e per questo incompleta e alla fine fuorviante. Il pensiero anarchico è in realtà un pensiero complesso, policromo, talvolta contraddittorio. Semplificarlo non aiuta a conoscerlo e a liberarsi dalla confusione cui accennavamo prima. E' un pensiero che ha una sua storia peculiare e un proprio originale nucleo teorico-concettuale, che lo distingue da altre dottrine politiche, come il socialismo o il liberalismo, e che lo rende in un certo senso più ampio di queste, in quanto tende ad occuparsi dell'intera vita umana e non soltanto della gestione politica o di quella economica. Ma ciò che soprattutto lo distingue dalle altre dottrine politiche, è che per l'anarchismo non esiste una “umanità astratta” (di cui invece trattano tanto il liberalismo quanto il socialismo di stato e il comunismo autoritario), ma singoli uomini concreti. Il pensiero anarchico pertanto, diversamente dalle altre dottrine politiche, non ritiene di aver compreso per via filosofica la “natura” dell'uomo, e non si considera legittimato a prescrivere un codice morale e un'etica di comportamento che implichino diritti e doveri uguali per tutti gli uomini. Nell'anarchia è di fondamentale importanza l'autodeterminazione dell'individuo, di ogni singolo individuo, che è unico e diverso da tutti gli altri, e il suo totale e pieno diritto di scelta, di consenso o di rifiuto. Potremmo provare a definirla quindi una filosofia della libertà. Ma anche così otteniamo una definizione in un certo senso riduttiva e vaga al tempo stesso. Quello anarchico non è un pensiero che rimane tale, ma è un pensiero legato strettamente all'azione, dando immediata origine all'”anarchismo”. Precisando meglio, l'anarchismo non deriva da riflessioni astratte di qualche intellettuale o filosofo, ma dalla lotta diretta dei lavoratori contro il capitalismo, dalla ribellione degli oppressi contro i loro oppressori, dai bisogni e dalle necessità di questi uomini e dalle loro aspirazioni di libertà ed eguaglianza. I pensatori anarchici, quindi, come ad esempio Bakunin o Kropotkin, non inventarono l'idea dell'anarchismo, semplicemente la scoprirono nelle masse oppresse e sfruttate e la rafforzarono, la chiarirono e la divulgarono. E' l'azione pertanto che dà origine al pensiero. Il fine ultimo dell'anarchismo è infatti quello di un cambiamento sociale. L'anarchia critica la società esistente, di conseguenza non respinge il potere terreno in base a considerazioni prettamente filosofiche o religiose (come i mistici o gli stoici, ad esempio). Per inciso, si può, senza eccedere in fantasia, tanto per quanto riguarda il pensiero anarchico come per altri pensieri “moderni”, fare accostamenti in alcuni punti con correnti filosofiche più antiche, e in questo caso quindi rilevare alcune somiglianze tra il pensiero anarchico e lo stesso stoicismo, ad esempio, per la sua visione cosmopolita, o ancora meglio lo scetticismo, per il suo rifiuto di ogni dogma, o l'epicureismo, per la sua concezione materialistica e atomistica, per il suo contatto con la realtà concreta, per la scelta della situazione, delle persone e dei fatti che meglio si armonizzano con la costituzione intellettuale dell'individuo, per l'esclusione delle sterili dispute sulle questioni “supreme”, per la pluralità delle ipotesi, per la vita piacevole accompagnata però dalla rinuncia “al più”, quindi la semplicità e non lo spreco, per il suo rifiuto dell’attività politica fine a se stessa, o, ancora, si può accostare il pensiero e il sentire anarchico ad alcuni aspetti del libertinismo, per il suo richiamo alla dignità e all'autonomia della ragione dell'uomo, per il suo volersi emancipare da ogni forma di servitù intellettuale e per la sua ribellione morale alla legge e alla tradizione invecchiata, a tutto ciò che non permette all'uomo di liberare la sua creatività, quindi per quel suo spirito innovativo, scanzonato e ribelle. Portiamo dentro di noi in vari modi l'intera storia del pensiero che ci ha preceduti, che spesso riemerge in forme nuove. Riprendendo il filo del discorso, l'anarchia, come abbiamo osservato, non sogna un mondo ultraterreno. Si occupa di questo, dove ora ci troviamo a vivere. Non si esaurisce in desideri o fughe individuali. Né si è mai considerata un pensiero elitario. E’ un pensiero concreto e radicato nel mondo che lo circonda, aperto a tutti quanti gli uomini. Esistono infatti sia il pensiero anarchico che il movimento anarchico, nelle sue varie fasi, forme ed espressioni. E sono qualcosa di inscindibile. Uno non può esistere senza l'altro. L'anarchia in senso astratto non ha senso per gli anarchici, ciò che essi desiderano è realizzarla concretamente, qui e ora. Le idee da sole non significano nulla, ma vanno messe in pratica nella vita di tutti i giorni, in quella pubblica come in quella privata (per gli anarchici non esiste questa distinzione, così come non esiste distinzione tra i mezzi e il fine che si vuole raggiungere, visto che non si può voler ottenere la libertà, ad esempio, restringendola o negandola), tentando di realizzare in ogni gesto, singolarmente e in comunione con gli altri, quel mondo più umano, più libero, più giusto, che è al centro dell'ideale anarchico.
giovedì, 09 ottobre 2008
Noi siamo realisti...
...esigiamo l'impossibile !



41 anni fa Ernesto Guevara de la Sierna, detto "El Che" veniva barbaramente ucciso da militari e agenti della CIA americana sulle montagne della Bolivia, moriva così la speranza di una diversa visione dell'America Latina (che oggi sembra però riproporsi in tutta la sua forza e determinazione) e moriva anche il sogno di una unificazione del continente Sud Americano con cui poter contrastare lo strapotere economico e non solo dei fottuti yankee Nord americani, e non solo. Il sogno di Guevara e di generazioni intere, venne in quel momento sopito, ma non spento definitivamente, perchè ad oggi il mito di Guevara rivive in milioni di persone e non solo. Ed è proprio da quella entusiasmante esperienza che Guevara cercò di attuare, riuscendoci solo parzialmente, che oggi in quasi tutta l'Amarica Latina, i suoi insegnamenti sono di monito e ripresi da molti governi stufi della prepotenza e dello sfruttamento imposto dal fottuto yankee americano.
Medico argentino, "El Che" fu l'ultimo idealista, a partire da Simon Bolivar, cercando di applicare le proprie idee, il suo spirito di sacrificio, il suo rigore ed onestà intellettuale sono e saranno sempre fonte d’ispirazione per tutti coloro che credano tutto ciò ancora possibile !
sabato, 13 settembre 2008
 ANTIFASCISTA 
 SEMPRE, OVUNQUE E COMUNQUE ! 
martedì, 19 agosto 2008
http://www.mda.mil/mdalink/images/CannotCatchRussian.jpg

La storia dello "Scudo Stellare" :
 http://www.nenasili.cz/it/806_lo-scudo-stellare

L’installazione di un sistema missilistico di difesa nell’Europa dell’Est è una virtuale dichiarazione di guerra. Immaginiamoci la reazione degli Usa se la Russia, o la Cina, o l’Iran o qualsiasi altra potenza straniera osasse persino pensare di piazzare un sistema missilistico di difesa sul suolo o ai confini dell’America, per non parlare della sua attuazione. In tale inimmaginabile circostanza, una reazione violenta degli Usa non sarebbe soltanto quasi certa, ma comprensibile, per motivi chiari e semplici. Tutti sanno che la cosiddetta difesa missilistica ( leggi scudo stellare ) è prima di tutto un’arma di offesa. Stimati (da loro quindi) analisti militari americani la descrivono come “non un semplice scudo, ma un potenziale trampolino di lancio per azioni di guerra americane”. “Agevolerà di molto l’impiego di forze militari americane all’estero”. “Salvaguardando da possibili rappresaglie il suolo americano, lo scudo stellare garantisce agli Stati Uniti sia la capacità che la volontà di ‘plasmare’ il territorio altrui”. “La difesa missilistica non è veramente intesa alla protezione dell’America, ma uno strumento di dominio globale”. “Lo scudo stellare serve a consolidare il potere dell’America all’estero. Non è per difesa, ma per l’attacco, ed è questo il vero motivo per cui ne abbiamo bisogno”. Tutte le frasi citate sopra sono state pronunciate da autorevoli e rispettate fonti liberali, che sono a favore dell’impiego del sistema missilistico di difesa e alla sua installazione nei più remoti angoli del dominio statunitense globale. La logica è chiara e semplice, un sistema funzionante di difesa missilistica informa i potenziali bersagli che “noi vi attaccheremo quando ci pare e piace, e voi non potrete vendicarvi contro di noi, per cui non potete impedirci di farlo”. Il sistema è “venduto” agli europei come “difesa contro i missili iraniani”, ma anche se l’Iran possedesse armi nucleari e missili ad ampio raggio, le probabilità che ne faccia uso per attaccare l’Europa sono tanto remote quanto lo è la probabilità che l’Europa sia colpita da un asteroide, per cui se la difesa ne è la ragione, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema di difesa contro gli asteroidi. Se l’Iran dovesse anche solo accennare di avere quel tipo di intenzioni, verrebbe vaporizzato. Il sistema è certamente inteso per l’Iran, ma per attaccarlo. Fa parte delle crescenti minacce Usa contro questo Paese, minacce già di per sé illegali e contrarie alla Carta delle Nazioni Unite, anche se non applicabili a stati “fuorilegge”. Quando Gorbachev acconsentì alla Germania unita di aderire ad un’alleanza militare ostile, accettò una grave minaccia alla sicurezza della Russia, ma lo fece per le ragioni che tutti conosciamo. In cambio il governo USA promise solennemente di non allargare la NATO verso l’Est. La promessa fu violata alcuni anni dopo, destando poche critiche all’Ovest, ma aumentando di molto la minaccia di uno scontro militare. La cosiddetta “difesa missilistica” ha accresciuto le probabilità di una nuova guerra. La “difesa” che offre è sintomo premonitore di aggressione nel Medio Oriente, che avrebbe conseguenze incalcolabili, data la minaccia di una guerra nucleare totale. Più di mezzo secolo fa Bertrand Russell e Albert Einstein fecero uno straordinario appello ai popoli del mondo, avvertendoli di trovarsi di fronte ad una scelta “tetra ed ineluttabile, ossia quella di  mettere fine alla razza umana o rinunciare alle guerre”. Accettando il cosiddetto “sistema missilistico di difesa” la scelta è stata fatta a favore della fine della razza umana, forse addirittura in un futuro non molto distante. Complimenti !


http://img166.imageshack.us/img166/933/vaffanculoguerraatomicajk1.jpg

Fuck you yankee came back home
venerdì, 15 agosto 2008
Intervista alle basi di appoggio Zapatiste del presidio per la difesa della Riserva Ecologica Comunitaria “El Huitepec”

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Huitepec, 7 agosto 2008
Il Cerro de Huitepec e´una delle montagne che circonda la citta´di San Cristobal, a nord. E´ricoperta di boschi e di corsi d’acqua. Dal marzo del 2007 la Giunta di Buon Governo della zona Altos, di Oventik, ha istallato un riserva ecologica comunitaria, per difendere una parte della montagna dal tentativo del governo e di privati di sfruttare a fini di lucro le ricchezze che vi si trovano. La riserva comunitaria, di 102 ettari, è vigilata da un presidio di basi di appoggio zapatiste provenienti dalle comunita´della zona Altos. Le basi d’appoggio permangono al presidio con turni di una settimana.
D: Cos’e´il Cerro di Huitepec e quali risorse vi si trovano?
R: Huitepec e´il nome della montagna. Qui si incontrano sorgenti e ruscelli che forniscono l’acqua alle comunità circostanti e ad alcuni quartieri della città di San Cristobal. Ci sono molte specie di piante medicinali, molti alberi, alcuni dei quali hanno 300 o 400 anni. Sono risorse di grande valore. Sulla montagna sembra che ci siano anche dei resti archeologici Maya, ancora sotterrati.
D: Quali interessi ha il governo sulla riserva di Huitepec?
R: Il governo vuole fare affari sulla riserva. Sta espropriando le terre alle comunità ed alle famiglie contadine per venderle ai ricchi. I ricchi, molti dei quali stranieri, hanno cominciato a costruire case di villeggiatura sulle pendici della montagna. Il governo espropria le terre ai contadini senza pagarle il loro vero valore, ma dando solo elemosine. Il governo municipale di San Cristobal ha dato queste elemosine alle famiglie priiste (affiliate al partito del PRI ), per farle tacere dell’espropriazione. Le famiglie zapatiste non accettano questi soldi ma vogliono difendere la riserva. Il governo sta pensando di scavare i resti archeologici perchè vengano i turisti, vuole costruire strade sulla montagna. Il governo vende l’acqua a delle imprese. La cocacola sta prendendo l’acqua da alcuni ruscelli perchè vuole costruire una fabbrica di imbottigliamento. Questi ruscelli fino ad ora rifornivano alcune comunità e alcuni quartieri poveri di San Cristobal. Noi sappiamo che l’acqua è di dio (della terra veramente ndskb), quindi di tutti. Non è del governo nè di un’impresa privata.
D: Perchè avete creato la Riserva Ecologica Comunitaria “El Huitepec” e il Campamento Civil por la Paz (presidio) ?.
R: La riserva Ecologica Comunitaria “El Huitepec”, di 102 ettari, la stiamo difendendo perchè per noi ha un immenso valore. Ci sono tante piante e animali, c'è ossigeno. Per noi la vegetazione è vita. La stiamo difendendo non solo per noi ma per tutti. Sulla montagna di Huitepec vivono alcune comunità indigene che da molti anni sanno proteggendo la riserva. Abbiamo istallato il Campamento Civil por la Paz (presidio) perchè vogliamo difenderla in modo pacifico. Sappiamo che la riserva è di noi indigeni, e da sempre è stata dei nostri antenati.
D: Vivono famiglie zapatiste sulla montagna di Huitepec? Quale e´il rapporto con le altre famiglie?
R: Sulla montagna di Huitepec ci sono alcune famiglie basi di appoggio zapatiste, ma non ci sono comunità interamente zapatiste. Nei primi mesi del presidio le famiglie priiste ci volevano cacciare perchè il governo municipale di San Cristobal li pagava per crearci problemi. Adesso la maggior parte delle famiglie non zapatiste si è resa conto che è importante la difesa della riserva. Anche se non partecipano alla lotta non si oppongono più al presidio. Solo le autorità di alcune comunità sono contro il presidio, ma non più la gente. Queste autorità si comportano così perchè sono pagate dal partito ( PRI ) e dal governo municipale di San cristobal.

"Ringraziamo i compagni e le compagne che sono venuti a portare la loro solidarietà, alcuni da luoghi molto lontani. Ci dà molto coraggio la vostra presenza, e ci dà molto coraggio conoscere che in altre parti del mondo ci siano presidi per la difesa dei territori e attuino anche loro molte lotte che, come la nostra, si battono per costruire un mondo migliore. Dobbiamo organizzarci nei nostri luoghi e dobbiamo unire le nostre lotte.
"

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http://enlacezapatista.ezln.org.mx/comision-sexta/978/
(Audio Originale)
Parole del Subcomandante Insurgente Marcos alla Carovana Nazionale e Internazionale di Osservazione e Solidarietà con le Comunità Zapatiste

Traduzione del discorso del Subcomandante Insurgente Marcos

Buon pomeriggio, buona sera. Il mio nome è Marcos, Subcomandante Insurgente Marcos, e sono qui per presentarvi il Tenente Colonnello Insurgente Moisés. Lui è l’incaricato dell’attività internazionale per la Comandancia Generale dell’EZLN, che noi chiamiamo la Commissione Intergalattica e la Sesta Internazionale, perché, rispetto a tutti noi, lui è l’unico che riesce ad essere paziente con voi.

Parleremo lentamente, per permettere la traduzione. We will speak slowly, for the translation. Nous allons parler doucement, pour la traduction.

Vogliamo ringraziarvi di essere venuti fino qua per conoscere direttamente quello che sta accadendo nel processo zapatista, non solo le aggressioni che stiamo subendo, ma anche quanto si sta realizzando qui in territorio ribelle, in territorio zapatista.

Speriamo che ciò che vedrete e che ascolterete possa essere portato lontano: in Grecia, in Italia, in Francia, in Spagna, nei Paesi Baschi, negli Stati Uniti e nel resto del nostro paese, con i nostri compagni dell’Altra Campagna.

Speriamo non facciate come la cosiddetta Commissione Civile Internazionale di Osservazione dei Diritti Umani, che la sola cosa che ha fatto venendo qua, alcuni mesi fa, è stata lavare le mani del governo perredista del Chiapas, dicendo che le aggressioni che subiscono le nostre comunità non vengono dal governo statale ma dal governo federale.
giovedì, 14 agosto 2008
Una "rivoluzione rosa" in Georgia aveva portato Mikhail Saakashvili ed il suo destroso Movimento Nazionale al potere nel 2004. In questi 4 anni la Georgia ha rafforzato i suoi legami con la NATO e con la UE, in forte contrasto quindi con la Russia, che applica un duro embargo nei confronti della Georgia, ma che sostiene le due regioni secessioniste e di fatto fuori del controllo georgiano, quelle della Abkhazia e dell'Ossezia del Sud. La presidenza di Saakashvili non ha manenuto le promesse fatte prima delle elezioni, visto che almeno un terzo della popolazione georgiana vive sotto la soglia di povertà, il tasso di disoccupazione è al 16%, ma in realtà è molto più alto, la pensione è di 16 euro al mese. La legislazione sul lavoro consente oggi il licenziamento senza giusta causa. Il malcontento popolare è esploso in occasione delle elezioni presidenziali dello scorso gennaio indette in seguito alle grandi manifestazioni di protesta del novembre 2007, con la povertà che cresceva insieme alla...crescita economica. Saakashvili ha vinto per la seconda volta, ma ha dovuto reprimere decine di migliaia di manifestanti che nella capitale Tbilisi denunciavano brogli, corruzione, autoritarismo e disastro economico. Cosa importa!! Il controllo strategico della Georgia vale molto di più di come vive la sua popolazione. E quella autonomia di fatto, sotto protezione russa, dell'Ossezia del Sud è un bell'impiccio per gli interessi USA ed europei nell'area. Infatti con il previsto ingresso della Georgia nella NATO, sarebbe giustificata una presenza militare internazionale finalizzata alla protezione ed al controllo dei 2 corridoi di grande importanza stragica per l'occidente. Il famoso BTC (Baku-Tbilisi-Cehyan) che porta petrolio dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo ed il BTE (Baku-Tbilisi-Erzerum) che porta gas dal Mar Caspio alla Turchia e da qui si immetterà nel corridoio TIG (il "Nabucco") che collegherà la Turchia alla Grecia e all'Italia. Ma entrambi gli oleo-gasdotti passano troppo oltraggiosamente a sud della Russia e troppo vicini all'Ossezia. La Russia e la sua Gazprom non se ne stanno certo a guardare, e quindi finchè ci sarà tensione nel Caucaso, non ci sarà spazio per la NATO e l'Europa dovrà fare i conti con la Russia se vuole che le arrivi il gas ed il petrolio dal Mar Caspio. Il ministro degli esteri italiano teme che il conflitto contagi anche l'Abkazia..., ma in realtà i timori sono rivolti agli interessi dell'ENI (quota del 5%) nel BTC e di Edison nel BTE e già offre una presenza militare "di pace" italiana nel Caucaso su mandato europeo. Dove passa la via della seta del XXI secolo, non vale nulla la vita dei 70.000 abitanti dell'Ossezia del Sud ( a cui viene negata quella indipendenza che si concede invece altrimenti al Kòssovo), nè vale quella del popolo georgiano; due popoli apparentemente divisi da conflitti etnici, ma in realtà ostaggio dello scontro inter-imperialistico per il controllo delle materie prime e dei relativi corridoi. Non ci sarà pace, nè stabiltà nel Caucaso finchè i popoli non riacquisteranno piena autonomia ed autodeterminazione sui loro destini e non coopereranno per la produzione e la veicolazione solidale delle materie prime, contro i dittatori e le classi dominanti locali, contro ogni nazionalismo, ogni imperialismo, contro il capitalismo.
mercoledì, 13 agosto 2008
pugno
I deboli non combattono.
Quelli piu' forti lottano forse per un'ora.
Quelli ancora piu' forti lottano per molti anni.
Ma quelli fortissimi lottano per tutta la vita.
Costoro sono indispensabili.
(B.Brecht)



martedì, 12 agosto 2008
"Per la Bolivia si apre davvero una storia nuova, una storia fatta di uguaglianza, giustizia, equità, pace e giustizia sociale"

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"Somos todos Evo"

Evo Morales ha vinto. Una vittoria rotonda, piena, senza ombre. Con oltre il 62% dei voti, otto punti in più del risultato delle presidenziali del 2005, il presidente indio e il suo abilissimo vice, l'intellettuale bianco Alvaro Garcia Linera, la vera anima radicale del governo, sono stati confermati alla guida del Paese. Il referendum revocatorio li ha incoronati di nuovo. Un processo di identificazione totale lega il popolo boliviano al suo Presidente, una connessione sentimentale profonda che si ritrova nei volti di quei contadini che, in lunghissime file davanti ai seggi, hanno aspettato silenziosamente il loro turno per votare, si votare Evo Morales, perchè "Tutti siamo Evo". Evo lo chiamano, usano solo il nome per parlare del Presidente della Repubblica ed ognuno di loro è pronto a raccontare, con minuzie di particolari, quando Evo è andato nel loro villaggio. Questa la bellezza della nuova Bolivia che cresce ogni giorno, con i racconti di questi campesinos e l'efficace semplicità nel descrivere l'impegno del governo per i più poveri e con le pericolose ed allo stesso tempo vergognose false rivendicazioni delle oligarchie imprenditoriali che però  "Evo ha cacciato dal potere". Infatti la vergognosa stampa boliviana, controllata dai ricchi latifondisti del Paese, ha agitato gli animi lasciando presagire scontri e violenze e spalleggiando i prefetti delle regioni che rivendicano l'indipendenza dal potere centrale, il popolo boliviano ha dato un grande esempio di partecipazione democratica. Il voto, negli ultimi anni, è diventato sacro: è una conquista recente, perché solo grazie ad Evo l'opinione dei contadini più poveri del Paese è tenuta in grande considerazione fino a diventare espressione del governo. Evo ha trasformato i diseredati della terra in protagonisti del proprio futuro, ha consegnato il potere reale nelle mani di chi non aveva mai percepito di essere importante. Hanno la faccia scavata di chi ha lavorato una vita, la fatica è scritta nelle loro mani e nella loro lentissima andatura. Niente può fermare il popolo boliviano il giorno del voto, in quel 10 agosto che ha rafforzato il prestigio nazionale ed internazionale di Evo Morales, unico presidente nella storia della Bolivia ad avere un consenso superiore al 60%. Nessuno vuole mancare alla "festa" del referendum ed infatti l'83% di affluenza alle urne non è frutto esclusivo dell'obbligatorietà dell'esercizio elettorale ma è emblematico di una voglia reale di partecipazione e di cambiamento. Evo Morales è espressione di questa impresa democratica, di questa straordinaria offensiva politica, sociale e culturale che ha trasformato l'America Latina nel laboratorio più avanzato della sinistra anti-liberista. Tutto ciò mentre le edizioni straordinarie dei telegiornali delle scandalose televisioni private, raccontando di inesistenti frodi e violenze nei seggi, trasmettevano il discorso di Ruben Costas, il prefetto filo-fascista confermato di Santa Cruz, che si lanciava in una invettiva inqualificabile, razzista ed eversiva, contro Evo Morales, parlando di "fondamentalismo Aymara" (Evo Morales è un indios Aymara) e di "terrorismo di Stato" mentre i suoi ricchi seguaci accorsi in piazza con le bandiere indipendentiste di Santa Cruz urlavano come cornacchie spellacchiate "Evo assassino".
giovedì, 07 agosto 2008
Questo non è un bollettino di guerra, ma lo sconvolgente e vergognoso elenco delle vittime sul lavoro dall'inizio del 2008 !

http://piemonte.indymedia.org/attachments/dec2007/01illavorouccide.jpg

In continuo aggiornamento...Purtroppo !



29 novembre Montanera (Cuneo)

28 novembre Caltanissetta
28 novembre Caltanissetta

27 novembre Napoli
27 novembre Lizza (Levanto)

26 novembre Agrigento
26 novembre Roseto degli Abruzzi (Teramo)
26 novembre Vaiano (Prato)

24 novembre Briosco (Milano)
24 novembre Atessa (Chieti)
24 novembre Santa Croce Camerina (Ragusa)

19 novembre Casalvelino (Salerno)
19 novembre Brindisi
19 novembre Città di Castello (Perugia)
19 novembre Siena
19 novembre Irsina (Matera)
19 novembre Cerano (Bari)
19 novembre Agrigento
All`Ospedale `Perrino` di Brindisi è deceduto Vincenzo Manderino, 54 anni, dipendente della ditta Nuovo Leucci srl, che il 4 novembre scorso si era sentito male ed era caduto mentre si trovava su un cestello e stava effettuando lavori di manutenzione straordinaria del gruppo due della Centrale Enel. Gerlando Tedesco, 32 anni, di Agrigento, impiegato alla “Riplast”, un’azienda che si occupa di riciclaggio della plastica, è morto schiacciato dal muletto che stava guidando dopo essersi ribaltato in un dirupo. Un agricoltore di 72 anni, Vito Vincenzo Milano, di Irsina (Matera) è morto in contrada Notargiacomo, dopo che il suo trattore si è ribaltato, mentre conduceva all’ovile il proprio gregge di pecore.
18 novembre Fiumedinisi (Messina)
18 novembre M.S.Giovanni Campano (Frosinone)
Un operaio di 58 anni, Giuseppe Oliveri, e' morto nel pomeriggio in un incidente sul lavoro a Fiumedinisi, in provincia di Messina. Per cause ancora da accertare l'uomo e' precipitato da una impalcatura, facendo un volo di circa 10 metri. L'operaio edile stava lavorando in un cantiere di una ditta di Caltanissetta per la realizzazione di una scuola degli antichi mestieri. Secondo quanto si apprende i lavori erano stati appaltati dal Comune. Per Oliveri non c'e' stato nulla da fare, l'uomo e' morto sul colpo. Mario Massoli invece è morto dopo essere caduto da un’altezza di tre metri mentre raccoglieva le olive in località Girape alla periferia di Monte San Giovanni Campano.
17 novembre Lamezia Terme (Catanzaro)
17 novembre Sasso Marconi (Bologna)
17 novembre Sasso Marconi (Bologna)
Un operaio, Domenico Sesto, di 43 anni, è morto cadendo da un’impalcatura a Lamezia Terme mentre stava lavorando alla ristrutturazione di una casa. Nel Bolognese a Sasso Marconi, due lavoratori sono morti bruciati in una fabbrica di gomma. A morire carbonizzati per una fiammata seguita a una esplosione in un capannone della MarconiGomme, sono stati il direttore tecnico e commerciale dell’ azienda, Fabio Costanzi, 56 anni, e un operaio indiano di 46 anni, Iadav Ramjaz. I due stavano caricando la macchina quando è avvenuta l’ esplosione e poi il fuoco li ha avvolti.

15 novembre Guasticce (Livorno)
Riza Stazimiri, 25 anni, albanese abitante a Livorno è morto morto cadendo dal tetto di un capannone in costruzione all’Interporto di Guasticce.  Riza è volato per una dozzina di metri ed è finito sulla piattaforma di cemento all’interno del capannone.
14 novembre Modugno (Bari)
Si chiamava Francesco Piedigrotta e aveva 43 anni. Ma nessuno, nel cantiere dove l’hanno trovato morto, dice di averlo mai conosciuto. È successo a Modugno, in provincia di Bari, in un cantiere dove sono in corso i lavori di intonacatura della facciata di uno stabile. I testimoni raccontano che l’uomo si è accasciato su un tramezzo dell’impalcatura, all’altezza del terzo piano. Mentre si accasciava ha urtato la testa ed è morto.
13 novembre Riva Trigoso (Genova)
Francesco Bellagotti di 32 anni, è morto in un incidente sul lavoro avvenuto nello stabilimento Solvay di Rosignano. Sceso dalla ruspa per controllarla è stato travolto dalla benna che si è staccata dal mezzo.
11 novembre Roma
11 novembre Robassomero (Torino)
Un operaio della impresa Sag è stato travolto da un’auto mentre stava lavorando nella corsia di emergenza dell’autostrada A1 Milano-Napoli. Nello stesso incidente è rimasto ferito un collega. Un operaio romeno, Costantin Vasile, della Gfg di Robassomero, e’ morto oggi pomeriggio, in un incidente sul lavoro. E’ rimasto schiacciato da una lastra di metallo che si e’ sganciata da una gru.
10 novembre Trappato (Palermo)
10 novembre Tasullo (Trento)
10 novembre San Michele (Bari)
10 novembre Messina
10 novembre San Giovanni Teatino (Chieti)
10 novembre Bastia di Rovolon (Padova)
Piero Ferri, l’uomo di fiducia della famiglia Di Donato titolare dell’omonimo colorificio e della ditta Ivc di Sambuceto. Quando la signora si è affacciata, il rottweiler di undici anni, Devil (“diavolo” in inglese), stava dilaniando l’operaio che lo accudiva da quando era un cucciolo. Per Ferri una breve agonia, e poi la morte, causata dalle gravi lesioni alla testa. A 61 anni, originario di Loreto Aprutino e residente a Castellana di Pianella, Luciano Monaco, 79 anni, stava raccogliendo olive quando, per ritirare le reti, è sceso dal trattore lasciandolo acceso. Il mezzo si e’ mosso e lo ha schiacciato. Un bracciante agricolo di 49 anni, Salvatore Militello, e’ morto schiacciato dal trattore su cui si trovava in contrada Bosco Falconeria a Trappeto, in provincia di Palermo. L’uomo avrebbe perso il controllo del mezzo, che e’ scivolato lungo una scarpata ribaltandosi e finendo addosso all’uomo. Genci Binozzi, albanese, 34 anni, è morto al mobilificio Astor, a Bastia di Rovolon (Padova). Dipendente della ditta G.M. Traporti logistici stava scaricando un pesante macchinario per la verniciatura del legno quando parte della macchina lo ha travolto, uccidendolo. Omar Valentini, 29 anni, è morto colpito alla testa da un cavo mentre stava eseguendo dei lavori in un campo di sua proprietà a Tassullo, in val di Non, mentre stava montando dei cavi di ferro a sostegno delle piante. Davico Luigi, 54 anni , è morto mentre con una trivella stava operando all’interno di un’azienda agricola per piazzare dei pali nel terreno, durante la costruzione di un recinto per cavalli: la trivella meccanica si è agganciata ad una rete alla quale è rimasto impigliato l’uomo, che è deceduto a causa dei numerosi traumi diffusi in molte parti del corpo. A Messina Rosario Leonardi, 64 anni titolare di una impresa edile che stava eseguendo lavori di ristrutturazione, è caduto da una scala sfondando una finestra ed cadendo dal quinto piano.
8 novembre Mascalucia (Catania)
È morto folgorato dopo avere urtato un cavo dell’energia elettrica mentre era all’opera in un cantiere per la costruzione di una villetta. L’uomo, mentre maneggiava un asta in alluminio alta 4 metri su un ballatoio al primo piano dell’abitazione, ha urtato un filo dell’alta tensione che si trovava nelle vicinanze. È successo a Mascalucia, nel catanese.
7 novembre Andora (Savona)
Lauro Pisi, 73 anni, stava lavorando con la ruspa per trasportare del materiale da un deposito all’altro, quando il mezzo meccanico è finito nel greto del torrente Merula. L’uomo è rimasto schiacciato sotto il peso della ruspa ed e’ morto poco dopo.
6 novembre Spoltore (Pescara)
L'operaio morto si chiamava Gerald Meta, albanese di 23 anni. Il giovane e' stato schiacciato dal braccio di una gru mentre stava smontando dei pali. L'incidente sul lavoro si e' verificato intorno alle 10 in via Tratturo, nella zona artigianale di Spoltore. L'allarme e' stato lanciato da un collega.
5 novembre Caivano (Napoli)
5 novembre Fossano (Cuneo)
5 novembre San Cono (Vibo Valentia)
Un uomo di 73 anni, Domenico Costanzo, bracciante agricolo, è morto in seguito alle lesioni riportate mentre stava lavorando con il proprio trattore. Il fatto e’ avvenuto a San Cono, una frazione di Cessaniti, nel Vibonese. Un allevatore di Caivano, nel napoletano, è morto schiacciato da una balla di fieno di 6 quintali. L'uomo, Giovanni Saviano di 86 anni, era alla guida di un trattore che si è ribaltato. Giovanni Gazzera, 43 anni,  è morto investito sulla Torino-Savona nel tratto tra Fossano e Carrù all’altezza del casello di Fossano. Dalle prime ricostruzioni sembra che un autotreno, che procedeva verso Savona, abbia tamponato un furgoncino con a bordo due operai incaricati di eseguire lavori sul tratto di autostrada.
3 novembre Monreale (Palermo)
3 novembre Vigo di Ton (Trento)
Valerio Melchiori è morto in seguito al ribaltamento del proprio trattore avvenuto nei pressi di Vigo di Ton, in val di Non. Stava percorrendo una stradina in direzione di malga Boldrina quando, per cause da accertare, ha perso il controllo del mezzo agricolo che si e’ ribaltato su un fianco. Rosario Nicoletti, 54 anni, operaio dell’impresa Ceit incaricata di effettuare lavori su una linea elettrica per conto dell’Enel,  è morto questo pomeriggio in un incidente sul lavoro avvenuto a Monreale. Da una prima ricostruzione sembra che il mezzo su cui la vittima stava lavorando, dotato di cestello elevatore, sia scivolato lateralmente in una scarpata per la mancanza dei cunei di sicurezza.
2 novembre Minervino Murge (Bari)
Uno degli operai caduti in una cisterna a Minervino Murge, 46 anni, è morto. Michele Preziosi, socio dipendente, insieme al compagno, un cittadino rumeno di 24 anni, era stato tirato fuori dalla cisterna ed era vivo tanto che è stato avvicinato anche dai compagni di lavoro. Ma poi ha perso conoscenza e sono state vane le manovre di rianimazione. Gli operai stavano introducendo mosto nella cisterna.
1 novembre Mortegliano (Udine)
1 novembre Niardo (Brescia)
 Un operaio di 56 anni, Severino Zinzone, di Mortegliano (Udine), e' morto questa mattina in un incidente sul lavoro avvenuto alla ditta 'Lombardo', specializzata nella produzione di pannelli truciolati, di Mortegliano. L'uomo, secondo una prima ricostruzione dell'accaduto, e' rimasto impigliato negli ingranaggi di un macchinario che di fatto lo ha triturato. Zinzone e' morto sul colpo. Un agricoltore di 31 anni e' morto in un incidente sul lavoro avvenuto a Niardo (Brescia) in valle Camonica. Giacomo Romelli e' stato stritolato dagli ingranaggi dell'impastatrice per il mangime delle mucche, in cui e' scivolato. Ad accorgersi della tragedia e' stata la moglie, accorsa nella stalla dopo aver sentito le urla di dolore del marito.
lunedì, 04 agosto 2008

http://www.arealocale.com/images/cantastoria/italicus4.jpg  http://studenti.scuole.bo.it/5b5/progetto2004/images/ital06.jpg

Nella notte del 4 agosto 1974 una bomba esplode nella vettura numero 5 dell'espresso Roma-Brennero. I morti sono 12 e i feriti circa 50, ma una strage spaventosa è stata evitata per questione di secondi: se la bomba fosse esplosa nella galleria che porta a San Benedetto Val di Sambro i morti sarebbero stati centinaia. Racconta un testimone della strage: «Il vagone dilaniato dall'esplosione sembra friggere, gli spruzzi degli schiumogeni vi rimbalzano su. Su tutta la zona aleggia l'odore dolciastro e nauseabondo della morte». Alcuni che hanno assistito alla sciagura raccontano: «Improvvisamente il tunnel da cui doveva sbucare il treno si è illuminato a giorno, la montagna ha tremato, poi è arrivato un boato assordante. Il convoglio, per forza di inerzia, è arrivato fin davanti a noi. Le fiamme erano altissime e abbaglianti. Nella vettura incendiata c'era gente che si muoveva. Vedevamo le loro sagome e le loro espressioni terrorizzate, ma non potevamo fare niente poiché le lamiere esterne erano incandescenti. Dentro doveva già esserci una temperatura da forno crematorio. 'Mettetevi in salvo', abbiamo gridato, senza renderci conto che si trattava di un suggerimento ridicolo data la situazione. Qualcuno si è buttato dal finestrino con gli abiti in fiamme. Sembravano torce. Ritto al centro della vettura un ferroviere, la pelle nera cosparsa di orribili macchie rosse, cercava di spostare qualcosa. Sotto doveva esserci una persona impigliata. 'Vieni via da lì', gli abbiamo gridato, ma proprio in quel momento una vampata lo ha investito facendolo cadere accartocciato al suolo». I neofascisti non nascondono di essere gli esecutori. Un volantino di Ordine nero proclama: «Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti».